—Spero bene che non vi andrai, disse Paolo.
—Certo sì, è un invito in tutte le forme, e non mancherei per tutto
lʼoro del mondo, sarebbe un rendersi scortese a tanta.... premura!
—Ermanno, sii ragionevole, da retta a me che parlo per il tuo meglio.
Promettimi che non andrai.
—È inutile amico mio.... Ma non sai tu che attendo quel giorno con
febbrile impazienza!—Io la vedrò ancora quella giovinetta ingenua,
la vedrò festevole, profumata, inghirlandata... bella! Oh! perchè moʼ
vorresti che io mi privi di tanta fortuna?... Eppoi più di tutto, io
debbo farle le mie felicitazioni.... Certo, ella deve pretenderli
questi riguardi dallʼumile artista che degnò altra volta di uno
sguardo...
—Saprò contenermi, saprò celare il mio dolore.... eppoi, ma che dolore
debbo io avere! Importa forse a me che madamigella Ramati si faccia la
sposa dʼun altro?.... Val forse la pena che io mi prenda tanto fastidio
per unʼincostanza naturalissima, o dirò meglio... virtuosa? Ma che? non
si hanno cento mila lire di dote per non avere il diritto di ridere, e
divertirsi crudelmente alle spalle degli sciocchi, ed io mio caro Paolo
sono fra questi.
—Con tante ricchezze si può liberamente lasciare da una parte la
coscienza.—A ciascheduno il suo; tu hai pennelli, tavolozza, tela e
colori; io il pianoforte, Haydn, Herz, Beethoven, Mendelssohn e Weber;
madamigella Laura ha la sua dote.
—Prevedo che quel giorno delle sue promesse sarà uno dei più lieti di
mia vita; ritornando a Milano, ti prego di annunziare a madamigella
il mio arrivo per lʼepoca fissata. È questo un dovere troppo sacro di
gratitudine, e quella _virtuosa_ signorina si merita assai più che non
le congratulazioni dʼun par mio.
—Tu le parlerai dunque della mia profonda... riconoscenza....
Non potè più proseguire, i singhiozzi gli soffocavano la parola; la
violenza che egli fece per mostrarsi calmo collʼamico, lo prostrò del
tutto, e si rovesciò sul seggiolone preda di un accesso di tosse secca
e straziante.