[67] Il Louandre omette la vera ragione che, per la severità del conte

di Pontieu, dà il romanzo: il tentativo di omicidio della giovine sposa

contro il marito.

[68] Vale a dire la dama di Fayel, creduta amata dal castellano di

Couci, la Gabriella di Vergy del secolo XVIII (v. _Hist. litt. de la

France_, vol. XXIX, pp. 362-390).

[69] Sempre la famosa «tradizione», immaginaria qui come in mille altri

casi.

[70] Non v'è alcuna menzione di questa storia nei «trouvères du

moyen-àge», all'infuori del nostro racconto in prosa.

[71] F.-C. Louandre, _Histoire d'Abbeville_ (1844), vol. I., p.

141. — Non conosco altri poemi su questo soggetto tanto dell'epoca

moderna quanto del Medio Evo. Non v'è, almeno per quanto ne so, che

una tragedia, quella del La Place, che come si è veduto, non ha quasi

niente conservato del racconto, e un'opera in musica, quella del

Saint-Marc, che la ricorda solamente per il nome dato all'eroina.

[72] Il Citri de la Guette aveva giudiziosamente posto in margine del

brano della sua traduzione in cui si narrano le avventure della figlia

del conte di Pontieu: «Sous le règne de Philippes premier».

[73] _Nouvelles françoises du XIIIe siècle_, p. XXXVII.

[74] Giovanni di Pontieu ebbe almeno un'altra figlia e due figli, di

cui il maggiore, Guglielmo, gli successe.

[75] Tommaso di Saint-Valeri era in realtà signore di Domart (e non

_Damart_ come si legge nel _Trésor de chronologie_ del de Mas Latrie,

col. 1663); ciò prova solamente che l'autore del romanzo, il quale

era nativo di Piccardia o dell'Artois, sapeva che un signore di Domart

aveva sposato la figlia del conte di Pontieu.

[76] L'editore capisce a torto Ouessant; si tratta di Wissant, porto

del Boulonnais, altra volta attivissimo e celeberrimo, da molto tempo

arenato.

[77] L'episodio della botte, che si rinviene in molti racconti, sembra

piú primitivo; il battello è una attenuazione.

[78] Salvo che fa sposare la figlia della «Belle Chétive» al soldano di

Damasco, che ne ha Saladino, in modo che un grado è soppresso. Inoltre,

aggiunge in principio la lunga descrizione d'un torneo e nella seconda

parte il racconto delle prodezze compiute da Tibaldo al servizio del

soldano.

[79] Cosí, durante l'atto criminoso della moglie di Tibaldo, l'autore

nota che il marito di lei «la regardoit, excusant son inconvenience,

et l'amant autant qu'oncques avoit fait», e quando essa gli ha dato il

colpo che doveva ucciderlo e lo ha liberato, egli si contenta di dirle

con dolcezza: _«Refrene ta pensee variable, et jamais ne t'aviegne de

procurer la mort de celuy qui t'aime plus que nulle rien du monde»_.

(Louandre, p. 61, 62).

[80] Si vegga, per esempio, l'apostrofe a Febo, Eolo, Morfeo, Oceano,

cui si rimprovera di lasciar commettere l'odioso delitto che si compie

in presenza loro. Il ms. 12572 (fol. 136 V) reca come il testo del

Louandre _Solus per Eolus_ e _Octeanus per Oceanus_, prova cotesta

che i due manoscritti di _Jean d'Avesnes_ risalgono senza dubbio a una

stessa copia.

[81] Nella narrazione della signora di Gomez, abbandonando il soldano

d'Almeria, la fuggitiva gli lascia il figlio che aveva avuto da lui;

non è detto che questo figlio sia stato l'antenato di Saladino.

[82] V. _Baudouin de Sebourc_, I, 33, 61, 383; II, 155,392; il Bastart,

v. 6636 ss. Il passaggio di _Godefroi de Bouillon_, quantunque

meno esplicito, ci mostra che anche l'autore di questo poema aveva

l'intenzione di narrare il viaggio di Saladino in Francia, dacché

menziona _Chauveigni_ (ms. ediz. _Changevin_) «qui cloche du talou»

(v. 22801), cioè l'eroe di un episodio che è in stretto rapporto col

viaggio: al torneo di Cambrai, del quale sarà parlato in seguito,

Chauvigni ricevette una ferita alla gamba, che lo rese zoppo.

[83] Ne esiste una redazione rimaneggiata posteriore d'una quindicina

d'anni; non ne differisce che per questa parte.

[84] Louandre, p. 70. Seguo per il riassunto l'analisi del Louandre,

raffrontando il testo dei brani citati con quello del ms. 12572.

Saladino ha anche l'intenzione di paragonare la religione cristiana con

la musulmana e di scegliere la migliore.

[85] Qui si pone l'aneddoto dei poveri (cfr. p. 20), che, con lo

stupore che gli ispirano l'adorazione del papa e la confessione (cfr.

pp. 19-20), risolvono Saladino a non abbracciare il cristianesimo.

[86] Piú tardi, parlando degli amori di Saladino, vedremo il seguito di

questo episodio.

[87] Anche la sua peregrinazione somiglia assai da vicino a quella di

Cornumarant. Vi è anche una confusione completa dei due personaggi nel

racconto di Jacopo della Lana, commentatore di Dante (v. P. Rajna,

_Romania_, VI, 364): Saladino, come il re di Gerusalemme, è sotto

l'impressione di una «sort»; gli è stato predetto che Goffredo di

Bouillon l'ucciderebbe (si vegga la confusione); volendo prevenirlo,

giunge a Parigi in abito da pellegrino; cammin facendo è riconosciuto

da un abate, come Cornumarant, e, come costui, vittima d'una specie

di mistificazione che gli fa creder Goffredo invincibile. Ma Jacopo

aggiunge alla storia uno scioglimento che si trova soltanto in lui:

Saladino, quando vuol ritornare in Siria, è arrestato e posto in una

prigione, dove muore.

[88] Può leggersi, insieme con le altre novelle dell'_Avventuroso

Ciciliano_, non solo nell'edizione del Nott (Firenze, 1832), ma

nell'interessante _Libro di novelle antiche tratte da diversi testi_

pubblicato da F. Zambrini (Bologna, 1868).

[89] Cioè il conte d'Artois (si vede piú tardi che Arras è la sua

residenza). Che vi sia qui una vaga reminiscenza della battaglia di

Mansourah, in cui il re di Francia fu fatto prigioniero e suo fratello

il conte d'Artois ucciso?

[90] Qui ha luogo il racconto già riferito (p. 23) della longanimità

del signore dei Cristiani.

[91] Questa circostanza e il nome di Hugues (Ugo) dato all'eroe di

questa storia possono far credere ch'essa ci rappresenti una forma

appena riconoscibile dell'aneddoto relativo a Ugo di Tabarie.

[92] Anche il Boccaccio, nella novella citata piú innanzi, osserva che

parlava perfettamente _latino_, cioè italiano.

[93] Rajna, _l. c._

[94] In se stessa la novella appartiene al ciclo del «Retour du mari».

Il Rajna ha mostrato assai bene che esisteva un rapporto molto stretto

tra la versione del Boccaccio e quella che ci offre un «miracolo» di

Cesario d'Heisterbach. Quanto a Saladino, non ha che un rapporto del

tutto fortuito con la storia, e senza dubbio dovuto al beneplacito del

Boccaccio. Tuttavia l'avervelo introdotto prova come l'idea dei suoi

segreti viaggi nei paesi cristiani fosse familiare a tutti. Devesi

altresì notare come egli abbia a sua disposizione un «nigromante»

che, sotto i suoi ordini, opera dei veri prodigi: il saggio, valente

e magnifico Saladino diviene in tal modo una specie di Salomone con

potere sugli spiriti.

[95] Si è veduto piú innanzi (p. 46, n. 1) in Jacopo della Lana un

altro riconoscimento, il quale ebbe i concatenamenti previsti; però non

è, come ho detto, che un adattamento dell'avventura di Cornumarant.

[96] Un'altra storiella di Saladino costituisce la XXV novella di

Patronio; avrei potuto citarla accennando alla generosità del sultano.

Il conte di Rovena, suo prigioniero, marita sua figlia (su questo

matrimonio è stato consultato in prigione), secondo il suo consiglio;

in seguito a ciò, suo genero riconoscente lo libera, e tutti e due

ritornano nel loro paese, carichi di doni offerti da Saladino.

[97] Ms. 12572, fol. 75 r.º Il riassunto del Louandre (p. 68) è qui

insufficiente.

[98] Questa regina di Cipro non può del resto essere che Isabella,

figlia del re di Gerusalemme Amauri, maritata successivamente ad

Onofrio di Toron, al marchese Corrado di Monferrato, al conte Enrico di

Champagne e in ultimo ad Aimeri o Amauri di Lusignano, re di Cipro alla

morte del fratello Guido. È vero che essa fu regina di Cipro solo alla

morte di Saladino, ma le novelle di questo genere commettono ben altri

traviamenti cronologici.

[99] Louandre, p. 83; ms. 12752, fol. 246.

[100] _Baudouin de Sebourc_, vol. II, p. 392.

[101] _Récits d'un ménestrel de Reims_, § 6-12.

[102] È in questa cronaca (ms. B. N. fr. 5003) che si trova

specialmente una delle redazioni della celebre leggenda di Blondel e

di Riccardo Cuor di Leone. Contiene anche molti estratti di canzoni di

gesta. V. _Romania_, vol VIII, p. 633.

[103] Che gli domandava d'andare ad assediare città saracene; ciò è

preso da Guglielmo di Tiro.

[104] Qui ha luogo il deviamento del fatto storico che s'incammina

verso la sua trasformazione favolosa: Aliénor, secondo Guglielmo di

Tiro, voleva restare con Raimondo e non andare a raggiungerlo; Luigi

non ebbe a ritenerla, ma a rapirla.

[105] Ms. fr. 5003, fol. 180 v.º

[106] D. Bouquet, vol. XII, p. 119.

[107] Ms. fr. 1799, fol. 16 v.º.

[108] Semplicemente secondo il Ménestrel la storia è narrata nel ms.

fr. 9222 (fol. 17), nella Cronaca di cui D. Bouquet dà un estratto

(vol. XII, p. 229), in Giovanni des Preis (vol. IV, p. 396), nella

cronaca di P. Cochon (p. 3), e senza dubbio altrove.

[109] Il Fioravanti (pp. 32, 35) fa le piú singolari riflessioni su

questa storia. Vuole che il soldano del _Voyage du comte de Pontieu_

(che del resto in questo romanzo è il bisavolo di Saladino) sia

in realtà Saladino in persona, e che Aliénor, figlia del conte di

_Poitiers,_ sia in fondo identica alla figlia del conte di _Pontieu_.

Tuttociò non ha il minimo fondamento, e l'autore infiora i suoi

ragionamenti di errori d'ogni genere.

[110] V. l'interessante studio del Tamizey de Larroque sopra Aliénor di

Poitiers nella _Revue d'Aquitaine_, 1864, specialmente a p. 314. Oltre

gli antichi storici, egli cita tra i moderni Michaud e Ang. Thierry; ma

per errore egli vi aggiunge il Michelet, che parla solo di Raimondo.

— Notiamo qui che si è spesso ripetuto che Matteo Paris aveva anche

accusato Aliénor d'aver avuto per amante un figlio del diavolo; ma ciò

è molto probabilmente un errore. Nel testo a stampa (_Chron. majus_,

ediz. Luard, vol. II, p. 186, _s. a._ 1150) si legge: _Diffamata est

de adulterio, etiam cum infideli, et qui genere fuit diaboli_; ma

bisogna senza dubbio leggere _quod_ per _qui_: è Aliénor stessa che

si accusava d'essere di razza diabolica (V. il Ménestrel de Reims e i

curiosi passaggi citati da Paolo Meyer, _Notices et Extraits des mss._,

vol. XXXII, part. 2, pp. 64, 68, 70), e anche là v'era senza dubbio una

confusione col suo secondo sposo: l'origine satanica dei Plantageneti

era leggendaria.

[111] Come fa notare il De Wailly nel suo _Sommaire critique_, non vi

era allora alcun signore di Baru (Beyruth): la tradizione intendeva

certamente Balian d'Ibelin, il cui figlio Giovanni fu sire di Barut,

e che era, come Raimondo, uno dei nemici del re Guido. Il marchese di

Monferrato sarebbe Guglielmo II il vecchio, che fu fatto prigioniero

da Saladino; ma si tratta piuttosto di suo figlio il celebre Corrado,

trasformato in traditore a causa della sua ostilità contro Guido di

Lusignano. Il signore di Sayette è Rinaldo; non si sa chi bisogna

intendere per il _bail_ o _bau_ d'Escalona; Ernoul dice espressamente

(p. 184) che non vi era alcun governatore in questa città.

[112] È facile riconoscere in questi nomi quelli che aveva dati

il Ménestrel; _Liban_ viene da una cattiva lettura di _li baus_,

nominativo di _le bau_; _Pierre e Poru_ sono fantastiche addizioni del

rimatore.

[113] È curiosissimo di ritrovare in parte le stesse cose nella

narrazione della caduta del regno di Gerusalemme che fa Roberto di

Clari, secondo i racconti orali (§ 33).

[114] Questo nome solo e il suo posto nella serie dei re lo

ravvicinano a Baldovino II di Bourg. In un punto, il romanzo dice

che, «selon aulcuns», era colpito dalla lebbra (fol. 167 v.º), ciò che

l'identificherebbe con Baldovino IV.

[115] Vi fu infatti un combattimento assai serio alle fontane di

Saforia (v. Ernoul, p. 97), e, ciò che è veramente curioso, il nostro

romanzo, cosí lontano da una narrazione autentica, racconta qui un

aneddoto sopra l'illuminazione del campo de' Cristiani che sembra

imitato dalla cronaca d'Ernoul (p. 100). Il poeta aveva senza dubbio

gettato qua e là uno sguardo sui testi storici (fol. 169 r.º).

[116] Il romanzo qui narra che Saladino concepí per Guglielmo de la

Chapelle un'ammirazione tale da mandargli in dono uno dei suoi migliori

cavalli (ciò richiama l'aneddoto relativo a Riccardo che sta per essere

narrato) e cercò, ma invano, dì persuaderlo ad entrare al suo servizio,

promettendogli di colmarlo di onori.

[117] Altrove (p. 20, n. 2, e pp. 49-50) ho parlato brevemente del

piccolo episodio relativo all'assedio d'un castello, situato vicino

ad Antiochia, in cui si trovavano sole donne, e della cortesia usata

da Saladino verso di loro. Tutta questa parte del romanzo mostra il

carattere di Saladino sotto la sua piú bella luce.

[118] Cosí pure, naturalmente, nella traduzione latina (_Itin.

Ricardi_, ediz. Stubbs, p. 419).

[119] Sarebbe il vero nome da dare al corpo di cronache d'oltremare

generalmente unite alla traduzione di Guglielmo di Tiro e indicate

assai infelicemente sotto il nome d'_Eracle_. Rimando all'edizione

dell'Accademia.

[120] D. (ms. di Lione), p. 195.

[121] Duro di bocca, pronto a fuggire (v. Godefroy).

[122] Ms. _arassies_, che il glossario traduce per «calmo, tranquillo».

[123] Le parole e le lettere che ho supplito sono indispensabili per il

senso di questa frase.

[124] «Marescalco ferratore» secondo il glossario.

[125] _Eschaillons_ (con questo senso manca nel Godefroy) significa

i denti canini d'un cavallo (v. Cotgrave, s. v. _escaillon_): il

dizionario francese-tedesco del Sachs dà pure _écaillons_ in questo

senso (in it. _scaglioni_); per conseguenza i _gisanz_ designano anche

i denti, come del resto è naturale nella circostanza. Il glossario

dell'edizione traduce a torto _escaillon_ per «la parte del cavallo che

lo rende stallone» (cosa vorrebbe dire allora il plurale?) e _gisanz_

per «testicoli».

[126] Il De Mas Latrie, ingannato dalla lezione oscura del ms. e

dell'edizione, l'attribuisce a Safadin (_Ernoul_, p. 282, n.).

[127] _Ernoul_, p. 281; _Histor. des croisades_, vol. II, p. 182.

[128] V. _Hist. litt. de la Fr._, vol. XXIII, p. 162; A. d'Ancona,

_Studj_, p. 335.

[129] Al contrario, nel III dei _Conti di antichi cavalieri_,

la generosità di Saladino è presentata come perfettamente leale

(Fioravanti, p. 18).

[130] Ms. 12572, fol. 30 v.º, 250 v.º L'analisi dello Chabaille omette

il primo episodio. Qui la scena ha luogo in Inghilterra ed è collegata

col racconto del _Pas Salhadin_ (v. piú sopra).

[131] È curioso incontrare un ricordo cosí preciso in un romanzo tanto

lontano da ogni verità storica; infatti, Ambrogio ci parla spesso

dell'eccellente cavallo Fauvel tolto all'imperatore di Cipro, e montato

di preferenza da Riccardo.

[132] La parte della spione si trova nel _Pas Salhadin_ e in _Jean

d'Avesnes_, che ci rappresentano due derivazioni indipendenti di

pittore che offrivano grandi differenze. Il nome di _Tornevent_ è dato

da Giovanni des Preis (IV, 396) allo spione, il quale, dall'alto delle

mura di Acri assediata, nomina a Saladino i principali combattenti

cristiani; è personaggio imitato dal Ménestrel de Reims (§ 55), se

bene in questo e anonimo. Il nome d'_Espiet_ si trova nel romanzo di

_Maugis_.

[133] _Itin. Ric._, p. 415.

[134] Ciò fa credere che Riccardo avesse egli stesso fatto

rappresentare questa impresa, dacché la troviamo dipinta presso suo

nipote Enrico III (v. Hardy, _A description of the close rolls in the

Tower_, London, 1833).

[135] Il Trébutien ha citato le _Chroniques_ secondo un manoscritto da

lui non indicato, senza dubbio il ms. fr. 1799, di cui mi sono servito

piú innanzi.

[136] Può recar meraviglia che questo nome sia omesso precisamente

nelle _Chroniques de Flandres_: dipende da ciò, che il compilatore

aveva raccontato prima la morte del conte Filippo, avvenuta nel 1191.

[137] Gli dà anche una parte del tutto preponderante, essendo Andrea di

Chauvigni uno degli eroi piú in vista del poema cui appartiene questo

brano.

[138] V. ciò che è detto piú innanzi, in una delle versioni della

storiella del cavallo mandato a Riccardo, del _toron_ (poggio,

eminenza) sul quale il re d'Inghilterra stava coi suoi compagni.

[139] _Le Pas Salhadin_ publié par G. S. Trébutien (Paris, 1836,

in-8º). L'esame delle rime del poema attesta che è stato composto nella

regione del nord-est della Francia. Potrebbe anche essere del secolo

XIV, considerato le stato avanzato della lingua; sembra tuttavia che

l'autore avrebbe menzionato, se avesse scritto dopo il 1297, la perdita

degl'ultimi possedimenti de' Cristiani in Siria. V. Le Clerc (_Hist.

litt._, vol. XXIII, p. 492) dice anche che, secondo il poema, «i

pellegrini potevano ancora liberamente penetrare in Palestina»; ma io

non vi posso trovare niente di simile.

[140] Si rinviene, se non m'inganno, nel testamento del Prince Noir

(non posso verificare questo ricordo), la menzione d'una tappezzeria su

questo soggetto che possedeva l'illustre pronipote di Riccardo.

[141] Froissart, nel suo _Prologue_, a fianco dei nove prodi e dei

dodici pari di Francia che combatterono a Roncisvalle, cita come

modello di prodezza per i valorosi «les douze chevaliers compagnons qui

garderent le pas contre Salehadin».

[142] Noi abbiamo visto piú innanzi che, per la storia della perdita di

Gerusalemme la quale gli serve di preambolo, il poeta ha fatto uso dei

racconti del Ménestrel de Reims; probabilmente non ha avuto altra fonte

propriamente detta.

[143] Filippo non assediò mai Sur, rimasta in potere dei Cristiani.

[144] V. Le Clerc (l. c.) si domanda «se si tratta d'una delle gole

della piccola Armenia». Ciò vuol dire prendere questi racconti troppo

sul serio, e d'altronde la piccola Armenia è lontana da Sur.

[145] Lo sceglie come terzo. La leggenda sviluppata in Francia rimanda

sempre piú indietro Riccardo, come pure introduce Filippo.

[146] Ms. 12572, fol 242 r. Tutto questo episodio è assai accorciato

nel sunto dello Chabaille. L'intera avventura è annunziata secondo

l'uso, in _Baudoin de Sebourc_ (vol. II, p. 155), e il poeta ha cura

di dire, terminando questo riassunto: «Ensi con vous orrés ou livre

retraitier».

[147] Ms. 12572, fol. 252. I principi di questi amori e della nascita

di Polis si trovano in parecchi luoghi delle rame anteriori del poema.

V. p. es. _God. de Bouillon_, v. 22802; _Baud. de Seb._., v. 6543.

[148] Questo particolare non è in _Jean d'Avesnes_, che qui è assai

compendiato; lo prendo dalla fonte che sarà indicata nella nota finale

di questo articolo.

[149] _Jean d'Avesnes_, p. 87.

[150] Questo assedio di Damasco, con questa vaga accusa di tradimento

contro uno dei capi che vi presero parte, potrebbe essere una

reminiscenza assai alterata dell'assedio posto a Damasco, nel 1148, da

Luigi VII e dall'imperatore Corrado, nel quale assedio i Cristiani di

Gerusalemme sembrano aver avuto con gli assediati una intesa segreta

che ebbe per risultato la cattiva riuscita delle operazioni.

[151] V. qui sotto. Questo personaggio è annunziato in _Baudouin de

Sebourc_ (vol. II, p. 263) e nel _Bastart de Bouillon_ (v. 6294).

[152] Confusione evidente: Safadin, o Malek-Adel, che fu soldano dopo

Saladino, era fratello e non figlio suo.

[153] Ms. 12572, fol. 258 v. Avevo appena terminato questo studio

che un lavoro del signor Vallois, inserito nel volume IX (1881) delle

_Mémoires des antiquaires du Centre_, indicatomi dal signor Augusto

Longnon, mi ha fatto conoscere, per ciò che concerne le avventure

di Andrea di Chauvigni, una redazione in prosa dell'antico poema,

indipendente da _Jean d'Avesnes_, e piú fedele, almeno verso la fine.

Io non posso fermarmi qui su questo testo, sul quale ritornerò in altra

occasione; da esso (v. p. 74, n. 1) ho preso un particolare omesso nel

riassunto di _Jean d'Avesnes_.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

La leggenda di Saladino · 第 5 / 5 段