=Eugenia, Carenzi, Leonardo.=
CAREN. (_Ad Eugenia_). Io parto per Ivrea. Se la signora Contessa ha
comandi....
EUG. Scusi, ma io, se permette, intenderei di rimanere.
LEON. (_Un po’ vivamente_). Ma, cara Eugenia, se il signor
Commendatore....
EUG. (_Con garbata fermezza_). Il signor Commendatore ha voluto
favorirmi d’una sua visita, in casa mia, per uno scopo che non è un
mistero per nessuno di noi tre.... Così almeno mi piace di credere!
oppure m’inganno?
CAREN. (_Cortese sempre_). No, signora Contessa, in massima, non
s’inganna.
EUG. (_Sempre garbata ma dignitosa_). E allora?... Parliamo un po’
chiaro! Si tratta delle simpatie reciproche fra il di lei figlio e la
figlia nostra! Il signor Commendatore ha posto per condizione al suo
assenso la nostra riconciliazione; noi abbiamo accettato e il signor
Commendatore mi favorisce d’una sua visita per udire confermare da mio
marito e da me il nostro impegno di riconciliarci. Eccoci qui, Leonardo
e io, pronti a confermare il nostro impegno; e io pregherò l’avvocato
Corvini di formulare per iscritto, se occorre, la riconciliazione. Non
capisco quindi quali cose il signor Commendatore abbia da dire a mio
marito, senza di me.
CAREN. Cara signora, che vuole?... Sopraggiungono alle volte dei fatti
nuovi....
LEON. Dei fatti nuovi?...
CAREN. (_Continuando_). Dei quali avrei preferito non parlare che al
signor Conte solo.
EUG. Ma quali fatti nuovi?
CAREN. (_Pensa, poi si decide_). La signora Contessa mi dispensa
assolutamente dal riserbo che volevo impormi?
EUG. (_Con fermezza_). La dispenso. (_Invitandolo a sedere_). Si
accomodi. (_Siede_).
CAREN. Come comanda. (_Siede_).