Questo, per far ridere Vostra Eccellenza!...»

Personaggi della Commedia, quel buon diavolo nulla v'ha taciuto, nè su

la tempra della mia lama, nè sul motto, nè su le gentili armi di nomade

che infiorano il mio scudo... Maschere della Commedia, non più potrete

far equivoco sul Cavaliere ch'io sono!

Come io conosca il mondo, e cosa del mondo mi piaccia, vi dirò altrove,

se vorrete ascoltarmi; e dove sarà e contro quanti la mia battaglia

essenziale, — ovverossia la mia morte più deliziosa, — vi dirò altrove,

se vorrete ascoltarmi. Qui solo vi ho date le ragioni spicciole per le

quali molte cose importanti mi sembran degne d'esser volte in burla, e

solo vi ho detto con celerità le prime stravaganze che mi spuntarono su

l'orlo della bocca.

Pure un perdono vi chiederò!

Fatemi venia degli errori di grammatica e di sintassi che avrò potuto

commettere improvvisando nella nicchia del suggeritore; a questi

provvederanno alcuni miei critici — o critichesse — che vedo con

accademica magnificenza svariare nella platea.

Fatemi venia delle facezie che alcuni miei molto rablesiani, o molto

aristofaneschi amici troveranno cretine, appunto perchè a me paiono

profonde... — ovvero adorneranno quanto mai d'impreveduti codicilli,

appunto perchè non sono anfibie nè duplici nè tendenziose nè ambigue

di per sè!... — E fatemi venia per ultimo dell'altre poche onorate

sfacciataggini che ormai, rabbuiandosi l'intelletto, stanco e sfiatato

improvviserà

il Cavaliere dello Spirito Santo.

=«Vale nec parce, spectator!»=

*

* *

(Dice il Compare:

«Mirabilmente nell'ultima ora sua di vita vi apparirà, o taciturni,

la moritura Dama ch'io servo, la Dama dalle Dodici Vesti, la Dama che

simile parve ad un giardino di rosai.

Soltanto la Fragilità è cosa che merita canzone, soltanto ciò che passa

nel mondo come un profumo e nulla più, è cosa che vale per sempre la

tristezza e l'amore d'un uomo.

Io v'ingannai poco dianzi... la dodicesima vesta è breve ad essere

agganciata, poichè, o taciturni, si compone solamente di un velo. Voi

vedeste cose amare, cose turpi, cose avvolte nell'artifizio necessario

della vita; vedrete ora la nudità, la pura e splendida nudità, coverta

solamente da un velo perchè sembri più nuda.

Immaginate che sia la primavera e che al sommo d'una principesca

villa, in altura sul margine del suburbio e quasi finitima con la

campagna, s'apra un terrazzo grande, impergolato, azzurro, sotto la

notte piena di stelle. Immaginate che un possente albero di glicine

tutto lo ricopra nel più impetuoso miracolo della sua fioritura, e che

di fronte, sotto il cielo polveroso d'una rossa vampa, dorma la Città

immensa, la Città maravigliosa come una squadra d'infiniti navigli

fermi su l'ancore nell'anfiteatro d'una rada notturna, ma inghirlandate

per tutti gli alberi con migliaia di lumi!

Immaginate che a questo azzurro terrazzo, come ad un balcone aereo

guardante nell'immensità, s'affacci una donna di cui solo vedrete la

faccia lontana, perchè il suo corpo sarà nascosto, immerso come in

un bagno di grappoli, nella stupefacente fioritura del glicine che la

tiene in sè, che la stringe come un fiore de' suoi fiori...

E poi questa donna si muova, si sciolga dal turchino mantello di

grappoli e venga verso di voi, piano, a poco a poco, movendosi come

il vento nelle biade alte, come la primavera su le fontane, come il

desiderio in noi. E venga sì presso che la vediate nella maggiore

musica del suo corpo nudo, i capelli non sciolti e non serrati, la

ricchezza del seno che paia guardarle verso la bocca voluttuosa, come

se volesse farsi baciare da lei. Nient'altro che un velo nero, avvolto

in quel modo che lo fascerebbe il vento contro una statua nuda, ma

tenuto fermo sovra una spalla da una lunga treccia di brillanti. Che

di brillanti abbia qualche goccia sparsa tra i capelli ombrosi, ma

profonde siano queste gemme come rade lucciole in una siepe gonfia; poi

di brillanti un filo, due fili, tre fili, che brillino su la caviglia

delicata...

Questo velo nero non rimarrà che per alcuni attimi così trasparente;

poi sopra ve ne cadranno altri senza che si veda, sempre altri,

sempre altri, finchè le si faccia una veste d'ombra, ma d'ombra e di

brillanti...

Ecco, o taciturni, quel che vedrete, all'alzarsi della Nuvola, tra poco.

Ed io vi dico inoltre ch'ella vi «racconterà i profumi» vi racconterà

i profumi della Capitale che brucia, lontana, laggiù sotto la cupola

rossa, come un naviglio dondolante...

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 17 / 24 题