PAUSA.

TRA LA FIAMMA DEGLI ARCHI

NEREGGIA SPARENDO IL SUO MANTELLO

BUIO.

*

* *

(Nel frattempo avrà mutata veste la bellissima etèra Meridiana; ed ella

torna, piacevolmente conversando con quei sorrisi e quelle cortesie che

si pratican nei saloni di ricevimento, — fra molto numero di signore

allettevoli e dolci, le quali nella sceltezza degli abiti e nelle

delicate sembianze quasi gareggiano, benchè non tutte, con lei. Ma la

scena, in luogo di raffigurare una sala, rappresenta un bel giardino

di parco signorile, ove nel fondo tra l'imboschire degli annosi alberi

s'intravvede lontanamente il palazzo.

Quivi è la scena tutta una fioritura di maravigliose ortensie che son

di colori variati e soavissimi, da quelle tutte d'un bianconeve, quasi

enormi piumini per la cipria, a quelle che son d'un roseo nativo come

i più pallidi coralli o d'un cilestre tenue che par soffiato su la

bianchezza dei petali come polvere di turchese.

L'ora è dolce, piove tra gli alberi una rarefazione d'aria che par

risplendere, cammina un ruscello tortuosamente fra l'erbe dei prati.

La Comare, bellissima etèra Meridiana, porta un abito che va con il

tempo e riluce senza possedere in sè alcuna visibile cosa che brilli.

È una stoffa d'un color malva con drappeggi e seterie che si tingono

di viola, ma forse nelle cuciture, forse nelle bottoniere, forse tra

i fronzoli della seta corre una invisibile trama di fili d'oro che

lampeggiano. Camminando trascina con negligenza un mantello di viverra

o di martora, che tra il bruno e il vaio manda un colore quasi rosso,

ed ella seco lo porta caso mai nascesse vento.

Son queste le signore amorevoli, che in tutta la lor vita sempre

peccarono d'amore).

=Il Coro delle Signore che han sempre avuto un amante:=

(_Nell'Orchestra una musica di dedizione, voluttuosa e varia; tutti gli

strumenti._)

Dicono i Quattro Evangeli:

«Molto le sarà perdonato

perchè ha molto amato».

In attesa del pentimento, noi ci chiamiamo tutte Marie Maddalene; donne

povere di virtù ma ricche di sentimento, che demmo gran filo da torcere

alla gelosia dei nostri mariti. Abbiamo avuto un amante non appena ci

fu possibile; tralasceremo solo di avere un amante quando proprio non

ci riesca più.

Fummo curiose, questa è la definizione; ma curiose di noi stesse,

cioè di «conoscere» il nostro corpo attraverso molteplici carezze.

Poichè fermandoci alla prima si può anche ignorarlo, ed il profumo

della nostra carne può tormentarci come l'odore d'un cofano chiuso;

anzi, — e non ascoltino le ragazze da marito, — anzi è molto probabile

che s'ignori... Curiose fummo di sapere se potevamo anche noi, col

nostro semplice corpo, provare quel che provano le eroine dei romanzi

francesi.

Ora, dopo una lunga esperienza, possiamo dirvi che s'arriva tutt'al

più, col nostro semplice corpo, a quello che provano le eroine dei

romanzi italiani...

Fra la letteratura e la vita c'è una sproporzione spaventosa. Ve ne

possiamo accertare noi, che siamo vittime di questa letteratura.

Oh, non saprete mai quante ragazze, un po' turbate sotto il velo di

spose, pensino già involontariamente a un nome, — il nome della Rue

de la Paix, che vuol dire Parigi, — o al nome d'una di quelle tante

strade, un po' antiche, un po' morte, ove s'annidano i quartierini

dell'adulterio, dove si consumano tutte le disgrazie o tutte le fortune

dei mariti di Francia, dove si può dire che «avvenga l'amore», in

quell'ora grigia sottile nascosta che piove su l'inverno parigino,

fra le quattro e le sei... Sì, non c'è bisogno d'aver letto molto; il

romanzo francese ormai s'è sciolto nell'aria, fluttua per l'atmosfera

di tutto il mondo civile; ogni ragazza lo respira quando cominci a

sentirsi donna, ogni sposa lo vive leggermente quando si spoglia, e

la signora onesta lo subisce ogni volta che vede il marito uscir di

casa con tranquillità. La sua potenza è tanto straordinaria, che noi

cerchiamo per anni l'amante il quale ci dica una tal cosa letta in un

tal libro, forse una cosa da nulla, ma che piace come piace un profumo

insolito, come piace un fiore strano...

Non si trova quasi mai l'uomo che ce la dica, e sarebbe così facile

suggerirla... ma come nessuna di noi vorrebbe sciupare una musica

delicata, così nessuna di noi vuol suggerirla... — e si tace. Se per

caso accade che su le labbra d'un amante fluttui quel profumo insolito,

sbocci quel fiore strano... oh, allora si aprono gli occhi grandi

grandi, e questa volta... è l'amore!

Purtroppo non è quasi mai l'amore, per la ragione semplice che

ridiventiamo curiose. Il nostro peccato fondamentale vince il

sentimento, e siamo ancora quelle che si chiameranno per sempre Marie

Maddalene.

Non dovete credere che questo peccato c'impedisca d'essere madri

ottime dei nostri bambini, talvolta buone mogli per i nostri mariti.

Vi racconteremo d'alcune fra noi che si sono spogliate, sacrificate,

sottomesse da martiri al bene d'un ragazzo cattivo o d'un marito

ingiusto, e che pure non sapevano impedirsi, verso quell'ora grigia e

nascosta, la loro piccola curiosità...

Nel matrimonio v'è qualcosa che non è ben risolto ancora, qualcosa

di forse irrimediabile, che noi stesse non sappiamo riconoscere nè

definire con esattezza. Ma certo il matrimonio del giorno d'oggi non è

ancor tale che risponda pienamente allo spirito ed ai sensi della donna

qual essa è venuta formandosi nella nuova società. Come si guarda in

una lontananza, così a noi pare confusamente che la vita possa essere

più bella di così, più viva per i nostri sensi femminili e per la

nostra mente che si apre. Su dieci donne venute al loro tramonto, ve

ne son nove che si fanno buie con il cuore insoddisfatto, con la carne

persuasa d'aver sciupata una grande voluttà.

Ora, vedete, questo indefinibile rimedio, questa vaga lontananza, è la

cosa che noi cerchiamo nell'Amante.

Egli può non comprenderlo; infatti non lo comprende quasi mai. Succede

allora che si muti, e si muti sempre con una curiosità più acre,

con una fiducia meno forte, finchè il bisogno d'un amante assume per

noi qualcosa di molto simile al bisogno che abbiamo di andare dalla

sarta, o forse, — quando gli anni passano, — al bisogno di trovare

sempre un uomo che sappia col suo fresco desiderio coltivare la nostra

femminilità.

Egli non è più l'Amante; è «un amante», ossia nient'altro che la

derivazione, la complicazione, della parola: marito.

Dunque in noi, fra molto peccato, v'è pure un piccolo senso di dolore;

per questo, anche prima del pentimento, chiamateci sempre con il bel

nome di Marie Maddalene.

*

* *

(In questo vago giardino, così di belle ortensie come di belle donne

fiorito, il Cavalier Damo ritorna con molti uomini di sua conoscenza, i

quali vengono per discorrere del più e del meno in compagnia di queste

amorevoli signore che, per non fare le lucrezie, sono appunto le più

dilettose agli uomini.

Ed è il Cavalier Compare in abito a dorso moltissimo attillato e chiuso

in cintola da un sol bottone, cosicchè la bianchezza prodigiosa del

panciotto gli forma tra i rovesci un'apertura ovale, dove scorre il

nodo esiguo della cravatta scura. La tuba lucente, la mazza in legno

di malacca, gli stivalini a ghetta, l'occhialetto arguto, il capzioso

fiore d'orchidea, il ciuffo del fazzoletto che gli traspare dal

taschino, tutto questo insieme conferisce alla sua pieghevole persona

il vero brio, la genuina compiutezza del cavaliere moderno. Con lui

vengono l'autore drammatico più fortunato nelle alcove comitali che su

le ribalte infide; lo studentello che fa le sue prime armi con qualche

filosofo nubiloso e con qualche dama svaporata; l'uomo di mondo che non

neglesse fra le cure galanti una sua cavillosa erudizione; l'uomo di

governo che protegge con il suo portafogli qualche marito indulgente;

il principe o re in esilio, che i fornitori citano per via d'usciere

ma le nobildonne ossequiose chiamano ancora Maestà; lo scienziato non

del tutto austero, che rivela con affabilità le sorprese mirifiche de'

suoi laboratori, o trascina per i divani delle sale qualche ossigenata

chioma di cometa; il medico di nervi bello e grigio, carezzato assai

dalle signore, cui si compiace di scoprire, nonchè di mettere a nudo

prima o poi, la fonte recondita d'ogni nevrastenia... l'uomo garbato,

ch'essendo poco, adula molto; l'uomo che arriva con le tasche imbottite

d'episodii gustosi, e quello che n'è vittima; colui che nel mondo si

ama per la sua virtù d'eccitatore, d'ingaudiatore, d'abbellitore della

vita, e colui che agli spossati nel desiderio, come alle anime ancor

prese di paura, vende una voluttà più rara, che si chiama penitenza.

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 9 / 24 题