2.e Observation

(17 jours d'incubation)

Caire, 1.er Janvier 1835.

«M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois

jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison

est attaqué et succombe le 20».

Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa

sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano

aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o

mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività

del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente

al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi

alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la

malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo,

in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più

tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine

individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata

successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso

essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo

alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e

quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato

e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche

favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione

individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del

fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il

raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non

è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario

al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una

supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del

principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di

prova, quanto che fra le tante osservazioni riportate dal Dottor Bulard

questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione

oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22

Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º

Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste

da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti

la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo

d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente:

9 volte di 1 giorno

10 volte di 2 giorni

15 volte di 3 giorni

54 volte di 4 giorni

38 volte di 5 giorni

42 volte di 6 giorni

8 volte di 8 giorni

4 volte di 12 giorni.

Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una

maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della

peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi

però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione

della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di

dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del

contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine

individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche

favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i

micidiali di lui effetti.

Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione,

nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il

detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo

latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua

azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza

dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per

gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica

amministrazione.

Che se in seguito alle surriferite dimostrazioni, e sull'appoggio della

ragione e di un'illuminata esperienza si perverrà a stabilire d'accordo

un sistema comune meno esagerato e cauto egualmente, e delle massime

di ragionevoli facilitazioni nel trattamento sanitario contumaciale,

sarà certamente uno dei più grandi servigi che la politica e la scienza

sanitaria riunite al medesimo scopo abbiano mai recato all'umanità e

all'interesse delle nazioni. Se si determinerà di abbreviare soltanto

di pochi giorni gli attuali periodi di quarantena per gli uomini,

riconosciuto inutile ed esagerato il rigore attuale, la navigazione e

il commercio dei varii Stati di Europa ne risentiranno sommi vantaggi;

si risparmieranno gravose spese, danni, ed un tempo prezioso per tutti,

ma specialmente per le classi de' commercianti e naviganti, e saranno

menomati altresì i pericoli a cui è esposta la salute de' contumacianti

per una lunga reclusione in istato d'inerzia entro ad un Lazzeretto o

sopra un bastimento, e tolte delle pratiche esagerate, irragionevoli,

che contrastano mostruosamente coi progressi della scienza, collo

spirito del secolo, colle provvide cure e col zelo da cui sono

animati i Governi pel bene e la prosperità delle suddite popolazioni,

e coi grandi miglioramenti che si operano tuttodì negli altri rami

dell'economia pubblica.

Relativamente poi alla seconda parte della quistione — _per quanto

tempo_, cioè, _il principio pestilenziale o germe del contagio

può restar latente ed inoperoso ne' corpi inanimati, per esempio,

nelle mercanzie, nei vestiti, bagagli ecc., senza perdere la sua

facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che favorevoli se ne

presentino le circostanze_; lo stesso ragguardevolissimo personaggio

nella sopraccennata conferenza graziosamente accordatami il dì 14

Ottobre 1838, mi fece osservare, siccome la quistione così concepita

diventava inutile affatto, e che il versare su di essa non avrebbe

mai condotto ad alcun utile risultamento per lo scopo legislativo. In

fatti, il problema così concepito sarà sempre di un'assai difficile

ed incerta soluzione, ed anzi non si perverrà mai a scioglierlo;

mentre non si giungerà mai a riconoscere e stabilire con fondamento

bastante, per quanto tempo i germi del contagio, sottratti all'azione

dell'aria libera e della luce, possano restare annidati entro ai

corpi inanimati suscettibili di ritenerli, conservando integra la

loro facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che si presentino

favorevoli circostanze. Mercanzie suscettibili di ogni sorte stivate

in balle o riposte in casse, vestiti di ogni genere e specialmente le

pellicce ed altri oggetti suscettibili conservati in bauli od altri

recipienti chiusi, ove manchi l'azione dell'ossigeno atmosferico,

possono tener in sè occulto e custodito il contagio per un tempo assai

lungo, riportarlo a grandi distanze, comunicarlo a quelli che primi

li maneggiano o li toccano, anche dopo alcuni anni più o meno secondo

le circostanze; ma questo tempo sarà sempre per noi un mistero, nè i

tentativi per determinarlo arriveranno mai ad ottenere risultamenti che

soddisfacciano, a malgrado i più costanti e coraggiosi sforzi.

Da parecchi scrittori, tanto antichi che moderni, sono riportati casi

di robbe infette che dopo molti mesi ed anche dopo molti anni, tirate

in luce e toccate, infettarono le persone. Tra i moderni, racconta il

Dott. Bulard, che in una peste che distrusse quasi tutta la popolazione

di Smirne, un giovane, dopo aver sepolto tutti gl'individui della sua

famiglia ed esser rimasto solo possessore della sostanza di essi,

depose nella cavità di un grosso albero parecchi effetti de' quali

non amava disfarsi; indi, ricoperta ogni cosa con diligenza, passò in

Europa per vivervi più tranquillo. Dopo circa trent'anni fu preso dalla

smania di rivedere il suo paese natio. Ritornò a Smirne, e pensando al

suo deposito, la curiosità e l'interesse lo spinsero a farne ricerca.

Lo trovò. Ma ebbe a pagar cara la sua imprudenza. Quegli effetti

avevano conservato il germe della peste. Ne fu attaccato e morì. Per

tal modo la peste soleva rinnovarsi spesso a Costantinopoli.

Non sono molti anni dacchè la peste essendo penetrata nel convento de'

Missionarii Lazzaristi di S. Giovanni d'Acri, furono messi in casse

gli archivii del convento, e riposti in un magazzino che si tenne

rigorosamente chiuso. Quattro anni dopo, il Superiore del convento

volle trar fuori dai cassoni i registri e riporli al loro sito. Per far

ciò si servì da prima delle pinzette, ma stancato dalla lentezza con

cui procedeva l'operazione, le lasciò, e prese i registri colle mani.

Lo stesso giorno fu attaccato dalla peste e morì. Altri frati e persone

del convento vennero attaccati poco appresso e morirono egualmente.

Abdala-Bascià fece segregare tosto il convento e lo assoggettò a

rigorosa quarantena. La città venne preservata dal flagello. E per

parlar degli esempii riportati dagli autori antichi, basterà forse

ricordare quello riferito da Senerlo (_de feb. lib. 3, cap. 4_)

di un lenzuolo che conservò in sè annidato il germe dell'infezione

per quattordici anni; mentre dopo questo periodo di tempo il detto

lenzuolo essendo stato spiegato e maneggiato servì a spargere a

Breslavia nella Slesia il reo seme pestilenziale nel 1542; e per cui

nello spazio di ventidue settimane morirono di peste in quella città

quattromila novecento persone, e si diffuse poi in parecchie altre

della Germania (_V._ pag. 358); come pure l'altro accaduto egualmente

in Costantinopoli e riportato dal P. Maurizio da Tolone e da altri

Autori da' quali il buon Padre lo tolse, delle funi cioè, che in una

circostanza di gravissima pestilenza servirono a portare gli infermi

ai destinati ricoveri ed i morti ai sepolcri, e le quali, allorchè di

esse non s'ebbe più bisogno per tali ufficii, vennero gittate dietro

una cassa ed ivi dimenticate stettero senza esser mosse più di 20 anni;

ma ripigliate dopo detta epoca da un servo, costui s'infermò poco dopo

di peste e morì, e da lui in altri il rio seme essendosi propagato,

perirono in quella Capitale in conseguenza di detta causa, oltre dieci

mila persone.

Parecchi altri esempii di questo genere sono riportati dal Fracastoro,

da Giorgio Garnero, dall'Hunzer, da Alessandro Benedetto, da Erasmo

Heden e da altri scrittori, che provano siccome effetti suscettibili,

o nascosti o per altra ragione posti fuori della possibilità di esser

penetrati e purgati dall'azione dell'aria e della luce, conservarono

in sè annidato per molti anni di seguito il rio germe pestilenziale,

il quale si è poi comunicato altrui per contatto, e valse a produrre

e propagare sotto l'influenza dell'opportunità individuale e del

favorevole concorso di circostanze atmosferiche telluriche, la stessa

terribile malattia.

Sicchè, essendo difficilissimo, anzi impossibile, conoscere e

determinare il tempo durante il quale i germi del contagio possono

restar latenti nei corpi inanimati, negli effetti suscettibili

(mercanzie, vestiti, masserizie, robbe ecc.), senza perdere la

loro facoltà e forza riproduttiva appena si presentino circostanze

favorevoli al loro sviluppo; dappoichè la soluzione di questo problema

che dipende da un'infinità di circostanze diverse, le quali non

possono essere nè conosciute nè determinate, non potrà mai ottenersi

in modo attendibile per la scienza, nè utile e soddisfacente per lo

scopo legislativo, sarà di conseguenza molto meglio ammettere come

principio, come fatto positivo e generale, che tutte le robbe ed

effetti suscettibili (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) provenienti

dai luoghi infetti o sospetti, sia dal Levante o dalle altre parti

dove regna o suol regnare la peste, debbano essere considerate come se

effettivamente fossero già infette di contagio: e, posto ciò, cercar

di conoscere e determinare _quali siano i mezzi, quale il metodo più

sicuro, più sollecito e più conveniente per espurgarli, avendo in vista

principalmente di conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti

riguardi della sicurezza pubblica con la convenienza de' privati, e

cogl'interessi della navigazione e del commercio_.

Instituite che si avranno siffatte investigazioni, bene analizzati

i sistemi attuali di disinfettazione e di espurgo, e dietro li più

accurati e diligenti esami praticati colla scorta delle più estese

cognizioni e scoperte della chimica moderna e di una più illuminata

esperienza, riconosciuti e determinati i metodi migliori, quelli cioè

che mentre soddisfanno a tutte le viste della sicurezza pubblica,

sono atti a darci li richiesti risultamenti per la Sanità col minor

dispendio di tempo e col minor danno della navigazione e del commercio,

e a conciliare meglio che oggidì non si fa tutti i grandi interessi

sanitarii politico-commerciali, allora sì che si potrà dire di aver

fatto nella pubblica Amministrazione Sanitaria felicemente alcun passo,

e colti que' vantaggi per la sicurezza e prosperità nazionale cui ebbe

in mira ne' suoi atti ufficiali l'illuminata politica degli Stati di

Europa nell'intromettersi in questo grande argomento.

Se non m'inganno, è assai probabile che dalla soluzione di questo

secondo quesito si colgano vantaggi ancora maggiori e più considerevoli

che dalla soluzione del primo; pervenendo a riconoscere l'inutilità,

l'inconvenienza e perfino il ridicolo di alcune pratiche di espurgo

usate attualmente nei Lazzeretti di Europa, la necessità di riformare

questa parte importantissima di economia sanitario-commerciale, e

stabilire d'accordo metodi di disinfezione più semplici, più regolari,

più ragionevoli, più spicciativi; ma nello stesso tempo egualmente

cauti e sicuri, concretandosi sui mezzi di un'applicazione utile ed

immediata; e sopprimendo tanti irragionevoli, indebiti ed esagerati

rigori, vincoli, ritardi e dispendii che gravitano senza ragion

sufficiente sul commercio e paralizzano parte considerevole dell'utile

che da questo rapido distributore delle ricchezze conviene attendersi

per l'incremento della prosperità nazionale.

Se nelle congiunture di peste scoppiata o appena cessata in una città

o paese ecc., vengono spurgati in pochi giorni quantità di effetti che

hanno servito ad uso dei pestiferati, lordi ancora di sanie, di sangue,

di escrementi, e maneggiati successivamente e indossati da persone

sane, senza che per ciò ne segua alcuna nuova infezione[4]; se si

espurgano tuttogiorno in pochi minuti le lettere, i dispacci, le carte

che vengono da luoghi infetti o sospetti, ponendole immediatamente in

libera circolazione; se una quantità infinita di esperimenti ci hanno

già da tanti anni dimostrato, che oggetti infetti immersi nell'acqua, o

esposti all'azione dell'aria libera, della luce o del calorico portato

ad un grado forte, vennero dai detti agenti perfettamente spurgati in

un breve tempo; come pure da altri dati mezzi disinfettanti sono stati

egualmente distrutti o scomposti in breve tempo e con sicurezza i germi

pestilenziali che ragionevolmente ritener si dovevano in quegli oggetti

annidati; perchè sarà tuttora necessario tener le merci chiuse in un

Lazzeretto quaranta giorni e continuar ad esporre a pericolo la vita

di tanti uomini, obbligarli a mettersi con quelle merci a contatto

due volte al giorno (il così detto espurgo di prova) per chiarirsi se

vi sia o no la peste, e continuare in varie altre antiche pratiche

irragionevoli con un completo indifferentismo e senza alcun altro

esame?

Nelle pratiche di espurgo delle varie merci sospette di peste, nei

mezzi usati e nella durata dei periodi contumaciali o d'aspettazione

che sono in vigore nei varii Lazzeretti di Europa, sussistono delle

anomalie e differenze considerevoli in guisa, che sembra che dette

misure disciplinari preservative non abbiano per base principii

solidi, massime generali dettate dalla ragione, dalla scienza e

dall'esperienza, ma unicamente il capriccio od un cieco empirismo.

Le stesse merci e persone della medesima provenienza sono soggette

in un Lazzeretto a 10 giorni di contumacia, in un altro a 14, in

un terzo ora a 21 ora a 28, in un quarto a 40. In alcuni Lazzeretti

si espurga col cloro e coll'aria, in altri coll'aria sola, in altri

col calorico, in altri finalmente si usa l'espurgo di prova, e via

discorrendo. Per esempio, al Lazzeretto di _Orsova_, limitrofo alla

Turchia, al punto dove si riuniscono le frontiere dell'Austria,

della Valacchia e della Servia, la contumacia è di soli dieci giorni

senza alcuna disinfettazione; a Odessa, che non è che tre giorni

distante da Costantinopoli, si fanno quattordici giorni di contumacia,

fumigazioni di cloro e spoglio; in Valacchia quattordici giorni ed

una fumigazione di zolfo; in Egitto sette giorni; in Grecia quindici

giorni; a Malta e negli altri porti Europei del Mediterraneo,

dell'Oceano e dell'Adriatico, distanti da Costantinopoli da cinque

giorni a due mesi, si esige una contumacia di vent'uno, vent'otto e

fino quaranta giorni, senza che si conosca su qual base, sopra quali

osservazioni ed esperienze sieno fondate nè l'esagerata severità degli

uni, nè la maggiore facilitazione degli altri. Così in alcuni Stati

di Europa li Colli di mercanzie che provengono da un paese sano e

sono diretti ad altro paese egualmente sano, ancorchè nell'effettuare

il tragitto sieno stati obbligati a passare per paese sospetto o

infetto, arrivati alla loro destinazione, non sono sottoposti ad alcuna

contumacia o riserva, e con grande utilità del commercio vengono messi

immediatamente in libera circolazione, perchè le Autorità Sanitarie

del luogo della partenza hanno il dovere di sigillare detti Colli di

merci col sigillo della Sanità e con quello del rispettivo Console,

scortarli con relativo Processo Verbale, in cui dev'essere constatata

la qualità dei suggelli e la loro integrità, e munito ciascun Collo di

un forte involucro a doppio strato, che si chiama _coperta di sanità_,

farli proseguire così senza più alla loro destinazione, accompagnati

dalla relativa _Fede_ o _certificato Sanitario_. Giunti che sieno al

luogo al quale sono destinati, dopo un tragitto più o meno lungo pel

paese infetto, vengono depositati al Lazzeretto, dove non si fa che

spogliarli degl'involucri esterni o coperte di Sanità; indi, verificata

l'integrità dei suggelli, e colla scorta del relativo Processo Verbale

riconosciuto esser integro il Collo ed essere stata rispettata la sua

inviolabilità, sono posti immediatamente a libera pratica, trattenute

soltanto al Lazzeretto le coperte che vengono con ogni diligenza

spurgate, indi consegnate a chi di diritto per gli usi e bisogni

ulteriori, senza altri aggravii e formalità; mentre invece in altri

paesi le stesse merci, per la sola ragion del passaggio attraverso

il paese sospetto o infetto, sono trattate nello stesso modo come se

direttamente procedessero da luogo infetto, ed assoggettate alla stessa

rigorosa quarantena.

Biasima il Dott. Bulard, e a ragione, siffatta disarmonia, tanta

varietà di pratiche sanitarie o di mezzi impiegati per respingere ed

annientare la peste. A ragione egli dice essere ormai tempo che questa

grande quistione economico-politica fissi l'attenzione dei varii

Governi di Europa, e che si cerchi di mettersi d'accordo intorno ai

varii sistemi sanitarii di aspettazione, manipolazione, od espurgo;

procurando di conciliare per quanto è possibile con una saggia

legislazione la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio e di una

navigazione ognor più crescente ed estesa in Oriente dove suol regnare

la peste, senza che pratiche sanitarie esagerate ed inconvenienti

pongano indebiti ostacoli ai progressi dei nostri rapporti commerciali

e giungano a falcidiare una parte dell'utile e dei beneficii, che le

popolazioni di Europa hanno ragione di attendersi da queste ampie

sorgenti di ricchezza e di prosperità nazionale. E non sarà questo

un bell'argomento di utile pubblico da prendersi in disamina dal

Congresso sanitario Europeo, senza bisogno ch'egli si occupi prima di

tutto, come propone il Dott. Bulard, ad instituire nuovi esperimenti

a fine di provare la contagiosità della peste, servendosi a tal uopo

dei delinquenti che la legge ha condannati alla pena capitale; poi,

qualora ciò non corrispondesse alle vedute del legislatore, appellarsi

al coraggio e alla filantropia dei Medici membri del Congresso,

invitandoli a subire detti terribili sperimenti, e ad incontrare una

gloriosa morte? Come mai sperare che tale idea strana potesse venire

bene accolta in Europa? È bensì vero e giusto il principio che il

Dottor Bulard allega ad appoggio della sua proposizione; quello cioè

«che una disposizione legislativa non può essere basata che sopra

la perfetta conoscenza del fatto al quale essa si adatta»; ma non è

giusta la sua applicazione, nè la conclusione che da tale principio

generale egli intende tirarne. A' nostri giorni, e dopo che una funesta

esperienza di molti secoli ha posto fuori di ogni quistione e di dubbio

la contagiosità della peste, non v'ha più bisogno di nuovi sperimenti

per provare questa verità di universale accettazione, e su cui oltre

l'esperienza di secoli, esistono moltissime cognizioni tradizionali ed

infinite e sempre costanti osservazioni antiche e moderne di tutti i

tempi, di tutti i paesi, in modo tale che non vi ha più chi ne dubiti,

e non si può dire di non avere di questo fatto piena conoscenza.

Tutti li nuovi esperimenti, tutte le nuove osservazioni che, servendo

all'opinione del Dottor Bulard, si potrebbero fare dai signori Medici

componenti il Congresso, menerebbero alla conclusione _che la peste è

contagiosa_. Ma questo già lo sappiamo. Questo quesito interessante,

che il Dott. Bulard propone doversi sciogliere dal Congresso prima di

passare alla decisione del problema amministrativo, è già sciolto da

secoli. Il carattere contagioso della peste non è più per l'Europa

un problema. È un fatto già riconosciuto, che non ha più bisogno di

prova e sul quale tutti i dotti e sperimentati Medici, non escluso lo

stesso Dott. Bulard, tutti i Magistrati Sanitarii, tutti i Governi e

le persone più illuminate e imparziali di tutti i tempi, di tutti i

paesi sono già perfettamente d'accordo. Giova sperimentare qualunque

volta v'abbia penuria di fatti, quando si abbiano buone ragioni per

dubitare, e la quistione penda incerta, irresoluta; ma allorquando i

fatti abbondano, allorchè sono tutti concordi nè sussistono fondate

ragioni per dubitare, e la quistione è stata già risolta da molto

tempo in guisa che la soluzione del problema è divenuta un fatto

certo, invariabile, ammesso dal generale consentimento, a che pro

scandalezzare il genere umano col produrre ora in campo siffatta

quistione?

Intorno poi alla qualità degl'individui sui quali si propone di fare

detti sperimenti, lasciando da parte gl'immensi imbarazzi, difficoltà

e pericoli cui sarebbero esposti i Signori del Congresso per ottenere

e mantenere sempre pronte al sacrificio le indicate vittime infelici;

convien riflettere, che essendo il pubblico esempio il principale

scopo cui mira la legge nel punire il delitto, ed il terribile castigo

inflitto al delinquente innanzi agli occhi di tutti, essendo diretto

non a vendicare la società, ma a servir di freno ai malvagi mal

intenzionati, onde impedire la rinnovazione della colpa; commutando la

pena capitale in un esperimento di peste, verrebbe a mancare lo scopo

salutar della legge, e si tradirebbero con ciò i più grandi interessi

della società. Relativamente ad alcuni Stati converrebbe poi ricercare,

chi si crederà in diritto di fare tali commutazioni, come rispetto ad

altri, chi sarà quello che le farà? E qualora anche queste commutazioni

venissero fatte, i Signori Medici componenti il Congresso si crederanno

poi in diritto di attentare alla vita dei loro simili? Saranno poi

essi disposti a fare, sebbene in altro modo e con altro mezzo, quello

che senza la commutazione sopraccennata avrebbe spettato all'esecutor

di giustizia? E se mancheranno i delinquenti per le preaccennate

esperienze, come supporre che i Signori Medici chiamati a formar parte

del ridetto Congresso vengano presi dalla vocazione di morire di peste,

e si offrano spontanei, in luogo dei delinquenti condannati alla pena

capitale, a subire sì terribili e funesti sperimenti per provare

la contagiosità della peste, la di lei essenza patologica, ed il

trattamento curativo che le conviene, ecc.?

Allorchè il Dott. Bulard concepì quest'idea, e scrisse e sostenne

con tanta fermezza che per poter basare _un'irrevocabile_ (!!)

legislazione sanitaria, prima di tutto, e prima d'introdurre alcuna

modificazione o riforma negli attuali sistemi sanitarii, e fare

alcun cangiamento nell'attuale legislazione di contumacie, Lazzeretti

ecc., fosse necessario decidere la quistione scientifica col mezzo

di esperimenti, onde _eruire la verità del contagio pestilenziale_

(!!) convien dire che venisse sedotto dalla fervida sua fantasia,

dalla nobile sua passione di raccogliere più estese cognizioni ed

esperienze in un argomento in cui diede tante prove di sublime carità

e di coraggio, mentre non s'avvide, che i nuovi esperimenti in tale

proposito istituiti, e così com'egli li propone, renderebbero sì

lunghe, imbrogliate e difficili le operazioni del Congresso, che

bisognerebbe aspettare mezzo secolo almeno prima di poter sperare la

desiderata riforma degli attuali sistemi di contumacia, e che alcun

utile cangiamento avesse luogo. Sicchè i felici risultamenti e le

conclusioni di questo Congresso Sanitario Europeo non sarebbero più

per noi, ma per le generazioni future, che sole sperar potrebbero di

godere il frutto di tanta scienza sanitaria riunita, fusa al crogiuolo

della propria sperienza; ed i Signori Medici ed altre persone dotte e

sperimentate chiamate a comporlo, prima di partire per l'isola che si

pensa assegnar loro a quartiere e porsi all'opera, pensar dovrebbero

seriamente a mettere in buon assetto tutte le cose loro, perchè non si

tratterebbe niente meno che di una definitiva traslocazione; giacchè

«_il preziosissimo albero che recar deve gli attesi benefici frutti

per tutto il mondo_» non può crescere sì presto, nè dare speranza di

frutto che dopo cinquanta o sessanta anni. Sedotto dall'ardente suo

zelo l'onorevole collega non fece riflesso che ove, per un'illimitata

deferenza alle di lui opinioni e proposizioni, i Governi di Europa

avessero la bontà di ordinare ai loro commissarii Medici, che prima

di tutto occupar si dovessero della contagiosità della peste, ciò

che non è probabile, mettendo in dubbio le osservazioni costanti

ed i fatti di tanti secoli, si arrischierebbe per ciò appunto di

trovarsi nel bujo più fitto che mai sopra questa materia; mentre

intraprendendo le proposte sperienze sopra i delinquenti o sopra i

Medici del Congresso, chi ci assicura che sarebbe per combinarsi in

essi la suscettività o attitudine individuale necessaria a contrarre la

malattia, quella che il Dott. Bulard chiama _organisme impressionable

par les circonstances prédisposantes_, e non piuttosto trovare in essi

quella certa impassibilità o inattitudine individuale al contagio,

sia idiosincrasica, sia artificiale; quello stato o condizione

dell'organismo _per cui le vie d'assorbimento divengono refrattarie

all'influenza morbifica di certe cause patogeniche_; quella immunità

che si osserva spessissimo in circostanze di peste e che tutti i

Medici pratici, compreso lo stesso Dott. Bulard, hanno riconosciuta

ed accennata; ovveramente, che per mancanza dell'influenza o concorso

delle circostanze atmosferico-telluriche opportune al morboso sviluppo

non avesse luogo la malattia, a malgrado l'attitudine individuale

e l'introduzione dei principii di secrezione morbifica sia per

inoculazione, sia per assorbimento, sia per ingestione o applicazione

endermica; giacchè, per quanto attivo sia il seme, per quanto fertile

e adattato il terreno che lo riceve e ricco di principii favorevoli al

sollecito suo sviluppo, ove manchi l'aria, l'acqua, l'opportuno grado

di calorico, la luce, quelle condizioni in somma atmosferico-telluriche

che sono indispensabili alla sua elaborazione e sviluppo, il germe non

si svolgerà, non pullulerà, non darà alcun prodotto, ma indecomposto

ed inerte resterà a marcire entro quel corpo medesimo che doveva

prestargli vita e alimento. Allora sì che i signori Medici oppugnatori

della contagiosità della peste, i grandi agitatori e fabbricatori di

nuovi sistemi comparirebbero schierati in battaglia con armi e bagaglio

a cantar vittoria, ed in vece che sciogliere la quistione la si avrebbe

avviluppata, resa difficile e incerta. Sicchè coi nostri pericolosi

sperimenti avremmo reso un cattivo servigio all'umanità.

Senza immergerci in nuove quistioni scientifiche, delle quali già ne

abbiamo abbastanza, che terminerebbero come tante altre senza nulla

concludere e lascierebbero _in statu quo_ le già radicate opinioni

intorno alla peste; in vece di prender la cosa dalla creazione del

mondo, non sarebbe forse meglio e più utile ammettere la comunicabilità

della peste come un fatto certo e positivo di generale accettazione,

una verità già dimostrata e provata, cercar di profittare del passato

e delle esperienze ed osservazioni che già possediamo copiosissime su

questa materia, nonchè dei progressi fatti dalle scienze fisiche pei

nostri bisogni presenti e futuri, ed a fine di cogliere il contemplato

scopo della sicurezza e prosperità pubblica con una saggia legislazione

meglio corrispondente ai nostri bisogni ed ai nostri interessi? Ciò

sarebbe, a mio credere, molto più saggio e più conveniente, senza

dover protrarre di molti anni una riforma già riconosciuta utile

e sommamente importante agl'interessi della società, per la sola

ragione di occuparsi a combattere le capricciose opinioni contrarie di

qualche scienziato invaso dalla smania di singolarizzarsi e rendersi

celebre nella via del progresso, o di tal altro saputello del facile

sentenziare, schierato materialmente sotto le bandiere di qualche

ardito innovatore e propagator di sistemi, senza obbligar il Congresso

ad entrare nel caos di siffatte quistioni, dalle quali, come si è detto

di sopra, non si possono sperare risultamenti decisivi, e soltanto v'ha

la grande probabilità di suscitare nuove quistioni e render più tarda,

più difficile la riforma cui mira l'illuminata politica dei Governi di

Europa.

Lo stesso Dott. Bulard non avendo ora più bisogno di convincere

sopra questo argomento alcuni Medici dell'Egitto coi quali ebbe delle

discrepanze, e di provare per la via esperimentale l'assurdità delle

loro opinioni anticontagioniste; e d'altronde conoscendo ora un po'

meglio come la pensino su tale argomento i Medici ed i Governi di

Europa, è probabile che fosse per convenire spontaneo sulla superfluità

di promuovere siffatta quistione e sull'inopportunità dei proposti

sperimenti. Ciò tanto più facilmente è credibile, quanto che essendo

egli già pienamente convinto e persuaso del carattere contagioso della

peste, non si sa concepire come possa cotanto insistere per provare

un fatto di cui egli stesso ha l'intimo convincimento. Ch'egli così la

pensi intorno alla contagiosità della peste, li seguenti brani tratti

dalli stessi suoi scritti serviranno sempre più a dimostrarlo.

Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria · 第 17 / 135 题