Noi avremo terminato ciò che concerne le guerre di Saladino contro

i Crociati, e nello stesso tempo la sua intera leggenda, riassumendo

brevemente le ultime pagine di _Jean d'Avesnes_ che ci rappresenta il

poema perduto del secolo XIV. I re di Francia e d'Inghilterra avendo

passato il mare, sono ricevuti in Acri da Giovanni di Pontieu, cui

Saladino, suo nipote, aveva dato questa città. Saladino ve li assedia,

e compie dinanzi ad Acri le piú grandi prodezze; però, disperando di

prendere la città, si ritira a Gerusalemme (qui ha luogo l'episodio

della visita che gli fa la regina di Francia). Chauvigni e Guglielmo

des Barres stanno per assalirlo; però, dopo parecchi incidenti,

Chauvigni è fatto prigioniero e affidato da Saladino all'imperatore di

Damasco: guadagna l'amore di Glorianda, moglie dell'imperatore, «et

mesmement engendra en elle ung filz masle qu'elle nomma Polis, et si

secretement userent leur vie ensemble ung tandis que l'empereur onquez

ne s'en aperceut, jusques a ung temps que l'istoire recordera».[147]

Questo tempo arriva quando, assediando i Cristiani Damasco,

Glorianda fa fuggire Chauvigni, la cui bravura procura la vittoria

agli assedianti, nonostante le imprese meravigliose di Saladino.

La regina, accusata di tradimento, getta la colpa sul carceriere; è

discolpata grazie a un combattimento che, sotto le armi del fratello

di lei Chiauvigni[148] sostiene contro il re di Morienne, il quale è

impiccato insieme col carceriere. «De quoy Salhadin se contempta, et

pardonna a la reyne, car plein estoit de misericorde».[149] L'assedio

di Damasco dura due anni con parecchie peripezie. Finalmente «le roy

Richard d'Engleterre, pour aulcunes traysons qu'il avoit voulu faire

au pourfit des païens, fut constraint de soy retourner en Engleterre

avoec ses Englois, ennemis de ceux de France, au lieu du quel vint

Huon Dodequin a grant puissance a la rescousse du roy de France».[150]

Si dà una grande battaglia, e Saladino, vinto, è obbligato a fuggire

verso il mare. Gérard «le Bel Armé», figlio di Huon Dodekin, lo insegue

con accanimento per vendicare su di lui la morte del bastardo di

Bouillon, suo fratello uterino, che Saladino aveva ucciso davanti a

Gerusalemme.[151] Lo raggiunge nel momento in cui pone il piede sulla

sua nave, e lo colpisce con un colpo di lancia. Saladino, trasportato

in Babilonia, non tarda a morire, dopo la scena (riferita piú innanzi)

tra un ebreo, un cristiano e un saraceno, e il simulacro di battesimo

che ne fu il seguito. «Aulcunes istoires et croniques contiennent

que il morut devant Acre a ung siege qu'il avoit illec mis, de

bleceure ou de maladie sourvenant; et que après sa mort son filz nommé

Salfadin[152] parconquesta toute la terre, quy a esté tousjourz depuis

en l'obeïssance des infidelles, et sera tant qu'il plaira a nostre

seigneur Jhesucrist. Et quoy qu'il fust et ou il fina[st], ses fais

monstrent qu'il doibt estre exaucié; car de grant vaillance, largesse

et courtoisie il fut aourné, par quoy il a desservy que de luy soit a

tous jours memoire jusques en la fin du monde».[153]

NOTE:

[1] _Il Saladino nelle leggende francesi e italiane del Medio Evo._

Appunti di A. Fioravanti. — Reggio Calabria, 1891.

[2] Ciò si scorge dall'incertezza delle informazioni dell'autore, su

molti punti che avrebbe dovuto conoscer meglio; si scusa invocando

le condizioni sfavorevolissime, con le quali ha eseguito e pubblicato

il lavoro. Tuttavia avrebbe dovuto sorvegliarne meglio la esecuzione

materiale; gli errori vi abbondano e non sono tutti semplici errori

di stampa. Tutto sommato, però, questo lavoro di principiante merita

stima, e si sente che l'autore è capace di far meglio.

[3] I primi 110 versi (non doveva averne molti di piú) sono scritti

da una mano contemporanea sul foglio di guardia del ms. della

Biblioteca Nazionale lat. 8960. Il _Carmen de Saladino_ è ricordato

nell'_Inventaire des documents relatifs aux croisades_ stampato nel

volume I degli _Archives de l'Orient latin_. Io l'ho pubblicato nella

_Revue de l'Orient latin_ (vol. I).

[4] La parola araba _moulana_ significa «nostro padrone», e sembra

essersi applicata specialmente ai sovrani dell'Egitto; qui si tratta

dell'ultimo califfo fatimita, El-Aded. In francese, per la terminazione

femminile, si è detto ordinariamente _la mulane_ o _la mulaine_, da cui

piú tardi si è fatto naturalmente _l'amulaine_, sotto l'influenza delle

parole provenienti egualmente dall'arabo, o credute provenienti, come

_amiral, amustant, amurafle_, ecc. La forma _amulanus_ del nostro testo

rappresenta già questa trasformazione.

[5] Per questi fatti, e, in generale, per la biografia di Saladino,

vedere il lavoro, cosí utile, del Reinaud, _Extraits des historiens

arabes relatifs aux croisades_ (Paris, 1829).

[6] _L'Histoire de la Guerre sainte_ d'Ambrogio, da tanto tempo sotto

stampa, è in fine comparsa nella collezione dei _Documents inédits_.

[7] _Itinerarium Ricardi_; ediz. Stubbs, l. I, capp. III-IV. Questo

brano, insieme con un estratto del cap. V relativo ad una visione,

è stato aggiunto alla cronaca di Guglielmo di Newburgh, nel ms.

di Trinity College, Dublino, E, 421, da cui l'ha trascritto Paolo

Meyer; la sua copia, da lui comunicata al conte Paolo Riant, figura

nell'inventario dei documenti inediti posseduti da quest'ultimo, che

ha recentemente pubblicato il marchese de Vogüé (_Revue de l'Orient

latin_, I, p. 13: _De principiis Salahadini et de visione camerarii

regis Jerosolimorum_). Un riassunto di questo brano è inoltre stato

interpolato nella cronaca di Guglielmo di Nangis (ved. ediz. Géraud; v.

I, p. 63).

[8] _Le Cycle de la croisade_, p. 210-224. Gli altri argomenti offerti

dal Pigeonneau per stabilire che il poema si serví della cronaca, non

hanno maggior valore. La spiegazione del nome di Giordano (questo

fiume sarebbe formato dalla riunione di due affluenti, il _Jour_ e

il _Dain_) è anche in Guglielmo di Tiro e risale fino all'antichità;

l'interpretazione, tutta francese, che ne dà la canzone gli è propria.

La storia della figlia di Baldovino violata dai Saraceni, ai quali era

stata data in ostaggio, doveva essere egualmente popolare in Siria, e

il modo onde il poeta la riferisce non indica affatto ch'egli abbia

attinto a «Ernoul»; fa della fanciulla una figlia di Baldovino I,

mentre il cronista le assegna per padre Baldovino II (la _Chronique

d'outre mer_, della quale si parlerà piú in là, ha conosciuto

questa storia per mezzo di «Ernoul», ma l'ha mutilata sopprimendo la

violazione e raccontando semplicemente che la figlia di Baldovino II si

fece suora ritornando dai Saraceni: mss. 770, fol. 313; 12203, fol. 1;

24210, fol. 1).

[9] Questa storia è passata tutta intera e tale quale nella _Chronique

d'outre mer._ Inoltre, è stata inserita nel ms. della traduzione di

Guglielmo di Tiro che appartiene al Didot, e P. Paris, che ha seguito

questo manoscritto per la sua edizione, l'ha stampata per questa

ragione, rilevando però che era stata presa dalla _Chronique d'Ernoul_

(vol. II, p. 306-310).

[10] Su questa data, per ciò che concerne la prima parte del poema,

ved. Pigeonneau, _Le Cycle de la Croisade_, p. 225.

[11] Mi prefiggo di dare altrove le prove di ciò che qui non faccio che

indicare; nello stesso tempo esaminerò la questione di sapere se questa

colossale composizione debba essere attribuita a un solo e stesso

autore.

[12] Il capo della spedizione contro l'Egitto, che è il Soldano

stesso di Damasco e il padre (e non lo zio) di Saladino, muore durante

l'assedio del Cairo, come nella cronaca. Invece non vi è che un cavallo

davanti la porta de _l'amulaine_, come nella canzone, e anche il nome

d'_Ali_ è scomparso. Questo racconto, assai troncato, sembra dunque

risalire ad una fonte indipendente dalle altre due; d'altra parte è

scritto con tendenza favorevole a Saladino.

[13] Sia permesso emettere una congettura su questa sostituzione. Una

versione dell'aneddoto ha potuto portare semplicemente le iniziali _H.

de T._; un lettore che conosceva Ugo di Tabaria meglio di Onofrio di

Toron, le ha interpretate male, e cosí la leggenda si è spostata.

[14] V. Du Cange, _Les familles d'outre mer_, ed. Rey, p. 450,455.

[15] _L'Ordene de chavalerie_... pubbl. dal Barbazan, altra ediz.

dovuta al Méon (Paris, 1808). Per i manoscritti di questo poema, v.

P. Meyer, _Romania_ XIII, 530; XV, 346. Alla lista si può aggiungere

il ms. B. N. fr. 24432 (fol. 29). I mas. fr. 1130, 1971 e 19809 non

contengono quest'opera, ma una traduzione francese dell'_Orden de

cavayleria_ di R. Lull, come il ms. _Royal_ 14. E. ii. del British

Museum (_Hist. litt._, XXIX, 618).

[16] Un'altra versione, pur essa incompleta, si legge nel ms. fr. 781;

una versione compendiata nel ms. fr. 17203. La miglior forma della

redazione in prosa è in uno dei mss. della _Chron. d'outre mer_ (ms.

770, f. 325).

[17] Può domandarsi, a cagione di questa circostanza, se l'episodio

si trovasse anche nel poema di cui _Jean d'Avesnes_ ci ha conservata

una traccia. Ciò sembra probabile: in questo poema Ugo di Tabaria

rappresenta una gran parte, ma è bizzarramente identificato con

Dodekin, emiro di Damasco, convertito al cristianesimo da Tancredi al

tempo della prima crociata (v. il poema pubblicato da Beiffenberg e

Borgnet, v. 24106, 26320, ecc.; _Bastart de Bouillon_, pass.; _Jean

d'Avesnes_, 3ª part,, pass.). Sull'episodio di _Jean d'Avesnes_, v.

Chabaille, p. 70; ms. 12762, fol. 197 r.

[18] V. Fioravanti, p. 16.

[19] Sulla versione neerlandese (di Heinrik van Aken) v. Petit,

_Bibliographie der Middélnederlandsche Taal end Letterkunde_, n. 467.

Per errore il D'Ancona indica una versione tedesca: l'opera citata dal

Brunet ai due luoghi cui egli rimanda è il poema neerlandese.

[20] Fioravanti, _ibid_. La versione italiana di Bosone sembra

riattaccarsi alla versione francese in prosa, dacché in lui, come in

questa versione, Ugo dà la «colee» a Saladino, mentre nella versione

in versi (come nella _Novella antica_) dichiara d'astenersene per

rispetto.

[21] È l'opinione del Barbazan e del Méon, adottata da Daunou (_Hist.

litt._, XVI, 220) e che Amaury Duval (_Hist. litt._, XVIII, 752) non

osa del tutto rigettare. A torto dice che «nulla nel poema aiuta a

far riconoscere l'epoca in cui l'autore viveva». Quanto al fatto che

Saladino è armato cavaliere per opera di un cavaliere francese, «lo

trova verosimile, se non è vero».

[22] Questo tradimento si rinviene nel cronista senonese Goffredo di

Courlon (fine del secolo XIII), come rammenta il Fioravanti (v. _Hist

litt._, XXI, 13); l'allusione al _Pas Salehadin_ (v. piú in là) si

riferisce senza dubbio al nostro poema.

[23] V. P. Meyer, _Alexandre le Grand_, vol. II, p. 372.

[24] Del pari va naturalmente la sua ricchezza; essa è ricordata in

un verso conosciuto del _Contrasto_ di Cielo d'Alcamo. — Unicamente

a cagione di ciò nel suo palazzo si pose la scena di un aneddoto

abbastanza insignificante che risale all'antichità. (V. A. d'Ancona,

_Studj di critica e storia letteraria_, p. 350), e che, dopo d'aver

avuto un gran successo nel Medio Evo, adattandosi a diversi personaggi,

è stato altresí inserita dal Machiavelli nella sua _Vita di Castruccio

Castracani_ (v. Fioravanti, p. 29).

[25] Ediz. del Wailly, § 47. — È piuttosto per ischerzo che rimanda un

prigioniero in una storiella narrata da Stefano di Borbone (ediz. Lecoy

de la Marche, p. 65).

[26] _Cento novelle antiche_ (Gualteruzzi), XXVI (v. d'Ancona. _Studj_,

p. 314). Questo aneddoto sembra essere riferito nella cronaca di

Goffredo di Courlon, il quale aggiunge queste parole degne di nota:

_Multa alia de ipso audivi, que scripta non inveni_. (Hist. litt., XXI,

13).

[27] Una volta solamente Saladino peccò, almeno col pensiero, contro la

virtú della liberalità, ma si puní da sé stesso. Aveva dato una terra

a uno dei suoi cavalieri, e percorrendola la vide sí bella e sí ricca,

che rimpianse la sua liberalità e pensò di riprendersi il dono fatto,

cambiandolo con un altro. Ma appena ebbe egli formulato a sé stesso

questo ultimo pensiero, ne concepí un amaro pentimento e per espiarlo

si sottomise a un digiuno cosí crudele, che dovette morirne. (_Conti di

antichi cavalieri_, IV; citati dal Fioravanti, p. 21).

[28] J. le Long, _Chr. de S. Bertin_, in Pertz., SS., XXV. 821.

[29] Il Marin (_Hist. de Saladin_, vol. II, p. 404) aveva già osservato

che nel secolo XII non vi erano se non questi signori d'Anglure:

Oger I di Saint-Chéron, il cui nipote Oger III portò per il primo

questo titolo, aveva accompagnato il conte Enrico di Sciampagna alla

terza crociata e a lui senza dubbio si riferí piú tardi la leggenda.

V. Bonnardot e Longnon, _Le saint voyage de Jherusalem du seigneur

d'Auglure_ (Paris, 1878, _Soc. des anc. textes_), p. XXXI.

[30] _Récits d'un ménestrel de Reims_, ediz. del Wailly, § 199 e segg.

Una versione alquanto differente di questa novella è scritta, dopo la

_Chronique d'Ernoul_, nel ms. fr. 781. Naturalmente il prodigo Saladino

ha una particolare antipatia per gli avari. Il «marchis de Cesaire»

ammassava il danaro che avrebbe dovuto impiegare a mantenere la sua

guarnigione, e diceva che avrebbe sempre il tempo, se Saladino lo

minacciasse, di «faire sortir mille chevaliers de ses coffres». Però

Saladino s'avvicina segretamente alla città, l'assale all'improvviso

e se ne impadronisce. Si fa condurre davanti a lui il marchese colle

mani legate dietro la schiena e gli dice: «Marchis, marchis, ou sont

li mil chevalier que vous deviez faire saillir de vos coffres? Par

Mahomet, vostre convoitise vous a deceü. Vous ne fustes onques asseviz

d'or ne d'argent; mais je vous en assevirai encore encui». Allora fa

fondere l'oro e l'argento, «et li fist avaler tout bouilant dans la

gorge, et maintenant le convint mourir». Però restituisce la libertà

la marchesa con dieci cavalieri e dieci damigelle (_Mén. de Reims_, §

209 e segg.). Il Wailly ravvicina questa novella a quella che riferisce

lo Joinville per il califfo di Bagdad, il quale «n'avait pu ce décider

à sacrifier ses trésors pour augmenter le nombre de ses gens d'armes;

le roi des Tartares, après l'avoir condamné à jeûner pendant plusieurs

jours, décida qu'on lui servirait, pour assouvir sa faim, un plateau

couvert de pierres précieuses». (V. anche Marco Polo, ediz. Pauthier,

p. 49; la storiella si ritrova anche negli storici persiani citati dal

Pauthier). D'altra parte questo racconto rammenta quello, che si legge

in parecchie versioni del romanzo dei _Sept Sages_, e anche altrove,

secondo il quale si fece morire, versandogli oro fuso nella gola, un

re di Roma la cui cupidigia era stata causa di grandi sciagure per

la città; questo personaggio in qualche versione è chiamato Crasso, e

il modo della sua morte sembra una reminiscenza di quella che Surena

inflisse, dicesi, a Crasso.

[31] Ms. 12659, fol. 360-362.

[32] _Hist. litt. de la France_, vol. XXI, p. 351. Il ms. della

_Jerapigra_ è stato acquistato nel 1859 dalla Biblioteca Nazionale alla

vendita del barone Pichon, e ora porta il n. 138 delle _Nouv. Acq._ del

fondo latino.

[33] Qui si ritrova quella singolare confusione del maomettanismo con

il paganesimo, la quale regna in tutte le nostre canzoni di gesta,

ma che in generale manca ai racconti concernenti Saladino, nati in

un'epoca e in un paese dove si era meglio informati.

[34] Louandre, p. 71; ms. 12672, fol. 202 r.

[35] Nelle _Cento novelle antiche_ e in altri testi italiani (v.

d'Ancona, _Studj_, p. 314), e in _Jean d'Avesnes_ (p. 71, fol. 202 v.).

[36] Questa espressione, che del resto è la riproduzione d'una

idea greca (v. _Odiss_. vi, 208), è usata dai Padri della Chiesa e

s'incontra spesso nel francese antico applicata ai poveri: _li mes

Dieu_ (v. p. es. _Romania_, iv, 390, v. 116).

[37] V. ora l'edizione d'_Anseïs de Carthage_ dell'Alton (Tübingen,

1882), v. 11392-11505.

[38] Un aneddoto narrato in _Jean d'Avesne_s (p. 68) ci mostra un

tranello simile teso allo stesso Saladino; costui però è piú astuto;

avendo ottenuto la capitolazione d'un castello vicino a Sur, dove non

si trovavano altro che donne, vi pranza con le dame del castello in

compagnia d'una giovine damigella, «laquelle cuida convertir Salhadin

par une maniere bien couverte; car elle trencha par deux fois du pain

qu'elle engressa de char de porc et elle le mist devant Salhadin, qui

mie n'en menga et qui ne fist que rire sans dire aultre chose». (ms.

12572, fol. 194 v.).

[39] _Wilhelm Parvi de Neuburgh Historia rer. angl._, ediz. Hamilton

(London, 1856), vol. II, p. 158; _Étienne de Bourbon_, ediz. Lecoy de

la Marche, § 481.

[40] V. G. Paris, _La parabole des trois anneaux_ (Paris, 1885,

estratto dalla _Revue des études juives_, vol. XI). [È stato tradotto

in italiano e stampato nel quinto volumetto di questa _Biblioteca

critica_, pp. 29-55. _N. d. Tr._].

[41] Questo episodio richiama la storia della gradinata di smeraldo

narrata piú avanti secondo _Jean d'Avesnes_.

[42] Von der Hagen, _Gesammtabenteuer_, vol. III.

[43] È cosí che, secondo un racconto, che deve essere autentico,

Rollone morendo fece contemporaneamente dire delle messe e sacrificare

dei cavalli a Thor, per esser ben sicuro di non disubbidire al vero

Dio.

[44] Ms. fr. 770, fol. 262; 12203, fol. 44; 24210 (non numerato), fol.

64.

[45] Ms. di Tours 206, citato dal Lecoy de la Marche (_Ét. de Bourbon_,

p. 64).

[46] Bosone da Gubbio, _L'Avventuroso Ciciliano_, p. 461.

[47] _Decam., Giorn_. I, _nov_. 2.

[48] Secondo il Lecoy de la Marche, questa tradizione sembra fondarsi

sopra un passo della vita di san Francesco d'Assisi: «Questo santo

avrebbe mandato al principe saraceno due religiosi del suo ordine che

l'avrebbero convertito». Ma il fatto si reputa avvenuto nel 1219 e si

tratta del sultano Alkamil, e non di Saladino. È S. Francesco stesso

che va a trovare il sultano nell'_Eracle_, il cui racconto, riferito

a torto a Saladino, è passato in _Bosone da Gubbio_, nei _Fioretti di

S. Francesco_, e nei Conti di antichi cavalieri. Uno di questi _Conti_

(Fioravanti, p. 21) ricorda un esempio della tolleranza e dell'umanità

di Saladino verso alcuni frati, che son venuti a trovarlo per

convertirlo. Secondo Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 27), egli fece

almeno battezzare suo figlio e prese il conte d'Artois per padrino del

fanciullo.

[49] Questo racconto si rinviene in Jean le Long (Pertz, _SS_. XXV,

82), in _Jean d'Avesnes_ (in cui l'atto di Saladino è preceduto dalla

disputa, narrata poco fa, che egli provoca tra il piú saggio ebreo, il

piú saggio cristiano e il piú saggio _païen_ che si poterono trovare),

e in Bosone da Gubbio. La leggenda s'era forse dapprima attaccata a

un sultano d'Iconium, amico dei Cristiani, morto nel 1219, del quale

Iacopo di Vitri dice che si crede che fosse battezzato (v. _AA. SS.,

Oct._, II, 616). — Alla morte di Saladino si riferisce una storia assai

spesso allegata, ma che non ha propriamente un carattere religioso,

quella del lenzuolo che avrebbe fatto girare per le città del suo

impero, portato da un uomo che gridava: «Ecco tutto ciò che il gran

Saladino condurrà con sé delle sue ricchezze!» Si trova specialmente in

Iacopo di Vitri, da cui è passata al manoscritto di Tours e a Stefano

di Borbone (§ 60 e la nota), nel Ménestrel de Reims (§ 198), in un

sermone predicato nel secolo XIII da Enrico di Provins (_Hist. litt.

de la Fr._, XXVI, 421), in due sermoni anonimi del secolo XIII che mi

indica il signor Hauréau (mss. lat. 14693, fol. 69; 14951, fol. 93), in

una compilazione italiana intitolata _Corona de' Monaci_ (Fioravanti,

p. 20), in Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 28). In una variante

segnalatami dal signor Hauréau (ms. lat. 15963, part. II, pl. 43), è il

suo stesso corpo che Saladino fa girare in quel modo dopo morto. Come

l'ha notato l'Hauréau (_Hist. litt. de la Fr._, l. c.), il Voltaire

nell'_Essai sur les moeurs_ ha dato valore storico a questo aneddoto.

Questa proclamazione simbolica della vanità delle cose umane e del

loro annientamento davanti la potenza e l'eternità divine, presenta

d'altronde, a differenza dei racconti riferiti sin qui, un carattere

veramente orientale, e la storiella ha senza dubbio una fonte araba.

— Notiamo infine che in un sermone di Gerardo da Liegi, di cui io

devo ancora l'indicazione all'amicizia dell'Hauréau (ms. lat. 16433,

fol. 31), l'apologo in discorso, di cui il La Fontaine ha fatto _Le

Vieillard et ses Enfants_, è riferito a Saladino morente. D'altra parte

i Tartari lo raccontano del loro Djinghis-Khan (v. La Fontaine, ediz.

E. Régnier, I, 335).

[50] Bisogna soprattutto rammentare la sua condotta a tempo della

presa di Gerusalemme, che tanto maravigliò le coscienze in quanto essa

era contraria ai procedimenti seguiti in simile occorrenza tanto dai

musulmani quanto dai cristiani. In altre circostanze, è vero, si mostrò

crudele e vendicativo come era l'uso del suo tempo.

[51] La cronologia, come si vede, non mette in imbarazzo il nostro

romanziere. Cosí si è visto piú innanzi identificare Ugo di Tabarie con

l'ammiraglio Dodekin, uno degli eroi saraceni della prima crociata.

[52] Il viaggio avventuroso della dama di Pontieu e il suo matrimonio

in Babilonia sono narrati in _Baudouin de Sebourc_ (vol. I, p. 68, 72).

L'incontro di Saladino con Giovanni di Pontieu e le altre circostanze

che si riferiscono alla loro parentela si trovano in _Jean d'Avesnes_

e sono accennate in _Baudouin de Sebourc_ (vol. I, p. 81; vol. II, p.

155).

[53] _Mon. Germ., SS._, vol. XXV, p. 818.

[54] Ms. B. N. fr. 25462 (ant. N. D. 272), fol. 205.

[55] È per errore che l'_Histoire littéraire de la France_ (vol. XXI,

p. 679) indica esser questa cronaca contenuta nei tre manoscritti fr.

770, 781 e 12203. Il ms. 781 (ant. 7188^5) è un semplice testo della

«Chronique d'Ernoul»: è il ms. E del sig. di Mas Latrie (_Ernoul_,

p. XXXIX). La stessa cosa può dirsi del ms. di Berna 340 (indicato

pure nell'_Hist. litt_., p. 683), il B del signor di Mas Latrie. Nel

suo _Essai de classification des continuateurs de Guillaume de Tyr_

(in appendice all'edizione d'Ernoul), il signor di Mas Latrie parla

giudiziosamente (XXXIX, e p. 483) del ms. 770, ma non indica i mss.

12203 e 24210. P. Riant, nel suo _Inventaire sommarie des manuscrits de

l'Eracles_ (_Archives de l'Orient latin_, I, 239-256), ha riunito con

ragione i nostri tre manoscritti in un gruppo a parte. Però il titolo

che dà ad essi, _Estoires d'Oultremer et de la naissance de Salehadin_,

non conviene loro, in quanto la storia della nascita di Saladino è

estranea alla forma primitiva ed è narrata solo nel romanzo _Voyage

du comte de Pontieu_, il quale è semplicemente interpolato nella

_Chronique d'outre mer_ (v. piú innanzi).

[56] Ma. 12203, fol. 24 d.

[57] Impiega, parlando di lui, espressioni realmente adoperate per

Coradin nel testo che egli segue: «Lycoredis fel estoit et de put aire

et mout haoit crestiens» (Ernoul, p. 357); «Cil Lycoredis estoit mout

fel et tant haoit crestienté que a paines pooit il veoir crestiens»

(ms. 12203, fol. 24 d).

[58] Parrebbe talvolta risalire a un manoscritto migliore dei nostri.

Il signor di Mas Latrie non indica varianti per il brano d'Ernoul (p.

114) che fa di Girardo di Ridefort, piú tardi padrone del Tempio, un

_clerc_ di Fiandra; ma bisogna certamente leggere _chevalier_, come dà

la nostra cronaca (v. _Hist. occ. des croisades_, vol. II, p. 50). Qua

e là forse vi sarebbe, ma con una grande prudenza, da spigolare nella

_Chronique d'outre mer_ qualche particolarità autentica, che non si

trova negli altri manoscritti.

[59] Piú innanzi, pp. 21-22.

[60] _Aumarie_ è la forma francese del nome della città d'Almeria

in Spagna, la quale fu per lungo tempo la sede del reame dei Mori.

È probabile che il nostro narratore impieghi qui il nome d'_Aumarie_

senza sapere precisamente ciò che rappresenti, come hanno fatto altri

romanzieri del Medio Evo.

[61] Modifico alquanto il testo dell'edizione Moland e d'Héricault con

l'aiuto di quello del Méon (v. la nota seguente).

[62] Questo romanzo è stato pubblicato due volte: dal Méon, secondo

il ms. fr. 26462, nel vol. I del suo _Nouveau Recueil de fabliaux et

contes_ e dai signori Moland e d'Héricault, nelle loro _Nouvelles

françoises du XIII siècle_ (1866), sui due mss. della _Chronique

d'outre mer_ che lo contengono. Quantunque il ms. 25462 sia fortemente

compendiato, contiene talvolta dei passi che mancano nell'altra

redazione, e una edizione critica dovrebbe tenerne conto.

[63] Il _Journal des Savants_ d'allora sospettò la sincerità del

traduttore (anonimo del resto) e dubitò dell'esistenza del «vieux

manuscrit gaulois», ch'egli allegava. P. Paris ha dimostrato (_Mss.

fr._, VI, 132; _Hist. litt._, XXI, 632) come fossero poco fondati

questi sospetti, spesso ripetuti in seguito.

[64] Édèle, maritata suo malgrado a Enguerrand di Saint-Valery, è

rapita da Tebaldo di Guines (che sostituisce i briganti), ma liberata a

tempo dal fedele Éberard d'Amiens; ella non pensa a uccidere il marito

e lo libera da sotto il cavallo, che cadendo gli aveva impedito di

muoversi. Ma Enguerrand sospetta di lei e suo padre l'abbandona in alto

mare in un battello senza ormeggi. Ella è incontrata da Éberard che

la conduce a terra. Durante questo tempo Enguerrand e Tommaso vengono

a duello, si uccidono a vicenda e Édèle sposa Éberard. Niente di piú

assurdo. Il romanzo del Vignacourt è riassunto nella _Bibliothèque des

romans_ (luglio 1778).

[65] Se ne trova un sunto nella _Bibliothèque des romans_ (dicembre

1776).

[66] Stampato a Parigi nel 1768. Del racconto primitivo è sparito

tutto, salvo l'episodio d'un marito schiavo dei Saraceni, che ritrova

la moglie amata da un sultano. Il La Place ha preso dal Vignacourt

il rapimento dell'eroina per opera di un rivale; costui è quello che

conduce Adele in mare contro sua voglia, ed è quello stesso che la

virtuosa Adele pugnala di sua mano all'ultimo atto.

La leggenda di Saladino · 第 4 / 5 段