Ho giurato varie volte meco stesso di non più prestar fede alle
promesse del bene, e mal mio grado debbo ora fare ampia ritrattazione
della mia incredulità.—Nellʼincertezza delle mie idee, nella
desolazione di tutto me stesso, io era giunto a tanto da dubitare se la
luce del sole fosse luce vera; e tu mia Laura colla tua bontà, col tuo
candore diradasti le nebbie del più sconfortante pessimismo.
«È vero sì che la missione degli angioli sulla terra è la redenzione
dei miseri mortali, perchè tu fanciulla mia, angiolo di dolcezza hai
salvo il mio spirito dal brutale abbattimento che lo minacciava. È vero
che il bene è cosa di questo mondo, perchè esso si concretizza in te;
nella tua graziosa persona si chiude quella misteriosa potenza che io
voleva negare.—Il bello, il buono, il sublime esistono perchè tu vivi
mia Laura, ed il mondo che ricetta nel suo seno una schiera dʼanime
elette come la tua, non può essere ovunque un ammasso di sventure.—
«Oh! giovinetta, tu che operasti il santo miracolo della rigenerazione
di unʼanima inferma, esulta meco della vittoria, e ringrazia quel Dio
che ti mandò dal cielo, chè la tua missione ebbe lʼesito più felice.
«Laura, mia Laura, ed è vero che io possa scriverla questa parola?
Sono felice!.... Non mʼilludo io forse nel concepire una simile idea,
non sogno?.... Dimmelo tu, perchè ciò che succede in me è tanto nuovo
da rendermi incerto sulla realtà di quello che provo.—Felicità.....
quella stella lontana che brillava come un punto quasi impercettibile,
lʼavrò io raggiunta? Come ho attraversato quellʼimmenso spazio di
aria, e di tenebre che me la tenevano lungi?.... Non lo so; ma è certo,
che cercando attorno a me non trovo più nulla dʼinvidiabile, più nulla
da desiderare.....
«Laura, tu farai la più santa delle cose scrivendomi subito, che tutto
ciò che provo, tutto il fuoco del cuore, lʼesaltamento che mʼinvade,
è realtà. Ho bisogno di una tua lettera nella quale tu mi dica che il
passato non è un sogno, che ti ho veduta per diciassette giorni.....
Oh i bei giorni! io voglio ripensarli, voglio riandare colla mente
ad ogni ora ad ogni istante di essi, perchè la mia felicità si fonda
intieramente su quelle dolci memorie.—Mi ricordo che al mio arrivo,
tu eri ad aspettarmi là sulla porta del tuo giardino; appena mi
riconoscesti da lontano, agitasti il fazzoletto, tu mi attendevi ed io
sarei volato per raggiungerti tosto; ma questo meschino cuore, si agitò
siffattamente, che dovetti fermarmi per lʼaffanno.—Era verso sera, lo
ricordi?.... io saliva lʼerto pendio che guida alla tua villa..... il
sole salutava coʼ suoi ultimi raggi le cime di quei graziosi colli. Tu
stavi appoggiata ad un grosso albero e sorridevi malinconicamente.
«Chi mi sa dire la gioia, la voluttà di quel momento? Già pochi passi
ne separavano, ed io correva leggiero come se avessi avuto lʼali. Un
passo ancora, due, tre, e ti accolsi fra le mie braccia.—Ricordati
Laura di quellʼistante e di quelle lagrime che ci toglievano la parola;
ricordati di quel bacio strappato ai nostri labbri da una forza
superiore ad ogni reticenza.—Quel bacio esalato dallʼalto del colle al
cospetto del morente sole fra unʼaria balsamica, ed un cielo orientale,
non si perdette no nei vortici dello spazio, perchè io lo sento ancora
qui sulle mie labbra, e si ripete tuttavia nel cuore.
«Adorata creatura, leggiadra come visione celeste, superiore ad ogni
concetto che mente umana possa formarsi della bellezza, lascia che qui
dalla mia solitudine, col più santo entusiasmo ti dica che fra le tue
braccia ritrovai lʼobblio a tutti i mali dal passato, il conforto per
quelli dellʼavvenire.
«Non è vero no che lʼuomo sia tutto di materia, non è vero che le
sue gioie come i suoi dolori abbiano un limite ristretto a questo
meschino pianeta che è la terra; ci sono dei momenti in cui lo spirito
umano esce dagli stretti confini del noto, ed erra nellʼimmensità
dellʼignoto, ne sente il mistero senza comprenderlo; ma in
quellʼistante qualche cosa di più che non una macchina di carne, agisce
e pensa.—Quel fremito misterioso non è più unʼemozione meccanica, ma
la luce di una scintilla divina.....
«La memoria di quel giorno mi seguirà lo sento, fino allʼestremo di mia
vita, ed è perciò che non cesserò mai di benedirti ed amarti.—Te lo
giuro col cuore commosso, o Laura, io spero nellʼamor tuo, credo alla
tua fede perchè in quel momento di abbandono soave, mi apparisti qual
sei, unʼangelo del paradiso.
«Non ripeterò nè le gioie della mia dimora costì, nè il dolore della
nostra separazione; cʼè da venir pazzo ripensando a tutto ciò; una
sola cosa ti dico che ti farà gran piacere, ed è che sebben lontana,
mi sembra dʼaverti qui presso di me nei momenti appunto che abbisogno
della tua immagine. Io posseggo un secreto, mercè cui posso riprodurre
lʼespressione tenera del tuo sguardo.
«Il tramonto coʼ suoi raggi dʼoro, è pur sublime! Tutta natura si
pinge di quei colori morbidi vellutati che i pittori chiamano tinte
calde; e tiepide invero esse sembrano, tiepide e voluttuose come il
bacio di una donna amata. Al di là dei colli il cielo sʼincolora degli
estremi raggi solari che riflette come specchio, e la natura si chiude
in un sorriso mesto, malinconico, ineffabile, che ha solo riscontro
nel sorriso di una vergine adorata.—Sì mia Laura, io osservai che
quellʼinsieme armonioso e delicato del tramonto, riassume uno deʼ tuoi
sguardi, epperciò non lascierò passar sera senza contemplare quel
cielo che ti rassomiglia, e cercare nel suo sorriso il secreto del tuo
sguardo.
«Dopo alcuni giorni di beatitudine mi fu forza lasciarti, ma portai
meco un tesoro di ricordi, una ciocca deʼ tuoi capelli, ed il tuo
ritratto.—Il genio del nostro Paolo ha trasfusa su quella tela tutta
lʼanima tua, ti colse in tutto il fascino della tua bellezza, e più
guardo quel dipinto, più parmi di vederti viva a me dinnanzi.
«La pittura è uno dei più gran segreti del genio; il poeta più elegante
ed immaginoso, potrebbe pur cercare nella sua fantasia e stillare
lʼanima neʼ suoi versi, nè perciò riuscirà mai ad animare di tanta
realtà un ritratto.
«La musica colla vaga elasticità deʼ suoi concetti, è lontanissima
da unʼidea definita; ma il pittore fonda lʼarte sua sulle basi
incrollabili del vero, ed opera il gran prodigio di riprodurre in tutte
le parti più dettagliate la natura, carpirne il segreto e dare agli
oggetti quella vitalità che sarà sempre un mistero per la parola.
«Non farò elogi al modello, sarebbe vano quanto voler dire la bellezza
dʼun fiore.... lo si guarda sorridendo in silenzio, lasciando che il
cuore lo esalti con palpiti dʼammirazione.
«Ciò che più di tutto mi desta sorpresa si è che nel tuo sguardo,
o Laura, trovo unʼespressione di serietà che rivela un sensibile
mutamento di carattere e di pensiero; parmi che queglʼocchi non siano
più quali li mirai per la prima volta in Brescia. Non sparger lagrime
sul dileguarsi delle tuo giovanili fantasticherie, non sospirare dietro
lʼabbandono di certe gioie troppo puerili, giacchè la tua intelligenza
che si sviluppa, tʼinsegnerà altre gioie a cui il cuore non sarà più
estraneo.
«Io saluto con tutta lʼanima la malinconia del tuo sguardo.—Via
quellʼeterno sorriso ingenuo, che rivela una completa ignoranza della
vita: la mestizia dello sguardo è un sorriso del cuore, e gli angeli
sono rappresentati dai grandi artisti in atteggiamento malinconico.
«Benedetta le mille volte lʼaura dei tristi pensieri che cancella dalle
vergini fronti lʼingenuità di fanciulla per lasciarvi lʼespressione
della donna. Io guardo i tuoi occhi così ben disegnati, la mossa
graziosa della cara testolina, le linee purissime della tua fronte,
e trovo ovunque un senso di poesia che non so esprimere, ma di cui
assaporo tutta la voluttà.
«Ieri verso sera volli regalarmi una passeggiata in barca; lʼaria era
fresca, il cielo sereno; tutto invitava a quella gita.—Quando fui
nel bel mezzo del lago, mi colpì uno spettacolo veramente patetico.
Sorgeva la luna, ma il cielo era ancor tinto di un roseo incerto per i
riflessi crepuscolari.—Vedendo la faccia pallida dellʼastro notturno,
mi sovvenni che nella sera precedente lʼavevamo contemplata insieme dal
tuo terrazzo; lo rammenti? Concentrato in quella memoria, mi parve di
essere trasportato nel tuo giardino, a te dʼaccanto....
«Queste sono illusioni, è vero; ma la vita non è forse per sè stessa
una lunga fila dʼillusioni? Chi lo sa; chi potrebbe giurare che sia
reale tutto ciò che si vede e sente?
«Quando rinvenni dalla mia contemplazione, mi accorsi che lʼaria
era troppo umida, e mi affrettai verso casa, non prima però di aver
affidato un saluto per te, alla brezza che mi sfiorava il viso.—Erano
le otto.... Che facevi tu a quellʼora? Termino questa lettera,
altrimenti chissà dove mi fermerei.—Ho molto lavoro da compiere, e
sarò costretto a vegliare per alcune notti.
«Addio mia bella, mia buona Laura. Scrivimi, scrivimi presto e
sopratutto non dimenticarti mai del tuo povero amico.—Nelle delizie
del tuo soggiorno fra il bacio delle molli aurette, ed il sorriso di un
cielo sempre sereno, ricordati sempre di me.
«Nelle tue gioie, nei tuoi divertimenti, abbi ognora un pensiero per il
tuo