Il tempo non aveva rispettata la felicità di Ermanno, e già sei giorni
di beatitudine erano caduti sotto la sua gelida falce, senza quasi
che i due innamorati se ne fossero accorti.—Nello avvicendarsi di
tutte quelle ore di dolcezze era scomparsa ogni traccia di passato e
dʼavvenire; Laura ed Ermanno vivevano del presente; perchè pensare
al domani se erano felici?—Sarebbe però savia cosa il tener conto
del tempo nei momenti di benessere, sembrerebbe meno rapido il suo
passaggio; mentre non curandosene affatto, si trova poi che il
principio e la fine di un bene vanno confusi in un punto solo passato
in un baleno.
Nè Ermanno nè Laura usarono di questa precauzione, e quando pensarono
ai giorni che loro rimanevano ancora, si accorsero di essere alla
vigilia dellʼultimo. Lʼultimo giorno di una felicità che si spegne, è
come lʼestrema agonia dellʼesistenza.
—Ohimè, sclamò Laura sospirando, quanto brevi mi parvero questi
giorni.... come fugge rapido il tempo!
—Pur troppo Laura! La fase della mia felicità volge al suo termine,
nondimeno, te ne prego, non lagnartene, ciò accresce il mio
tormento.... è tale il nostro destino, unʼora di felicità per unʼanno
di dolore; ma che vuoi fanciulla mia! bisogna accettare quel lampo di
bene, e rassegnarsi alle lunghe amarezze.—Io non mi lagnerò certo,
perchè sarei unʼingrato; ormai sono avvezzo alle sofferenze, ed è per
me gran ventura il soffio appena dʼuna speranza.... Ora poi so che tu
mi ami, non è vero Laura?
—Oh! tanto....
—Ebbene, non è forse questa una gran cosa? Tu non puoi comprendere
ciò che è per me lʼamor tuo, tu non sai forse di quanto io ti vado
debitore; ma è bene che tu ne abbia idea.... Giovinetto ancora perdei
il mio povero padre, e da quel momento mi parve negato il sorriso della
vita. Non ti dirò le pene e gli affanni di quella santa donna che è mia
madre; i sacrifizi che essa fece per me, non possono venir ricompensati
che in cielo.
Ho studiato ardentemente lʼarte, compresi che per essa io doveva
procacciare una tranquilla vecchiaia a mia madre; studiai, e mercè
la ferma volontà, pervenni a migliorare la nostra condizione....
Ma ohimè! alla mia età non si vive di solo pane, io aveva delle
secrete aspirazioni che mal ardiva confessare a me stesso; lʼarte per
svilupparsi abbisogna di qualche cosa più del matematico esercizio;
lʼarte deve scaturire dal cuore. Passo sulle soavi e nuove emozioni che
mi cagionò la prima tua comparsa, e solo ti dirò che per quanto possa
accadere in avvenire, io non avrò altro che a ringraziarti e benedirti
per il bene arrecatomi dallʼamor tuo.
Poichè la lotta è impossibile per me che ti amo tanto, lascio alle
vicende della sorte lo svolgersi del nostro amore; ma non sono già
acciecato al punto da non comprendere quale sia lʼavvenire che mi
è riserbato, e lascia che io ritorni sulla dolorosa via di quei
presentimenti che ti danno tanta pena....
—Perchè, interruppe mestamente la giovinetta, perchè vuoi tu
preoccuparli di ciò che Dio solo potrebbe prevedere? Te ne prego
Ermanno, abbandona sì tristi pensieri....
—No Laura, ho bisogno di farti palese lo stato dellʼanima mia.—Egli è
per la tua pace che lo faccio, e un giorno ricordando ciò che sono per
dirti, troverai che ho agito onestamente.
La giovinetta si tacque sospirando, ed Ermanno dopo una breve pausa
proseguì:—È destino per certi esseri una sgradevole chiaroveggenza che
distrugge colle nubi dellʼavvenire la felicità del presente; si direbbe
che per essi è istintivo il bisogno di soffrire, e che si studiano
con ogni mezzo di eccitarne la causa.—Se un fortunato avvenimento
li rallegra cercano subito nellʼavvenire per trovarvi un dolore che
freni lo slancio della loro gioia.—Io sono fra quelli; la tranquilla
esistenza che ora passo al fianco di mia madre, è tutta una sequela di
domestiche gioie; quella pace era il più bello deʼ miei desiderii... ho
toccata la meta, ma non per questo cesso di preoccuparmi dellʼavvenire.
Lʼamore immenso di mia madre mʼincute lo spavento ed il terrore per il
giorno in cui ella mi sarà rapita; e con questo pensiero trovo modo di
amareggiare quel poʼ di bene che mi viene concesso.
Tu sei giovane, ricca, e bella!.... bella quanto può esserlo un angelo
del cielo, lascia che te lo dica, ciò mi fa gran piacere.—Fissando
gli occhi sul tuo volto così sereno, così puro, ammirando le belle
pieghe delle tue chiome, abbracciando insomma collo sguardo tutta la
tua bella persona, domando a me stesso se quel cuore che dà vita ed
anima a tante grazie appartiene a me.—La realtà mi sembra sogno, e
tu mi appari come dolce visione che io tento invano di realizzare....
eppure sei qui accanto a me, eppure ho fra le mie la tua graziosa mano
e posso carezzare queste bionde treccie!—Io non so se la fantasia la
più accesa possa crearsi unʼimmagine più bella e più sublime di quanto
tu la sei per me.
Io invece sono povero, oscuro e vecchio dʼesperienza; il sole per te
nasce, per me tramonta, oggi tu sei allʼalba, io alla sera; domani
avrai il giorno, io la notte.—Tu vivi dellʼavvenire, perchè la via
delle illusioni è lunga ancora per te.... a me resta il presente; fra
poco non avrò più che un passato!
Vuoi tu conoscere il mio avvenire? ascolta. Tu sei giovane; in questo
periodo della prima età, nessuno può arrestare il corso delle idee, e
le aspirazioni del cuore ingigantiscono man mano che si realizzano...
Sei ricca, e le ricchezze aumentano la foga dei desideri ajutandone il
conseguimento. Sei bella epperciò desiderata ed amata.—Nel tuo primo
slancio dʼaffetto, ami la natura nel suo modesto stato; ma fra poco
e senzʼaccorgertene tu subirai una rivoluzione dʼidee che ti desterà
sempre nuove aspirazioni.
La società ti schiude le braccia; nel suo seno tu troverai molte
felicità; ma il tuo primo passo nel mondo sarà il segno della mia
caduta.—Ovunque tu volga lo sguardo troverai sorrisi, sui tuoi passi
si getteranno fiori, e tu rapita, inebbriata, ti dimenticherai del
povero Ermanno che non ha mai sorriso.... Troverai uno sposo!....
—Oh! basta Ermanno per pietà! Non hai nessuna compassione di te.... Io
non voglio maritarmi, non mi mariterò.... Non andrò in società....
—Lo so, e ti credo; so che tu ora in uno slancio generoso di cuore
rinunzi al mondo per me.... Ma non sarà sempre così, nè te lʼauguro
certamente, povera fanciulla!—Perchè mai nata appena dovresti
ripiegare su te stessa, nasconderti, e consumarti miseramente nella
solitudine? Ti giuro che accettando il tuo amore ho accettata questa
conseguenza; mi rassegnerò a tutto, purchè sia certo che tu non
serberai memoria ingrata di me.—Io formo ora lʼeducazione del tuo
cuore perchè unʼaltro ne possa godere le dolcezze, e bramo solo una
qualche ricordanza per lʼappassionato _maestro_....
—È una crudeltà, sclamò Laura singhiozzando, tu non hai cuore se mi
maltratti in tal guisa; era così felice, ed ora mi fai piangere!—Le
tue tristi profezie sono false, perchè sento che non potrà mai accadere
ciò che tu mi dici; perchè sento di soffrir troppo al solo pensarvi....
—Perdono! disse Ermanno stringendole la mano.
—Cattivo, crudele....
—Via madamigella.... alzi lo sguardo, sorrida perchè ho finito....
—Ed ora comincio io....
—Avanti.
Laura si rasciugò gli occhi indi riprese con fuoco tra il serio ed il
faceto, tra le lacrime ed il sorriso.
—Ella signor mio è un falso profeta, ella crede che io abbia il cuore
duro, duro come macigno, come il suo che si compiace di torturarmi; ma
io le dirò: prima, che non sono tanto bella quanto ella vorrebbe farmi
credere, che ho tanto giudizio da non essere tenuta per una fanciulla
che cambia affetti ad ogni voltar di vento.—Secondo che se sono
ricca me ne importa niente, perchè quando si ama le ricchezze valgono
a nulla; terzo che non andrò in società; quarto che se non posso
maritarmi come la penso io starò zitella, capace anche di farmi monaca;
infine che il mio Ermanno è un cattivaccio!....
—Come la mia Laura è la più cara di tutte le creature! interruppe egli
abbracciandola. ........................... ...........................
Lʼalba del domani, non sembrò più così serena ad Ermanno come quella
dei giorni precedenti. Egli doveva partire, separarsi da Laura che
ormai formava parte di sua vita, e forse chissà quando gli sarebbe dato
di vederla!
La giornata passò triste e malinconica; invano Paolo studiavasi con
ogni modo di confortarlo. Questo bravo giovinotto aveva compreso che
la ferita di Ermanno era profonda, e prestavasi con ogni cura per
dissipare i suoi tristi pensieri.—Dopo pranzo si recarono insieme a
salutare la famiglia Ramati, e Paolo dovette sopportare le rampogne del
padre di Laura perchè non erano stati a pranzo da lui.
Il commiato fu molto lungo, durò dalle quattro fino alle sette, il
signor Ramati erasi in questo frattempo assentato, e Paolo allora
spiegò tutto lʼartifizio del suo spirito per far in modo che Laura ed
Ermanno potessero dirsi qualche parola da soli; ei sapeva che entrambi
si struggevano di questa voglia; ma pareva che madama non volesse più
lasciare Ermanno, giacchè gli rivolgeva costantemente la parola.
Finalmente in grazia del ritratto di Laura che da una settimana era
rimasto sospeso, riuscì a Paolo di staccare la madre per qualche minuto.
—Dunque domani!.... chiese Laura mestamente appena fu sola con
Ermanno....
—Parto.... rispose egli.
—Ah! io sarò ben infelice domani!
—Non dirmelo Laura, io perderei quel poʼ di coraggio che mi
resta.—Promettimi che ti ricorderai talvolta di me.
—Sempre.... e tu scrivimi subito narrami tutto.
—Ma come?
—Indirizza pure la lettera a me, che mi verrà consegnata intatta;
nessuno legge la mia corrispondenza, ho tante amiche che mi scrivono!
—Posso dunque?
—Ma certo.... scrivi.... scrivi più presto che puoi.
—Ora addio, sclamò Ermanno prendendole le mani, addio o giovinetta, e
pensa che io vivrò della tua memoria!
—Non ci vedremo più?
—No, parto domani alle cinque.
—Alle cinque? sclamò Laura, potremo ancora salutarci prima della
tua partenza.... ma da lontano; io sarò sul balcone di questa sala;
passando nella via, tu potrai vedermi e salutarmi collo sguardo.
—Alle cinque! ciò ti costerà sacrifizio.
—Ma che? sono capace di non dormire per aspettarti.—Ora viene la
mamma.... Addio Ermanno, e che il mio saluto ti accompagni durante
il viaggio. Pensa a me che non ti dimenticherò mai; ricordati che ti
aspetto in campagna.—Non potè proseguire, perchè già sentivasi la voce
di madama Ramati che veniva a quella volta con Paolo.
Laura ed Ermanno si scambiarono un ultimo saluto, e si
disgiunsero.—Quando gli amici decisero di andarsene, fu chiesto il
signor Ramati, e qui cominciò la caterva dei saluti, che pareva non
dovessero più terminare.
Suonavano le sette, ed Ermanno e Paolo uscivano allora sulla via. Il
primo camminava macchinalmente senza profferir parola; lʼestremo addio
di Laura lo aveva grandemente addolorato. Andarono a cena, indi al
teatro, dʼonde uscirono di buonʼora dovendo Ermanno alzarsi presto
allʼindomani.
Se è vero che quel povero giovane trovò qualche felicità nel suo
soggiorno in Milano, è pur vero che in quellʼultima notte scontò con
tante angoscie tutte le gioie provate.—Dormì pochissimo, e quando
riusciva ad assopirsi, tosto venivalo a tormentare un sogno penoso; se
desto ei pensava che tra breve dovrebbe dividersi dalla sua Laura, e
lasciarla così bella e seducente senzʼalcuna vigilanza.
La facile famigliarità che si acquistava in casa Ramati, inquietavalo
assai riflettendo che un giorno o lʼaltro qualche innamorato dei vezzi
di Laura, potrebbe agevolmente introdursi nella famiglia, e rapirgli il
cuore della giovinetta.
Vʼha di più, malgrado la certezza che egli aveva di essere amato,
tuttavia lo tormentava il dubbio di dovere un giorno rinunziare alle
sue speranze.—Abbiamo detto speranze, e rettifichiamo la parola. In
questa così bella fase dʼamore non vi entrava nonchè un progetto,
nemmeno il principio di unʼidea; era un romanzo costruito senza base, o
diciamolo pure, senza scopo; e giova rammentare le lotte morali subite
da Ermanno prima di lasciarsi sopraffare da questo amore.
Egli riconobbe che tale relazione stava lontanissima dal concepimento
di qualsiasi speranza, e non cessò mai anche amando di rassegnarsi
come vittima di un accecamento di cui presentiva per istinto le
conseguenze.—Comprendiamo che questo abbandono di Ermanno ad una
corrente così fatale, potrà sembrare insensata e condannabile a taluni;
ma le sono di quelle cose che si ripetono tutti i giorni, e se la
ragione potesse sempre prevalere sulle deliberazioni dellʼuomo, la
società camminerebbe certamente senza gruccie.—
Parrà a molti che noi vogliamo giustificare il nostro artista, ma
invece non facciamo che schermirlo contro chi, o per pregiudizii
di casta e famiglia, o per aridità dʼanimo volesse riconoscere in
quel povero giovane unʼinsensato amor proprio invece di unʼeccessiva
suscettibilità di cuore.
In fatti consimili non sappiamo se più abbia ragione chi condanna od
il condannato; è certo però che mentre questi trova tanto coraggio da
concepire idee dʼuguaglianza malgrado la disparità di condizione, fonda
il suo ragionamento sopra un principio incontestabile di natura; mentre
il primo fabbrica le sue sentenze sui gradi di una gerarchia che sà più
di stoltezza che di superbia.