Ecco, e la Nuvola s'alza.»)

=Entra il Profumo dei Tre Alberi Lontani.=

=Profumo del Glicine:=

Io m'arrampico su le belle ringhiere di ferro battuto, sui poggioli

d'alabastro tepidi e rosei quando nelle primavere tramonta il sole.

Vado su per le facciate rugginose dei palazzi decrepiti a guardare

nelle finestre delle sale ove il tramonto suscita lampi d'oro e

fiammeggia nell'anima dei lampadarii di cristallo. Son l'albero che

guarda giù dalle muraglie dei giardini antichi; tesso nei parchi

silenziosi lunghi padiglioni violetti che dentro il verde vanno a

pergolato, si perdon nell'ombra come una trasparenza quasi glauca

di grappoli in fiore. Più volte fiorisco nell'anno, e nelle sere

d'aprile verso per l'aria santificata un profumo quasi inafferrabile

che somiglia al mio colore. Ho nel grappolo tante ali che invece di

esser pendulo sembro volar via. Quando la mia fioritura soverchia la

fronda rara e seppellisce il tronco, voi vedrete nelle notti d'aprile

vivere tra il quadrangolo dei colonnati una specie di fiume aereo che

si gonfia nella serena ombra e per tutta la corte propaga un miracolo

di fluidità.

Sono allora il ricamo delle cose impossibili a dirsi, e tale sono con

tutto il mio essere: fiore profumo colore; son l'antichità robusta che

lancia dalle ringhiere un arazzo lieve come un soffio di piume; sono la

bellezza delle idee pallide, la poesia della fragilità.

Mi piace sfiorire sul mio tronco spogliandomi da me stesso della

magnificenza che portai, lasciando cadere i grappoli a fiocco a fiocco

in una pioggia che il vento muove, gialla e turchina. Mi piace sentire

il passo d'una ragazza turbata camminar sul tappeto che le faccio con

i miei grappoli caduti e, nei crepuscoli quasi morti, con la mia morta

poesia...

Son l'Albero che fiorisce, sfiorisce, più volte nell'anno,

maravigliosamente.

=Profumo del Tiglio:=

E voi venite a passeggiare sotto i miei rami primaverili, nelle sere

dei giorni di festa, o innamorati poveri della Città. Venite, quando

sui laghetti color di piombo i cigni dondolanti s'addormentano con la

testa sotto l'ala, mentre le bambinaie scordevoli radunano in fretta

i bimbi con iracondo strillare. Per voi, lentissimi innamorati, rendo

soave l'aria della Città che rimane senza maggio, della Città tutta

pietra e ciottolo dove un fil d'erba è primavera. Camminate parlandovi

piano; la vostra obliqua ombra s'insinua fra i miei tronchi e spare.

Mando per voi questo profumo forte che turba i sensi, che avvolge le

cose, anzi le impolvera come d'un polline d'oro. Per ogni finestra

non chiusa lancio su le coltri un brivido insinuante un odore di

voluttà. Se avvolgo fanciulle che sian già quasi donne, insegno loro

a restringersi con fretta e con pudore nelle lunghe camicie da notte,

poi le induco ad affondare la bocca troppo respirante nel guanciale di

piume...

Sono l'odore della colpa che la natura comanda, e brucio nell'aria

delle notti limpide senza lasciar vedere la mia fiamma.

So che talora la mia fragranza è troppo forte: fa chiudere gli occhi,

ubbriaca, fa male...

=Profumo del Cipresso:=

Su gli orli della Città, ove il gran pulsare della vita si addormenta,

ove le case dei morti sono senza finestra, uguali, monotone, su gli

orli dell'opaca muraglia che interrompe tutte le canzoni, là io cresco.

Non sono già fragranza, bensì odore simile a quello d'una resina che

arda sotto la cenere, come arde nell'incensiere il cinnamo sotto la

polvere di gruogo.

Sebbene i distillatori d'essenze non vogliano chiudermi dentr'alcuna

fiala, io vi dico, uomini, ch'è profumo anche la morte.

*

* *

(Dice il Compare:

«Dama di Profumo, Dama che avete una veste d'ombra e di brillanti, le

buone tenere profumate cose che voi diceste fanno piangere, non vedete?

alcuni femminili occhi tra il silenzio dell'Uditorio!... Non tanto le

cose che voi dite quanto la voce vostra che le comunica è forse quella

che fa piangere, ne soltanto la voce, ma quella visione così pura di

bellezza che l'Uditorio vide quando foste nuda... Sì, poichè non sono

femminili soltanto le pupille ch'io vedo rilucere... anche l'uomo

più forte può lacrimare come un bimbo quando scoperta è la strada che

adduce al suo ruvido cuore. E certo le immagini avute con gli occhi son

quelle che più dirittamente scendono al cuore; un cieco può commuoversi

meno spesso e meno facilmente che noi, perchè «ode» solamente il

dolore.

Ma non è il dolore l'unica via d'esser tristi, ve n'è una forse più

grande, che si chiama la Bellezza.

Voi vedeste la Bellezza nuda ed irraggiungibile, che dopo avervi

toccati con l'ala del suo miracolo si allontanò da voi, e quasi

disparve... ecco perchè siete tristi! ecco perchè tanto facili siete

alla commozione!

Dama di Profumo, Dama d'ombra e di brillanti, non parlate più! Lasciate

che un volgare assassino della bellezza, com'io sono, deturpi sfregi

rompa quest'ora di soavità, e faccia ridere l'Uditorio che ha pagato

per ridere, che va nei teatri appunto per dimenticare quel profumo dei

cipressi da voi lodato così bene!

Datemi la mano Dama, che nominerò ancora della Doppia Morte...

lasciatevi prender la mano e venite meco verso il terrazzo a guardare

su la finitima Città. Troveremo ancora un personaggio qualsivoglia che

faccia ridere l'Uditorio, benchè a quest'ora le strade che verso qui

convergono sian quasi del tutto deserte. Guardate con i vostri begli

occhi! Non vedete nulla o nessuno?»

E la Comare dice:

«Ahimè, nulla! nessuno! Qualche ombra lontana, va, si sperde. Fa

quasi buio per queste remote strade, perchè gli archi elettrici sono

rarissimi e stasera chissà mai come, ancora non è passato l'accenditore

di lampioni. Forse non verrà; s'è addormentato, oppure beve.

Pover'uomo! Che può fare un accenditore di lampioni, se non bere?»

Dice il Compare:

«Ma non vedete proprio nulla che sia motivo di svago e di riso per

l'Uditorio taciturno?»

Dice la Comare:

«Proprio nulla! Vedo una piazza grande ma vuota, così grande quanto

è vuota, e i pochi archi ed il chiaro di luna la pavimentano d'una

bianchezza così uguale che par neve. C'è una vettura di piazza, ferma;

il vetturino dorme; nient'altro.»

Dice il Compare:

«Oh, disgrazia! Guardate sempre, Dama! Guardate sempre!»

Dice la Comare:

«Nulla! Una vettura di piazza, ferma; il vetturino dorme; nient'altro.»

Dice il Compare:

«Ebbene, venga un personaggio d'invenzione, almeno fin quando non ne

cápiti un vivo! Guardate sempre, Dama, e fatemi segno se vien gente. Io

frattanto, poichè ho il dono di conoscere il linguaggio degli animali,

racconterò all'Uditorio taciturno i pensieri di quel ronzino che

dondola di sonno fra le stanghe della vettura in quella piazza bianca

di luna, come fosse neve. Non sono proprio i pensieri suoi, perchè non

sono andato a parlargli, — e il pedante mi potrebbe cogliere in fallo

se non l'avvertissi! — ma sono confidenze che ho ricevute da un altro

buon ronzino suo simile, certa notte dell'inverno scorso che v'era

mezzo metro di neve.

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 18 / 24 题