A. dell'E. C. 1415. _Francesco Valeriola_ nel settimo libro degli
_Epidemj_ P. I. fa menzione di una pestilenza, che in quest'anno 1415
afflisse la Spagna, e che secondo il detto autore desolò quel regno per
più anni seguitamente. Non mi fu fatto di rinvenire memoria di questa
pestilenza in altri autori, nè di raccogliere alcuna particolarità,
donde la stessa sia stata contraddistinta.
A. dell'E. C. 1416. Nell'anno mille quattrocento sedici incominciarono
li Ragusei a pagare il tributo di 500 ducati annui alla Porta Ottomana
sotto l'impero di Bajazet Begh Gran Signore de' Turchi. A questo stesso
anno Paolo Gondola, reduce dall'Ungheria, e dalla Turchia, portò la
peste in Ragusa, la quale si è sviluppata nel giorno 28 Aprile di detto
anno, e durò fino il dì 29 Giugno, dopo aver tratto al sepolcro da
circa 3800 di quegli abitanti (_Annali della città di Ragusa op. cit.
pag. 98. Storia di Ragusi scritta dall'Anonimo ec. Compend. Historiae
Ecclesiasticae Rhacusinae_).
A. dell'E. C. 1420. Nell'anno mille quattrocento venti vi fu peste
a Spalatro, portata, come si crede dalla vicina Turchia (_Bajamonti
Storia della peste che regnò in Dalmazia ecc. p. 137_).
A. dell'E. C. 1421. La peste travagliò in quest'anno la città di
Napoli, secondo il Kirchero _ex Nauclero_.
A. dell'E. C. 1422. La peste invase di nuovo Ragusi in quest'anno.
Incominciò parimenti nel mese di Aprile, e terminò in Giugno dell'anno
stesso. Giacomo Gondoaldo, medico Ferrarese, stanziato fin dal 1410
qual medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo
e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, ne ottenne, che
questa volta la peste v'ebbe di pochi danni recati (_Biblioth.
Script. Rhagusinor. a P. Seraph. Cerva concinn.; Storia di Ragusi
dell'Anonimo_).
A. dell'E. C. 1423. Anche in quest'anno la città di Bologna soffrì
innumerabili danni per cagion della peste, da cui fu crudelmente
afflitta. Contemporaneamente il contagio operò orrendi strazj a
Brescia, ove dal mese di Marzo sino alla fine di Ottobre uccise da
circa ottomila persone (_Cherub. Ghirardazzi Storia di Bologna lib. 29.
El. Cavriol. Chron. Brix._).
A. dell'E. C. 1428. Ad un verno assai dolce conseguitò una state
caldissima, a tale che l'aria atmosferica eccessivamente riscaldata
respiravasi a pena. A questa inclemenza di stagione tenne dietro la
peste, la quale si sviluppò a Roma l'anno stesso, ed estinse parecchie
migliaja di abitatori (_Spondan. eodem an. Papon. l. c._).
In questo stesso anno mille quattrocento ventotto v'ebbe una
terribile e micidial pestilenza nella città di Curzola in Dalmazia
(ora appartenente al Circolo di Ragusi), la quale distrusse quasi
interamente quella popolazione; per modo che andò diserta questa
città, che prima della peste racchiudeva oltre a sette mila abitanti,
come segnano le memorie, e' vestigi dell'antica città; nè più mai si
ripopolò, contando ora appena da 1000 persone. Tentando di sottrarsi
dal comune eccidio, i rettori della città ed altri cittadini si
ritirarono nella vicina villa Zernova, dove rimasero più mesi, ed ivi
unirono le magistrature e ragunarono il loro consiglio (_Memorie di
Curzola esistenti nell'Archivio di detta città. Vedi Ragguaglio di
questa peste scritto da un contemporaneo; Statuto di Curzola a Stampa
nelle Riformazioni cap. 190-91. p. 107._).
A. dell'E. C. 1430. S'apprese di nuovo la peste a Ragusi in quest'anno
1430 proveniente da Trebigne, borgata della confinante Turchia, dove vi
fu il giorno 30 Maggio di quest'anno un combattimento tra li Ragusei, e
Radosav Paulovich, signor di Trebigne. Per merito dei sempre più cauti
provvedimenti di Polizia sanitaria, che i Magistrati della Repubblica
di Ragusi adottarono dietro i saggi suggerimenti del sopraccennato
medico dott. Gondoaldo, pochissime furono le vittime di questo contagio
(_Bibliotheca Script. Ragusin. Istoria anonima di Ragusi_). Or piacemi
di aggiugnere un picciolo squarcio dell'Opera _Bibliotheca Scriptor.
Ragusin._[11]; perchè consti che fin da quel tempo si avevano a Ragusi
chiare idee della qualità attaccaticcia della peste, e si conoscevano
ottimi provvedimenti sanitarj per impedire la propagazione del
contagio, e per distruggerne il micidiale suo germe.
A. dell'E. C. 1434-35. Per l'irregolarità delle stagioni nata la
sterilità delle terre, e scarseggiando ogni anno più i lor prodotti, si
provarono in diversi luoghi d'Europa la carestia e la fame. A questa
calamità successe in parecchie provincie della Germania la peste, o,
come altri vogliono, un'epidemia d'indole alla peste somigliante, la
quale fu micidiale di sì fatta maniera, che uccideva improvisamente i
passeggieri sulle strade e ne' campi. Nella sola città di Norimberga
estinse da circa dieci mille persone (_Georg. Agricola Gratiol. opp.
cit. Adami Bibl. Loim._).
A. dell'E. C. 1436. La Lusitania propriamente detta, ossia il
Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia (dacchè tutti e
tre questi regni erano una volta compresi nella Lusitania), furon
quest'anno miseramente devastati dalla pestilenza, la quale durò più
anni continuamente. Il re Edoardo, che per cessarne il pericolo s'era
ritirato nel monastero di Thomast, prese il contagio per una lettera da
esso incautamente aperta, la quale dopo stata infetta, se gli era fatta
pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste. Questo
sventurato principe morì da quello, dirò così, assorbito malore il dì
9 Settembre 1438 nell'età di 37 anni (_Spondan. hoc ipso anno, Marian.
lib. 21. cap. 13._).
A. dell'E. C. 1437. La città di Ragusi andò in quest'anno pur devastata
dalla peste. Dessa fu d'indole così maligna e violenta, che nel corso
di soli tre mesi, ne' quali infuriò, cioè dal primo Aprile a tutto
Giugno, spogliò la città quasi interamente di abitatori. La maggior
parte de' patrizj però si è preservata; dacchè al primo scoppiare
del morbo si sono ritirati a Gravosa, ed altri ricoveratisi in altri
luoghi. Considerevole numero di persone imitarono il loro esempio,
sottraendosi colla fuga a tale calamità. Di undici patrizj rimasti
in città alle redini del governo, dieci ne sono morti; il più vecchio
sopravvisse, e morti sono del pari tutti quelli, che rimasti erano ad
abitar la città. Si nota essere stata questa peste introdotta da certo
nobile Resti (_Compend. Hist. Ecclesiast. Rhacusinae; Sal. de Diversis
Descriptio Rhagusina pag. 146 et seq._[12]).
A. dell'E. C. 1438. Nella città di Venezia la peste consunse quest'anno
gran numero di abitanti, sotto il principato di Francesco Foscari
(_Sabellic. Decad. 3. lib. 6. Gratiol. ad. h. a._). In questo stesso
anno 1438 il contagio penetrò in parecchi altri paesi d'Italia, e si
propagò in Francia, in Germania, e in Inghilterra.
Dopo sette anni di tristissima carestia, e di notabil disagio d'ogni
cosa necessaria alla sussistenza, quest'anno fu sommamente fertile,
ma pur venne fieramente travagliato dalla peste, che continuò in varie
parti delle sopraccennate regioni fino alla primavera del seguente anno
1439, ed in altra fino il 1440, spopolando, e distruggendo parecchi
paesi. Notano gli storici che nella città di Costanza si contavano
fino 4000 morti al giorno, lo che però sembra esagerato e così in
altri luoghi, fino al successivo anno 1440. Nel 1439, nel tempo in
cui l'esercito di Milano teneva assediata Brescia, detta città provò
prima gli orrori della fame, poi quelli della peste (_El. Cavriol. lib.
10._). Il morbo aveva per sintomo particolare un profondo letargo; tal
che i malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano,
ricadendo poi tra poco in agonia (_Lebenswaldt; Papon. Adami; opp.
cit._).
A. dell'E. C. 1440. La peste in quest'anno fece orrendo strazio a
Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi
di que' prelati, ed altri padri insigni della chiesa ivi ragunati
perirono vittime dello struggitore contagio. Enea Silvio Piccolomini,
poi Pontefice Massimo sotto il nome di Pio II, fu pure da questa peste
invaso, e ne guarì; e ne la descrisse in un singolare suo libro _de
Peste_ (_Tarcagnot. opp. cit. lib. 19._).
A. dell'E. C. 1448-49-50. Gran parte di Europa, quasi tutta l'Italia,
e in particolar modo il Milanese, e l'Insubria intera andarono a
questi anni soggette a pestilenza, la quale si mantenne fierissima per
circa due anni, attaccando or l'uno or l'altro paese; e nè anche la
Dalmazia andò esente nell'anno 1449 da tale calamità[13]. La Francia,
la Germania, e la Spagna nel 1450 furono pur travagliate ferocemente
dalla peste. Si pretende, che nel 1450 essa involasse alla sola città
di Parigi quaranta mille persone in due mesi. Dice il Senac (_Traité de
la peste p. 23._), «il Quercetano è il solo medico, che dell'indole di
questa peste ci abbia data un'idea». Soggiunge, «essa era accompagnata
da accidenti terribili. Lo spavento invadeva tosto gli animi i più
coraggiosi e più fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere
altri oggetti, che una morte inevitabile. Abbandonati intieramente alla
disperazione, s'avviluppavano essi medesimi in un lenzuolo. Altri non
avevano neppur il tempo di occuparsi di questo apparato funebre, poichè
morivano improvvisamente. Quegli, che avevano la sventura di percorrere
il corso della malattia, venivano coperti da pustule carbonchiose,
terribile conseguenza delle febbri pestilenziali». (_Ciacconio
nella vita di Nicolò V. Platina nella vita dello stesso; Bernardin.
Corio Storia di Milano; Joann. Tarcagnot. Hist. Mund. P. II. lib.
19. Saladin. Ferro Tract. de Peste. Jul. Palmarius de Morb. Contag.
Francisc. Rondelet opp._).
A. dell'E. C. 1453. Michele Sachs nella vita di Federico III narra, che
in quest'anno v'ebbe peste fierissima ad Erfurt capitale della Turingia
nella Sassonia, vittime della quale restarono da ventotto mila persone.
Qualche comentatore sostiene essere questo numero esagerato; pure se
si consideri che Erfurt è città grande, in un terreno assai fertile,
e se ora non è molto popolata, la sua vastità però mostra di esserne
stata altra volta. Di più, considerato che nel principio del secolo
decimoquinto era al sommo della sua floridezza, concorrendovi alla sua
Università, fondata nel 1392, gran numero di studenti, non v'ha ragione
per credere di troppo esagerato il numero sopraddetto.
A. dell'E. C. 1456. Col mezzo di mercanzie infette venne introdotta
in quest'anno la peste a Ragusi, la quale uccise circa un quaranta
individui del corpo nobile, e 500 dell'altre classi del popolo. Anco in
questa circostanza la maggior parte degl'individui del corpo nobile, e
molte altre famiglie si erano ritirate a Gravosa, e in altri luoghi del
territorio (_Farlati Histor. Eccles. Rhacusin. pag. 163._).
Nello stesso anno 1456 vi fu peste a Spalatro, e nell'isola di Pago
in Dalmazia. In una relazione del Conte di Pago al magistrato al Sal
di Venezia si legge: che fino al giorno due Luglio di quell'anno 1456
erano da 300 persone perite dalla peste in quella appena costrutta, e
non ancora terminata città.
A. dell'E. C. 1460. Gli storici narrano essersi sviluppata in
quest'anno in più luoghi della Germania una pestilenza d'indole
singolare, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno
però le donne, e più meno i fanciulli (_Spondan. eod. an. Kircher. opp.
cit._). Si deve supporre questa non essere stata vera peste, ma bensì
un altro genere di epidemia.
In quest'anno 1460 fu pur fierissima peste in Zara, per la quale, fra
l'altre memorie, avvi una ducale dell'Eccellentissimo Senato Veneto 17
Agosto, in cui leggesi: «Che i Zaratini usciti dalla città per causa
della peste possino ritornar in Zara a loro beneplacito». (lib. 11.
Privilegior. Nob. Nonens. ad an. 1460).
A. dell'E. C. 1464-65-66. La peste ha ricominciato quest'anno a Ragusi,
e vi durò li sovraccennati tre anni. In questo spazio vi uccise grande
quantità di persone; e sussistendovi ancora nel 1466, il Senato nel
mese di Maggio di detto anno decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino
alla città, quello, che tuttavia sussiste, e che è il solo in Dalmazia,
che accolga le merci sospette provenienti per la via di terra dalla
vicina Turchia (_Seraph. Cerva Hist. Ecclesiast. Rhacusina p. 288. e
segg.; Storia Anonima di Ragusi_).
A. dell'E. C. 1473. Calori straordinarj, ed eccessivi, lunga siccità,
tempeste desolatrici, e immensa quantità d'insetti devastatori
cagionarono la perdita de' ricolti, a cui è succeduta una terribile
crudissima fame, la quale ha preceduto la peste, che in quest'anno
desolò l'Italia. (_Gratiol. Catalog. Pest.; Lebenswaldt opp. cit._).
A. dell'E. C. 1475-76. O non bene estinta, o riprodotta, cominciò di
nuovo ad infierire la peste in Italia verso la fine dell'anno 1475. Si
propagò essa in più luoghi, ed accrebbe la sua sevizie nel successivo
anno 1476, bersagliando più fieramente d'ogni altro paese la città
di Roma. Contemporaneamente il morbo fece molte stragi a Marsiglia
in Francia. Quest'anno fu considerevole per il continuo piovere
dirottamente, per tempeste spaventevoli, ed inondazioni allagatrici;
cose tutte, che fanno suppor di leggieri, che sussistessero
nell'atmosfera quelle condizioni, e que' principj, che sono i più
favorevoli allo sviluppo, ed alla propagazion del contagio.
A. dell'E. C. 1477-78-79. Vedemmo riaccesa la peste in Italia nel 1475,
e ampliata nel 1476 inferocire in varie città e paesi; ora seguendo
la storia la troviamo di nuovo in Italia nel mese di Agosto del
1478, sparsa in parecchi luoghi farvi di somme stragi. Quantunque gli
storici non facciano menzione alcuna ch'essa sia sussistita nell'anno
intermedio 1477, si dee però ritenere, che in detto anno non fosse, che
minorata, od assopita, non già estinta del tutto; e che quella del 1478
non sia stata, che la continuazione della precedente del 1475 e 76.
Nel detto anno 1478 la maggior parte d'Italia fu crudelmente vessata
da atroce pestilenza. A Firenze in ispezieltà fece orrendo strazio
di quegli abitanti. Si contavano oltre cinquecento morti al giorno.
Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da
circa trentamila abitanti; Brescia venti mille, e così altri luoghi.
Gli storici fanno menzione di una immensa quantità di locuste, che a
quel tempo distrussero i seminati, aumentarono la putrefazione, ed
accrebbero le calamità e le miserie di quelle desolate popolazioni
(_Marsil. Ficin. Libro della Peste capo 2. e 3. Georg. Agricol. Lib. de
Peste. El. Cavriol. Chron. Brixiens._).
A. dell'E. C. 1480-81-82. Nel mille quattrocentottanta la peste venne
portata dalla Siria nella città di Ragusa col mezzo di alcune balle
di cotone infetto, le quali appartenevano a certo Biagio de Ragnina.
Si è sviluppata nel giorno 15 Ottobre, e vi durò tre anni. In detto
corso sono periti 135 individui del corpo nobile, e 1948 persone delle
altre classi (_Seraph. M. Cerva Histor. Ecclesiast. Rhacusin. p. 268.
Serafin. Razzi Storia di Raugia p. 152. Anonimo Storia di Ragusi an.
1481_). Contemporaneamente nell'anno 1481 vi fu peste nella città
di Zara in Dalmazia, come si rileva da una pergamena testamentaria
esistente nell'Archivio di quella città.
Allo stesso anno 1482 e nel successivo 1483 v'ebbe peste in Francia;
intorno la quale notano gli storici, che la frenesia e l'avidità
dell'acqua erano sintomi più comuni del morbo per modo, che i
malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi, e nei
pozzi per l'avidità del bere (_Briet. Annal. Mund. p. 78. Edit.
Vindobonens._). Nel 1483 si riprodusse il contagio in Italia e in
Germania, e Norimberga ne fu particolarmente afflitta (_V. Statutum
Norimbergense_).
A. dell'E. C. 1485-86. La guerra e la peste desolarono l'Italia nel
1485 in modo oltre l'ordinario crudele; e le tolsero parte de' suoi
pregi. Vi continuò ad infierire anche nell'anno successivo 1486, ed
immenso numero di vittime ne restarono alla sua sevizie immolate. A
Venezia cominciò nella state 1485, aumentò i suoi furori nell'autunno,
continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera
(_Sabellic. Decad. IV. lib. 3._). Volendo credere al Corio, la peste
involò alla città di Milano in quest'anni cento trenta sette mille
persone (_Bernardin. Corio Storia di Milano_). Crede qualche altro
autore essere questo numero esagerato.
Nell'anno 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella spezie
di morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di _Sudor Anglico_,
dal quale fra cento malati uno appena superava la malattia. Attesa
l'estrema malignità e sevizie di questo morbo, alcuni l'hanno spesso
confuso colla peste Orientale. Il principio di questo singolar malore
rimonta al 1483. Esso fece strazio orrendo in Inghilterra. Di là passò
nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente
le provincie del Reno. Dopo il 1551 non si è più osservato (_Jacob.
Castrius; Joan. Frisius, ecc._).
A. dell'E. C. 1495. In quest'anno v'ebbe la peste nell'Austria
inferiore (_Chronic. Melicens._).
Alcuni storici fanno menzione di una pestilenza introdotta in Napoli
quest'anno stesso 1495 dalle truppe Francesi e Gallo-Elvetiche,
conchiusa la pace cogli Aragonesi (_Paul. Giov. P. I. lib. IV._).
Sembra però molto verisimile che questa non sia stata altro che una
malattia epidemica.
A. dell'E. C. 1500. In quest'anno è stata introdotta la peste nella
città di Ragusi da certo Ricciati, e vi recò gravi danni, quantunque
non abbia durato che due soli mesi. Si è pur manifestata a questo tempo
in parecchie città e paesi d'Italia. Terribili straripamenti di fiumi,
inondazioni sterminatrici accrebbero in Italia il peso di tale calamità
(_Spondan. an. oct. Alexandr. VII._).
Intorno all'origine di questa peste si raccolgono alcune precise
notizie da un'opera di certo Giacomo Lucari, nobile Raguseo, nella
quale si legge, che portatosi Bajazet, Gran Signore de' Turchi nel
Levante all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino, e Corinto, i
Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la
loro patria, e si sparsero per l'Italia e per la Sicilia, una porzione
di essi ricoveratasi a Ragusi. Questi fuggitivi apportarono in detti
luoghi la peste[14].
Nel medesimo anno 1500. il morbo pestilenziale afflisse fieramente
la città di Zara, e spopolò i borghi, e gran parte de' villaggi
circonvicini. (_Queste notizie si rilevano da un libro di_ memor.
miscellan. ann. 1500. _esistente nell'Archivio di s. Domenico di Zara,
e da alcuni Testamenti, che si conservano nel medesimo Archivio_,
Capsula Testamentor. Ann. 1501).
Pur in quest'anno 1500. gli storici accennano essere stata la Germania
e l'Inghilterra travagliate dalla peste; ed aver l'ultima perduto in
questa occasione da circa 30,000 persone (_Lebenswaldt op. cit._).
Forse anco in questo caso il sovraccennato terribile morbo _Sudor
Anglico_ venne confuso colla peste Orientale.