dalla comune.)_ _(È una donna che può avere un po' più di sessant'anni.
È vestita con un certo sfarzo, molto goffamente. Ha un aspetto bonario e
ridanciano. Il cappello un po' di traverso accentua i connotati del
buonumore.)_
GIUSEPPE
_(andando verso di lei bruscamente come per impedirle di avanzarsi)_ Ma
chi siete?!
FAUSTINA
Domandatelo a lei chi sono.
GIULIA
_(riconoscendola subito)_ Oh! Faustina!... Faustina!
FAUSTINA
Più vecchiotta, questo non si può negare; ma sempre Faustina mi chiamo,
e sempre la serva che vi ha vista nascere sono.
GIULIA
_(aprendole le braccia con vivissima cordialità)_ Vieni qua, Faustina
mia!
FAUSTINA
_(si slancia per baciarla: poi si arresta)_ Mi permettete, eh?
GIULIA
Ma sì!
_(Si abbracciano e si baciano.)_
FAUSTINA
Non ci vediamo da circa tredici anni, sapete!
GIULIA
Sono di più, sono di più, Faustina.
FAUSTINA
Dal giorno delle vostre nozze dovete contare. O non venni a vedervi
vestita da sposa?
GIULIA
Ma già! Hai ragione! Venisti a vedermi... vestita da sposa!
FAUSTINA
_(voltandosi a Giuseppe, trionfalmente)_ Lo avete saputo adesso chi
sono?! _(Quindi, a Giulia:)_ Ha finto di non riconoscermi perchè... non
ha la coscienza pulita. Quel giorno, in casa del professore, mi fece il
cascamorto!
GIULIA
_(celiando in tono di biasimo)_ Giuseppe! Che mi fate sentire?!
GIUSEPPE
Non state a credere, signora Giulia....
FAUSTINA
Ma questi altri anni, caro don Giuseppe, per voi sono stati un vero
guaio. Mi sembrate una rovina di Pompei!
GIUSEPPE
Io mi avvio all'ottantesimo, e mi accontento.
FAUSTINA
_(a Giulia:)_ Voi, invece, benone!
GIULIA
No, Faustina....
FAUSTINA
Benone, vi dico!
GIULIA
Coi patimenti che ho avuti....
FAUSTINA
Quali patimenti?
GIULIA
Non sai la grande sventura che mi ha colpita?
FAUSTINA
Ah, sì. Quella la so. Non ve ne parlavo per non affliggervi. Fu crudele,
sissignora, ma adesso, santa pazienza, quanto tempo è passato?
GIULIA
Due anni e qualche mese.
FAUSTINA
E dunque!
GIULIA
Per me è come se fosse ieri.
GIUSEPPE
_(intervenendo con una certa solennità e con soddisfazione orgogliosa)_
Questa qui non è di quelle che si consolano!
FAUSTINA
Me ne dispiace.
GIUSEPPE
_(rabbioso)_ Io, al contrario, me ne compiaccio; e, se non ne fossi
stato sicuro, non sarei rimasto accanto a lei. _(Seccato dalla presenza
di Faustina, rimette in fretta i fiori nel canestro per andarsene.)_
GIULIA
Non vi arrabbiate, Giuseppe. A Faustina pare che io debba essere ancora
una bambola, perchè quando lasciò la casa della mamma io avevo da poco
allungate le vesti e tutte e due ancora «bambola» mi chiamavano.
FAUSTINA
_(a Giuseppe:)_ E poi, se avessi detto che avrei voluto trovarla
consolata con un altro marito, capirei la vostra collera. Ma io, nemmeno
per sogno! Un altro marito?! Non ci mancherebbe che questo! Ne dettero
uno anche a me, mezzo secolo fa, perchè profittarono che non sapevo di
che si trattasse. Ma dopo di lui, caro don Giuseppe, pace all'anima sua,
ci feci croce. Se i mariti non fossero uomini, be', si potrebbe chiudere
un occhio. Ma con gli uomini?! Dio ne scampi i cani!
GIUSEPPE
_(prendendo il canestro e avviandosi in furia)_ E con le donne!?... Per
conto mio, mai niente!
FAUSTINA
Me ne congratulo con voi!
GIUSEPPE
_(alzando le spalle sgarbatamente, sta per uscire.)_
GIULIA
Un momento, Giuseppe....
GIUSEPPE
_(s'arresta e si volta)_ Comandate.
GIULIA
Quando arriva la carrozza, avvertitemi immediatamente.
GIUSEPPE
Beninteso.
GIULIA
E badate che deve venire il dottor Manlio Ardenzi. Potete farlo passare.
GIUSEPPE
_(con un atto di umile meraviglia)_ Lo volete ricevere?!
GIULIA
È un discepolo di Raimondo; è il segretario del Comitato. Mi ha scritto
che gli è necessario di parlarmi prima che io esca di casa.... Non posso
scacciarlo.
GIUSEPPE
_(non sa dissimulare il suo vivo malcontento, ma, accigliato, si
rassegna per obbedienza.)_ Lo farò passare. _(Esce.)_
SCENA III.
GIULIA _e_ FAUSTINA.
FAUSTINA
Ma che cos'è? Vi fa il cane di guardia?
GIULIA
_(con bontà e mestizia)_ Poverino! È stato abituato a volermi bene così.
FAUSTINA
Un bene da far mancare il respiro!
GIULIA
_(mutando -- con vivacità affettuosa)_ E tu?... Dimmi di te, dimmi di te,
Faustina. Se tu sapessi che piacere il rivederti! Da dieci minuti in qua
mi pare di essere meno sola, e anche meno infelice. La tua cara
parlantina di brontolona allegra mi fa un po' rivivere la mia
fanciullezza. Ah, che beneficio ne sento! Parla, parla, Faustina! Perchè
sei scomparsa? Come te la sei cavata tutto questo tempo? Che hai fatto?
Dove sei stata?
FAUSTINA
In America sono stata!
GIULIA
Ma brava!
FAUSTINA
Si, si, un bell'affare! Mi avevano dato ad intendere che laggiù le
monete d'oro venissero fuori come i funghi....
GIULIA
_(animandosi e interessandosi)_ E invece?
FAUSTINA
Ho lasciato il paese dell'oro con quindici soldi in saccoccia.
GIULIA
_(guardandola graziosamente da capo a piedi)_ Però... però... sei tutta
elegante, oggi.
FAUSTINA
E vi pare che questi paramenti siano roba di mia proprietà? Me li son
presi a prestito per fare un po' di festa a voi. Ma la faccenda, cara la
mia bambola, è molto seria. Sono agli estremi!
GIULIA
_(con un lampo di giocondità)_ Faustina!... Di': ti piacerebbe di
tornare con me?
FAUSTINA
E non l'avevate ancora capito che per questo sono qui?
GIULIA
Io mi ti piglio a braccia aperte.
FAUSTINA
Sono piuttosto sconquassata, è vero, ma per lavorare....
GIULIA
Al posto che ti darò io non farai nessuna fatica. Ti darò nientedimeno
che il posto di portinaia nel mio ospizio.
FAUSTINA
Nel vostro ospizio?!
GIULIA
Sicuro! Sarà inaugurato ben presto. Vedrai che cosa bella.... Io fondo
un ospizio, Faustina. Col patrimonio che m'ha lasciato il povero
Raimondo, io istituisco un ricovero per le vedove indigenti. Capisci
ora? Parlo di quelle, naturalmente, che per la loro condizione sociale
non possono guadagnarsi da vivere. Ma, spieghiamoci: bisogna,
soprattutto, che non abbiano l'intenzione di rimaritarsi; bisogna che si
propongano di fare una vita modesta, rassegnata, tranquilla, umile;
quasi monastica, insomma.
FAUSTINA
_(attonita e compiaciuta)_ Oh, guarda, guarda, guarda!... E voi?
GIULIA
Io starò nel ritiro come le altre. Sarò la sorella maggiore, sarò la
direttrice....
FAUSTINA
Una specie di madre badessa?
GIULIA
_(con gaiezza)_ Precisamente: una specie di madre badessa!
FAUSTINA
Ed io la guardiana?
GIULIA
E tu la guardiana.
FAUSTINA
_(giubilante)_ Ma questa dell'ospizio è stata un'idea coi fiocchi!
GIULIA
Ci vieni?
FAUSTINA
Mi spetta di diritto. Più indigente e più vedova di me, dove la trovate?
GIULIA
_(sempre più animandosi alle celie della buona donna e secondandola)_
Hai l'intenzione di rimaritarti tu, Faustina?
FAUSTINA
Neanche se torno a nascere!
GIULIA
Quand'è così, non c'è nulla in contrario!
FAUSTINA
Voto di castità e posto di portinaia!
_(Ridono un poco tutte e due.)_
GIULIA
Ed ora, fila, fila, fila, vecchia mia. Tu ti pigli tutto il mio tempo,
ed io ho ancora da pettinarmi e da vestirmi.
FAUSTINA
A pettinarvi e a vestirvi, almeno fino a che non entro in carica, ci
penso io, perbacco!
GIULIA
Non te ne vuoi andare?
FAUSTINA
Fossi pazza! Provvisoriamente, io mi pianto in casa vostra.
GIULIA
_(con una piccola esultanza infantile)_ E oggi mi pettini proprio tu?
Proprio tu, come una volta?
FAUSTINA
Come una volta, non so, perchè, allora, dei vostri capelli ero io la
padrona.
GIULIA
È vero, Faustina. E nelle tue mani diventavano più lucidi, più folti....
FAUSTINA
Di questo non ce n'era bisogno, perchè avevate in testa una massa di
seta così!
GIULIA
Che belle treccie, Faustina, mi lasciavi cadere sulle spalle!
FAUSTINA
E avete dimenticato quando di nascosto ne tagliai una ciocchetta per
darla allo studente che mi rompeva le scatole?
GIULIA
Ah, furfante! Me lo dicesti dopo di avergliela data, e mi facesti
piangere.
FAUSTINA
Evvia che non mi rimproveraste poi molto!
GIULIA
E pensare che continueranno a passar gli anni come tanti ne sono passati
e quel coso lì, per colpa tua, possederà sempre una ciocca dei miei
capelli!
FAUSTINA
E di che vi preoccupate? Potete essere sicura che quelli non
imbiancheranno mai.
GIULIA
Non tocchiamo questo tasto, Faustina. Sai che comincio ad averne dei
capelli bianchi? Ne ho già trovati quattro o cinque.
FAUSTINA
_(con un gesto comico di spavento)_ Misericordia! _(Per chiasso le
guarda i capelli sulla fronte e sulla nuca.)_
GIULIA
A prima vista non si scorgono, ma chi sa che non siano di più.
FAUSTINA
_(sciogliendole ad un tratto i capelli)_ Aspettate un momento che
Faustina vi dirà con precisione a che ne siamo.
GIULIA
_(scansandosi e irritandosi un poco con una specie di pudore
ingenuamente civettuolo)_ No! No!... Che fai?...
FAUSTINA
_(in tono d'allarme burlesco)_ Uh, quanti!
GIULIA
_(sùbito, con dolorosa meraviglia)_ Davvero!?
FAUSTINA
_(tutta festosa, allargandole quasi con orgoglio il manto dei capelli
sulle spalle)_ Ma che! Neppure uno bianco... e neppure uno di meno! La
stessa ricchezza, lo stesso tesoro d'una volta!
GIULIA
_(sfuggendola col viso tutto rilucente di soddisfazione femminile)_
Niente! Niente! Non ti credo.... Non ti credo....
SCENA IV.
GIULIA, FAUSTINA, MANLIO, _indi_ GIUSEPPE.
MANLIO
_(arrestandosi di là dalla soglia, con molto riguardo)_ Permesso?
GIULIA
_(facendo un salto, -- a Faustina:)_ Oh Dio! Lo vedi che figura mi fai
fare! _(Cercando di celarsi e attorcigliandosi i capelli)_ Abbia
pazienza, signor Ardenzi.... Un minuto solo....
MANLIO
Prego, prego.... _(Vedendo l'imbarazzo di Giulia, discretamente, senza
guardare, si ritira e si riduce dietro il muro.)_
GIULIA
Presto, Faustina! Presto! Le forcinelle dove sono?
FAUSTINA
_(aiutandola a raccogliere e a fissare i capelli sulla testa)_ Eccole
qua: le ho io. Ma perchè tutta questa paura? Non sono già i capelli che
bisogna nascondere agli uomini.
GIULIA
Che c'entra! È sempre una sfacciataggine mostrarsi coi capelli scinti.
FAUSTINA
_(mettendo a posto le forcinelle e dando delle occhiate alla porta)_
State tranquilla, perchè quello lì ha avuta tanta paura di guardarvi
quanta voi ne avete avuta di farvi guardare.
GIULIA
_(dopo essersi chiusa la vestaglia al collo)_ Avanti, signor Ardenzi....
Venga pure.
MANLIO
_(in redingote d'occasione e con in mano il cappello e un piccolo
fascicolo di carta scritta, entra stranamente impacciato ed emozionato)_
Io sono mortificatissimo, signora, di essere giunto molto
inopportuno....
GIULIA
_(allungando in fretta le maniche che si è accorta di avere ancora
rimboccate)_ Ma no.... Devo io, invece, fare delle scuse a lei.
MANLIO
Ho tanto pregato il suo servo affinchè mi annunziasse!... Egli mi ha
riconosciuto e si è anche ricordato d'avermi introdotto qui molto tempo
fa con... Luciano Marnieri; ma intanto non ha voluto annunciarmi.
Stizzosamente mi ha ripetuto più volte che potevo passare ed io....
FAUSTINA
_(osserva Manlio con la coda dell'occhio.)_
GIULIA
_(a Manlio:)_ Non è il caso di preoccuparsi così.... Ero un po' in
disordine, ecco.
FAUSTINA
_(accostandosi a Giulia, sottovoce:)_ Posso andare ad aspettarvi nella
vostra camera?
GIULIA
Certo.
FAUSTINA
Dov'è?
GIULIA
_(indicando a sinistra)_ È di là.
FAUSTINA
_(pianissimo)_ Col patto che non dimentichiamo la regola del ritiro.
GIULIA
Cioè?
FAUSTINA
Uomini, mai più!
GIULIA
_(dandole un colpetto con la mano sulla spalla e facendosi quasi seria)_
Scioccona!
FAUSTINA
_(accenna una riverenza a Manlio, ed esce a sinistra.)_
MANLIO
_(si arresta verso il fondo non osando di avanzarsi.)_
GIULIA
Smetta il cappello. Segga. _(Ella siede.)_
MANLIO
Grazie.... _(Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in
piedi, un po' stralunato.)_
GIULIA
_(guardandolo con una certa meraviglia)_ Non vuole sedere?
MANLIO
_(sedendo inquieto)_ Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il
mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare
astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore
l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in
un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più
nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non
potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una
strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi
occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di
mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.
GIULIA
_(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei,
assume un contegno chiuso e fiero.)_ Ella avrebbe potuto espormi nella
sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.
MANLIO
Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di
studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi.
M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è
sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua
moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E
giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto
l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...
GIULIA
_(ha un movimento di fastidio, e con severità inarca le sopracciglia,
soffrendo e tormentandosi nella prudenza disdegnosa.)_ Ma, scusi...:
perchè, perchè occuparsi di me?!
MANLIO
Nessun elogio da tributarsi a quell'uomo potrebbe essere più
significativo e più commovente di questa specie di tempio che ella
innalza accanto alla tomba di suo marito.
GIULIA
_(contenendosi nervosamente)_ Lo innalzo per me, per me: non per
mostrarlo agli altri.
MANLIO
_(animandosi con entusiasmo)_ Agli altri parrà pur sempre il simbolo
solenne d'una fedeltà esemplare! L'ammirazione che ella desta in tutti
non le consentirà di nascondere tanta sublimità.
GIULIA
_(scattando in un imprudente sfogo di ambascia)_ Ma è appunto da questa
ammirazione che io vorrei finalmente liberarmi! Mi sembra che tutti i
miei palpiti, che tutte le mie lagrime, che tutti i miei spasimi abbiano
il controllo quotidiano dell'ammirazione! Mi sembra d'essere vigilata,
quasi che l'umanità non possa oramai più vivere senza la mia virtù! E io
ne sono soffocata, sì, ne sono soffocata nell'anima, perchè ho
l'impressione che mi si tolga perfino la libertà di pensare, di sentire
e di spasimare come e quanto voglio io!
MANLIO
_(scosso, confuso, si alza. Poi balbetta:)_ Se avessi potuto
prevedere....
GIULIA
_(levandosi imbarazzata)_ No... non badi, non badi alle mie parole....
Sono sempre un po' nervosa.... Non so io stessa ciò che ho detto....
Volevo solamente pregarla di non parlare nè del mio ospizio, nè di me.
Oggi, sarò lì per un dovere a cui non saprei sottrarmi. Ma desidero e
spero che almeno lei e tutti quelli che mi hanno conosciuta al fianco di
Raimondo Artunni accondiscendano a considerarmi, da oggi in poi, come
una persona morta.
MANLIO
Per conto mio, intanto, le garantisco che oggi mi guarderò bene dal
pronunciare il suo nome.
GIUSEPPE
_(entra dalla comune senza avanzarsi, come aspettando d'essere visto. Ha
in mano un vassoio.)_
GIULIA
Che c'è, Giuseppe?
GIUSEPPE
Una signora chiede d'essere ricevuta.
GIULIA
Chi è?
GIUSEPPE
È una signora attempata. Dall'aspetto si vede che è una gentildonna. Mi
ha dato il suo biglietto. _(Si avanza sogguardando Manlio con ostilità e
diffidenza e le porge il biglietto nel vassoio.)_
GIULIA
_(legge il nome ed ha un forte sussulto. Poi, dopo una evidente
titubanza)_ Credo che sia molto tardi.... Io devo essere pronta per
uscire.... È venuta la carrozza, Giuseppe?
GIUSEPPE
Non ancora.
GIULIA
Ebbene,... se questa signora è disposta ad attendere qualche minuto,
tanto che io abbia il tempo di vestirmi,... potete farla entrare.
GIUSEPPE
Va benissimo. _(Esce.)_
GIULIA
_(a Manlio:)_ Io ho la sua promessa, non è vero?
MANLIO
_(mettendosi la mano sul petto)_ Certamente!
GIULIA
_(accomiatandosi)_ Buon giorno, signor Ardenzi.
MANLIO
I miei rispetti, signora.
GIULIA
_(esce a sinistra.)_
MANLIO
_(disorientato, quasi mortificato, si stringe nelle spalle come per
dire: «ho fatto male», e prende sollecitamente le sue carte e il suo
cappello. Sul punto d'uscire s'imbatte nella signora Marnieri.)_
SCENA V.
MANLIO _e_ LA SIGNORA MARNIERI.
MANLIO
_(con una espressione di stupore e quasi di spavento)_ Signora Marnieri!
Voi qui?
LA SIGNORA MARNIERI
_(che entrava timidissimamente, nel trovarsi faccia a faccia con Manlio,
ha avuto come un urto ed è rimasta sconcertata e smarrita.)_ Sì,...
vengo... a chiedere un piccolo favore alla signora Artunni....
MANLIO
Voi non l'avete mai conosciuta di persona.... Sicchè, non un favore da
chiedere, ma una ragione più impellente deve avervi decisa a venire da
lei.
LA SIGNORA MARNIERI
_(trepidante, spaurita)_ Perchè mi dite questo?
MANLIO
Perchè a traverso ciò che vostro figlio mi ha scritto dal suo esilio
pochi giorni fa, egli mi sembrava tutt'altro che tranquillo.
_(Parlano entrambi circospetti, con la preoccupazione di potere essere
ascoltati.)_
LA SIGNORA MARNIERI
_(con le lagrime nella voce)_ Tutt'altro, tutt'altro che tranquillo! Io
ho tanta paura.... Se sapeste!... Non vivo più!
MANLIO
Ma bisogna convenire che questa frenesia crescente per una donna di cui
non ha mai posseduto nè il corpo nè il cuore è un caso inesplicabile.
LA SIGNORA MARNIERI
Quanto più allontanate dall'acqua un assetato, tanto meno egli si
rassegna alla sete. E poi, come potete giudicare voi!? Luciano è nato
così. Luciano è l'uomo della febbre e del martirio. Io l'ho visto
fanciullo vegliare le notti intere in una specie di tormento mistico
come un piccolo asceta d'altri tempi! All'ascetismo d'una volta ora ha
sostituito una donna, e questa donna sarà la fiamma della sua anima per
tutta la vita! _(Indi, tremebonda, vincendo appena il suo ritegno)_
Ditemi con franchezza, signor Manlio,... credete utile che io le parli?
MANLIO
_(in un tono di vivo rammarico)_ Purtroppo, la vostra idea mi sembra
assolutamente assurda.
LA SIGNORA MARNIERI
_(desolata, ma ancora tutta presa dalla sua istintiva illusione)_ È
assurdo sperare che una donna buona si commuova alla sorte d'un giovane
che si consuma per lei?
MANLIO
_(con intensità)_ Voi dimenticate che fra lei e Luciano vi è un morto
che è stato qualcuno per tutti e due.
LA SIGNORA MARNIERI
Ma Luciano ha fatto per lui quello che solamente un santo avrebbe potuto
fare.
MANLIO
Lo riconosco.
LA SIGNORA MARNIERI
E dunque?!
MANLIO
Io non vi esprimo soltanto un convincimento mio: io personifico, per
così dire, il criterio, l'opinione, il convincimento generale. La
fedeltà della vedova Artunni all'uomo di cui ella è stata la compagna
perfetta pare oramai a tutti come proclamata da una legge immutabile!
LA SIGNORA MARNIERI
_(concitatissima e abbassando ancora di più la voce)_ No, no, signor
Manlio; io le parlerò, io le parlerò, perchè,... malgrado tutto, mi
giunge insistentemente una voce segreta che mi consiglia di sperare.
MANLIO
Sicchè, in fondo, voi sperate che ella finirà con l'amare Luciano?!...
LA SIGNORA MARNIERI
Potrebbe amare in lui l'_Amore_, e ciò sarebbe già il principio di
qualche cosa.
MANLIO
Signora mia, io non voglio aggiungere più nulla. Me ne vado, e vi auguro
con tutto il cuore che, in un modo o in un altro, la provvidenza vi
assista.
LA SIGNORA MARNIERI
_(urgentemente)_ Ma se scrivete a Luciano, per carità!, attento a non
dargli il sospetto di avermi vista in casa di lei. Mi maledirebbe!
MANLIO
Pensate che io non abbia capito sùbito che ci eravate venuta di
nascosto?
LA SIGNORA MARNIERI
_(con un tenero accento giustificativo)_ Non ci sarei potuta venire
altrimenti....
MANLIO
_(dà un sospiro di compianto. Indi, risolutamente)_ Be', vi saluto,
signora Marnieri.
LA SIGNORA MARNIERI
A rivederci, signor Manlio.
MANLIO
_(esce.)_
SCENA VI.
LA SIGNORA MARNIERI _e_ GIULIA.
LA SIGNORA MARNIERI
_(rimasta sola, è invasa di nuovo dallo sconforto. In piedi, girando un
po' gli sguardi trepidi intorno, non osa neppure di muoversi. Le sembra
di essere un'intrusa in quella casa. Le sembra di non dover respirare
l'aria che respira. Lo sconforto aumenta. Ella rivolge gli occhi al
cielo in atto di umile preghiera. Quando, con l'orecchio vigile, ode
lievemente un rumore di passi, ricompone la fisonomia e con intensa
emozione aspetta.)_
_(Entra GIULIA. -- Indossa un abito quasi di lutto, sobrio, severo, ma
piuttosto elegante. In testa un piccolo cappellino chiuso con la veletta
alzata sulla fronte.)_
GIULIA
_(vedendo la signora Marnieri, accentua un contegno impenetrabile, e
riserbatamente saluta:)_ Signora....
_(Le due donne si osservano.)_
LA SIGNORA MARNIERI
Mi sono permessa di presentarmi da me... perchè ho contato sulla sua
cortesia,... sulla sua indulgenza.... E poi ho pensato che probabilmente
il mio nome... non le sarebbe giunto nuovo.
GIULIA
_(con una quasi impercettibile espressione di risentimento, la invita a
sedere)_ Si accomodi, signora Marnieri.
LA SIGNORA MARNIERI
_(ancora in piedi)_ Ma vedo che sta per uscire.... Se la disturbo....
GIULIA
La prego di accomodarsi!
LA SIGNORA MARNIERI
Per accontentarla.... _(Siede.)_
GIULIA
_(sedendo anche lei)_ A che debbo, signora, la sua visita?
LA SIGNORA MARNIERI
Ecco... io desideravo, anzitutto, di conoscerla.... Lo desideravo
vivamente!
GIULIA
È un desiderio del quale non saprei rendermi ragione....
LA SIGNORA MARNIERI
Ho sentito dire tanto bene di lei....
GIULIA
_(diventando più guardinga)_ Non si desidera di conoscere tutte le
persone di cui si sente dir bene.
LA SIGNORA MARNIERI
Ma lei... non è per me una persona come un'altra.
GIULIA
_(trasalisce.)_
LA SIGNORA MARNIERI
C'è qualche cosa... che mi spinge verso di lei ed a cui non ho resistito
fino ad oggi... che per il timore di riuscirle fastidiosa.
GIULIA
_(schivandosi con perplessità dissimulata)_ Non comprendo, signora.
LA SIGNORA MARNIERI
È giusto. Non può comprendere. _(Titubante e incapace di vincere la
titubanza, cerca parole incerte e prudenti)_ Se fossi almeno sicura di
non darle troppo fastidio, le chiederei la grazia... insperata... di
ascoltarmi,... e allora... forse....
GIULIA
_(dibattendosi tra la tentazione di ascoltare e l'austerità che si è
imposta)_ Io non ho il diritto... d'impedire ch'ella parli....
LA SIGNORA MARNIERI
_(credendosi incoraggiata, ma avendo sempre nella voce il tremito della
timidità pavida)_ Ho detto che c'è qualche cosa che mi spinge a lei
irresistibilmente, ma ho detto poco. Avrei dovuto dire -- e non l'ho
osato sùbito -- che lei è la speranza da cui sono sorretta, che lei è il
battito incessante del mio cuore di madre....
GIULIA
_(interrompendola con un amaro slancio inconsulto)_ Io non sono
responsabile, signora Marnieri, della strana esaltazione di suo figlio!
LA SIGNORA MARNIERI
_(in uno scatto di sorpresa)_ Ma, dunque, lei sa tutto?!
GIULIA
Malauguratamente, so abbastanza!
LA SIGNORA MARNIERI
E come ha potuto sapere quello che egli le ha sempre celato?
GIULIA
No.... Abbia la bontà: non m'interroghi su questa circostanza.
L'essenziale è che io sono profondamente meravigliata che il tempo non
abbia estirpato dall'animo d'un giovane onesto un sentimento malsano e
ingiustificabile!
LA SIGNORA MARNIERI
_(prorompendo)_ Ah, signora! Quel sentimento è diventato più vivo, più
ostinato, più forte che mai, e la giovinezza del mio Luciano ne sarà
distrutta lentamente o troncata d'un colpo!
GIULIA
Questo è il grido d'allarme d'una madre che vede più gravi e più acute,
di quanto davvero non siano, le sofferenze del suo figliuolo. Ma nessuna
giovinezza si lascia realmente distruggere da un amore.
LA SIGNORA MARNIERI