IV.

Alla brezza dell'alba l'Agnesina sospirò e a pena aprí gli occhi

meravigliata di non trovarsi alla sua camera, nel suo lettuccio, scorse

quelli che dormivano lí da presso. E Rinaldo, al muoversi di lei desto

anch'egli, scorse i nemici e trasse l'arme; ma riflettendo ristette e

disse:

-- Perché li offenderei se non hanno offeso noi? E per non offenderli,

come impediremo che ci inseguano e ci raggiungano?

Allora l'Agnesina gli tolse il pugnale di mano, gli fe' cenno di tacere

e leggera leggera, quasi un'ombra, corse ai cavalli degl'inseguitori e

ne recise le redini; indi tornò da Rinaldo, che era già in sella, e via

entrambi su 'l loro veloce cavallo. Scossi dal rumore della fuga e

liberi e ricordevoli piú della stalla che dei padroni, gli altri

destrieri balzarono uno qua uno là: balzò in piedi Guglielmo, al rumore,

gridando, e i compagni, fregati che s'ebbero gli occhi, la prima cosa

che videro furono le corregge recise; né seppero che si dire. Guglielmo

tutto smarrito e pieno di rabbia quando riebbe la voce disse:

-- Troveranno scampo e io non potrò piú vendicarmi di Rinaldo e della

sua druda!

A cui l'uno dei compagni:

-- Piú ho da dolermi io che non riavrò mai il mio cavallo, cosí buon

sangue ha nelle vene e cosí buone le gambe!

Ma il secondo, il quale era miglior filosofo e di ingegno piú arguto,

rise e conchiuse:

-- E piú di voi mi dolgo io, perché d'ora in avanti non potrò tener fede

a donna alcuna s'ella non sia prima innamorata d'altri e non fugga meco

per sbaglio!

Vecchie storie d'amore · 第 26 / 52 题