La dama che ogni giorno passeggiava nel giardino del Palmenghi, rispose
cortese alle prime dimande di don Alfonso, ma guatandosi attorno quasi
paurosa che ci fossero altri ad ascoltarla; disse che aveva nome
Vittoria, che era sorella del Palmenghi e vedova da poco tempo di un
gentiluomo milanese: non piú; ma negli occhi e nel viso essa aveva
l'ombra e l'impronta d'un dolore sempre presente al suo spirito, e dalla
circonspezione con cui ella si conteneva, s'arguiva che qualcuno
l'invigilava. Qual colpa di lei o d'altri la teneva vittima di quella
tirannia occulta? qual cura l'affliggeva turbandone la meravigliosa e
fresca bellezza? Don Alfonso non poté sapere di piú, ma se il giovanile
desiderio di un'avventura galante l'aveva condotto nel giardino le prime
volte, nel solito luogo, all'ora solita, ve lo trasse di poi il
desiderio acre e virile di far dispetto a qualcuno e di affrontare un
pericolo; e quindi ve lo trasse, con tutta la forza e con tutti i lacci,
l'amore.
E quell'accensione lenta, nuova per lui, divampò cosí nel suo cuore che
non ebbe piú requie: e il suo animo rimase conquiso, occupato, umiliato
da quella donna la cui bellezza s'elevava e raffinava con lo strano
contorno della pietà e del mistero. Egli fece e le ripetè molte
proteste, ma la dama o taceva inquieta o rideva mestamente; ed un giorno
in cui egli insistette per ottenere una parola, una parola sola, ella
disse: -- Io non ci penso a rimaritarmi.
Don Alfonso non le chiedeva questo o non le chiedeva tanto. Allora la
dama lo guardò fissa per leggergli il pensiero negli occhi; poi
soggiunse: -- Che cosa domandereste a una dama nobile ed onesta? -- Una
parola! soltanto una parola! -- La dama gli sorrise.
In fine, un altro giorno, ella si dolse perché le bisognava interrompere
la consuetudine di quei piacevoli colloqui.
-- Impossibile! -- esclamò don Alfonso. -- Voglio vedervi, udirvi! Chi
può impedirmelo?
-- Io -- essa rispose --; se no, voi, don Alfonso, mi recherete danno.
Né alle domande di lui aggiunse spiegazione alcuna, ma si mosse come per
andarsene. Allora egli si contenne, la supplicò e promise d'essere
prudente; e la dama quasi per premiarlo gli concesse di scriverle e di
nascondere le lettere in un crepaccio della cinta: ivi, potendo, gli
lascerebbe le risposte. Tacquero; e dalle loro pupille le anime loro si
guardarono tremule e accese, interrogando.
-- Voi m'amate! -- disse don Alfonso.
-- Sí -- disse la dama; e ne' suoi occhi luccicarono le lagrime.