NOTE:

[1] _S'introdusse fra seguaci di Cristo la discordia perchè molti fra

loro, cioè i primi eretici, s'allontanarono dalla retta credenza,

contenuta nel Nuovo Testamento, onde vennero appunto le denominazioni,

Ortodossi ed Eterodossi, Cattolici ed Eretici. Le decisioni de' Concilii

generali determinanti l'Ortodossia, vale a dire il sistema dei retti

giudizii, intorno la divinità di Gesù Cristo, non discordarono fra loro,

e spiegando rettamente e di pien diritto l'Evangelo fissarono le cose

dogmatiche, che il popolo doveva credere al sorgere che facevano le

torte opinioni particolari, vale a dire, le eresie di alcuni Vescovi, e

preti, adunati anche in Concilii detti Conciliaboli per distinguerli dai

Concilii legittimi ed Ortodossi._ (Nota di N. N.)

[2] _Era naturale, che i seguaci d'una religione, fondata da Gesù

Cristo, dal Verbo incarnato, vale a dire dalla divina Intelligenza fatta

Uomo, facessero intorno la natura del loro Fondatore ricerche, e

ragionamenti, dei quali l'autorità de' Concilii generali,

definitivamente decise. Ma se i Cristiani occupavansi da una parte de'

dogmi (greco vocabolo che sebbene significhi opinationes, placita, i

teologi prendono quali cose rivelate, e dai Concilii definite)

fondamentali della religione, non trasandavano mai le leggi, ed i

precetti del Fondatore intorno la morale, poichè sappiamo dalla storia

che lo stesso Imperatore Giuliano, il quale circa la metà del quarto

secolo nel brevissimo suo regno si studiò molto di abbattere il

Cristianesimo, cui era avverso, siccome ad una innovazione religiosa,

proponeva tuttavia i Vescovi siccome modelli di buona morale a'

Sacerdoti del Politeismo._ (Nota di N. N.)

[3] D'onde comincierò io per dimostrare la giustezza e l'esattezza di

queste ricerche preliminari che mi sono ingegnato di circoscrivere ed

abbreviare per quanto si potea? Se proseguo a citare dopo ciascun fatto,

e dopo ogni riflessione, quel documento che me ne attesta la verità,

sarà d'uopo che ad ogni linea io riporti una lista di testimonianze, ed

ogni nota diventerà una dissertazione; ma Petavio, Le Clerc, Beausobre e

Mosemio compilarono, esposero, schiarirono quei passi innumerabili degli

antichi autori, che io pure ho letto in originale. Mi contenterò a

fortificare la mia narrazione col nome e col credito di scorte sì

rispettabili, e qualora si tratterà di cosa che difficilmente si possa

diciferare, o che sia troppo rimota da noi, non avrò rossore di chiamare

in aiuto altri occhi più penetranti de' miei: 1. i _Dogmata Theologica_

di Petavio stordiscono la mente nostra per l'immensità del disegno

dell'opera non che della fatica che gli costò. Solamente i volumi che

trattano dell'Incarnazione (due in foglio, il quinto ed il sesto, di 837

pagine) son divisi in sedici libri; il primo è storico, gli altri

espongono la controversia e la dottrina. Vastissima e sicura è

l'erudizione, pura la latinità, chiaro il metodo, gli argomenti trattati

con profondità e connessione di ragionamento; ma l'autore è ligio ai

Padri della Chiesa, è il persecutore degli Eretici, il nimico della

verità e del candore ogni qual volta queste qualità nuocono agli

interessi della parte cattolica. 2. L'Arminiano Le Clerc, che ha

pubblicato un volume in quarto (_Amsterdam_ 1716) sull'istoria

ecclesiastica dei due primi secoli, pel suo carattere e per la

condizione è scevero d'ogni servitù; il suo ingegno è limpido, ma poco

estese ne sono le forze; egli riduce la ragione, o la stoltezza dei

secoli ai confini del proprio giudizio; qualche volta ha potuto la sua

opposizione ai sentimenti dei Padri sostenere, ma spesso ancora traviare

la sua imparzialità. Veggasi quello che dice dei Cerintii (LXXX), degli

Ebioniti (CIII), dei Basilidiani (CXXIII), dei Marcioniti (CXLI), etc.

L'Istoria critica del Manicheismo (_Amsterdam_, 1734-1739, in due volumi

in quarto con una dissertazione postuma sopra i Nazarei; Losanna 1745)

contiene cose preziosissime intorno alla filosofia e alla teologia degli

antichi. Con un'arte mirabile viene svolgendo quel dotto Storico il filo

sistematico della opinione, e veste a quando a quando le sembianze d'un

Santo, d'un saggio o d'un eretico, ma sovente eccessive ne sono le

acutezze, e pare trascinato da un sentimento di generosità a favorire la

parte più debole: mentre si premunisce con tanta cura contro la

calunnia, non valuta abbastanza gli effetti della superstizione e del

fanatismo. Coll'indice curiosissimo di quel libro potranno i lettori

investigare quegli articoli che loro piaccia d'esaminare. 4. Lo storico

Mosemio, meno profondo di Petavio, meno independente di Le Clerc, meno

ingegnoso di Beausobre, non manca di nulla, è ragionevole, preciso e

moderato. Veggasi nella sua dotta opera (_De rebus Christianis ante

Constantinum_; Helmstadt, 1753, in quarto) come parli dei _Nazarei_, e

degli _Ebioniti_ (p. 172-179, 328-332), dei _Gnostici_ in generale (p.

179, etc.), di _Cirinto_ (p. 196-202), di _Basilide_ (p. 552-361), di

_Carpocrate_ (p. 363-367), di _Valentino_ (p. 371-389), di _Marcione_

(p. 404-410), de' _Manichei_ (pag. 829-837, etc.).

[4] _Il nome Nazareni fu dato sulle prime a' seguaci di Cristo, e

divenne poco dopo quello di una Setta particolare di Ebrei, la quale

voleva, che si osservasse la legge di Mosè, e nello stesso tempo si

onorasse Gesù Cristo come Uomo giusto, e come il maggiore di tutti i

Profeti, nato secondo alcuni di loro da una Vergine, e secondo altri da

Giuseppe nello stesso modo onde nascono gli altri uomini; erano seguaci

di Cristo in un modo ereticale, e questi conciliatori furono condannati

dai veri credenti cristiani per la loro falsa opinione, e poi anche

dagli Ebrei perchè muovevano dubbii sulla autenticità dei libri di Mosè,

di cui per altro riconoscevano la divina missione. Il nome Ebioniti in

ebraico significa poveri, e fu dato ad una specie di primitivi cristiani

eretici, che adottavano i sentimenti de' Nazareni aggiungendo alcuni

errori, ed alcune pratiche. Origene, scrittore antico ecclesiastico,

distinse due specie di Ebioniti. La pura, e vera divinità di Gesù Cristo

era stata riconosciuta da S. Pietro alla presenza dei discepoli. Gesù

Cristo li interrogò per sapere che dicessero gli uomini di lui; ed i

discepoli gli risposero, che alcuni lo stimavano Giovanni Battista,

alcuni Elia, altri Geremia, o alcun altro de' Profeti: al che soggiunse

Gesù Cristo:_ chi poi mi credete voi? _Allora Simon Pietro rispose:_ tu

sei Cristo figlio di Dio vivo: _e allora Cristo gli disse: sei fortunato

assai, o Simone, poichè il sangue e la carne non ti rivelarono ciò, ma

mio Padre ch'è ne' Cieli (S. Matteo c. 16). Questa credenza espressa da

S. Pietro, e confermata dalla sanzione dell'Uomo-Dio, rimase, e si

conservò sempre nei discepoli, che ne vedevano nuove prove ne' miracoli:

essi la sparsero, e ne venne il dogma principale de' veri credenti;

quindi tanto i Nazareni che gli Ebioniti furono condannati; ciò forma

una prova, che anche in quel tempo primitivo la vera società cristiana

credeva la Divinità del suo Fondatore, e riguardava questo dogma come un

articolo fondamentale della sua religione._ (Nota di N. N.)

[5] Και γαρ παντες ημεις τον χριστον ανθρωπον εξ ανθρωπων προσδοκωμεν

γενησεσθαι, imperocchè tutti noi speriamo che il Cristo nascerà mortale

da mortali, dice Trifone Ebreo (Giustino, _Dialog._, p. 207) in nome

de' suoi concittadini; e quegli Ebrei moderni, che rinunciano ai

pensieri di ricchezza per attendere alle cose della religione, serban

tuttavia lo stesso linguaggio, e allegano il senso letterale dei

Profeti.

[6] S. Grisostomo (Basnagio, _Hist. des Juifs_ t. V, c. 9, p. 183) e S.

Atanasio (Petavio, _Dogm. Teolog._ t. V, l. I, c. 2, p. 3) son ridotti a

confessare che Cristo esso stesso o i suoi Apostoli rare volte parlano

della sua Divinità.

[7] _La divina natura di Gesù Cristo era appunto nella persona di un

Uomo, che perciò era un Uomo-Dio: tale è il modo ammirabile che forma un

mistero venerando, onde Dio volle operare la redenzione de' credenti: ma

d'altra parte Gesù Cristo co' miracoli mostrava, lui esser Dio, e gli

Ebrei dovevano convincersene._ (Nota di N. N.)

[8] _In Socrate si vede un grande Filosofo, che, quasi quattro secoli

prima di Gesù Cristo, conosceva e mostrava alla greca gioventù gli

errori della religione del suo tempo, e del suo Paese, e ad un'ora

l'esistenza di un solo Essere Supremo colla sola ragione, senza

rivelazione, onde fu da sacerdoti politeisti accusato, e messo a morte,

malgrado la buona morale che insegnava: ma in Gesù Cristo forz'è

riconoscere a chiari caratteri un Uomo-Dio._ (Nota di N. N.)

[9] Non esistevano negli esemplari degli Ebioniti i due primi capitoli

di S. Matteo (Sant'Epifanio, _Haeres._, XXX, 13); e la concezion

miracolosa è uno degli ultimi articoli che il Dottor Priestley ha

esclusi dalla sua profession di fede già senz'altro assai breve.

[10] È molto verosimile, che fosse in ebraico e in siriaco il primo

degli Evangeli fatto per gli Ebrei che abbracciavano il cristianesimo.

Papia, Ireneo, Origene, S. Girolamo e altri Padri attestano questa cosa.

I Cattolici non osano dubitarne, e fra i Protestanti Casaubono, Grozio,

ed Isacco Vossio opinano così. Ma è certo altrettanto che questo

Evangelo ebraico di S. Matteo non sussiste più,[*] e si può darne colpa

allo zelo e alla fedeltà delle primitive Chiese, che preferirono la

versione, quantunque non autorevolmente approvata, d'un greco anonimo.

Erasmo e i suoi discepoli, che s'attengono al testo greco che ne rimane,

come ad Evangelo originale, si privano da se stessi della testimonianza

che lo dichiara opera d'un Apostolo. Vedasi Simon (_Hist. critique_, t.

III, c. 5-9, p. 47-101) e i _Prolegomeni_ di Mill e di Werstein sul

Nuovo Testamento.

* _L'autenticità dei libri che abbiamo del Nuovo Testamento,

riconosciuta dalla Chiesa, che li distinse dagli apocrifi, è sostenuta,

contro le infondate, e vane critiche degli Increduli, dei Deisti e dei

Scettici, dagli Apologisti della religione, e rimandiamo ad essi il

lettore che volesse conoscere questa materia. I Nazareni avevano il loro

Evangelo scritto in ebraico volgare, denominato ora l'Evangelo de'

dodici Apostoli, ora degli Ebrei, ed ora di S. Matteo; ciò è notissimo;

e S. Girolamo dice (catalogus script. eccl. c. 2) d'aver tradotto

quest'Evangelo in lingua greca ed in lingua latina; non è dunque anonimo

il traduttore._ (Nota di N. N.)

[11] _Certamente l'Uomo-Dio, Gesù Cristo, venuto al mondo per salvar gli

uomini, era un Essere da non potersi paragonare con nessun altro, e dava

un'idea sublime. Gli Ebrei ed i loro dottori leggevano, ed intendevano

materialmente l'Antico Testamento, stavano attaccati al senso letterale,

non si elevavano al senso figurato; ecco il loro errore, per cui non

potevano riconoscere, nelle divine antiche scritture, le predizioni

intorno il futuro divin Redentore, ed i misteri dell'Incarnazione, e

dalla Redenzione. Questa ostinazione loro impedì di ravvisare a chiari

caratteri il divin Salvatore già predetto da quei libri dei quali erano

i depositari, e da quei stessi Profeti ch'essi veneravano; non vollero

ciecamente intendere ciò che disse S. Agostino, e dichiararono i

Concilii, ed i Teologi, che_ Novum Testamentum in vetere est figuratum;

_massima ch'è il fondamento del Cristianesimo._ (Nota di N. N.)

[12] Cicerone (_Tuscul._, l. 1) e Massimo Tirio (_Dissert._ 16) hanno

distrigata la metafisica dell'anima dal guazzabuglio del dialogo

talvolta dilettevole, ma spesso imbrogliato, del _Fedro_ del _Fedone_, e

delle _leggi_ di Platone.

[13] I discepoli di Gesù credevano che un uomo avesse peccato prima che

venisse al Mondo (San Giovanni, IX, 2). Dagli Ebrei si ammetteva la

trasmigrazion dell'anime virtuose (Gioseffo _De bell. judaic._ l. II, c.

7 ): e da un Rabbino moderno si asserisce modestamente, aver Ermete,

Pitagora, Platone, ecc. ricavata la lor metafisica dagli scritti, o da'

sistemi de' suoi illustri concittadini.

[14] Si sostennero quattro diverse opinioni sull'origine delle anime; 1.

furono considerate come eterne e divine; 2. come create separatamente

prima della loro unione col corpo; 3. si pensò che traessero origine

dallo stipite primitivo d'Adamo, ove stava racchiuso il germe spirituale

e corporale della sua posterità; 4. che nel punto del concepimento Iddio

creasse l'anima d'ogn'individuo, e la destinasse al corpo di cui si era

formato l'embrione. Pare che sia prevalsa l'ultima sentenza presso i

moderni, e n'è divenuta meno sublime, ma non per questo più

intelligibile, la nostra storia spirituale.

[15] Οτι η του Σωτηροε ψυχη η του Αδαμ ην, _poichè l'anima del Salvatore

era quella d'Adamo_, è una delle quindici eresie imputate ad Origene,

e contestate dal suo Apologista (Photius, _Biblioth._ Cod. 117, p. 296).

Alcuni Rabbini assegnano la stessa anima ad Adamo, a David, e al Messia.

[16] _Apostolis adhuc in seculo superstitibus, apud Judaeam Christi

sanguina recente, phantasma Domini, corpus asserebatur_, etc. (S.

Girolamo _Advers. Lucifer._, c. 8). L'epistola di S. Ignazio agli

abitanti di Smirne ed anche l'Evangelo secondo S. Giovanni ebbero la

mira di distruggere l'errore dei Doceti, che s'andava propagando, e

s'era già troppo accreditato nel Mondo (1. Giovanni, IV, 1, 5).

[17] Verso l'anno dugento dell'Era cristiana S. Ireneo ed Ippolito

confutarono le trentadue Sette της ψενδωνομου γνοσεως _della

falsa dottrina_, già moltiplicatesi nel tempo di S. Epifanio sino al

numero di ottanta (Phot. _Bibl. Cod._ 120, 121, 122). I cinque libri

d'Ireneo non sussiston più che in latino barbaro, ma forse si troverebbe

l'originale in qualche monastero della Grecia.

[18] Il pellegrino Cassiano che girò l'Egitto al principio del quinto

secolo osserva e deplora il regno dell'antropomorfismo tra i Monaci che

non sapevano di seguire il sistema d'Epicuro (Cicerone _De nat. deorum_,

l. I, c. 18-34). _Ab universo prope modum genere monachorum, qui per

totam provinciam Aegyptum morabantur per simplicitatis errorem susceptum

est, ut a contrario memoratum pontificem_ (_Theophilum_) _velut haeresi

gravissima depravatum, pars maxima seniorum ab universo fraternitatis

corpore deceraeret detestandum._ (Cassiano, _Collation._, X, 2). Finchè

S. Agostino aderì al Manicheismo manifestò lo scandalo che gli dava

l'antropomorfismo dei Cattolici vulgari.

[19] _Ita est in oratione senex mente confusus eo quod illam_

ανθρωπομορφον _imaginem deitatis, quam proponere sibi in oratione

consuerat aboleri, de suo corde sentiret, ut in amarissimos fletus,

crebrosque singultus repente prorumpens, in terram prostratus cum

ejulatu validissimo proclamaret «heu me miserum! tulerunt a me Deum

meum, et quem nunc teneam non habeo, vel quem adorem, aut interpellem

jam nescio_». (Cassiano, _Collation._ X, 2).

[20] S. Giovanni e Cerinto (A. D. 80, Le Clerc, _Hist. eccl._ p. 493)

s'incontrarono a caso nei bagni pubblici d'Efeso; ma l'Apostolo si

scostò dall'eretico per tema che gli cadesse in capo l'edificio. Questa

goffa storiella, rigettata dal dottor Middleton (_Miscellaneous Works_,

vol. 2), è narrata per altro da S. Ireneo (III, 3) sulla testimonianza

di Policarpo, e probabilmente s'accordava colla notizia che avevasi

dell'epoca in che visse Cerinto, e del luogo da lui abitato. La versione

di S. Giovanni (IV, 3) ο λυει τον Іησουν, caduta in disuso,

benchè sembri la vera, allude alla doppia Natura insegnata dall'eretico

Cerinto.

[21] Il sistema dei Valentiniani era assai complicato e quasi

incoerente, 1. Il Cristo e Gesù erano Eoni, ma la virtù non era in essi

allo stesso grado; uno agiva come l'anima ragionevole, e l'altro come lo

spirito divino del Salvatore. 2. Nel momento della passione si

ritirarono amendue, e non lasciarono che un'anima sensitiva e un corpo

umano. 3. Questo corpo medesimo era etereo, e forse soltanto apparente.

Queste sono le conseguenze che deduce Mosemio dopo molto studio; ma

dubito assai, che il traduttore latino non abbia inteso S. Ireneo, o che

S. Ireneo e i Valentiniani non si capissero bene fra loro.

[22] Gli eretici abusarono di quella esclamazione dolorosa di Gesù

Cristo «Dio mio! Dio mio! perchè m'hai tu abbandonato?» Rousseau che ha

fatto un paragone eloquente, ma sconvenevole, tra Gesù Cristo e Socrate,

si dimentica, che il filosofo moribondo non si lascia fuggir di bocca

parola d'impazienza, e di disperazione. Questo sentimento può non essere

apparente che nel Messia; e si è detto a ragione, che queste parole mal

sonanti altro non erano che l'applicazione d'un salmo o d'una profezia.

[23] _L'Autore doveva ommettere il termine improprio inconvenienti, e

porne un altro che esprimesse la fiacchezza della mente umana, che non

può giungere a comprendere il Mistero, che ha tutti i motivi di

credibilità, presentatici dalla teologia, per essere creduto._

_L'incomprensibile Mistero dell'Incarnazione copre d'un velo i così

detti inconvenienti dell'Autore, e non presenta al vero credente che

l'opera dell'amore misericordioso di Dio per salvare gli Uomini, la

quale è sì grande, e sì maravigliosa da essere da teologi considerata

maggiore di quella della stessa Creazione. Ciò che dopo dice il dotto

Autore non è che l'esposizione esatta, e ragionata delle eresie, ossia

opinioni condannate successivamente dai quattro primi Concilii generali

di Nicea, di Costantinopoli, d'Efeso, e di Calcedonia, nel quarto e

quinto secolo, i quali interpretando rettamente le espressioni degli

Evangelici, e combinandole, (Vedi Acta Conc. Nic. I, Conc. Constan. I,

Ephes. et Chalc., I in Labbè Collectio Magna, et amplissima Conciliorum

etc.) determinarono, distendendo il Credo, o condannando le eresie,

quella credenza, che dovevasi avere contro le torte opinioni, e partiti

furiosi, che scompigliarono, e continuarono lungo tempo a trambustare,

anche dopo le decisioni, la Chiesa, e lo Stato perfino con grandi

massacri: il tempo la cui azione non cessa, mai, i decreti, e la forza

degli Imperatori cattolici vennero in soccorso della pronunciata

ortodossia, e posero fine a' mali delle controversie teologiche, che

laceravano le province del romano Impero._ (Nota di N.N.)

[24] Questa frase energica può giustificarsi con un passo di S. Paolo (I

Tim. III, 16); ma le Bibbie moderne c'ingannano[*]. La parola ὄ

(il quale) fu cangiata in Costantinopoli, sul cominciar del secolo

decimosesto, in θεος (Dio). La verace ed evidente versione

secondo i testi latino e siriaco sussiste tuttavia nei raziocini dei

Padri greci e de' Padri latini; ed Isacco Newton ha benissimo scoperto

questa frode non che quella dei _tre testimoni di S. Giovanni_ (Vedi le

sue due lettere, tradotte dal Signor di Missy, nel _Giornale Britannico_

tom. XV, p. 148-190; 35-390). Esaminai le ragioni allegate dall'una

parte e dall'altra, e mi sono sottoscritto all'autorità del primo tra i

filosofi, versatissimo nelle discussioni teologiche e critiche.

* _Se l'Autore dice d'essere persuaso di ciò che scrisse il Newton, che

non ha nelle materie ecclesiastiche autorità, ciò non prova che la frode

sia vera: è vero che non sarebbe facile il provare non esservi mai state

le così dette pie frodi in cose per altro di non grande momento, e non

intrinseche alla religione; ma bisognava in particolare provare questa._

(Nota di N. N.)

[25] _Vedi_ intorno Apolinare e la sua Setta, Socrate (l. II, c. 46: l.

III, c. 16), Sozomeno (l. V, c. 18; l. VI, c. 25-27), Teodoreto (l. V,

3, 10, 11 ), Tillemont (_Mém. eccl._ tom. VII, p. 602-638, not. p.

789-794, _in 4. Venise_ 1732). I Santi che vissero ai suoi giorni

parlavano sempre del vescovo di Laodicea come di un amico e d'un

fratello; lo stile degli storici più recenti ha l'impronta

dell'acrimonia e dell'inimicizia. Filostorgio lo paragona (l. VIII, c.

11-15) a S. Basilio e a S. Gregorio.

[26] Due prelati dell'Oriente, Gregorio Abulfaragio, primo Giacobita di

quella parte del Mondo, ed Elia, metropolitano di Damasco, addetto alla

Setta di Nestorio (Vedi Asseman, _Bibl. orient._, t. II, p. 291; t. III,

p. 514, ec.) confessano, che i Melchiti, i Giacobiti, i Nestoriani ec.

andavan d'accordo sulla _dottrina_, e non differivan che

sull'_espressione._ Basnagio, Le Clerc, Beausobre, La Croze, Mosemio e

Jablonski sono inclinati a questa caritatevole opinione, ma lo zelo di

Petavio è veemente ed adiroso, e appena Dupin lascia traspirare la sua

moderazione.

[27] La Croze (_Hist. du Christianisme des Indes_, t. I. p. 24) confessa

la poca stima che fa dell'ingegno e degli scritti di S. Cirillo. «Fra

tutte l'opere degli antichi, egli dice, poche se ne leggono di meno

profittevoli». E Dupin (_Bibl. eccl._, t. IV, p. 42-52) c'insegna a

sprezzarle, quantunque ne parli con rispetto.

[28] Chi gli fa questo rimbrotto è Isidoro di Pelusio (l. I, _epist.

25_, p. 8). Non essendo troppo autentica la lettera, Tillemont, men

sincero dei Bollandisti, affetta il dubbio, se questo Cirillo fosse il

nipote di Teofilo (_Mémoires ecclés._, t. XIV, p. 268).

[29] Socrate (lib. VII, 13) chiama un grammatico διαπυρος δε ακρατης

του επισκοπου κυριλλου καθεστως, και περι το ακροτους εν ταις

διοδασκαλιαις αυτου εγειρειν ην σπουδαιοτατος, un uditore del vescovo

Cirillo che assisteva con fervore alle sue prediche, ed era tutto

intento a suscitargli applausi.

[30] Socrate (l. VII, c. 7) e Renaudot (_Hist. patriarch. Alexand._, p.

106-108) parlano della gioventù di S. Cirillo e della sua nomina alla

sede d'Alessandria. L'abate Renaudot trasse i suoi materiali dalla

Storia araba di Severo, vescovo di Ermopoli Magna od Ashmunein, nel

secolo decimo, autore cui non si può mai prestar fede, quando non

abbiano i fatti in se stessi il carattere dell'evidenza.

[31] I _Parabolani_ d'Alessandria erano una Compagnia di carità, fondata

nel tempo della peste sotto Gallieno, per visitare i malati e sotterrare

i morti. A poco a poco si moltiplicarono; fecero abuso e traffico dei

loro privilegi. L'insolenza da essi manifestata sotto il pontificato di

S. Cirillo determinò l'imperatore a privare il patriarca del diritto di

eleggerli, e a restringerne il numero a cinque o seicento; ma sì fatte

restrizioni furono passaggere ed inefficaci (_Vedi_ il _Cod. Teodos._,

l. XVI, t. II; e Tillemont, _Mém. ecclés._, t. XIV, p. 276-278.)

[32] _S. Cirillo non può dirsi esente de' difetti come scrittore, e come

Patriarca d'Alessandria; aveva uno spirito così sottile nelle

controversie, ed era tanto facondo, che spesse volte non s'intende ciò

ch'egli scrisse. Non può negarsi essere egli stato altiero, ed impetuoso

specialmente nella sua controversia con Nestorio Patriarca eretico di

Costantinopoli, e Capo dei Vescovi, preti, e secolari detti da lui

Nestoriani, de' quali un picciolo resto trovasi ancora in qualche

provincia d'Europa, ed in qualche borgata della Persia, e dell'Armenia,

malgrado le persecuzioni de' Cattolici; ma S. Cirillo sosteneva la retta

dottrina intorno a Gesù Cristo; perciò il suo procedere per giungere al

suo fine, che il Concilio d'Efeso I condannasse Nestorio, che negava la

Divinità di Cristo colla distinzione delle persone divina ed umana,

asserendo che Maria aveva partorito Cristo Uomo, e non Cristo Dio, cioè

la persona umana, e non la persona divina, devesi chiamare non

ambizioso, ed impetuoso, ma zelante dell'Ortodossia, secondo il sano

linguaggio de' teologi; altrimenti la maggior parte dei sostenitori di

essa diventano uomini impetuosi, ed ambiziosi. Non può negarsi aver S.

Cirillo posto mano francamente nelle cose civili, e governative

d'Alessandria, onde ne vennero i forti risentimenti di Oreste

governatore per l'Imperatore romano, ed avvenne il fatto terribile dei

Monaci di Nitria; ma non consta che la morte lagrimevole, d'Ipazia,

tanto celebrata dagli storici per il suo sapere, ed accusata di avere

attraversato la riconciliazione fra Oreste, e Cirillo, possa a questo

essere attribuita: quel fatto orribile, che tolse dalla cattedra una

dottissima donna, è avvenuto per la furia dei due partiti di Oreste, e

di Cirillo, che non avrà neppur esso potuto impedire il male. Bisogna

dimenticarsi quei difetti, che poteva avere Cirillo a cagione della sua

animosa difesa della Ortodossia, e devesi considerare da ogni buon

credente, per essere stato fatto Santo dalla chiesa, pienamente da ogni

colpa giustificato._ (Nota di N. N.)

[33] _Vedi_ intorno a Teone, e sua figlia Ipazia, il Fabricio (_Bibl._,

t. VIII, p. 210, 211). Il suo articolo nel Lessico di Suida è assai

curioso e originale. Esichio (_Meursii_ opera, t. VII. p. 295, 296) nota

che quella figlia fu perseguitata δια την υπερβαλλουσαν σοφιαν, _per

l'eminente sapienza_: ed un epigramma dell'antologia greca (l. I, c.

76, p. 159, edit. Brodaei) ne vanta il sapere e l'eloquenza. Il

vescovo filosofo Sinesio, suo amico e discepolo, ne parla in modo

onorevole (_Epist._ 10, 15, 16, 33, 80, 124, 135, 153).

[34] Οςρακοις ανειλον, και μεληδον διασωπασαντες, etc. _ne

straziarono le carni con cocci d'ostriche, e scerpandone a brani le

membra_, ec. Le scaglie d'ostriche erano sparse abbondevolmente sulle

rive del mare rimpetto a Cesarea. Piacemi adunque di attenermi qui al

senso letterale, senza rifiutar la version metaforica di _tegolae_,

tegole, seguìta dal Sig. de Valois; non so, se Ipazia fosse ancor viva,

ed è probabile che gli assassini non si pigliassero pensiero di questo.

[35] Da Socrate (l. VII, c. 13, 14, 15) son raccontate sì belle geste di

S. Cirillo, ed è obbligato il fanatismo, tuttochè con ripugnanza, a

copiare le parole d'uno storico, il quale chiama freddamente i sicari

d'Ipazia ανδρες το φρονημα ενθερμοι _uomini caldi di testa._

Noto con piacere, che quel nome tanto vilipeso fa arrossire lo stesso

Baronio (A. D. 415, n. 48).

[36] _Quand'anche per supposizione avesse avuto colpa S. Cirillo della

morte orribile della povera Ipazia, non essendo la religione cristiana

per sua essenza sanguinaria, come evidentemente consta dall'Evangelo,

non le verrebbe alcuna macchia per la colpa di S. Cirillo, e se non è

provato, che questi ne abbia avuto, e quindi fu egli fatto Santo, molto

meno può dirsi, che la religione sia macchiata pel massacro d'Ipazia._

(Nota di N. N.)

[37] Non volle ascoltare le preghiere d'Attico di Costantinopoli, e

d'Isidoro di Pelusio; e se si crede a Niceforo (l. XIV c. 18) cedette

soltanto all'interposizion della Vergine. Negli ultimi anni per altro

andava pur susurrando che Gian Grisostomo era stato giustamente

condannato (Tillemont, _Mém. ecclés._ t. XIV, p. 278-282; Baronio,

_Annal. eccles._ A. D. 412, n. 46-64).

[38] _Vedi_ le particolarità intorno ai loro caratteri nella Storia di

Socrate (l. VII, c. 25-28), e intorno alla loro autorità e alle

pretensioni, nella voluminosa compilazione del Tomassino (_Discipl. de

l'Eglise_, t. I, p. 80-91)

[39] Racconta Socrate la Storia del suo avvenimento alla sede episcopale

di Costantinopoli, e ne descrive le azioni (l. VII, c. 29-31), e sembra

che Marcellino gli adatti le parole di Sallustio, _loquentiae satis,

sapientiae parum._

[40] Cod. Theod., l. XVI, tit. 5, _leg._ 65, cogli schiarimenti del

Baronio (A. D. 428, n. 25, etc.); Gotofredo (_ad locum_), e Pagi

(_Critica_, t. II, p. 208).

[41] S. Isidoro di Pelusio (l. IV, epist. 57). Le sue espressioni sono

energiche o scandalose: τι θανμαζεις ει και νυν περι πραγμα θειον και

λογου κρειττον διαφωνειν προσποιουντ αι υπο φιλαρχιας εκβαυχευομενοι,

_perchè ti maravigli se anche adesso preferiscono di disputare sulle

cose divine e sul miglior senso delle parole, accesi dalla smania di

dominare._ Isidoro è un Santo, ma non fu mai vescovo; e sono tentato

a credere che l'orgoglio di Diogene si ponesse sotto i piedi

l'orgoglio di Platone.

[42] La Croze (_Christianisme des Indes_, t. I, pag. 44-53, _Thesaur.

epist._ t. III, p. 276-480) ha scoperto l'uso delle parole ὁ δεσποτης

e ὁ κυριας Іησους, _il padrone e il Signore Gesù_, le quali nel quarto,

quinto e sesto secolo distinsero la scuola di Diodoro di Tarso da

quella dei suoi discepoli Nestoriani.

[43] Θεοτοκος, _Deipara_, come, nella zoologia si dice degli

animali ovipari o vivipari. Non è facile il decidere in quale epoca

s'inventasse quella parola che La Croze (_Christian. des Indes_, t. I,

p. 16 ) attribuisce ad Eusebio di Cesarea, ed agli Ariani. S. Cirillo e

Petavio arrecano testimonianze ortodosse (_Dogmat. theolog._ t. V, c.

15, p. 254 etc.); ma si può contrastare sulla veracità di S. Cirillo; e

l'epiteto θεοτοκος facilmente ha potuto dal margine passar nel

testo d'un manuscritto cattolico.

[44] Basnagio nella sua storia della Chiesa, opera di controversia. (t.

I, p. 505) giustifica la Madre di Dio pel sangue (Atti, XX, 28, colle

varie lezioni di Mill); ma i manoscritti greci son ben altro che

concordi; e l'espression primitiva del sangue del Cristo si è conservata

nella version siriaca, anche nelle copie di cui si valgono, i Cristiani

di S. Tommaso sulla costa del Malabar (La Croze, _Christian. des Indes_,

t. 1, p. 347). La gelosia fra i Nestoriani e Monofisiti ha mantenuta la

purezza del loro testo.

[45] _Il Credo, disteso nel Concilio generale II di Costantinopoli

l'anno 381 ha l'espressione_ natus ex Maria Virgine, _e ciò è lo stesso,

che Deipara cioè partoriente Dio, o Madre di Dio; ed avendo prima il

Concilio generale I di Nicea l'anno 325 fissato definitivamente contro

gli Ariani essere Gesù Cristo della stessa sostanza del Padre,_

consubstantialem, _cioè essere Dio, ne viene che al tempo, cioè l'anno

429-431, del Patriarca di Costantinopoli Nestorio, che negò fermamente

essere Maria Madre di Dio, ed affermò essere essa soltanto Madre di Gesù

Cristo uomo, era già stata sanzionata e autorizzata dalla Chiesa, cioè

dal Concilio ortodosso generale II di Costantinopoli, l'espressione

Madre di Dio. Nestorio poi fu condannato, deposto, ed esiliato dal

Concilio generale III, e d'Efeso I l'anno 431, la quale condanna,

deposizione, ed esilio con zelo promosse, e sollecitò l'altro Patriarca

d'Alessandria S. Cirillo mentovato di sopra._ (Nota di N. N.)

[46] _Se, come abbiamo veduto in altra nota, S. Pietro riconobbe la

divinità di Gesù Cristo affermandolo figlio di Dio, e se l'Evangelo dice

che Gesù Cristo è nato da Maria non per opera d'uomo, ma dello Spirito

Santo, ne viene la chiara conseguenza, che S. Pietro, e gli altri

Apostoli con lui, abbiano riconosciuto Maria per Madre di Dio, essendo

seguita l'incarnazione della divina Natura, sebben l'identiche parole

Madre di Dio, non sian nell'Evangelo._ (Nota di N. N.)

[47] Di già i Pagani dell'Egitto si facean beffe della nuova Cibele[*]

dei Cristiani (Isidoro, l. I, _epist._ 54). Si formò in nome d'Ipazia

una lettera che volgeva in ridicolo la teologia del suo assassino

(_Synodicon_, c. 216, nel quarto t. concil. p. 484). All'articolo

Nestorio, Bayle espone sul culto della Vergine Maria qualche massima

d'una filosofia alquanto rilassata.

* _Sarà vero che i Pagani si burlassero di Maria Vergine Madre di Dio;

erano Pagani, cioè Politeisti, e perciò non è maraviglia; ma che ha a

fare Cibele, di cui vedesi la leggenda in tutti i Dizionari di

Mitologia, Deità dei Politeisti e dei poeti, con Maria Vergine Madre di

Dio? Queste due idee sono affatto incompatibili, ed il farne

l'associazione è un assurdo del pari indegno, che insussistente._ (Nota

di N. N.)

[48] L'αντιδοσις dei Greci, vale a dire un prestito, od una

traslazione reciproca degli idiomi, o delle proprietà d'una natura

all'altra, dell'infedeltà all'uomo, della passibilità a Dio ec. Petavio

pone dodici regole su questa materia sommamente delicata (_Dogmat.

theolog._, t. V, l. IV, c. 14, 15, p. 209, etc.).

[49] _Vedi_ Ducange, C. P. _Christiana_, l. I, p. 30 etc.

[50] _Il decreto del Papa Celestino non fu illegale, perchè poteva

assumere il giudizio intorno a un domma (che se non rimanesse fermo, non

esisterebbe più rivelazione, nè religione cristiana, nella parte

dommatica), e poi giudicò unitamente al suo Concilio provinciale de'

Vescovi; e cotale giudizio non fece che combinare con quello che poco

dopo diede il Concilio generale III, e d'Efeso I; non fu neppure

precipitato, perchè Celestino esaminò la materia, e nel giudicare

concorse il suo Concilio provinciale di cui era particolarmente il

Capo._ (Nota di N. N.)

[51] _Concil._, t. III, p. 943. Mai non furono approvati direttamente

dalla Chiesa; (Tillemont, _Mém. ecclés._, XIV, 368-372) e quasi mi fan

compassione le convulsioni di rabbia e di sofisma, da cui sembra agitato

Petavio nel sesto libro dei suoi _Dogmata theologica._

[52] Posso citare il giudizioso Basnagio (_ad._ t. I, _Variar. Lection.

Canisii in praefat._, c. 2, p. 11-23) e La Croze, dotto universale

(_Christianisme des Indes_, t. I, p. 16-20, de l'_Ethiopie_, p. 26, 27;

_Thesaur. epist._ p. 176, ec., 283-285). Il suo libero parere su questo

punto è confermato da quello de' suoi amici, Iablonski (_Thesaur.

epist._ t. I, p. 193-201), Mosemio (_id._ p. 304, _Nestorium crimine

caruisse est et mea sententia_); e non sarebbe agevol cosa trovare tre

giudici più rispettabili. Assemani, pieno di sapere, ma ligio

modestamente alle autorità, a gran pena può scoprire (_Bibliot. orient._

t. IV, p. 190-224) il delitto e l'errore dei Nestoriani.

[53] Sull'origine, e sui progressi della controversia di Nestorio fino

al Concilio d'Efeso si trovano alcune particolarità in Socrate (l. VII.

c. 32), in Evagrio (l. I, c. 1, 2), in Liberato (_Brev._, c. 1-4), negli

Atti originali (_Concil._, t. III, p. 551-591, ediz. di Venezia, 1728),

negli Annali di Baronio e di Pagi, e nelle fedeli Raccolte di Tillemont

(_Mém. eccles._, t. XIV, p. 280-577).

[54] I Cristiani de' quattro primi secoli ignoravano come il luogo della

morte, così quello della Sepoltura di Maria. Il Concilio, di cui qui

favelliamo conferma la tradizione d'Efeso, che si credea posseditrice

del suo corpo. (Ενθα ὅ θεολογος Іωαννης, και η θεοτοκος παρθενος η αγια Μαρια, _quivi giace il teologo Giovanni, e la Vergine

Deipara Santa Maria._ _Concil._ t. III, p. 1102). Avendo però

Gerusalemme le stesse pretensioni, ha mandate in dimenticanza quelle di

Efeso; colà si mostrava ai pellegrini la vota sepoltura della Vergine; e

di là è venuta la storia della sua risurrezione, e della sua assunzione,

piamente credute dalle Chiese greche e latine[*]. _Vedi_ Baronio

(_Annal. ecclés._ A. D. 48, n. 6, ec.) e Tillemont (_Mém. ecclés._ t. I,

p. 467-477).

* _Non è meraviglia che l'Autore così si esprima intorno l'assunzione di

Maria: egli era cristiano-protestante. La credenza, poi de' cattolici

intorno a ciò è assai ben fondata sullo storico Eusebio, Vescovo di

Cesarea del quarto secolo:_ Maria Virgo Christi Mater ad filium in

Coelum assumitur, ita quidam fuisse sibi revelatum scribunt. _Eusebio in

Chronico. Vedi Baronio, Annali an. 48 n. 6, e Tillemont, T. I, p. 467._

(Nota di N. N.)

[55] Gli Atti del Concilio di Calcedonia (_Concil._ t. IV, pag.

1405-1408) ne mostrano abbastanza quanto cieca fosse e pertinace

l'adesione dei Vescovi d'Egitto ai lor patriarchi.

[56] Diversi affari civili od ecclesiastici ritennero i vescovi in

Antiochia fino al 18 maggio. Da Antiochia ad Efeso si calcolavano trenta

giornate; e non è troppo il supporre che per accidenti, o per riposare

dovessero perdere dieci giorni. Senofonte, che fece la stessa strada,

numera più di ducento sessanta parasanghe, o leghe; io potrei

determinare questa misura consultando gli itinerari antichi e moderni,

se conoscessi abbastanza la proporzion di velocità di un esercito, d'un

Concilio, e d'una caravana. Tillemont medesimo, con qualche ripugnanza

però, giustifica Giovanni d'Antiochia (_Mém. ecclés._ t. XIV, p.

386-389).

[57] Μεμφομενον μη κατα το δεοντα εν Εφεσω συντεθηναι υπομνηματα

πανουργια δε και τινι αθεσμω καινοτομια κυριλλιου τεχναζοντος,

_accusato mentre Cirillo inonestamente, con fraudolenza e

con certe illegali mutilazioni s'ingegnava a falsificare in Efeso gli

Atti._ (Evagrio l. I, c. 7). La medesima imputazione gli era data dal

conte Ireneo; (t. III, p. 1249), e li critici ortodossi fanno un po' di

fatica a difendere la purità delle copie greche e latine di quel

Concilio.

[58] _Fu questo un Conciliabolo, e non un Concilio che non fu approvato

dal Papa; colla distinzione di Concilio da Conciliabolo cessa ogni

scandalo, ed ogni meraviglia; bisogna usare le distinzioni, il che sanno

fare assai bene i teologi._ (Nota di N. N.)

[59] Ο δε επ’ ολεθρω των εηκλεσιων τοχθεις και τραφεις, _nato e

cresciuto per la rovina delle Chiese._ Dopo la coalizione di S.

Giovanni e di S. Cirillo, furono le invettive reciprocamente

dimenticate. Per vane declamazioni non conviene illudersi intorno

all'opinione, che da rispettabili nemici può essere inspirata per

riguardo al loro merito scambievole (_Con._ t. III, p. 1244).

[60] _Vedi_ gli Atti del Sinodo d'Efeso nell'originale greco, e in una

versione latina, che pubblicossi quasi nel medesimo tempo (Conc., t.

III, p. 991-1339) col _Synodicon adversus tragoediam Irenaei_, t. IV, p.

235-497. _Vedi_ anche l'_Ist. eccl._ di Socrate (l. VII, c. 34), Evagrio

(l. I, c. 3, 4, 5), il Breviario di Liberato (_in Concil._, t. VI, p.

419-459, c. 5, 6), e les _Mém. ecclés._ di Tillemont (t. XIV, p.

377-487).

[61] Ταραχλν (dice Teodosio in frasi interrotte) το γε επι σαυτω, και

χωρισμον ταις εκκλησιαις εμβεβληκας.... ως θρασυτερας ορμης πρέπουης

μαλλον η ακριβειας.... και ποικιλιας μαλλον τουτων ημιν αρκουσης ηπερ

απλοτητος.... παντος μαλλον η ιερεως.... τα τε των εκκλησιων, τα τε

των βασιλεων μελλειν χωριζειν βουλεσθαι, ως ουκ ουσης αφορμης ετερας

ευδοκιμησεως, _così ti sei cacciato in cuore la

discordia, e fra le chiese la dissensione.... con un impeto temerario,

piuttosto che con zelo.... e con un procedere versatile, che ci ributta

più in tali cose, in vece della schiettezza.... in modo più conveniente

a tutt'altri, che ad un vescovo.... voler mettere a soqquadro gli

affari della chiesa e dei re, quasi non ci fosse altra maniera

d'acquistar gloria._ Vorrei sapere quanto abbia pagato Nestorio

espressioni tanto pel suo rivale ingiuriose.

[62] S. Cirillo comparte ad Eutiche, a quell'eresiarca d'Eutiche, gli

onorevoli nomi d'amico, di Santo e di zelante difensor della Fede. Suo

fratello, Dalmazio, è parimenti impiegato a circonvenire l'Imperatore e

tutti coloro che servivano la sua persona, _terribili conjuratione._

Synodicon (c. 203 _in Concil._ t. IV, p. 467).

[63] _Clerici qui hic sunt contristantur, quod ecclesia Alexandrina

nudata sit hujus causa turbelae: et debet praeter illa quae hinc

transmissa sint auri libras mille quingentas. Et nunc ei scriptum est ut

proestet; sed de tua ecclesia proesta avaritiae quorum nostri etc._ Per

qual caso non si sa, questa lettera originale e curiosa dell'arcidiacono

S. Cirillo al nuovo vescovo di Costantinopoli, sua creatura, si è

conservata in un'antica version latina (_Synodicon_, c. 203 _Concil._ t.

IV, p. 465-468). Qui è quasi caduta la maschera, e i Santi parlano il

linguaggio dell'interesse e del raggiro.

[64] I noiosi negoziati che succedettero al Sinodo d'Efeso sono

raccontati alla lunga negli Atti originali (_Concil._ t. III, p.

1339-1771 _ad fin. vol._ e nel _Synodicon_, in t. IV), in Socrate (l.

VII, c. 28, 35, 40, 41), in Evagrio (l. I. c. 6, 7, 8-12), in Liberato

(c. 7-10), in Tillemont (_Mém. ecclés._ t. XIV, pag. 487-676). Il

lettore il più paziente mi saprà grado se ho ristretto in poche linee

tante cose false e poco ragionevoli.

[65] Αυτου τε αυδεηθεντος, επετραπν κατα το οικειον επαναζευσαι

μοναστηριον, _dopo ch'ebbe parlato, gli fu permesso di tornarsene al

suo monastero._ Evagrio (l. I, c. 7). Dalle lettere originali che si

scontrano nel _Synodicon_ (c. 15-24, 25, 26) si raccoglie, che la sua

abdicazione, almeno in apparenza, fu volontaria, come Ebed-Gesù,

scrittore Nestoriano, afferma che lo fosse difatto. (Ap. Assemani,

_Bibl. orient._ t. III, p. 299-302).

[66] Vedi le lettere dell'Imperatore negli Atti del Sinodo d'Efeso.

(_Concil._ t. III, p. 1730-1735). L'odioso nome di Simoniani dato ai

discepoli di questa τερατωδους διδασκαλιας, _prodigiosa scuola_

era indicato ως αν ονειδεσι προβλεθεντες σιωνιον υπομενοιεν τιμ ωριαν

αμαρτηματων, και μητε ζωντας τιμωριας μητε θανοντας ατιμιας εκτοι

υπαρχειν, _acciocchè colpiti dalle maledizioni sempre soffrano

la pena degli errori, e non possano nè vivi sfuggire il gastigo, nè

morti l'infamia._ E così si trattavano a vicenda i Cristiani, e

Cristiani che non eran differenti fra loro che per alcune parole e

picciole distinzioni.

[67] I gravi giureconsulti (_Pandette_ l. XLVIII, _tit. 22 leg. 7_),

diedero questo nome metaforico d'isole a quelle picciole porzioni dei

deserti della Libia, nelle quali si trova acqua e verdura; tre se ne

distinguono sotto la denominazione comune di _Oasi_ o d'_Alvahat._ 1. Il

tempio di Giove Ammone. 2. L'Oasi del mezzo, distante tre giornate

all'occidente da Licopoli. 3. L'Oasi meridionale, dove fu esiliato

Nestorio, tre sole giornate lontano dai confini della Nubia. _Vedi_ una

nota giudiziosa di Michaelis (_ad Descr. Aegypt._ Abulfedae, p. 21-54).

[68] L'invito che chiamava Nestorio al Sinodo di Calcedonia, è riportato

da Zaccaria, vescovo di Malta ( Evagr. l. II, c. 2. Assemani, _Bibl.

orient._ t. II, p. 55), e dal famoso Senaia o Filosseno, vescovo di

Ieropoli (Asseman,_ Bibl. orient._ t. II, p. 40 ec.), negato poi da

Evagrio ed Assemani, o fortemente sostenuto da La Croze (_Thesaur.

Epist._ tom. III, p. 181, ec.). Il fatto non è inverosimile; ma

importava ai Monofisiti a spargere questa voce ingiuriosa. Eutichio (t.

II, pag. 12) ne assicura, che Nestorio morì dopo un esilio di sett'anni,

e per conseguente dieci anni prima del Concilio di Calcedonia.

[69] Si consulti d'Anville (_Mém. sur l'Egypte_, p. 191), Pocock

(_Description de l'Orient_, vol. I, p. 76), Abulfeda (_Descriptio

Aegypt._, p. 14). Vedasi pure Michaelis, suo commentatore (_Not._ p.

78-83), e il Geografo di Nubia (p. 42), il quale cita nel dodicesimo

secolo le ruine e le canne da zucchero di Akmim.

[70] Eutichio (_Annal._ t. II. p. 12), e Gregorio Bar-Ebreo, o

Abulfaragio (Assemano t. II, p. 316), ci danno un sentore della

credulità del decimo o tredicesimo secolo.

[71] Siam debitori ad Evagrio (l. I, c. 7) di alcuni estratti di lettere

di Nestorio; ma questo fanatico duro, e stupido non fa che ingiuriare i

patimenti, di cui fanno una dipintura sì compassionevole.

[72] _Dixi Cyrillum dum viveret, auctoritate sua effecisse, ne

eutychianismus et monophysitarum error in nervum erumperet: idaque verum

puto... alique... honesto modo_ παλινωδιαν (_la ritrattazione_)

_cecinerat._ Il dotto ma circospetto Jablonski non sempre ha detta

tutta intera la verità. _Cum Cyrillo lenius omnino egi, quam si tecum

aut cum aliis rei hujus probe gnaris et aequis rerum aestimatoribus

sermones privatos conferrem._ (_Thesaurus epist._, La Croze t. I,

p. 197, 198). Da questo passo ricevono molta luce le sue dissertazioni

sopra la controversia suscitata da Nestorio.

[73] Η αγια συυοδος ειπεν, αρον, καυσον Ευσεβιον, ουτος ζων καη, ουτος

εις δυο γενηται, ω εμερισε μερισθη.... ει τις λεγει δυο, αναθεμα,

_disse il santo Sinodo: si scacci, si abbruci Eusebio, sia

arso vivo, sia fatto in due, sia diviso come egli ha diviso.... a chi

dice due Nature, anatema._ Alla domanda di Dioscoro quelli che non

poterono gridare (βοςσαι) alzaron le mani. Nel Concilio di

Calcedonia sursero gli Orientali contro queste esclamazioni, ma gli

Egiziani dichiararono in un modo più conseguente ταυτα και τοτε ειπομεν

και νον λεγομεν, _questo e allora dicemmo, ed ora ripetiamo_

(_Con._ t. IV, p. 1012).

[74] _Questo Concilio II d'Efeso fu pure un Conciliabolo, e non è da

meravigliarsi, che in cotale assemblea, e nelle simili, i Vescovi, e

specialmente Dioscoro Patriarca d'Alessandria succeduto a S. Cirillo, si

sieno dati ad eccessi, che la ragione, e l'Evangelo disapprovano

altamente. Il Papa Leone I nel suo Concilio provinciale di Roma condannò

questo_ Conciliabolo, _e disapprovò il suo procedere. I disordini ed

eccessi avvenuti ne' Conciliaboli altro non provano se non che i Vescovi

sono uomini come tutti sanno. Il Cattolico deve badare alle decisioni,

ed al procedere dei Concilii regolari, ed approvati dal Papa o

direttamente o per mezzo de' suoi Legati, o Procuratori._

[75] Ελεγε δε (Eusebio, vescovo di Dorilea) τον φλαβιανον και

αναιρεθηναι προς Διοσκορω αθουμενον τε και λακτιξομενον, _disse che

Flaviano fu maltrattato da Dioscoro, percosso e respinto a calci_,

e questa relazione d'Evagrio (l. II, c. 2) viene rafforzata dallo

storico Zonara (t. II, l. XIII, p. 44), che afferma, esser uso

Dioscoro a dar calci come un mulo. Ma il linguaggio di Liberato è

più circospetto (_Brev._ c. 12, _in Concil._ t. VI, p. 438),

e gli Atti del Concilio di Calcedonia, prodighi dei titoli d'omicida, di

Caino ec., non giustificano un'accusa tanto speciale. Il monaco Barsuma

è incolpato in particolare, εσφαξε τον μακαριον φλαυιανον αυτος εστηκε

και ελεγε σφαξον, _d'avere straziato il beato Flaviano il

quale, senza moversi, dicea, strazia pure._ (_Concil._ t. IV, p. 1413).

[76] Gli Atti del Concilio di Calcedonia (_Conc._ t. IV, p. 761-2071),

comprendono quelli d'Efeso, (pag. 890-1189), nei quali è pure inserito

il Sinodo di Costantinopoli sotto Flaviano (pag. 930-1072): fa d'uopo

qualche attenzione per discernere questo doppio inesto. Tutto ciò che si

riferisce ad Eutiche, a Flaviano, a Dioscoro vien raccontato da Evagrio

(l. I, c. 9-12, e l. II, c. 1, 2, 3, 4), e da Liberato (_Prev._ c. 11,

12, 13, 14). Io rimando ancora questa volta, e forse per l'ultima alle

esatte ricerche di Tillemont (_Mém. ecclés._ t. XV, p. 479-719). Gli

annali del Baronio e del Pagi m'accompagneranno anco più in là nel lungo

e penoso viaggio da me intrapreso.

[77] Μαλιςα η περιβοντος Πανσοφια η καλουμενη Ορεινη (forse Ειρηνη),

περι ησ και ο πολυανθροποσ τησ Αλεξανδρεων δημος αφηκε φωνην

αυτης τε και του εραςου μεμνημενος, _soprattutto la famosa Pansofia

denominata Orine_ (forse _Irene_) _per la quale anche il

numeroso popolo d'Alessandria abiurò la memoria di lei e del drudo_

(_Concil._ t. IV, p. 1276). Si trova un saggio dello spirito e della

malizia del popolo nell'antologia greca (l. II, c. 5, p. 188 ed.

Wechel); l'editor Brodeo non conobbe a chi fosse applicato. L'autor

anonimo dell'epigramma forma un giuoco di parole assai frizzante sulla

frase del saluto episcopale «_La pace sia con tutti voi_» pari al nome

vero o corrotto della concubina del vescovo, detta Irene (che in greco

vuol dir pace).

Ειρηνη παντεσσιν επισκοπος ειπεν επελθων

Πως δυναται πασιν ην μονοσ ενδος εχει;

_Comparando il vescovo disse: pace (Irene) a tutti; ma come a tutti, se

l'ha in casa egli solo!_

Non so, se il Patriarca, che sembra essere stato un amante geloso sia il

Cimone dell'epigramma precedente, di cui Priapo medesimo vedea con

istupore ed invidia πεος εστεκος.

[78] _Non v'era bisogno di manifestare cose così dispiacevoli a'

credenti: si sa che vi furono, e vi saranno Vescovi peccatori; il

tribunale della Penitenza è fatto anche per essi._

[79] Quelli che rispettano l'infallibilità dei Concilii dovrebbero

provarsi a determinare il senso di quella decisione. I Vescovi che colla

loro opinione dieder legge all'assemblea erano attorniati da scrivani

infedeli o negligenti, che disseminarono le copie pel Mondo. Nei nostri

MS. greci si trova quella versione falsa e proscritta di εκ τον φυσεων,

_dalle nature_ (_Concil._ t. III, p. 1460). Non pare che siasi

mai avuta una traduzione autentica dello scritto di Papa Leone; e le

antiche versioni latine sono essenzialmente differenti dalla vulgata

attuale, secondo i migliori MS. degli Ακοιμητοι, _Vigilanti_, a

Costantinopoli, (Ducange, _C. P. Cristiana_, l. IV, p. 151), che così

era chiamato un celebre monastero di Latini, di Greci e di Sirii. (Vedi

_Concil._ t. IV, p. 1959-2049, e Pagi, _Critica_, t. II, p. 326 ec.).

[80] _Non si devono trattare con figure rettoriche, che racchiudono uno

scherzo, materie per se stesse gravissime, e rispettabili; bisogna

maneggiarle colla ragione teologica._ (Nota di N. N.)

[81] Il microscopio di Petavio non rappresenta che oscuramente questa

particella (t. V, l. III, c. 5); eppure quel sottil Teologo esso stesso

n'è sbigottito, _ne quis fortasse supervacaneam, et nimis anxiam putet

hujusmodi vocularum inquisitionem, et ab instituti theologi gravitate

alienam_ (p. 124).

[82] Εβοησαν η ο ορος κρατειτω η απερχομεθα.... οι αντιλεγοντες φανεροι

γενωνται, οι αντιλεγοντες Νεςοριανοι εισιν, οι αντελεγοντες εις Ρωμην

απελτοσιν, _gridarono, o si assegni il termine, o andiamcene.... si

palesino gli avversari, gli avversari sono Nestoriani, vadano gli

avversari a Roma_ (=Concil.= t. IV, p. 1449). Evagrio e Liberato non

mostrano questo Concilio che in un aspetto pacifico, e scorrono

prudentemente su queste brage _suppositos cineri doloso._

[83] _I Cristiani de' nostri giorni prudentemente alieni da

controversie, e da turbolenze, credano ciecamente alle parole del Credo,

e della buona dottrina teologica, le quali esprimano misterii, ch'essi

riveriscono senza correre il pericolo dei ragionamenti._ (Nota di N. N.)

[84] _Vedi_ nell'Appendice agli Atti di Calcedonia, la conferma di

questo Sinodo fatta da Marciano, (_Concil._ t. IV, pag. 1781, 1783), le

sue lettere ai monaci d'Alessandria (p. 1791), a quei del monte Sinai,

(p. 1793), a quei di Gerusalemme e di Palestina (pag. 1798), le sue

leggi contro gli Eutichiani (p. 1809, 1811, 1831), il carteggio di Leone

coi Sinodi provinciali intorno la rivoluzion d'Alessandria. (p.

1835-1930).

[85] Fozio (o più veramente Eulogio d'Alessandria) in un bel passo della

sua opera confessa, che par ben fondata questa doppia accusa contro Papa

Leone e il suo Concilio di Calcedonia (_Bibl. cod._ CCXXV, p. 768).

Facea egli una doppia guerra ai nemici della Chiesa e feriva l'uno o

l'altro di costoro cogli strali del suo avversario κατ’αλληλοις βελεσι

τους αντιπαλους επετροσκε. Parea che stabilisse contro Nestorio

συγχυσις, _la confusione delle Nature_ dei Monofisiti; contro

Eutiche confermasse υποσασεων διαφορα, _la diversità di sostanze_

dei Nestoriani. Dice l'apologista, che bisogna interpretare

con carità le azioni dei Santi: se si fosse proceduto così riguardo agli

eretici le controversie si sarebbero terminate in vani schiamazzi

esalati per l'aria.

[86] Era soprannominato Αιλουρος, _il gatto_, in grazia delle

sue corse notturne. In mezzo all'oscurità, e mascherato girava attorno

alle celle del monastero, e dirigeva ai suoi confratelli addormentati

parole ch'erano credute rivelazioni (_Theo. Lector._ l. I).

[87] Φονους τε τολμηναι μυριους, αιματων πληθει μολυνθηναι μη μονον

την γην αλλακαι αυτον αερα, essersi sofferte stragi a migliaia,

dalla piena di sangue essere stata contaminata, _non la sola terra, ma

l'aria stessa._ Tal'è il linguaggio iperbolico dell'Ennotico.

[88] _Vedi_ la Cronica di Vittore Tunninense, nelle Lezioni antiche di

Canisio, ristampate da Basnagio (t. 1, p. 326.)

[89] L'Ennotico è stato trascritto da Evagrio, (l. III, c. 13) e

tradotto da Liberato (_Brev._ c. 18). Pagi (_Critica_, t. II, p. 411),

ed Assemani (_Bibl. orient._ t. I, p. 343), non ci vedeano eresia di

sorta; ma Petavio (_Dogm. Theolog._ t. V, l. I, c. 13, p. 40) si è fatta

lecita una assai strana asserzione, dicendo, _Calcedonensem ascivit._ Un

suo nemico potrebbe dargli l'accusa di non aver mai letto l'Ennotico.

[90] _Vedi_ Renaudot (_Hist. Patriarch. Alex._ p. 123, 131, 145, 195,

247). Furono riconciliati da Marco I (A. D. 799-819) il quale promosse i

Capi ai vescovadi di Atribis e di Talba, forse Tava, (_Vedi_ d'Anville

p. 87) e supplì alla mancanza dei Sacramenti che non erano stati

conferiti in una Ordinazione episcopale.

[91] _De his quos baptisavit, quos ordinavit Acacius, maiorum traditione

confectam et veram, praecipue religiosae sollicitudini congruam

praebemus sine difficultate medicinam._ (Gelasio in _epist. 1 ad

Euphemium. Conc._ t. V, p. 286). La proferta d'una medicina prova la

malattia, e molti saran periti, prima che arrivasse il medico Romano.

Tillemont medesimo (_Mém. ecclés._ t. XVI, p. 372, 642, etc.) è nauseato

dal naturale orgoglio e poco caritatevole dei Papi; presentemente son

contenti, egli dice, d'invocar S. Flaviano d'Antiochia e S. Elia di

Gerusalemme ec. a cui quando eran viventi ricusavan la comunione. Ma il

cardinal Baronio sta saldo e duro come la rupe di S. Pietro.

[92] Se ne cancellarono i nomi dal dittico della Chiesa: _ex venerabili

diptycho, in quo piae memoriae transitum ad coelum habentium episcoporum

vocabula continentur._ (_Concil._ t. IV, p. 1846). Questo registro

ecclesiastico equivaleva dunque al libro della vita.

[93] Petavio (_Dogmat. Theolog._ t. V, l. V, c. 2, 3, 4, p. 217-225), e

Tillemont (_Mém. ecclés._ t. XIV, p. 713, etc. 799), ci danno la storia

e la dottrina del Trisagion; nei dodici secoli che passarono fra Isaia e

il giovanetto S. Proculo, che fu rapito in Cielo alla presenza del

vescovo e del popolo di Costantinopoli, era stato ben perfezionato

questo Inno. Intese il giovanetto queste parole dalla bocca degli

angeli. «Santo Dio! Santo forte! Santo immortale!»

[94] Pietro Gnafeo, il Gualchieraio, (mestiere ch'egli facea nel suo

monastero) patriarca d'Antiochia. La sua noiosa storia si discute

lungamente negli annali di Pagi (A. D. 477-490), e in una dissertazione

del signor di Valois sulla fine del suo Evagrio.

[95] I cenni che si riferiscono alle turbolenze accadute sotto il regno

d'Anastasio si trovano sparsi qua e là nelle Croniche di Vittore, di

Marcellino e di Teofane. L'ultima non era pubblicata al tempo di

Baronio; il Pagi, suo censore, è più copioso e più esatto nelle

citazioni.

[96] _Tali erano i gridi di una truppa di Monaci tumultuanti, e

sediziosi, disapprovati dai veri Cristiani, che amano la pace, e che

sono obbedienti ai loro Sovrani._ (Nota di N. N.)

[97] _I veri seguaci di Cristo, Dio di Pace, disapprovano queste guerre,

queste ribellioni, e questi massacri promossi da monaci, e da preti, che

si scostarono intieramente dalle massime cristiane le quali insegnano

doversi usare la persuasione, e non la forza, ed aver sempre tolleranza

ed amore._ (Nota di N. N.)

[98] I fatti generali della storia dal Concilio di Calcedonia sino alla

morte d'Anastasio sono registrati nel Breviario di Liberato (c. 14-19),

nel secondo e terzo libro di Evagrio, nell'estratto dei due libri di

Teodoro Lettore, negli Atti dei Sinodi e nella Epistole de' Papi

(_Concil._ t. V). Le particolarità successive si trovano con qualche

confusione nei tomi decimoquinto e decimosesto delle _Mém. ecclés._ del

Tillemont. Io debbo qui prender commiato da questa guida impareggiabile,

la quale fa dimenticare la sua cieca divozione coi pregi eruditi, colla

cura che pone nelle sue ricerche, colla veracità ed esattezza scrupolosa

che osserva. Gl'impedì la morte di terminare come aveva intenzione il

sesto secolo della Chiesa e dell'Impero.

[99] Le accuse degli aneddotti di Procopio (c. 11, 13, 18, 27, 28),

colle dotte annotazioni d'Alemanno son confermate, anzi che contraddette

dagli Atti dei Concilii, dal quarto libro d'Evagrio, e dalle lagnanze

dell'Africano Facondo in un duodecimo libro _de tribus capitalis; cum

videri doctus appetit importune.... spontaneis quaestionibus ecclesiam

turbat._ (_Vedi_ Procopio _de Bell. Goth._ l. III, c. 35).

[100] Procopio, _De Aedific._ l. I, c. 6, 7, etc., _passim._

[101] ’Ος δε καθηται αφυλακτος ες επι λεσχης τινος αωρι νυκτον ομου

τοις των ιερεον γερουσιν ασχετον ανακυκλειν τα Χριστιανον λογια σπουδην

εχων. (Procopio, _De bell. goth._ l. III, c. 32). L'autore della vita

di S. Eutichio (_apud._ Alleman. _ad_ Procop., _Arcan._ c. 18) fa la

stessa pittura di Giustiniano, ma coll'intenzione di lodarlo.

[102] Procopio che espone questi sensi saggi e moderati (_De Bell.

goth._ l. I, c. 3), è trattato per ciò duramente nella Prefazione di

Alemanno, che lo mette nella lista de' _cristiani politici_; _sed longe

verius haeresium omnium sentinas, prorsusque atheos_: Atei abbominevoli,

che raccomandavano d'imitare la bontà di Dio verso gli uomini (_Ad.

Hist. Arcan._ c. 13).

[103] Quest'alternativa che merita attenzione è stata conservata da

Giovanni Malala (t. II, p. 63, edit. di Ven. 1733), il quale è sempre

più degno di fede verso la fine della sua opera: dopo aver fatto

l'enumerazione dei Nestoriani e degli Eutichiani ec., _ne expectent_,

dice Giustiniano, _ut digni venia judicentur; jubemus enim ut...

convicti et aperti haeretici justae et idoneae animadversioni

subjiciantur._ Questo editto del codice è riferito con elogio da Baronio

(A. D. 527, n. 39-40).

[104] _Vedi_ il carattere e le massime dei Montanisti in Mosemio, (_De

rebus Christ. ante Costantinum_, p. 410-424).

[105] _Sono nati i Cristiani eretici detti Montanisti da Montano loro

Capo, cui si unirono Priscilla, e Massimilla che abbandonarono i loro

mariti; i Montanisti erano visionarii, e fanatici oltre modo._ (Nota di

N. N.)

[106] Teofane (_Chronique_ p. 153). Da Giovanni il Monofisita, Vescovo

asiatico, ci è data una delle più autentiche testimonianze che aver si

possano in questo proposito, poichè impiegato all'uopo dall'Imperatore

(Assemani, _Bibl. orient._ t. II, pag. 85).

[107] Si confronti Procopio (_Hist. Arcan._ c. 28 e le _note_

d'Alemanno), con Teofane (_Chron._ p. 190). Il Concilio di Nicea aveva

commessa al Patriarca, o piuttosto agli astronomi d'Alessandria, l'annua

pubblicazione della Pasqua; ed ancora oggi noi leggiamo, o piuttosto non

leggiamo mai, le lettere Pasquali di S. Cirillo, di cui ne rimane un

buon numero. Dopo il regno del Monofisismo in Egitto, furono i Cattolici

assai impacciati da un pregiudizio tanto irragionevole, quanto quello

per cui i Protestanti non han voluto per lungo tempo accettare lo stile

Gregoriano.

[108] _Vedi_ su la Religione e la storia dei Samaritani, _l'Histoire des

Juifs_, del Basnagio, opera dotta e imparziale.

[109] Sichem, Neapoli, Naplous, ch'è la residenza antica e moderna dei

Samaritani, giace in una valle fra lo sterile Ebal, il monte delle

Maledizioni al Nort, e il fertile Garizim, o sia monte delle Maledizioni

al Sud, distante da Gerusalemme dieci od undici ore di viaggio. Vedi

Maundrel, (_Journey from Aleppo_ etc. p. 59-63).

[110] Procopio (_Anecdot._ c. II); Teofane, (_Chron._ pag. 152),

Giovanni Malala, (t. II, pag. 62). Mi ricordo d'aver letto questa

osservazione mezzo filosofica, e mezzo superstiziosa, cioè che la

provincia devastata dal fanatismo di Giustiniano fu quella stessa, per

cui i Musulmani entrarono nell'impero.

[111] Le espressioni di Procopio sono notabili: ου γαρ οι εδοκει φονος

ανθρωπον εινακ, ην γε μη τηςαυτου δοξην οι τελευτωντες τυχοιεν οντες,

_imperocchè non gli pareva che fosse un fare strage degli uomini, se

gli uccisi non erano della sua fede (Anecdot. c. 13)._

[112] _Vedi_ la Cronaca di Vittore p. 328, e la testimonianza originale

delle leggi di Giustiniano. Pei primi anni del regno di costui Baronio è

molto di buon umore con esso, poichè accarezzò i Papi sino a tanto che

li tenne soggetti alla sua volontà.

[113] Procopio _Anecdot._ c. 13. Evagrio l. IV, c. 10. Se l'Istorico

ecclesiastico non ha letto l'Istorico secreto, provano almeno i lor

sospetti comuni, che l'odio del Pubblico era generale.

[114] _Vedi_ sui tre Capitoli gli Atti originali del quinto Concilio

generale tenuto a Costantinopoli; vi si trovano molti fatti autentici,

ma inutili (_Concil._ t. VI, p. 1-419). Evagrio autor greco, è meno

minuzioso e meno esatto (l. IV, c. 38) dei tre zelanti Affricani,

Facondo (ne' suoi dodici libri _De tribus capitulis_, pubblicati da

Sirmond in modo correttissimo), Liberato (nel suo _Breviarum_, c. 22,

23, 24), e Vittorio Tunnunense (nella sua _Chron. in t. I, antiq. Lect.

Canisii_, pag. 330-334). Il _Liber pontificalis_ od Anastasio (_in

Vigilio, Pelagio_, etc.), è una prova originale, ma tutta in favore

degli Italiani. Potrà il lettor moderno ricavar qualche notizia dal

Dupin (_Bibl. ecclésiast._ t. V, p. 189-207), e dal Basnagio (_Hist. de

l'Eglise_, t. I, p. 519-541); ma il secondo disprezza troppo l'autorità

e il carattere de' Papi.

[115] Origene era di fatto assai propenso ad imitare la πλανη

_l'errore_, e la δυσσεβεια _l'empietà_ degli antichi Filosofi

(Giustiniano _ad Mennam, in Concil._ t. VI, p. 356); mal s'accordavano

collo zelo ecclesiastico le sue opinioni moderate, e fu trovato reo

dell'eresia della ragione.

[116] Basnagio (_Praefect._ p. 11-14 ad tom I; _Antiq. Lect. Canis._) ha

benissimo pesato la colpa e l'innocenza di Teodoro di Mopsuesta: se

compose diecimila volumi, vuole la carità che se gli perdonino diecimila

errori. Egli è registrato, ma senza i suoi due confratelli nei cataloghi

degli Eresiarchi, formati dopo di lui; ed Assemani (_Bibl. orient._ t.

IV p. 203-207), manca al suo impegno di giustificare quel decreto.

[117] Vedi le doglianze di Liberato e di Vittore, e le esortazioni di

Papa Pelagio al conquistatore ed all'Esarca d'Italia. _Schisma.... per

potestates pubblicas opprimatur._ etc. (_Concil._ t. VI, p. 467, etc.).

Si teneva un esercito a reprimere la sedizione in una città

dell'Illiria. Vedi Procopio (_De Bell. Goth._ l. IV, c. 25) ων περ ενεκα

σφισιν αυτοις οι Χριςιανοι διαμαχονται, _per queste cagioni i Cristiani

si facean guerra fra loro._ Par che prometta una storia della Chiesa:

sarebbe stata curiosa e imparziale.

[118] Papa Onorio riconciliò colla Chiesa, (A. D. 638), i Vescovi del

patriarcato d'Aquileia; (Muratori, _Annal. d'Ital._ t. V, p. 376); ma

ricaddero nello scisma, il quale non s'estinse al tutto che nel 698.

Quattordici anni prima tacitamente non avea voluto la chiesa di Spagna

sottomettersi al quinto Concilio generale (_XIII Concil. Toletan. in

Concil._ t. VII, p. 487-494).

[119] Nicezio, vescovo di Treveri. (_Concil._, t. IV, pag. 511-513) pel

suo rifiuto di condannare i tre Capitoli, fu separato dalla comunione

dei quattro Patriarchi, non che la maggior parte dei prelati della

Chiesa gallicana (San Gregor. _epist. l. VII; epist. 5 in Concil. t.

VI,_ p. 1007). Baronio quasi quasi pronuncia la dannazione di

Giustiniano (A. D. 565, n. 6).

[120] Dopo avere Evagrio narrata l'ultima eresia di Giustiniano (l. IV,

c. 39, 40, 41), e l'editto del suo successore, (l. V, c. 3), non mette

più nella sua storia fatti ecclesiastici, ma solamente civili.

[121] La Croze (_Christian. des Indes_, t. I, p. 19, 20) ha notato

questa straordinaria e forse inconseguente dottrina dei Nestoriani;

vien'essa esposta più minutamente da Abulfaragio (_Bibl. orient._ t. II,

292; _Hist. dynast._, pag. 91, vers. lat., Pocock), e dall'istesso

Assemani (t. IV, p. 218); pare che ignorino, ch'essi poteano allegare

l'autorità positiva dell'Ectesi. Ο μιαρος Νεςοριος καιπερδιαιρων ιην

θειαν του Κυριου ενανθρωπησιν, και δυο εισαγων υιους δυο θελεματα τουτων

ειπειν ουν ετολμησε, τουναντιον δε ταυτο βουλιαν των... δωο προσωπων

εδοξασε, _l'iniquo Nestorio, benchè col dividere la divina

Umanità del Signore e introdurre due Nature_, (rimprovero ordinario dei

Monofisiti) non _ebbe coraggio di asserire due volontà in esse, e per

l'opposito opinò esser una la volontà delle due Persone._ (_Concil._ t.

VII, p. 205).

[122] _Vedi_ la dottrina ortodossa in Petavio: (_Dogmata Theolog._ t. V,

l. IX, c. 6-10, p. 433-447). Tutte le profondità di queste controversie

si scontrano nel dialogo greco tra Massimo e Pirro (_ad calcem_, tom.

VIII _Annal._ Baron. pag. 755-794); e di fatto questo dialogo era stato

tenuto in una conferenza che originò una conversione di poca durata.

[123] _Impiissimam Ecthesim... scelerosum typum_ (Concil. t. VII, pag.

366), _diabolicae operationis genimina_ (forse _germina_, o altrimenti

secondo la greca parola γενεματα, _frutti, produzioni_,

dell'originale), _Concil._ pag. 363-364. Parole son queste del XVIII

anatema. L'epistola di Martino ad Amando, un de' Vescovi della Gallia,

maltratta con pari acerbità i Monoteliti, e la loro eresia. (p. 392).

[124] I mali di Martino e di Massimo son descritti con una semplicità

patetica nelle lor lettere, e ne' loro Atti originali. (_Concil._ t.

VII, p. 63-68. Baron. _Annal. eccles._ A. D. 656 n. 2 _et annos

subsequent._) Il gastigo per altro della lor disubbidienza, εξορια e

σωματος αικιςμος, _l'esilio_ e _i tormenti corporali_, era minacciato

nel tipo di Costanzo (_Concil._ t. VII, pag. 240).

[125] Eutichio (_Annal._ t. II, p. 368), malamente suppone, che i cento

ventiquattro Vescovi del Sinodo romano si trasportassero a

Costantinopoli; e aggiuntili ai cento sessant'otto Greci, viene così

componendo di duecentonovantadue Padri il sesto Concilio ecumenico.

[126] Costanzo, attaccato alla dottrina dei Monoteliti, era odiato da

tutti, δια τοι καυτα, (dice Teofane, _Chron._ p. 292), εμισισθη σφαδρα

παρα παντων. Quando il monaco monotelita non riuscì a fare il miracolo

che aveva promesso, il Popolo fece alto schiamazzo, ο λαος ανεβοησε

_il popolo esclamò_ (_Concil._ t. VII, p. 1022). Ma questa fu un'emozion

naturale e momentanea, e temo assai non sia stata quest'ultima

un'anticipazione d'ortodossia nel buon popolo di Costantinopoli.

[127] _È disapprovabile la franchezza dell'Autore nel dar torto (senza

presentare lo stato della questione, e senza addurre le ragioni

teologiche) ai Concilii di Roma, ed anche al Concilio generale VI tenuto

in Costantinopoli contro i Monoteliti, ossia contro i sostenitori di una

sola volontà in Gesù Cristo: questi Concilii hanno decretato, contro

molti Vescovi ed ecclesiastici, essere in Gesù Cristo due volontà,

concordanti per altro fra loro, e questo è ciò che si deve credere.

Questa fede poi ha anche il motivo di credibilità. Era stato deciso

prima dal Concilio generale III e d'Efeso I, anno 431, non essere in

Gesù Cristo che una persona contro Nestorio Patriarca di Costantinopoli,

e contra i Vescovi, e preti d'Oriente suoi compagni. Sosteneva egli

l'Eretico, essere il Verbo (che vuol dire l'Intelligenza, o parola di

Dio) e l'Uomo due persone, e quindi non poter dirsi che Maria fosse

Madre di Dio, ma bensì soltanto Madre di Cristo: asseriva, che la Natura

divina si è unita colla umana come un uomo che fa un'opera, è unito

all'istromento di cui si serve per farla; che l'uomo a cui si unì il

Verbo è un tempio nel quale abita il Verbo, il quale lo dirige, e lo

anima, e non fa che un tutto con lui, e che questa era la sola unione

possibile tra la Natura umana e la divina; non ammetteva che un'unione

morale fra il Verbo, e la natura umana; asseriva non potersi ammettere

tra la natura umana e la divina unione tale, che rendendo la Divinità

soggetta alle passioni, e alle debolezze dell'umanità formi in Gesù

Cristo una sola persona; negava in somma l'unione ipostatica del Verbo

colla umana natura ossia l'Incarnazione, e diceva essere due persone in

Gesù Cristo: soggiungeva che la frase_ Madre di Dio _era un ostacolo

alla conversione dei Gentili: imperciocchè, diceva, come si potranno

impugnare le loro Divinità quando si ammetta un Dio ch'è nato, un Dio

che ha sofferto, un Dio ch'è morto? L'errore di Nestorio, il quale non

supponeva, che un'unione morale tra la Natura divina ed umana, asserendo

essere due persone in Gesù Cristo, distruggeva tutta l'economia dalla

religione cristiana, poichè egli è evidente, che in tal caso ne

seguirebbe, che Gesù Cristo nostro Mediatore, e Redentore, non fosse

che un semplice uomo, lo che distrugge il fondamento della

religione cristiana. Il dogma dell'unione ipostatica vale a dire

dell'Incarnazione, fu spiegato, e determinato dal Concilio generale III

e d'Efeso I presieduto da S. Cirillo Patriarca d'Alessandria: cotal

dogma non è una speculazione inutile come pretendono i liberi pensatori;

serve a darci l'esempio di tutte le virtù, ad istruirci con autorità, ed

a prevenire infiniti abusi, ne' quali sarebbero caduti gli uomini,

quando non avessero avuto per modello, e per mediatore, fra Dio ed essi,

che un semplice uomo. In questa vista i S. S. Padri hanno mirato il

dogma dell'Incarnazione: ma non è questo il luogo di trattare a lungo di

ciò (Vedi S. Agostino De Doctr. Christ. S. Greg. Moral. l. 6, 7). Era

stato deciso, secondo gli scritti de' S. S. Padri, dal Concilio generale

IV di Calcedonia l'anno 451, che in Gesù Cristo figlio di Dio perfetto

nella sua Divinità, e perfetto nella sua Umanità, consustanziale al

Padre secondo la Divinità, ed a noi secondo l'umanità, vi furono due

Nature unite senza cangiamento, senza separazione, di modo, che le

proprietà delle due Nature sussistono, e convengono ad una medesima sola

persona, che non è in niun modo divisa in due, ma che è un solo Gesù

Cristo figlio di Dio come era stato espresso nel Credo scritto nel

Concilio generale I di Nicea, l'anno 325, e ciò contro il Monaco eretico

Eutiche, Capo degli Eutichiani, il quale per fuggire l'errore del

Nestorianismo delle due persone in Gesù Cristo figlio di Dio, perchè vi

sono due Nature, sosteneva che le due Nature fossero talmente unite da

non formarne che una sola, e confuse le due Nature in una sola spiegando

ciò col dire, che la Natura umana era stata assorbita dalla divina, come

una gocciola dal Mare; e così spogliava Gesù Cristo della qualità di

Mediatore, e distruggeva i patimenti, la morte e la resurrezione, mentre

tutte queste cose s'appartengono alla natura umana, ed alla esistenza di

un'anima umana, e di un corpo umano uniti alla Persona del Verbo, e non

appartengono in niun modo al solo Verbo. Se dunque era stato prima

deciso dal Concilio generale IV di Calcedonia, nell'anno 451, esservi in

Gesù Cristo due Nature unite, ma non confuse, ne veniva di conseguenza

ch'egli dovesse avere due volontà siccome appunto decise il Concilio

generale IV contro i Monoteliti, che sostenevano aver Cristo una sola

volontà. Serva questa nota d'istruzione dogmatica a' lettori per que'

luoghi tutti ove l'Autore fa parola della Natura, e della persona di

Gesù Cristo._ (Nota di N. N.)

[128] L'istoria del Monotelismo sta negli Atti dei Concilii di Roma (t.

VII, pag. 77-395, 601-608), e di Costantinopoli (p. 609-1429). Baronio

ha tratto alcuni documenti originali dalla Biblioteca vaticana, e le

accurate ricerche del Pagi hanno retificata la sua cronologia. Dupin

istesso (_Bibliot. ecclés._, t. VI, pag. 57-71), e Basnagio (_Hist. de

l'Eglise_, t. I, p. 541-555) ne danno un compendio assai pregevole.

[129] Nel Concilio Lateranense nel 679, Wilfrido vescovo Anglo-sassone

sottoscrisse _pro omni Aquilonati parte Britanniae et Hiberniae, quae ab

Anglorum et Brittonum, necnon Scotorum et Pictorum gentibus colebantur_

(Eddio, _in vita S. Wifrido_, c. 31 _apud_ Pagi, _Critica_, t. III, p.

88). Teodoro (_magnae insulae Britanniae archiepiscopus et philosophus_)

fu aspettato a Roma lungamente (_Concil._ tom. VII, p. 714); ma si

contentò di tenere (A. D. 680) il suo Sinodo provinciale in Hatfield,

ove ricevè i decreti di Papa Martino e del primo Concilio di Laterano

contro i Monoteliti (_Concil._ t. VII, pag. 597 etc.), Teodoro, monaco

di Tarso in Cilicia, era stato nominato da Papa Vitaliano primate della

Brettagna (A. D. 668); _Vedi_ Baronio e Pagi che ne lodano il suo sapere

e la pietà, ma diffidano del suo carattere nazionale; _ne quid

contrarium veritatis fidei, graecorum more in Ecclesiam cui praeesset,

introduceret._ Il monaco di Cilicia fu mandato da Roma a Cantorbery

accompagnato da una guida affricana (Beda, _Hist. eccles. Anglorum_, l.

IV, c. 1). Egli aderì alla Dottrina romana; e lo stesso domma

dell'Incarnazione si è trasmesso senza cangiamento da Teodoro ai primati

dei tempi moderni, che dottati di più sodo giudizio, s'imbarazzano,

cred'io, rare volte dei labirinti di quel astratto Mistero.

[130] Pare che questo nome ignoto, sino al decimo secolo, sia di origine

siriaca. Fu inventato dai Giacobiti, e con ardore accolto dai Nestoriani

e dai Musulmani; ma i Cattolici lo accettarono senza rossore, e sovente

si trova negli Annali di Eutichio (Assemani, _Biblioth. orient._ t. II,

p. 507, etc. t. III, pag. 355; Renaudot _Hist. patriar. Alexan._ pag.

119). Ημεις δουλοι του βασιλεως, _noi siam sudditi del re_, fu

l'acclamazion dei Padri di Costantinopoli (_Concil.___ t. VII, p. 765).

[131] Il siriaco tenuto per lingua primitiva dagli originarii della

Siria avea tre dialetti: 1. l'_arameo_, che si parlava in Edessa, e

nelle città della Mesopotamia; 2. il _palestino_, usato in Gerusalemme,

in Damasco, e nel resto della Siria; 3. il _nabateo_, idioma rustico

delle montagne dell'Assiria e de' villaggi dell'Irak (Gregor. Abulfarag.

_Hist. dynast._, pag. 11). _Vedi_ sul siriaco, Ebed-Gesù (Assemani, t.

III, pag. 326, etc.), il quale solamente per animo preoccupato ha potuto

preferirlo all'arabo.

[132] Io non velerò la mia ignoranza sotto i manti di Simone, di Walton,

di Mill, di Wetstein, d'Assemani, di Lodolfo, o di La Croze da me

diligentemente consultati. Pare 1. non esser certo, che noi ogni abbiamo

nella primiera integrità versione veruna di quelle decantate dai Padri

della Chiesa; 2. la version siriaca esser quella, che sembra aver più

titoli d'autenticità, e che per confession delle Sette d'Oriente è più

antica del loro scisma.

[133] In ciò, che riguarda i Monofisiti e i Nestoriani io debbo

moltissimo alla _Bibliotheca orientalis Clementino-Vaticana_ di Giuseppe

Simone Assemani. Questo dotto Maronita andò nel 1715, per ordine di Papa

Clemente XI, a visitare i monasteri dell'Egitto e della Siria in cerca

di MS. I quattro volumi in foglio da lui pubblicati a Roma nel 1719 non

contengono che una parte dell'esecuzione del suo vasto disegno; ma forse

è la più preziosa. Nato egli in Siria conosceva benissimo la letteratura

siriaca, e si vede, che quantunque dependesse dalla Corte romana

s'ingegna d'essere moderato e sincero.

[134] _Vedi_ i Canoni arabi del Concilio di Nicea nella traduzione

d'Abramo Ecchelense, n. 37, 38, 39, 40. _Concil._ t. II, p. 335, 336,

ediz. di Venezia. Que' titoli, conosciuti di _Canoni di Nicea_ e di

_Canoni arabi_ sono ambedue apocrifi. Il Concilio di Nicea non fece più

di venti Canoni (Theod. _Hist. eccles._ l. I, c. 8); i settanta o

ottanta che vi si aggiunsero, furono estratti dai Sinodi della Chiesa

greca. L'edizione siriaca di Maruta non sussiste più (Assemani, _Bibl.

orient._ t. I, p. 195, t. III, p. 74); e nella version araba havvi

diverse alterazioni recenti. Questo codice per altro racchiude preziosi

avanzi della disciplina ecclesiastica; ed essendo stimato da tutte le

comunioni dell'Oriente, è probabile ch'ei sia stato finito prima dello

scisma dei Nestoriani e dei Giacobiti (Fabric., _Bibliot. graec._ t. XI,

p. 363-367).

[135] Teodoro il Lettore (l. II, c. 5-49, _ad calcem. Hist.

ecclesiast._) ha fatto menzione di questa scuola persiana d'Edessa.

Assemani (_Bibliot. orient._, t. II, p. 402, t. III, p. 376-378, t. IV,

p. 70-924), discute con molta chiarezza ciò che riguarda il suo antico

splendore, e le due epoche della sua caduta.

[136] Una dissertazione sullo stato dei Nestoriani è divenuta in mano

d'Assemani un volume in foglio di 950 facciate, ove egli ha disposto in

ordine chiarissimo le sue dotte ricerche. Oltre a questo quarto volume

della _Bibliotheca orientalis_, gioverà consultare gli estratti che

stanno nei tre primi tomi (t. I. p. 203, t. II, p. 321-463, t. III, p.

64-70, 378-395, ec. 403-408, 580-589).

[137] _Vedi_ la _Topographia christiana_ di Cosma, soprannominato

Indicopleuste, ossia navigatore indiano l. III, p. 178, 179, l. XI, p.

337. L'intiera opera, della quale si trovano degli estratti curiosi in

Fozio (cod. XXXVI, p. 6, 10; ediz. Hoeschel), in Thevenot, (prima parte

delle sue _Relations des voyages_ ec.), e in Fabrizio (_Biblioth.

graec._, l. III, c. 25; t. II, p. 603-617), fu pubblicata dal padre

Montfaucon, Parigi 1707, nella _Nova collectio Patrum_, (t. II, p.

113-346). Era intenzione dell'autore di confutar l'eresia di coloro, i

quali sostengono che la Terra è un globo, e non una superficie piatta e

bislunga, come è rappresentata dalla Scrittura (l. II, p. 138). Ma

l'assurdità del monaco si trova mescolata colle cognizioni pratiche del

viaggiatore, che partì, A. D. 522, e pubblicò un libro in Alessandria A.

D. 547. (l. II, p. 140, 141; Montfaucon, _Praefat._ c. 2). Il

Nestorianismo di Cosma, di cui non s'accorse il suo dotto editore, è

stato scoperto dal La Croze (_Christianisme des Indes_, t. I, pag.

40-55), e questa cosa è confermata da Assemani (_Bibl. orient._, t. IV,

p. 605, 606).

[138] L'Istoria del prete Gianni nel suo lungo cammino per Mosul,

Gerusalemme, Roma, ec. divenne una mostruosa favola, alcuni passi della

quale son tolti dal Lama del Thibet, (_Hist. généalogique des Tartares_,

par. II, 42. _Hist. de Gengis-Khan_, p. 31 ec.), e che poi con un error

madornale fu dai Portoghesi applicata all'imperator d'Abissinia.

(Ludolfo _Hist. Aethiop. Comment._, l. II, c. 1). È per altro probabile,

che nell'undecimo e duodecimo secolo la _orda_ dei Cheraiti professasse

il Cristianesimo secondo i dommi dei Nestoriani (D'Herbelot, p. 256,

915, 959. Assemani t. IV, p. 468-504).

[139] Il Cristianesimo della Cina fra il settimo e tredicesimo secolo, è

provato in una maniera incontrastabile da documenti cinesi, arabi,

siriaci e latini (Assemani _Bibl. orient._, t. IV, p. 502-552. _Mem. da

l'Accad. des inscript._, t. XXX, p. 802-819). La Croze, Voltaire ec.,

sono stati ingannati dalla propria furberia, quando, per guardarsi da

una frode gesuitica, han voluto considerar per supposta l'iscrizione del

Sigan-Fu, la quale manifesta la gloria della Chiesa nestoriana dopo la

prima missione (A. D. 636), sino all'anno 781, che è quello

dell'iscrizione.

[140] _Jacobitae et nestorianae plures quam graeci et latini._ Giacomo

di Vitry, _Stor. Geros._ l. II, c. 76 pag. 1093, nelle _Gesta Dei per

Francos__._ Ne segna il numero il Tomassino, _Discipline de l'Eglise_,

t. I, p. 172.

[141] Si può tener dietro alla division del patriarcato nella _Bibl.

orient._, d'Assemani, t. I, p. 523-549, t. II, p. 457 ec., t. III, pag.

603, 621-623, t. IV, pag. 164-169, 423, 622, 629, ec.

[142] Fra Paolo nel settimo libro elegantemente presenta il pomposo

linguaggio, che dalla Corte di Roma si adopera, quando se le sottomette

un Patriarca nestoriano. Ebbe cura il Papa di usare le grandi parole di

Babilonia, di Ninive, d'Arbela, i trofei d'Alessandro, Tauride ed

Ecbatana, il Tigri e l'Indo.

[143] S. Tommaso, che predicò nell'India, di cui parlano alcuni come

d'un semplice missionario, altri come d'un manicheo, ed altri finalmente

come d'un mercadante armeno (La Croze, _Christian. des Indes_, t. I, p.

57-70), era per altro celebre anche ai tempi di S. Girolamo (_ad

Marcellam, epist. 148_). Marco Polo seppe colà, che S. Tommaso avea

sofferto il martirio nella città di Maabar, ovvero di Meliapour, lontana

una sola lega da Madras (D'Anville, _Eclaircissemens sur l'Inde_, p.

125), là dove i Portoghesi fondarono un vescovado sotto il nome di S.

Thomé, e dove il Santo ha fatto ogni anno un miracolo, sino a tanto che

non fu interrotto dalla profana vicinanza degl'Inglesi (La Croze, t. II,

p. 7-16).

[144] Nè l'autor della cronaca sassone (A. D. 883), nè Guglielmo di

Malmsbury (_De gestis regum Angliae_, l. II, c. 4, p. 44), non poteano

inventare nel dodicesimo secolo questo fatto straordinario. Non seppero

nemmeno spiegare i motivi e il procedere d'Alfredo, e quel che ne dicono

di fuga non serve che a stuzzicar la nostra curiosità. Guglielmo di

Malmsbury sente la difficoltà dell'impresa, _quod quivis in hoc saeculo

miretur_; e son tentato a credere, che in Egitto prendessero gli

ambasciatori inglesi quelle mercanzie e quella leggenda. Alfredo che nel

suo Orosio narra un viaggio nella Scandinavia (_Vedi_ Barrington's

Miscellanies), non fa menzione d'un altro nell'India.

[145] _Essendo stato deciso dai Concilii interpreti legittimi

dell'Antico, e del Nuovo Testamento, che (come abbiamo veduto) Gesù

Cristo Verbo umanizzato dalla stessa sostanza di Dio Padre, era nato

dalla Vergine Maria per opera non d'uomo, ma dello Spirito Santo, terza

persona della Santissima Trinità, e venendo da ciò chiaramente, che

Maria era Madre di Dio, non furono superstiziosi i Latini, ossia i

Cristiani d'Occidente, siccome non lo sono oggidì tutti i Cattolici, se

prestarono, e prestano un Culto distinto a questa Vergine maravigliosa,

che essendo stata il mezzo misterioso onde comparve in questa Terra la

seconda Persona della Santissima Trinità, il Verbo fatto uomo, il

Salvatore de' credenti, era da considerarsi, siccome esclama con santo

metaforico entusiasmo la Chiesa,_ felix Coeli porta. _Il Culto dalla

Vergine Maria non è dunque un atto superstizioso; è superstizioso

quell'atto che non è stabilito ed approvato dai Concilii, cioè dalla

Chiesa. È poi inconvenientissima, per lo meno, l'espressione

dell'Autore,_ elevata quasi al grado di una Dea: _questo nome_ Dea _è

proprio dalla religione politeistica, e non della Cristiana, e l'usarlo

può far correre nel pericolo di avvicinare le due idee disgiuntissime di

una Dea, e di_ Maria: _bisogna usare molta circospezione nell'adoperar

termini non determinati, o ricevuti dai Concilii, e da' S. S. Padri,

cioè dalla Chiesa._ (Nota di N. N.)

[146] _Non è idolatria il culto che i Cattolici prestano alle immagini

di Cristo, di Maria, e dei Santi: vedi la nostra lunga nota, di sopra._

(Nota di N. N.)

[147] _Il Sacramento della Penitenza, della remissione dei peccati, fu

stabilito da Gesù Cristo col noto fatto della Maddalena: la Chiesa andò

riducendolo a forma, a discipline prudenziali, e prescrivendolo ad un

certo tempo. L'istromento della riconciliazione degli uomini con Dio,

come può essere l'istromento della tirannia ecclesiastica? ciò non può

essere. Se poi alcuni preti ne hanno abusato, e ne abusano, ciò altro

non vuol dire se non che gli uomini abusano perfino delle cose più

reverende._ (Nota di N. N.)

[148] _Vedi_ intorno ai Cristiani di S. Tommaso, l'Assemani _Bibl.

orient._ t. IV, p. 391-407, 435-451. Geddes's _Church History of

Malabar_, e specialmente La Croze, _Histoire du Christian. des Indes_,

in due volumi _in_ 12. _La Haye_, 1758, opera dotta e piacevole. Questi

attinsero alla medesima fonte, cioè dalle relazioni dei Portoghesi e

degli Italiani; e i pregiudizi dei Gesuiti sono bastevolmente

contrappesati da quelli dei Protestanti.

[149] Οιον ειπειν ψευδαληθης, come s'esprime Teodoro nel suo

Trattato dell'Incarnazione, p. 245-247, e tale è la citazione che ne fa

La Croze (_Hist. du Christianisme d'Ethiopie et d'Arménie_, p. 35), il

quale forse un po' sconsideratamente, esclama, «Che raziocinio

miserabile!» Renaudot (_Hist. patriarch. Alexand._, pag. 127-138),

accenna le opinioni espresse da Severo nelle controversie dell'Oriente,

e si può vedere la sua vera profession di Fede nell'Epistola da Giovanni

il Giacobita, patriarca Antiochia, scriveva nel decimo secolo a Menna

d'Alessandria, suo fratello (Assemani _Bibl. orient._, t. II, p.

132-141).

[150] _Epistol. archimandritarum et monachorum Syriae secundae ad papam

Hormisdam, Concil._, t. V, p. 598-602. Il coraggio di S. Saba, _ut leo

animosus_, darebbe a credere che non fossero poi sempre spirituali o

difensive l'armi di quei monaci (Baronio A. D. 513, n. 7, ec.).

[151] Assemani (_Biblioth. orient._, t. II, p. 10-46), e La Croze

(_Christian. d'Ethiop._, p. 36-40), ci danno l'istoria di Senaia o

Filosseno, vescovo di Mabug, o Hierapoli, nella Siria. Egli possedea

perfettamente la lingua siriaca, e fu l'autore, e l'editore d'una

versione del Nuovo Testamento.

[152] Nella cronaca di Dionigi (_ap. Assem._, t. II, p. 54), si hanno i

nomi ed i titoli di cinquantaquattro Vescovi esiliati da Giustino. Fu

chiamato Severo a Costantinopoli per esservi sentenziato, dice Liberato

(_Brev._ c. 19), per aver mozza la lingua, dice Evagrio (l. IV, c. 4);

il prudente Patriarca non si fermò ad esaminare la differenza di queste

due cose. Questa rivoluzione ecclesiastica è dal Pagi assegnata al mese

di settembre 518 (_Critica_, t. II, p. 506).

[153] I particolari dell'oscura storia di Giacomo Baradeo, o Zanzalo, si

leggono qua e là in Eutichio (_Annal._, t. II, p. 144, 147), in Renaudot

(_Hist. patriarch. Alex._ p. 133), in Assemani (_Bibl. orient._, t. I,

p. 424; t. II, p. 62-66, 324-222, 414; t. III, p. 385-388). Non pare che

fosse noto ai Greci: i Giacobiti stessi volean piuttosto derivare il

nome, e la genealogia loro dall'Apostolo S. Giacomo.

[154] Le particolarità relative alla sua persona e a' suoi scritti

formano per avventura l'articolo più curioso della Biblioteca d'Assemani

(t. II, p. 244-321; ivi porta il nome di _Gregorio Bar-Ebreo_). La Croze

(_Christian. d'Ethiopie_, p. 53-63), si fa beffe dal pregiudizio che

hanno gli Spagnuoli contro il sangue giudaico, il quale secretamente

macchia la loro chiesa e la loro nazione.

[155] La Croze (p. 352), e lo stesso Sirio Assemani (t. I, p. 226, t.

II, p. 304, 305), fanno la critica di quella astinenza eccessiva.

[156] Una dissertazione di centoquarantadue pagine, che sta in principio

del secondo volume d'Assemani, spiega perfettamente le circostanze dei

Monofisiti. La Cronaca siriaca di Gregorio Bar-Ebreo o Abulfaragio

(_Bibliot._ _orient._ tom. II, p. 321-463), ci dà la lista dei

_Cattolici_ o patriarchi Nestoriani, e quella dei _Mafriani_ dei

Giacobiti.

[157] Eutichio (_Annal._, t. II, pag. 191, 267, 332), e altri passi

della Tavola metodica di Pocock provano, che fu indifferentemente usato

il nome di Monoteliti e di Maroniti. Non aveva Eutichio alcun

pregiudizio contro i Maroniti del secolo decimo; e possiam credere ad un

Melchita, la cui testimonianza è confermata dai Giacobiti e dai Latini.

[158] _Concil._, t. VII, p. 780. Costantino, prete sirio d'Apamea, con

intrepidezza e sottilmente difese la causa de' Monoteliti (1040 ec.).

[159] Teofane (_Chron._ pag. 295, 296, 300, 306), e Cedreno (p.

437-440), narrano le glorie dei Mardaiti; il nome _mard_, che in siriaco

significa _rebellavit_ è spiegato da La Roque; (_Voyage de la Syrie_, t.

II, p. 53); il Pagi ne fissa le date (A. D. 676, n. 4-14. A. D. 685 n.

3, 4), ed anche l'oscura istoria del patriarca Giovanni Marone (Assemani

_Biblioth. orient._ t. I, p. 496-520), rischiara le turbolenze del monte

Libano dall'anno 686 al 707.

[160] Nell'ultimo secolo si vedeano tuttavia sul monte Libano venti di

quei cedri cotanto vantati dalla Storia sacra (_Voyage_ de la Roque, t.

I, p. 68-76); oggi non ve ne ha più di quattro o cinque (Viaggio di

Volney t. I, pag. 264). La scomunica proteggeva quegli alberi così

celebri nella Scrittura; se ne levava, ma con circospezione, qualche

pezzo per farne crocette, ec: ogni anno sotto la lor ombra si cantava

una Messa, e i Sirii supponevano in essi la facoltà di rialzare i loro

rami contro la neve, alla quale non sembra che il Libano sia tanto

fedele quanto dice Tacito: _inter ardores opacum fidumque nivibus_:

ardita metafora (Hist. v. 6).

(Dicasi piuttosto che _fedele alle nevi_, significa fedele ossia sicuro,

difeso ec. per le nevi, nel senso anche di Plinio. V. Forcellini. _N.

del Trad._)

[161] La testimonianza di Guglielmo di Tiro (_Hist. in gestis Dei per

Francos_, l. XXII, c. 8, p. 1022), è copiata, o confermata, da Giacomo

di Vitry (_Hist. Hierosolym._, l. II, c. 77, p. 1093, 1094); ma col

potere dei Franchi mancò questa lega poco naturale, e Abulfaragio morto

nel 1286, considera i Maroniti come una Setta di Monoteliti (_Bibl.

orient._ t. II, p. 292).

[162] Trovo una descrizione e una storia de' Maroniti nel _Viaggio in

Siria e nel monte Libano_, del La Roque, due volumi in 12 _Amsterd._,

1723; particolarmente nel t. I, p. 42-47, 174-84, t. II, p. 10-120; in

ciò che si riferisce ai tempi antichi aderisce alle opinioni

pregiudicate di Nairon e d'altri Maroniti di Roma, alle quali non sa

rinunziare Assemani, ed ha poi vergogna di sostenerle. Si consulti

Jablonski (_Instit. Hist. Christ._ t. III, p. 186), Niebur (_Voyage de

l'Arabie_, etc. t. II, p. 346, 370-381), e soprattutto il giudizioso

Volney (_Voyage en Egypte et en Syrie_, t. II, p. 8-31, _Paris_, 1787).

[163] La Croze (_Hist. du Christianisme de l'Ethiopie et de l'Arménie_,

p. 269-402), descrive in pochi tratti la religion degli Armeni. Ci

rimanda alla grand'istoria d'Armenia pubblicata da Galano, (tre volumi

in foglio, Roma 1650-1661), e raccomanda l'esposizione che dello stato

dell'Armenia si fa nel terzo volume delle Nouveaux Mémoires des Missions

du Levant. Convien dire, che sia assai pregevole l'opera d'un Gesuita,

quando è lodata da La Croze.

[164] Si pone l'epoca dello scisma degli Armeni ottantaquattr'anni dopo

il Concilio di Calcedonia (Pagi, _Critica_, A. D. 535); terminò in uno

spazio di anni diciassette; e coll'anno 552 si fissa la data dell'Era

degli Armeni (_l'Art de vérifier les dates_, p. XXXV).

[165] Si ponno vedere i sentimenti e le azioni di Giuliano di

Alicarnasso in Liberato (_Brev._ c. 19), in Renaudot, (_Hist. patriarch.

Alex._ p. 132-303), e in Assemani (_Bibl. orien._ t. II, _Dissert. de

monophysitis_, P. VIII, p. 286).

[166] _Vedi_ un fatto notabile del dodicesimo secolo nell'istoria di

Niceta Coniate (p. 258). Nonostante, tre secoli prima Fozio (_epist._

II, p. 49 edit. Montacul) s'era fatto una gloria della conversion degli

Armeni λατρυει σημερον αρθοδοξως, _oggi il culto è ortodosso_.

[167] Tutti i viaggiatori s'incontrano in Armeni, che han la metropoli

sulla strada maestra fra Costantinopoli ed Ispahan; _Vedi_ sul loro

stato odierno il Fabricio (_Lux Evangelii_, etc. c. XXXVIII, p. 40-51),

l'Oleario (l. IV, c. 40), il Chardin (vol. II, p. 232), Tournefort,

(_Letter._ XX), e principalmente Tavernier (t. I, p. 28-37, 510-518),

quel gioielliere vagabondo, che non avea letto alcun libro, ma che avea

veduto tante cose, e bene.

[168] L'istoria dei Patriarchi d'Alessandria da Dioscoro fino a

Beniamino è tratta da Renaudot (p. 114-164), e dal secondo volume degli

Annali di Eutichio.

[169] Liberato (_Brev._ c. 20, 23, Victor, _Chron._ p. 329, 330).

Procopio (_Anecd._ c. 26, 27).

[170] Eulogio, ch'era stato monaco in Antiochia, valeva più nelle

sottigliezze che nell'eloquenza. Egli vuol provare, che non si dee porre

opera a riconciliare i nemici della Fede i Gaianiti e i Teodosiani; che

la stessa proposizione può essere ortodossa in bocca di S. Cirillo ed

ereticale in quella di Severo; che sono ugualmente vere le asserzioni

contraddittorie di Leone. Non sussistono più i suoi scritti, se non se

negli estratti di Fozio, che li avea letti attentamente, e con piacere.

Cod. CCVIII, CCXXV, CCXXVI, CCXXVII, CCXXX, CCLXXX.

[171] _Vedi_ la vita di Giovanni il Limosiniere scritta da Leonzio,

vescovo di Napoli in Cipro, suo contemporaneo, il testo greco del quale,

o perduto, o nascosto, si trova in parte nella version latina di Baronio

(A. D. 610 n. 9, A. D. 620 n. 8). Il Pagi (_Critica_ t. II, p. 763), e

il Fabricio (l. V, c. 11, t. VII, p. 454), han fatto varie osservazioni

critiche.

[172] Io ricavo questa notizia dalle _Recherches sur les Egyptiens et

les Chinois_ (t. II, p. 192, 193), più verisimile di quella che ne dà

Gemelli Carreri, di seicentomila Cofti antichi, e di quindicimila

moderni. Cirillo Lucar, Patriarca protestante di Costantinopoli si dolse

perchè questi eretici erano dieci volte più numerosi dei Greci

ortodossi, adattando loro ingegnosamente il verso πολλαι κεν δεκαδες

δευοιατο οινοχοιο, _a molte decine mancherebbe per avventura

il coppiere_, (_Iliade_ II, 128), parole di gran disprezzo. (Fabric.

_lux_ _Evangelii_ 740).

[173] Le cose relative all'istoria, alla religione, ai costumi ec. dei

Cofti, si raccolgono dall'opera bizzarra dell'abate Renaudot, che non è

nè traduzione, nè originale, dalla _Chronicon orientale_ di Pietro il

Giacobita dalle due versioni d'Abramo Ecchellense, Parigi 1651, e da

Gian Simone Assemani, Venezia 1729. Questi annali non giungono che al

decimoterzo secolo. Convien cercare notizie più recenti negli autori che

hanno scritto i loro viaggi in Egitto, e nelle nuove Memorie delle

missioni del Levante. Nel secolo passato (1600) Giuseppe Abudneno, nato

al Cairo, pubblicò in Oxford una breve _Historia Jacobitarum_, in trenta

pagine.

[174] Verso l'anno 737. _Vedi_ Renaudot, _Hist. patriarch. Alex._, p.

221, 222; Elmacin _Hist. Saracen._ p. 99.

[175] Ludolfo _Hist. Aetiop. et Comment._, l. I, c. 8; Renaudot, _Hist.

patriarch. Alex._, p. 480 etc. Quest'opinione introdotta in Egitto e in

Europa dall'artifizio dei Cofti, dall'orgoglio degli Abissinii, dal

timore, e dall'ignoranza dei Turchi e degli Arabi, non ha la menoma

sembianza di verità. Sicuramente le piogge dell'Etiopia non consultano

la volontà del monarca per ingrossar le acque del Nilo. Se il fiume

s'accosta a Napata, distante tre giornate dal Mar Rosso (_vedi_ le carte

di D'Danville) la bocca d'un canale, capace a svolgerne il corso,

esigerebbe tutta la potenza dei Cesari, e forse questa non sarebbe

bastevole.

[176] Gli Abissinii che conservano ancora i delineamenti e il color

olivastro degli Arabi, provano troppo che non bastan venti secoli a

cangiare le tinte della razza umana. I Nubii, che son d'origine

affricana non sono che veri Negri, e tanto neri quanto quelli del

Senegal o del Congo; hanno egualmente il naso schiacciato, labbra

grosse, e testa lanuta (Buff. _Hist. Naturelle_, t. V, p. 117, 143, 144,

166, 219, edit. in 12, _Parigi_ 1769). Guardavano gli antichi con poca

attenzione questo fenomeno straordinario, che ha tanto occupato i

filosofi e teologi moderni.

[177] Assemani, _Bibl. orient._ t. I, p. 329.

[178] Il cristianesimo dei popoli della Nubia, (A. D. 1153), è attestato

dal sceriffo Al-Edrisi, ed è stato in maniera falsa esposto sotto il

nome del geografo di Nubia (p. 18), che li rappresenta come un popolo di

Giacobiti. La luce istorica, che s'incontra nell'opera di Renaudot (p.

178, 220-224, 281-286, 405, 434, 451, 464), proviene da nozioni di fatti

anteriori a quell'epoca. _Vedi_ lo stato moderno di quel paese nelle

_Lettres Edifiantes_ (Raccolta IV), e in Busching (t. IX, p. 152-159,

del Berenger).

[179] I Latini danno impropriamente all'_Abuna_, il titolo di patriarca:

non riconoscono gli Abissinii che i quattro Patriarchi, e il lor Capo

non è che un metropolitano, o un primato nazionale (Ludolfo, _Hist.

Aeth. et Comment._ l. III, c. 7). Questo Storico non sapea nulla de'

sette vescovi di Renaudot (p. 511) esistenti A. D. 1131.

[180] Non capisco il perchè l'Assemani revochi in dubbio (_Bibl.

orient._ t. II, p. 384) queste spedizioni tanto probabili fatte da

Teodora alla Nubia e all'Etiopia. Renaudot (p. 336-341, 381, 382,

405-443, ec. 452, 456, 463, 475-480, 511-525, 559-564), attinse dagli

scrittori cofti quel poco che potè sapere su l'Abissinia sino al 1500.

Ludolfo è assolutamente ignaro di quel paese.

[181] Ludolfo, _Hist. Aetiop._, lib. IV, c. 5. Presentemente i Giudei vi

esercitano le arti di prima necessità, e gli Armeni fanno il traffico

esterno. L'industria europea (_artes et opificia_) era per Gregorio la

cosa ch'egli ammirava ed invidiava più d'ogni altra.

[182] Giovanni Bermudez; la sua relazione stampata a Lisbona nel 1569 è

stata tradotta in Inglese dal Purchas (Pilgrims, l. VII, c. 7, pag. 1149

ec.), e d'inglese in francese da La Croze (_Christian. d'Etiop._ p.

92-265); questo scritto è curioso, ma si può sospettare che l'autore

abbia abbindolate l'Abissinia, Roma, e il Portogallo. È molto oscuro ed

incerto il suo diritto al grado di patriarca (Ludolfo, _Comment._ n.

101, p. 473).

[183] _Religio Romana.... nec precibus patrum, nec miraculis ab ipsis

editis sufficiebatur_, è l'asserzione non contraddetta dal devoto

Imperatore Susneo a Mendez suo Patriarca (Ludolfo, _Comment._ n. 126; p.

529), e queste asserzioni debbono conservarsi come preziosi antidoti a

tutte le leggende maravigliose.

[184] So quanto cautela sia necessaria nel trattare l'articolo della

Circoncisione: affermerò tuttavolta, 1. che gli Etiopi aveano una

ragione fisica per circoncidere i maschi ed anche le femmine

(_Recherches philosophiques sur les Americains_, t. II); 2. che la

Circoncisione era usitata in Etiopia gran tempo prima della introduzione

del giudaismo o del cristianesimo (Erodoto; l. II, c. 104; Marsham,

_Canon. chron._, pag. 72, 73), «_Infantes circumcidunt ob consuetudinem,

non ob judaismum_,» dice Gregorio, prete abissinio (_apud_ Fabric. _lux

christiana_, p. 720). Nonostante, nel calor della disputa, si dà

talvolta a' Portoghesi il nome ingiurioso d'incirconcisi, (La Croze,

pag. 80; Ludolfo, _Hist. ad Comment._, l. III, c. 1).

[185] I tre storici protestanti, Ludolfo (_Hist. Aethiop._ Francfort,

1681; _Commentarius_, 1691; _Relatio nova_, etc. 1693 _in fol._), Geddes

(_Church History of Aetiopia_, Londra, 1698, in 8º), e la Croze (_Hist.

du Christian. d'Ethiopie et d'Arménie_, Aia, 1739, in 12), hanno

ricavato le principali notizie da' gesuiti, e specialmente dall'istoria

generale di Tellez, pubblicata in portoghese a Coimbra, 1660. Può far

maraviglia la lor franchezza, ma il peggiore de' lor vizi, lo spirito di

persecuzione, era per essi una virtù meritoria. Ludolfo ha tratto

qualche vantaggio ma scarso assai dalla lingua etiopica, ch'egli

intendeva, oppure dalle sue conversazioni con Gregorio, prete abissinio,

uomo d'animo coraggioso, ch'egli chiamò da Roma, ove si trovava, alla

Corte, di Saxe-Gotha. _Vedi_ la _Theologia Aetiopica_ di Gregorio, in

Fabricio, _lux Evangelii_, p. 716-734.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 09 · 第 9 / 20 题