UN'OPERA DI PIETÀ

Sec. XV.

Anastasio Bonesi, uno dei mercanti piú noti a Bologna e in Romagna,

aveva presa in moglie una giovane di nome Valeria, la quale era bella,

di buoni costumi e cosí prudente ed accorta che nelle faccende della

mercatura aiutava e consigliava essa stessa il marito. Cristina invece,

la sorella di Anastasio, era vana e di poca mente, e credendosi non meno

bella che la cognata e sapendosi, al paragone, meno lodata di lei,

avrebbe voluto umiliarla, e per coglierla in fallo ne spiava i passi,

gli atti, i discorsi. Ma Valeria attendeva ai figlioli e agli interessi

della famiglia senz'altro pensiero.

A Bologna viveva in quel tempo messer Anselmo Canetoli, un giovane ricco

e di nobiltà antica, al quale non isconveniva una lusinghiera rinomanza

nelle cose d'amore; e questi mentre con due amici, una sera dopo i

vespri, andava a diporto per una contrada, imbattutosi in madonna

Valeria che insieme con la cognata e con un figlioletto per mano tornava

dalla chiesa vicina, si fermò ad osservarla e disse: -- Ecco la piú

bella donna che si possa vedere a Bologna; e io non l'avevo mai vista!

-- Ma è una mercantessa -- disse uno degli amici con tono beffardo. --

Ed è onesta -- aggiunse un altro con tono ad un tempo provocatore e

maligno.

Messer Anselmo tacque e, quasi temesse l'accusa d'una voglia troppo

bassa per lui, non parlò piú ad alcuno di quella plebea che aveva due

occhi stellanti e nell'aspetto e nelle forme gli pareva avere la

severità gentile di una matrona. Ma quando la impressione prima della

beltà di Valeria gli si fu approfondita nell'animo e nella fantasia

cominciò a ricercarne e ad accarezzarne la bella imagine, si risovvenne

del sorriso co 'l quale uno degli amici gli aveva detto -- è onesta -- e

pensò che tal fama gli scuserebbe l'umiltà dell'impresa.

Si mise dunque a vagheggiare la donna e a seguirla per ogni luogo e a

passare sotto le finestre di lei; ma ella non lo guardava, o lo guardava

senz'intenzione. Lieta invece lo vedeva e l'attendeva la cognata

Cristina, la quale convinta d'avere acceso della sua bellezza un tal

gentiluomo non capiva piú in sé dalla gioia. Di che messer Anselmo

s'infastidiva come d'un impedimento al suo scopo e tentava altre strade

che lo guidassero ad esso. Gli bisognavano piú cose per il suo palazzo,

e Anastasio lo condusse a casa sua nel magazzino; ma Valeria non c'era.

Allora messere Anselmo riuscí a dimesticarsi una vecchia in cui, come

parente e donna di gran religione, Valeria poneva molta fiducia, e

l'indusse a chiedere a madonna Valeria perché cosí ripugnasse dal suo

amore e perché, s'egli per via le rivolgeva qualche parola, ella non gli

rispondesse neppure, o, se le mandava lettera alcuna, la rifiutasse. La

parente sedotta dall'oro promise l'opera sua; e con molti preamboli e

con lunghe ambagi cercò avvolgere il capo di madonna, non già affinché

si disponesse a commettere il male, ma affinché non divenisse causa di

guai a sé e al marito con quell'aspra freddezza che offendeva un signore

quale Anselmo Canetoli. Non poteva essa, pur resistendo, mostrare almeno

di compatirne il fervido amore? Furon parole! Madonna Valeria rispose:

-- Ditegli che io non gli voglio né bene né male: che io ho da attendere

alla mia famiglia e a nient'altro. Lasciate che m'insidii o cerchi di

farci del danno: la verità è come l'olio; e, grazie a Dio, non abbiamo

bisogno delle sue ricchezze perché io debba perdere il mio buon nome

dietro le sue smanie.

L'impresa diventava difficile, e piú degna di messer Anselmo. Anzi lo

turbarono l'orgoglio ferito e la brama acuita da quel diniego cosí

placido e fermo e lo spinsero, benché esperto e avveduto, all'assalto

piú audace.

Co 'l pretesto di cercare Anastasio Bonesi s'introdusse nella casa di

lui in ora che la moglie era sola. E alle sue preghiere e a' suoi

lamenti e all'esagerazione stessa della sua passione madonna Valeria non

contrappose lo sdegno; non contrappose nemmeno l'incredulità, oppose un

rifiuto freddo e quieto ma tenace e irremovibile. L'assalto fu

ributtato; e la volontà del giovane baldanzoso urtando per la prima

volta con una volontà piú salda non si sostenne e non insisté: egli si

dissimulò la propria debolezza, rise e volle dimenticare nei sollazzi e

nelle orgie quello stolido capriccio inesaudito. Ma quando piú la

giocondità e i piaceri gli fervevano attorno, gli appariva piú bella la

serena e severa imagine di Valeria, e quasi per i sensi disposti ad

altre gioie gli penetrasse piú vivace e sottile il desiderio di quel

bene perseguito invano, tutte le dolcezze gli tornavano amare, tutti gli

svaghi gli recavano un'intollerabile noia.

Chi ama di perfetto amore cerca con tutte le forze dello spirito e dei

sensi il possesso spirituale e corporale della donna amata, e come se

quel primo possesso gli mancasse non gli gioverebbe l'altro piacere,

cosí quando non possa riposare e ritemprare il fervore dello spirito

nella soddisfazione della carne, anche chi bene ama, soffre. Piú

soffriva, disordinato amante che solo al piacere sensuale limitava

l'intento dell'amore e della vita, il gentiluomo bolognese; e mentre

imaginava e meditava la bellezza di Valeria, guardandola nel suo fisso

pensiero, si diceva con raffinata cupidigia: -- Oh! solo una volta, e

poi, allora, o vivrei o morirei contento.

Ma per quanto si rimproverasse d'aver corso troppo e si ripetesse che

non era stato abbastanza astuto e fermo, non ardiva ritentare l'impresa:

comprendeva che madonna Valeria non avrebbe acconsentito mai, per

ostinazione di coscienza o, peggio, per ostinazione di natura. Cosí il

pensiero di lei s'impadroní solo e assoluto della sua mente e diventò

doloroso. Cosí le domande e i sorrisi dei compagni, che gli leggevano in

faccia la cura segreta, a lui sembravano oltraggi; a lui che un tempo

aveva nascoste le proprie fortune (giacché le fortune d'amore uscendo

quasi per sé medesime dal mistero, tanto piú acquistano pregio quanto

piú apparisce lo sforzo di tenerle celate), riusciva ora d'umiliazione e

vergogna dover mentire e lasciar travedere un'acerba sconfitta, quasi la

sconfitta d'un capitano reputato invincibile.

Si sottrasse agli amici; e rinchiuso in casa s'abbandonò del tutto al

suo cupo e inconsolabile affanno. L'insonnia cominciò a consumarlo e la

febbre, una febbre sorda, a limargli le forze: quell'idea fissa gli

struggeva il cuore, la giovinezza, la vita.

Meglio morire. Ma quando sentí che l'approssimava la morte si riscosse,

spaventato, in un impeto di desiderio: -- Vivendo, chi sa che per grazia

di fortuna non conseguisse un giorno, una volta sola, il bene per cui

s'era dato alla disperazione?

Ed egli sperava. Sperava e s'era ridotto a tal punto per disperazione!

Delirava.

Delirando, tra le forme confuse e strambe di persone conosciute intorno

a Valeria, una volta sognò anche la vecchia bigotta, la parente del

mercante che egli si era amicata invano; e tornato in sé stesso mandò

per lei affinché ella testimoniasse a Valeria della sua misera

condizione. Quella accorse, e a trovarlo piú morto che vivo capí come

per suo profitto le rimaneva un tentativo solo e innocente. -- Messere

-- chiese --, volete che madonna Valeria venga a vedervi? -- Oh sí! --

rispose l'infermo --. Mi potrebbe guarire!

Poco dopo la vecchia diceva a madonna con aria di severità: -- Valeria,

tu sai che messere Anselmo muore per amore di te. Per la sua pazzia Dio

lo castiga cosí; ma noi non dobbiamo godere che abbia del male chi

intendeva farci del male: dobbiamo perdonare e venirgli in aiuto. Io

l'ho visto, l'ho udito, e per l'amore dei tuoi figliuoli e per l'amore

di Dio egli ti chiede d'andare da lui. Vuoi acquistarti del merito

visitando un infermo e perdonando a chi cercava tirarti al peccato? E tu

va. Non vuoi? E tu mettiti in pace con la coscienza e rimani.

Valeria tacque a lungo, riflettendo; poi sospirò e disse: -- Voi avete

ragione: bisogna che vada. -- E incaricatala di tenere in ciarle Teresa

e di badare ai figlioli, si vestí in fretta e uscí di soppiatto.

Intanto Anselmo attendeva, ma la speranza stessa gli era una fatica e

una pena; e una sonnolenza grave e fantasiosa l'avvolse. In questa egli

vide la morte. La morte, quale con freddo terrore da fanciullo aveva

spesso considerata dipinta, tutta ossa, con uno sguardo nero nelle

orbite cave e profonde e con un infernale sorriso tra le mandibole

lunghe e dentute, s'avanzò scricchiolando con la mano tesa, quasi per

toccarlo su 'l cuore, e pareva che dicesse: basta!

Egli si ritraeva con terrore freddo, gemendo. Ma la mano del mostro

ricadde; dalle orbite cave gli lampeggiò una vivida luce come di due

occhi di donna, e per virtú di tal luce lo scheletro a poco a poco

rivestí umane forme e di donna innamorata ricevette a poco a poco la

sembianza, il colore, il sorriso e una meravigliosa bellezza.

Al portento, l'infermo dié un grido di gioia; e scorse china su lui

madonna Valeria.

-- Messere -- ella diceva --, voi avete vinto il piú duro assalto del

male. -- E gli tergeva la fronte soavemente.

-- Dio vi rimuneri il beneficio -- mormorò Anselmo, che si sentiva

alleggerire e ristorare da una forza rinnovatrice di tutti gli spiriti.

-- Quel giorno foste cattiva...; oggi, no.

La donna arrossí e disse: -- Volentieri sono venuta a vedervi; ma che

cosa posso fare di piú?

Alla dimanda il viso di Anselmo tornò sofferente ed egli rispose: -- La

mia vita è la vostra --. E aggiunse: -- Se mi contentaste solo una

volta, dopo non mi vedreste mai piú, non udreste mai piú cosa alcuna di

me.

-- Voi non pensate all'anima vostra -- ribatté la donna --, all'anima

mia!

Anselmo ripeté: -- La mia vita è la vostra. Per Cristo morto in croce,

non dovreste ammazzarmi!

Tacquero; indi l'ammalato sospirò: -- Lasciatemi dunque morire --; e

abbassò le palpebre rifinito.

Madonna Valeria ebbe paura: cosí, con gli occhi chiusi, nella penombra,

l'infermo pareva un cadavere; e a lei in quei minuti lunghi di angoscia

sembrò di sentire su la coscienza il peso del delitto che ancora non

aveva commesso. Ella si dibatteva perché non voleva fallare, e avrebbe

voluto concedere il bene invocato. E mentre pensava udiva l'affanno di

Anselmo. -- «Cedendo il corpo non salvava forse un uomo? E non cedendo

l'anima chi avrebbe potuto incolparla d'infedeltà?» Sopraffatta da

questo pensiero e vinta, disse con voce tremante: -- Messere, fra un

mese, se vi sarete rimesso, la sera del sette settembre, che mio marito

deve andare a Firenze, verrete da me: vi prometto che v'aspetterò al

portone dell'orto. Ma giuratemi che non mi cercherete mai piú.

Anselmo Canetoli giurò lieto il patto che gli salvava la vita. -- Egli

avrebbe, dopo, abbandonata Bologna per sempre.

Ma appena fuori di quella camera e di quella casa, quasi al lume e al

rumore della strada ricuperasse la conoscenza e la misura della realtà e

s'accorgesse d'essere stata còlta a un inganno, madonna Valeria sentí il

turbamento, l'amarezza, il rimorso del fallo in cui era caduta, e giunta

a casa sua, piena d'ira e smaniosa cominciò a raccontare alla vecchia

ciò che pur troppo aveva fatto e che pur troppo aveva detto. La parente

dissimulava la sua gioia tra le esclamazioni e i sospiri e la

confortava. -- In tal caso strano chi si sarebbe comportata altrimenti?

Dio il quale perdona le colpe piú gravi, doveva perdonarle la colpa

leggera che aveva e avrebbe commessa a fine di bene; -- e,

confortandola, per curiosità le chiedeva tuttavia particolari del fatto

e spiegazioni, per cui apprese fino il giorno e il modo stabilito al

convegno. Anzi l'appresero in due, giacché Cristina, che aveva vista la

cognata uscire pensosa e tornare con in faccia il segno d'una sventura,

fiutando il mistero s'era messa ad ascoltare dietro una porta, e, come

accade sempre a chi ascolta di nascosto, imparò e indovinò proprio

quello che meno s'attendeva e voleva. Non di lei, ma di Valeria messer

Anselmo era stato ed era preso al punto che Valeria, per compassione di

lui, avrebbe tra un mese disonorato il marito. Arrabbiata pertanto e

sconvolta dall'odio, deliberò vendicarsi; e la sera di quel medesimo

giorno rivelò al fratello tutto quanto aveva appreso.

Anastasio alle parole di lei rimase come a un colpo di mazza nella

testa; ma tosto si riebbe e si contenne; finse di non credere nulla;

minacciò la sorella che guai a lei se ripetesse ad alcuno una tale

istoria, e, cosí gli premeva il suo nome e cosí poca fede aveva nella

segretezza e nella benignità di sua sorella, pochi giorni dopo la mandò

a Pianoro presso un cugino.

Quetato in questo, Anastasio, che della parente non dubitava, poté

cercare il partito piú acconcio per impedire che la moglie gli fallasse

e nel medesimo tempo per sorprenderne l'intenzione maligna di cui voleva

punirla; per scoprire la verità, ma anche evitare uno scandalo e, non

essendo uomo uso a spada o a pugnale, evitare danni piú gravi. E dopo

molti disegni risolvette di travestirsi e di penetrare egli nell'orto

prima dell'amante, la sera del convegno.

Oh come trascorrevano lenti i giorni pe 'l povero uomo, e che fatica

durava a celare il suo travaglio! E madonna Valeria penava al pari di

lui. Ma non è donna cosí onesta che non volga l'animo, sia pure in

fugaci abbandoni, agli stimoli e alle lusinghe della colpa, ed essa

udendo che messer Anselmo aveva ricuperato vigore e salute e già usciva

di casa, non poteva non sentire in sé stessa il merito di averlo guarito

e non pensare che molte belle donne ne sarebbero state orgogliose.

Pensieri cattivi; e per scacciarli ella ricordava Anastasio e l'amore di

lui; e cosí ricordava anche il torto della sua brutta promessa: onde con

la ragione combattuta e la coscienza affannosa, o non dormiva, la notte,

o non dormiva tranquilla.

Venne, come a Dio piacque, la mattina del giorno temuto da madonna

Valeria, sospirato da Anselmo Canetoli e maledetto da Anastasio Bonesi;

e questi, detto addio alla moglie, con tutte le sue robe se n'andò in un

luogo poco lontano ad aspettarvi l'ora di tornare travestito a casa.

Valeria socchiuse il portone dell'orto per tempo. Ma il diavolo, che

spesso si diletta di trascinare con disagio ai suoi fini, mandò proprio

quella sera due mercanti romagnoli in cerca di Anastasio Bonesi; e la

donna, conforme il solito, dovette ospitarli in casa sua. Preparata loro

la cena, ella uscí, e scorta l'ombra che supponeva l'amante, gli si

accostò risoluta dicendo piano: -- Messere!

Egli tese le braccia. Ed ella: -- Siete guarito?

Anastasio rispose come meglio seppe, ma non cosí piano e non con tale

simulazione e sicurezza che con súbito orrore la donna non scoprisse in

lui il marito. Nondimeno, riponendo la sua salute nella sua sagacia,

essa rifletté un istante e riuscí a contrapporre un inganno all'inganno:

pregò l'altro di pazientare che certi suoi ospiti romagnoli andassero a

letto, sicché senza sospetto lor due potessero restare insieme. E

l'introdusse nel magazzino, che chiuse a chiave; indi corse nell'orto;

aprí il portone, dietro il quale Anselmo Canetoli già imprecava alla

lealtà delle donne, e facendogli segno di tacere e di seguirla, lo

condusse in una stanza vicina, dove l'affrettò a liberarla dell'obbligo

suo.

Ma come chi riarso di sete in un dí canicolare brama un bicchiere di

acqua attinta appena dal pozzo, e se può averla, l'inghiotte avidamente

e ne domanda dell'altra, Anselmo Canetoli avrebbe voluto bere ancora

ancora alla coppa della voluttà; e madonna Valeria, ch'era piena d'ira

perché Anastasio aveva dubitato di lei e aveva tentato di superarla in

astuzia, e, d'altra parte, sentiva di qual gioia aveva confortato il suo

amante, pensava: -- Quanto bene mi vuole! Mio marito che ha tal fede in

me, si meriterebbe che non lo lasciassi andare. -- Cattivo pensiero, che

ella respinse con molta fatica. Poi disse: -- Messere Anselmo, mantenete

la vostra parola: andate, e non pensate piú a me.

Anselmo sospirò, la baciò e, vincendosi, le ripeté ch'ella non l'avrebbe

mai piú riveduto ma che egli l'avrebbe ricordata in ogni luogo e per

sempre. E partí.

A Valeria restava da pacificare il marito, e non solo per salvezza di

sé, ma anche per conforto di lui; né fu certo il desiderio di vendicarsi

che le consigliò uno strattagemma crudele. Non trovò miglior

strattagemma; e tutt'angosciosa corse dove erano i mercanti e disse

loro: -- Messeri, ajutatemi! Un giovane, che mi sta attorno da un pezzo,

ora è qui in casa con mala intenzione. Voi gli insegnerete a non

disturbare le donne degli altri.

I due balzarono in piedi ed essa li accompagnò al magazzino dove

entrati, quelli gridarono: -- Ah cane! Ah vigliacco! Ti daremo noi

l'andare attorno alle donne degli altri! -- e, secondo il costume dei

romagnoli, non avevano finito di minacciare che già tempestavano

Anastasio di pugni e di calci. Per farsi riconoscere, il misero gridava

bestemmiava pregava, e fu riconosciuto dopo che era ben pesto; ma i

mercanti non lo riconobbero con meraviglia minore del vederlo fra le

braccia di madonna Valeria demandando perdono e chiamando sua moglie la

piú virtuosa e piú saggia donna del mondo.

Madonna Valeria si fingeva stordita e chiedeva: -- Come siete voi qui? E

quello a cui doveva capitare ciò che purtroppo è capitato a voi?

-- Sta sicura -- rispose allora Anastasio: -- ho chiuso io il portone

dell'orto!

Cosí, finalmente, madonna Valeria poté dormire tutta una notte d'un

sonno tranquillo e pieno e riposare la sua buona coscienza nell'opera di

pietà, la quale aveva compiuta: non quella d'aver convinto in tal guisa

il marito della sua virtú per risparmiargli la gelosia e la certezza del

disonore; -- non quella: l'altra.

Vecchie storie d'amore · 第 28 / 52 题