=Ernesta=, _subito_ =Angela, Cameriere=, _poi_ =Clelia=.
ERN. (_Guarda dietro ad Eugenia_).
ANG. (_Entrando_). Mi comanda, signora?
ERN. Sì, dammi braccio; voglio entrare in camera.
ANG. Subito, signora (_Si accosta ad Ernesta_).
CAMER. (_Entra con una lettera_). Questa lettera per la signora
Marchesa! (_Consegna ed esce_).
ERN. (Ah fosse mai?!). (_Guardando la soprascritta_). (Sì, è da
Biella!) (_Apre con ansietà e legge convulsa — subito si turba, è come
fulminata — non parla: rilegge la lettera: guarda fissa verso il cielo
profondamente accuorata, ma non ha lagrime_).
ANG. (_Impensierita, premurosa_). Signora! Buona signora!
ERN. (_Dopo un momento, con uno sforzo febbrile; ostenta una calma che
cela la terribile burrasca del suo animo_). Dammi da scrivere (_Ripone
la lettera_).
ANG. Non sarebbe meglio che si ritirasse?
ERN. (_Seccamente_). No!... Dammi da scrivere!
ANG. Può scrivere in camera!
ERN. (_Con cupa impazienza_). Non capisci che non mi posso muovere!
ANG. Scusi!... Eccole da scrivere! (_Le dà l’occorrente_).
ERN. (_Si pone a scrivere; la sua mano trema; ma essa continua a
reagire con penoso sforzo; i suoi occhi sono sbarrati; l’interno dolore
l’ha impietrita_).
(_Entra Clelia, gaia, correndo_).
CLEL. Mamma!... mamma!... (_Verso Ernesta_). Dov’è la mamma!
ERN. (_Non può rispondere; fa un gesto_).
ANG. E uscita di là, or ora....
CLEL. (_Guardando fuori_). Eccola là! Dove diamine va per quel brutto
sentiero?... Ah! meno male! Corvini la segue! (_Torna_).
ERN. (_S’interrompe di scrivere_).
CLEL. (_Osservando Ernesta_). Ernesta!... Che cos’hai, Ernesta?...
ERN. (_Smettendo di scrivere, con sforzo_). Nulla!... Nulla!... Stavo
scrivendo....
CLEL. Ma no, tu hai male!... Che cos’hai? (_Ad Angela_). Che cos’ha?
ANG. Pare un po’ di deliquio.
CLEL. Oh mio Dio! Corro a chiamare il dottore!
(_Via dal fondo_).