La dama posò il romanzo. Nella sua mente piena di quell'avida lettura le
viragini e i cavalieri continuarono a scambiare colpi di spada e prove
eroiche e i príncipi a perseguire le donzelle traverso strane e confuse
vicende di battaglie, di rapimenti e di naufragi; ma nel suo cuore, dai
discorsi piú galanti e dalle pagine piú sentimentali, era penetrata una
tentazione sottile, un'eccitazione dolce ad un amore tuttavia
sconosciuto.
Fanciulla quasi l'avevano data in moglie a un cavaliere milanese,
tanghero e geloso; a pena vedova i congiunti del marito, per carpirle
una parte dell'eredità, l'avevano rinchiusa a forza in un convento, e da
poi che era fuggita dal convento in casa della vecchia dama che le
voleva il bene d'una madre, il Palmenghi figlio della dama, per non
essere compromesso e per sottrarla all'ira dei congiunti, la costringeva
a una vita peggio che di chiostro. O piú tosto, invaghitosi di lei, il
Palmenghi aspettava agio di sposarla?
Da Scilla in Cariddi!; e altro confortatore della sua giovinezza sognava
Domitilla (questo il suo nome): ella sognava una grande passione che le
consentisse il dominio dell'amante in guisa d'aver poi uno schiavo in
suo marito; e il Palmenghi era un geloso carceriere quando ancora non le
aveva proposto di sposarla!
Sospirando, Domitilla riprese il libro. Ma il suo pensiero oramai
ripugnava dalla lettura e seguiva imagini sue, un'imagine che da alcuni
giorni cercava il suo cuore e l'accarezzava per entrarvi; e don Alfonso
della Torre, il giovine e bello e perfetto cavaliere di cappa e spada,
le sorrideva con un inchino profondo di saluto. Ella non aveva il dubbio
di non piacere a don Alfonso della Torre: anzi s'era avveduta che la
corteggiava; ma, quando pure le riuscisse innamorarlo, riuscirebbe al
piú, a divenirgli moglie? Divenirgli moglie! E la sua fantasia correva,
correva. Egli era ricco e superbo; onde una gloria l'avvincerlo e una
fortuna il possederlo. Se non che lo dicevano anche intemperante,
violento, infido colle donne, e non le conveniva disgustare il Palmenghi
per avventarsi a una speranza incerta e a un pericoloso tentativo.
Rifletté, poi levandosi risoluta e sicura: -- A innamorarlo -- pensò --
basta la bellezza; lo avvilupperò con l'arte e con l'inganno e avrò lo
schiavo!
E si guardava nello specchio della sala: era bellissima.