Passeremo dʼun tratto due mesi che scorsero per Ermanno in una sola
angoscia. Dopo la lettera di Paolo egli perdette tutte le speranze,
e comprese dʼesser stato vittima di una dolorosa illusione.—Non si
strappa da un cuore nobile la radice di un affetto che vʼimpresse
profondo solco, senza lacrime, e senza sangue; non si abbandonano di
subito le più care speranze, nè si soffrono i più grandi disinganni
senza che lʼanima non riceva tremende scosse, senza amaramente soffrire.
Ermanno concentrò sè stesso in unʼattività febbrile, nascose a tutti il
suo dolore che tentava dʼimprontarglisi sul volto, ingannò financo sua
madre, simulando talora allegrezza; ma per ciò fare, dovette chiudere
nel suo seno tutta lʼamaritudine che voleva farsi strada, dovette
celare una serpe che gli rose ogni speranza.
Debole per natura, affranto dalle fatiche che sʼimponeva studiando
continuamente, ricadde ammalato; il morbo che già due volte lo aveva
minacciato, ritornò allʼassalto più possente di prima.
Verso la fine di febbraio fu obbligato a letto, ove lo troviamo ancora
al principio dʼaprile.
Da qualche giorno però, dava segni di miglioramento, ed il medico si
azzardò alla promessa che presto lʼinfermo riacquisterebbe la salute.
Paolo che viveva nellʼincertezza, volle un giorno persuadersi egli
stesso sullo stato dellʼamico. Partì pertanto da Milano per Brescia,
ove appena giunto, si recò alla casa di Ermanno.—Lo trovò alzato,
accanto al fuoco in arnese da camera.
Era pallido e macilento a tal segno, che Paolo provò una stretta al
cuore in vederlo. La madre stava seduta accanto a lui; da due mesi
quella povera donna, trascinava una vita di martirio accanto a quel
malato scontento di tutto.
Quando Paolo entrò quella buona madre pianse per consolazione, giacchè
ella sapeva quanta influenza egli esercitava sullʼanimo del figlio, e
certa che essi avevano molte cose a dirsi, li lasciò soli.
I due amici parlarono per poco di cose indifferenti, infine Ermanno si
lasciò sfuggire il nome di Laura.—Paolo, afferrata lʼoccasione spiegò
tutta la sua eloquenza per consigliare lʼamico a non più pensare a lei,
e con una pittura viva ed animata, tentò di persuaderlo che egli poteva
essere ancor felice.—Tutto fu vano.—Ermanno stette ad ascoltarlo, e
quando Paolo ebbe terminato, sclamò con aria dʼindifferenza agitando la
cenere con una canna.
—Tu dici mio buon Paolo che non bisogna mai disperare, che al mondo ve
nʼha per tutti della felicità; ma tʼinganni dʼassai.—Per convincerti
di quanto asserisco, è necessario che tu entri alquanto nella mia
condizione, è necessario dirti che se gli avvenimenti del passato
sono a te larghi di promesse per lʼavvenire, per me la cosa corre ben
diversa.—Ho tentato varie volte di credere, mi sono spesso confortato
alla speranza; ma infine, non trovai che delusioni!....
Per taluni sciagurati, la vita è unʼanatema; costoro facciano bene
o male, raggiungono invariabilmente la meta loro assegnata: il
dolore.—Non è paradosso mio caro, non è scetticismo: tal quale mi
vedi, ho tentate tutte le vie che mente umana possa immaginarsi; eppure
lo crederesti? Mi trovai sempre qual prima annojato a morte.—Ho
tentato sai di aver fede nellʼavvenire; lo sa Iddio con quanta forza mi
accinsi allʼimpresa! ma il destino mi avversa fatalmente....
La mia missione sulla terra è quella di vagheggiare le cose lontane nè
mai avvicinarle.—Avviene di me come del viandante, che si trascina
sulle ardenti arene del Sahara torturato dalle bugiarde promesse della
Fata Morgana.
Ermanno stette alquanto in silenzio, poscia proseguì con un sogghigno
quasi beffardo.
—Ah la virtù ed il dovere! Ecco due maschere dʼipocrisia, dietro cui
si celano spesso abbominevoli delitti.... Gran bella cosa il dovere, è
una scappatoja comodissima.... una risorsa!—Bada a me Paolo mio, non
ti fidare mai di queste parole, ricordati che il più delle volte sono
merce di contrabbando.... Ah! ah! mi piace assai quel dovere che impose
a madamigella Laura Ramati di troncare una relazione incompatibile
colle sue.... virtù!... Ti saluto leggiadra creatura dai capelli biondi
come lʼoro, dagli occhi cerulei come il cielo.—Seducente e vezzosa tu
mi chiamasti colle tue grazie per poi respingermi collo zelo delle tue
virtù.... Vola farfalla, vola leggiera come piuma sulla buccia dʼun
altro fiore.... il mio è già consumato!....
Paolo stava attonito contemplando lʼamico, che andava man mano
agitandosi fino al delirio; lo prese per il braccio, e sentì che i
suoi polsi battevano fortemente; aveva la febbre. Tentò di calmarlo,
ma invano; Ermanno proseguì: «Sarebbe forse il dovere che consigliò
a madamigella Laura di mandarmi questo regalo», e sì dicendo trasse
una lettera che consegnò a Paolo—Ecco il più bel saggio; la signorina
gonfia di tutte le virtù, non conosce quella che si chiama Carità. Si
calpestano tutte le promesse; si spergiura in nome di quanto vʼha di
più sacro, indi si canzona quel poveraccio che ebbe la disgrazia di
credere.
Paolo lesse sorpreso quanto segue:
Pregiatiss. Signore,
I coniugi Ramati hanno lʼonore di partecipare alla S. V. Preg. che la
loro unica figlia Laura passerà a nozze col signor Filippo Salviani
da Milano—Sabbato prossimo si farà alla presenza dʼamici parenti la
cerimonia per le promessa nuziali.