Guglielmo Berlinghieri era tornato e ritornato piú volte alla casa
dell'amante meravigliandosi del lungo e strano ritardo, finché dalla
casa udí delle grida e dei gemiti, e per chiarirsi dell'accaduto
s'arrestò dinanzi la porta. La madre dell'Agnesina, insospettita per lo
scalpitío frequente del cavallo di Guglielmo e levatasi, aveva scoperta
la fuga della figliuola; e la fantesca, che aveva udito da un pezzo la
corsa del primo cavallo, scese anch'essa le scale, quasi ignara di
tutto, e al veder Berlinghieri solo presso l'uscio cominciò anch'ella a
piangere, a gridare _tradimento! aiuto! corri corri!_, e a dire quel che
sapeva. Da che Guglielmo capí presto che il rapitore non poteva essere
se non l'Imberali; e corse alla porta della città per richiedere e
rimproverare i compagni. Costoro risposero:
-- Vedemmo un cavallo passare di trotto e non potemmo conoscere chi vi
fosse sopra. Saranno lontani, ma la via è questa. -- E per quella via
cavalcarono tutti e tre.
Quando giunsero all'abetaia, la luna, in ultimo quarto, era in mezzo al
cielo. Guglielmo vide súbito il destriero di Riccardo e i tre pervennero
tosto ove il lume della luna, fra i rami e le foglie, tremava sui due
amanti felici. Alla vista i compagni ammiccarono e Guglielmo afferrò il
pugnale; ma l'uno disse: -- Berlinghieri non ferirà un cavaliere che
dorme --, e l'altro, anche piú cortese, disse: -- Noi non consentiremo
mai che tu faccia paura a una fanciulla che giace cosí tranquilla --. E
l'uno e l'altro fermarono per le briglie i loro cavalli ad un tronco;
poi, come quelli che non provavano angoscia di gelosia e si sentivano
tutti rotti per la corsa sfrenata, coricatisi su l'erba fresca a
riposare, dopo poco, tant'alta era la quiete del luogo,
s'addormentarono. Ma Guglielmo, legato egli pure il cavallo a un abete,
si sedé con piú desiderio di vendicarsi che di dormire, e guardava la
bella giovane dormire cosí, e avrebbe voluto ricuperarla. Se non che
nessuno sa convincersi del proprio danno, ed egli voleva anche
convincersi dell'innocenza di lei: forse ella aveva respinto l'amante
con promesse mendaci, e nella speranza di chi la liberasse era stata
presa dal sonno. E allora perché dormiva Rinaldo e dormiva con faccia
gioiosa? No: la colpa della fanciulla pareva manifesta; ma essa era una
povera fanciulla e degna di scusa. Degno invece di un'acerba vendetta
era Rinaldo Imberali; e quale migliore vendetta dell'aspettare che
l'Agnesina, risvegliandosi già pentita del fallo, corresse nelle braccia
di lui, Berlinghieri? Veramente ella poteva anche opporsi all'amore
antico, e con che scorno per lui, Berlinghieri! Ma Guglielmo ricordava
le prove di quell'amore, e incredulo, quasi non vedesse ciò che vedeva,
pensò che fingerebbe di dormire anche lui per sorprendere gli atti
dell'Agnesina al ridestarsi e attendere ch'ella piú facilmente, perché
non rimproverata, minacciata o pregata, tornasse a lui. Però dié tregua
ai pensieri, e a poco a poco -- tant'alta era la quiete del luogo -- a
quel suo affanno; a poco a poco sentí la stanchezza e sentí il ristoro
di quel letto d'erba fresca e molle; e gli si annebbiavano i pensieri, e
gli sembrava che la ragione lo aiutasse. A che penar tanto e tanto
faticare per una fanciulletta senza giudizio? Non lo chiamavano belle
donne a Firenze desiderose di lui? Non era da pazzo correr dietro a dei
pazzi? E non era meglio dormire davvero?
La stanchezza..., l'alta quiete del luogo..., l'erba fresca...; e
Guglielmo Berlinghieri non ebbe piú forza di rilevare le pálpebre.