XIV.

Intimazione di resa.

--Lilla, buon giorno!--diss'egli alla gentildonna, con quella

dimestichezza che gli era derivata da una lunga consuetudine e dal suo

venerabile aspetto tra il padre spirituale e il vecchio amico di casa.

--Buon giorno, amico!--rispose la marchesa, con fievole accento, in

quella che deponeva sul tavolino il clericale diario torinese.

Bonaventura notò quell'accento, e fu sollecito a chiederle che cosa

avesse.

--Un po' di stanchezza;--disse la marchesa.--Sono tornata da pochi

minuti in casa.

--Da San Silvestro, forse?

--Sì.

--E come va?--chiese il gesuita, a cui quella breve risposta non

poteva bastare.

--La poverina era tanto abbattuta, che non ho ardito parlarle di

nulla.--

E dette queste parole in fretta, come per farla finita più presto, la

gentildonna trasse un sospiro.

--Eppure,--sentenziò lo Spagnuolo, scandendo le parole con molta

lentezza e accompagnando ogni sillaba con un cenno del capo,--bisognerà

che ella si rassegni, e che voi la riduciate a quel passo.

--Oh, io non ardirò mai....--proruppe la signora.

--Perchè?

--Perchè....--continuò ella, vedendo di non poter più cansare

quell'argomento.--Lo so io, il perchè? Povera fanciulla! Se la

vedeste, farebbe tenerezza a voi pure. Che volete, padre? La vocazione

non viene a tutti, com'è venuta a voi e a tant'altri eletti del

Signore. Il mondo, ch'ella ha a mala pena intravveduto, la chiama

troppo fortemente a sè con tutte le sue liete speranze; gli affetti di

famiglia, raccolti in un fratello, parlano ancora troppo caramente al

suo cuore....

--È troppo più che non si convenga ad una fratellanza d'adozione, io

m'avvedo;--interruppe il gesuita.--Ma non le avete voi detto,

marchesa, che questo suo fratello, questo mal arnese, è a Londra, dove

mena una pessima vita, in mezzo a tutta quella schiuma di fuorusciti?

--Sì, padre, fin dall'altro ieri le ho detto tutto quello che voi mi

avete.... raccontato de' fatti suoi; ma temo non lo creda, o non

giovi. Ella, anzi, quest'oggi ancora, s'è amaramente lagnata con me

del furto commesso nella sua cella, mentr'ella dormiva....

--E non ha sospettato della Madre Maddalena?

--No, perchè alla Madre Maddalena non aveva confidato nulla di quel

suo innocente segreto. Ella non sa di esser stata veduta da lei quando

svitava la moneta, e crede ancora che le abbiano rovistato i panni e

tolti que' pochi spiccioli per timore ch'ella non avesse a tentar di

corrompere la suora conversa. Difatti, ella mi diceva stamane,

combattendo i supposti timori delle monache: «A che mi servirebbero

quelle sette lire? Nè io vorrei darle ad altri, poichè mi ricordano la

mia povera casa e le mie modeste fatiche.»

--E dov'è, ora, quella moneta?--chiese Bonaventura, piantando i suoi

occhi grifagni in volto alla marchesa.

Lilla si turbò a quella dimanda, e rimase un istante senza rispondere.

--Gliel'avete ridata?--proseguì egli, con piglio sarcastico,

mentr'ella balbettava alcune frasi scucite.

--Sì, amico mio;--soggiunse allora la gentildonna.--Forse ho fatto

male; ma, in verità, mi doleva troppo di vederla piangere. Le avevo

detto, per chetarla, che quel poco denaro era in mie mani, e, cavata

la borsa, lo feci vedere a lei, dicendole che lo tenesse pure, a patto

di non farne mal uso. Poverina! Erano due monete da due lire, con

altre poche di minor prezzo, sette lire in tutto. Ella cercò subito la

moneta del segreto, la baciò, e restituendomi le altre, mi disse:

«permettetemi, signora, che io tenga questa; è il primo frutto de'

miei lavori di ricamo, ai quali avevo posto mano per non esser troppo

d'aggravio al mio ottimo fratello.» Io m'ero bensì avveduta, che,

innanzi di trascegliere quella moneta, ella aveva considerate

attentamente le due consimili....

--Mentiva!--notò Bonaventura, col medesimo accento beffardo.

--No padre! Quando io le chiesi come avesse conosciuta la moneta, tra

due che ce n'erano della medesima forma, ella mi guardò con aria di

candore, mi baciò le mani, e in cambio di dirmi, come avrebbe potuto,

che l'avrebbe conosciuta dall'anno o da altro segno particolare,

confessò che era una moneta cavata da due altre, lavorate dentro a

guisa di scatola, e commesse insieme la mercè d'una vite che girava

internamente lungo la costa. Quelle quattro lire, ridotte a parer due,

erano proprio il primo frutto delle sue veglie; ma dentro c'era il

ritratto di Lorenzo Salvani, suo fratello, suo protettore. Voi ben

vedete, o padre, che la poverina non sapeva mentire.

--L'amate molto! È strano!--saettò il gesuita, facendo sibilar le

parole dai denti chiusi e dalla chiostra delle dita, che andavano

tormentando irrequiete il campo raso del labbro superiore.

Lilla chinò gli occhi sul pavimento e non disse verbo.

--Queste figlie del peccato,--proseguì egli, dopo una breve pausa, per

conficcar lo strale nella ferita,--hanno tutta la caparbietà della

loro origine. Eppure, bisognerà ch'ella si disponga a farsi monaca; e

voi, marchesa, vi adoprerete domani a vincere la sua ostinatezza.

--Padre!--esclamò la gentildonna, con accento

supplichevole.

Bonaventura crollò superbamente le spalle.

--Orbene--diss'egli--sia come volete, e il mondo dica ciò che gli

pare.

--Che cosa?--dimandò la signora.

--Che la vostra tenerezza è soverchia, per una semplice protettrice.

La vostra assiduità, senza frutto di conversione, sarà notata, e la

vostra misericordia sembrerà....

--Sembrerà, voi dite, sembrerà?...

--Che so io?--continuò Bonaventura.--Troppo....

materna!--

A quelle parole che finalmente svelavano il pensiero del gesuita, un

lampo di sdegno illuminò il volto della marchesa di Priamar. Si rizzò

in piedi, con piglio di regale alterezza; ed egli del pari si alzò

dalla scranna, ma calmo e sicuro, guardandola fissamente, come un

giudice il reo. Lilla vide allora quel volto severo, vi lesse in

un'occhiata tutto il suo passato fatto palese; nè potendo sostenere la

lotta, nè reggersi più oltre, ricadde, come sfinita da quello sforzo

supremo.

Era stato un baleno; ma in quel baleno si era rischiarata ogni cosa

tra i due.

Bonaventura si assise a sua volta. Un silenzio sepolcrale regnava nel

salotto, lasciando udire i tocchi ricisi dell'orologio a pendolo, che

dall'alto del camino veniva numerando con monotono metro i minuti

secondi di quella pausa solenne.

Lo Spagnuolo squadrava Lilla con occhi torvi, che le avrebbero fatto

sgomento, se ella avesse levata la fronte a guardarlo. Ma ella teneva

il viso rivolto a terra, e le palpebre chiuse; nella sua mente era una

confusione d'immagini che il martellare del sangue alle tempie agitava

senza posa; le fischiavano gli orecchi; il lieve suono del suo respiro

interrotto le giungeva mutato in un sordo rumore. E quando la voce di

Bonaventura si fece udire da capo, parve a lei che venisse com'eco da

luogo lontano, fors'anche dal passato, che è lontananza di tempo.

--Ricordo--disse dopo una lunga pausa lo Spagnuolo, con un accento

solenne da cui trapelava l'amarezza dell'animo--che or fanno

trent'anni era in Genova un uomo fieramente innamorato di Lilla

Lercari. Quell'uomo era giovane allora, ma d'animo fatto; e in lei, a

mala pena uscita d'infanzia, aveva presentito un miracolo di bellezza

e di grazia. Lo ricordate, marchesa, quell'uomo? Lilla, quando ebbe la

prima volta a vederlo, esclamò con fanciullesca sincerità: «che

giovane vecchio!» E diceva il vero, e il giovane vecchio sorrise,

scusandola amorevolmente presso i parenti, che la riprendevano di

quella scappata infantile. Egli era giovine d'anni, ma vecchio

d'esperienza; egli commise in vita sua un errore soltanto; e fu quello

d'invaghirsi di Lilla, di credere che ella avrebbe potuto un giorno

esser sua, e di darle intanto, consapevolmente e pur ciecamente, tutto

sè stesso. Ciò avviene alle anime virili, sperimentate alle battaglie

della vita, assai più facilmente ch'altri non creda.--

Così dicendo, trasse un sospiro, se pure non è più acconcio chiamarlo

un ringhio; indi proseguì:

--Quando il cuore di Lilla si schiuse all'amore, non fu egli che ne

colse le primizie; fu un altro, un altro che l'occasione profferse a'

suoi occhi, e che altre cure assai facilmente allontanarono da lei.

Questa è sorte di tutti gli affetti veri, che debbano esser turbati da

qualche apparizione improvvisa e fugace. Nulla è, nulla giova la cura

assidua, l'adorazione costante; al nuovo venuto le promesse, che non

ha chieste, i baci, che non ha implorati colla tacita preghiera dello

sguardo, specchio della interna agonia. Tacque il povero innamorato,

ed attese; il caso, che aveva tratto quel nuovo venuto al fianco di

Lilla, il caso lo sbalestrò lontano da lei. Ma mentre il cuore del

disgraziato si riapriva alla speranza, mentre egli preparava la sua

dignità di gentiluomo alla vergogna d'un rifiuto dei parenti di lei,

pure ripromettendosi che il cuore di Lilla non avrebbe confermata la

triste sentenza, Lilla Lercari si piegava facilmente ad un disegno

improvviso de' suoi; poco stante, sposa ad un altro, si chiamava Lilla

di Priamar. Che avvenne allora? Io vi prego di ascoltarmi, marchesa!

Dei due amanti, il lontano e il vicino, quale la amava più veramente?

Il lontano.... Ma che ne dirò io, del lontano? Questa parola non basta

ella per chiarire ogni cosa? L'amore non era stato il gran tutto per

lui; bensì un trastullo pei ritagli di tempo che gli erano lasciati

dalle sue matte ambizioni politiche. Però durava tranquillo in un

esilio ch'egli aveva voluto; pensava ad altro, laggiù, forse sapendo

non aver da far altro che presentarsi da capo per vincere. Il vicino,

intanto, a patire la più aspra delle battaglie; che inferno fosse nel

suo povero cuore, egli solo lo sa, e il ricordarsene tuttavia lo

sgomenta. Ma egli rispettò quella donna; imprecò a sè medesimo, non a

lei, e riguardoso dinanzi al vincolo che univa per sempre due vite,

fece della sua il più gran sacrifizio che un disperato amore

inspirasse mai ad un uomo, sul fiore della balda giovinezza; la votò

ricisamente, irrimediabilmente, a Dio, a Dio che non accolse il

sacrifizio, a Dio che non volle sradicargli dal cuore quelle

malaugurata passione. Sì, o signora; ciò ch'egli soffrisse allora,

argomentatelo da questo, che trent'anni sono passati ed egli ama

ancora Lilla di Priamar, e così fieramente, come in quei giorni di

dolore infinito....--

Al prorompere di quella confessione, la marchesa non rispose verbo,

non alzò neppur gli occhi. Se li avesse levati fino a lui, avrebbe

veduto quel volto come trasfigurato dalla potenza arcana delle

ricordanze. E in verità, da quella fronte corrugata nelle battaglie

della vita, traspariva alcun che della giovinezza di Bonaventura; la

passione, così a lungo rattenuta, lampeggiava dagli occhi, non già col

soave baleno della preghiera, nè col torvo bagliore della minaccia, ma

sì coll'aperto splendore, in cui si dipingeva l'audace alterezza del

comando. Lilla non osava guardarlo, tremando tutta in cuor suo; non

come si trema davanti ad un volgar tentatore, che un tocco di

campanello può costringere alla temperanza delle parole e degli atti,

ma come si trema al cospetto di un vincitore, che detta, superbamente

composto, le sue condizioni. Perchè aveva egli tanto aspettato? Lilla

lo intendeva assai bene; l'uomo forte aveva frenato gl'impeti del suo

cuore, chiusi gli sdegni nel profondo, fino a tanto non avesse

raccolte nella sua mano di ferro tutte le ragioni della vittoria.

Epperò, indovinando, ella lo aveva sempre temuto; quell'apparenza di

calma, a lei memore del passato, era sempre stata argomento di

sospetto. Ed ora il sospetto diventava certezza; quelli erano tutti i

segni della fiamma antica; l'incendio divampava tanto più forte,

quanto più lungamente covato.

Fu un'altra pausa, durante la quale Bonaventura divorò degli occhi

quella donna, quasi volesse trasfondere in lei quell'ardore che dal

petto gli saliva alle tempie. Ed ella, sempre nel medesimo

atteggiamento, pareva la statua dello stupore; solo il respiro

affannoso la diceva viva.

--Votato a Dio!--ripigliò amaramente Bonaventura.--Sacrifizio fatto

nell'ira colla preghiera sul labbro e la maledizione nel cuore, altro

non porta che fumo ingrato lassù. Ho inteso allora perchè i sacrifizi

di Caino non tornassero accetti al Signore. Ma che diceva quel

sacrifizio, se non a Dio, alla donna? Io non amerò altra che voi;

distruggo in un punto tutte le mie speranze; anniento la mia

giovinezza; consacro tutta la mia operosità al nulla, tutta la mia

vita all'inferno, e per voi, solamente per voi. E quell'altro,

intanto, quell'altro? Egli che, amato da lei, non aveva saputo, nè

voluto farla sua, egli ben seppe, ben volle insidiarla, quando fu

d'altri, e la ottenne. Egli che aveva potuto vivere senza di lei,

lontano da lei, volontariamente travolto nel turbine delle umane

vicende, egli tornò, fu visto e vinse; poi sparve da capo, col frutto

e colla testimonianza durevole del suo trionfo, lasciando a quella

donna i dolori d'un tardo rimorso, e quel che è peggio, facendo di

ghiaccio un cuore che avrebbe potuto riaprirsi alla compassione,

all'amore, e condannando un altr'uomo a vivere obliato, non curato,

fino alla tomba....--

In queste parole la voce di Bonaventura aveva trovato un accento

malinconico, quasi soave, che commosse il cuore di Lilla.

--Non è egli il mio migliore amico?--diss'ella.--La gioventù e la

bellezza passano; l'amore con esse; l'amicizia rimane.

--Lo credete?--diss'egli di rimando.

La marchesa sollevò allora lo sguardo, vide la faccia di Bonaventura,

e n'ebbe sgomento.

--Vi amo!--soggiunse egli, alzandosi lentamente in piedi e andando a

piantarsi vicino a lei, con una mano aggrappata alla ricurva spalliera

del sofà dov'ella rimaneva accasciata.--Non m'inginocchierò a' vostri

piedi; non piangerò. Queste sono le armi dei giovani, e la mia

gioventù si è consumata in questa vana pugna contro il passato. Ma non

vedete che soffro? che la vostra austerità mi ha scemate le forze,

m'ha reso vile a' miei occhi medesimi? E quella vostra austerità ha

pur ceduto ad un altro!...

--Il mio pentimento sarà eterno!--esclamò la marchesa, nascondendosi

il volto nelle palme, come a celare il rossore che le era salito alle

guance.

--Il pentimento! Che è ciò? a che serve, se non reca un conforto a chi

per cagion vostra ha tanto patito?

--Che dite amico mio?--balbettò la marchesa, cercando, in quello

stesso nome affettuoso, uno scampo.

--Dico, Lilla, che ho troppo sofferto, e che voi dovete esser mia.--

Un alito di fuoco sfiorò il capo di Lilla, a quelle parole,

sommessamente profferite, e la povera donna ne fu sbigottita.

--I vostri voti....--accennò ella timidamente.

--I miei voti!--ripetè Bonaventura, la cui voce s'era fatta pari al

sordo brontolio del tuono lontano.--I miei voti.... pronunciati per

cagion vostra, per dimostrarvi che senza l'amore di Lilla il mondo non

era nulla per me!... Io ho vissuto giorni d'angoscia ineffabile,

patito tormenti, al cui paragone ogni tortura è nulla.... Che mi

parlate di voti? Il mio cuore non li ha pronunziati; il mio cuore non

ha accettato alcun vincolo oltre quello che lo stringeva a voi, e che

stringerà pur voi, foss'anche a vostro mal grado!--

Come chi soggiaccia alle visioni d'un sogno pauroso, e, quasi sapendo

di sognare, si sforzi con moto istintivo a liberarsi dalle strette

dell'incubo, la marchesa di Priamar tentò sottrarsi a quella foga

crescente del suo assalitore, e in uno sforzo supremo balzando in

piedi, corse al lato opposto del ridotto, dove rimase, ritta, ansante

e lo sguardo smarrito.

--Padre,--diss'ella con voce tremante,--non posso udirvi più a

lungo.--

Bonaventura era rimasto fermo al suo posto, chiuso, accigliato, come

il simulacro del destino.

--Mutiamo discorso;--rispose egli, asciutto.

--Sarà meglio per ambedue;--soggiunse la marchesa.

Egli fu per dare un sobbalzo a quelle acerbe parole; ma non si mosse,

e finse non averle udite. In quella vece si morse il labbro, fino a

far sangue; indi proseguì con piglio beffardo:

--Dov'eravamo rimasti, innanzi ch'io saltassi fuori a parlarvi di

tutte queste sciocchezze? Ah, ecco! Parlavamo di vostra figlia, che,

voglia o non voglia, dovrà farsi monaca. Mi sono pur fatto frate, io,

che ero padrone di me, e non avevo da arrossire dei miei natali, come

lei!--

Sentendo venir meno quel po' di forza che l'aveva tratta in piedi pur

dianzi, la marchesa alzò la fronte al cielo, come implorando soccorso.

Ma il cielo era muto: nessuna ispirazione le venne dall'alto, e

flagellata in volto dallo scherno di Bonaventura, la povera donna andò

ad occhi chiusi contro la vergogna.

--È orribile, orribile, ciò che voi dite!--esclamò.--Mia figlia....

sì! Credete voi che io abbia paura? Mia figlia! Orbene, io non la

costringerò a maledirmi! Povera creatura innocente! Io non le farò

espiare il mio fallo; ella sarà libera, uscirà dal convento, raccolta

dalle braccia di sua madre....

--Adagio.... madre!--interruppe beffardo il Gallegos.--Anzitutto, come

uscirà dal convento? Bisognerà parlare, dire come ella non sia una

fanciulla orfana, derelitta. Bisognerà dire,--e qui la voce di

Bonaventura andava facendosi a mano a mano più alta,--che la marchesa

Lilla di Priamar, la severa matrona, la santa dama di misericordia,

l'inflessibile giudichessa delle debolezze altrui, ci ha avuto ella

pure le sue debolezze, le sue misericordie colpevoli; che Lucrezia

rediviva ci ha avuto i suoi amorazzi, che ella non soggiacque alla

violenza di Sesto Tarquinio, ma l'ebbe caro, e che quello stolido

marchese di Priamar ebbe, senza volerlo, senza saperlo, una figlia....

--Parlate piano!--disse con accento supplichevole la marchesa.

Un lampo di gioia sinistra illuminò lo sguardo del Gallegos. Il suo

trionfo cominciava in quel punto.

--Ah, voi temete!--soggiunse egli, con voce più

rimessa.

--E voi sfidereste lo scherno dell'universale, voi che ora paventate

l'orecchio di un servo, che potrebbe passare in questo mentre

dall'anticamera? Non avevate paura! Siete balzata contro di me, in

atto di minaccia! Eccolo, il vostro coraggio, dove vi ha tratta, e

come presto vi manca!--

La marchesa, ridotta allo stremo, s'era lasciata cadere come corpo

morto su d'una scranna.

--Bisognerà pure che la fanciulla si faccia monaca!--proseguì

spietatamente Bonaventura.--Sua madre non può arrossire per lei, non

può dire oggi, manifestare in un giorno, ciò che ha nascosto

gelosamente vent'anni, ciò che non può confessare, nè lasciarsi dire,

a fronte alta, dall'uomo che, solo al mondo, conosce il suo segreto,

dall'uomo che l'ha spiata giorno per giorno, seguita fedelmente come

l'ombra il corpo. Il mondo è crudele, colle sue leggi; ma noi gliele

abbiamo insegnate, e dobbiamo a nostra volta subirle. Mostrare i suoi

falli, brutta cosa! Sono sciocchezze, lo so; l'amore si ride di certi

nomi con cui si tenta avvilirlo, e dacchè mondo è mondo la infamia del

nome non ha frenato mai gl'impeti dell'affetto prepotente. E tuttavia,

voi lo sapete, marchesa di Priamar, si nasconde questo amore come un

delitto; peggio ancora, come una vergogna. Si viola la legge, perchè è

esorbitante; ma si rispetta, nascondendo la violazione. Non si vuole

arrossire. Che direbbe la gente? Sapete la gran novità? Quella

fanciulla, di cui non si sapeva l'origine, era sua figlia. Sì,

davvero. Narrate; ha da esser sugosa, la storia. Sicuro! c'è di mezzo

un amore antico, che nemmeno l'aria aveva a risaperlo; ma il diavolo,

che fa le pentole, non sa fare i coperchi. Già, ci vuol pazienza; siam

tutti fragili; ogni merce ha il suo calo, e la marchesa di Priamar, la

Lilla, ci aveva pure il suo caro segreto. Tutte così, queste gran

dame, che dànno la battuta alla plebe; più alte sono, e più cascano! E

lei, anche lei come tutte le altre! Questa è ghiotta davvero; la

racconterò in conversazione stasera.--

La marchesa si contorceva sotto quella scossa di sarcasmi feroci.

--Oh, la mia povera figlia!--gridò ella, perduta, tendendo le palme al

suo flagellatore.--Pietà, Bonaventura, amico mio da tanti anni! Non

avete voi cuore? Pietà, ve ne supplico a mani giunte! Debbo io

abbracciare le vostre ginocchia!--proseguì ella, spiccandosi con

impeto disperato dalla scranna.--Pietà, non per me, per mia figlia! Io

l'amo. Alla sua vista ho sentito il mio seno commuoversi tutto,

svegliarsi nel mio cuore un affetto ignoto dapprima, un affetto

irresistibile, quell'affetto che senton perfino le belve per le loro

creature. Perchè non lo sentirei io? Mia figlia! intendete? mia

figlia! È stata una colpa; ma l'ho espiata con lunghi dolori; la espio

terribilmente adesso, nella vergogna che mi assale e mi ricopre

davanti a voi. Ma ella è innocente. Non fate che io la sacrifichi.

Lasciate a me il mio buon nome. L'onore è la vita. Abbiate

misericordia! Mio Dio! è impossibile che voi siate tanto spietato con

me....

--Fanciullaggini!--disse Bonaventura, in quella che la respingeva

tranquillamente da sè e la rimetteva a sedere sul sofà, presso cui era

rimasto.--Vedrò piuttosto se l'amate davvero, la figlia vostra!

--Oh, dite, parlate!...

--Sì, c'è un mezzo. Ella potrebbe andar moglie a qualcuno che fosse di

buon casato, degno di lei, ma che non avesse a domandare dond'ella

venga....--

Gli occhi della marchesa pendevano da lui in quel punto; le labbra

della povera donna mormoravano interrotte parole in guisa

d'assentimento continuo alle parole di lui.

--Tutto ciò potrebbe ottenersi;--proseguì lo Spagnolo.--Voi sareste la

sua protettrice, nient'altro, in apparenza, e l'apparenza tornerebbe

tutta a vostro vantaggio. Voi che, per l'uffizio vostro di

misericordia l'avete raccolta in mezzo alla strada, o quasi, voi

potreste esserle madrina, voi darle uno stato. Nessuno ci troverebbe a

ridire, anco se le assegnaste una dote. Siete ricca, siete sola,

padrona di voi, e n'andreste anzi celebrata per ogni bocca, come

esempio di onesta liberalità, di munificenza pietosa. E quella

fanciulla, beneficata da voi, fatta felice da voi, vi amerebbe come

una seconda madre, anzi come la vera madre, che ella non ha

conosciuta. Non è egli ciò che vorreste?

--Sì, sì! ma come? dove trovare?

--È ufficio mio; ho l'uomo da ciò; giovine, costumato, ben avviato,

diventerà anche un uomo ragguardevole in mezzo a questa turba di

sciocchi.

--Oh, se faceste ciò!--

Bonaventura la interruppe, accostandosi a lei con satanico piglio, e

sussurrandole due parole, due sataniche parole, all'orecchio.

Lilla abbassò gli occhi, e due grosse lagrime le scesero per le guance

sul petto.

--Orbene?--chiese egli sommesso, ma con piglio

riciso.

--Che debbo io dirvi?--esclamò ella alzando al cielo le ciglia

lagrimose.--Che io possa vedere contenta mia figlia, non farla

infelice per tutta la vita....

--E lo giurate?--incalzò Bonaventura.

Lilla si recò una mano sul volto, e singhiozzando gli porse, o per

dire più veramente, lasciò ch'egli afferrase l'altra e la stringesse

nella sua.

--Marchesa,--disse Bonaventura, pigliando subitamente commiato da

lei,--oggi stesso mi adoprerò per questo negozio. Domani, innanzi di

andare a San Silvestro, aspettatemi.--

Ed uscì dal salotto, con passo lieve e guardingo, quasi ella dormisse

ed egli non volesse turbarla. Lilla rimase ancora un tratto così

abbandonata sul sofà, colla testa supina contro la spalliera e le

palme raccolte sul viso. Si alzò finalmente, guardandosi intorno con

occhi smarriti, e prese barcollando la via della sua camera, dove andò

a cadere sulla predellina d'un inginocchiatoio, dando in uno scoppio

di pianto a' piedi di un crocifisso che pendeva dalla parete, e col

capo chino pareva guardarla e compiangerla.

Povera madre!

I rossi e i neri, vol. 2 · 第 21 / 68 题