Alla brezza dell'alba l'Agnesina sospirò e a pena aprí gli occhi
meravigliata di non trovarsi alla sua camera, nel suo lettuccio, scorse
quelli che dormivano lí da presso. E Rinaldo, al muoversi di lei desto
anch'egli, scorse i nemici e trasse l'arme; ma riflettendo ristette e
disse:
-- Perché li offenderei se non hanno offeso noi? E per non offenderli,
come impediremo che ci inseguano e ci raggiungano?
Allora l'Agnesina gli tolse il pugnale di mano, gli fe' cenno di tacere
e leggera leggera, quasi un'ombra, corse ai cavalli degl'inseguitori e
ne recise le redini; indi tornò da Rinaldo, che era già in sella, e via
entrambi su 'l loro veloce cavallo. Scossi dal rumore della fuga e
liberi e ricordevoli piú della stalla che dei padroni, gli altri
destrieri balzarono uno qua uno là: balzò in piedi Guglielmo, al rumore,
gridando, e i compagni, fregati che s'ebbero gli occhi, la prima cosa
che videro furono le corregge recise; né seppero che si dire. Guglielmo
tutto smarrito e pieno di rabbia quando riebbe la voce disse:
-- Troveranno scampo e io non potrò piú vendicarmi di Rinaldo e della
sua druda!
A cui l'uno dei compagni:
-- Piú ho da dolermi io che non riavrò mai il mio cavallo, cosí buon
sangue ha nelle vene e cosí buone le gambe!
Ma il secondo, il quale era miglior filosofo e di ingegno piú arguto,
rise e conchiuse:
-- E piú di voi mi dolgo io, perché d'ora in avanti non potrò tener fede
a donna alcuna s'ella non sia prima innamorata d'altri e non fugga meco
per sbaglio!