XVIII

Passeremo dʼun tratto due mesi che scorsero per Ermanno in una sola

angoscia. Dopo la lettera di Paolo egli perdette tutte le speranze,

e comprese dʼesser stato vittima di una dolorosa illusione.—Non si

strappa da un cuore nobile la radice di un affetto che vʼimpresse

profondo solco, senza lacrime, e senza sangue; non si abbandonano di

subito le più care speranze, nè si soffrono i più grandi disinganni

senza che lʼanima non riceva tremende scosse, senza amaramente soffrire.

Ermanno concentrò sè stesso in unʼattività febbrile, nascose a tutti il

suo dolore che tentava dʼimprontarglisi sul volto, ingannò financo sua

madre, simulando talora allegrezza; ma per ciò fare, dovette chiudere

nel suo seno tutta lʼamaritudine che voleva farsi strada, dovette

celare una serpe che gli rose ogni speranza.

Debole per natura, affranto dalle fatiche che sʼimponeva studiando

continuamente, ricadde ammalato; il morbo che già due volte lo aveva

minacciato, ritornò allʼassalto più possente di prima.

Verso la fine di febbraio fu obbligato a letto, ove lo troviamo ancora

al principio dʼaprile.

Da qualche giorno però, dava segni di miglioramento, ed il medico si

azzardò alla promessa che presto lʼinfermo riacquisterebbe la salute.

Paolo che viveva nellʼincertezza, volle un giorno persuadersi egli

stesso sullo stato dellʼamico. Partì pertanto da Milano per Brescia,

ove appena giunto, si recò alla casa di Ermanno.—Lo trovò alzato,

accanto al fuoco in arnese da camera.

Era pallido e macilento a tal segno, che Paolo provò una stretta al

cuore in vederlo. La madre stava seduta accanto a lui; da due mesi

quella povera donna, trascinava una vita di martirio accanto a quel

malato scontento di tutto.

Quando Paolo entrò quella buona madre pianse per consolazione, giacchè

ella sapeva quanta influenza egli esercitava sullʼanimo del figlio, e

certa che essi avevano molte cose a dirsi, li lasciò soli.

I due amici parlarono per poco di cose indifferenti, infine Ermanno si

lasciò sfuggire il nome di Laura.—Paolo, afferrata lʼoccasione spiegò

tutta la sua eloquenza per consigliare lʼamico a non più pensare a lei,

e con una pittura viva ed animata, tentò di persuaderlo che egli poteva

essere ancor felice.—Tutto fu vano.—Ermanno stette ad ascoltarlo, e

quando Paolo ebbe terminato, sclamò con aria dʼindifferenza agitando la

cenere con una canna.

—Tu dici mio buon Paolo che non bisogna mai disperare, che al mondo ve

nʼha per tutti della felicità; ma tʼinganni dʼassai.—Per convincerti

di quanto asserisco, è necessario che tu entri alquanto nella mia

condizione, è necessario dirti che se gli avvenimenti del passato

sono a te larghi di promesse per lʼavvenire, per me la cosa corre ben

diversa.—Ho tentato varie volte di credere, mi sono spesso confortato

alla speranza; ma infine, non trovai che delusioni!....

Per taluni sciagurati, la vita è unʼanatema; costoro facciano bene

o male, raggiungono invariabilmente la meta loro assegnata: il

dolore.—Non è paradosso mio caro, non è scetticismo: tal quale mi

vedi, ho tentate tutte le vie che mente umana possa immaginarsi; eppure

lo crederesti? Mi trovai sempre qual prima annojato a morte.—Ho

tentato sai di aver fede nellʼavvenire; lo sa Iddio con quanta forza mi

accinsi allʼimpresa! ma il destino mi avversa fatalmente....

La mia missione sulla terra è quella di vagheggiare le cose lontane nè

mai avvicinarle.—Avviene di me come del viandante, che si trascina

sulle ardenti arene del Sahara torturato dalle bugiarde promesse della

Fata Morgana.

Ermanno stette alquanto in silenzio, poscia proseguì con un sogghigno

quasi beffardo.

—Ah la virtù ed il dovere! Ecco due maschere dʼipocrisia, dietro cui

si celano spesso abbominevoli delitti.... Gran bella cosa il dovere, è

una scappatoja comodissima.... una risorsa!—Bada a me Paolo mio, non

ti fidare mai di queste parole, ricordati che il più delle volte sono

merce di contrabbando.... Ah! ah! mi piace assai quel dovere che impose

a madamigella Laura Ramati di troncare una relazione incompatibile

colle sue.... virtù!... Ti saluto leggiadra creatura dai capelli biondi

come lʼoro, dagli occhi cerulei come il cielo.—Seducente e vezzosa tu

mi chiamasti colle tue grazie per poi respingermi collo zelo delle tue

virtù.... Vola farfalla, vola leggiera come piuma sulla buccia dʼun

altro fiore.... il mio è già consumato!....

Paolo stava attonito contemplando lʼamico, che andava man mano

agitandosi fino al delirio; lo prese per il braccio, e sentì che i

suoi polsi battevano fortemente; aveva la febbre. Tentò di calmarlo,

ma invano; Ermanno proseguì: «Sarebbe forse il dovere che consigliò

a madamigella Laura di mandarmi questo regalo», e sì dicendo trasse

una lettera che consegnò a Paolo—Ecco il più bel saggio; la signorina

gonfia di tutte le virtù, non conosce quella che si chiama Carità. Si

calpestano tutte le promesse; si spergiura in nome di quanto vʼha di

più sacro, indi si canzona quel poveraccio che ebbe la disgrazia di

credere.

Paolo lesse sorpreso quanto segue:

Pregiatiss. Signore,

I coniugi Ramati hanno lʼonore di partecipare alla S. V. Preg. che la

loro unica figlia Laura passerà a nozze col signor Filippo Salviani

da Milano—Sabbato prossimo si farà alla presenza dʼamici parenti la

cerimonia per le promessa nuziali.

Un bel sogno · 第 73 / 82 题