Eppure, poco fa ti proponevi di assistermi, ti proponevi di alleviare le

mie sofferenze....

LUCIANO

Ma voi ci avete perfino pregati di non venire mai più in casa vostra....

RAIMONDO

E per questa preghiera che ho rivolta a tutti, la _tua_ partenza è

diventata urgente?

LUCIANO

«Urgente» per modo di dire.... Io ho deciso di affrettarla, ecco.

RAIMONDO

Perchè?

LUCIANO

Certo, nulla come il mio allontanamento può garantirvi la mia scrupolosa

obbedienza.

RAIMONDO

Cosicchè, a te sembra che io debba esserti grato del tuo allontanamento?

LUCIANO

Non ho detto questo.

RAIMONDO

In fondo, questo hai detto.

LUCIANO

Mi sarò espresso male.

RAIMONDO

Ma, insomma, che ci hai visto nella mia preghiera, nella mia

raccomandazione? Che ci hai visto _tu_ che non sia stato visto dagli

altri?

LUCIANO

_(attanagliato, tace, con la fronte china.)_

RAIMONDO

Rispondi. A nessuno dei tuoi compagni sarebbe saltato in mente di

affrettare una partenza per garantirmi di non venire più nella mia casa.

Come va che è saltato in mente proprio a te? _(Pausa)_ Continui a

tacere?!...

LUCIANO

_(incapace di reggere più a lungo all'incubo che lo soffoca)_ Se io

parlassi, se io vi dicessi tutto, voi forse mi giudichereste con una

severità... che non merito.

RAIMONDO

_(colpito dal senso di queste parole, comincia a dare una più cosciente

direzione al suo pensiero.)_ Non si prevede un giudizio severo se non si

sa d'avere una colpa.

LUCIANO

Ma vi sono delle colpe che restano chiuse nell'anima e di cui la sola

vittima è la persona stessa del colpevole.

RAIMONDO

Tuttavia, se la tua colpa non toccasse me, non è al mio cospetto che te

la sentiresti pesare di più sulla coscienza, e nemmeno riconosceresti in

me il diritto di giudicarti.

LUCIANO

_(prorompendo)_ Tutte le mie angosce e tutti i miei istinti,

intolleranti d'ogni transazione dello spirito, mi spingono a chiedere un

giudizio vostro, perchè, anche se troppo severo, io ne avrei un

sollievo, ne avrei un po' di quiete, me ne sentirei come purificato!

RAIMONDO

_(con impeto furibondo)_ E dunque che cosa aspetti per confessarti a

me?!

LUCIANO

Le mie labbra vi si ribellano!

_(Un lungo silenzio.)_

RAIMONDO

_(cercando di coordinare idee, fatti e parole, sempre obbedendo alla sua

chiaroveggenza e pur diffidandone un poco, riflette. Indi, gli si fa

dappresso e gli dice quasi all'orecchio in un misterioso tono

confidenziale)_ Vuoi... vuoi che io ti aiuti a vincere la tua

riluttanza?

LUCIANO

_(esausto, sedendo)_ Io non ho più nessuna volontà. Sono un uomo inerte,

e sono _vostro_! Potete fare di me quello che voi volete.

RAIMONDO

_(accosta una sedia a quella di Luciano, sicchè le due sedie sono a

contatto, e, sedutosi proprio accanto a lui ma un po' più indietro,

continua a parlargli, quasi sulla spalla, in tono di mistero e

d'intimità, suggestivamente.)_ Nel provarmi ad aiutarti un poco, ho,

anzitutto,... non so perchè... l'ispirazione di richiamare alla tua

memoria un episodio dell'anno passato. Era... la festa di mia moglie.

Abitavamo in città; ed io m'ero recato apposta, la mattina, qui, in

campagna, per cogliere con le mie mani le rose più belle del mio

giardino. Non ne avevo trovate che cinque degne di lei, e glie le avevo

offerte. La sera, tu e gli altri miei discepoli veniste a vedermi per

fare gli auguri a lei ed a me. Mia moglie si era adornata di quelle

cinque rose. Se l'era messe alla cintola, e per tutta la serata le

tenne. Verso il tardi, però, qualche minuto avanti che voialtri vi

congedaste, io notai ch'ella aveva una rosa di meno. Non sospettai

neppure per un istante che l'avesse donata. Sapevo bene di non dover

concepire un sospetto così ingiurioso. Dissi fra me: «sarà caduta». E

quando tutti eravate usciti, io mi detti a farne ricerca. Fu una ricerca

paziente, minuziosa, come se si fosse trattato d'una perla rarissima.

Impossibile trovarla! Quella rosa era sparita. E allora?... Donata, no,

indubbiamente no. Ne ero sicuro come della vista dei miei occhi.

Risultava quindi chiaro che uno di voi aveva raccolta la rosa caduta.

_(Breve pausa)_ Ed ora fammi tu il favore di aiutare me nella

ricostruzione di questo episodio. La vedesti tu, nella sera stessa,

quella rosa, sul petto di qualcuno dei tuoi compagni?

LUCIANO

... No... non la vidi.

RAIMONDO

_(guardandolo fisso, con una intensità magnetica)_ Ciò significa... che

chi ebbe cura di prenderla... ebbe anche cura di nasconderla.

LUCIANO

_(con l'emozione d'una difesa imprudentemente affrettata)_ Il prendere e

il nascondere una rosa caduta a una signora è un fatto innocuo, è un

fatto puerile, che non ha nessuna conseguenza, che non ha nessuna

importanza.

RAIMONDO

_(scoppiando e levandosi in un fulmineo scatto bieco e trionfale)_ Ah!

Tu difendi la causa tua! Ecco, finalmente, l'indizio preciso!

LUCIANO

Ma l'indizio di che?!

RAIMONDO

L'indizio che mi basta! _(Poi, terribile, ma senza voce, quasi temesse

che anche le mura potessero ascoltare)_ Non è forse giusto che io abbia

terrore della mia chiaroveggenza?

LUCIANO

_(affranto e umiliato)_ Vi ho offeso, è vero, ma è stato uno

sconvolgimento del mio povero cervello: una povera follia solitaria, che

un uomo come voi può guardare con compassione.

RAIMONDO

_(avidamente)_ E racconta adesso; racconta la storia del tuo amore. Io

avrò compassione di te, ma tu capirai che ora mi spetta di sapere tutto!

LUCIANO

La storia di una follia non si racconta, non si ricorda. La storia d'una

follia non c'è. Che cosa avrei da raccontarvi? Io non vedevo, io non

discernevo....

RAIMONDO

E, inavvedutamente, svelavi a lei il tuo segreto....

LUCIANO

Questo, mai! Benchè accecato e impazzito, io tenevo per delitto il mio

peccato di pensiero. Facevo appunto quello che fa il delinquente, che è

tutto dedito a disperdere le tracce del delitto commesso.

RAIMONDO

E che ne sai tu d'esserci riuscito?

LUCIANO

Ne ho la certezza qui, qui, nella mia coscienza; ne ho avuto sempre la

certezza anche dall'inalterato contegno di lei....

RAIMONDO

In altri termini, tu credi che se ella ti avesse compreso....

LUCIANO

_(interrompendo)_ Mi avrebbe mostrato il suo sdegno, mi avrebbe mostrata

la sua collera....

RAIMONDO

E non ti pare verosimile che ella abbia dissimulata a te la sua

compiacenza, non la sua collera, come tu hai cercato di dissimulare a

lei il tuo amore?

LUCIANO

Ma che dite?! La virtù di vostra moglie è così congiunta a voi che tutto

quello che è estraneo alla vostra persona non può nemmeno sfiorare

l'animo di lei.

RAIMONDO

Converrai che l'elogio tributato da te alla virtù di mia moglie non

debba avere, nella logica mia, un grande valore. _(Risolutamente)_ Saprò

da lei stessa ciò che non ho potuto sapere da te! _(Andando veloce verso

la porta a destra e moderando la concitazione, chiama:)_ Giulia! Giulia!

LUCIANO

_(levandosi spaventato)_ Che volete fare adesso?

RAIMONDO

_(biecamente)_ Non ti allarmare. Non sarò certo così ingenuo da dirle di

che cosa voglio essere informato.

SCENA IV.

RAIMONDO, LUCIANO _e_ GIULIA.

GIULIA

_(serenamente premurosa, entrando)_ Hai bisogno di me?

RAIMONDO

_(celando per quanto gli è possibile la straordinaria tensione dei

nervi, concentra su lei l'udito e la vista affinchè non il più piccolo

mutamento del volto e della voce gli sfugga.)_ Ti ho chiamata... perchè

c'è qui Luciano che desidera di salutarti. Ne ha il diritto. Fra i miei

discepoli, è stato quello che per i suoi impegni professionali ha più

frequentata la nostra casa ed era diventato quindi... un nostro amico

intimo. Ora egli parte, e va a stabilirsi molto lontano. Da me, egli si

separa certamente per sempre. Da te, non si sa mai! Il mondo non è così

grande come sembra. Potrete ancora incontrarvi.

GIULIA

_(seria, cortese, inalterata)_ A rivederci, signor Luciano. _(Gli porge

la mano.)_

LUCIANO

_(stringendogliela appena con le dita quasi inerti)_ Addio, signora.

_(Poi, dopo una pausa, a Raimondo, come chiedendogli l'ultimo

abbraccio)_ Non volete dirmi null'altro?

RAIMONDO

_(tenta di vincere un senso di repulsione, ma non può, e gli risponde

fiocamente:)_ No, Luciano.

LUCIANO

_(esita ad andarsene.)_

GIULIA

_(li osserva tutti e due e comprende che qualche cosa essi le celano.)_

LUCIANO

Allora... me ne vado?...

RAIMONDO

_(intensamente vigile, non distoglie un istante la sua attenzione da

Giulia, e per giustificarsi dinanzi a lei del freddo commiato finge il

proposito di evitare nuove effusioni.)_ Noi due ci siamo già salutati,

Luciano.... Ci siamo già abbracciati.... Non bisogna prolungare una

commozione che c'infiacchirebbe. Va.

LUCIANO

_(dopo un estremo breve indugio, rapidamente esce.)_

GIULIA

_(lo segue un po' con lo sguardo.)_

SCENA V.

RAIMONDO _e_ GIULIA.

_(Un silenzio.)_

RAIMONDO

_(ostentando una certa disinvoltura e continuando a vigilare)_ Non ti

addolora che Luciano ci lasci?

GIULIA

Non lo avevamo più visto da molto tempo. Tu ti eri già distaccato da

tutti.

RAIMONDO

È nondimeno triste ch'egli parta così, all'impensata, senza neppure

ripromettersi di tornare.

GIULIA

_(si stringe un po' nelle spalle.)_

_(Pausa.)_

RAIMONDO

Tu, naturalmente, non conosci la ragione della sua partenza.

GIULIA

No.

RAIMONDO

E non sei curiosa?

GIULIA

Tutto ciò che non riguarda noi due m'interessa così poco!

RAIMONDO

E, difatti, la sua partenza non ci riguarda punto. Egli... ha vinto un

concorso... all'estero, e si reca ad assumere l'ufficio che gli è stato

destinato. Questo è il motivo che mi ha addotto. Credi che abbia potuto

ingannarmi?

GIULIA

Non lo credo.

_(Pausa.)_

RAIMONDO

Che opinione ti sei formata di lui?

GIULIA

Mi pare una brava persona. Ma non mi sono mai data la pena di formarmene

una opinione precisa.

RAIMONDO

Egli, invece,... mi ha molto parlato di te.

GIULIA

Di me?!

RAIMONDO

Te ne meravigli?

GIULIA

Non capisco a che proposito si sia permesso di parlare di me.

RAIMONDO

Io gli dicevo che la tua assistenza è inappuntabile, ed egli... ha

lodata la nobiltà del tuo animo, la tua intemeratezza.... Non c'è da

aversela a male, e soprattutto non c'è da meravigliarsene. Eravate buoni

amici.

GIULIA

Eravamo buoni amici?!

RAIMONDO

Lo suppongo.

GIULIA

Quando egli era il tuo coadiutore, non ci scambiavamo più di dieci

parole al giorno.

RAIMONDO

Abbi pazienza,... non è così. Io ricordo che volontieri conversavate

insieme.

GIULIA

Tutt'al più, conversavamo tutti e due con te.

RAIMONDO

C'ero anch'io, sì; ed è perciò che me ne ricordo.

GIULIA

Con quel giovane, come con ogni altro tuo discepolo o conoscente, io non

mi sono mai trovata sola. Tu non volevi, ed io obbedivo volentieri.

RAIMONDO

Precisamente. Voi... non aveste mai l'occasione di....

GIULIA

_(con un accento di malinconico rimprovero)_ Di che?! Di che?!

RAIMONDO

Non aveste mai l'occasione di creare fra voi una vera amicizia. Questo

volevo dire. Ti dispiace che io ti dia ragione?

GIULIA

Ciò che mi dispiace, tu lo sai. Quel giovane avrà avuto delle parole

gentili per me, e tu stai per infliggerti una tortura più dilaniatrice

dì quante te ne sei inflitte sinora. Per questo mi hai chiamata, e per

questo continui ad occuparti di lui. Sei veramente di una ferocia senza

limite con te stesso e con me.

RAIMONDO

E, a tuo avviso, la mia ferocia, anche questa volta, non ha altra causa

che la mia fantasia, non ha altra causa che la mia mente esaltata?

GIULIA

Sì, Raimondo mio. Fin da stamattina, ti è parso di vedere non so quale

minaccia nella schiera di quei tuoi discepoli che venivano a farti

visita.

RAIMONDO

_(facendo gli ultimi sforzi per contenersi)_ Ed era più che una

minaccia, Giulia!

GIULIA

Allucinazione, Raimondo! Allucinazione!

RAIMONDO

_(ruggendo con impeto selvaggio)_ Realtà viva ed indistruttibile! Quel

giovane ha confessato....

GIULIA

_(violentemente alterata)_ Che cosa?

RAIMONDO

No! no!... Non è vero, non è vero.... Sono io che invento..., sono io

che oso ricorrere ai più bassi sotterfugi per indagare come al

solito.... Tu comprendi facilmente che una confessione di tal genere non

si fa ad un marito.... E poi Luciano è così preso dalla sua scienza, è

così assorbito dai suoi ideali e aveva tanta soggezione di me... che non

si concepirebbe come egli avrebbe potuto cominciare ad amarti....

GIULIA

_(con gli sguardi limpidi e con la voce ferma e vibrante)_ E se anche mi

amasse, che temeresti tu? Nessuna donna è spinta ad amare solamente dal

sapersi amata!

RAIMONDO

_(quasi timido)_ Ma... quando l'amore d'una persona non indegna fosse

costante a traverso il tempo, a traverso lo spazio, quando quest'amore

portasse i segni dei sacrificii compiuti, sublimi come i tuoi propositi

di resistenza, non potresti finire con l'esserne soggiogata?

GIULIA

Disgraziatamente, mi ripeti le interrogazioni che mi facevi stamane!

RAIMONDO

_(abbandonandosi tutto alla sincerità dolorosa)_ No, Giulia, non sono le

interrogazioni di stamane, perchè in questo momento noi non parliamo più

d'un'ombra senza contorni, non parliamo più d'un caso vago ed ipotetico:

parliamo bensì d'un uomo esistente che tutti e due conosciamo e d'un

fatto flagrante di cui tutti e due siamo convinti.

GIULIA

Chi ti dice che ne sia convinta anch'io?!

RAIMONDO

Quando mi sono affrettato a negartelo per riparare all'imprudenza

d'averti apprestata io stesso l'esca tentatrice, tu hai ritenuta falsa

la mia smentita; e ciò significa che t'eri convinta immediatamente

d'essere amata. Alle mie interrogazioni non più fantastiche, dunque, tu

devi dare risposte concrete. E affinchè tu veda chiaro nell'avvenire,

affinchè tu sia in condizione di misurare le tue forze prima di

rispondermi, io ti faccio sapere che l'uomo che ti ama è dotato d'una

indole eletta; io ti faccio sapere che per la purezza del suo animo egli

si è dibattuto fra pene indicibili e mi ha quasi pregato di strappargli

dalla bocca la sua confessione; io ti faccio sapere che la vera ragione

per cui egli parte, rovinando la sua carriera, è che ha sentito verso di

me e verso di te il dovere di fuggire. Ed ora che sai chi è lui e di che

cosa è capace, riunisco in una le mie interrogazioni. Ti senti tu così

forte da non vacillare, in nessun evento, dinanzi a quell'uomo?

GIULIA

Ma sì, Raimondo. Per me quell'uomo non è e non sarà diverso da un altro.

E poi, tutti gli eventi immaginabili non sarebbero forse eliminati dalla

muraglia che innalzerei intorno a me se davvero la crudeltà del destino

m'imponesse di sopravviverti?... _(Indi con un gesto quasi di nausea)_

Guarda a quali orribili discorsi mi trascini!

RAIMONDO

Non avere alcun ritegno e dimmi con precisione quello che faresti,

quello che farai, sopravvivendomi.

GIULIA

Ebbene, potrei ridurmi in un ritiro, potrei chiudermi in un eremitaggio;

oppure, che so io?..., per non lasciare inaridire il mio cuore,

istituirei, a poco a poco, un ospizio. Sì, mi dedicherei, per esempio, a

sollevare dal dolore e dall'indigenza le donne rimaste sole al mondo,

senza appoggio e senza speranza di averne: quelle specialmente che, come

me, non avessero vanità, non avessero ambizioni, quelle che portassero

un eterno lutto nell'animo. M'intendi, Raimondo? Facendo questo, io

eleverei a religione il sentimento della fedeltà, e, come confortata da

una religione vera, vivrei serena, assorta, devota.

RAIMONDO

_(ha ascoltato con tenera emozione, quasi che in quell'onda di bontà

fossero stati per assopirsi i suoi tormenti; ma come ella termina di

parlare egli è ripreso dalla desolazione angosciosa.)_ Non ti è venuta

ancora alle labbra la sola parola che rende indissolubile un vincolo!

GIULIA

Quale?!

RAIMONDO

_(con un fremito di volontà risoluta)_ Tu devi giurare, Giulia! Devi

giurare che mai, mai, mai ti lascerai commuovere dall'amore di

quell'uomo: neppure il giorno in cui egli, dopo una battaglia lunga,

venisse a morire presso la tua porta!

GIULIA

Mi chiedi un giuramento!?

RAIMONDO

_(in un delirio d'implorazione)_ Te lo chiedo perchè soltanto così la

tua fedeltà mi sarebbe incondizionatamente vincolata.

GIULIA

E non preferisci mille volte che io ti offra intera la mia vita senza

esserci costretta da un giuramento?

RAIMONDO

_(con gli occhi di fuoco, a voce bassissima)_ Tu hai paura di giurare!

GIULIA

No, Raimondo.

RAIMONDO

Sì, tu hai paura di giurare e la nascondi nel sottile pretesto di

volermi essere fedele per tua elezione.

GIULIA

Io non ho paura, ti dico! Non continuare a macerarti, sventurato che

sei, anche nella fatica inaudita che fai cercando di abbattere la

fiducia che io ripongo in me stessa! Con una pertinacia senza riposo,

hai già tentato di persuadermi che quello che sento per te non sia

l'amore genuino e perfetto; hai già tentato d'infondermi il dubbio che

io non abbia tanta forza da poter trionfare dei pericoli inevitabili; ed

hai fatto di più, hai fatto di più: hai tentato di cacciarmi davanti un

uomo del quale non m'ero mai sognata d'occuparmi, pure avendone sempre

intraveduti i turbamenti puerili. Tu hai voluto circondarlo dell'aureola

del martire, hai voluto avvertirmi ch'egli è capace di sacrifizi

sublimi, ed, essendoti accorto che tutto ciò, com'era naturale, non mi

ha menomamente turbata, ora, per questa tua sete di spasimi, ti sforzi

d'insinuare nella mia stessa coscienza il sospetto che io abbia paura di

pronunziare il giuramento che mi chiedi! Ma, Dio misericordioso,

Raimondo, non lo sai, non lo comprendi che il farmi giurare un patto

sarebbe una miserabile cosa per me e per te? E non comprendi, non

comprendi che un giuramento non è il mezzo migliore per impossessarsi di

un'anima?

RAIMONDO

_(invaso dallo spavento, coprendosi le orecchie)_ Taci! Taci! Questa è

la voce della ribellione!

GIULIA

È la voce della verità sacrosanta, Raimondo; e se nel momento in cui

siamo io ti mentissi, mi parrebbe di spezzare l'anello d'acciaio che ci

congiunge!

RAIMONDO

_(con uno scroscio orribile di dolore e di furore)_ Tu ti lasci aperto

il cammino del tradimento, maledetta!

GIULIA

_(trascinata dalla frenesia ch'egli le comunica)_ Senti, Raimondo,

senti, senti.... Vuoi tu un mezzo sicuro per tenermi con te anche dopo

la tua morte?

RAIMONDO

Sì!

GIULIA

Per prendermi tutta quanta sin da ora, sin da ora, senza darmi il tempo

di offrirti la mia vita?

RAIMONDO

Sì, sì, senza darti il tempo di offrirmela!

GIULIA

_(con un grido raccapricciante)_ Devi uccidermi! Questo è l'unico mezzo

possibile. Questo è l'unico mezzo sicuro. Uccidimi! Raimondo! Uccidimi!

RAIMONDO

_(irrompendo disperatamente)_ Non so ucciderti! Se avessi saputo farlo,

non avrei aspettata la tua esortazione!

GIULIA

E allora che altro puoi volere da me?!

RAIMONDO

Voglio la menzogna! Ecco quello che voglio, perchè solamente nella

menzogna potrò trovare un'ultima illusione. Cancella sùbito la verità

che hai detta. Sappila cancellare, te ne supplico. Mentiscimi bene!

Mentiscimi bene!...

GIULIA

_(prorompendo in un pianto di pietà infinita e andando a lui per

afferrarselo fra le braccia)_ Povero Raimondo! Povero Raimondo mio!

RAIMONDO

_(cadendo in ginocchio e avvinghiandosi a lei pazzamente)_ Mentiscimi

bene!...

_(Sipario.)_

ATTO TERZO.

_Lo stesso salotto. -- Sulla tavola non ci sono più nè i libri nè il

piccolo vaso con i pochi fiori. Anche la grande poltrona di pelle scura

è sparita._

SCENA I.

GIUSEPPE _e_ GIULIA.

_(Nella camera non c'è nessuno, ma una sonora risata femminile, che

entra dalla finestra aperta, vi mette un po' d'animazione.)_

GIUSEPPE

_(compare dalla comune e va verso la finestra affrettando il passo alla

meglio e sbuffando.)_ _(Ha le spalle un po' più curve, la testa più

bianca.)_

_(Un'altra risata più rumorosa risuona.)_

GIUSEPPE

_(affacciandosi alla finestra)_ Carolina.... Sei tu che ridi in questo

modo indecente?...

_(Si ode ancora ridere.)_

GIUSEPPE

Ma un po' di rispetto non lo hai, contadinaccia che sei? Non vedi che

c'è in giardino la signora Giulia?

GIULIA

_(da basso)_ No, Giuseppe. Lasciate che rida, lei. È ragazza. Lasciate

che stia allegra.

GIUSEPPE

Io poi dico: perchè non vi aiuta a cogliere fiori invece di fare la

sciocca?

GIULIA

_(nel cui accento, anche da lontano, si nota un suono diverso, più

limpido, più fermo)_ Sono io che non ho voluto. Non l'ho permesso

neanche a voi. Del resto, ecco: bell'e finito.

GIUSEPPE

_(scostandosi dalla finestra, mormora con affettuoso compiacimento:)_

Che donna! Che donna!... Se lui dall'altro mondo la vedesse! _(Si ferma

e riflette con mestizia)_ Mah!...

GIULIA

_(entra dalla comune. Ha una leggera vestaglia bianca con qualche nastro

e qualche nodo nero, ed ha il collo scoperto, le maniche rimboccate, i

capelli in iscompiglio, appena annodati. Porta sulle braccia, pressochè

tutte nude, un canestrello pieno di fiori. Entrando, va difilata a

mostrare i fiori a Giuseppe.)_ Voi dicevate che non ce n'erano

abbastanza? _(Per fargliene vedere la quantità li riversa tutti sulla

tavola capovolgendo il canestrello.)_ Che ne dite?

GIUSEPPE

Per la corona che ci abbisogna, sono pochi, difatti. E poi voi avete

presi anche i garofani, anche le rose. A me pareva che i fiori di questo

genere non fossero adatti....

GIULIA

Ma io voglio comporne un bel mazzetto: non una corona. Oggi si onora la

sua memoria. Si scoprirà il suo busto all'Università. S'inneggerà al suo

nome per un trionfo della scienza! Una corona mortuaria sarebbe una

brutta cosa! Non sarà egli come un uomo vivo, oggi, in mezzo ai suoi

colleghi, in mezzo ai suoi allievi? E non è sempre vivo presso di me?

GIUSEPPE

L'idea è giusta, e non vi si può dare torto.

GIULIA

E piccolina deve essere la mia offerta d'omaggio. Mi dispiacerebbe molto

che fosse notata. Piccolina e tutta sorrisi, perchè i sorrisi de' fiori

egli li amava.

GIUSEPPE

Ah, signora Giulia, il giorno della vostra festa, tre anni fa!...

GIULIA

Parlate di quando venne qui, quasi alla chetichella, per cogliere delle

rose da offrirmi?

GIUSEPPE

Poveretto! Tornò a casa, in città, con gli occhi che gli lucevano di

contentezza. E diceva di aver saputo trovare per voi le rose più belle

sbocciate sotto il sole.

GIULIA

Nello stesso giardino e dalle stesse piante ne ho colte oggi per lui.

GIUSEPPE

Non erano che cinque, signora Giulia, ma grandi così! Mi pare di

vedergliele ancora nella mano. Le portava col braccio allungato, in

alto, come si porta... una bandiera,... come si porta una torcia accesa!

GIULIA

E che pene, che preoccupazioni gli dettero anche quelle rose!

GIUSEPPE

Mi ricordo che volle farvele tenere addosso tutta la giornata.

GIULIA

Ma il male fu che la sera io ne perdetti una, ed egli non se ne dette

pace. La cercò fino a notte tarda, e, non avendola ritrovata, rimase

triste, nervoso.... Chi sa quali sospetti faceva!

GIUSEPPE

_(meravigliandosi)_ Quali sospetti poteva fare?!

GIULIA

_(scacciando la nube nera che ad un tratto le è scesa dinanzi)_ Non ne

parliamo, Giuseppe! _(Poi, mutando e rianimandosi e prendendo dei

fiori)_ Dunque, mettiamoci al lavoro.

GIUSEPPE

Domando scusa, ma a lavorare mi ci debbo mettere io solo. Se il cogliere

i fiori era diritto vostro, il combinarli insieme spetta a me. Un po'

per uno. Il mio padrone l'ho conosciuto una trentina d'anni prima che lo

conoscesse vossignoria e gli sono stato e gli sarò fedele non meno di

voi.

GIULIA

Va bene: un po' per uno.

GIUSEPPE

E vi dichiaro che alla cerimonia d'oggi non mancherei neppure se non

avessi più l'uso delle gambe.

GIULIA

Siete proprio voi che mi ci dovete accompagnare. Quei signori del

Comitato mi manderanno la carrozza. Ma non mi farò accompagnare da

nessuno di loro.

GIUSEPPE

E io approvo pienamente. I giovanotti... sempre a debita distanza!

GIULIA

_(ha una scossa: lo guarda, e, invasa dalla triste reminiscenza,

tentenna un po' il capo. Un lieve sorriso profondamente malinconico le

sfiora le labbra.)_

GIUSEPPE

Eh! _(Con una fisonomia e un gesto tra di devozione e d'intransigenza

pare che le dica: «perdonatemi, ma faccio il mio dovere».)_

SCENA II.

GIULIA, GIUSEPPE _e_ FAUSTINA.

FAUSTINA

_(di dentro)_ Chi è di casa? Chi è di casa?

GIULIA

Andate a vedere, Giuseppe. Portando il canestrello dei fiori, non ho

chiuso l'uscio di scala.

FAUSTINA

I fantasmi: Dramma in quattro atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) · 第 2 / 5 段