Havvi unʼetà nella vita in cui tutte le emozioni, tutti gli avvenimenti
lasciano sullʼanimo una traccia così leggera, che poco dura e si
cancella tosto; lʼetà di Laura.—Nella donna specialmente si constata
questo fatto.—È arduo assai lʼammettere che tutto ciò che sente una
ragazza neʼ suoi primi anni tragga sorgente dal cuore; questo organo
del nostro corpo è di tempra sì delicata e sensibile che serba sempre
un rimasuglio di ricordo per tutto quello che vi è passato sopra.—Non
si può negarlo, i grandi sentimenti della gioventù sono eccitati per la
massima parte dalla fantasia che si compiace dʼingrandire ed esagerare
ogni piccola cosa.—Egli è solo in età più avanzata, allorquando il
cuore ha preso il sopravvento sullʼimmaginazione che gli affetti, le
aspirazioni, i desiderii hanno un senso più vero, un carattere più
stabile.
Se così non fosse, in qual modo sarebbe giustificabile la condotta
di Laura, dove trovare un argomento per menomare alquanto, e rendere
scusabile la sua incostanza?... Niuno oserebbe dire che Laura fosse di
cattivo cuore; no, quella giovinetta per quanto frivola e leggiera,
era buona, e sensibile; solamente ella fu tratta al mal passo per
unʼallucinazione della sua fantasia.
Lʼesaltamento del suo amore per Ermanno, fu più opera della mente che
del cuore, ed è perciò che dopo tante promesse, tanti giuramenti di
eterna costanza, noi la veggiamo abbandonarsi lieta e tranquilla alla
gioia, nella sera di sua fidanza.—Passata la nube che aveva alquanto
offuscata la sua pace, la giovinetta riprese il suo solito sorriso di
soddisfazione, e chissà se poco dopo, di Ermanno le venne a memoria
neppure il nome.
Ammirata, lodata, vezzeggiata da parenti ed amici, ella rispondeva alle
congratulazioni di tutti senza far mistero della sua gioia.—Non era
una gran festa, giacchè il signor Ramati da uomo moderato non volle
sfoggiarla in inviti. Trattavasi di alcuni amici raccolti a festeggiare
le promesse senza grande etichetta, ma con molto buon umore.
Paolo era fra glʼinvitati.—Stava seduto sopra un divano accanto a
madama Ramati colla quale aveva un discorso molto animato.—Ogni volta
però che il domestico introduceva qualcuno, il nostro pittore volgeva
rapidamente lo sguardo a quella parte, come chi aspetta con ansietà.
Un attento osservatore avrebbe rimarcato che Laura evitava di trovarsi
con Paolo, e se talora i loro sguardi sʼincontravano ella li ritraeva
tosto.
Le sale erano discretamente popolate dʼuomini di tutte le età, e di
eleganti signore. Madama Salviani primeggiava fra tutte per venustà di
forme messe assai bene in rilievo da un abito ingegnoso.—Il signor
Filippo Salviani di lei cugino, sposo fortunato di Laura, era pure
oggetto delle congratulazioni di tutti.
Per dare un saggio dellʼabilità del fidanzato, Laura lo pregò di
eseguire un pezzo sul pianoforte.—Era una suonata di circostanza,
epperciò si fece un silenzio di convenienza; tutti interruppero il
filo delle conversazioni, e si posero in ascolto.
Dopo i primi accordi fu spalancata la porta della sala, ed un servo
annunziò: Il signor Ermanno Alvise—Laura era in quel momento al fianco
di Filippo; quel nome gettato là dʼimprovviso le gelò il sangue nelle
vene. Tutti gli sguardi furono rivolti alla porta, essa sola non ebbe
il coraggio di alzare i suoi.
Ermanno comparve sulla soglia calmo e dignitoso, ma pallido come
cadavere; lʼapparizione di quel volto freddo e sofferente, produsse uno
strano effetto su tutti gli astanti.
Papà Ramati gli mosse incontro, e presolo affettuosamente, per mano, lo
condusse presso sua moglie, indi pregò il futuro genero di continuare
il pezzo incominciato.
Laura si trovava precisamente di fronte ad Ermanno, ma i di lei sguardi
non si staccavano mai dalla tastiera ove parevano incatenati.—Filippo
suonò con discreta abilità, e non aveva ancor finito, che già
glʼinvitati battevano fragorosamente le mani.
Il signor Ramati presentò il suo nuovo arrivato ad alcune signore, indi
lo lasciò in libertà, e Paolo approfittando del momento si avvicinò
allʼamico, e gli disse sommesso.
—Te lʼaveva pur detto che tu avresti turbata la gioja della festa.
—Oh, perchè mai? chiese Ermanno.
—Io spero che farai uso della ragione per evitare una sconvenienza....
Sei livido.
—Ho la rabbia che mi divora....
—Bada che sei osservato.
—Sta tranquillo.
Laura frattanto erasi riavuta alquanto; ci affrettiamo a dichiarare
essere ella affatto allʼoscuro dellʼinvito mandato ad Ermanno.—Dal
momento in cui egli entrò nella sala, la povera giovinetta venne
oppressa da sì violenta emozione che la obbligò a starsi seduta. Fu
spavento, e rimorso; un rapido sguardo passato sul volto di Ermanno, le
fece palese tutta la triste verità.
Con un pretesto trattenne il suo fidanzato al pianoforte tanto per
guadagnar tempo, e riaversi del colpo; ma lo sa Iddio se ella pensava a
ciò che si dicesse in quel momento.
Ad un tratto Ermanno, lasciato Paolo, portossi al fianco di Laura, e
con piglio ardito le disse:
—Mi permetterà madamigella Laura che io le faccia prima i miei
ringraziamenti..... poi le mie congratulazioni.
Laura si scosse a quella voce, sorrise balbettò una risposta: ma
avrebbe preferito esser sotterra in quel momento.
Ermanno proseguì con fare disinvolto volgendosi a Salviani.
—Ed a lei pure signor Filippo i miei complimenti..... In fede mia,
ella ha agito da vero diplomatico; nessuno di noi avrebbe sospettate
le sue intenzioni..... Forse neanche madamigella Laura.—Quando mi
pervenne la buona nuova, cascai dalle nuvole.....ma bravo ancora,
mille volte bravo; ella seppe scegliere il momento. Sì dicendo Ermanno
sedette a loro di fronte; il signor Filippo ricambiò di buon grado
quei complimenti, lʼaccento del giovane era sì naturale; ma Laura non
sʼingannò punto, ella conobbe lo strazio che celavano quelle parole, e
non ardiva ancora alzare lo sguardo.
Filippo, postochè era sopra un piacevole discorso, tentò di proseguirlo
indirizzando un elogio a Laura. Ermanno riafferrò prontamente il filo
per accrescere lʼimbarazzo della giovinetta.
—Certo, sclamò egli sorridendo, senza offendere la modestia
di madamigella, io farei sincero augurio a tutti i miei amici
dʼincontrarsi in una sposa quanto lei leggiadra..... e _virtuosa_.—Pur
troppo la è questa tal sorte che tocca a pochi prediletti, fra i quali
ho il piacere di contarvi il signor Filippo.—Creda pure signor mio,
che lʼinvidio di tutto cuore.
Laura alzò lo sguardo per la prima volta ad Ermanno, ed in quegli occhi
eravi un accento tale di preghiera, unʼespressione sì supplichevole,
da disarmare la collera di chiunque; ma Ermanno fu inesorabile; prese
a caso vari quinterni di musica, e sciegliendo fra essi vi trovò una
_Romanza_ dʼHoffmann.
—Madamigella, dissʼegli, è da molto che non ho più il bene di sentire
la sua voce; questa Romanza deve starle a meraviglia, e la sentirei
volontieri.
Laura tentò di ricusare, ed egli si volse allora a Filippo dicendogli:
—Tocca a lei signore, ella ha più influenza di quanto possa averne
io; la sua preghiera vale assai più della mia, e madamigella non oserà
rifiutarsi.....
Non cʼera riparo, la crudeltà era troppo raffinata, e Laura non potendo
schermirsene si abbandonò alla sorte.—Tutti fecero silenzio, Filippo
accompagnava, ed Ermanno fissò gli occhi in volto a Laura che sotto
quello sguardo si sentiva oppressa, nullameno; fecesi coraggio, e cantò:
«Ombre amene, amiche piante,
Il mio bene, il caro amante
Chi mi dice dove andò?
Zeffiretto lusinghiero
A lui vola messaggiero,
Diʼ che torni e che mi renda
Quella pace che non ho!»
La musica era buona, ma lʼesecuzione fu pessima; Laura aveva la
voce incerta e tremante.—Naturalmente alla fine tutti gli astanti
applaudirono, e la sposa si lasciò cadere spossata per la forza che
dovette farsi.
—Per buona sorte, sclamò Ermanno sorridendo, per trovare il _suo bene_
madamigella non ha che a fare un passo..... il signor Filippo è qui.....
Paolo riuscì a staccare lʼamico dal pianoforte e conducendolo altrove
gli disse:
—Ermanno, tu soffri?
—Io? sei pazzo..... sto benissimo.
—Il tuo pallore è aumentato.
—È la gioia.... lʼallegria!....
—Tu hai la febbre; andiamo a casa.
—Mai no; resterò fino alla fine.
—Ascolta Ermanno, sii caritatevole verso quella povera fanciulla.....
sii generoso.
—Non le faccio già del male! rispose egli cinicamente; finora non mi
sono che congratulato.....
Il signor Ramati non aveva certo invitato il pianista per lasciarlo
ozioso, e ad un punto eccitò nel circolo una specie di sommossa; tutti
pregarono Ermanno di suonare, ed egli si arrese, a condizione che
madamigella Laura gli voltasse i fogli sul leggio.
Era impossibile rifiutarsi.
Egli si assise al pianoforte, e Laura ritta in piedi alla sua destra
sfogliazzava nella musica.—Quale diversità! Una volta allorchè egli
disponevasi a suonare, ella si collocava amorosamente a lui dʼaccanto,
i loro cuori palpitavano in segreto, e spesso le mani si stringevano
furtivamente; ora Laura tremava, Ermanno soffriva, i loro cuori
battevano ancora, e più violenti, ma per angoscia.....
Ermanno scielse, non a caso, la GRANDE POLONNAJSE di Herz;
è una suonata molto lunga, ed in tal modo rimaneva prolungato quella
specie di supplizio imposto a Laura.
Lʼartista aveva in quel momento il concorso di molte passioni che lo
ajutavano. Lʼebbrezza della strana vendetta che si prendeva, diede
unʼagilità convulsiva alle sue dita, e suonò con quella maestria ed
inspirazione data a pochi.—Terminata la prima parte ei fece pausa per
asciugarsi la fronte, ed alzo gli occhi a Laura come per dirle: Una
volta toccava a te!—Laura comprese ed arrossì.
Incominciò la seconda parte; il signor Salviani prorompeva ad ogni
tratto in accenti dʼammirazione e la povera Laura invece sentiva
svegliarsele in cuore mille affetti che si urtavano a vicenda
causandole unʼindicibile oppressione. Lʼira, la rabbia che animavano
Ermanno glie lo fecero apparir più grande, e noi crediamo che in quel
momento ella si dimenticasse di esser fidanzata.
Lʼuditorio era sospeso e subiva il fascino di tutte quelle vibrazioni
melodiche; la musica di Herz ha questo carattere che allegra, commove e
strazia nello stesso tempo. Alcune battute soavi e malinconiche vengono
bruscamente rotte dallʼurto di unʼaccordo tetro e misterioso, da cui si
sviluppa bene spesso un canto allegro e popolare.—Weber è uniforme,
spesso monotono; Herz è sfrenato; la sua musica è come il vento che
passa su tutti i punti.
Il pezzo già volgeva al suo fine; ciò sollevava alquanto Laura, che
nellʼultima pagina scorgeva il termine di una posizione difficile.—Ad
un tratto però Ermanno cedendo allo slancio della fantasia, fece
una digressione, ed abbandonò le mani in balìa del pensiero. Come
altre volte nei momenti dʼinspirazione, egli si diede ad improvvisar
melodie.—Il suo primo incontro con Laura in casa dʼAlfredo lʼaveva
salutato con un grido dʼamore tradotto musicalmente.—Ora dopo il
volgere di pochi mesi, egli si trovava ancora vicino a Laura forse per
lʼultima volta; ora doveva salutarla collo strazio dellʼanima.—Il
primo incontro si ebbe unʼinno; lʼultimo una nenia!
E tale fu la musica improvvisata da Ermanno; in quelle note che si
succedevano lente, in quegli accenti lugubri, era raccontata tutta la
storia di un amore infelice. Le amarezze, i dolori più grandi ebbero un
espressione così straziante, che molti avevano le lagrime agli occhi.
Nel tetro susseguirsi di tristi accordi che parevano gemiti profondi,
sentivasi tratto tratto un canto confuso e lontano che doveva
certamente scuotere lʼanima di Laura: era il canto del Notturno al
Chiaro di Luna, che ricordava allʼincostante giovinetta i giorni felici
del suo primo amore!
Laura piangeva; sarebbe stato vano celare quelle lagrime che non erano
più un mistero per gli astanti; dʼaltronde ella non piangeva sola
alcune signore, e specialmente madama Salviani la imitavano.
Anche ad Ermanno illanguidivasi la fantasia, ed accarezzava oziosamente
alcune cadenze per pensare al passato che in quel momento gli ricorreva
alla memoria. Volse intanto gli sguardi a Laura, che resa più bella
per la commozione, stavagli al fianco, seducente quanto sia dato
immaginarlo.—Aizzato dalla gelosia, abbandonò dʼun tratto il metro
patetico della sua musica, e suonò con rabbia.—Le note incalzavano le
note producendo strane dissonanze; le mani volavano agitate da un punto
allʼaltro della tastiera, col fremito della convulsione.
Nessuno comprese quella musica infernale, quel delirio del pensiero;
ma ogni nota rintronava nel cuore di Laura come una rampogna acerba
e sanguinosa. Dal complesso di quel frastuono ella concepì il vero
significato, comprese che in quella musica eravi lʼamore, lo sdegno e
la disperazione; compreso che quelle note dovevano esser concepite fra
gli spasimi di atroci torture.—
Lʼartista si era vendicato..... ma lʼuomo cadde annientato a tanto
sforzo di mente; lʼurto di tanti pensieri, la lotta di tanti
sentimenti, oppressero talmente il povero Ermanno che si rovesciò
allʼindietro quasi svenuto, fra le braccia di Paolo che era accorso a
sorreggerlo.