XV.

Nel quale è detto perchè la signora Marianna sapesse di tabacco.

Quello era un gran giorno per Bonaventura Gallegos. Ogni cosa gli

andava a seconda. Però egli uscì di casa Priamar con occhi fiammanti;

scese le scale stropicciandosi le mani, e s'avviò verso il palazzo

Vivaldi, dov'era il suo quartierino, col passo spedito d'un giovinotto

di ventiquattr'anni.

Perchè se n'andava egli così difilato a risalutare i suoi fidi penati,

trascurando le altre visite che ancor gli rimanevano a fare in quel

giorno, mentre erano a mala pena le due dopo il meriggio, e alla

vecchia governante aveva detto, innanzi di uscire, che sarebbe tornato

sulle tre?

Bonaventura sentiva il bisogno di raccapezzarsi. Per la prima volta in

sua vita egli era confuso. E veramente, egli non aveva avuto mai nella

sua vita un giorno come quello. «__Il n'y a pas de grand homme pour

son valet__ __de chambre__» fu detto argutamente da un gentiluomo di

Francia; noi potremmo aggiungere non esserci grand'uomini dinanzi

all'amore, il quale non è servo, pur troppo, ma signore di tutti.

Quella vecchia passione, che abbiamo testè colta sul fatto, era il

lato debole di Bonaventura, il punto vulnerabile di quel nuovo

Achille, anch'egli, come l'antico, mal tuffato nello Stige. Egli era

dunque confuso, inebriato dai fumi della vittoria. Tutto il passato,

colle sue combattute speranze, co' suoi desiderii insaziati, colle sue

ire profonde, gli ribolliva nel cuore.

Ogni cosa, abbiam detto, gli andava a seconda. Il trionfo della sètta

e il suo particolare, venivano appaiati, come i serpenti di Tenedo.

Aloise, il giovine ed animoso patrizio che accennava a ribellione,

risospinto nell'inerzia, ridotto alla catena sulla soglia d'un

ginecèo, e condannato, per la rovina delle sue sostanze, agli sdegni

del vecchio nonno; sgominati i disegni dei rivoltosi e assicurata una

nuova êra di pace feconda alla nera falange; il Salvani fuggiasco; il

segreto della cassettina d'ebano e la giovinetta Maria, inconsapevole

strumento di vendetta, in sue mani; tutto ciò era molto, più assai che

egli non avesse ardito sperare, allorquando, sulla spiaggia deserta di

San Nazaro, col vaticinio delle comuni vittorie, si faceva a

racconsolare il suo tristo discepolo. Ma tutto ciò era ben poco, era

nulla, innanzi alla gioia del trionfo ottenuto in quel giorno. La

cittadella era venuta a patti; gli elementi della vittoria, così

faticosamente raccolti, irrompevano alla conquista. E Bonaventura era

fuori di sè; un'ora di calma solitaria, per rimettersi da quella

commozione, per distrigare i suoi pensieri arruffati, era necessaria

davvero.

--Finalmente!--pensava egli, mentre la mano scoteva la corda del

campanello di casa.--La lotta è stata accanita; ma ella ha ceduto. Per

me, l'essenziale era di rompere il ghiaccio. Come sono stato

fanciullo! V'ebbero due momenti nel dialogo, che io quasi non

riconobbi me stesso. Una donna m'aveva posto nel sacco. E adesso, a

me! A quell'altro non gli parrà vero, aver bella donna e quattrini.

Ella, pur di uscir di convento e cansare il velo che la spaventa, si

piegherà; posta al bivio, sceglierà il minor male. Il minor male?

__Respice finem__;--sentenziò ridendo la coscienza del gesuita.--O

ch'io non sono più io, o che ella sposerà un furfante di tre cotte.

Quello è un uomo da farla in barba a tutti i suoi, quando non ci sarà

più Bonaventura per tenerlo a segno.--

Qui Bonaventura si rammentò di aver suonato pur dianzi inutilmente;

epperò, afferrata da capo la nappa, diede una strappata padronale al

campanello, che mandò tosto un subbisso di acutissime note.

--Chi è?--dimandò una voce lontana, vogliam dire che non era

dall'anticamera.

--Son io, signora Marianna.

--Vengo, vengo.... Son qui col ferro alle mani.--Poco stante la

signora Marianna si mosse; e Bonaventura udì il passo frettoloso della

sua governante nell'anticamera.

--È lei, Padre?...

--Son io, apra, son io.

--Gli è perchè sono sola in casa;--disse la signora Marianna, con aria

impacciata, in quella che faceva girar l'uscio sugli arpioni per

lasciar passare il padrone;--e non si sa mai....

--Sta bene, sta bene;--interruppe egli.--Intanto ho dovuto suonare due

volte.

--Non ho udito, padre, non ho udito. Ero in cucina a mutare i ferri

sul fornello. Poi ci avevo una sua camicia sullo stiratoio....

--Chi è stato qui?--domandò Bonaventura, interrompendola un'altra

volta.

--Nessuno, padre. Perchè?

--Credevo ci fosse stato qualcuno. Sento un certo puzzo di fumo....--

Alla parola fumo la signora Marianna si fece di fuoco.

--Fumo?--esclamò ella.--O non sa che io faccio cucina a carbone?

--Che carbone, che cucina? Intendo fumo di tabacco. Anzi, mi pare che

ne sappia lei, signora Marianna.

--Gesummaria!--gridò la governante, giungendo le palme.--Ma sì.... ora

che ci penso.... Ella ha ragione. Eppure, m'ero così bene risciacquata

il viso!

--Che è avvenuto? Le doleva un dente, ed ha fumato un sigaro?

--Oh, grazie al cielo, li ho tutti sani, e poi il puzzo del sigaro non

lo posso patire. Se sapesse piuttosto che cosa m'è accaduto

stamane....

--Sentiamo; non mi tenga sulla corda.

--Ecco; quand'ella è uscita di casa, ho detto tra me: il padrone non

torna prima delle tre; io ho dunque tempo a dar sesto a tutte le

faccende di casa, ed anche a sentire la santa messa. Ella saprà che

oggi è San Michele, arcangelo benedetto, e mi sarebbe parso peccato

non andare in chiesa quest'oggi. Dunque, dicevo, andiamo a messa prima

di tutto. E sono uscita per andare alle Vigne. Ma nel traversare la

via della Maddalena per scendere dietro il coro delle Vigne, ecco tre

marinai, od altro che fossero, perchè non li ho guardati, i quali,

tenendosi tutti per braccio, m'impediscono la strada. Mi strinsi al

muro per cansarli; ma essi, pareva lo facessero a posta, mi vennero

addosso; e uno di loro, che mi era più vicino, e fumava la pipa, mi

lasciò andar sulla faccia una boccata di fumo. Che brutta gente,

padre, che brutta gente c'è a Genova! Venire a dar molestia alle

persone che se ne vanno per la loro strada! E quando ebbero fatta

quella bella impresa, e mi sentirono tossire, si fermarono ancora a

ridere, a dirmi delle cosacce....

--Povera signora Marianna!--disse Bonaventura, ridendo,--si risciacqui

ancora la faccia, e metta nel catino due o tre gocce d'acqua di

Colonia.

--Oibò!--rispose la vecchia, con aria di raccapriccio.--Io non ne

adopero, di queste diavolerie!

--Diavolerie! perchè mo'! Non è tutta roba creata

da Dio?

--L'acqua di Colonia?

--Questa, no, ma gli elementi dei quali è composta;--seguitò

Bonaventura, che in quel giorno e a quell'ora aveva voglia di

scherzare.--E quando la si adoperi con buone intenzioni.... Non si

veste Ella, non si mette in fronzoli, per andare alla chiesa? Dico

fronzoli così per dire; ma la gala nel cuffiotto....

--È vero, padre!--disse la governante con aria contrita;--non ci avevo

pensato. E poi, male non fare....

--Paura non avere;--conchiuse il gesuita.--Vada ora alle sue faccende,

signora Marianna, e quando verrà il dottor Collini, che non può star

molto a giungere, lo faccia entrare da me.--

Ciò detto, Bonaventura s'avviò alla sua camera da studio. E la signora

Marianna, dall'altro lato, prese la via della cucina borbottando, fino

a tanto potè argomentare che la udisse il padrone: che brutta gente!

dar molestia alle perone che vanno per la loro strada!--

Ma quando ella fu giunta in un'altra camera di là dal corridoio, e si

richiuse l'uscio dietro, la timorata governante mutò solfa ad un

tratto, dicendo ad un tale, che sbucava allora allora dalla viottola

d'un letto, tutto ingombro di biancheria, dietro il quale s'era

rimpiattato:--L'ho risicata bella, per voi! Quando smetterete di

fumare que' vostri sigaracci?

--O come?--esclamò l'altro, parlando con quell'accento sommesso che

era consigliato ad ambedue dalla presenza del padrone in casa;--e non

me li avete dati voi, questi sigari? Di che cos'era, forse di

ravanelli, quel mazzo che m'avete regalato oggi, pel mio giorno

__monastico__?

--Sì, sì!--disse Marianna, dandogli sulla voce.--Fortuna che non mi

sono perduta d'animo, e quando m'ha chiesto donde venisse quell'odor

di tabacco....

--Che cosa gli avete risposto?

--Ho dovuto raccontargli di un incontro fatto per via.... di certi

marinai che erano venuti a darmi la baia....

--E sarebbe vero?--saltò su l'altro, facendo cipiglio.--Badate,

Marianna; se qualcheduno vi ronza attorno, lo concio io come va.

--Sareste geloso?

--Come un Turco!

--Zitto là, omaccione. Non vi vergognate? esser geloso d'una

vecchia....--

E dicendo queste parole, la signora Marianna faceva la bocca piccina e

l'occhio tenero.

--Vecchia!--ripigliò l'altro, ingrugnato.--Vi fate sempre più vecchie

che non siete, voi altre donne, per aver libertà di girandolare a

vostro piacimento.

--Ne ho quarantadue sulle spalle, pur troppo, e nessuno me li leva;

nemmeno la vostra gelosia;--soggiunse la signora Marianna, crollando

la testa, in atto di rassegnazione.--Ma non andate in collera, ora,

che non ci mancherebbe più altro. Ho raccontato quella storia al

padrone, perchè subito non m'è venuto altro in bocca.

--Non è dunque vero nulla?--disse il geloso.

--Che, vi pare?

--Ah, meno male!--esclamò l'altro; e trasse un lungo sospiro, che fece

andare la signora Marianna in brodo di succiole.

--Vedete, ora,--proseguì ella, mentre ripigliava il lavoro interrotto,

e abbronzava maledettamente, con un ferro troppo caldo, lo sparato di

una camicia del padrone,--quanto era meglio che ve ne andaste, quando

io ve lo dissi la prima volta. Adesso vi bisognerà rimanere nascosto

fino a tanto egli non torni ad uscire.

--__Alma de mi alma__, si sta così bene presso a

voi!

--Parlate piano! E adesso che c'è? Tenete le mani a casa!

--Come si fa, quando si è presso a voi?

--Tiratevi in là!--ripiccò la donna torcendo le

labbra.

Lasciamo un tratto bisticciarsi gli amanti, e contentiamo una

curiosità a cui, dal fitto di queste righe, vediamo foggiarsi le

labbra dei nostri lettori. Che diamine! sembra di udirli a gridare. La

signora Marianna, la timorata signora Marianna.... tirarsi un amante

in casa! Sicuro, un amante; ma l'ara d'Imeneo non è molto lontana.

Questo almeno ella crede, la nostra colomba; e questo le mette l'anima

in pace. Ma chi poteva innamorarsi di lei? chiederà un altro e più

sofisticoso lettore. Di lei che non contava già più i suoi cinquanta

autunni, e ci aveva il naso bitorzoluto e il mento fiorito di peli?

Questo signor lettore (sia detto con sua licenza, e con tutta la più

gran venerazione che abbiamo, noi poveri venditori di ciance, per

questa eletta classe di cittadini) non sa l'amore che sia; non

argomenta come possa andare tentoni e saettare a casaccio, un

fanciullo che ha sempre la benda sugli occhi. Ed è grande fortuna che

sia così. La cecità dell'amore lascia sperare ad ogni donna la sua

parte di felicità in questa valle di lagrime. Se l'amore fosse

soltanto per le belle e per le giovani, chi le potrebbe tenere a

segno, queste care puppattole? Torniamo alla signora Marianna e al suo

damo. Chi era costui? Da uno sproposito che già egli v'ha detto, da

una frase spagnuola, e dalla notizia del suo giorno __monastico__, non

avete riconosciuto Michele Garaventa, il legionario di Montevideo e di

Roma, il servo fidato di casa Salvani? Ma come ciò? Chiedetene ai

Templarii e ai loro stratagemmi di guerra; noi ce ne laviamo le mani.

Rispetto al modo come quei due cuoricini giunsero ad intendersi,

potremmo sciorinarvi la vecchia teorica delle anime sorelle che si

vanno fiutando a vicenda sulla faccia della terra, fino a tanto si

raccapezzino e si congiungano; o quell'altra delle mezze noci, maschio

e femmina, che Domineddio buttò un giorno per suo diletto su questo

globo terracqueo, e che s'agitano sempre, cercandosi l'una coll'altra,

si provano e si riprovano guscio a guscio, fino a tanto non paia loro

di combaciare per bene; donde occorre che nel rimescolo molti gusci si

rompano, molt'altri credano d'aver trovato davvero il compagno, e

tanti per conseguenza rimangano vedovati in eterno. Ma di queste

invenzioni la prima è una scempiaggine da poeti, l'altra una

capestreria da umoristi, e noi bene intendiamo come non vengano a

taglio pel nostro assunto di storici. Raccontiamo dunque partitamente,

alla buona (e ci assista la Musa pedestre) come l'andò tra que' due,

come avvenne che mezzo secolo si invaghisse dell'altro.

Ogni mattina la signora Marianna andava alla messa. Bisogna nutrir

l'anima come si nutre il corpo, soleva dire la divota femmina; ora il

corpo ha bisogno di nutrirsi ogni giorno, e l'anima non deve rimanere

da meno. Però ogni mattina, tra il battere e il ribattere delle nove

all'orologio delle Vigne, si vedeva la signora Marianna metter fuori

il piede guardingo dal portone del palazzo Vivaldi, col suo sciallo

bigio sulle spalle, la sua cuffia a cannoncini insaldati sulla testa,

il suo pezzotto bianco pieghettato sul lembo, e raccolto pei capi sul

petto, rasentare il muro fino ai quattro canti di San Francesco,

scendere per la piazza della Posta vecchia, fino alle Vigne, e

infilare la porta della navata __in cornu Evangelii__.

Quella era l'ora che il padrone, sorbito il caffè, non aveva bisogno

dell'opera sua. Fino alle undici egli non usciva di casa, dove era

solito far ritorno, come sappiamo, alle tre dopo il meriggio. Ma alle

dieci in punto la signora Marianna era sempre rientrata, per accudire

alle faccende domestiche, e non usciva più, salvo per urgenti negozi.

Ora, egli avvenne che per molti giorni alla fila, nello uscire di

casa, sul crocicchio di San Francesco, piantato a mo' di colonnino

contro lo spigolo del palazzo Verde, ella scorgesse un tale che la

guardava, lei, proprio lei. Un uomo è sempre un gran caso nella vita

d'una donna; figuriamoci poi d'una pinzochera. Quell'uomo pareva un

pilastrino di rinforzo al muro, anzi un collega dei due robusti

Telamoni incaricati di reggere l'architrave del portone.

Ad onore della signora Marianna, bisognerà dire che sulle prime non ci

badò, o non se ne avvide; ma l'assiduità dello sconosciuto finì,

com'era naturale, col darle nell'occhio; ed ella non teneva tanto le

ciglia a terra da non accorgersi che egli stava in sentinella per lei.

Nè basta; da due giorni appena ella aveva notata la cosa, e, quasi, a

riprova, vide il medesimo uomo, sulla piazza delle Vigne, al suo

uscire di chiesa.

D'allora in poi, sempre la stessa canzone; dapprima contro lo spigolo

del palazzo Verde, poi dinanzi alla parrocchia, quell'uomo era sempre

ad attenderla, con questa sola diversità tra i due momenti, che alla

sua uscita di casa egli era fermo, come s'è detto: laddove, alla sua

uscita di chiesa, il nostr'uomo, in cambio di prestar l'opera sua a

sostegno di qualche cantonata, asolava per la piazza noverando i

lastroni.

Non c'era più dubbio; quell'uomo stava a piuolo per lei, asolava per

lei. E allora la signora Marianna, sebbene facendosi rossa come una

brace, incominciò a sbirciarlo da lontano. Egli era decentemente

vestito, a guisa d'un vecchio capitano in ritiro. Indossava un

cappotto nero, abbottonato fino alla gola; il suo cappello alto di

feltro, non nuovo fiammante, ma senza macchia e senza un pelo

arruffato, testimoniava la lindura e l'aggiustezza del suo padrone; la

bella statura, il volto severo, ornato di due baffi e d'un pizzo che

incominciava a mostrare qualche filo di bianco, lo facevano, come suol

dirsi volgarmente, un bell'uomo.

Tutto ciò vide la signora Marianna, e l'esame tornò favorevole allo

sconosciuto. Tra l'altre cose che ella vide sbirciando (che cosa non

vede una donna in un batter di ciglia?) era notevole un anello d'oro

massiccio al pollice della mano destra, che egli teneva superbamente

appoggiata al petto, tra un occhiello e l'altro della giubba. Un

anello al pollice; che stranezza! E non era il solo gingillo dello

sconosciuto; perchè i petti del soprabito non salivano tanto, nè tanto

scendevano i peli della sua barba, che non lasciassero scorgere i capi

d'un fazzoletto di seta, raffermati da una spilla su cui era

incastonato un topazio. Capperi! E forse, anzi senza il forse, sotto

quel soprabito c'era il suo bravo orologio, con tanto di catenella

d'oro. Insomma, quello era un uomo per la quale, da svegliare la

curiosità, non d'uno, ma di cento mezzi secoli in gonnella.

E così rispettoso nel suo farle la corte! La guardava tra severo e

malinconico, senza mai bisbigliarle una parola quando ella era

costretta a passargli vicino. Una volta, una volta sola, le parve

udirlo a sospirare. Com'è garbato! pensava ella. Così va bene! Ecco

come dovrebbero essere tutti gli uomini!

Ma un giorno, uscendo all'ora consueta dal palazzo Vivaldi (ella era

andata non solo per la messa, ma anche per la solennità delle

quarant'ore), la signora Marianna non vide al posto consueto il

piuolo. Che vuol dir ciò? Forse sarà ad aspettarmi sulla piazza delle

Vigne. Come la ci andasse ansiosa, immaginatelo voi. E neppure laggiù!

Che novità era mai quella? Forse infastidito di lei? Forse spazientito

dalla sua austerità? Ma perchè non aveva egli cercato di dirle una

parola? Doveva dunque esser lei la prima a rompere il ghiaccio? Le

donne non fanno di queste cose, e quelle che le fanno, sono.... quel

che sono. Che aveva egli dunque? La povera signora Marianna non sapeva

capacitarsene.

Così turbata entrò in chiesa; fece sbadatamente il segno della croce,

e andò, portata dalla consuetudine, ad inginocchiarsi sulla sua panca.

Ogni versetto de' suoi paternostri era un pensiero a quel tale; ogni

periodo delle sue avemmarie una dimanda a sè stessa. Di tratto in

tratto, colla coda dell'occhio, or da un lato, or dall'altro, andava

investigando le navate; degli uomini che stavano, __rari nantes__,

nella chiesa, a quell'ora, nessuno era lui. Ma ecco, mentre la signora

Marianna era per lasciarsi sfuggire in un sospiro l'ultimo fil di

speranza, le venne veduta la nuca brizzolata di un tale che stava

genuflesso nella panca dinanzi alla sua. Santa Zita benedetta! Sarebbe

egli, per avventura? Il soprabito nero lo aveva; il cappello di

feltro, diligentemente spazzolato, gli riposava al fianco. Ma ci sono

tanti soprabiti e tanti cappelli consimili, in questa valle di

lagrime!

I lettori indovinano che la signora Marianna, accolto il sospetto in

cuor suo, non lasciò più degli occhi il suo divoto vicino. Questi,

poco stante, come uomo che abbia finita la sua orazione, sollevò un

tratto la testa dalla sponda dell'inginocchiatoio, e alla signora

Marianna parve riconoscere il portamento del suo corteggiatore

modesto. Ma il volto, il volto, bisognava vedere; e qui la beghinella

stette spiando, come il micio al buco, donde egli spera che abbia a

saltar fuori il topolino. Finalmente, come a Dio piacque, e a santa

Zita, protettrice delle fantesche, il divoto si tolse da quella

disagiata postura, per sedersi sulla panca; e nel gesto che fece per

sincerarsi che non avrebbe ridotto il cappello ad una stiacciata, il

suo profilo si offerse all'avido sguardo della zitellona cascante. Noi

non potremmo giurarlo, ma quasi vorremmo scommettere che in quel punto

la signora Marianna intuonò mentalmente il __Magnificat__.

Lo sconosciuto adoratore non si volse neppure a guardarla. Tutto

assorto nelle sue divote meditazioni, rimase un tratto seduto; poi

cadde ginocchioni da capo, e stette a fronte china, in atto di

fervorosa preghiera, fino all'__Ite missa est__; ascoltò

religiosamente la lettura degli ultimi evangelii; quindi si alzò,

raccolse il fazzoletto di seta che gli aveva custodito le ginocchia

dalle polverose impronte della predellina, fece la sua brava riverenza

in mezzo alla navata, e via. Diede egli un'occhiata alla signora

Marianna, nel passar rasente alla panca? Non si potrebbe giurarlo;

certo, se la diede, fu al lembo della sua veste, e non giunse

all'altezza della cintura.

Che anima divota! disse tra sè la governante di Bonaventura. Ma almeno

un'occhiata! le sussurrò un demonio nel cuore. E invero, nel cuore più

divoto, nella più timorata coscienza, ci sta sempre, non si sa come,

forse ad alloggio militare, un piccolo demonio, che soffia le

passioncelle inavvertite, che bisbiglia i consigli traditori, che

solletica dell'unghia le vanità peritose, stimola i desiderii incerti,

e nutre a zuccherini i peccatuzzi innocenti. E via via le passioncelle

si scaldano, i consigli fruttano, le vanità crescono, i desiderii

ringagliardiscono, i peccatuzzi, impersoniti come tante ragazze da

marito, domandano al babbo un più succoso alimento.

La signora Marianna, che aveva finito anch'ella le sue preghiere, si

alzò poco stante per uscire di chiesa. Ma quando giunse alla pila

dell'acquasanta, non ebbe ad intingervi il sommo delle dita, come

soleva fare ogni giorno. Un'altra mano, tratta pur dianzi dalla conca

di marmo, le porgeva rispettosamente l'acqua lustrale. Che cuore fu il

vostro, o Marianna, a quell'umido tocco di polpastrelli? Certo il

sangue scorse più rapido nelle arterie, e i vasi capillari ne bevvero

in maggior copia dell'usato, perchè il naso, ultima Tule del vostro

mondo conosciuto, s'imporporò subitamente di gioia.

L'acquasanta fu il ritrovo, l'incontro di tutti i giorni. Lo

sconosciuto, da quegli atti di silenziosa servitù, venne alla cortesia

delle parole. Come avvenne ciò? Fu egli che le disse: ave, o fu ella

che gli rese grazie della sua cura gentile? Non si sa; forse eglino

stessi, interrogati di ciò, non avrebbero saputo chiarire come fosse

andato il negozio. Basti adunque il sapere che per tal modo

incominciarono a barattar parole; rotte frasi da principio, poi brevi

dialoghetti come due che imprendano a parlare una lingua imparaticcia;

da ultimo conversazioni filate, di cui erano confidenti le viottole

circostanti, dall'archivolto dell'orologio delle Vigne, fino

all'archivolto dei Boccanegra, donde ella, mutata la consuetudine,

veniva a passare, per riuscire sulla via Nuova, dove era il palazzo

Vivaldi. E quella strada veniva facendosi a mano a mano più lunga,

poichè le gambe erano più tarde, e quei due ne avevano sempre più da

sgranellare, innanzi di separarsi, come prudenza voleva, dietro il

palazzo Brignole rosso.

Così, a lenti passi e sbrendoli di conversazione, ella seppe che il

suo adoratore aveva fatto in sua giovinezza il soldato, e corso mari e

terre lontane, dove aveva potuto mettere qualcosa di costa, non molto,

ma tanto da vivacchiare senza bisogno di aspettar la manna dal cielo,

e da fargli desiderare di non morir solo, come aveva fino allora

vissuto. Brutta cosa, esser soli; ma è così dolce poter dire ad un

uomo: ecco, tu non sei più solo, poichè io sono con te! Ora se egli

non fosse stato solo, la signora Marianna non avrebbe potuto

consolarlo; questo s'intenderà senza bisogno di prove. Anch'ella era

sola; zitella a cinquant'anni e più; ma il cuore era giovine, e

l'amore, che va aliando di continuo qua e là per turbare la pace alle

donne, non s'era fino a quel giorno avveduto della sua presenza nel

mondo. Basta, egli era finalmente venuto, e al proverbio che dice:

«dal farle tardi Cristo ti guardi» risponde l'altro più noto e più

autorevole: «meglio tardi che mai». E la signora Marianna accolse

l'amore che si presentava a lei sotto le spoglie di Michele Garaventa;

lo vide solo, e s'intenerì; lo riconobbe costumato, timorato di Dio, e

si squagliò tutta per lui, che era per giunta un bell'uomo, e tale da

far crepare d'invidia una dozzina di pulzellone sue pari, quando

l'avessero a vedere, lei, la signora Marianna, incedere per le vie di

Genova, appoggiata con legittimo orgoglio al braccio di lui.

Ed anche lei, con quella foga confidente che tira le anime amanti a

compenetrarsi, a confondersi, anche lei s'aperse tutta quanta a

Michele. Narrò come ella fosse, non già vile fantesca, ma governante

in casa di un vecchio ecclesiastico, il quale era tutto chiuso ne'

suoi studi e nelle sue conferenze religiose, asciutto di modi, un po'

bisbetico di umore, ma in fondo un sant'uomo, che lasciava alla sua

governante qualche ora di libertà, e le dava sempre del Lei. Questo

era l'essenziale, e la signora Marianna amava farlo sapere. La vanità

è di genere femminile. E così seguitando, la vecchia innamorata

raccontò neppur ella esser danarosa, ma in vent'anni, dacchè ella

mangiava il pane altrui, otto de' quali a' servigi del Gallegos, aver

fatto qualche sparagno. Non le mancavano insomma le sue tremila lire,

onestamente guadagnate, e un forziere di bella e buona biancheria, che

a lei donna di garbo, era sempre piaciuta, e certamente piaceva anche

a lui, che fin dalle prime le era parso un uomo a modo; se no, non si

sarebbe sentita così prontamente tirata a volergli bene, lei che fino

a quel giorno ci aveva avuto un sacro orrore per gli uomini; gente

senza legge, nè fede, che una donna dovrebbe pensarci su tre giorni e

tre notti, innanzi di conceder loro certe piccole libertà.

Verissimo, diceva Michele; e intanto se ne pigliava di grandi. Perchè,

bisogna sapere, che quest'ultima parte dei discorsi della signora

Marianna non erano più fatti passeggiando per via. Egli, che non

beveva più dopo quella sbornia malaugurata dond'erano venuti tanti

malanni, ebbe l'avvedutezza di non andare in visibilio per le

ricchezze della signora Marianna. Egli non vedeva altro che lei, non

amava altra donna che lei; l'avrebbe sposata, come suol dirsi, colla

sola camicia, e magari senza; intanto gli usasse misericordia, gli

concedesse di vederla, di parlarle, senz'altri testimoni che Dio. Era

questa una frase che gli aveva insegnata il Giuliani, e voleva dire in

buon volgare che Marianna andasse in casa di Michele. Vedersi e

parlarsi per via, come facevano da due settimane, era pericoloso;

avrebbe potuto scapitarne ella nel suo buon nome; qualche mala lingua

rifischiarne al padrone; e queste erano ragioni di peso che alla

signora Marianna fecero rizzare i capegli. Così almeno ella disse, la

povera colomba spaventata. Ma andare da lui.... Non era pericoloso

egualmente? E il vicinato? E lo star fuori oltre l'ora della messa,

non sarebbe parso troppo gran novità al padrone, se fosse tornato a

casa e avesse trovato faccia di legno?

Bonaventura era un uomo metodico, vogliam dire ordinato nelle cose sue

e fermo nelle consuetudini. Usciva di casa alle undici, e non gli era

mai avvenuto di tornar prima delle tre. Ma quello che non era accaduto

in un anno, poteva accadere in un punto, e la signora Marianna, anche

ignorando il verso latino che lo dice, poteva argomentarlo facilmente.

Oltre di che, quelle erano le ore in cui ella dava sesto alle faccende

di casa e ammanniva il pasto al padrone. Come avrebbe potuto andar

fuori? O non era meglio che lui.... Sì certo, e Michele non se lo fece

dire due volte, poichè era ciò che voleva. Così la povera colomba

spaventata si tirò in casa l'inimico; l'esploratore d'Israello era,

mercè sua, non pure nel campo, ma proprio sotto la tenda del duce

filisteo.

«__Amicus Plato, sed magis amica veritas__» ha detto saviamente

l'antico; ora, se dicessimo che la era tutt'arte di guerra, faremmo

oltraggio a Michele, che c'è amico quanto Platone, e alla verità, che

c'è amica più d'ambedue. Quella sbertucciata amorosa fu in lui

stratagemma da prima, stratagemma immaginato dal Giuliani, e da lui

condotto in ogni più minuto particolare; che del Giuliani erano i

panni orrevoli (per dir le cose in Crusca), il cappello di feltro, e

perfino il topazio. Ma si deve soggiungere che il commediante pose

amore alla parte, ed essendo più sincero riuscì anche più efficace.

Aveva cominciato per celia a simular la cottura, e rimase, cotto non

già, che sarebbe un dir troppo, ma bazzotto di certo. Che volete?

L'amore è appiccaticcio come.... Gli antichi l'avevano trovato, il

paragone, e non si peritavano a spiattellarlo; noi, costretti a tanti

riguardi, dobbiamo cercarne un altro che non faccia torcere il muso.

Eccolo: come la fiamma; appiccaticcio come la fiamma. E Michele, come

i lettori già sanno, era di legno stagionato fin troppo. Si vide amato

con foga, che mai la maggiore; il gusto di farla da sultano, di

spadronare in un cuore di donna, gli parve uno zucchero. E a proposito

di dolcezze, di leccornie, la governante era sempre in dare; e senza

dire che il cuore avesse da pagare i debiti dello stomaco, un po' di

gratitudine doveva pure rispondere a tante cure affettuose. Insomma,

se a lui, Michele Garaventa, avessero detto: tu sposerai la signora

Marianna, avrebbe risposto: perchè no? la donna è ancora in essere;

tutta amorevolezza per me, vecchio barbone; in qualche modo bisogna

finire: il diavolo, che è il diavolo, quando divenne vecchio, non si

fece egli frate?

Egli dunque, sebbene a modo suo, amava la signora Marianna; intanto

ambedue tiravano là, aspettando di poter santificare il pateracchio in

__facie Ecclesiae__. Per continuare a parlar latino, diremo che non

c'erano ancora le __justae nuptiae__, ma soltanto una specie di

__contubernium__. Quelle giuste nozze, alla signora Marianna non

metteva conto affrettarle. Perchè? Era certezza del fatto suo? O

voleva sperimentare l'amante, innanzi di avere il marito? O temeva,

coll'annunzio della sua felicità trovata fuori di casa, di far dare il

padrone in uno scoppio di risa? Queste cose non è del nostro ufficio

indagare; qui cade in acconcio il «__glissez, n'appuyez pas__» dei

Francesi, e noi non scorreremo, sorvoleremo a dirittura, anche sul

resto della conversazione bisticciosa, che abbiamo lasciata interrotta

pur dianzi.

Una scampanellata all'uscio fece star cheto Michele assai più che non

facessero i finti sdegni della sua bella ritrosa.

--Chi sarà quest'altro?--diss'egli.

--Certo il dottor Collini;--rispose Marianna.--Lasciatemi andare ad

aprirgli; se no il padrone va in bestia.--

Al nome del Collini, Michele aveva dato un sobbalzo. Intanto la donna

s'era spiccata di là per correre nell'anticamera. All'aprirsi

dell'uscio di casa egli tese l'orecchio, e riconobbe la voce del

medico; poco dopo udì aprirsi anche l'uscio dello studio del gesuita,

e richiudersi alle spalle del nuovo venuto, la cui voce dava il buon

dì al padre Bonaventura.

E in quel mezzo un audace disegno balenò nella mente di Michele.

--Era lui?--chiese a Marianna, appena ella fu

ritornata.

--Sì; il dottor Collini per l'appunto.

--E che cosa hanno da fare insieme così spesso?

--Ma!...--disse la signora Marianna, stringendosi nelle spalle, mentre

ripigliava il suo ferro da stirare.--Ci avranno delle conferenze di

religione.

--E debbono essere molto istruttive!--soggiunse

Michele.

--Perchè?

--Dico così per dire. Due uomini tanto dotti, ha da essere un gran

gusto a sentirli! Dove mette quell'uscio?

--Nell'andito del terrazzo.

--E dall'andito non si va nella sala da pranzo, e di là nello studio?

--Sì; ma badate!--esclamò ella sgomentita.--Se vi sentissero, povera

me!

--Che! non temete; dicevo per celia. Certo mi piacerebbe sentirlo un

pochino, il vostro padrone, e vedere dal buco della toppa che viso ci

abbia; ma poichè avete paura, lasciamola lì, e....--

I puntini rappresentano una stretta che Michele voleva dare alla

signora Marianna. Ma ella fu pronta a liberarsene.

--Non vedete?--diss'ella.--Il ferro è già freddo.

--Andate a cambiarlo, crudelaccia!

--Vado certamente. Ci ho ancora un monte di roba, e il pranzo da

ammannire.--

Così dicendo, la signora Marianna si mosse alla volta della cucina.

Era ciò che voleva Michele. Appena ci fu tra lei e l'innamorato lo

spessore d'un tramezzo, il nostro Michele, lesto come un giuocoliere

di piazza, si cavò, anzi fece saltarsi le scarpe da' piedi, e girata

delicatamente la maniglia di quell'uscio che aveva poco prima

accennato, lo aperse e disparve nel vano.

Argomentate lo stupore della signora Marianna, quando tornò al suo

stiratoio, e più non vide Michele. Il ferro caldo fu per uscirle di

mano; e certo intervenne un miracolo a trattenerlo fra le dita.

Lo depose in quella vece sulla tavola per mettersi le mani alla

fronte; ma nella confusione non badò a collocarlo sul cencio nel quale

usava stropicciarlo, e la lastra rovente abbronzò una manica di

camicia, che, fresca di salda, si mise a stridere compassionevolmente,

a quell'atto di sbadataggine inaudita.

--Gesummaria!--borbottava intanto la donna.--Che cos'è egli andato a

fare là entro? E collo scricchiolio delle suola per giunta!...--

In quel punto le vennero vedute sul pavimento le scarpe di Michele.

Respirò un tratto; ricordò che le sue pantofole di cimosa non potevano

far rumore, e infilò quell'uscio medesimo per dove era sparito

Michele. E lo vide, passate due camere, il suo damo ribelle; egli era

in fondo alla sala da pranzo, presso l'uscio che metteva allo studio

del padrone, curvo sul fianco, l'orecchio alla toppa.

Michele a sua volta la vide colla coda dell'occhio, e colla mano le

fe' cenno di tornarsene alle sue faccende. E perchè ella non si

muoveva, le mandò un bacio col sommo delle dita, quasi a dirle: ti

voglio un gran bene, ma vattene!

Che fare con quel testereccio? La signora Marianna alzò gli occhi e le

palme al cielo, e tornò ai suoi ferri, raccomandandosi a tutti i santi

del calendario, che non avesse a nascerne un guaio de' grossi.

I rossi e i neri, vol. 2 · 第 22 / 68 题