_Nette_ le patenti rilasciate _trenta giorni_ dopo l'ultimo accidente
di peste;
_Sospette_, se _quindici giorni_ dopo l'ultimo caso di peste;
_Brutte_, se nell'intervallo dei _primi quindici giorni_ dopo l'ultimo
accidente.
I navigli portatori di patente netta non sono soggetti ad alcuna
contumacia o riserva, siano essi carichi o vuoti.
Ogni naviglio soggetto a contumacia e diretto per Costantinopoli,
è tenuto a spiegare sull'albero di mezzana la relativa bandiera
corrispondente alla patente da cui è accompagnato: cioè
_bianca_, se la patente è netta,
_bianca e nera_, se è sospetta,
_nera_, se è brutta.
Per lo stesso Regolamento, i navigli tanto di patente sospetta che
brutta arrivati vuoti, possono dar fondo all'entrata del porto, o nel
canale di Costantinopoli, a qualche distanza da terra, ed ivi scontare
la loro contumacia sotto la semplice sorveglianza dei Guardiani del
bordo. La stessa facilitazione è accordata anche ai bastimenti arrivati
carichi, qualunque sia la loro patente, però soltanto dopo aver
scaricato a _Kouléli_ o a _Fener-Baktché_ le loro mercanzie.
Ogni naviglio di patente sospetta o brutta, carico o vuoto, se
proveniente dal _Mar bianco_, deve prendere a bordo ai Dardanelli o
a Gallipoli un Guardiano di Sanità; se dal _Mar nero_, all'Officio
sanitario di _Kavuk_, o a quello di _Silvi-Bournou_.
Qualunque sia la patente, viene permesso al Medico delle contumacie
di recarsi a bordo nel caso speciale che vi avesse qualche malato, per
assicurarsi del carattere della malattia.
Tutti i passeggieri sono obbligati di scontar contumacia al Lazzeretto
di _Kouléli_. Il periodo contumaciale è fissato a 15 giorni per le
patenti brutte, 10 per le sospette.
Il _maximum_ della contumacia delle mercanzie è stabilito di 20 giorni.
Per l'Art.º 17 del detto Regolamento, i diritti di contumacia dovevano
esser percetti soltanto due mesi dopo la data della conclusione e
segnatura definitiva del Regolamento; vale a dire soltanto dal 10
Agosto 1839 in poi.
L'Art.º 19 del Regolamento medesimo avverte, ch'esso non conteneva che
le misure di precauzione dirette contro le provenienze dalla via del
mare, e che il Consiglio di Sanità si riservava a discutere, sopra
le proposizioni dei Signori Delegati delle Potenze straniere, e ad
esaminare con essi la questione relativa ai cordoni sanitarii, non che
quella delle misure locali di disinfezione.
Non mi consta che altri provvedimenti Sanitarii risguardanti le
provenienze dalla via di terra, oltre quelli già ordinati e attivati
dal Consiglio Sanitario del 1.º Marzo, di cui s'è fatto cenno di
sopra, sieno stati adottati. Forse, la morte del Sultano Mahmud
seguita poco dopo (cioè il dì 28 Giugno, pubblicata il 1.º Luglio); i
gravi pensieri dai quali era occupato il Divano per l'innalzamento al
trono del nuovo Signore Abdul-Meschid; le conseguenze della battaglia
di Nisib; lo stato d'incertezza e di agitazione in cui trovossi in
seguito la Capitale dell'Impero per le differenze insorte con Mehmed
Alì; e finalmente lo smembramento della Commissione Sanitaria per la
partenza da Costantinopoli dei Signori Medici spediti dall'Austria
che ne formavano parte[2], paralizzarono i progressi delle nascenti
istituzioni sanitarie, e minacciarono di porre questa parte della
pubblica Amministrazione sopra un piede retrogrado. Su di ciò si legge
nella Gazzetta Universale in data di Costantinopoli 3 Luglio 1839
quanto appresso:
«Il fatto seguente merita di essere narrato siccome quello ch'è assai
caratteristico........ Per rendere anche il nuovo Sultano bene accetto
al Popolo il Divano stanziò — «di solennizzare l'innalzamento del
nuovo Sultano dimettendo dalle contumacie gli appestati e i sospetti di
esserlo.» — Fortunatamente la risoluzione giunse prestamente a notizia
dei rappresentanti delle grandi Potenze, e riuscì ai loro sforzi
combinati d'impedirne l'esecuzione. La cosa per altro aveva traspirato
e prodotta grandissima soddisfazione fra gli abitanti, il che conferma
la loro avversione per siffatte disposizioni. Che la plebe vi sia
contraria, nulla di più naturale, ma nessuno sarebbesi immaginato che
potesse trovar favore nel Divano; e questo non è buon pronostico per la
loro durata».
Che alla morte del Sultano Mahmud, e all'innalzamento al trono del
nuovo Signore, la plebaglia di Costantinopoli abbia manifestato il
desiderio che venissero tolte tutte le misure di sanità, aperti i
Lazzeretti, e sciolti da ogni vincolata separazione i viaggiatori
sospetti di pestilenza, è cosa su cui non si dubita. Ma non si può
però credere egualmente, che tale insana popolare tendenza, figlia
di una crassa ignoranza e dei più strani pregiudizii, abbia potuto
trovar appoggio nelle disposizioni del Divano. Comunque sia la cosa, è
certo, che le misure sanitarie sono state conservate, lo Statuto del 10
Giugno mantenuto e sussiste tuttora in vigore, anzi si dice che sieno
state assegnate nuove e considerevoli somme per la manutenzione dei
Stabilimenti Sanitarii.
Valga a conferma di questa asserzione la deliberazione presa
dal Comitato Sanitario Consolare in Alessandria nella seduta del
27 Settembre 1839, colla quale fu stabilito «che in vista della
continuazione in attività delle misure sanitarie a Costantinopoli, i
legni procedenti dal Levante con patente netta, sieno ammessi nei porti
Egizii a libera pratica».
Fu già accennato di sopra, siccome fin dall'Aprile 1838 dalla
Commissione o Consiglio Superiore di Sanità, di cui allora formava
parte il Dott. Bulard, erano state ordinate ai Capi o Governatori delle
diverse provincie turche, città, borgate, ecc., delle norme sanitarie,
tanto pei casi di minacciata salute pubblica, quanto per quelli di
peste già scoppiata ed attiva.
Dette disposizioni non mancarono di produrre lor frutti in alcune
provincie della Turchia. Già nella terza città dell'Impero, a
Salonicchio o Salonicchi (l'antica Tessalonica nella Romelia, popolata
da oltre 70 mila abitanti) sono stati tosto introdotti, e con buon
effetto attivati e mantenuti, varii provvedimenti sanitarii. I seguenti
brani di lettere scritte da Salonicchi e da altri paesi della Turchia
da Europei distinti, degni di pienissima fede, offrir potranno un'idea
di quello che si è fatto nell'argomento delle nuove istituzioni
sanitarie nelle varie provincie dell'Impero Ottomano.
«Salonicco li 20 Giugno 1838».
«Il Governo Ottomano fra le altre misure civilizzatrici che ha adottato
da più anni, ha compreso finalmente che quelle tendenti ad estirpare
dal suo territorio la peste erano le più salutari, poichè questo
flagello esponendo queste contrade a divenire il teatro di continue
stragi, impediva i progressi delle sue altre moltìplici innovazioni
e poneva barriera insuperabile alla prosperità dei suoi popoli. Ha
cercato quindi ad imitazione dei Governi Europei, di adottare delle
misure sanitarie ed istituire dei Lazzaretti su tutti i punti del suo
Impero. Tali misure abbenchè nascenti e per conseguenza imperfette,
sono suscettibili di miglioramento...... Mi limiterò a far cenno di
quelle prese in questa Città per parte delle Autorità locali».
«Havvi un mese circa che questo Governatore convocò a generale
udienza i primati della Città, i capi delle differenti religioni, ed i
Dragomani dei Consolati Europei, ed annunziò loro che da quel giorno in
poi qualunque bastimento proveniente da Giaffa, Alessandria, Smirne,
Scio, o da qualsiasi porto infetto dal contagio, sarebbe soggetto ad
una provvisoria quarantena. Che a tale effetto aveva preso sulla riva
del mare quattro spaziosi magazzeni destinati a ricevere le merci e
passeggieri dei suddetti bastimenti in guisa di Lazzaretti, quali merci
e passaggieri vi passerebbero un dato numero di giorni da stabilirsi
fra il rispettivo Console ed il Governatore. Che in fine una barca con
due Impiegati sanitarj è destinata di recarsi a bordo del bastimento
approdante qualunque, per esaminare la sua fede di Sanità e riconoscere
se gli sono applicabili le suddette disposizioni».
«Effettivamente alcuni giorni dopo un bastimento Ellenico arrivando
da Giaffa con passeggieri e carico (composto però di merci non
suscettibili) le disposizioni sanitarie annunziate furono messe in
vigore per la prima volta, vale a dire fu isolato il bastimento, si
sbarcarono i passeggieri nei magazzeni sopradescritti ed, affinchè
l'equipaggio del bastimento non possa infrangere queste misure, si
collocò ad una certa distanza una barca di osservazione montata da
due individui. Si praticò la medesima cosa a riguardo di un altro
bastimento arrivato da Alessandria e tutti e due subirono una
quarantena di sette giorni».
«Nella medesima adunanza annunziò pure il Governatore l'instituzione
di un Lazzaretto dalla parte di terra onde impedire l'introduzione
della malattia per mezzo di relazioni coll'interno, in un'epoca che in
qualche villaggio della Provincia di Nevrocoppo e della Città di Serres
aveva scoppiato il contagio».
«Questo Lazzaretto consiste in un vasto fabbricato di legno, composto
di molte stanze, distante dalla Città un miglio circa. Gli inservienti
di questo Lazzaretto sono in numero di tre; un corpo di guardia è
destinato ad invigilare e mantenere il buon ordine. Le provenienze da
paesi infetti debbono fare una quarantena pel momento di sette giorni,
salvo a prolungare questo periodo a seconda delle circostanze. Finora
però i piedoni ed i Tartari subiscono semplicemente un profumo».
..... «Da tutto quel che precede, dobbiamo augurarci a noi un felice
risultato tostocchè queste Autorità si troveranno guidate dai lumi che
loro potranno fornire le incivilite nazioni non meno che l'esperienza,
ma insino ad ora le disposizioni suddette sono non solo insufficienti,
ma non offrono per anco veruna garanzia. Non possiamo perciò
alcunamente considerarci esenti dalla malefica influenza del contagio».
«Salonicco 22 Agosto 1838».
«In Salonicco le misure Sanitarie abbenchè, come anteriormente lo
esposi, siano tuttora insufficienti, hanno nondimeno avuto qualche
perfezionamento e qualche salutare innovazione vi fu introdotta,
giacchè il Lazzaretto destinato a ricevere i numerosi passeggieri che
settimanalmente qui giungono dal Piroscafo Austriaco Maria Dorotea
consistente fin oggi in un gran Caffè Turco, fu commutato in una Casa
isolata, comoda e situata ad una conveniente distanza dalla Città.
Da qualche tempo però le provenienze di Costantinopoli e Smirne non
offrendo verun soggetto di timore, i passeggieri che arrivano con detto
piroscafo sono assoggettati ad un semplice profumo. Ma le provenienze
di Egitto e di Soria continuano a subire una quarantena di 21 giorni».
..... «_Ad instar_ di Salonicco, in Serres pure furono messe in
pratica delle misure sanitarie dietro il relativo Gransignorile
Firmano. Un locale ad una certa distanza dalla Città è destinato
a servire di Lazzaretto. Ivi, i passeggieri provenienti da paese
infetto subiscono una quarantena di 7 giorni e le merci di 21. Delle
venti porte della Città, quattro sole sono aperte per prevenire con
più facilità l'introduzione furtiva del male; e guardiani sonovi
installati ad oggetto di esaminare i passaporti dei forestieri. Ai
capi dei villaggi circonvicini è ingiunto di annunziare ai villani
che senza Ceskerè, ossia Passaporto, non saranno ammessi in Città. I
Curati sono incaricati d'invigilare sulla natura della malattia de'
loro parrocchiani ed ai Medici vietato d'intraprenderne la cura se
preventivamente non abbiano esaminato i caratteri della malattia. Gli
uni e gli altri devono immediatamente avvertire la polizia locale in
caso di sospetto. Verificandosi il male, la Casa infetta debb'essere
isolata ed i suoi abitanti recarsi in un luogo apposito fuori della
Città. Finalmente il Tartaro, portatore dei pacchetti della posta
Austriaca che attraversi un paese infetto, come lo era ultimamente
Nissa, non è introdotto in Serres, ma ricevuto fuori delle porte».
«Egualmente soddisfacenti notizie porge lo stato sanitario di Cavalla
ove non si è punto introdotta la peste quest'anno. E sebbene nei
villaggi di Cepelgè e Koslukioi la malattia vi fosse scoppiata tempo
fa, non però di meno.... da un mese a questa parte non si è sentito
alcun caso e le relazioni commerciali egualmente che le comunicazioni
sono libere come per lo passato. Anche in Cavalla è stato reso
pubblico il predetto Firmano del Gran Signore e quel Musselim ha
incaricato il Doganiere delle merci di fissare d'accordo coll'Agente
Consolare Austriaco il numero de' giorni di contumacia per le
provenienze sospette. Una goletta Ellenica proveniente d'Alessandria
con passeggieri, dopo un viaggio di 29 giorni, fu assoggettata ad una
quarantena di 7 giorni».
«Nella Città di Nevrocoppo e nel villaggio detto _Demerlì_ Provincia di
Pravista ha avuto luogo qualche accidente. Misure rigorose d'isolamento
si sono praticate per parte de' paesi vicini ed àvvi motivo di sperare
che queste, in unione al benefizio della presente stagione, perverranno
a far cessare compiutamente il male».
«Salonicco 14 Novembre 1838».
..... «La salute pubblica ha continuato ad essere soddisfacente, ed
entrati essendo nella stagione invernale puossi pronosticare, affidati
all'esperienza, che non verrà nel corso dell'inverno alterata».
«Si osserva con soddisfazione la ferma e salutare intenzione della
Porta di proseguire nella intrapresa d'instituire dei regolari
Lazzaretti in tutti i porti del suo dominio, giacchè da più di un
mese ha spedito a questa parte un impiegato Turco, incaricato della
direzione delle misure sanitarie e della organizzazione dei Lazzaretti
di terra e di mare tanto in Salonicco come in Serres. Un piccolo
Ufficio di Sanità è stato di già fabbricato sulla riva del mare e
contiguo alle porte della Città ove si profumano le lettere provenienti
da paesi infetti e si ricevono i Costituti de' Capitani arrivanti. Il
Lazzaretto, di cui feci cenno nella precedente, continua però ad essere
quel medesimo di prima, ma il direttore suddetto sembra avere l'ordine
di fabbricare degli appositi Lazzaretti ed introdurvi un sistema più
regolare. Anche un medico di Sanità è stato da due settimane spedito da
Costantinopoli coll'incombenza, all'approdo dei navigli sospetti, di
visitare i passeggieri e l'equipaggio, nonchè di recarsi due volte al
giorno nel Lazzaretto ad ispezionare lo stato sanitario delle persone
che vi si trovano».
«Antivari ... Maggio 1838».
«S. E. il Rumeli Valessi Ahmed Pascià, già noto per le sue virtù e per
l'energia della sua indole, la cui mercè fu efficacemente compressa la
insurrezione ed i passati disordini di Scutari, intento a promuovere
ogni miglior ordinamento per la coltura delle popolazioni da lui
governate, aveva già fin dal Novembre p. p. introdotto a Bitoglia,
Megarivo e Koriga certe disposizioni per arrestare il corso della
peste, che allora faceva strage in quei luoghi; riducevansi queste
all'incendio della casa, ove succedeva il caso pestilenziale, a farne
uscire nuda la famiglia in campo apposito ben custodito, e finalmente
ai profumi delle abitazioni».
«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece
sui seguenti principii».
«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada,
sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi
(Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul
luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste
espertissimo, con un numero ragguardevole di _Chavassi_ all'oggetto
di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta
dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia
(insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa
visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e
dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai
membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la
calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona
scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito,
distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite,
gelosamente custodita».
«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni
indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti
cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie
medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi
sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto
loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa
la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene
l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende.
La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo
accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nel frattempo
ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi,
e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle
fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e
poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti
e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene
immancabilmente punito di morte».
Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero
Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di
Maggio 1838.
«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire
l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole
dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente
s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato,
l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla
dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de'
Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche
aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento
dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra
e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto,
sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato,
venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo
alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle
sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli,
sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy,
ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a
Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i
quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola
interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal
maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di
Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine,
soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con
Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio
di Samos diverrà di un'immensa utilità per convincere le popolazioni
dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000
Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le
pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce.
Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo
traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in
quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche
questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro
uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la
fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione
di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola.
Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che
nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a
fondo».
Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità
e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline
e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero
Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25
Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava
di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti
s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia
che succedano anche in Turchia?
«Romelia — Adrianopoli 25
Marzo 1839».
«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è
raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante
sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di
venire additato».
Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti
costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni
di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio
nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene
imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante
la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti
per la pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la
peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per
esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato
della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione
delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate
o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle
nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova
dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di
peste.
Seguono le lettere.
«Salonicco li 14 Ottobre 1839».
«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata
estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino
21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di
Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera
pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11
giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni
se vuoto o semplicemente carico di sale».
«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno,
nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di
Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos
sono del tutto esenti di questo morbo».
«Smirne li 22 Ottobre 1839».
«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore
della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta
salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano
ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali,
da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione
avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste
contrade».
Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse
di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità
della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento
all'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi
anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle
nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e
parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per
convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea
di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile,
che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi
sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di
buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso
della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le
colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si
addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti.
Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il
Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal
professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià
d'Egitto[3] ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro
degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso
dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte;
da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici
anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe
occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere
ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione
di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti
propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso
una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli
appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che
abbia opinione:
1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente per il
quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda».
2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di
un'inocuità assoluta».
Questa è in concreto l'opinione del privilegiato professore della
Sanità nell'Egitto, destinato a formare i nuovi Esculapii in quel
Regno; opinione che non concorda nè con quella dello stesso Governo
Egizio, nè con quella del Comitato Sanitario de' Consoli stabilito in
Alessandria, di cui ho parlato di sopra, nè con quella del Dott. Bulard
sullo stesso argomento, anzi è a quest'ultima direttamente opposta,
ciò che non può non recar meraviglia ove si consideri essere il Dott.
Bulard uno dei più coraggiosi, più sperimentati ed abili Medici di
quanti mai hanno studiato la peste in Levante, certamente non inferiore
a Clot-Bey in esperienza e dottrina sulla peste, e che ha raccolto
appunto in Egitto le sue belle e numerose sperienze sopra siffatta
materia.
L'indicata opinione del professore Clot-Bey, che gode di molta
riputazione e di molto favore in Egitto, spiega in qualche modo il
motivo dell'azzardata ed assurda proposizione fatta dal Dottor Bulard
_di servirsi di delinquenti per instituire dei nuovi esperimenti
onde provare la contagiosità della peste_, quantunque egli ritenga
fermamente la sussistenza della contagiosità, ed abbia chiaramente
e positivamente dichiarato tale essere la sua opinione, il suo
convincimento fuori di ogni limite di quistione e di dubbiezza.
Allorchè saranno più generalmente conosciute in Europa le opinioni del
nuovo professore dell'Egitto intorno la peste e la sua comunicabilità,
è supponibile che esse offriranno soggetto a molte osservazioni e
disquisizioni dei dotti Medici di Europa, le quali valeranno, io spero,
a spargere più chiara luce sopra questo argomento, ed a frenare in
tale proposito quella certa fatale tendenza, quella sciaurata passione
dei giovani Medici per tutto quello che odora di novità di sistema
o di singolarità d'opinione, ed impedire che non abbraccino in così
grave ed importante argomento false dottrine, erronee opinioni, onde
affascinati da esse non avventurino di divenire in circostanze di
peste strumenti fatali di distruzione per la società, anzi che ministri
benefici di salute e di pace; e serviranno a disingannarli, affinchè
preoccupati dalla falsa idea _dell'assoluta innocuità del contatto con
persone infette di peste_ non si espongano pazzamente a restar vittime
dell'erronea dottrina, come avvenne nell'ultima peste dell'Egitto del
1834-35 di parecchi giovani Medici stranieri ottimamente istituiti
e delle più belle speranze, e di altre persone utili, che perirono
miseramente dalla peste in Alessandria, vittime delle nuove dottrine
anticontagioniste.
(_e_) Il Governo Francese nell'anno scorso (1838) ha indirizzato
a tutti i suoi Agenti Consolari residenti nel Levante il seguente
quesito:
«_Quelle est l'opinion des médecins du pays et des personnes éclairés
sur la durée de l'incubation de la peste, sur son importation par
telles ou telles marchandises, par des hardes et objets quelconques?
Sur quels faits cette opinion est-elle fondée?_»
Questa domanda, non v'ha dubbio, ha uno scopo legislativo. Essa tende
a conoscere, se sopra la base di una più lunga e più illuminata
esperienza, acquistata nei luoghi stessi del Levante, nei quali
la peste è più familiare e più conosciuta, e sopra fatti meglio
constatati, si potrebbe adottare senza pericolo una riforma negli
attuali sistemi di contumacia, che fosse adattata alla maggior estesa
dei nostri rapporti commerciali col Levante e più corrispondente
agl'interessi delle popolazioni di Europa. Io non saprei dire quali
sieno state le opinioni che il Governo Francese abbia ottenuto in
riscontro dai suoi Agenti Consolari del Levante, nè se sieno state
esse fra loro concordi, del che ne dubito. Qualunque però si fossero,
convengo coll'opinione del Dottor Bulard, che non condurranno mai ad
alcun utile risultamento, e ne andrà per esse fallito lo scopo.
Nell'anno scorso avendo avuto la fortunata occasione e l'onore di
trattenermi in discorso sopra questo grande argomento con personaggio
ragguardevolissimo, uno dei più grand'uomini di Stato viventi, ebbe
Egli ad esternare bellissime idee, parto di sublime e limpidissima
mente solita a penetrare d'un tratto nel midollo delle quistioni
e scorgerle sotto il vero punto di vista. Si degnò Egli di farmi
avvertito, che sarebbe forse stato meglio dividere la questione
promossa dal Governo Francese in due parti e trattarle separatamente.
Cercar di conoscere cioè;
1.º Per quanto tempo il germe pestilenziale, o l'elemento contagioso,
il principio riproduttore della peste può restare latente ed inoperoso
nel corpo umano vivente senza alterare l'armonia delle funzioni e senza
dar segni sensibili dell'esistenza sua.
2.º Per quanto tempo lo stesso germe pestilenziale può restar attaccato
e nascosto entro ai corpi inanimati (mercanzie, bagagli, vestiti
ecc.) senza perdere la sua attività o forza riproduttiva, senza venir
alterato e scomposto, mantenendosi in istato tale, che posto a contatto
col corpo dell'uomo vivo, sotto date circostanze favorevoli, possa
sviluppare la stessa terribile malattia.
Divisa per tal modo la quistione, riuscirebbe, non v'ha dubbio, più
agevole svilupparla, ed i risultamenti o conclusioni della scienza
sanitaria e dell'esperienza verrebbero di conseguenza molto più utili
ai grandi interessi sociali.
Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove
dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e
persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii
della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza,
si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto
positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa
essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o
germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non
possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo
dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed
offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe
allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe
quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte
importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così
la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le
nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in
ogni miglior modo facilitando.
Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo Giornale _La Peste_
parlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo
Francese, giustamente avverte;
a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a
riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza
che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri
organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di
una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una
ragion di contatto»;
b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico
della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza
specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa
manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che
hanno scritto sopra tale materia».
Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a
concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi
e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che
si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e
costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione
del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che
sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle
materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una
causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe
condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di
un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi
mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non
piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa
che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai
negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui
generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto
e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido
elettrico non è percettibile che pei suoi effetti.
A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard
sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla
comunicabilità della peste, riporterò un altro breve estratto dello
stesso Foglio.
«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci
somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno
condotto _a considerare la peste come una malattia di cui la causa
specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la
parte da cui essa venga)_, riveste ben tosto per un puro fenomeno
di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente
individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua
col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna,
la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze
esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono
più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica
puramente individuale».
«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa
lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa
proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze
che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati».
Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a
produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa
esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che
introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in
acconcio le seguenti riflessioni:
L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser
si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per
mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi
polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo
vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o
suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo,
deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia
animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come
qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che
venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza
non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo una mutazione
nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato
e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione,
considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa
primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere
di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può
egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata
all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che,
viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento
morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto,
invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non
può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso
nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui
funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della
sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il
periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga
durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene
per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile
di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun
pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità.
Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il
principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile,
qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti
e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza
venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado
l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce
e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo
movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie
funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro
elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la
loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni,
ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo,
detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo
a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azione di tanti
agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile,
conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito,
e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare
dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la
stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato
de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non
regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della
scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e
dell'esperienza.
Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità,
non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre
con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o
l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel
corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione,
oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di
precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio
d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della
malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in
modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre
l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato
dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni
dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste
osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto
possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero;
dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste,
nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in
mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle
cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva
egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza
riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.r Bulard
volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione
di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare
il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra
l'economia animale e l'invasione della malattia a cui ha dato luogo,
riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le
quali è notabile la seconda così concepita