Sec. XIV.
Ogni vecchio marito di moglie giovane vivrebbe d'angoscia senza il
conforto della religione; e messer Tonio degli Albizeni pregava molto e
consumava molto tempo in esercizi spirituali, sí che, nelle ore che gli
rimanevano da star con la moglie, il giorno non s'avvedeva di nulla e la
notte non si risentiva di nulla. Il mondo diceva che madonna Lisa non
era guardinga e che le fiammeggiavano negli occhi le voglie non sazie;
ch'essa tutta cascante di vezzi trescava con questo o con quello e che
poco schifiltosa variava troppo gli amori; ma messer Tonio bandiva i
sospetti con le orazioni e raccomandava al Cielo la virtú di madonna:
giorno e notte, nella sua camera, egli manteneva accesa una piccola
lampada dinanzi un'imagine sacra; e, mallevadore il prete cui talvolta
aveva espressi i suoi dubbi, quella luce valeva a garantirgli
l'incolumità del talamo. Infatti nella stanza nuziale madonna Lisa non
aveva peccato mai: a pianterreno c'era una camera da dormire, una camera
in cui messer Tonio ospitava gli amici e in cui egli non aveva messo piú
piede da quando s'era sparsa la voce che ci si vedevano gli spiriti
maligni. Madonna Lisa non temeva gli spiriti, anzi non di rado li
chiamava lei là dentro; pure come il marito s'impauriva leggendo nelle
vite de' santi padri le descrizioni delle orride forme assunte dal
demonio per spaventare gli anacoreti e vincerne la resistenza in Dio, e
recitava spesso delle giaculatorie che lo difendessero dagli spettri,
madonna Lisa biascicava con lui senza ridere le giaculatorie contro gli
spettri.
In quel tempo era tornato a Forlí un giovane di nome Guido Morlaffi, il
quale allo studio in Bologna piú tosto che a discutere il giure aveva
appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.
Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali
arti era divenuto maestro con poca fatica; e con meno fatica raccontando
ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di
là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva piú celebre che s'avesse
avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.
Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare
come messer Guido si fosse addotrinato in Bologna; né il suo era
desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella
incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú
volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva
con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle
labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.
Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e
tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la
finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale
aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa
rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito
le stava sempre tra i piedi: ciò perché le donne perbene debbono far
parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.
-- Appena potrà, mi manderà a chiamarvi -- assicurava la servicina. E un
giorno venne a dire a messer Guido: -- Messer Tonio ha paura degli
spiriti, e voi?
-- Dove sono? -- domandò il Morlaffi.
Rispose l'altra: -- In una stanza dove il sere non entra mai e dove
madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.
Messer Guido sospettò un inganno e chiese:
-- Oh!, e madonna non ha paura lei?
-- Non l'avrà con voi.
E il giovane promise che v'andrebbe. Né mancò all'ora convenuta; e
madonna Lisa, che pareva angustiata e timorosa, quasi senza fiatare
l'introdusse nella camera buia degli spiriti; e disse: -- Non dorme
ancora e bisogna aspettare.
Cosí messer Guido rimase un pezzo ad aspettare al buio; e la donna non
veniva mai, e neppure gli spiriti. Egli sbuffava e imprecava a tutti i
mariti che non dormono e a tutte le mogli che non sanno addormentarli,
quando finalmente udí dei passi: i passi della servicina che con in mano
una lucerna veniva a dire come messer Tonio non aveva sonno. Onde messer
Guido, stucco e ristucco, fece per andarsene. Ma non andò.
La serva di madonna Lisa era piccoletta e rotondetta; era fresca e
colorita, e a guardarla dava l'idea d'una pera già matura quando è lí
che par che dica coglimi. A messer Guido, che era stucco, bisognava
attendere dell'altro; e nessuna maggior noia che un'attesa prolungata
per chi fra tanto non faccia qualche cosa.
Che cosa fece messer Guido?
Talora accade che un ragazzo nel passare presso un orto scorga una pera
già matura la quale in vista da uno dei rami piú carichi e piú bassi par
che dica coglimi; e il ragazzo s'arresta, guata, si delibera, salta la
siepe ed allunga la mano: allunga la mano, ed ecco che il padrone gli
esce addosso infuriando e tempestando.
Ed ecco aprirsi la porta e comparire madonna Lisa, la quale fermatasi di
botto -- Buon pro', messere --, disse.
La servicina aveva messo un grido e s'era coperto il viso con le mani. E
la padrona aggiunse, piena d'ira:
-- Ma dell'ingiuria vi pentirete tutt'e due! -- E tornò indietro; e
allora fuggí anche la servicina; di guisa che messer Guido rimase cosí,
senz'aver còlto nulla.
Della serva non gli rincresceva molto; ma molto gli rincresceva di
madonna Lisa, e del bene perduto prima che goduto. A ricuperarlo --
giacché voleva ricuperarlo ad ogni costo e in quella notte stessa --,
egli chiese consiglio alla sua matta testa, la quale gli ricordò che
messer Tonio temeva degli spiriti: indi l'idea. Subito dal letto, che là
era preparato, trasse via un lenzuolo, vi s'avvolse da capo a piedi, e
salite le scale brancicando ed inciampando, piano piano si diresse ove
di sotto un uscio appariva un po' di luce. L'uscio cedette all'impeto.
-- Uh la fantasima! -- urlò, balzando, messer Tonio, il quale vegliava
in orazione. A che la Lisa si rivolse, e nello scorgere il Morlaffi in
tale foggia, co 'l viso deforme e gli occhiacci spiritati, quasi
scoppiava per non ridere. Pure disse seria:
-- Io non vedo nulla -- e richiuse le palpebre.
-- È là! È là! -- ripeteva messer Tonio, e si faceva di gran croci.
Nella stanza, davanti all'imagine sacra, ardeva la lucerna, ma con lume
cosí tenue e fosco che tra quel lume e il buio dell'altra camera il
mostro bianco, immoto e diritto su la soglia, appariva immateriale e
vano al pari d'una larva.
Messer Tonio guardava con terrore, ma preso dal fascino della visione
sovrumana non poteva distorre gli occhi da quegli occhi mostruosi; e
mentre si segnava con la destra, con la sinistra scoteva madonna Lisa
perché partecipasse al suo terrore.
-- Vuol parlare! Parla! -- egli gemeva.
Lo spettro infatti allargava la bocca senza dir nulla, quasi attingesse
ed aspettasse la voce di sottoterra; e con una voce che veniva da
sottoterra finalmente ululò: -- Ohimè, messer Tonio, ohimè! In
purgatorio si sta male!
A messer Tonio pareva d'essere in purgatorio; e -- Odi tu? -- egli
gemette.
-- Io non odo nulla -- rispose la donna --. Voi sognate. Lasciatemi
dormire.
-- Non sei in grazia di Dio tu, e non odi nulla! -- mormorò il marito; e
lo spettro ululando proseguí: -- Non per voi, messer Tonio, vo attorno
la notte; non per voi: cent'anni andrò attorno la notte se la vostra
donna non perdonerà a chi l'offese.
-- Perdona, perdona! -- scongiurava messer Tonio. E la moglie: -- Ma voi
siete ammattito a leggere le storie dei Santi! Che cosa andate dicendo?
-- Mala femmina! -- gridò l'altro vinto, nell'angoscia, dalla rabbia; e
la fantasima con voce di lamentosa divenuta terribile, e con le braccia
tese, terribile, comandò: -- Madonna Lisa, perdonate agli offensori
vostri!
-- Perdona, perdona! -- ripeté disperato e piangente messer Tonio.
-- A chi?
-- Agli offensori tuoi!
-- Bene -- disse madonna Lisa --, io che faccio sempre quello che volete
e quel che non volete, se volete, perdonerò. Siete contento? E pareva
che ella interrogasse la fantasima invece che il marito. Ma la
fantasima, dopo avere aperta e chiusa la bocca senza ringraziare, perché
la sua voce era tornata sottoterra, scosse le braccia come due ali e
lenta e lieve, lenta e lieve sparí nel buio.
Né ricomparve mai piú: madonna Lisa aveva perdonato -- anche alla
servicina.