_Detti_, =Carenzi=.
(_Clelia si pone presso Eugenia con aria gentilmente modesta e fa
insieme ad Eugenia la sua riverenza al Carenzi_).
CAREN. (_Va dritto con gran compostezza ad Eugenia_). Signora contessa,
il mio rispetto!
EUG. Signor commendatore! (_Gli stringe la mano_).
CAREN. (_A Leonardo_). Onorevole signor Conte. (_Gli stringe la mano,
poi a Corvini_). Caro avvocato! (_Stringe la mano anche a lui_). Che
notizie della signora marchesa sua sorella?
CORV. Discrete!... L’ho condotta a Genova.
CAREN. Ah meglio così. L’aria di mare le farà bene. (_Ad Eugenia_).
Questa è la sua signorina?
EUG. Sì, mia figlia.
CAREN. Ebbi il piacere di vederla a un ballo del nostro prefetto. E
quella sua signora istitutrice?
CLEL. (_Con aria modestissima_). Papà l’ha lasciata andare in Brianza.
CAREN. Ah! meglio così! Eccellente l’aria della Brianza. — E intanto
lei resta qui, eh?
CLEL. (_C. s._) Sì signore. Resto a Torino con mammà.
EUG. (_Carezzando Clelia_). Meglio così!
CAREN. (_Con leggerissimo sorriso_). Stavo per dirlo anch’io. È un mio
intercalare!
EUG. (_A Carenzi_). Ma, la prego di accomodarsi.
CAREN. Grazie. — Ma siccome non posso trattenermi che un momento
solo....
EUG. (_Sorpresa_). Un momento solo?!
CAREN. Ma, sì. Mi basta di dire una parola all’onorevole Leonardo....
eppoi bisogna che vada.... debbo partire....
LEON. (_Sorpreso_). Una parola a me?!
CAREN. Non si tratta che di mostrarle certe carte.... Vogliamo passare
nel suo studio?
EUG. (_Garbatissima_). Perdoni; per ora le abitazioni sono ancora
separate! — Questa è la mia abitazione. (_A Clelia_). Vai di là,
carina.
CORV. (_A Clelia_). Vengo con te, cuginetta.
CLEL. (_Va a Carenzi e fa una riverenza gentile e modesta, volendogli
baciare la mano_). Permetta.
CAREN. (_Con lieve sorriso e cortese_). Ah no, non permetto! Non sono
ancora.... monsignore!
CLEL. (_Ad Eugenia piano_). (Mamma, mi raccomando!) (_Piano a
Corvini_). (Andiamo qua nel gabinetto!)
CORV. (_Saluta ed entra a destra con Clelia_).