IV

La felicità non è sempre la ben giunta nel cuore degli uomini. Taluni

forse per eccesso di timidezza, diffidano della felicità che si rivela

sotto troppo belle speranze—È bene lʼesser parco in tutto onde non

avere a dolersi di troppo per la perdita di un bene vagheggiato, e

coloro che accettano per buone tutte le gioie che arreca una dolce

speranza, non agiscono ragionevolmente.—Chi più compra, più paga—e

se tutti potessero tenersi impressa questa inevitabile conseguenza,

sarebbe evitato lo spettacolo doloroso di tanti poveri illusi ai

quali sembrava di toccare il cielo; che poi precipitano nel nulla

della delusione. E perchè ciò? Perchè si erano affidati ad una falsa

speranza; perchè non seppero giudicare a tempo se fosse possibile la

sussistenza di unʼedifizio infondato.

Diffidare di una felicità sperata, sarebbe gran virtù; ma come fare se

è destino che la vita dellʼuomo sia una continua speranza? Sperare il

male, sarebbe follia; e poichè si deve tendere a qualche cosa, meglio è

sperare nella felicità.

Laura aveva centomila lire di dote, ed era figlia unica.—Questa

dichiarazione è assolutamente necessaria per giustificare i dubbii e

le apprensioni di Ermanno. Il nostro giovinotto allʼuscire di casa

Ramati era tormentato da tristissime meditazioni; ormai non vʼera più

dubbio sulla realtà del suo amore. Invano egli avea lottato contro quel

sentimento che minacciava la sua pace; lʼamore è più ostinato che mai,

si potrebbe lottare allorchè non si ama; ma il primo sintomo di lotta

e il primo sintomo dʼamore.

Ermanno era ragionevole, a mente tranquilla egli non si sarebbe mai

sognata una cosa tanto lontana dal possibile; eppure nel breve periodo

di due giorni egli era soggiogato. Non era il caso dʼilludersi, il

dolore che provava nel riconoscersi vittima di quel sentimento, era la

più certa prova dellʼamor suo. Strana follia! Egli povero umile artista

innamorarsi di una giovinetta appartenente a distintissima famiglia. Ma

come mai colla sua sana intelligenza non aveva compreso che quellʼamore

era un sogno, una chimera? —Ma quel sogno era tanto bello, che egli

vi si addentrò senza avvedersene; ed ora che la prima riflessione

gli parava innanzi la gelida realtà, ora che erasi abbandonato

inscientemente nellʼonde delle illusioni, sentiva lʼimpossibilità di

ritrarsi.

Ciò che più di tutto lo addolorava, era la certezza che aveva

dellʼamore di Laura. Come non accorgersene? come non credervi se

ella stessa si era tradita con tanta sincerità. Egli avea accettato

il fascino misterioso di una prima impressione, e difatti in quella

prima sera non una triste idea era surta a funestarlo. La speranza

gli sorrideva presentandogli la coppa delle illusioni; invece di

respingerla, invece di sciogliere lʼincantesimo col soccorso della

ragione, non seppe resistere al senso misteriosamente dolce che lo

attraeva verso quella vezzosa fanciulla.—Ma gli infelici fruiscono

poco del prestigio di unʼillusione, e la verità corre tosto premurosa a

disperdere la trama delle speranze.

La realtà! ed era ben dessa quella crudele che aveva atterrate le pure

gioie del povero Ermanno! Spingendo il pensiero attraverso le nubi

dallʼavvenire, egli non vi trovava che un cammino monotono privo di

ogni sorriso dʼallegrezza; il campo dellʼarte divenne per sè stesso

troppo arido; egli avea traveduto in sogno una mano gentile che poteva

guidarlo ad altissima meta; accanto al sentiero di spine, aveva sognata

una via di rose.

È meglio non pensarci più, diceva fra sè; ma subito dopo gli tornava

alla mente il bel viso di Laura, la sua grazia, il suo sguardo

espressivo, che richiamavano in un cielo di dolcezze sante e pure;

allora si apriva per poco lʼanimo suo alla speranza, e nel trasporto

di tenerezza baciava quel mazzolino di fiori che ella gli aveva dato

come pegno dʼaffetto; ma di quale affetto? Dove si fondava quellʼamore?

E pur troppo Ermanno riconosceva in esso il frutto dellʼinesperienza,

e pensava che allʼindomani quella giovinetta ingenua educandosi alla

scuola della vita, avrebbe cessato di commoversi per un oggetto di poco

conto; che domani Laura leggendo nel gran libro del mondo, riderebbe

forse allo svegliarsi di quel sogno troppo puerile.

Allʼetà di Laura, nulla avvi di certo sulle aspirazioni del cuore, nè

si discute menomamente sulla possibilità o non di amare—In quel primo

brillare dei raggi della vita, si fa tutto senza calcolo, e forse senza

bisogno.

Perchè Laura amava Ermanno? Perchè le piaceva; ecco tutto. A quellʼetà

non si bada troppo alle esigenze sociali che pongono lʼamore fra le

strettoie delle convenienze. Che importava ad essa se Ermanno non

era ricco? Questo pensiero non le passava neanche per la mente. A

diciasette anni la donna ama per amare; lʼanimo suo non ancora corrotto

dal soffio delle passioni; risponde con entusiasmo alla prima parola

dʼamore che si sente mormorare.

Per tutta la susseguente giornata Ermanno stette in preda ad

unʼagitazione febbrile; la musica non ebbe forza alcuna per distrarlo

dalle sue dolorose meditazioni; infine dopo tanto riflettere, prese

lʼeroica decisione di non porre più piede in casa Ramati.—Egli aveva

troppo bisogno della sua pace per non cimentarla dietro ad una folle

speranza.

Man mano però che si appressavano le otto ore, egli sentiva che la sua

costanza vacillava. Invano cercava di distrarsi, invano tentava nelle

risorse della sua ragione un eccitamento per resistere al desiderio

che lo attraeva. La seducente apparenza della bella serata che

avrebbe potuto passare in casa Ramati lo faceva titubare nella presa

risoluzione.

Più volte fu sul punto di lasciarsi trascinare ove lo chiamava il

cuore, ma seppe resistere. Suonarono le otto, ed egli stette fermo,

malgrado un palpitargli agitato del cuore che lo avvisava esser quello

il momento di andare.

Egli aveva vinto; con un grande sforzo di volontà seppe comandare a sè

stesso; ma la lotta fu strenua, il combattimento accanito, ed il povero

Ermanno riportò colla vittoria la noja e la spossatezza.—Egli che

aveva vegliate tante notti nello studio dimenticandosi del mondo, non

sapeva ora dove trovare una distrazione; il suo pensiero vagava per la

città in cerca della carrozza che trasportava Laura, la povera Laura

desolata forse per il di lui contegno.

A tale idea Ermanno sentivasi stringere il cuore, e per poco non

sarebbe corso in casa Ramati a scusarsi. Erano già trascorse le nove,

ed egli non era puranco al sicuro, il cuore non voleva cederla ad ogni

costo. Che fare? Si appigliò al consiglio di cercar nel riposo un poʼ

di pace; recarsi a spasso sarebbe stata follia, dove andrebbe? ovunque

lʼaspettava la noia, eppoi chi lo assicurava che discendendo nella

via, le gambe non lo guidassero macchinalmente verso quella casa? Sono

sì facili le distrazioni di simil genere!

Ermanno si mise a letto, ma sarebbe arduo assai lʼasserire che egli

dormisse.—La notte gli parve lunghissima; se era desto pensava a

lei; se dormiva sognava di lei, e dappertutto sì nella veglia che nel

sonno, vedevasi innanzi la bella Laura che con aria corrucciata lo

rimproverava per aver mancato alla data parola di trovarsi allʼindomani

presso di lei.—

Era tanto piacevole questo rimorso, che egli lo accettò, ed a poco a

poco finì per persuadersi di aver commessa una sciocchezza.—A che prò

pensava egli, a che prò far tanti sacrifizi per evitare un bene? per

fuggire una gioia; è vero bensì che abbandonandosi alla corrente delle

sua speranze ne avrebbe riportate infine amarezze e dolori; ma soffrire

anticipatamente per evitare un dolore incerto, è follia, tanto più se

per giungere a quel dolore si passa per la via del piacere;—Tanto vale

dolersene poi.

Ermanno si alzò allʼindomani con quelle savie riflessioni riportate

dal lungo pensare durante la notte; infine, diceva fra sè, che ci

arrischio? Quella giovinetta mi ama, è vero, ne sono certo; ma per puro

eccesso di entusiasmo. Essa crede amore ciò che probabilmente poi non

sarà che un capriccio di ragazza.—In uno slancio della sua vergine

fantasia mi prodiga sorrisi e carezze, con rara ingenuità mi stringe la

mano, come per ringraziarmi delle dolci emozioni che le cagiono, ed io

dovrei essere tanto crudele da respingerla e disilluderla amaramente

svegliandola da un sogno che la farà felice per qualche giorno?.....

Mai, e poi mai; ciò sarebbe per parte mia un eccesso di crudeltà, e non

voglio certo rendermi colpevole della prima lacrima che parte dal cuore

di una giovinetta!

Come ben vediamo, le riflessioni di Ermanno, se non erano del tutto

logiche, conservavano almeno le apparenze in faccia al suo amor

proprio. Difatti dopo di aver aspettato ardentemente che la giornata

volgesse al termine, egli era convinto in cuor suo di arrendersi per

deferenza, per atto di generosità; ma intanto il tempo gli pareva

lunghissimo, ma mentre colla testa egli forma vasi un piano di difesa,

il cuore palpitavagli violentemente in seno, e non si avvedeva che quel

debole barlume di speranza era il segno certo della sua sconfitta.

Lʼuomo sʼillude nel commettere un errore; egli pensa e crede tutto il

contrario di quanto potrà succedergli, e tenta con ogni scrupolo di

giustificarsi in faccia alla sua coscienza.—Per il bene si ricorre

alla ragione; per il male, allʼillusione; son due tribunali che si

rassomigliano.

Alle sette e mezza il nostro eroe era già sulle mosse verso la casa di

Alfredo; sicuro della sua coscienza egli camminava quasi baldanzoso;

ma appena scorse da lontano il balcone di casa Ramati, e sovrʼesso vi

distinse Laura, si senti al cuore una scossa tanto forte, che mancò

poco non cadesse. Alla sola vista di quella giovinetta disparve in un

baleno lʼapparato del suo eroismo; tutto il coraggio si franse dʼun

colpo, tutte le idee di generosità inspirate da un falso amor proprio

si dileguarono, e con esse ogni dubbio sulla reale esistenza del suo

amore.

Egli aveva potuto senza vederla fabbricar progetti a suo piacimento; il

cuore lo lasciò fare senza punto disturbarlo; ma che può mai la mente

allorquando il cuore parla? Questa particella di noi stessi, impianta

per sè sola una specie di governo assoluto, un centro dʼazione contro

cui si frange la punta del più saldo raziocinio.—Ermanno stesso rimase

colpito dello strano potere che aveva preso nellʼanimo suo quella

fanciulla, e conobbe di quanto avesse progredito il suo amore in soli

due giorni.

A che servirono mai tutti i suoi proponimenti? La verità ora si

appalesava con tutta chiarezza.—Riavutosi alquanto egli riprese il suo

cammino, ma più si appressava a quel balcone, più ingrandivasi la sua

agitazione.—

Laura intanto era fissa cogli occhi al fondo di unʼaltra via che

attraversava quella percorsa da Ermanno; dalla sua attitudine era

facile lʼindovinare che ella sperava di veder comparire qualche persona

aspettata.—Tratto tratto, scorreva collo sguardo su tutti i punti

dominati dal balcone, palesando una viva impazienza.

Allorchè le venne dato di vedere Ermanno, si fece rossa in viso, ed

anchʼessa fu colpita da un assalto di palpitazione.

Quando egli entrò nel portone, Laura gli corse incontro ad aprirlo,

e lo ricevette sullʼultimo gradino con una convulsiva stretta

di mano, ed un sorriso che riassumeva mille rimproveri, e mille

ringraziamenti.—Entrarono sempre tenendosi per mano, giunti nella sala

del balcone, Laura sedette, ma era tanto lʼaffanno della poverina da

non trovare il respiro per dire una sola parola.

Letizia ed Alfredo non erano presenti per quel momento, ciò accresceva

lʼimbarazzo di Ermanno, il quale pure non aveva ancora aperto

bocca—Infine Laura ruppe per la prima il silenzio.

—Bravo, bravissimo il signore, ieri sera noi abbiamo aspettato

invano!....

—Mille perdoni madamigella.... non fu per colpa mia; dʼaltronde non

aveva accertato di venire....

—È vero; ma pure farsi tanto desiderare, la è una vera crudeltà. Come

era naturale anche la passeggiata andò in fumo.

—Duolmi assai che per causa mia....

—Oh! per me, sclamò Laura ingenuamente, non è la perdita della

passeggiata che mi crucci, ma sibbene..... Quivi si arrestò,

senzʼavvedersene ella entrava in un punto troppo pericoloso; e

cambiando tuono dʼun tratto disse:

—Ma via, si sieda qui accanto a me, mentre stiamo aspettando i cugini,

discorreremo alquanto—Come sta sua mamma?

—Egregiamente.

—Come egregiamente, se ieri ancora?....

—Ah è vero, ma ora ha migliorato dʼassai.

—E mi dica in qual modo consumò la sera?

—Stando in casa.

—Proprio..... senza uscir mai?

—Mai.

—Ed ha suonato, senza dubbio.

—No.

—Come, non ha suonato? E che cosa ha fatto in tutta la sera mio bel

signore?

—Ho pensato....

—A che cosa?

Ermanno restò confuso. Se Laura avesse avuto un tantino di pratica,

poteva subito leggere sul volto di lui quale fosse stato lʼoggetto deʼ

suoi pensieri—Ermanno diffatti era commosso; il suo sguardo non si

saziava mai di contemplare quella graziosa figurina, ed ella lasciavasi

guardare senza scomporsi.

—E del mio mazzolino, che ne avvenne? chiese Laura sorridendo.

—Lo conservo gelosamente.

—Davvero?

—Certo, è una memoria tanto cara!

—Sì, ma appena quei poveri fiori saranno appassiti, ella si

dimenticherà di chi glie li ha dati....

—Oh! no signorina, è questa unʼaccusa gratuita che non mi merito

certamente.

—Davvero! Ella non mi dimenticherà sì presto? Ciò mi fu molto piacere;

dopo tutto sarebbe una vera crudeltà se si perdessero così presto certe

belle memorie! Oh! per parte mia glie lo assicuro, ciò non sarà mai,

e prevedo pur troppo che dovrò annojarmi per bene quando sarò sola a

Milano, lontana da questa cara Brescia....

—Ma, disse Ermanno, ci vuole ancor molto tempo prima che....

—Ohimè! Papà scrisse a mamma pregandola di trovarsi a casa fra quattro

giorni!.....

Tal nuova afflisse tanto profondamente il giovane che se ne stette

senza parola!—Quattro giorni appena! Ed era questa la felicità che

aveva sognata? Mai non gli venne in mente che Laura dovesse partire, e

questʼidea lo colpì sì forte, che ne provò vero dolore.

Laura vedendolo così triste, non cercò dʼinterrompere il filo delle

sue riflessioni; serbò il silenzio per qualche istante scrutando

attentamente tutte le oscillazioni del di lui sguardo. Forse non si

sbagliò sul secreto del dolore che gli si dipinse in volto, e come per

tentare qualche conforto, sclamò mestamente:

—È doloroso a dirsi, in questo mondo si nasce solamente per fare dei

sacrifizii!

—Pur troppo, rispose Ermanno, dacchè il discernimento della ragione

rischiarò la mia mente, io vidi essere lo scopo della vita non altro

che una continua aspirazione ad una meta inconseguibile. È tanto vero

che la felicità è una chimera impossibile, che io stesso abbandonai

ogni speranza di ottenerla. Diffido della speranza perchè so che essa

frutta il disinganno; eppure questa fata menzognera, mi ha sedotto anco

una volta; eppure malgrado tutta la mia triste esperienza, ho sperato

una follia! Sperai che un fiore non dovesse mai avvizzire, ed a quel

fiore ho legati i miei affetti.—Che mi rimarrà infine?.... Nulla, un

fuscellino dʼerba appassita!....

Laura questa volta aveva compreso; le parole del giovane suonarono

amaramente nel di lei cuore.

—Feci male, mormorò Ermanno, feci male venendo qui questa sera, doveva

aspettare domani, o dopo....

—Ma bravo! sclamò Laura con accento di rimprovero, il male lʼavrebbe

fatto non venendo, perchè ieri sera lʼabbiamo desiderato vivamente,

perchè con lei si passa unʼora senzʼaccorgersene; perchè infine se ella

non venisse, arrecherebbe gran dispiacere allo zio, ai cugini...... ed

a me!

La giovinetta pronunziò queste parole con tale accento di dolore, che

Ermanno ne ebbe rimorso, in quella voce egli ritrovò lʼespressione di

una pena viva e profonda. Ne ebbe tanto rimorso che prendendo la mano

di lei le disse:

—Mi perdoni madamigella.—Io stesso non so bene quello che mi dico....

Creda pure che mi sarebbe stato impossibile resistere più oltre,

giacchè se dipendeva solamente dalla mia volontà, a questʼora non sarei

qui; ma da due giorni comanda in me unʼaltra potenza tanto forte, che

mi abbandono rassegnato al mio destino.—Sia che vuolsi, se è vero che

sarò poi infelice, è pur vero che ora sono felicissimo!

Laura strinse nelle sue la mano di lui, ed egli proseguì con voce

sommessa fissandola negli occhi:

—Ma perchè ora piange.... perchè quelle lacrime?

—Perchè sono felice, rispose Laura sorridendo cogli occhi lagrimosi.

La dolcezza delle parole di Ermanno le aveva strappato il pianto; ma

il pianto della gioia, quelle lacrime soavi che escono da un sorriso, e

Laura piangeva sorridendo.

Si erano detto tutto?.... Chi lo sa; chi potrebbe dire sin dove si

sarebbero arrestati? ma non era prudente lʼabusare dellʼoccasione,

tanto più che poco dopo sopraggiunse Letizia.

—Ben venuto signor Ermanno, sclamò Letizia sorridendo, meno male che

ella si sia ricordato dei torti che aveva da riparare—Laura era con

lei indignata, ma a quanto vedo la mia buona cugina pecca per troppa

indulgenza.

—Si fu perchè sua madre non istava bene, disse tosto Laura.

—Madamigella Letizia sa meglio di me che non mi faccio troppo pregare

per venire in casa sua.

—Oh per me, rispose Letizia, non ci fo gran caso, sono sì bene

abituata alle sue stranezze che non mi sarei stupita se anche questa

sera non fosse venuto.

In quel momento entrò Alfredo, il quale fece pure ad Ermanno i suoi

rimproveri aggiungendo:

—Però quello che non si fece ieri, si può fare oggi. Volete signorine

che andiamo in carrozza?

—In carrozza! osservò Laura, non sarebbe meglio a piedi?

—E sia pure, disse Letizia, che glie ne pare signor Ermanno?

—Per me sono a loro disposizione, comandino....

—Allora è inteso, non faccio attaccare, chiese Alfredo.

—Letizia, disse Laura, vedi se mamma vuol venire, ed anche lo zio.

—Non darti pensiero per mio padre, tu lo sai a questʼora egli si

dispone per recarsi al suo inevitabile caffè. Sì dicendo Letizia uscì

di sala. Rimasero soli sul balcone Alfredo, Ermanno e Laura; il primo

sempre distratto come al solito, si mise a canterellare unʼarietta,

guardando sbadatamente nella via. Ermanno e Laura erano seduti di

fronte, e si dicevano tante cose cogli occhi.

V

Letizia ritornò ad interrompere quella mutua contemplazione annunziando

che anche la madre di Laura avrebbe preso parte alla passeggiata; e

difatti dopo pochi istanti madama Ramati comparì in sala ove trovò

tutti disposti alla partenza. La sera era fresca, ed eccitava al

passeggio; presero la via per recarsi nel viale fuori di città.

La comitiva si dispose così: Laura diede il braccio al cugino Alfredo,

Letizia restò indietro colla zia ed Ermanno.

La madre di Laura era una vera gentildonna per modi distinti, aveva una

certa conoscenza con Ermanno, epperciò non vi mancava lʼelemento alla

conversazione.

Naturalmente il discorso cadde su Laura, e lasciamo supporre quanto

gradevole fosse questo tema ad Ermanno. Se si volesse poi sapere di che

parlavano Alfredo e Laura che precedevano gli altri di qualche passo,

è facile immaginarlo.—Le donne hanno un certo tatto istintivo per

far cadere il discorso su ciò che loro piace senza che chi parla se

ne accorga menomamente.—Appena Laura si era appoggiata al braccio di

Alfredo trovò, modo di toccargli la corda debole parlandogli cioè di

Ermanno; Alfredo cadde subito a quel primo attacco, e ne disse fino

allʼentusiasmo in favore dellʼamico.

—Sarà debolezza, aggiungeva, ma Ermanno mi è tanto simpatico, che se

io fossi una donna, me ne innamorerei perdutamente.

—Fortuna per lui che non avrà bisogno di te per avere delle innamorate.

—Tʼinganni, tʼinganni dʼassai; in fatto dʼamore il mio amico è del

tutto profano.

—Odia forse le donne?

—Tuttʼaltro, nella carriera che percorre, si trova di sovente a

contatto colle signore, ma nessuna che io sappia gli inspirò qualche

cosa più di un poʼ di cortesia.—È troppo concentrato nellʼarte sua

della quale egli se nʼè formata una amante; non vive che per la musica.

—Ma, ribatteva Laura, non mi sembra vero che un giovinotto, unʼartista

non celi in seno qualche fiammetta....

—Eppure credimi la è proprio così; diamine io che gli sono sempre ai

fianchi, dovrei saperlo. Di giorno non esce che per le sue lezioni,

del resto se ne sta sempre al pianoforte. Se talvolta a forza di

preghiere si lascia trascinare in qualche concerto o serata musicale,

fa propriamente un sacrifizio. Egli non ama la società; è nemico

dei clamori; per chi non lo conosce sembra un selvaggio, ma chi lo

frequenta riconosce in lui un giovane pieno di talento e di modestia.

—Lo credo perchè me lo dici, sclamò Laura, ma pare davvero impossibile

che un giovane così amabile e distinto non cerchi qualche conforto in

unʼaffetto—Si è tanto felici quando si ama.

—Ma mia cara, per uno della tempra di Ermanno lʼamore si trova ma non

si cerca.

—Chissà che un giorno....

—Sarà difficile, e sinceramente non gliene farei augurio....

—Perchè mai?

—Mio Dio, la fedeltà è tanto rara al giorno dʼoggi, ed Ermanno è una

di quelle nature che amando si legano corpo ed anima...

—In questo caso, che male ci sarebbe?

—Che male? il ciel lo guardi! Se per disgrazia sʼinnamorasse, e

venisse poi deluso, credo che si darebbe alla disperazione.

—Ma cugino mio, non tutte le donne sono leggiere, ve nʼha di quelle

che possono dedicare lʼintera loro vita al culto di un solo ed unico

affetto.

—Sì ve ne sono tali donne, ma nei Romanzi...

—Oh! senti, non dubitare così, ciò mi fa dispiacere; secondo voi altri

noi saressimo lʼincostanza personificata.

—Via via, cuginetta, non adirarti meco; se vuoi che ci creda, crederò;

ma solamente per farti piacere.

Di questo passo si giunse al pubblico passeggio, ivi lʼordine della

comitiva si sciolse; Letizia si unì a Laura, Alfredo prese il posto di

Letizia accanto alla zia a cui chiese:

—Ebbene è ella stanca della passeggiata?

—Tuttʼaltro, non mi sono neanche accorta dʼaver fatto tanta strada, mi

trovo in sì buona compagnia!...

Il complimento era diretto ad Ermanno, che glie lo restituì nel modo il

più lusinghiero.

—Nipote, disse madama Ramati ad Alfredo, quando ti verrà occasione

di recarti a Milano, tʼimpegno a condur teco il signor Ermanno; ha

promesso di venire.

Ermanno sorrideva con aria di rifiutarsi, e madama soggiunse:

—Sicuramente, badi che io conto con scrupolo sulle promesse, o che

verrà colle buone, o le faremo venire per forza.

—Si accerti, o signora, rispose Ermanno, non vi sarà questa

necessità.—Mi procurerò un giorno questo piacere.

Le due giovinette intanto si erano di molto allontanate; pareva che

parlassero di qualche cosa ben importante, perchè si portarono alla

distanza da non essere udite.—Laura volgevasi spesse volte indietro;

indi si rimetteva a parlare gesticolando in modo che tradiva la sua

contentezza. Che mai diceva essa alla cugina per discorrere con tanta

enfasi? e perchè Letizia ascoltava col labbro atteggiato ad un sorriso

malizioso?—Le donne, e le ragazze specialmente, abusano spesso di

confidenza verso le loro amiche; un primo amore, il primo palpito

del cuore, è un peso troppo grave per una fanciulla, perchè possa

celarne il segreto. È vano pretendere che ella debba tenersi per sè le

impressioni che la agitano, e nel seno di unʼamica versa tutto il suo

mistero.

Le confidenze divengono una necessità nella donna che ama per la prima

volta. Lʼuomo è egoista della sua felicità, la donna ne è ambiziosa;

lʼuomo la nasconde con tutta cura, la cela agli sguardi di tutti; la

donna invece prova una grande compiacenza nel rivelarla, e tradisce il

secreto in tutti i suoi atti.

Laura col solo suo modo di camminare, appoggiata, anzi abbracciata

a Letizia, palesava il suo amore.—Le due ragazze dopo di aver

passeggiato sole per qualche tempo, si rivolsero agli altri, e Letizia

chiamò:

—Signor Ermanno, ascolti una parola.

—Ai loro ordini, rispose il giovane avvicinandosi; non aveva ancora

parlato, che già esse si erano attaccate alle sue braccia.

—Siamo stanche, disse Laura appoggiandosi a lui, abbiamo bisogno di un

cavaliere....

—E dove trovarlo migliore? sclamò Letizia.

—Signorine, rispose Ermanno sorridendo, non vorrei che mi

canzonassero...

—Ce ne guardi il cielo!

—Era per parlare un poco anche con lei, che lʼabbiamo chiamato,

mormorò Laura.

—Comʼè bella questa sera illuminata dalla luna, veramente poetica.

—Passerei la notte passeggiando, disse Laura.

—Sola?

—Oh no, avrei paura.

—Come sono soavi queste notti illuminate mestamente, disse Letizia

con accento declamatorio; e dire che vi son taluni che negano il

romanticismo; con che cuore, io nol so.—Come non accendersi di poesia

allo spettacolo malinconico e soave di una bella sera dʼestate? Parmi

di essere trasportata a quei beati tempi in cui i trovatori erravano le

notti solinghi e addolorati sotto le finestre di un castello di gotica

architettura; parmi di sentirne i patetici canti, gli appassionati

versi dʼamore.

Tutto ciò fu detto da Letizia con un tuono ironico, con unʼespressione

così maliziosa, che Ermanno non ebbe più dubbio alcuno sulle confidenze

che Laura poteva averle fatte. In quanto a Laura, essa non aveva

neanche compresa sillaba della chiaccherata di sua cugina, perchè la

sua mente viaggiava in quellʼistante a più alte regioni.

Piegata mollemente sul braccio di Ermanno, lasciava libero sfogo al

pensiero abbandonandosi al languore della fantasia come alle illusioni

di un sogno.

A poco a poco quella graziosa testolina si piegò sulla spalla del

giovane, ed i biondi capelli agitati dalla brezza della sera,

sfioravano dolcemente la guancia di lui.—Più volte ella gli aveva

stretto il braccio nel suo, ed egli rispondeva collo stesso linguaggio.

La conversazione si ripigliò un poʼ più calma, Letizia moderò alquanto

il suo spirito permettendosi solo di quando in quando di scherzare

sulla distrazione della cugina.

Si parlò di molte cose, di poesia, di musica, di amore, di stelle,

di fiori, ed anzi a proposito di fiori, dobbiamo dire che sebbene

Laura fosse molto distratta non lasciò sfuggire inosservato un

fiorellino che usciva da una siepe elevandosi sugli altri come per

farsi cogliere.—Appena ella lo vide, allungò la mano, lo colse senza

incomodarsi perchè presentavasi sul suo passaggio; quel fiore passò

naturalmente dalle mani della giovinetta a quelle di Ermanno, e tutto

ciò senza che la maliziosa Letizia se ne avvedesse.

A quellʼidea così gentile, a quellʼatto così eloquente nel suo

silenzio, Ermanno fu tocco di gioja; non era più una creatura umana

che egli si sentiva al fianco, era qualche cosa di soprannaturale, un

angelo da cui si elevava un profumo tale di poesia, che lo commoveva in

ogni fibra.

Alfredo chiamava al ritorno; si rifece la strada allo stesso modo,

questa volta però erano tutti riuniti.

—Signori miei, diceva Alfredo, non possiamo negare dʼaver fatto una

bella passeggiata.

—Oh! sì davvero verso il Campo Santo, rispose ironicamente Letizia.

—E il passeggio più ameno che abbiamo; questa bella strada

fiancheggiata da cipressi, quellʼedificio in fondo che chiude la vista,

queste statue, tutto costituisce un insieme armonioso.

—Insomma il Cimitero è ciò che vʼha di più bello in Brescia, osservò

madama Ramati sorridendo.

—Non dica così zia; già si sa che Brescia non è Milano, ma è senza

dubbio una bella città.

—Per conto mio non lo nascondo, disse Laura, la situazione dal paese

mi piace assai; ai piedi delle colline; eppoi qui si gode di tutta la

pace. Anche papà è bresciano, non è vero? chiese ella a sua madre.

—Sì, e mi ci volle non poca fatica per trascinarlo a Milano. Infine

pregato da me, pressato daʼ miei parenti si lasciò indurre; ora vi sta

da diciassette anni ed è tanto bene abituato che non abbandonerebbe mai

la casa sua.

—Ed ella signor Ermanno, non ha conoscenti in Milano? chiese Laura.

—Molti, ed uno specialmente è il più caro deʼ miei amici al quale sono

legato fia dallʼinfanzia; professa la pittura.

—Ah! tu parli di Paolo, disse Alfredo.

—Appunto.

—Anchʼegli è bresciano, un bravo giovinotto che farà fortuna col suo

talento....

—Ed abita in Milano? domandò Laura.

—Da varii anni, mi sorprende anzi che non lo conosciate.

—Non cʼè da stupirsi, disse madama Ramati, noi frequentiamo sì poco

la società.... Ma giacchè parliamo di quel pittore, è da molto che

desidero di avere i ritratti della nostra famiglia eseguiti da un abile

artista, e se questo signor Paolo fosse veramente di vaglia....

—Glie lo garantisco zia; è unʼeccellente artista, e molto stimato.

—Allora mi darai il suo indirizzo.

—Io non lo so, Ermanno potrà favorirla.

—Certamente, sarà mia premura, rispose Ermanno, anzi senza che ella si

disturbi, gli scriverò io, invitandolo a passare da Lei.

—Meglio così.

Laura non parlava, ma nellʼudire che un amico intimo di Ermanno le

avrebbe fatto il ritratto, ne ebbe molto piacere.—Di questo passo la

comitiva giunse davanti al palazzo Ramati; ivi tutti si fermarono; era

tardi, e fu giocoforza salutarsi.—Ermanno strinse per lʼultima volta

il braccio a Laura, prima di separarsene; madama Ramati lo ringraziò

della buona compagnia che le aveva fatto, gli strinse la mano, indi

egli se ne andò.

Un bel sogno · 第 21 / 82 题