ERMANNO».

LAURA AD ERMANNO. 7 Ottobre.

«Hai tu pensato mai, mio buon amico ai primi giorni del nostro amore?

non ti ricorrono talvolta alla mente i nostri primi colloquii?—Ieri

mentre stava leggendo la tua lettera, si ridestarono dʼun tratto

nellʼanimo mio le memorie del passato, e provai una vera gioia

richiamandomi tutti i particolari del nostro primo incontro a Brescia

in casa della cugina Letizia.—Quante dolci rimembranze, quante care

memorie! Cercai tosto la tua prima lettera, la lessi attentamente, e

da quellʼesame del passato mi accorsi di quanto il nostro amore siasi

ingrandito.—Provati, mio Ermanno, provati a risollevare nel tuo seno

quelle rimembranze, e vedrai se io fallo.

«Appena pochi mesi trascorsero, dʼallora in poi, eppure parmi che

in quel frattempo siano accaduti dei grandi avvenimenti; non so

persuadermi di conoscerti sì da poco, e sembrami che la memoria di te,

si leghi alla mia infanzia; parmi che il corso dʼanni ed anni, abbia

assodati quei legami che ci uniscono.

«Non so dirti quanto bene mi abbia arrecato la tua lettera; giacchè

dessa è la prima in cui tu lasci libero corso al tuo cuore, senza

offuscarne i concetti colle nubi della tua barbara logica; è la

prima volta che tu mi parli con tanta fede, o dirò meglio con tanto

entusiasmo.

«Come sono belle le tue lettere! Non lascierei mai di leggerle; sono

tanto soavi, dolci armoniose le tue parole che mi sembra quasi di

udire la tua musica.—Oh! come invidio la tua sorte o Ermanno, tu puoi

esprimere tutto ciò che ti passa nellʼanimo colla massima facilità; non

vʼha idea che tu non colga a perfezione, e quando tu mi parli dei colli

del lago, del cielo, parmi di respirare in grembo a quella natura così

ben descritta, quando mi parli delle tue emozioni, sembrami di vederti

a me dinnanzi con quella cara mestizia impressa nello sguardo.

«Da alcuni giorni sono qui sola; Paolo è partito, nè valse preghiera a

trattenerlo; papà e mamma fecero il possibile per indurlo a fermarsi

ancora, ma tutto vano; egli fu inesorabile nella sua decisione, come tu

lo fosti nella tua.

«Ora la campagna mi è divenuta insopportabile, parmi di essere

isolata in un deserto, ed attendo ansiosamente che la mamma si

decida di ritornare a Milano. Non oso fartene domanda, perchè ti so

occupatissimo, ma parmi che sarei felicissima, ricevendo più spesso

tue lettere.

«Stamattina, per esempio quando vidi il nostro domestico con un fascio

di giornali e carte del papà, avrei giurato che vi era una tua lettera;

ma nossignore, fui disingannata, eravi una lettera, ma della cugina

Letizia. Stetti col broncio per più di unʼora, e non mi venne neanche

in mente di vedere ciò che mi scrivesse la cugina: ma poi tutto passò;

prima ho riflettuto che tu hai molto da fare; poi perchè toccava a me

il rispondere alla tua ultima.—In vista di tali circostanze ti ho

perdonato.

«Tu dunque mio Ermanno, sei felice, ed è vero.... non fu una pietosa

invenzione la tua? Sia ringraziato il cielo! tu credi finalmente

allʼamor mio, e questo è tutto ciò che desiderava, perchè mio caro, il

dubbio di non riuscire ad inspirar confidenza, diviene penoso per un

cuore che ama.... Ma io sono una gran ciarlona; creo castelli, fabbrico

progetti a mio piacimento, ed infine poi nulla ci rimane, e dobbiamo

tenere a gran ventura se ci vediamo parecchie volte durante unʼanno....

noi che ci amiamo tanto!

«Se io fossi agile come la rondinella che svolazza dʼintorno al mio

balcone, spiegherei tosto lʼali alla tua volta, ed invece di una

lettera, ti sorprenderei con una visita mentre stai seduto al piano

creando qualche cosa colle tue magiche dita.

«Ti ricordi di quella sera che ci recammo alla villa della signora

Salviani?.... Noi precedevamo gli altri tenendoci al braccio; tu

mi dicevi tante cose belle, tante parole dolci, ed io ti ascoltava

religiosamente, perchè quando tu parli mio Ermanno, preponderi su

tutti i miei sensi, e non so far altro che ascoltarti, ascoltarti

sorridendo.—In quella sera fosti pregato di suonare, ed io mi sedetti

subito al tuo fianco, mormorandoti parole di tenerezza fra gli accordi

della tua musica....

«Madama Salviani va pazza per quella Fantasia sullʼULTIMO

PENSIERO DI WEBER, ma a me restò più impressa la CAMPANA DEI

MORENTI. Oh! la bella musica, e con quale straziante effetto tu la

eseguisti! Io aveva voglia di piangere tanta era la commozione che mi

destava quel canto lúgubre e morente; e se fossimo stati soli, ti sarei

caduta nelle braccia per dirti che quella musica divina, mi strappava

lagrime dʼamore.

«Tu lasciasti un mondo di ricordi in questa nostra piccola

villa.—Entro spesso nella camera che era a te destinata, e ne

esco talora colle lagrime agli occhi, perchè parmi che colà tutti

gli oggetti piangano la tua assenza.—Trovai un volumetto che tu

dimenticasti, sono le poesie di Leopardi. Tengo nascosto quel prezioso

ricordo donatomi dal caso e lo leggo spesso perchè so che è il tuo

poeta prediletto.—Vi sono dei segni, ed uno specialmente sui versi:

«O speranze, speranze; ameni inganni

Della mia prima età! Sempre parlando

Ritorno a voi; che per andar di tempo

Per varïar dʼaffetti e di pensieri,

Obliarvi non so!........»

E di quelle speranze che formano il mistero della vita mi pasco io

pure.—Spera amico mio, è questa una tale felicità che compensa tutti i

dolori.

«Tu che ora vedi il primo barlume della speranza, saluta con gioia la

sua luce apportatrice di tante dolcezze....

«Mi dici che in pochi mesi, cambiai dʼaspetto, che il mio sguardo è più

serio; ma non sei tu il primo a fare questo rimarco. La mamma già me

lo disse, e cento altri mi vanno ripetendo che io non sono più quella

di altre volte.—Tutto ciò lo devo a te mio Ermanno che facesti guerra

alle puerilità che mʼingombravano il cuore, e sono a te debitrice di

questo salutare sviluppo delle mie idee che sʼimpronta sul mio volto.

«Se tu non eri, io sarei ancora una bambina vanerella e senza pensieri;

tu mʼinsegnasti a pensare ad amare; colle tue parole, le tue lettere, e

la tua musica, mi empiesti lʼanima di novelli affetti, e vado a te sola

debitrice della prima educazione del mio cuore.

«La cugina Letizia, verrà fra qualche giorno collo zio a trovarci, ma a

quanto essa mi dice nella sua lettera, non si fermerà molto perchè si

accingono a fare un viaggio in Toscana. Per vero, andrei anchʼio molto

volentieri con essi, ma siccome mi preme assai più di ricevere le tue

lettere, ed aver sempre novelle di te, non mi lascierò certo indurre.

«Il più bel viaggio per me sarebbe quello di venirti a trovare; ma ciò

è tanto improbabile, che ti autorizzo di mettere questa mia idea nel

numero delle tante follie che ti avrò già scritto.

«E tu, mio buon amico, lavori sempre? Bada però di non affaticarti

troppo, sei debole e mal reggeresti ad una soverchia occupazione.

Pensa mio Ermanno, che se tu ricadessi ammalato, io vivrei in angoscia

mortale; pensa che la tua Laura ti comanda di conservarti per lei,

pensa che da quellʼegoista che sono non soffro rivali, e non voglio che

lʼarte usurpi quelle ore che debbono essere riserbate al nostro amore.—

«Ti proibisco dʼora innanzi di raccomandarti alla mia memoria.—È

questa una contraddizione a tutta quella fiducia che dicesti di avere

riposta nellʼamor mio.—Insegnamelo tu cattivo diffidente un mezzo per

dimenticarti unʼistante appena, giacchè io ti ho sempre nella memoria.

«Tu mi hai circondata della tua atmosfera, tu sei dappertutto, nel

cielo, nei fiori, nellʼaria chʼio respiro; tu sei entrato nelle mie più

piccole cose, e diventasti il padrone di tutte le mie azioni. Il tuo

linguaggio è sì dolce, il tuo modo di parlare e pensare si distacca

tanto dal comune che rappresenti per me unʼindividualità isolata e

grande fra la turba.—Tu infine colle tue parole, colle tue lettere,

colla tua musica hai ammaliato questo povero cuore che non potrà mai

altro che amarti ed ammirarti.

Un bel sogno · 第 59 / 82 题