Quando tra amici ch'ebbero comuni sentimenti, abitudini, piaceri e
desideri si frammette la donna amata da uno di lor due, è imposto anche
un limite alla loro antica comunanza: oltre tale limite è la donna, di
cui non si può discorrere o si deve discorrere poco e con riguardo; è il
possesso, conosciuto solo in apparenza, che non si può scrutare,
toccare, valutare. E troppo di frequente, per una voglia suscitata da
invidia e gelosia insieme, accade che l'amico pensi dinanzi alla donna
dell'amico: -- M'ha detto che l'ama e che gli appartiene anima e corpo;
non altro. Quali parole gli mormorano quelle labbra, intimamente? quali
sorrisi gli porge quella bocca? quali baci? Agli occhi di lui che
lusinghe, che promesse hanno quegli occhi? e quali carezze e abbandoni
molli e resistenze incitatrici e segrete voluttà trova egli tra le sue
braccia? Piú: che forza o che arte misteriosa congiunge essa alla
bellezza per carpirne il cuore e trarlo seco, avvinto, nel cammino della
sua vita? -- Chi studia di rispondersi tenta di tradire l'amicizia.
L'ufficio di confortatore riuscí penoso, da prima, a Gabrio Gabrii,
perché la madre del Palmenghi, vecchia rimbambita, o lo scambiava co 'l
figliolo, o gli chiedeva: -- Dicono che l'hanno ammazzato. E vero? --; e
perché la dama di don Alfonso piangeva, con lui, dolorosamente.
Domitilla in fatti soffriva, non già accusandosi della tragedia
avvenuta, per caso, dopo i suoi inganni, ma pensando che aveva perduto a
un tempo stesso due amanti: quello che essa amava e quello che la
proteggeva.
Nondimeno Gabrio ebbe pazienza, e Domitilla era cosí leggiadra che lo
scoprirne la vera storia non distolse il gentiluomo dall'usare con lei i
modi piú cortesi e le parole piú affettuose. D'altra parte, la dama
ammirava in Gabrio tanta dolcezza d'animo e piacevolezza di costumi; e
trovando nei discorsi di lui da ammirare anche sé medesima, non sempre
senza intenzione gli spiegava co' suoi vezzi il perché l'amico Don
Alfonso s'era invischiato e perduto nel suo amore. Chi non avrebbe
perduta la testa come don Alfonso?
Ma: -- Lontano dagli occhi, lontano dal cuore -- sospirava Domitilla; e
il Gabrii rispondeva che mancatogli oramai ogni speranza di tornare a
Parma, il povero amico cercava forse dimenticarsi delle persone fide,
che non si dimenticavano di lui.
Frattanto don Alfonso, il quale mandava lettere e non riceveva piú
notizia di nessuno, dubitava che qualche sciagura fosse intervenuta a
Gabrio, temeva che Gabrio tacesse per tacergli qualche sventura della
dama, supponeva fino d'essere stato abbandonato dall'amante e
dall'amico. E nel ricordo, irremovibile dal suo pensiero, l'amaro e nero
ricordo di quel fatto pe 'l quale viveva nell'esilio, sorgeva insistente
e tormentoso in atto di dolore e di maledizione la bella donna ch'egli
amava, ch'egli invocava, desto e nei sogni, sempre; né ardiva
figurarsela, pure nell'avvenire, innamorata d'altri.
La verità don Alfonso l'apprese tardi. Incontrò un giorno certo
gentiluomo della sua città che era venuto in missione per il duca
Odoardo alla corte di Torino, e gli domandò nuova dell'amico Gabrio.
Rispose il gentiluomo:
-- Ha sposata la dama che si diceva sorella del Palmenghi.
-- Vittoria! -- gridò don Alfonso, cui parve ricevere d'un coltello nel
cuore.
-- Vittoria facile per i suoi amanti -- disse l'altro sorridendo del
motto --; ma essa ha nome Domitilla.
Don Alfonso n'aveva imparato abbastanza, e dissimulando quel che pativa
dentro, volle sapere di piú: chiese piú cose, e infine che cagione si
fosse data in Parma alla sua rissa co 'l Palmenghi. -- Che l'uno di voi
era geloso dell'altro, o che Domitilla spinse l'uno a liberarla
dell'altro. Ma un terzo ha goduto.
Cadutagli la benda dagli occhi, don Alfonso credé scorgere anche oltre
la verità vera. L'amore della dama per lui era dunque stato uno svago,
un sollazzo cominciato colla bugia del nome ambiguo che quella, cosí per
gioco, aveva assunto, e proseguito per una tragedia fino al tradimento:
già prima d'avvolgere lui in quegli inganni ella forse amava Gabrio!
Forse questa era stata la pena segreta che un tempo aveva sorpresa in
lei! La rivedeva, adesso, come nel giorno che gli aveva detto d'amarlo,
lagrimosa, e come nella sera della dedizione, vittoriosa e vinta; la
vedeva, lei che gli aveva accesa nelle vene la febbre della voluttà,
fremere ora di voluttà tra le braccia di Gabrio, obliosa, sorridente,
perfida.
Cercò imagini diverse: Gabrio che cadeva ferito sanguinando e Domitilla
che gemeva nella solitudine d'un chiostro; e meditò la vendetta, la
preparò con brama feroce, la pregustò con gioia feroce.
Il conte e la contessa Gabrii tornavano una sera dalla loro villa a
Parma, quando, a una svolta della strada, un uomo tese il braccio armato
di pistola verso il cocchio.
-- Gesummaria! -- fece a pena il conte, ricevendo il colpo.
Chi aveva tradito l'amicizia s'era meritato di morire; chi aveva tradito
l'amore meritava di vivere, sola, nel rimpianto e coi rimorsi.