sono difatti, soprattutto, l'amica di mio figlio. Sono l'amica, a cui
egli ha confidato ogni più piccolo segreto fin da quando ancora bambino
cominciò precocemente a temere i pericoli della vita. Quello che le ho
riferito non è una supposizione della madre costernata: è bensì il
segreto di lui rivelato a me in una confessione d'ogni giorno.
Allontanandosi da questa città due anni or sono, sognava egli stesso di
guarire e fidava nella lontananza, fidava nella fermezza del proprio
carattere e in tutto quanto la sua età gli prometteva. Mi proibì di
seguirlo, nè io l'avrei potuto seguire, perchè in casa, mio marito, che
ha molti anni più di me, e mia figlia, che lavora, abbisognano di tutte
le mie cure; ma non ho mai cessato di stare col pensiero accanto al mio
Luciano e d'interrogarlo con quella dolcezza che ha sempre trovate le
vie più intime del suo cuore. Ebbene, signora, le lettere che egli mi ha
scritto fino ad oggi sono i documenti d'una esistenza travagliata che si
agita tristemente come in una fitta oscurità, chiedendo un poco di sole!
La lontananza, la fermezza del suo carattere e le risorse della sua età
non lo hanno guarito! Lei dice che nessuna giovinezza sì lascia
distruggere dall'amore...; ma io -- mi perdoni se mi esprimo con troppa
sincerità -- non credo che questo sia il suo convincimento. Una creatura
buona e dolente come lei sa per prova che i dolori umani non hanno
limite e sa per istinto che l'amore può essere il più grande dei dolori!
GIULIA
_(con gli occhi bassi, pianamente)_ L'ho ascoltata per il rispetto che
lei ha saputo impormi; ma ho fatto male ad ascoltarla.
LA SIGNORA MARNIERI
Perchè?...
GIULIA
_(con asprezza angosciosa)_ Perchè anche la compassione a cui mi si
costringe per un uomo che mi ama è una viltà della mia coscienza.
LA SIGNORA MARNIERI
La compassione non è mai una viltà!
GIULIA
_(energicamente)_ Sono io che devo giudicarmi, signora Marnieri, e la
clemenza sua non renderà me più clemente verso me stessa! Del resto, che
cosa potrebbe mutare per la mia compassione?
LA SIGNORA MARNIERI
_(paurosa)_... Anche dalla compassione... può nascere l'affetto.
GIULIA
_(drizzandosi in piedi con una immediata irruenza dolorosa)_ Avrei il
dovere di morire se sapessi di amare! _(Breve pausa.)_ Il nostro
colloquio, signora Marnieri, è durato già troppo.
LA SIGNORA MARNIERI
_(si leva con umiltà.)_
GIULIA
_(continuando)_ Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata
neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho
raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene,
dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno
colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne
ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!
LA SIGNORA MARNIERI
_(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della
voce)_ No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa
nulla!
GIULIA
_(spalanca gli occhi e indietreggia.)_ _(Un silenzio.)_ _(Poi, quasi
sottomessa)_ Le domando perdono di avere offeso suo figlio.
LA SIGNORA MARNIERI
_(con pari sottomissione)_ Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo
sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da
Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il
povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il
sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono
acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse
mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà
a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa
infelicità del mio figliuolo.
GIULIA
_(profondamente commossa)_ Non è così, signora Marnieri. Da me lei non
deve aspettarsi nè odio nè rancore. _(Con tenera lealtà)_ Tutt'altro!...
So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a
lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la
tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel
giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta
migliore.
LA SIGNORA MARNIERI
Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! _(Piange.)_
_(Un silenzio.)_
GIULIA
_(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un
piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:)_ Via,
non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una
sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con
cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi
cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le
trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi
può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E
che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare
sulla terra?... _(Il suo volto è rigato di lagrime.)_
LA SIGNORA MARNIERI
_(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle
parole non l'hanno convinta.)_ _(Si asciuga gli occhi.)_ Addio, signora.
GIULIA
Addio.
LA SIGNORA MARNIERI
_(dopo una breve esitazione, con un poco di voce tremante)_... Non mi
permetterà di rivederla qualche volta?
GIULIA
_(tra l'oscura necessità di rifiutare e il bisogno istintivo di cedere,
col cuore che le rompe il petto, debolmente mormora:)_ Se lei lo
vuole....
LA SIGNORA MARNIERI
La ringrazio. _(Guardandola con devota effusione, le stende la mano.)_
GIULIA
_(glie la stringe, evitando quegli sguardi riconoscenti.)_
LA SIGNORA MARNIERI
_(trattenendo nella sua la mano di lei e stringendogliela più forte,
ancora con le lagrime che le vagano sulle pupille, quasi interrogandola,
fiatando appena, ripete:)_ La ringrazio. _(Si distacca penosamente, ed
esce.)_
GIULIA
_(stanca, trasognata, rapita come da una ineluttabile influenza
sovrumana, lentamente siede e resta immota guardando dinanzi a sè un
punto lontanissimo, con i grandi occhi estatici.)_
_(Passa qualche istante.)_
SCENA VII.
GIULIA _e_ GIUSEPPE.
GIUSEPPE
_(tutto vestito a lutto, con l'abito abbottonato, portando in una mano
un cappello col velo nero, nell'altra, col braccio quasi penzoloni, il
piccolo mazzo di fiori, comparisce in fondo, compunto e austero. Vedendo
che Giulia non si accorge di lui, annunzia con voce poca e grave:)_
Signora Giulia, la carrozza del Comitato è venuta.
GIULIA
_(ha un piccolo soprassalto. -- Rabbrividisce.)_ _(Pausa.)_ _(La sua
fisonomia si muta.)_ _(Ella cala la veletta sul viso e si leva.)_
Eccomi, Giuseppe.... Sono pronta. _(Quindi si avvia.)_
GIUSEPPE
_(diritto, con le spalle allo stipite, aspetta con solennità che ella
gli passi davanti.)_
_(Sipario.)_
ATTO QUARTO.
_Un camerone bislungo che va un po' restringendosi in fondo. C'è
nell'ambiente qualche cosa di claustrale. Le pareti sono bianche e nude.
L'alto soffitto è a volta. A destra, una prima porta su cui è scritto:
Direzione; e, a sinistra, dirimpetto a questa porta, un corridoio che
s'interna nell'edifizio. Poi, un'altra porta a ciascuna delle due pareti
laterali. L'angolo sinistro del camerone è tagliato dall'ampio vano ad
arco d'una scala che discende. Nel centro della parete di fondo è un
largo finestrone dal parapetto basso. Oltre un tavolino di noce che è
sul davanti, verso il lato destro, e poche seggiole solide e pulite,
nessun'altra suppellettile interrompe quella nuda e serena semplicità.
Dal punto mediano della volta pende un ferro che sostiene una sola
lampada elettrica sotto un cupolino di porcellana. Una più piccola
lampada è nel vano della scala. Un'altra dinanzi all'uscio della
Direzione. La chiavetta della luce è alla parete in fondo, presso il
vano della scala._
SCENA I.
SUORA ELISABETTA, FAUSTINA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA ANTONUCCI,
ADALGISA, DONNA SOFIA, UNA VECCHIETTA.
_(È il vespero. Le lampade sono spente. Il camerone è nella penombra.
Dalla grande finestra aperta si vede, come un quadro in una cornice, il
profilo di qualche casa, di qualche terrazza, di qualche campanile,
sull'orizzonte che va abbuiandosi e il luccichio tremulo delle prime
stelle. Con le spalle voltate alla finestra e poco da essa discoste,
sono sedute, formando quasi un semicerchio: SUORA ELISABETTA, che è una
monaca senza connotati speciali; la MARCHESA ANTONUCCI, che è una
signora sui quarantacinque anni dallo aspetto molto signorile; la
signora GILBERTA MIRELLI, giovanissima, esile, con un viso pieno di
soavità, vestita a lutto; ADALGISA, dall'età un po' incerta tra i trenta
e i trentacinque anni, dall'aspetto ambiguo, ora gaio ed ora
malinconico, vestita un po' in disordine, ma non senza una certa grazia
bizzarra; DONNA SOFIA, una vecchia nitida e atticciata dai capelli
bianchissimi; Faustina, che indossa una veste grigia arieggiante
un'uniforme; e UNA VECCHIETTA decrepita, raccorciata e magra, col dorso
curvo, avvolto in uno scialletto nero.)_
_(SUORA ELISABETTA sta nel mezzo della schiera, e la sua cuffia monacale
biancheggia nella penombra fra le due ali del semicerchio. Ella
presiede, fredda, impassibile, quasi macchinalmente, la piccola
adunanza, per le preghiere della sera. Il rosario è stato già recitato;
ed ora le litanie sono al termine. La sua voce monotona propone. Le voci
delle donne raccolte intorno a lei monotonamente rispondono a coro.)_
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Parce nobis, Domine.
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Exaudi nos, Domine.
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Miserere nobis.
_(TUTTE si fanno il segno della croce e si alzano. Soltanto la
VECCHIETTA disseccata e curva resta seduta.)_
FAUSTINA
E anche stasera ci siamo lavata la coscienza.
SUORA ELISABETTA
_(volta la chiave della luce elettrica. Le tre lampade rischiarano
discretamente il camerone. Poi, ella si avvicina alla VECCHIETTA e le
offre il braccio. L'aiuta ad alzarsi e con lei, piano piano, infila il
corridoio.)_
_(Tutte e due spariscono.)_
DONNA SOFIA
_(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:)_ Questa è sedia di
mia pertinenza.
_(DONNA SOFIA trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che
gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende
dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli
occhiali, si mette a leggere. La MIRELLI trascina una sedia qualunque e
siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di
strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. FAUSTINA,
servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la MARCHESA ANTONUCCI
e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto
alla SIGNORA MIRELLI. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino
e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue
lorgnettes col manico dorato. ADALGISA si è affacciata al finestrone e
si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche
cosa.)_
SUORA ELISABETTA
_(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)_
ADALGISA
Avete fretta, suora Elisabetta?
SUORA ELISABETTA
Ho da fare, giù, al primo piano.
ADALGISA
Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra
vicina.
FAUSTINA
Non andate a guardare, suora Elisabetta!
SUORA ELISABETTA
_(senza intendere)_ Ma che è?
ADALGISA
Non è mica il diavolo. È una bella ragazza che dal suo terrazzino fa il
telegrafo dei fiammiferi con un giovanotto dirimpetto.
SUORA ELISABETTA
Avete buon tempo, signora Adalgisa. Per cento anni! Per cento anni! _(Va
via per la scala.)_
FAUSTINA
A due passi di distanza da un ospizio come questo, è uno scandalo!...
ADALGISA
_(divertendosi della collera di Faustina, ride e la stuzzica)_ Come
portinaia dell'ospizio, voi potreste ricorrere alle autorità contro
quella ragazza.
FAUSTINA
Io ricorrerei contro quell'impostore del giovanotto! Avete capito?
ADALGISA
_(continuando a stuzzicarla)_ Ditelo, ditelo a donna Sofia ciò che ne
pensate degli uomini.
FAUSTINA
Ciò che io penso degli uomini, se non temessi d'essere udita dalla
signora Giulia che è qui accanto a far l'infermiera alla Ferrucci, lo
griderei a voi con parole rotonde così! _(Fa il gesto.)_
DONNA SOFIA
_(levando un po' gli sguardi dal giornale)_ Ma proprio non vi vanno a
genio gli uomini?
FAUSTINA
_(con una smorfia di ribrezzo)_ Maria Santa!... _(Scappando via per la
scala con le mani in alto)_ Alla larga! Alla larga!... Libera nos,
Domine!
LA MARCHESA
_(con un languore di noia, facendo cadere il libro sul tavolino e
guardando con le lorgnettes la signora Mirelli)_ Più veloci del solito,
stasera, le vostre dita di fata.
LA SIGNORA MIRELLI
Vorrei terminare questo ricamo, marchesa, prima di lasciare l'ospizio.
LA MARCHESA
Domani la partenza?
LA SIGNORA MIRELLI
Sì, nel mattino. Sono aspettata a Roma dall'avvocato che mi ha fatto
recuperare il piccolo patrimonio del mio povero Ferdinando.
LA MARCHESA
_(sospirando)_ Non più indigenza per voi!
LA SIGNORA MIRELLI
Non sarò ricca, ma il beneficio di questa casa non mi spetta più.
LA MARCHESA
Voglio regalarvi, per mio ricordo, un prezioso pizzo d'Inghilterra. È
l'ultimo avanzo... dei miei tempi felici! Lo accettate?
LA SIGNORA MIRELLI
Siete molto buona, marchesa.... Ma perchè privarvene?
LA MARCHESA
_(con tristezza)_ Per me, oramai!... Voi state per riavvicinarvi al
mondo; mentre io so bene che non uscirò mai più da questa prigione dello
spirito. _(Mutando)_ Desidero che del mio pizzo sia guernito il primo
abito da festa che dovrete indossare.
LA SIGNORA MIRELLI
Io mi ritiro in campagna, marchesa, e indosserò l'abito nero finchè
campo.
LA MARCHESA
_(alzandosi)_ Chi lo sa! Avete ventidue anni. È ancora l'età degli
equivoci sentimentali.
LA SIGNORA MIRELLI
_(con tranquillo e semplice convincimento)_ Oh no! Per me, equivoci non
ce ne sono.
LA MARCHESA
_(sorridendo d'incredulità)_ Vedrete, vedrete! Torno sùbito. _(Esce per
la seconda porta a destra.)_
ADALGISA
_(dal finestrone, vivacemente)_ Donna Sofia!
DONNA SOFIA
Che volete?
ADALGISA
Stasera, oltre i fiammiferi, abbiamo anche una candela accesa.
DONNA SOFIA
_(senza levare gli occhi dal giornale)_ Candela accesa, amore che
consuma.
_(Un silenzio.)_
SCENA II.
GIULIA _e_ LE ALTRE.
GIULIA
_(entra dalla porta a sinistra. Indossa un abito severo, ma garbato,
quasi grazioso. -- Negli occhi una cupezza di mistero. Il viso un po'
emaciato. Sulla fronte come una luce di alterigia. -- Appena entrata, si
ferma. Nessuna delle tre donne la vede. Ella guarda più specialmente la
signora Mirelli, che le volge le spalle. Atteggia le labbra a una vaga
sorridente dolcezza, e, pian pianino, senza farsi sentire, le si
accosta, le mette le mani sugli occhi e, cangiando un po' la voce con
grazia affettuosa, domanda:)_ Chi sono?
DONNA SOFIA
_(si volta, si alza e tace per non guastare il giuoco.)_
ADALGISA
_(si volta anche lei, e tace e aspetta.)_
LA SIGNORA MIRELLI
_(senza esitare, risponde)_ La nostra benefattrice, il nostro angelo....
GIULIA
Niente, niente!
LA SIGNORA MIRELLI
La nostra direttrice....
GIULIA
Nemmeno.
LA SIGNORA MIRELLI
L'amica nostra, l'amica mia....
GIULIA
_(togliendole le mani dagli occhi)_ Ora sì.
LA SIGNORA MIRELLI
_(alzandosi)_ Cara!
DONNA SOFIA
Felice sera, signora Giulia!
GIULIA
State comoda, donna Sofia. Non interrompete la lettura del vostro
giornale.
DONNA SOFIA
Grazie! _(Per condiscendenza si rimette a leggere.)_
GIULIA
_(alla signora Mirelli:)_ E restate seduta anche voi, piccina mia.
LA SIGNORA MIRELLI
Ma no. Avevo finito.
ADALGISA
_(avanzandosi gaiamente)_ Voi mi direte che vi ho già baciate le mani
venti volte da stamattina, ma i baci dati... sono sempre perduti! Io ve
le voglio ribaciare. _(Le piglia le mani quasi a forza e glie le
bacia.)_
GIULIA
Eccola qua la rosa d'ogni tempo!
ADALGISA
_(indicando la Mirelli con affettuoso rancore)_ Ma a voi piacciono di
più i salici piangenti.
GIULIA
_(carezzando i capelli della signora Mirelli)_ Poverina! Non si distacca
mai dal suo dolore questa piccola silenziosa.
ADALGISA
Come farete quando sarà andata via la vostra prediletta? Sembra che per
respirare abbiate bisogno del suo respiro.
GIULIA
_(celiando)_ Gelosa!
ADALGISA
_(con enfasi sinceramente malinconica)_ «Amore e gelosia m'hanno il cor
tolto!...» _(Poi, di nuovo in tono allegro e chiassone)_ Addio, addio!
Per questa sera vi lascio tutta a lei. _(Tornando di corsa al
finestrone, dà una strappata al giornale che donna Sofia ha in mano,
sicchè questo casca a terra.)_
DONNA SOFIA
Siete stata battezzata col pepe, voi! _(Raccoglie pazientemente il
giornale.)_
LA SIGNORA MIRELLI
Mi credete, signora Giulia, se vi dico che avrei preferito di continuare
ad essere poverella per rimanere con voi?
GIULIA
Io vi credo.
LA SIGNORA MIRELLI
E mi terreste come vostra segretaria, come vostra collaboratrice? Con
quel po' di quattrini che liquido, potrei contribuire a mantenere questa
casa di consolazione.
GIULIA
No, creatura mia buona. No! _(Sovraeccitandosi dolorosamente)_ Io sola
devo mantenerla, perchè soltanto a me è veramente necessaria. Io sola
devo alimentarla. Io sola, io sola devo amarla più di ogni altra cosa al
mondo, perchè a me null'altro è concesso!
LA MARCHESA
_(ritornando con fra le mani un merletto)_ Finalmente ho trovato.... Oh!
la signora nostra è qui.
GIULIA
Un merletto?!...
LA MARCHESA
Un regaluccio per la signora Mirelli. Come un nastrino da mettere al
collo della colombella che sta per prendere il volo. _(Lo porge alla
Mirelli.)_
LA SIGNORA MIRELLI
_(prendendolo)_ Che ho da dirvi? Vi sono grata.
LA MARCHESA
_(a Giulia)_ Io le ho augurato di potersene adornare un abito da festa.
GIULIA
_(con meraviglia e curiosità, alla Mirelli)_ Un abito da festa, voi?!
LA SIGNORA MIRELLI
_(con un sorriso gentile, si stringe nelle spalle e posa il merletto sul
tavolino.)_
ADALGISA
_(in tono d'allarme scherzoso)_ Signora Giulia, vi denunzio Faustina!
Profitta della penombra per discorrere in istrada con un uomo! E poi
finge di essere stata sempre... astemia.
GIULIA
Poveretta! Starà a fare quattro chiacchiere con Don Lorenzo il
farmacista.
ADALGISA
Nossignora! Don Lorenzo ha tanto di pancia, e quell'ometto lì non ne ha
punto. Zitte! Zitte!... L'ometto resta davanti alla portineria, e
Faustina viene su. E come corre! Si arrampica per le scale coi piedi e
con le mani.
GIULIA
_(con un'espressione di meraviglia e di fastidio)_ Chi può essere a
quest'ora?!
SCENA III.
FAUSTINA, GIULIA _e_ LE ALTRE.
FAUSTINA
_(dalla scala, con la sua voce pettegola)_ Gesù! Gesù! Se quello non è
uscito da un manicomio, io voglio perdere un occhio! _(Entra tutta
scalmanata.)_
GIULIA
Che c'è, Faustina? Che c'è?
FAUSTINA
Un pazzo, signora mia! Un vero pazzo!
GIULIA
Ma che dici?!
_(TUTTE circondano Faustina per ascoltarla.)_
FAUSTINA
Ero a prendere una boccata d'aria fuori del cortiletto, perchè, dentro,
quest'afa di caldo non mi faceva respirare, quando un giovane ben
vestito, a una certa distanza, si è messo a gironzarmi intorno. La
strada era solitaria, la notte calava, ed io cominciavo ad aver paura.
GIULIA
_(ansiosissima)_ Ebbene?
FAUSTINA
Figuratevi l'impressione mia nel momento in cui quell'individuo mi si è
avvicinato. Aveva gli occhi che parevano di fuoco e la faccia che anche
all'oscuro si vedeva ch'era più bianca della carta. «Ohe, chi volete?» --
gli ho domandato sùbito, scansandolo. E lui, con la voce che gli tremava
nella gola, ha balbettato: «Si può vedere la signora Artunni?» «Sono più
delle otto -- gli ho risposto io, pronta a non dargli quartiere -- : è
difficile che la Direttrice vi riceva. Essa può farlo quando vuole,
s'intende; ma io le conosco le sue abitudini. Qui, le ore del parlatorio
sono da mezzogiorno alle due, e anche lei, per dare il buon esempio,
soltanto in queste ore riceve».
GIULIA
_(profondamente turbata)_ E lui?!...
FAUSTINA
Signora mia, io non ci ho capito niente. Prima si è appoggiato al muro
come se avesse avuto un colpo di mazza in capo; e poi, appena che ha
preso fiato, un poco a pregarmi che corressi da voi, un poco a
scongiurarmi per non farmici venire, e tanto si torceva, tanto smaniava
e così pieni di lagrime aveva gli occhi, che, credetemi sulla parola,
_(commossa)_ per la prima volta da che campo... un uomo mi ha fatto
pietà!
GIULIA
_(mal celando l'angoscia e l'impazienza)_ Ma il suo nome non glie lo hai
domandato?
FAUSTINA
Si chiama Sarnieri... Varnieri.... Poco o niente me l'ha fatto sentire.
Ma insomma somiglia al casato di quella signora che viene a trovarvi
qualche volta.
GIULIA
_(impallidendo, trema dentro, e rivolgendosi alle donne cerca di dire
qualche cosa per mostrarsi disinvolta.)_ Deve essere il dottor Luciano
Marnieri: un discepolo di mio marito. Egli è figlio precisamente... di
quella signora con cui sono in rapporti d'amicizia....
ADALGISA
Quella signora coi capelli grigi, che ha un'aria così buona?
GIULIA
Sì.... Che suo figlio, tornando a Napoli dopo cinque anni d'assenza,
abbia avuto il pensiero di farmi una visita, me lo spiego perfettamente.
Quello che non mi spiego è questo suo contegno.... Del resto, tu,
Faustina,... gli confermerai, con cortesia, la risposta che già gli hai
data.
FAUSTINA
_(resta incerta, interrogandola con gli sguardi un po' pietosi come per
ottenere un ordine diverso.)_
GIULIA
_(un po' duramente)_ Va, Faustina.
FAUSTINA
Vado. _(Esce.)_
SCENA IV.
GIULIA, SUORA ELISABETTA, LA SIGNORA MIRELLI, DONNA SOFIA, LA MARCHESA,
ADALGISA.
GIULIA
_(riafferrandosi, con vivacità eccessiva, alle occupazioni
dell'ospizio)_ Ma, a proposito!... Faustina ha detto che sono più delle
otto, e suora Elisabetta non ha ancora portato il brodo alla Ferrucci?!
Glie l'ho avvertito sin da oggi.
ADALGISA
Volete che scenda un po' in cucina?
GIULIA
No, no: la suora se l'avrebbe a male. _(Andando verso la scala,
chiama:)_ Suora Elisabetta! Suora Elisabetta!...
LA VOCE DI SUORA ELISABETTA
Vengo, signora Giulia. Io so perchè mi chiamate. Preparavo appunto per
la Ferrucci.
GIULIA
Sì, per questo vi chiamavo. Vi ringrazio.
_(Le quattro donne secondano la sua animazione, ma, impressionate,
affettuosamente la osservano.)_
LA MARCHESA
Le date del brodo alla vostra ammalata?
DONNA SOFIA
Vuol dire che sta meglio.
GIULIA
Un miglioramento prodigioso! Un miglioramento che rasenta il miracolo!
_(Esaltandosi)_ Ah, io ne sono così lieta!... Ne sono così felice!
_(Nello sforzo della finzione, la vista per un istante le si confonde,
il suo volto si copre d'un pallore spettrale.)_
ADALGISA
Signora Giulia!...
LA SIGNORA MIRELLI
Che avete?!...
_(ADALGISA e LA SIGNORA MIRELLI vanno a lei come per sorreggerla, l'una
a destra, l'altra a sinistra.)_
GIULIA
_(fra le due donne, vincendosi)_ Niente.
DONNA SOFIA
Siete diventata livida, benedetta!
GIULIA
_(seguendo l'impulso di giustificarsi)_ Forse, un po' l'emozione di poco
fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio,
mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di
dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che
sto benissimo....
SUORA ELISABETTA
_(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran
tazza fumicante)_ Ecco, signora Giulia.
GIULIA
Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. _(Alle
quattro donne:)_ Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete
ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare
in pensiero per me. _(Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle
donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa
esagera la dissimulazione.)_ Ma perchè, ma perchè quelle facce
smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre!
_(Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa,
annunzia:)_ Signora Ferrucci, la cena è servita! _(Esce.)_
SUORA ELISABETTA
_(la segue.)_
SCENA V.
DONNA SOFIA, ADALGISA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA.
_(Le quattro donne restano impensierite, perplesse, in silenzio.)_
LA SIGNORA MIRELLI
_(è più pensosa delle altre, afflitta, riconcentrata, immobile, presso
il tavolino. ADALGISA in un canto, con gli occhi quasi lagrimosi,
nervosamente tortura un nastro che ha al collo.)_
DONNA SOFIA
_(chiamando a sè in disparte la Marchesa, le dice sottovoce, con
precauzione:)_ Sentite, marchesa. Il nome di quel giovane, io l'ho letto
nel giornale di ieri.
LA MARCHESA
_(ugualmente sottovoce)_ Di che si parlava?
DONNA SOFIA
Si parlava... che so?... dell'Africa.... Si parlava d'un viaggio
pericoloso... e poi del deserto,... della scienza....
LA MARCHESA
Ebbene?