=Corvini, Eugenia= _da sinistra_.
(_Giovanni la segue ed esce dal fondo_).
CORV. (_Stringendo la mano ad Eugenia_). Cara Eugenia!
EUG. Caro Rodolfo! (_Essa è agitatissima, benchè cerchi di serbarsi
calma_).
CORV. Toglietemi subito dalla penosa incertezza in cui mi avete messo
col vostro telegramma!
EUG. Sedete! (_Siede_).
CORV. Ma che cosa c’è, che cosa avete? (_Siede_). Vostra figlia adesso
è con voi....
EUG. Mia figlia?! Ma che?! — È stata qui or ora a pigliarla la cara
Ester!
CORV. Ester?! Ma non partì da Andorno per Roma?
EUG. Certo! E da Roma mi scrisse cinque giorni fa mandandomi ad Andorno
in un plico raccomandato le lettere trovate a Roma per Leonardo!
CORV. Essa non sapeva dove si trovava Leonardo?
EUG. (_Sardonica_). Lo sapeva tanto bene che, appena impostato il
plico, partì per raggiungere il suo Leonardo qui a Torino!
CORV. Calmatevi, vi prego! Calmatevi! Ditemi piuttosto che scopo
supponete nella Ester mandandovi le lettere per Leonardo?
EUG. Uno scopo di malvagità raffinata! Mettere nelle mie mani una certa
lettera con falso indirizzo, spiegandomi però che quel falso indirizzo
era il pseudonimo di mio marito.
CORV. Per le sue corrispondenze con Berlino?
EUG. (_Sempre sardonica_). Il male è che quella lettera era stata
impostata ad Andorno!
CORV. (_Fra sè_). (Ah mio Dio!) E voi avete aperta quella lettera?
EUG. È ciò che l’Ester calcolava che io avrei fatto! — Ma invece
eccovi qua la lettera.... (_La trae e la fa vedere a Corvini_).
Vedete, è intatta. (_La ripone_). Non avevo bisogno di commettere una
indiscrezione! Conoscevo la lettera!
CORV. (_Fra sè_). (Mio Dio! Mio Dio!) Ma.... posso chiedervi?...
EUG. Nulla! — Non chiedete nulla! — Quello che posso dirvi è che quella
Ester ha raggiunto uno scopo che oltrepassa le sue basse intenzioni.
CORV. E queste intenzioni?...
EUG. Sventare un certo progetto di riconciliazione!
CORV. Tra voi e Leonardo?
EUG. Capirete che Leonardo, nelle sue intimità con colei, non le
avrà potuto dissimulare che a questa riconciliazione è condizionato
il matrimonio di mia figlia! E alla Ester non accomoda questa
riconciliazione! Che stupida! Come se una moglie spregiudicata come
oramai sono io, ve lo giuro! — non sapesse riconciliarsi col marito, e
conservare intiera la propria libertà, di sentimenti, di passioni!...
e senza fare scandali, senza autorizzare pettegolezzi, godersi la vita!
Quante altre signore fanno così!
CORV. Eugenia!... È la prima volta, che vi sento esprimere pensieri
così strani!... Voi, voi contentarvi di non autorizzare pettegolezzi?
EUG. E non è questa la grande, l’unica preoccupazione delle persone che
si rispettano? — E che sono rispettate, onorate? — Guardate mio marito!
Eccolo là, rispettato, onorato, onorevole perfino! — Voi stesso, io
stessa, — se per l’addietro io avessi avuto le teorie immorali di
cui adesso vi scandalizzate, noi due si sarebbero fatte le cose con
prudenza, con precauzione — e saremmo rispettati e onorati — ma voi
sareste il mio amante! (_Si alza_).
CORV. Eugenia!... (_Sottolineando le parole e alzandosi_). Non lo sono
stato per merito della vostra virtù! — Non lo sarò mai quand’anche un
delirio d’indignazione, una febbre di vendetta potessero per un momento
pervertire la vostra nobile anima!... Vedete? Per noi uomini, l’onestà
di una donna.... oh pur troppo! ci pare sempre qualcosa di meno della
nostra passione.... qualche volta anche del nostro capriccio!...
della nostra vanità! Non ci facciamo scrupolo d’insidiarla!... ci
facciamo un vanto, una gloria di averne trionfato!... Ma capita il
giorno che questa onestà, questa santa virtù femminea, ci si presenta
sotto tutt’altro aspetto! — Non è più l’ostacolo frivolo e fastidioso
dei nostri trasporti sensuali!... vediamo invece che è un tesoro
prezioso da rispettare, da far rispettare dagli altri! Vediamo allora
che l’onestà è la suprema gentilezza della donna; e i nostri impeti
maschili ci appaiono villani e ne sentiamo vergogna e ribrezzo! —
Ponete un figlio di fronte a una accusa di colpa di sua madre!...
ponete un fratello!... (_Si commuove_) un fratello, o Eugenia, di
fronte alla scoperta della colpa di sua sorella!... che una sorella
ci è cara e sacra come la madre! — E Ernesta mi fu raccomandata dalla
madre nostra! E questa, morendo, mi disse, amala, come hai amato
me! — E alla mia tenerezza di figlio fu uguale la mia tenerezza per
Ernesta!... E la credevo virtuosa, pura come mia madre.... come voi!...
E invece! Oh mio Dio!
(_Una pausa._)
EUG. (_Commossa_). Povero Rodolfo! Voi sapete?
CORV. (_Angosciato_). Sì! — E come conosco adesso che celeste aureola è
l’onestà alla fronte di una donna amata!
EUG. Questa aureola, ve le confesso, ho avuto la tentazione di
strapparmela via con le mie mani!... Ma poi ho pensato alla mia
figliuola; a cui debbo trasmetterla intatta! Quanta virtù insegna
l’essere madre!
CORV. E che intendete di fare?
EUG. Rifiuterò di riconciliarmi, invece farò processo a Leonardo perchè
il Tribunale lo dichiari indegno di tenere mia figlia e lo obblighi a
darla a me.
CORV. (_Impensierito_). Pensateci bene! Sarà uno scandalo....
EUG. A carico mio, no! Sarà a carico di mio marito! Peggio per lui!
Bene inteso che non vi ho chiamato perchè siate il mio patrocinatore
contro vostro cugino. Ma voi potete suggerirmi persona competente,
autorevole, raccomandarmi, appoggiarmi.
CORV. Eugenia, badate.... — E non è per voi che vi prego di
pensarvi!... In un processo non si sa mai che cosa possa nascere!...
Sarà chiamata la cara istitutrice!... Sappiamo noi che gravi
rivelazioni possa fare colei? Quali altre persone possano da colei
essere compromesse?
EUG. (_Resta colpita, pensosa_).... Vi capisco! — Ma è terribile la
mia posizione!... perchè infine io voglio avere mia figlia! Non voglio,
non posso lasciarla in quello sconcio ambiente! Spero di essere ancora
in tempo a rifarne il cuore, il carattere, prima di avventurarla fra
i pericoli che circondano una sposa giovinetta, inesperta!... E per
ottenere ciò sono a questo bivio; o riconciliarmi con un uomo che
mi è odioso oramai in un modo invincibile, o fare un processo che
involgerebbe nel medesimo scandalo, col nome di una femmina spregevole,
il nome....
CORV. (_Cogli occhi a terra, dolorosamente_). Il nome di mia sorella!...
EUG. (_Impedendogli subito di finire_). Il vostro nome, Rodolfo! sul
quale cadrebbe un riverbero sinistro.... che voi non avete meritato
voi!... (_Pensa, poi si decide_). Tenete; distruggerete voi questa
lettera! (_Gliela dà_) o la restituirete.... a chi l’ha scritta! E
io.... mi rassegnerò... mi riconcilierò! (_Con penosa rassegnazione_).
CORV. (_Commosso_). Grazie per me e per mia sorella!
EUG. (_Subito_). Per voi! Per voi solo!