V.

Domitilla non aveva a pena goduto del suo trionfo che si dié colpa

d'essere stata troppo debole ed arrendevole; e quantunque non dubitava

della parola di don Alfonso, temeva che egli appagato nel desiderio e

già pentito si disamorasse, o almeno non giudicasse grande quant'ella

voleva la grazia ottenuta quella notte. Essa l'amava; ma per dominarlo

le bisognava che l'ardore di lui fosse piú vivo del suo stesso ardore; e

per acuirne o riagitarne le brame e inretirlo piú strettamente, le

bisognava farle stentare la ripetizione e l'intero possesso della

voluttà.

Gli scrisse il giorno dopo: «Guardatevi, ché è in pericolo la vostra

vita.»

Don Alfonso, il quale non aveva paura di pericolo conosciuto e certo, a

quell'avviso cominciò quasi sgomento a imaginare ogni piú strano

affronto ed ogni danno che potesse fargli il nemico nascosto e

sconosciuto; e come da un pezzo sospettava fosse il Palmenghi il

carceriere della dama, cosí suppose che il Palmenghi, scoperto il

trascorso della dama, cercasse vendicarsi: non usciva se non armato e

seguíto da piú servi e comandava di vigilare presso la casa del vicino.

Di che questi s'avvide presto; né avendo ragioni proprie d'inimicizia

con il Della Torre, credette a un accordo fra i parenti di Domitilla,

che l'odiavano a morte, e don Alfonso; e si guardava anch'egli. I servi

dell'uno e dell'altro si guatavano in cagnesco. La rissa avvenne, e

quando già Domitilla, dimentica del suo biglietto, aveva ripreso a

scrivere all'amante e a confortarlo.

Un giorno don Alfonso veniva verso la porta del Palmenghi, sulla quale

due figure di bravi stavano in attitudine spavalda; e poiché egli fu

passato, quelli risero in faccia ai due fidi che gli erano di scorta.

Offesa ai servi, offesa al padrone: don Alfonso fe' un cenno e i suoi

attaccarono gli altri.

Alle grida il Palmenghi uscí con la spada in pugno, e allora don Alfonso

s'avventò su di lui rapido, in un attimo, e lo colpí al cuore; poi in

due salti entrò nel suo palazzo e dalla pusterla del giardino corse alla

casa di Gabrio, che era poco lungi. E mentre l'amico l'aiutava a cambiar

vesti perché cambiasse aria, egli gli raccomandava di ottenergli il

perdono della dama, che credeva aver privata del fratello e che presto o

tardi, se gli perdonasse, farebbe sua moglie. Gli raccomandava di

indurla a scrivergli a Torino, dove sperava recarsi; di provvedere a che

giungessero a lei le sue lettere e di adoperarsi, quando fosse tempo, ad

ottenergli dal duca la grazia di quell'omicidio che aveva commesso quasi

involontariamente. Gabrio promise.

Don Alfonso all'imbrunire fuggí da Parma.

Vecchie storie d'amore · 第 38 / 52 题