A. dell'E. C. 1502. La città di Aix, ed altri luoghi della
Provenza in Francia furono in quest'anno devastati dalla peste; e
contemporaneamente ne fu desolata la Puglia (_Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1503. La peste ha di nuovo regnato nell'anno 1503 sul
territorio della Repubblica di Ragusi. F. Serafino Razzi nella sua
storia di Ragusi narra quanto segue, intorno il contagio di detto anno.
«Nell'anno 1503 fu portata la peste da Barletta nell'isola di Calamota,
da Alessandria fu recata a Giuppana, e da Chioggia fu portata a Canali;
ma per la Dio grazia e per le buone guardie non penetrò nella città».
A. dell'E. C. 1504-505-506. Nel mille cinquecento quattro scoppiò
la peste nella città di Marsiglia con estremo furore; si propagò nel
territorio; durò tre anni, e vi spense gran numero di quegli abitanti
(_Papon, op. cit._) Questa peste è succeduta ad ardentissimi calori
nell'atmosfera, e ad un'estrema penuria delle biade.
A. dell'E. C. 1506-507. Nelle provincie Turche Bossina, Erzegovina, ed
Albania, confinanti col territorio di Ragusi e con quello di Cattaro
appartenente alla Albania Veneta, vi ebbe a quest'anni peste fierissima
e sterminatrice. Grandissima ne fu la mortalità fra quelle misere
popolazioni suddite degli Ottomani. Continuava pur la peste a menar le
sue stragi nella Puglia, e s'era ivi riprodotta. I Ragusei attorniati
da ogni parte dallo spaventevole contagio, avendo cautamente provveduto
alla loro difesa coll'impedire rigorosamente ogni comunicazione sì per
la via di terra, che per quella di mare, co' paesi infetti, ottennero
di preservarsi dal contagio. I magistrati, che presiedevano al governo
di Cattaro, meno cauti, o meno fortunati dei Ragusei, videro il loro
paese in preda alla peste, la quale s'era propagata dalla vicina
Turchia. In ispezieltà nel mese di Giugno del 1507 v'ebbe nella
città di Cattaro grande mortalità. In cinque giorni sono morti più
di quattrocento persone; e in pochi istanti il contagio si sparse per
tutte le contrade della città, ed invase i villaggi circonvicini. Nel
tempo stesso la fame desolava quelle popolazioni, ed immolava nuove
vittime, le quali forse sarebbero state risparmiate ai furori del morbo
(_Marino Gondola Annali della nobilissima città di Ragusa an. 1507._).
A. dell'E. C. 1509. In quest'anno vi fu peste terribile e devastatrice
nella Carniola. Nel tempo della peste avvenne pure in quella provincia
uno spaventevole terremoto (_Papon. l. cit._).
A. dell'E. C. 1510. La peste afflisse crudelmente in quest'anno la
Francia, e particolarmente la città di Parigi. Il Lebenswaldt accenna
essere stato questo contagio molto più esteso in Europa, ed avervi
ucciso una immensa moltitudine di persone, togliendo di vita in
brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine.
Egli di più indica, che i sintomi, che per l'ordinario accompagnavano
il morbo, erano un veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti
carbonchi sotto le orecchie. Riferisce il Palmario essersi osservato in
detta pestilenza che le sottrazioni sanguigne ed i purganti riuscivano
costantemente di manifesto nocumento; mentre all'incontro l'esperienza
ha mostrato utilissimi i così detti cordiali, o sia medicamenti, o
sia tratti dalla classe degli alimenti (_Julius Palmarius de morbis
contagiosis p. 503. 507._).
A. dell'E. C. 1511. Il Fracastoro fa menzione della peste, che circa
quest'anno operò grandi stragi a Costantinopoli (_Fracastor. de
contagiis lib. III. cap. 7._).
A. dell'E. C. 1513. La città di Crema, stretta d'assedio dai Milanesi,
fu in quest'anno travagliata dalla peste (_Francesco Guicciardini
Storia d'Italia lib. XI._). Probabilmente questa non fu che una grave
malattia tifica prodotta dalle calamità e dai disagi della guerra.
A. dell'E. C. 1515. In quest'anno si è riacceso il contagio
pestilenziale in Germania, e vi continuò due anni (_Papon. l. cit._).
A. dell'E. C. 1522-23-24. Ripullulata la peste in Italia nel 1522
si propagò rapidamente in parecchie città, e luoghi di quel regno,
imperversando or qua or là un intero triennio con molta ferocia, senza
mai dar tregua e riposo. A Roma specialmente, sin che furon neglette
le necessarie precauzioni e discipline necessarie ad arrestarla,
o praticatevi troppo tardi, incrudelì nell'anno 1524 con fierezza
maggiore dell'ordinario (_Gratiol. Catalog. Pest. Guicciardini Hist.
lib. XI. XII. XV. Paul. Giov. lib. XXI._). Nell'anno stesso 1524 presa
dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, furono, per
il commercio delle cose saccheggiate trasportate a Milano, sparsi in
quella città i semi di tanta pestifera contagione, la quale pochi mesi
dopo si ampliò tanto, che solamente in Milano tolse la vita a più di
cinquanta mille persone (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XV._).
Nell'anno 1523 secondo il Lebenswaldt si è spiegata di nuovo la peste
nella Germania, ed in quell'anno, e nel susseguente 1524 travagliò in
ispezial modo Vienna, Norimberga, ed Augusta.
A. dell'E. C. 1525. I paesi dell'Insubria situati lungo la sponda
del Ticino e del Po furono in ispecial modo e crudele afflitti dalla
peste. Si narra che nell'attual corso di pestilenza sia perito un
terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di
cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi
fiumi, ov'erano stati sommersi, ivi terminarono il loro corrompimento,
sollevando nell'aria funeste nubi di putride esalazioni (_Georg.
Agricola de Peste ec._).
A. dell'E. C. 1526-27. Incrudeliva la peste fieramente in Italia,
quando nel 1526 col mezzo di alcune mercanzie provenienti da Ancona
furono portati in Ragusi i funesti semi del micidiale contagio.
Questo in pochi giorni si propagò in tutta la città e nel territorio,
e vi fece orribili stragi; per modo che nello spazio di circa venti
mesi, che durò tal pestilenza, fra la città e il contado sono morte
da circa ventimila persone, delle quali otto mille entro i recinti
della città. Riporto uno squarcio della storia di F. Serafino Razzi
relativo alla sopra indicata pestilenza, perchè può tornar utile ai
nazionali, e perchè vi si trovano descritti alcuni fatti, i quali in
seguito dell'opera servir possono a viemeglio provare alcune essenziali
verità[15].
Da un antico manoscritto si raccoglie che nello stesso anno 1526 vi
fu pur la peste a Spalatro (_V. Bajamonti Storia della Peste della
Dalmazia degli anni 1783-84. p. 137._).
A. dell'E. C. 1527. V'ebbe in quest'anno mille cinquecento ventisette
e nei precedenti peste terribile e struggitrice nella città di Firenze
ed in tutta la Toscana. Di essa ci lasciò una succinta, ma elegante
descrizione messer Niccolò Machiavelli, che ora mi giova di riportare.
DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE
DELL'ANNO 1527.
_di NICCOLÒ MACHIAVELLI._
«Non ardisco in sul foglio porre la timida mano per ordire sì
nojoso principio; anzi quanto più le tante miserie fra la mente
mi rivolgo, più l'orrenda descrizione mi spaventa. E sebbene il
tutto ho visto, mi rinnova il raccontarlo doloroso pianto; nè
so anche da che parte tale cominciamento fare mi deggia, e se
lecito mi fusse, da tale proponimento indietro mi ritrarrei. Il
soverchio disio nondimeno, quale ho di sapere, se ancora voi vivo
sete, romperà ogni timore. Non altrimenti che si resti una città
dagl'infedeli forzatamente presa, e poi abbandonata, si truova
al presente la misera Fiorenza nostra. Parte degli abitatori,
siccome voi, la pestifera mortalità fuggendo, per le sparte ville
ridutti si sono, parte morti, parte in sul morire; inmodochè
le cose presenti ci offendono, le future ci minacciano, e così
nella morte si travaglia, nella vita si teme. O dannoso secolo,
o lagrimabile stagione! Le pulite e belle contrade, che piene di
ricchi, e nobili cittadini esser solevano, sono ora puzzolenti,
e brutte, di poveri ripiene; per la improntitudine de' quali e
paurose strida, difficilmente e con timore si va. Sono serrate
le botteghe, gli esercizj fermi, i Fori tolti via, prostrate le
leggi. Ora s'intende questo furto, ora quell'omicidio; le piazze,
i mercati, dove adunarsi frequentemente i cittadini soleano,
sepolcri son ora fatti, e di vili brigate ricettacoli. Gli uomini
vanno soli, e in cambio di amica, gente di questo pestifero morbo
infetta si riscontra. L'un parente seppure l'altro truova, o il
fratello il fratello, o la moglie il marito, ciascuno va largo.
E che più? Schifano i padri e le madri i propri loro figliuoli,
e gli abbandonano. Chi fiori, chi odorifere erbe, chi spugne,
chi ampolle, chi palle di diverse spezierie composte in mano
porta, o per meglio dire al naso sempre tiene; e questi sono i
provvedimenti. Sonci certe canove ancora, ove si distribuisce
pane, anzi per ricorre gavoccioli si semina. I ragionamenti
ch'esser solevano in piazza onorevoli, e in mercato utili, in
cose miserabili e meste si convertono. Chi dice: il tale è morto,
quell'altro è malato, chi fuggito, chi in casa confitto, chi allo
spedale, chi in guardia, chi non si truova, e somiglianti nuove,
atte colla sola immaginazione a fare Esculapio, non che altri
ammorbare. Molti vanno ricercando la cagione del male, ed alcuni
dicono: gli astrologi ci minacciano: alcuni: i profeti l'hanno
predetto; chi si ricorda di qualche prodigio, chi la qualità del
tempo e la disposizione dell'aria atta a peste ne incolpa, e che
tal fu nel 1348 e 1478 ed altre di tal maniera cose; immodochè
d'accordo tutti concludono, che non solo questa, ma infiniti
altri mali ci hanno a rovinare addosso. Questi sono i piacevoli
ragionamenti, che ad ogni ora si sentono; e benchè con una sola
parola dinanzi agli occhi della mente questa nostra miserabile
patria porre vi potessi, dicendovi che di vederla tutta dissimile
e diversa da quella che veder solevi già, v'imaginassi (che
niuna cosa meglio che tale comparazione in voi medesimo fatta
dimostrarlavi potrebbe) voglio nondimeno che considerare più
particolarmente la possiate; perchè la cosa immaginata alla verità
di quello che s'immagina al tutto mai non aggiugne. Nè mi pare
da potervela dipignere con migliore esemplo che col mio; perciò
vi descriverò la vita mia, acciò da essa possiate tutta quella di
qualunque altro misurare........».
Questa peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze dall'anno 1522
a tutto il 1527. Di essa vi perirono più di 200 mila persone nel solo
dominio della Repubblica Fiorentina. (_Ne fanno menzione il Varchi e
varj altri Cronologisti_).
Nell'anno mille cinquecento ventisette fierissima peste spopolò la
Puglia, ed altri paesi circonvicini (_Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1527-28-29. Nel medesimo anno mille cinquecento
ventisette erano venute in Roma col marchese dal Guasto molte truppe
tedesche e spagnuole, le quali restarono ivi esposte alla pestilenza,
la quale già incominciata, vi fece un gravissimo danno, e che fu più
fiera e più funesta nell'anno successivo. La pestilenza era anco
penetrata in castel s. Angelo con pericolo grande della vita del
pontefice Clemente VII, intorno al quale morirono alcuni di quelli che
servivano la sua persona. (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XIX._).
Nell'anno 1528 attivandosi la città di Napoli strettamente assediata
dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza; la
quale si appiccò anco all'esercito degli assedianti per contagione di
gente uscita di Napoli. Lo stesso Lutrech ne fu preso, e guarì, mentre
Valdemonte altro capitano, da questo morbo perì. L'esercito ne andò
per la contagione molto scemato e pressocchè distrutto. (_Guicciardini
l. c._). In detto anno 1528 incrudelì fieramente la peste sì a Napoli,
che a Roma, che quelle due illustri città perdettero gran numero
de' suoi abitatori. Continuò la contagione nel seguente anno 1529.
Si tenne conto, che in due anni a Napoli andarono estinti da questa
pestilenza più di sessanta mila persone (_Giannone Storia Civile del
Regno di Napoli_). Assicura poi il Bugati che a Roma perirono da nove
decimi di quella popolazione; il che pare esagerato con ogni evidenza.
Checchè però ne sia, prova che gravissima ne sia stata la mortalità, e
sommamente fiera e maligna l'indole del morbo.
A questo tempo, cioè nel mille cinquecento ventisette, ventotto, e
ventinove, quasi tutta l'Italia fu in preda a fierissima pestilenza.
Alle stragi, che faceva la peste, vi s'aggiunsero quelle della
guerra. Le devastazioni e le crudeltà commesse in Italia dalle armate
del contestabile di Borbone procedetter del paro con quelle della
pestilenza; e siccome della sfrenata licenza de' soldati si riconobbe
esserne stato cagione il lor capitano, così dei disagi della guerra si
tenne effetto la pestilenza; perciò tutte le calamità, che a quest'anni
si riunirono a desolare l'Italia, al solo contestabile di Borbone
furono imputate (_Paul. Jov. Hist. lib. XVI.; Guicciard. Storia d'Ital.
lib. XIX.; Andr. Gratiol. Catalog. Pest.; Fracastor. lib. II. cap.
7._).
Nello stesso anno 1529 la peste recò innumerevoli danni nell'Ungheria
e nella Germania. (_Mambrin. Roseo Lib. II.; Gratiol. Catalog. Pest.;
Papon. Chronolog. ec._). Confrontando però le narrazioni degli autori,
che dette pestilenze descrissero, sembra che in Ungheria vi fosse
effettivamente in quest'anno la vera peste, portata dalle armate
Turche, comandate dal feroce Solimano, le quali, oltre all'aver
devastato il paese, vi sparsero i fatali semi della pestilenza; e
sembra del pari che in Germania il morbo dominatore fosse la _Febbre
sudatoria Epidemica_, ossia il così detto _Sudor Anglico_, compreso
sotto il nome generale di peste; del quale abbiamo già fatto menzione.
Nell'anno medesimo 1529 si manifestò la peste anco nella città di
Lesina in Dalmazia, la quale riuscì tanto più pericolosa e funesta
quanto è a dire che nel principio non fu conosciuta. Dopo aver
serpeggiato occulta per qualche tempo si diffuse rapidamente in tutte
le contrade della città fra tutte le classi degli abitanti. Quella
Magistratura Sanitaria, fatto trar fuori della città gl'infetti, gli
ha confinati sullo scoglio di Sdoilza un miglio distante dalla città.
Questa pestilenza durò circa sei mesi (_Memoria tratta da un antico
MS. di Alessandro Gazzari esistente presso un raccoglitore di cose
patrie_).
Dalle sovrasposte cose si raccoglie, che la pestilenza in questi ultimi
tempi regnò in Italia otto anni di seguito; cioè dal 1522 al 1529.
In tutto questo spazio che durò la malattia in Italia, assicura il
Falloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati, i quali
furono disanguati, morirono, mentre ne guarirono molti di quelli, coi
quali non si usò del salasso.
A. dell'E. C. 1531. Nel Portogallo regnando Giovanni III infierì
terribile e micidial pestilenza, la quale devastò molte città e
castella di quel regno, e soprattutto la città di Lisbona. (_Spondan.
hoc. anno; et Pontan. de rebus memorabil. Georg. Agricola lib. de
Peste; Gratiol. Catalog. Pest._).
Dal 1528 fino il 1532 in una gran parte di Europa vi ebbe di eccessivi
calori a tale, che sembrava la state essersi prolungata cinque anni
continui. Nel 1629 nel giorno 31 Ottobre una parte dell'Olanda, della
Zelanda, delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano.
A. dell'E. C. 1533-34. Nel giorno 27 Marzo dell'anno mille cinquecento
trentatrè si manifestò nuovamente la peste in Ragusi, recatavi dalla
Turchia per ragione di alcune merci. Durò la maggiore sua furia fino
al 4 Luglio appresso. Indi cominciò a declinare. Non estinta però
del tutto, riaccendevasi di tratto in tratto. Durò così per altri 16
mesi incirca. Nel corso di questa pestilenza sono morti quarantasei
individui del corpo de' nobili, e da circa due mila seicento delle
altre classi. In mezzo a tale calamità, per ottenere da Dio salute
fattosi voto dai Ragusei, si fabbricò una chiesa consacrata a Maria
Santissima nel sito medesimo, ove giaceva la casa, in cui era scoppiata
la prima scintilla del morbo. Riconosciutosi che la partenza del
rettore e del senato dalla città cagionava maggiori danni, si decretò
che nessun ne partisse. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle
guardie, nel provvedere ai bisogni, e nell'ajutare gl'infermi, la peste
declinò più presto dalla sua naturale ferocia (_Serafino Razzi Storia
di Ragusi p. 107._).
A. dell'E. C. 1540. La peste in quest'anno devastò la Polonia (_Papon.
op. cit._) e nello stesso anno recò molti danni nel ducato di Munster
nella Slesia (_Adami Bibl. Loimic._).
Pur nello stesso anno 1540 la città di Ragusi venne ancor desolata da
un doppio flagello, cioè dalla carestia e dalla peste, che succedette
poco dopo alla fame. La contagione pestilenziale si sviluppò nel Marzo
1540, e continuò ad infierire per molti mesi fino al 1541. Moriron
di essa da cinquanta individui del corpo nobile, oltre a quattromila
e cinquecento persone delle altre differenti classi de' cittadini, e
della plebe. In questo numero fur compresi pur quelli, che moriron di
fame (_F. Serafino Razzi Storia di Ragusi an. 1540. p. 236._).
A. dell'E. C. 1542. Secondo il P. Kirchero v'ebbe in quest'anno
atrocissima peste a Costantinopoli; e da tale calamità andò
contemporaneamente afflitta la Germania, peritavi dal contagio la
maggior parte delle truppe imperiali nella spedizione Ungarica contro i
Turchi. (_Kircher.; Lebenswaldt op. cit._).
A. dell'E. C. 1543. A Stagno, picciola città appartenente una volta
alla Repubblica, ora al Circolo di Ragusi, v'ebbe in quest'anno peste
tanto atroce e funesta, che secondo lo storico Razzi vi perirono nove
decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere
stata una volta florida e ben popolata, ora è misera e pressochè
spoglia di abitatori.
A. dell'E. C. 1544. Il Papon nella sua cronologia delle pesti fa
menzione di una terribile pestilenza, che in quest'anno travagliò
l'Inghilterra, la Germania, e la Francia. È facile (come altrove si
avvertì), che gli autori abbiano chiamato col nome generico di peste
alcune gravi epidemie tifiche, od altri morbi d'indole contagiosa e
maligna. Ora però è impossibile di ben chiarirsi di questi fatti.
A. dell'E. C. 1546. Peste del pari fierissima in quest'anno nella
Provenza, secondo lo stesso autore.
Nello stesso anno 1546 penetrata la pestilenza nel territorio del
Narenta in Dalmazia, si propagò in diversi luoghi confinanti col
tener di Ragusi. Ma ben custodito il cordone di guardie apposte alla
difesa del paese di Ragusi, la peste non penetrò nelle terre di quella
Repubblica (_Seraf. Razzi Storia della Repubblica di Ragusi p. 265._).
A. dell'E. C. 1547. La Peste fece nuovamente immense stragi nella città
di Costantinopoli. Si narra che vi perisse ogni giorno un numero assai
grande di persone (_V. Adami Bibl. Loim. p. 155._).
A. dell'E. C. 1550. Nel mille cinquecento cinquanta s'incontra di
nuovo la peste nella città di Milano. Il Morigia nella sua storia
pretende che per essa fosse tolta quella città la metà circa della sua
popolazione (_Papon. Chronolog. des Pest._).
A. dell'E. C. 1551. In quest'anno la peste afflisse la città ed i
borghi di Sebenico in Dalmazia (_Memoria tratta dall'Archivio Civico di
quella città_).
A. dell'E. C. 1552. In quest'anno v'ebbe peste crudelissima in
Ungheria, nell'Austria, ed in varie parti della Germania. L'Italia non
ne andò esente. Quindi penetrò essa nell'esercito di Carlo V, quando le
sue armate invadevano i confini della Gallia, appunto nel tempo, che
stavano all'assedio di Metz; e vi fece orrenda strage degli abitanti,
e delle truppe. Si giudicò originata dai disagi della guerra, del
freddo, e della fame (_Andr. Matthiol. Comentar. in lib. VI. Dioscorid.
Mambrin. Roseo lib. 6.; Adami Bibl. Loimic. p. 152._).
A. dell'E. C. 1553. Peste atroce e fierissima desolò in quest'anno
la Gallia Narbonese. Tal contagione fu così veemente e micidiale,
che, secondo che ne riferisce il Valeriola, gli uomini, caminando
e discorrendo, perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine
(_Franciscus Valeriola in suis Observation, et Enarration.
Medicinal._).
A. dell'E. C. 1554. Fierissima peste regnò in quest'anno nell'Ungheria,
e specialmente nella Transilvania, e ne' circonvicini paesi. Narra
il Lebenswaldt che essa mostrava di sè un singolar fenomeno, qual era
che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che
per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle
mani, e l'un l'altro furiosamente invadeva, comunicandosi a vicenda
miseramente la contagione e la morte. (_Lebenswaldt ad Fincelium;
Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1555. In quest'anno la peste ha fieramente travagliato
la città di Padova. (_V. Bassian. Laudi de Origine et Causis Pestis
Patavinae an. 1555._).
Nello stesso anno 1555. V'ebbe peste nella Franconia (_V. Klein
Ludovic. Godofrid. Tentamen Physico-Med. de aere, aquis, et locis agri
Erbacensis_).
A. dell'E. C. 1556. La peste ha gravemente straziato in quest'anno la
città di Venezia (_V. Jo. Francisci Boccalini de Causis Pestilentiae
Venetae ann. 1556._).
Nel medesimo anno 1556 la peste si estese anco a Zara, ma vi fece poco
danno. Danno maggiore le arrecò la carestia, che a quel tempo afflisse
quella popolazione (_Tazlinger in suis Memoriis_).
Narra il Lebenswaldt aver negli anni 1554-55-56-57 inferocito in
Germania e in parecchi altri luoghi la peste, per modo che non rimaneva
più chi servir potesse a dar sepoltura ai morti. Dalla descrizione però
ch'egli ne dà, sembra piuttosto essere stato quel morbo una particolare
spezie di catarro contagioso epidemico, d'indole sommamente maligna e
pestilenziale[16].
A. dell'E. C. 1560. Per tutto quest'anno la peste afflisse crudelmente
or l'una, or l'altra parte di Europa. Riferisce il Palmario esserne
stata soprattutto da tale calamità fieramente travagliata Parigi,
dove accenna averne egli stesso superato la malattia presa in quella
occasione.
A. dell'E. C. 1564. Nell'anno mille cinquecento sessantaquattro,
secondo il Muratori, la peste infierì sì rabbiosamente sul Lionese,
nella Savoja, stendendosi ai confini degli Svizzeri, e nel territorio
de' Grigioni, che uccise in quelle bande poco meno dei quattro quinti
degli abitatori (_Muratori Lib. I. Cap. I._).
Vi ebbero in quest'anno quattro aurore boreali, una in Febbrajo; in
Settembre, in Ottobre, in Decembre le altre (_Papon. l. cit._).
In questo stesso anno 1564 la peste regnò anche nella città di Londra
(_Adami. Bibl. Loimic._).
A. dell'E. C. 1565. Nel mille cinquecento sessantacinque la città di
Amburgo andò gravemente afflitta dalla peste (_V. Jon. Bokelius de
Peste, quae Amburgensem Civitatem an. 1565. gravissime afflixit._).
A. dell'E. C. 1566. Vi fu peste in quest'anno nella città di Weimar
nella Turingia (_V. Arnold Karner, Pestbüchel._).
A. dell'E. C. 1566-67-68. Il Palmario riferisce che nel 1566 ripullulò
la peste in Parigi, la quale, secondo lo stesso autore, si propagò in
varj luoghi della Francia ne' due anni susseguenti 1567 e 68.
A. dell'E. C. 1570. Peste in quest'anno nella Stiria (_V. Constitut.
Edictal. ratione pestis eod. anno publicat._).
In un ricinto, che serviva ad uso di cimitero vicino alla basilica
di Ragusa, si rinvenne a piedi di un altare di s. Rocco la seguente
iscrizione: _Ex voto civitatis ob memoriam salutis receptae anno domini
1571_, lo che prova che circa quest'anni vi fosse stata nuovamente la
peste a Ragusi. Niente di più mi venne fatto di raccogliere intorno a
questo contagio.
Peste fierissima vi fu nel 1570 nella città di Curzola, che terminò di
distruggere quella popolazione. Finì nel 1571. (_Memoria tratta da un
antico manoscritto della città_).
A. dell'E. C. 1571-72. Vi fu in quest'anno peste violentissima a
Cremnitz, ed in altri paesi dell'Ungheria, la quale continuò anco
nell'anno seguente 1572.
Nell'anno 1572 v'ebbe pur peste a Spalatro. (_V. Bajamonti op. cit. p.
137._).
A. dell'E. C. 1572. La peste nell'anno mille cinquecento settantadue
penetrò in Germania, ed incominciò le sue offese contro la città di
Augusta, ove fece nel detto anno e nel susseguente miserando strazio di
quegli abitanti. (_Georg. Agricol. lib. de Peste_).
Nello stesso tempo si propagò il contagio nella Polonia, ed
invase tutto quel regno, recando in ogni luogo gravissimi danni
(_Lebenswaldt; Managetta; Sorbait. Pestordnung p. 8. et 9. der Wiener
Pestbeschreibung_).
A. dell'E. C. 1575-76-77. Quest'anni infieriva, come si è detto nel
1571-72, la peste nell'Ungheria. Essa v'era del pari ne' paesi della
Turchia confinanti coll'Ungheria, dove fin da quel tempo soleva essere
famigliare. In sul finir di detta pestilenza certi mercatanti alemanni
levaron di là alcune lor mercanzie, facendole per il Danubio passare
in Germania. Quindi parte trasferitane a Trento, e parte, comecchè
picciola, nella Svizzera. A Trento vi cominciò le solite sue rovine nel
1575. Calate che furon per l'Adige a Verona le mercanzie infette, qui
pure si diffuse la contagione con danno gravissimo di questi abitanti.
Da Verona il morbo passò a Mantova, dove spiegò egualmente la sua
ferocia. Circa il mese di Luglio del 1575, quando infieriva più che mai
il contagio a Trento e a Verona, un Trentino rifugiatosi a Venezia,
vi recò in quella metropoli la peste. Per errore dei medici, che non
la riconobbero, e per la soverchia fiducia de' magistrati nelle loro
opinioni, trascurate in sul principio le necessarie precauzioni di
Sanità, la peste vi cagionò in quella città di spaventevoli stragi.
Nel Dicembre del 1575 sembrava estinta, ma nel Marzo 1576 rincrudelì
con vie maggior ferocia di prima. Vi continuò tutto l'anno 1576; e nel
corso di diciassette mesi, che vi durò, perirono da circa sessanta mila
persone. I due professori Girolamo Mercuriale, e Girolamo Capodivacca
da Padova chiamati a Venezia dalla Repubblica per riconoscer la vera
natura del morbo, che già cominciava a divenire sospetto, andarono
errati nel lor giudizio con danno gravissimo de' Veneziani. Il primo
descrisse tal pestilenza nelle sue pubbliche lezioni dell'anno 1576.
La città di Padova nello stesso anno veniva pur desolata dalla stessa
pestilenza, introdottavi per ragione di mercanzie infette. Quivi
però finì alcuni mesi prima che a Venezia; nè vi menò tante stragi.
Nella Svizzera fece ancor minor male, quantunque si fusse appreso il
contagio in Zurigo, Bolzano, e in qualche altro luogo. A questo stesso
tempo (del 1575, 76, e 77) la peste, secondo il Graziolo, sortita
dalla Russia, e spezialmente dalla Livonia, invase la Sarmazia, e la
Pomerania. Giusta il concorde sentimento de' cronologi furono infette a
pari tempo l'Austria, la Transilvania, la Turingia, la Misnia con altre
Provincie Sassone, Renane, Illiriche, ed altri luoghi del Belgio; e in
Italia, la Sicilia, dove arrecò innumerabili danni, la Calabria, e le
città di Forlì, e di Milano.
I Milanesi all'udir le prime voci di peste, che vicino infieriva per
tante parti, affrettaronsi di usar buone misure di difesa, mettendo
guardie ai loro confini, per impedire, quanto era in loro, di sì
crudel nemico l'accesso; pur malgrado di ciò s'inoltrò esso nella loro
provincia, recatovi da alcuni fuggitivi di Mantova. La pestilenza si
manifestò da prima a Oleggio, indi a Nogara, Belignano, Monza; passò
quindi nella città. Quivi cominciò in Agosto del 1576, e durò sino al
finire del 1577, e vi perirono da 18,300 persone nella sola città.
Questo fu il tempo, in cui s. Carlo Borromeo, il grande arcivescovo
di Milano, con invitto animo e coraggio affrontò ogni pericolo,
dando prove assai chiare delle sublimi virtù, proprie soltanto
della religione di Cristo. I poveri ne furono largamente soccorsi
e provveduti; la carità e la pietà recaron per tutto consolazione
e conforto all'acerbità di tante sciagure. Si adottò l'uso della
quarantena generale, ed altre sagge precauzioni e discipline, che
prescrisse l'ufizio della Sanità, secondo che dava quel tempo. Ma
siccome pur troppo alcune altre pratiche distruggevan le prime; così
non se ne aveva un compiuto effetto; e la peste vi durò più di quel
che doveva. I nobili, i ricchi, i potenti collo stesso Governatore
si ritirarono nelle castella, e ne' poderi più discosti, ancorchè
fosse stato ciò proibito: «scusandosi ciascuno con la pelle» come
dice il Bugati. Anco a questo tempo grande quantità di lupi vidersi
con istupore discesi nelle terre del Milanese, che ferivano e
divoravan fanciulli, e gente d'ogni maniera. Altra singolarità, che
contraddistinse tal pestilenza, fu quella, che aborrendo, specialmente
le donne, di esser condotte e spogliate al lazzeretto o ad altri
luoghi degl'infetti, o sì veramente prese alla superstizione uscendo
del senno, si uccidevan da sè; tal che ben assai di loro, e giovani ed
oneste, trovaronsi nelle lor case appiccate; e molte ogni giorno se
ne trovavano; nè valeva por guardie per impedire sì fatta frenesia,
dond'erano incolte. Il perchè a curarle, come si potesse il meglio,
da così fatto malore, con prudentissimo consiglio si prese partito
di sporre sulle pubbliche piazze alla comun vista i corpi ignudi di
quelle, che si uccidevano di propria mano. Tanto bastò per sanarle.
Fin da quel tempo gli storici hanno posto attenzione al fenomeno,
ch'è quasi costante in ogni pestilenza, cioè in ambo i sessi lo
straordinario stimolo del naturale appetito; il che in que' tristissimi
giorni, e specialmente subito menomato il pericolo pestilenziale, si
osservò per modo, che secondo lo storico «sì dentro che fuori della
città quasi tutte le donne restarono gravide, e se bene n'erano morti
tanti, ne sariano nati più assai fra un anno; conciossiacosafosseche
fin le sterili eran di parto, e che l'altre forse avrieno partoriti i
figliuoli gemelli; oltre che erano riusciti molti amorevoli matrimonj
ec.». Quest'è la pestilenza, in cui si trovò a Milano Lodovico Settala,
il quale ci lasciò scritto il suo libro _de Peste et pestiferis
affectibus_; a Palermo Gio. Filippo Ingrassia, protomedico del Regno di
Sicilia, il quale si giovò dell'occasione per corredare la sua Opera
(_del Pestifero e Contagioso Morbo ec._) di molte utili osservazioni,
fatte, per così dire, su d'esso il campo di morte. Di questa stessa
contagione, che travagliava il Belgio, nel 1575 morì Cornelio Gemma,
celebre medico di Lovanio. (_Mercurial. Lection. de Pestilentia, in
quibus de Peste Veneta et Patavina; Georg. Garnerus Liber de Peste,
quae grassata est Venetiis 1576; Ingrassia l. c.; Glissente, Trattato
del metodo di vivere e precauzioni da osservarsi nel tempo di peste,
Venezia 1777; P. Bugat., i Fatti di Milano al Contrasto della Peste
del 1576-77; Cesare Rinci i cinque libri di avvertimenti, editti, ec.
fatti in Milano nel tempo della Peste degli anni 1576-77; de Hortensiis
Ascan. Lib. V. in quibus exponuntur observat. atque alia plurima,
quae contigerunt in Mediolanensi peste an 1576-77; Karner. de Peste
Friburgensi; Wolf de Peste Norimbergensi etc.; it. Adami; Lebenswaldt;
Gratiol.; Mauroc. lib. 6.; Sorbait; Papon; Spondan. opp. citt. etc._).
A. dell'E. C. 1580-81. La peste desolò la Provenza nel 1580. Essa
venne chiamata _la gran peste_, sì riguardo l'estension del paese,
che invase, e sì per la lunga durata di tredici mesi in Aix; e in fine
perchè ne perirono quasi tutti quelli, a' quali s'apprese. Questa si
riaccese in Marsiglia nel Marzo del 1581, sì che ne distrusse quella
popolazione, non lasciandovi superstiti più che tre mila abitanti
(_Papon op. cit._). Prospero Alpino nella sua opera _de Medicina
Egyptiorum_ riferisce che circa a' quest'anni 1580-81 nell'Egitto sono
periti dalla peste da circa cinquecento mila abitanti.
A. dell'E. C. 1586. La peste, forse non bene estinta, rigerminò in
Francia nel 1586; e fece miserando strazio a Parigi. Il Palmario,
medico dello Spedale degli appestati, ce ne lasciò una regolare e dotta
descrizione. Vi narra egli che il più di quelli, che ne venivano presi,
cadevano in frenesia, la quale si menomava, o accrescevasi secondo la
varia scorrevolezza del ventre; talchè pareva che da quello dipendesse
il suo variare. Durò a Parigi fino al 1587. Presa ne fu pur Marsiglia;
ma spaventati, al primo suo comparire, quegli abitanti se ne fuggirono
quasi tutti; il perchè non trovò materia da appiccarvi il mal seme, e
in pochi dì vi si spense del tutto (_Papon. op. cit._).
In questo anno stesso 1586 la peste travagliò l'Austria e l'Ungheria;
mentre la fame, ed un fiero morbo epidemico affliggevano l'Italia ed il
Belgio (_Lebenswaldt op. cit._).
A. dell'E. C. 1591. Fu la peste in Trento, e in Roma. In questa città
vi rapì da 60,000 persone. Avvisano però alcuni storici, non vera
peste, ma altro morbo epidemico e dura fame essere stati di tanta
mortalità la potissima cagione, sì nell'un luogo, che nell'altro.
(_Spondan. Kircher. Lebenswaldt; Papon. op. cit._).
A. dell'E. C. 1593. Il Lebenswaldt ricorda esservi stato quest'anno
peste in Inghilterra.
A. dell'E. C. 1596. Quest'anno peste in Amburgo (_Roderic. a Castro
de Natura et causis Pestis, quae an. 1596. Hamburgum afflixit_). Ciò
non per tanto alcuni pongono in dubbio, se questo morbo fosse vera
pestilenza, o no.
A. dell'E. C. 1598. Rigermogliata la peste in Francia, involò alla
città di Marsiglia in quest'anno quattro mila persone (_Papon. l. c._).
Stando al Lebenswaldt, la città di Lisbona incominciò in detto anno
1598 a provare i primi colpi della peste, che v'infierì qualche anno
dopo.
A. dell'E. C. 1599. Perchè la peste non era per anco al tutto spenta
in Francia, vi ripullulò in quest'anno, e a Bordeaux, e ne perì gran
numero di persone (_Papon. op. cit._).