Ermanno si arrese alle preghiere di Laura e dellʼamico; sua madre
stessa lo consigliò a divagarsi alquanto per rompere le fatiche di una
soverchia occupazione.—La buona donna tremava per i giorni del figlio
minacciato dal ritorno del morbo che lo aveva assalito alcuni anni
prima.
Il lungo studio e lʼeccessiva applicazione avevano più contribuito a
conservare che a distruggere le traccie della malattia, e diffatti fin
dalla sua prima guarigione, Ermanno non aveva più ritrovata quella
salute che è una specialità della gioventù; un qualche rimasuglio del
male vi era sempre; e ciò spiega il perchè del suo costante pallore e
dellʼirritabilità di carattere tanto facile allo scoraggiamento.
Ricevuta appena la lettera di Paolo Ermanno partì, e giunse nella
stessa sera alla villa Ramati.—Passò colà diciassette giorni, i quali
furono certo i più belli che mai egli avesse trascorsi; e la lettera
che ei ne scrisse a Laura al ritorno, riflette ancora un raggio di
quella felicità che forse si gusta una sola volta in vita.—Noi la
trascriviamo tutta intera, perchè essa rivela il punto più elevato di
quellʼaffetto nobile e grande.
«Laura mia