CAREN. Ecco, vede, signora Contessa; io confesso che il mio modo di
pensare non è all’altezza dei tempi, e non me ne scuso, perchè non
me ne pento, anzi me ne vanto. Io sono all’altezza dei tempi dei
miei vecchi e non ho mai sentito il bisogno di scendere all’altezza
dei tempi moderni. Per cui, come dissi all’onorevole Leonardo, per
accettare una nuora esigo di conoscerne i genitori; perchè i genitori
hanno sempre i figli che si sono meritati.
EUG. (_Dopo un movimento di dolore_). Continui.
CAREN. Dunque, ecco qua. Il mio servitore, poco fa, portandomi il
biglietto del signor Conte per questo abboccamento, m’ha portato
anche altre carte, e tra queste un giornale di Roma, a cui non
sono associato. L’ho aperto e vi ho trovato una colonna e mezza di
corrispondenza, segnata in margine con lapis rosso! Ho letto. La
corrispondenza era da Andorno.
EUG. e LEON. (_Fanno un movimento di penosa curiosità_).
CAREN. La corrispondenza aveva in testa un sommario. E il sommario.
(_Trae un giornale e lo spiega_) ecco.... dice così: (_Legge_)
“Scandali aristocratici subito dissimulati. Una dama che si perde
su per un monte. Commenti della conversazione uditi dal marito. Sue
confidenze ad una signora: non può battersi perchè non si trovano
padrini! Tutti si fanno un dovere di non sapere quello che sanno!”
EUG. (_Sta fissando Leonardo con qualche orgasmo dissimulato_).
LEON. (_Scuote le spalle sprezzantemente_).
CAREN. Anch’io, qualche volta debbo rassegnarmi a questo dovere; mi
rassegno a stringere la mano di un qualche gran banchiere un pochino
ladro, a qualche gran dama passabilmente peccatrice!... Come si fa?
Hanno sempre salvato le apparenze! Ma oggi si tratta di mio figlio,
della compagna con cui continuerà il mio nome! il mio nome senza una
macchia!
LEON. (_C. s._). Mi scusi, ma in quella corrispondenza io proprio
non ci vedo altro che uno dei soliti pettegolezzi maligni e sciocchi!
sciocchi, specialmente! Capirà! Quel duello che non ha luogo perchè non
si trovano padrini!
CAREN. Non mi sarebbe sembrato serio, neppure se si fossero trovati!
Dopo l’invenzione della sciabola con cui non si fa che tagliare una
fetta d’avversario, eppoi stringergli la mano, il duello ha molto
perduto della sua serietà tragica. Ciò che ha per me molta importanza
è quello che si dice qui nella corrispondenza (_spiega il giornale_)
nella quale si parla di un bambino d’ignota provenienza....
EUG. (_Fissa con maggiore intensità Leonardo_).
LEON. (_Si frena a stento_).
CAREN. (_Continuando dopo una rapida occhiata ai due_). Il quale
bambino si vocifera che fosse lo scopo della passeggiata misteriosa
della signora....
EUG. (_C. s._).
LEON. (_Alzandosi vivamente_). Basta così! Non posso permettere la
continuazione di questo colloquio!
CAREN. (_Alzandosi, con gravità_). Avevo chiesto di parlare a lei solo!
E aggiungo che senza le preghiere ardenti, insistenti di mio figlio,
avrei risparmiato a loro — e a me! il disgusto della mia visita.
LEON. Accetto questa spiegazione, e considero come non avvenuto il
discorso fatto da lei adesso. (_S’inchina con atto di congedo_).
CAREN. (_Si inchina e fa un passo per uscire_).
EUG. (_Seduta c. s. con ostentata freddezza_). C’è una difficoltà,
Leonardo. — Non intendo io di considerarlo per non avvenuto! E v’invito
a rilevarlo e a rispondere come v’impone la lealtà, come esige l’onore
di vostra moglie!
CAREN. (_Presta viva attenzione_).
LEON. (_Sdegnoso_). Dal momento che io accondiscendo a riconciliarmi
con voi, mi pare che io dia una prova sufficiente...
EUG. (_Sedata, interrompendo, a Carenzi_). È una prova sufficiente?
CAREN. ... Ma! Eh, eh...!
EUG. (_A Leonardo_). Lo vedete? — Ora io non permetterò che questo
signore esca di casa mia senza avervi udito smentire formalmente le
insinuazioni infami di quella corrispondenza!... della quale, badate,
saprei forse denunciarvi la scrittrice! La scrittrice, intendete?
LEON. (_Sdegnoso, c. s._). Smentite voi tutto quello che volete! Io non
voglio altre scene, altre pubblicità!
EUG. (_Levandosi_). Allora le voglio io! (_A Carenzi_). Senta, caro
signore: Io mi rassegnai per non fare della mia casa un teatro di scene
violente e sconce — con una sola spettatrice, mia figlia! mi rassegnai
a tutti i dolori, a tutte le amarezze, a tutte le umiliazioni di una
donna separata — d’una mal maritata, com’ella disse! Ma rassegnarmi
a questo che mia figlia sia creduta figlia di una madre disonesta! Ah
no! (_A Leonardo_). Voi non volete smentire? Vi potrei opprimere sotto
prove e documenti schiaccianti!... Ma a questo signore sono sicura che
basterà un’altra prova! Le perfidie di quel giornale invece di colpire
me e Corvini, colpiscono.... Leonardo.... e una donna, che non nominerò
mai! Questo lo giuro!... — Clelia! Clelia! (_Entra Clelia seguita da
Corvini. — Eugenia continua abbracciando Clelia_). Quello che le ho
detto lo giuro innanzi a Dio, baciando la fronte della mia creatura.
(_A Leonardo_). Giurate voi, sul capo di vostra figlia, che non è vero!
LEON. (_Colpito, esitante fa un movimento_).
CORV. (_Avanzandosi mostra una lettera a Leonardo_). Non giurate,
Leonardo!... Ho qui una lettera!...
CAREN. (_Commosso ad Eugenia_). Non voglio lettere!... Non voglio altre
prove! (_A Clelia_). Lei, signorina, baci la mano della sua mammà!
(_Clelia bacia la mano_).
EUG. (_Si lascia baciare la mano commossa_).
CAREN. (_Ad Eugenia_). E ora mi permetta che io faccia altrettanto!
(_Le bacia la mano_). Una giovinetta che ha una tal madre non può che
riuscire la gioja, l’orgoglio della casa ove entrerà; e se questa casa
sarà la mia, ne sarò veramente felice! E non pongo che una condizione;
la signorina rimanga sempre da oggi in poi con sua madre — sino al
momento di venire con suo suocero.... che sarà fra un anno. Quanto alla
riconciliazione, facciano loro.... non ci tengo più.... ci rinunzio....
che, forse.... sarà meglio così!...
EUG. Grazie!
CLEL. Grazie! E adesso permette? (_Fa per baciargli la mano_).
CAREN. Un momento!... Il signor Conte ha nulla in contrario?
LEON. Nulla!
CAREN. (_A Clelia sorridendole_). Eh!... allora.... là.... via! (_Le dà
la mano che essa bacia_).
CORV. (_Si accosta a Leonardo e gli dice piano_). A voi, distruggete.
(_Gli dà la lettera_).
LEON. (_Guarda le lettere rimontando la scena e mostrando di essere
profondamente colpito. — Gruppo di Eugenia, Clelia, Carenzi, Corvini.
In fondo Leonardo_).