«Mia cara Laura
«Egli è vero pur troppo che le ore liete trasvolano rapide come lampo,
mentre quelle del dolore passano lentamente trascinando a stento i loro
eterni minuti—Quei pochi giorni di mia dimora a Milano mi sembrano un
sogno di cui io serbo soavissime rimembranze, unʼonda di felicità che
passò dʼun tratto, e che ora mi lascia in una angoscia senza fine!
«Da tre giorni sono in Brescia e nonpertanto non seppi ancora
avvezzarmi alle mie solite abitudini; da tre giorni vivo qui preda
dʼuna tristezza che mi desta lo scoraggiamento della vita. Io lʼaveva
preveduta questa fase di dolore che mi assalirebbe nel separarmi da
te adorata Laura, e chissà quando potrò trovare un poʼ di tregua a
questa sconfortante mestizia che intristisce tutti gli oggetti che mi
circondano.
«Quando ti rivedrò?... Quando mi sarà dato di stringerti la mano,
di sentire del tuo labbro quelle parole che mi scossero tanto
dolcemente?—Ah! chissà quanti giorni vedrò nascere e morire colla
stessa monotona regolarità prima che io possa rivederti, prima che
il suono soave della tua voce risvegli lʼanima mia dal suo profondo
letargo! Quei pochi giorni di felicità che pareva non dovessero mai
più terminare, passarono quasi senza che io me ne accorgessi, e quando
giunsi agli estremi istanti, allorchè ero sul punto di partire, trovai
che aveva ancora mille e mille cose a dirti.
«Chi mi ritorna quelle ore soavi passate al tuo fianco o Laura?... Io
penso fra il gelo della mia solitudine alle dolcezze dei nostri cari
colloquj in cui più che il labbro parlavano gli occhi ed il cuore; ed
ora più nulla che un doloroso ricordo mi rimane di quella felicità che
avrei appena ardito di sognare. Tutto mi sembra visione, e parmi di
essere solo ed isolato nel mondo, condannato a vivere per sperare in
unʼavvenire lontano ed incerto.
«Lʼavvenire!... E può mai questa parola suonare come una speranza
per gli uomini se lʼultimo punto di esso è la morte? Come mai fra un
presente infelice ed una morte inevitabile può la mente trovare nella
via di mezzo qualche bricciolo di fede che lo attacchi ad una speranza;
come si può sognare la felicità quando si è in preda del dolore?—Per
me lo confesso, tutto è triste, monotono; dacchè io ti ho lasciata,
non ebbi che noie e sconforti—Lʼanima mia troppo prostrata non sa
trovare nelle memorie del passato un riflesso di calma; e sì che fui
felicissimo.
«Ti ricordi Laura, di quel giorno in cui abbiamo passato per la prima
volta la Romanza? Io non lo dimenticherò mai più, e solo nel ripensare
a quei momenti, parmi di essere ancora nella tua cameretta—Oh! quanto
è bella! mi ricordo ancora del leggiero e delicato profumo dei fiori,
della mesta luce che penetrava per le cortine; tutto spirava il
candore e la purità, e non vʼha oggetto benchè piccolo che non mi sia
rimasto impresso—Mi ricordo ancora che noi eravamo soli, io seduto
al piano, tu al mio fianco... Ti parlava deʼ miei dolori spingendo
lʼingratitudine sino al punto di dubitare dellʼamor tuo; e tu povero
angioletto piangevi, piangevi amaramente!—Oh! perdonami perchè allora
io vaneggiava; se non avessi tutta la certezza di essere amato, se la
speranza che tu potrai amarmi per lʼavvenire non venisse a consolarmi,
io sarei ben infelice!
«Ma tu lo dicesti, e le tue lagrime protestarono altamente contro il
mio scetticismo; lʼaureola di tutta luce che circonda la cara tua
persona, disperse le nubi dellʼincertezza; ed ora credo e ti amo—Credo
perchè ho bisogno di credere, amo perchè sento che la più grave delle
sventure non vale il sacrifizio del tuo amore—Sia che vuolsi, io
vivrò di esso finchè il tuo cuore risponderà al mio; sarò infelice
perchè lontano da te, ma mi verrà di gran conforto il pensiero che in
qualunque momento ti ricorderai di me compiangendo la mia sorte!
«Addio sogni di gioventù, chimere della fantasia io vi abbandono per
vivere di una memoria: non è forse possibile il trovare delle dolcezze
riandando sul passato?... Mi proverò. Il tuo nome o Laura sarà la mia
bandiera, e formerà collʼarte la mia fede.
«Prima di proseguire, lascia che io ti dica quanto bene mi abbia
arrecato il tuo ultimo saluto nel mattino della mia partenza—Per tutta
la notte che lo precedeva non potei chiuder occhio; allʼalba ero già
vestito, e stava sul balcone di Paolo salutando quel nascente sole al
cui tramonto io doveva assistere molto lungi da Milano; la bella e cara
città che ospita nel suo seno la mia adorata Laura.
«A tutta prima avrei creduto che tu malgrado la più gran voglia fossi
rimasta addormentata; ti accerto che ciò mi avrebbe afflitto, e sai
perchè? Perchè così era provato che lʼidea della mia partenza non aveva
turbato i tuoi sonni—Ma tu venisti—Oh! come eri bella Laura mia;
lascia che lo ripeta, come eri sublime; tu mi apparisti più leggiadra
dellʼaurora che aveva poco prima salutata!—Quella vesta bianca, quelle
treccie bipartite che ornavano il tuo pallido volto, si sono impresse
nella mia memoria, ed io non so ricordarmi la tua graziosa figura senza
quel modesto abbigliamento.
«Con quale trasporto avrei baciato il lembo della tua veste, e
prostrato aʼ tuoi piedi mormorarti parole dʼamore... ma ciò non era
possibile, ed io dovetti appagarmi di vederti.—Quellʼestremo addio
mandato in silenzio era ben straziante, e la pena che mi piombò nel
cuore in quel momento, è indescrivibile.
«Fu quello un punto ben strano per me, giacchè mi trovava sotto la
pressione di due grandi ed opposti sentimenti: non saprei dirti quandʼè
che io sia stato più felice di quanto lo era in quellʼistante, come non
so immaginarmi in qual ora di mia vita io abbia provato un dolore tanto
atroce come quello di separarmi da te così bella, da te che mi salutavi
mestamente, senza poterti dire: Addio, senza poter sfogare in parole
lʼanima mia, e palesarti che al punto di partire io sentiva di amarti
immensamente...
«In tanta tenzone di gioia e dolore, nello avvicendarsi ed urtarsi
di sì varie emozioni, io non sapeva più a che decidermi; ma intanto
io soffriva perchè il dolore preponderava, e ben annunziavalo questo
povero cuore che gemeva oppresso.—Mi rimanevano ancora pochi minuti
per recarmi alla stazione, e fu forza partire.... abbandonarti.
Mi diedi coraggio concentrando nellʼultimo sguardo tutta la mia
tenerezza, e ti salutai con lagrime.
«Quella carrozza colla precipitosa sua corsa ti celò ben tosto a me,
ed io non cessai di salutarti finchè lʼultimo punto della tua bianca
figura disparve allo sguardo mio. Partii, lasciando teco tutto ciò che
è dellʼanima, più non ti vidi ma tu sei rimasta qui in questo cuore.
«Arrivai a Brescia, e puoi figurarti come addolorato. Rividi mia
madre; la buona donna non mi aspettava così presto, ed allorchè venne
ad aprirmi, cadde nelle mie braccia.—Ingrato! Nel mio soggiorno a
Milano lʼaveva quasi dimenticata; ma io sconterò con tante cure e
sollecitudini questa piccola ingratitudine di cui sono a te debitore,
mia bella Laura.—Eccomi a Brescia colla persona, ma pur troppo a
Milano col cuore che tu mʼinvolasti collʼultimo tuo sguardo. Abbine
cura fanciulla mia, e perdonami tutti i dolori che posso arrecarti con
questo forsennato amore.
«E tu che fai! Come vivi, a che pensi?.... Io mi figuro colla massima
compiacenza che tu debba essere sempre afflitta, e vedi quanta
barbarie, questʼidea mi cagiona uno strano piacere. Oh! quanto sarei
lieto che la stessa mia malinconia venisse ad assalirti; te ne faccio
augurio di tutto cuore.—Perdonami questo slancio dʼegoismo; io sono
tale che mal so adattarmi allʼallegria, giacchè essa rivela sempre
alquanta spensieratezza; un labbro facile al riso non può esser sincero
nel parlare dʼamore.
«Scrivimi presto per dirmi che la mia partenza ti ha addolorata, che
il mio ultimo saluto ti strappò una lagrima di dolore, ed io ne sarò
supremamente lieto.—In quei pochi giorni passati fra tante dolcezze
sento che lʼanima mia ha subita una felice modificazione, ed ora se
tu mi vedessi mentre ti scrivo, ho il sorriso sulle labbra; parmi di
parlarti, o meglio che tu sii qui al mio fianco leggendo tutto ciò che
mi cade dalla penna.
«Leggi fanciulla, leggi avidamente, e nel disordine di queste idee, in
questo miscuglio di tormenti e di gioie, abbi la più certa prova della
confusione che mi desta in cuore la sola memoria di te.—Per essere
felice non ho che da chiudere la mente alle dubbiezze dellʼavvenire e
vivere del presente, giorno per giorno, senza spingere lo sguardo al
domani; ma pur troppo non sempre so frenare questa miserabile fantasia
che è feconda solamente nei presagi di tristezza;—Io non mi ricordo
che essa abbia mai saputo concepire unʼidea di speranza.... mai!
«Compatisci, Laura mia, a questo difetto che è in me natura, e perdona
se per timore di perderti già pavento di averti perduta.—Io farò ogni
possibile per renderti meno penoso il gravame di questo cuore malato
che tu pietosamente ti assumesti di consolare; il tuo amore è per me
onnipossente, e non diffido di poter mercè tua salvarmi.
«Addio, fanciulla adorata, e questo ardente saluto che parte dallʼanima
possa volando sullʼaure giungere a te, e confortarti nella tua
mestizia—Scrivimi presto, affinchè se mi e negato di vederti, possa
almeno conoscere il tuo pensiero. Non dimenticare giammai che il tuo
Ermanno vive qui solo e desolato, che suo unico conforto è la certezza
dellʼamor tuo, e la speranza di presto rivederti.
«ERMANNO»
Questa lettera rivela chiaramente lo stato dʼanimo di Ermanno; il
disordine e la confusione delle idee vi appariscono ad ogni tratto.
In ogni parte di essa vi regna lo sfasciamento, lʼincoerenza, e mal
si potrebbe definirne il carattere. Talvolta lo stile è tenero ed
appassionato, talor freddo e monotono, e vi sono dei punti in cui vi si
scorge una certa ilarità che per poco ancora cadrebbe nel giocoso.
Il senso predominante ma è lʼamore il più puro e casto, che sorride e
sospira ad un tempo istesso.
Però Ermanno aveva detta parte della verità; ma non ebbe il coraggio
di dirla tutta; per un sentimento di generosità che si può facilmente
comprendere, egli tacque in quella lettera su certo proposito che
maggiormente lo inquietava, volendo nascondere a Laura una profonda
ferita riportata a Milano, e palliandola con alcuni lampi di allegria
non al certo addicevoli allo stato dellʼanima sua.
Allorchè nasce un dubbio, non è sì facile dileguarlo, ed Ermanno
che dal suo soggiorno a Milano aveva riportata la fede più sicura
dellʼamore di Laura, trovò pur colà maggior alimento alle incertezze
sullʼavvenire. La lettera che segue diretta a Paolo è lʼespressione
fedele del suo stato; collʼamico ei si mostra più sincero che non
collʼamante.