Prima dellʼora di pranzo, sopraggiunse Paolo, frattanto madama Ramati,
Laura ed Ermanno, erano passati in una bella e fresca sala dʼestate
i cui ampii finestroni accoglievano tutta la pocʼaria che veniva dal
giardino; ivi stettero molto tempo discorrendo, e madama Ramati mise in
pratica tutte le possibili gentilezze col suo giovane ospite, il quale
dopo tante premure finì per riprendere la sua abituale franchezza.
Il pranzo fu piuttosto animato, Paolo era un prodigio di giovialità e
compiacevasi nel far ridere il signor Ramati a più non posso. Laura
stava accanto ad Ermanno, e più volte mentre fingeva di assecondare
lʼilarità del padre, aveva compresso il piede al suo commensale.
Ermanno non sentiva, non vedeva più a lui dʼattorno altri che la
giovinetta; il pranzo durò più di due ore fra le risate e lʼallegria
da una parte, sorrisi e sospiri dallʼaltra—Verso la fine, madama
Ramati prese parola di una certa signora di sua conoscenza, che era
amantissima della musica e brava dilettante, e terminò dicendo di
averle promesso che alla prima occasione della venuta di Ermanno, non
mancherebbe di presentarglielo—
Ermanno aderì di buon grado, e fu deciso che alla dimane si fisserebbe
lʼora di quella visita.—Finito il pranzo il signor Ramati volle ad
ogni costo sentire un poʼ di musica eseguita da Ermanno, e si dovette
compiacerlo malgrado che Paolo protestasse essere la musica cosa
indigesta dopo pranzo.—
Ermanno si assise al piano, scelse un pezzo di studio di madamigella, e
lo eseguì colla massima facilità, e diremo quasi con noncuranza, perchè
in quel momento era preoccupato da ben altro—Il signor Ramati che
aveva libato piuttosto in abbondanza, inarcò le ciglia a tanta abilità,
e predisse al giovane pianista unʼavvenire di fortuna—
—In fede mia, diceva Paolo ad Ermanno qualche tempo dopo, tu sei il
più fortunato briccone che io mi conosca, e non so davvero con quali
arti tu abbia stregati in un punto padre, madre e figlia—Con tali
successi, caro mio, non ti mancherà mai più pane, ed un giorno o
lʼaltro infilzandone una per bene, farai la tua risorsa...
—Bada Paolo, rispondeva Ermanno alquanto risentito, tu spingi
troppʼoltre il sarcasmo, e ciò non va bene. Per te pessimista di
cattivo genere, non havvi nulla di sacro, tu scherzi e facezii anche
sulle cose più serie, e davvero che non invidio questo eccessivo buon
umore. Tu hai molte buone qualità, ma hai pure il grave difetto di
vedere del calcolo in tutto—Per me non te ne faccio un mistero, adoro
quella fanciulla, ma ignoro se la sposerei...
—Come, chiese Paolo stralunato, anche questo saresti capace di fare?
—Certamente, e spero che ciò varrà a provarti almeno che io non
calcolo tutto, e lascio libera azione al cuore ed alla ragione...
—Niente affatto, protesto... per mia garanzia in avvenire, che tu
faresti una grossa corbelleria rifiutando queste nozze, qualora se ne
presentasse lʼopportunità...
—Dʼaltronde mio caro Paolo, queste sono facezie, perchè siamo
fortunatamente lontani, da ogni probabilità...
—In amore non si è mai lontani da questo scioglimento che potrebbe
nascere da un minuto allʼaltro, basta una mezzʼora per creare la
necessità dʼun matrimonio...
—Oh! basta, interruppe Ermanno, basta e non se ne parli più; il tuo
spirito mi fa male, e decisamente non andremo mai dʼaccordo sopra un
punto sì delicato, perchè la pensiamo troppo diversa.—
—Se ti fa piacere il non parlarne, rispose Paolo sorridendo, taccio;
ma bada che tu per il primo non infranga la consegna. Dopo tutto però
ti prego di non dimenticare la mia protesta.—
Così ragionando i due amici avevano fatto il giro dei Giardini
Pubblici. Era tardi, Ermanno manifestò il bisogno di riposarsi, ed
entrambi si avviarono verso casa, ove giunti si riattaccò una nuova
discussione sullo stesso soggetto; infine la stanchezza assalì Paolo,
che se ne andò a letto lasciando lʼamico solo nella sua stanza.
Noi non sapremmo dire se più dolce del sonno fosse la veglia che lo
precedeva, ma è certo che tanto lʼuno che lʼaltra furono un continuo
succedersi di dolcezze. La giornata portava seco troppi avvenimenti,
perchè Ermanno malgrado la stanchezza potesse tosto abbandonarsi al
riposo; si prova grandissima compiacenza nel riandare di notte sugli
eventi fortunati del giorno, ed al nostro giovane, non mancava certo
materia da pensarvi sopra.
Vegliando pensò al tempo che ancora gli rimaneva di restare in
Milano, alle gioie che avrebbe trovate presso Laura; sognando rivide
quella gentil cameretta profumata, fiorita, irradiata da quella luce
misteriosa.—Ei ritrovò in quel nido dʼamore la cara fanciulla sua,
bella e pura come patetica visione, rivide quelle bionde ciocche
di capelli, di cui ogni fiocco segnava giù per le spalle una linea
morbida e voluttuosa piena di misteri, rivide quei beglʼocchi che lo
entusiasmarono dʼamore, ritrovando in quello sguardo le più sublimi
dolcezze, le più caste voluttà.
Questo mago che si chiama sogno, questo abbandono della fantasia che
crea dal nulla un mondo suo particolare ora spaventevole, ora leggiadro
allorchè la materia riposa assorta in profondo sonno; questo riflesso
dʼimpressioni che è forse il fenomeno più prodigioso della mente umana,
concorse col suo fascino ad abbellire il bel quadro di realtà che aveva
sedotto Ermanno, ed allʼindomani aprendo gli occhi trovò che il suo
amore erasi raddoppiato, e ciò perchè nel sogno aveva intravedute mille
soavità ignote alla mente fino allora.
Erano appena le cinque del mattino allorchè Ermanno si destò; malgrado
che fosse molto di buonʼora, non potè più fermarsi a letto provando
bisogno di muoversi.—Paolo dormiva ancora saporitamente, nè dava
alcuna speranza di svegliarsi tanto presto; per cui Ermanno stimò bene
lasciarlo tranquillo; si vestì in fretta ed uscì a respirare lʼaria del
mattino.
La giornata era serenissima, il sole splendeva in tutta la sua luce,
e le vie di Milano erano già tutte in movimento. Ermanno poco pratico
del frastuono di quella grande città, assorto e concentrato neʼ suoi
pensieri, correva rischio ad ogni tratto di restare schiacciato dalle
carrozze; pur nondimeno la vista di quelle grandiose vie, dei palazzi
monumentali, lʼurtarsi continuo della folla, avevano unʼinsieme
imponente che gli faceva dilatare il cuore.
Oh! quanto bella gli parve Milano confrontandola con Brescia, ove
tutto era monotono.—La eccessiva tranquillità prostra lo slancio
dellʼanima che ha sempre bisogno dʼemozioni, e tende istintivamente a
tutto ciò che è grande e bello.—Egli attribuiva alle case, a tutto
quellʼammasso di uomini e di cose che forma Milano lo slancio inusitato
della sua mente, nè sʼavvedeva il poverino che tolta una sola persona
da quella Babilonia, tutto gli sarebbe apparso monotono, e quelle
numerose carrozze, quei grandiosi palagi avrebbero tosto perduto il
loro prestigio.
Rientrò in casa verso le otto, trovò Paolo che stava vestendosi, ed
uscirono insieme per fare colazione; indi fissarono lʼitinerario della
giornata, e fu stabilito che Ermanno dopo le dieci si recherebbe
da Ramati solo; Paolo passerebbe poi a prenderlo per pranzare alla
trattoria, non essendo conveniente fermarsi due giorni di seguito dal
signor Ramati.—Così fu fatto, alle dieci i due amici si separarono,
Paolo andò peʼ suoi affari, ed Ermanno si avviò verso quella casa, ove
giunse non al certo inaspettato.
Laura da più di unʼora era sulle spine non vedendolo comparire;
anchʼessa povera fanciulla aveva premura di raccontare ad Ermanno il
suo sogno che non lasciava nulla certo a desiderare. Madama Ramati
propose una passeggiata, Laura in pochi minuti fu pronta, ed Ermanno le
accompagnò.—Durante la strada madama chiese al pianista se si sentiva
disposto di far visita a quella signora, ed Ermanno non ebbe alcuna
difficoltà, tanto più che Laura ne mostrò vivo desiderio.
La signora in discorso era una certa madama Salviani elegantissima
dama lanciata un tempo nel gran mondo, ove sfoggiava per gran lusso
e ricchezze.—La morte di suo marito, ricco negoziante, la addolorò
talmente che decise di troncare tutte le sue abitudini, durante lʼanno
vedovile, rinunziando ad ogni sorta di divertimenti. Amava però molto
la musica, di cui era discreta cultrice; aveva appena trentacinque
anni, era una bella donna, e non le sarebbe mancata lʼaccorrenza di
giovani dilettanti e maestri in casa sua; ma ella preferiva ricevere
persone attempate, onde premunirsi anche contro le calunnie e le
maldicenze dei tristi.
Madama Ramati aveva contratta relazione con questa signora per mezzo
del marito il quale era stato legato per ragione dʼaffari al defunto
negoziante, ed allorchè questi viveva ancora, nè Laura, nè sua madre
frequentavano quella casa che era il convegno del bel mondo.—Ma quando
il signor Salviani venne a morire, e la vedova rinunziò alla società,
si strinsero maggiormente i vincoli dʼamicizia fra costei e la famiglia
Ramati.
Laura recavasi spesse volte a visitarla, e fu appunto in una di quelle
occasioni che la giovinetta discorrendo di musica, venne a parlare
di Ermanno con tanto entusiasmo, da eccitare la curiosità di madama
Salviani, la quale mostrò vivo desiderio di conoscerlo.
Ermanno fu accolto con tutti i riguardi, e dopo le cerimonie di
presentazione, si passò a discorrere sulle novità del giorno, e di
tante altre cose che costituiscono lʼinsulso frasario delle visite
officiose. Ermanno pregato, passò al pianoforte, e suonò alcuni pezzi
presentatigli da madama Salviani. Erano nuove per lui quelle fantasie
da _Salon_, giacchè ei studiava quasi sempre sui Classici, ma la sua
abilità era tanta che anche suonando come suol dirsi a _prima vista_,
eseguiva la musica con tanta finitezza da farla parer provata e
riprovata.
Lʼentusiasmo di madama Salviani, non ebbe più limite allorchè
presentandogli una _fantasia_ nuovissima di Fumagalli sul Poliuto, se
la vide eseguire colla massima indifferenza.—Laura orgogliosa per
riflesso di tanta abilità applaudiva a tutte mani.
—Signore, disse madama Salviani ad Ermanno, la mia villa nella Brianza
confina con quella di madama Ramati, e sarei felicissima se ella
facendo una visita a queste signore vorrà ricordarsi che io soggiorno
non molto lontano.
—A proposito mamma, sclamò Laura, se non era della signora ti
dimenticavi dʼinvitare il nostro amico alla campagna, e volgendosi
ad Ermanno aggiunse, fra quindici giorni, noi vi saremo con papà e
ci fermeremo per tutto lʼautunno; non credo necessario il dirle che
speriamo vorrà onorarci di sua presenza per qualche giorno.—Lo diremo
anche al signor Paolo.
Madama Ramati, rinnovò la preghiera, e dopo qualche minuto di saluti,
Laura, sua madre ed Ermanno scendevano le scale.
Sarebbe certamente affare troppo lungo se si prendessero a narrare
tutte le vicende di quella settimana passata da Ermanno a Milano
in generale, ed in casa Ramati in particolare. Tutto quanto può
concepirsi di riguardi e gentilezze fu messo in pratica dai coniugi
Ramati in suo favore; madama specialmente spingeva le attenzioni fino
allʼincredibile; si opponeva vivamente ogni qualvolta Paolo cercava di
trascinar via lʼamico, e negli ultimi giorni della settimana Ermanno
non abbandonò mai un istante quella casa, salvo che alla sera nellʼora
in cui Paolo soleva ritirarsi.
Laura intanto in quel poco tempo aveva ripresa tutta la giovialità del
suo carattere, era sempre allegra sempre festevole, e pareva che la
felicità traspirasse da tutta la sua persona.—Se può farsi un carico
ai genitori, si è quello di essersi troppo compiaciuti per lʼilarità
ed il buon umore rinati improvvisamente nella figlia, senza indagarne
la causa; persuasi che ciò dipendeva dalla presenza di Ermanno, la
lasciavano godere liberamente della di lui compagnia, colla speranza
di poterla guarire da quella tristezza che lʼaveva colpita dopo la
partenza da Brescia.—
Non sapremmo invero ove trovare altra colpa se non quella di un
eccessivo amore per lʼunica figlia, amore che trascendeva alquanto in
debolezza; ma mio Dio, noi siamo più che persuasi, per quanto questa
debolezza possa sembrare imputabile, che tutti i sistemi dʼeducazione
per damigelle, hanno il loro lato difettoso.—Lʼeccessivo rigore ha
pure gravissimi inconvenienti, e può portare a serie conseguenze.
Balzac nella sua _Fisiologia del matrimonio_ condanna il rigore
esercitato dai genitori sulle figlie allontanandole da ogni contatto
colla società, e preferirebbe che questa repressione si applicasse più
alla sposa che non alla ragazza.—Il mondo è certo una gran scuola;
chi non lo frequenta da giovane, e non apprende a conoscerlo, non
saprà mai premunirsi contro le sue insidiose apparenze; e nel punto in
cui abbisogna di una pratica esperienza, trovasi debole ed incerto a
sostenere le lotte della vita.
Ma lo ripetiamo i coniugi Ramati non tenevano questo sistema per
principio, ma per eccessiva deferenza, ed anche su questa deferenza
non si potrà mai tirarne una condanna: lʼamore è un gran peccatore, ma
anche una gran scusa; e noi non sapremmo ove trovarne una migliore.—Il
fatto è che Ermanno e Laura, potevano stare liberamente insieme; quella
certa Romanza era il punto cardinale dei loro ritrovi, e mercè lo
studio di essa i due giovani si trovavano soli per delle ore, intenti a
tuttʼaltro che a studiare.—