_(assorgendo desolata ed energica)_ Per amor di Dio, Raimond

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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME SETTIMO

I FANTASMI -- NELLINA

REMO SANDRON -- Editore

Libraio della Real Casa

MILANO-PALERMO-NAPOLI

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr

in the United States of America.

PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i

paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il

consenso scritto dell'Autore (_Art 14 del Testo Unico 17 Settembre

1882_).

OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610.

I FANTASMI

_Dramma in quattro atti_

rappresentato per la prima volta il _18 novembre 1906_ al teatro

_Sannazzaro_ di Napoli dalla Compagnia STABILE di Roma.

PERSONAGGI:

IL PROFESSORE RAIMONDO ARTUNNI

GIULIA, sua moglie

LA SIGNORA MARNIERI

LUCIANO, suo figlio

LA SIGNORA GILBERTA MIRELLI

LA MARCHESA ANTONUCCI

ADALGISA

DONNA SOFIA

FAUSTINA

SUORA ELISABETTA

UNA VECCHIA

MANLIO }

ROBERTO }

ALMERICO } discepoli del professor

PAOLO } Raimondo Artunni

ERNESTO }

ALTRI DISCEPOLI DI LUI

GIUSEPPE, vecchio servo del professore.

ATTO PRIMO.

_Il salotto della dimora di campagna del professor RAIMONDO ARTUNNI. Non

eleganza, ma una signorilità severa, quasi solenne, e una certa aria di

casa antica. Sembra un po' la stanza di un vecchio castello. Le

suppellettili hanno lo stesso carattere. Verso il lato destro, una

tavola su cui è un vaso contenente pochi fiori, qualche pila di libri

rilegati, un campanello a timbro. Accanto alla tavola, una poltrona di

pelle scura. In mezzo alla parete di fondo, la porta comune, che dà

adito a un altro salotto più piccolo. Nella stessa parete, a destra

della porta, una finestra, da cui si vede la campagna. Un'altra porta

alla parete destra, un'altra a quella sinistra: tutte e due al primo

piano della prospettiva scenica._

SCENA I.

IL VECCHIO SERVO GIUSEPPE, MANLIO _e_ LUCIANO.

GIUSEPPE

_(entrando, lento, dalla comune)_ Abbiano la compiacenza di aspettare

qui.

_(Lo seguono MANLIO e LUCIANO. -- MANLIO porta in petto un piccolo fiore

con qualche fogliolina.)_

GIUSEPPE

_(preoccupato)_ Si accomodino; ma... vedranno che, come ho già loro

avvertito, non potrò annunziarli al professore.

MANLIO

Se il professore è impedito davvero, annunziateci a sua moglie.

GIUSEPPE

Cercherò di accontentarli.... Non mi hanno ancora detto chi devo

annunziare....

MANLIO

_(indicando Luciano)_ Non vi ricordate neppure di Luciano Marnieri?

GIUSEPPE

Di lui sì che me ne ricordo.

MANLIO

E il suo nome basta. Io sono una quantità trascurabile.

LUCIANO

Scusa, perchè proprio il mio nome?

MANLIO

_(canzonandolo)_ O cielo! «Perchè proprio il mio nome?» Sei stato

l'assistente prediletto del professor Artunni. È semplice. Ci riceverà

più facilmente.

LUCIANO

Io mi sono unito a te perchè i nostri compagni lo hanno voluto: non per

mia iniziativa.

MANLIO

E che c'entra questo?

LUCIANO

Per me, c'entra.

MANLIO

_(spazientito, al servo:)_ Va bene. Annunziate: «due discepoli del

professor Artunni». Niente altro.

GIUSEPPE

_(senza affrettarsi, esce a sinistra, aprendo la porta con circospezione

e richiudendola sùbito.)_

LUCIANO

In verità, a me pare inutile di parlare con lei. Potremmo andarcene per

poi tentare un altro giorno.

MANLIO

Andarcene, dopo esserci fatti annunziare?! Sei matto. Sarebbe una bella

sconvenienza.

LUCIANO

_(ha un gesto di condiscendenza forzata.)_

GIUSEPPE

_(ritornando)_ La signora verrà a momenti. _(Mogio mogio, esce dal

fondo.)_

MANLIO

Ma questo vecchietto è diventato d'una ipocondria allarmante! L'aria

della campagna gli è deleteria! Già, ho constatato che avvicinandoci a

questa casa non abbiamo più vista una faccia allegra. Ma che ha tutta

questa gente?

LUCIANO

_(astratto, si è accostato alla finestra, contemplando l'orizzonte.)_

MANLIO

Non so se hai notato che anche quella contadinotta paffutella, ch'era

quaggiù a guardia del giardino, malgrado la sua abbondante salute, aveva

un aspetto molto malinconico. Stesa sulla paglia, con in mano la codetta

del maiale che la voleva fuggire, pareva Arianna sul punto d'essere

abbandonata da Teseo. «Bella ragazza, è questa la casa del professor

Artunni?» Ha risposto un _sissignore_ che mi si è messo come una pietra,

qui, sulla bocca dello stomaco. E sai perchè poi le ho chiesto come si

chiamasse? Perchè ho sperato di vederla sorridere. Tutte le contadine

sorridono quando pronunziano il loro nome. O chiamarsi Mariantonia o

chiamarsi Eufemia, per esse è sempre un vivissimo piacere. Ma la

fanciulla del maiale ha pronunziato un _Carolina_ con la profonda

mestizia con cui avrebbe potuto dire di chiamarsi Ofelia. _(Pausa)_ Che

guardi con tanta attenzione?

LUCIANO

Nulla.

MANLIO

Non si vede la nostra comitiva?

LUCIANO

_(distratto)_ No. _(Si scosta come per cedergli il posto.)_

MANLIO

Sì che si vede. Eccola lì: dove il prato è più verde. Ma che fanno?

Sembra che stiano a pascolare come pecore. Hai sentito la promessa di

Roberto?... Se non riesce a trovare un trifoglio a quattro foglie, paga

la colazione per tutti. Ma io ci scommetterei la testa che non pagherà

nemmeno un panino gravido, perchè egli troverà magari un trifoglio a

cinque foglie. Capacissimo! Vuoi vedere fino a che punto è fortunato

quel ragazzo lì?... Senti questa.

_(Entra GIULIA dalla sinistra, curando di chiudere la porta.)_

SCENA II.

MANLIO, LUCIANO, GIULIA.

LUCIANO

_(che guardava da quella parte, vedendo Giulia, tira per la giacca

Manlio per farlo tacere, e, timidamente, rispettosamente, s'inchina)_

Signora....

MANLIO

_(voltandosi sùbito, striscia una riverenza con vivacità)_ I nostri

ossequi, Signora Artunni.

GIULIA

_(salutando con un cenno del capo)_ Desiderano?

MANLIO

Lei, naturalmente, non ha riconosciuto che l'insigne benchè

venticinquenne dottor Luciano Marnieri. _(A lui:)_ Ringrazia quando ti

do dell'insigne. _(A Giulia:)_ Egli è stato per un anno l'occhio destro

del professore suo marito, e quindi lei ha avuto per un anno il fastidio

di vederselo fra i piedi. Ma sono sicuro che di questo chiacchierone

_(accennando a sè stesso)_ che la sta importunando, lei non ricorda nè

il nome, nè la fisonomia.

GIULIA

_(seria)_ La fisonomia, sì; ma mi perdonerà: non ho in mente i nomi di

tutti gli allievi di mio marito.

MANLIO

_(presentandosi)_ Manlio Ardenzi, di professione laureando in medicina.

Laureando da parecchi anni, e, credo, per tutta la vita.

LUCIANO

Non infastidire la signora con le tue celie. Dille invece lo scopo della

nostra venuta.

MANLIO

E parla tu. Chi te lo impedisce?

LUCIANO

_(redarguendolo con cortesia)_ Manlio, ti prego!...

MANLIO

Già, è inutile: l'oratore della situazione sono io. E la signora mi

permetterà un po' di buonumore, perchè oggi ha da essere una giornata di

festa per noi. Lei avrà bell'e capito, signora, che noi siamo qui... per

essere ricevuti dal professore. E non si è in pochi, sa. Noi due

formiamo il drappello d'avanguardia. Il grosso dell'esercito... sta lì,

a pascolare, e aspetta i nostri cenni per dar l'assalto al castello. Il

nostro primo progetto era di giungere tutti all'impensata. Ma poi è

prevalso il parere dei più prudenti. Si è detto: «In fondo, il

professore è in campagna con sua moglie per non essere disturbato e per

godersi con lei questa bella primavera: noi quindi non dobbiamo

commettere troppe indiscrezioni». E non creda che io scherzi, adesso. Oh

no! Le dico sul serio che tra noi discepoli del professor Artunni

l'adorazione ch'egli le tributa è proverbiale. E anzi, veda, proprio

questa adorazione, che lui tiene a dissimulare come un giovanettino

timido dissimula il suo primo amore, ha sempre dato a quell'uomo, così

austero nella scienza, delle gentili sfumature d'ingenuità che più ce lo

hanno reso caro. _(Celiando di nuovo un po', con effusione cordiale)_

Tutto questo sta bene. Ma l'adorazione per sua moglie non deve toglierlo

a noi. Ah, egli ci ha abbandonati? Ha voluto lasciare la cattedra? Ha

voluto lasciare i suoi pupilli, come lui stesso ci chiamava, per venire

qui, in campagna, a fare.... A fare che cosa? Il Cincinnato?... Altro

che Cincinnato, sa!...

LUCIANO

_(severamente)_ Manlio!

MANLIO

E no: fammi dire. È meglio ch'io mi sfoghi prima del ricevimento

ufficiale. E poi, visto che ho il piacere di parlare con la signora, ne

approfitto per ottenere il suo appoggio. _(A Giulia, con serietà:)_

Certo, una donna che ha così nobili sentimenti sarebbe addolorata come

noi se suo marito si sottraesse davvero alla missione che l'ingegno gli

ha assegnata. Non ho ragione, signora Artunni, di sperare che lei ci

aiuterà a farlo tornare in mezzo a noi?

GIULIA

_(ha ascoltato con gran pena le parole scherzose e le buone parole

espansive, stando con le spalle quasi voltate a Manlio e a Luciano come

per un ritegno della sua commozione; e finalmente, a questa domanda, si

decide a rompere il suo silenzio.)_ Vedo bene che lei e i suoi compagni

non sanno ancora nulla.

LUCIANO

_(notandone l'espressione triste)_ Di che?!

MANLIO

Lei ci impensierisce.

GIULIA

Il povero Raimondo è così ammalato che, se pure volesse, non potrebbe

più tornare tra loro.

LUCIANO

_(a un tratto diventa pallidissimo.)_

MANLIO

_(inquieto)_ Ammalato da quando?

GIULIA

Chi lo sa! Per molto tempo egli ha nascosta a tutti la sua malattia. La

nascondeva anche a me. Credo anzi che per nasconderla a me si affaticava

a nasconderla agli altri. Solo l'anno passato, poco prima di prendere la

decisione di ritirarsi in questa nostra vecchia casa di campagna, mi

rivelò di essere in balìa di una tisi inguaribile. Ricorderanno che per

più d'un mese non uscì di casa. Quando loro venivano a trovarlo, egli si

sforzava di sembrare gaio, sereno. E se qualcuno notava il suo

deperimento, egli si affrettava ad assicurare che era un deperimento

causato da un eccesso di lavoro. Ma precisamente dopo quel periodo egli

rinunciò a celarmi la verità. Ed ora mi ripete ogni giorno che non c'è

nessuna speranza di salvezza.

LUCIANO

_(ha un brivido visibile, una contrazione nel volto.)_

_(Breve silenzio.)_

MANLIO

Ma non è improbabile che un po' di esagerazione ci sia in tutto ciò. Lei

gli è così attaccata che esagera senza volerlo, ovvero non fa la tara

alle esagerazioni di lui. Ed egli... sì, è un grande medico, ma è pure

un uomo nervoso, suggestionabile.... Può egli avere la sua consueta

percezione trattandosi di sè stesso?

GIULIA

Si esamina e si studia con una esattezza che atterrisce.

MANLIO

Ma la calma necessaria per curarsi....

GIULIA

Il desiderio intenso di prolungare la vita vale in lui molto più della

calma.

MANLIO

Nondimeno, si dovrebbero invitare degli altri medici autorevoli.... Si

dovrebbe tenere un consulto.... Non so.... Qualche cosa bisogna fare.

Non è così, Luciano?.. Qualche cosa bisogna fare!

LUCIANO

_(col corpo come impietrito, le labbra livide, non può profferire una

sillaba.)_

GIULIA

Ho tanto insistito!

MANLIO

Noi gli imporremo di ascoltare i consigli dei suoi colleghi migliori.

GIULIA

Vedranno che non vorrà, dicendo che oramai è inutile.

MANLIO

Ma tu ci pensi, Luciano? Tu ci pensi?... E noi che venivamo qui

allegramente per tempestarlo di preghiere, di rimproveri e di entusiasmo

e per levarlo in trionfo sulle nostre braccia!... _(A Giulia:)_ E dica,

dica in cortesia, signora: potrà egli riceverci? Noi, s'intende,

vorremmo ossequiarlo, vorremmo almeno vederlo; ma se lei teme, se lei

non lo crede opportuno....

GIULIA

Io suppongo che riceverà volentieri i suoi buoni discepoli. La loro

visita gioverà, se non altro, al suo morale.

MANLIO

È a letto?

GIULIA

In questo momento riposa, perchè nella notte non ha avuto requie. Ma, di

solito, o è lì rinchiuso nel suo studio a lavorare o è in giro per la

casa, attivo, agitato, vibrante, in una sovraeccitazione continua, e

mostra tale una vigoria che a vederlo e a parlare con lui non è

possibile credere alla gravità del suo stato. È un fenomeno strano.

MANLIO

Io sostengo che, se egli dispone di tanta vitalità, il caso non è così

disperato come asserisce lui.

GIULIA

Che vuole che le dica!...

MANLIO

Allora, senta, noi andiamo ad avvertire i compagni. Oh, che schianto ne

avranno!... E fra mezz'ora, saremo qui tutti. Poi, se non potremo

vederlo subito, aspetteremo ancora, o ce ne andremo per ritornare più

tardi.... Insomma, quando ci avrà annunziati, deciderà lei stessa. Noi

ci mettiamo completamente a sua disposizione, e lei deve figurarsi di

avere in noi... oso dire... dei fratelli, ecco.

GIULIA

Grazie, ne sono persuasa.

MANLIO

Vada, vada. Potrebbe essersi svegliato.

GIULIA

No. Se si fosse svegliato, certamente mi avrebbe fatta chiamare.

_(Accomiatandosi)_ Permettano.

MANLIO

A ben presto, dunque.

LUCIANO

_(senza guardarla e senza poter pronunziare un saluto, s'inchina.)_

GIULIA

_(esce a sinistra, aprendo e richiudendo la porta, cautamente.)_

SCENA III.

MANLIO _e_ LUCIANO.

MANLIO

_(mettendosi le mani in testa)_ Io ho come l'impressione di un sogno!...

Non era prevedibile! Assolutamente, non era prevedibile! _(Breve pausa

di desolazione.)_ E d'altronde, non c'è da dubitarne. Così è!... Su,

Luciano! Andiamo.

LUCIANO

_(cercando di dissimulare il tremito da cui è preso)_ Sì, Manlio. _(Fa

qualche passo. Poi si ferma.)_

MANLIO

Ebbene?

LUCIANO

Aspetta un momento. Aspetta che io mi calmi. Quella notizia mi ha....

MANLIO

Eh, lo capisco. Egli aveva tanta bontà per te!

_(Tutti e due parleranno moderando molto la voce, in una concitazione

crescente.)_

LUCIANO

Sarebbe forse più giudizioso consigliare ai nostri compagni di non

venire a turbare questo disgraziato.

MANLIO

Sua moglie ci ha detto che forse egli ne avrà qualche sollievo.

LUCIANO

Costringerlo a riceverci, costringerlo a dirci ch'egli è un povero

condannato al quale non restano a vivere che pochi mesi o pochi giorni,

a me pare una vera crudeltà.

MANLIO

Ma, scusa, perchè non l'hai espressa dinanzi a sua moglie questa

opinione? Ti sei ammutolito. Non hai saputo nemmeno balbettare una frase

di rammarico....

LUCIANO

Ero così funestato, ero così sconvolto....

MANLIO

E adesso, mio caro, non possiamo ritrarci. Animo, Luciano! Non perdiamo

più tempo! I nostri compagni erano d'una allegria bambinesca. Si

adornavano di fiori e di frasche come per andare a uno sposalizio. Senza

essere informati, potrebbero giungere facendo del chiasso, e ciò sarebbe

una stonatura insopportabile.

LUCIANO

Ma bada ch'io ho risoluto che con voi non ci sarò.

MANLIO

Ragione di più, intanto, per venir via.

LUCIANO

Prima d'andarmene... vorrei almeno giustificarmi con la sua signora.

MANLIO

Oh, alle corte: lascia che io te lo dica francamente: questa tua

risoluzione è odiosa!

LUCIANO

Non ho il coraggio di vederlo così ammalato, Manlio, non ho il coraggio

di stare lì a guardarlo e ad ascoltarlo pensando che tra breve egli

dovrà sparire.

MANLIO

Ma questa è una sensibilità che confina con la debolezza.

LUCIANO

_(in uno scatto involontario, ma sommessamente)_ No, no, Manlio! Non è

debolezza! Non è debolezza! È coscienza.

MANLIO

_(sorpreso)_ È coscienza!?

LUCIANO

E il più grave è che, mentre sento che non potrei arrischiare di

trovarmi alla sua presenza perchè non ci resisterei, io sono qui

inchiodato animo e corpo, sono qui come per un bisogno invincibile di

aspettarlo, di parlargli, di gittarmi in ginocchio dinanzi a lui.

MANLIO

_(anche più vivamente sorpreso)_ E per quale motivo?

LUCIANO

... Non lo so....

MANLIO

Non lo sai!

_(Breve pausa.)_

LUCIANO

_(quasi aggrappandosi a lui con le mani nervose)_ Manlio!...

MANLIO

_(spaventato)_ Luciano?

LUCIANO

_(abbassando di più la voce fremente)_ Tu mi hai sempre creduto un uomo

buono?

MANLIO

Il più buono degli uomini.

LUCIANO

E se invece io fossi un infame?

MANLIO

Non dire delle sciocchezze! E, del resto, non ci può essere alcuna

relazione fra queste tue parole pazze e il fatto di cui ci stiamo

occupando.

LUCIANO

_(parlandogli sul viso, col fiato cocente, con gli occhi iniettati di

sangue)_ Vuoi sapere la relazione che c'è? Vuoi inorridire? Vuoi

disprezzarmi come mi disprezzo io?

MANLIO

Ma non ti eccitare così. Ricordati dove siamo!

LUCIANO

_(continuando freneticamente, con voce soffocata)_ Quando la signora

Giulia ha annunziata la malattia mortale di suo marito, nel mio

turbamento c'era un moto istintivo di egoismo nefando!

MANLIO

Che cosa bestemmii?!

LUCIANO

In quell'istante, io sono stato invaso dalla cupidità d'una passione

insensata contro cui da tanto tempo combatto!

MANLIO

_(sgranando gli occhi)_ Una passione che tu nutri per lei?!...

LUCIANO

Sì, per lei, per lei, e m'è parso che la morte di quell'uomo mi avrebbe

forse permesso....

MANLIO

_(interrompendolo e mettendogli sulla bocca il pugno stretto in una

contorsione di raccapriccio)_ No! Non ti voglio ascoltare!... _(Poi,

come preso da un timor panico)_ E questa signora...?

LUCIANO

_(con l'urgenza di rassicurarlo)_ Nulla! Nulla! Non una parola, non uno

sguardo d'incoraggiamento.

MANLIO

Ma dunque tu hai smarrito perfino il senso della logica!

LUCIANO

E tu vorresti trovare la logica in ciò che è un mistero anche per me?

Avevo passati i miei anni di adolescente fra i dibattiti del mio spirito

solitario senza nemmeno pensare all'esistenza delle donne.... Quando

conobbi lei, provai quello che proverebbe un cieco nato vedendo per la

prima volta la luce.... E da allora vivo come un ossessionato. Io non so

dirti che questo.

MANLIO

E adesso... volevi giustificarti con lei... affinchè ella

t'indovinasse?!...

LUCIANO

_(covrendosi il volto con le mani)_ Infame sino a questo punto poi no!

Io non avrei avuto l'impulso di rivelarti tutto se in me non fosse

sopravvenuto sùbito il ribrezzo di me stesso.

MANLIO

Per ora, tu mi seguirai. E giacchè la tua assenza sarebbe notata da lui,

tu tornerai insieme con noi e compirai il tuo dovere. Al resto ci

penseremo dopo. Ti allontanerai da questa casa, ti allontanerai da

questa città, andrai ad abitare in un altro paese, e così, per forza

maggiore, ogni pericolo di turpitudine sarà scongiurato.

LUCIANO

_(spasimando, ma con fermezza)_ Io ti giuro che lo farò!

MANLIO

_(allarmandosi ed incalzando)_ Per carità, sento la sua voce! Se

t'incontrassi con lei, avrei paura della tua commozione come

dell'audacia d'un malfattore.

LUCIANO

Non contribuire tu pure a farmi perdere la fede nella mia onestà!

MANLIO

_(afferrandolo violentemente per un braccio)_ E vieni con me, perdio!

Vieni con me!...

LUCIANO

Vengo, sì... vengo....

MANLIO

_(quasi trascinandolo, esce con lui.)_

_(Qualche istante di vuoto.)_

SCENA IV.

GIULIA _e_ RAIMONDO. -- _Indi_ GIUSEPPE.

GIULIA

_(entra dalla sinistra con passo affrettato, come se cercasse un rifugio

e siede mormorando:)_ Come mi tortura! _(Piange, con la testa fra le

mani, un pianto senza singhiozzi.)_

_(Silenzio.)_

RAIMONDO

_(entra dalla medesima porta, livido e smunto, e si ferma diritto, con

le mani piantate sulla spalliera d'una sedia.)_

GIULIA

_(accorgendosi di lui, leva la testa e non piange più.)_

_(Ancora silenzio.)_

RAIMONDO

_(senza ira, senza rancore)_ Te ne sei scappata?

GIULIA

_(ha un lievissimo gesto di diniego affettuosamente gentile.)_

RAIMONDO

Sei venuta qui per piangere?

GIULIA

Sì... è vero... volevo piangere.

RAIMONDO

Perchè?

GIULIA

Perchè! _(Dolce)_ Sempre la stessa punta nelle tue parole! Sempre la

stessa punta nei tuoi sguardi! Ti svegli come ti addormenti. E sempre da

capo a interrogarmi, a scrutarmi, a guardarmi stranamente.... È naturale

che qualche volta mi venga da piangere.

RAIMONDO

Non è una ragione per nasconderti.

GIULIA

Io non ti vorrei nascondere che le mie lagrime.

RAIMONDO

Anche se non le vedessi, io lo saprei di essere il tuo tormento.

_(Pausa)_ Povera creatura! Quanto ti faccio soffrire!

GIULIA

Sono specialmente le sofferenze tue che mi fanno soffrire.

RAIMONDO

E dell'eterna inquisizione, a cui ti sottopongo, non soffri tu forse?

GIULIA

Sì, ma il peggio è che la tua inquisizione m'intimidisce, mi mette

addosso un tremito nervoso, mi vieta di assisterti con la forza e con la

serenità che sarebbero necessarie. Questo, questo è il peggio, Raimondo.

_(Pausa.)_

RAIMONDO

E, purtroppo, sarà incessantemente così! Fino all'ultimo!... Sentendo

approssimarsi la catastrofe, appunto in questi giorni, avevo risoluto di

fingermi abbastanza tranquillo: m'ero prefisso di risparmiarti la

continua inchiesta che ti fa tremare. Volevo crearti l'illusione che io

mi fossi liberato, in certo modo, dagli artigli d'una gelosia

indomabile. E questa illusione, guarda, io te la volevo creare un po'

per dare tregua a te e un po' per preparare a me un'agonia meno

orribile: un'agonia soccorsa dalle tue braccia non più tremanti e dalla

tua bontà non più adombrata dal rancore. E intanto neppure il beneficio

ch'io mi ripromettevo dalla mia finzione è bastato a trattenermi,

perchè, anzi, l'avvicinarsi della fine ha centuplicata la mia frenesia.

Sino all'ultimo io ti tormenterò, e quando, nel momento del distacco, io

ti chiederò il conforto della tua indulgenza e della tua pietà, tu,

invece, non saprai che maledirmi!

GIULIA

No, Raimondo mio: tutta l'indulgenza, in ogni istante della vita mia, e

tutta la pietà a chi mi ha fatto penare per avermi troppo amata.

RAIMONDO

Ebbene, per la pietà che vuoi concedermi, non cercare adesso di opporti

a questo mio pazzo bisogno d'indagare, perchè la sete d'indagine, che mi

consuma più della tisi, mi soffocherebbe addirittura se tu m'impedissi

di guardare nei più profondi recessi dell'animo tuo. Tanto, alle unghie

della gelosia è inutile tentare più di sottrarmi. Fui geloso sin dal

giorno in cui ti sposai, e quel giorno tu eri un fiore d'innocenza,

appena sbocciato. In dieci anni di unione tu sei stata una moglie

affettuosa, paziente, perfetta, e, nondimeno, in questi dieci anni io

non ho mai cessato di essere geloso, e ti ho oppressa, ti ho sorvegliata

e talvolta ti ho perfino tenuta come una prigioniera. Ti giudicavo io

capace di tradirmi? No. Avevo forse qualche vago sospetto? No! No! Ti

assicuro di no! Ma il vero geloso, Giulia, non attende nè la denunzia,

nè la calunnia, nè un qualunque indizio di tradimento per sentire la

necessità di chiudere in una custodia di ferro la donna per cui vive.

Chi crede che la gelosia nasca soltanto col sospetto, non la conosce no,

non la conosce questa malattia diabolica! La gelosia nasce, nel cuore di

chi ne ha l'istinto, insieme con l'amore, strettamente congiunta

all'amore, e diventa tirannica, diventa mostruosa, diventa immensa, se

l'amore è immenso!

GIULIA

Non ti dicono nulla, proprio nulla, dieci anni di fedeltà?

RAIMONDO

Tu... mi vedesti medico e benefattore presso tua madre, che moriva, e mi

sposasti perchè io volli salvarti dai pericoli della solitudine e della

povertà. La fedeltà tua è stata esemplare, lo riconosco; ma era fatta di

gratitudine, che è il sentimento che meno somiglia all'amore. E poi

dimmelo tu, dimmelo tu, se lo sai, dove cominci, precisamente,

l'infedeltà. Comincia dalla dedizione, dalla caduta, dall'abbandono

completo del corpo, o comincia già dal desiderio al quale si resiste

sentendo il peso del sacrifizio? Comincia dall'infrazione brutale del

proprio dovere o già dal turbamento intimo che spesso non si lascia

sorprendere nemmeno dalla coscienza? Tu non lo sai, e, se pure lo

sapessi, preferiresti forse, prudentemente, di non dirmelo. Del resto,

il dubbio che più mi martella non riguarda ormai nè il passato, nè il

presente. Finchè vivo io, tu non mi tradirai. Questo è assodato. Ma...

dopo?

GIULIA

_(con uno sguardo di meraviglia e di spavento)_ Che altro pensi,

adesso?!

RAIMONDO

_(accendendosi in questa interrogazione)_ Dopo?!... Dopo?!... Ecco

qual'è il mio martirio nuovo, a paragone del quale quello dei dieci anni

trascorsi è stato una festa. Ecco qual'è il martirio che la visione

della morte è venuta ad impormi e che nell'agonia mi darà spasimi a cui

non è mai stato condannato un agonizzante!

GIULIA

_(assorgendo desolata ed energica)_ Per amor di Dio, Raimondo, stràppati

dal cervello quest'altro pensiero, perchè esso ci getterebbe tutti e due

in una fornace ardente!

RAIMONDO

_(andando a lei eccitato, convulso, delirante)_ Ma come, come

strapparmelo dal cervello se qualunque tua affermazione rassicurante non

avrebbe per me, dinanzi all'avvenire ignoto, nessuna importanza?

GIULIA

Tu non sospettasti mai che io ti potessi mentire. Mai! Mai! La

probabilità della menzogna, tra me e te, è stata esclusa dal primo

momento della nostra convivenza, ed una irremovibile persuasione di

sincerità scambievole fu ed è tuttora l'unico rifugio delle nostre

anime, l'unico spiraglio della nostra povera casa così piena di

tristezza.

RAIMONDO

E che mi giova, che mi vale la tua sincerità di ieri? Che mi vale la tua

sincerità di oggi? Oggi, sì, tu dici di sentirti mia per l'eternità, ed

io voglio ammettere, voglio credere, voglio credere ciecamente che oggi

davvero tu non sapresti nemmeno concepire di non essere legata alla mia

memoria dopo la mia morte come sei stata legata alla mia persona durante

la mia vita. Ma quale lavorio, quale trasformazione compirà il tempo nel

tuo cuore, nella tua mente, nella tua carne? Quale influenza

eserciteranno su te le tentazioni che dovrai affrontare quando io sarò

sparito?

GIULIA

Non ci sono tentazioni per chi non vuole averne.

RAIMONDO

Tu le fuggirai, non è vero?

GIULIA

Sempre, Raimondo!

RAIMONDO

T'inseguiranno dovunque! E anche prima d'inseguirti non ti consentiranno

di metterti in fuga! Per resistere certamente alle tentazioni che ti si

affolleranno intorno, dovresti essere cieca, dovresti essere sorda,

dovresti non avere sensibilità di donna, dovresti non avere nervi,

dovresti non avere sangue.... Oh come ti vedo, sola, nella lotta

funesta!... E come già mi sembra di guardarti dal mio sepolcro!

_(Toccandosi il petto quasi volesse squarciarselo)_ Dio, che lacerazioni

qui dentro! Che punture infernali!

GIULIA

_(disperatamente)_ Raimondo, fammi la grazia di strapparti questo

pensiero dal cervello!

RAIMONDO

_(gridando)_ Io mi venderei l'anima per poter morire con la sicurezza

assoluta di non essere tradito! _(Si getta affranto sulla poltrona.)_

GIULIA

_(sedendo anche lei, abbattuta, scoraggiata, esausta)_ Che strazio! Che

strazio!

_(Un lungo silenzio.)_

GIUSEPPE

_(sta per entrare dalla comune, ma s'arresta sotto l'arco della porta,

chiamando, prudentemente, con poca voce:)_ Signora! _(Pausa)_ _(Poi un

po' più forte)_ Signora!...

GIULIA

_(scuotendosi, si volta)_ Dite pure, Giuseppe.

GIUSEPPE

_(entra, avanzandosi.)_

GIULIA

_(gli si accosta.)_

GIUSEPPE

_(pianissimo)_ Quei due di stamattina sono tornati con i loro amici.

GIULIA

_(titubante e parlando ugualmente piano)_ Ora non so se....

GIUSEPPE

Dirò loro di pazientare un poco?

GIULIA

Sì, Giuseppe. Pregateli di pazientare.

GIUSEPPE

_(esce.)_

RAIMONDO

_(ha visto Giulia confabulare col servo, ma non ha colte le parole.

Trasognato, le chiede:)_ Che voleva Giuseppe?

GIULIA

... I tuoi discepoli, che, come ti ho detto, avevano espresso il

desiderio di ossequiarti, sono di là e attendono una risposta.

RAIMONDO

_(recisamente)_ Non li ricevo! _(Breve pausa)_ La loro presenza in casa

mia... mi avvilirebbe di più. Io ne avrei la sensazione d'una minaccia.

_(Con le lagrime agli occhi)_ Essi sono coloro che, come te, mi

sopravviveranno lungamente....

GIULIA

Ti adorano.

RAIMONDO

Che importa! Hanno nell'animo tutto l'ardore dell'età bella e

rappresentano dinanzi a me il fascino e le seduzioni della giovinezza,

che sarà la mia grande nemica! Appunto dalla giovinezza, Giulia, tu

sarai tentata e messa alla prova: dalla giovinezza, che sa amare e sa

farsi amare.... _(Piange.)_

GIULIA

Raimondo!... _(Lo abbraccia, lo bacia, lo carezza, piange con lui.)_

Raimondo!...

RAIMONDO

Sì, baciami, carezzami.... Piangi con me.... Mi fa tanto bene! _(Poi

asciugandosi gli occhi)_ Lo vedi che è meglio quando piangi senza

nascondere le tue lagrime? Io divento più ragionevole. Ora, per esempio,

convengo che non devo essere cattivo con quei bravi ragazzi. E, non solo

li riceverò affettuosamente, ma anche li intratterrò su certe cose molto

interessanti, che da qualche tempo avevo l'intenzione di comunicar loro.

Vengano, dunque. Io li aspetto.

GIULIA

_(si avvia verso il fondo.)_

RAIMONDO

_(vedendola avviarsi, ha un moto infrenabile, di cui attenua

l'espressione nell'accento mitissimo)_ No.... Non andarci tu. Li farò

chiamare da Giuseppe.

GIULIA

_(si ferma.)_

RAIMONDO

_(suona il campanello che è sulla tavola.)_

GIUSEPPE

_(ricompare sotto l'arco della porta)_ Sono qui, eccellenza. _(E resta

discretamente, sulla soglia.)_

_(Pausa.)_

RAIMONDO

_(a Giulia, dopo una reticenza timida, quasi temesse di essere

compreso:)_ Non ti ritiri nella tua stanza?

GIULIA

_(con bontà)_ Sì, Raimondo. _(Fa per andare.)_

RAIMONDO

E... te ne vai così?

GIULIA

_(ritorna a lui, gli dà un bacio in fronte con tenerezza

compassionevole, e quindi lentamente esce a sinistra.)_

RAIMONDO

_(la segue con lo sguardo di sottecchi; e, quando ella è sparita,

rivolge la parola a Giuseppe, senza guardarlo, con la voce tremola, a

cui cerca di dare una intonazione ferma e serena:)_ Giuseppe..... dite a

quei giovani..... che possono entrare.

GIUSEPPE

_(esce dal fondo.)_

_(Sipario.)_

ATTO SECONDO.

_Lo stesso salotto._

SCENA I.

RAIMONDO _e_ I SUOI DISCEPOLI.

_(RAIMONDO è seduto tuttora sulla poltrona accanto alla tavola. Attorno

a lui, ma non troppo dappresso, in piedi, sono i suoi discepoli. Una

dodicina. Il più discosto è LUCIANO, la cui figura, appartata,

accasciata, immobile, con la faccia bianca, con gli occhi che di sbieco

guardano RAIMONDO senza mai volgersi altrove, si distingue sùbito fra

quelle degli altri. Essi hanno atteggiamenti vari, tra di angoscia e di

attenzione intensa. Sui loro volti giovanili nessun lume di sorriso; e

quel loro aspetto grave e triste contrasta con la gaiezza dei loro abiti

primaverili, sui quali spiccano i ciuffetti d'erbe e di fiori pratensi

messi all'occhiello o cacciati nelle saccocce delle giacche un po' in

disordine.)_

RAIMONDO

_(ha già parlato con vivacità, ed ora tace per riprendere lena.)_

_(TUTTI tacciono con lui, in attesa ch'egli continui.)_

RAIMONDO

Concedetemi qualche altro momento di riposo.

PAOLO

_(mite e premuroso)_ Voi non dovreste parlare tanto, professore. Vi

nuoce.

RAIMONDO

Vi assicuro di no.

ROBERTO

_(ai compagni, con voce discreta)_ Ma quest'aria rarefatta gli fa

mancare il respiro. Siamo in troppi qui dentro.

ALMERICO

Si potrebbe aprire la finestra.

RAIMONDO

E sì: aprite la finestra. Fate che mi prenda anch'io un poco di questa

primavera. _(Girando lo sguardo sui discepoli)_ Voi ve ne siete già

fregiati.

_(Qualcuno, senza far rumore, apre la finestra.)_

_(Il silenzio si protrae sulla immobilità e sul raccoglimento di

tutti.)_

RAIMONDO

_(respira allargando il torace. -- Quando si sente ben rinfrancato,

continua.)_ Vi dicevo, dunque, che, per mia volontà, voi sarete i miei

eredi....

MANLIO

_(osando d'interrompere)_ Ma perchè occuparvi oggi di queste cose? Siete

ancora così energico! Siete ancora così vivo! Basta guardarvi in faccia

per vedere che la vostra energia non sarà esaurita nè domani, nè fra un

mese, nè fra un anno....

RAIMONDO

Credo assai prossima, caro Manlio, una crisi mortale. So bene ciò che

dico. Questo deve essere il giorno del commiato. Oggi, nel perfetto

dominio della mia ragione, posso disporre lucidamente del mio piccolo

tesoro scientifico. Domani, forse, non potrei. Lì _(indicando l'uscio a

destra)_, nella mia stanza di lavoro, troverai sulla scrivania un

voluminoso manoscritto. Portalo qui.

MANLIO

Obbedisco. _(Esce, quasi lentamente, a destra. Poi ritorna, e, in atto

devoto, porge al professore il grosso manoscritto. -- Quindi, si

ritrae.)_

RAIMONDO

_(mostrando ai discepoli, col braccio un po' levato, lo scartafaccio)_

Ecco! _(Lo pone sulla tavola. Si passa la mano sulla fronte.)_

Ascoltatemi, ragazzi miei. Un medico che ha modo di studiare sulla

propria persona una delle malattie più gravi che affliggono l'umanità, è

un medico privilegiato. Questo privilegio è toccato a me, e credo di

averne attinto un grande profitto. Lo spirito di conservazione e il

bisogno di difesa, che sono insiti nella nostra natura, in me hanno

raggiunto proporzioni formidabili. Nessun uomo ha sentito quanto ho

sentito io la necessità di prolungare la sua vita, e nessun uomo, per

ritardarne la fine, ha mai combattuto con tanto accanimento! Io debbo a

questo accanimento le preziose ricerche che ho fatte e la scoperta dei

rimedii sperimentati. Per molto tempo, io sono riuscito a vincere il

male che tornava all'assalto con un impeto singolare. Vi dico in

coscienza che, se non avessi dovuto lottare contro quella violenza a

dirittura eccezionale, la vittoria del medico sarebbe stata completa!

_(Breve pausa)_ E, chiuso in questo manoscritto, io conto di affidare a

voi il frutto dei miei bizzarri studi. _(Riflettendo tristamente)_ Così,

sulle mie rovine sarà fiorita un'opera di salute per gli altri. _(Indi,

con balda animazione)_ Volete voi assumere il còmpito di utilizzare a

pro dei sofferenti la mia eredità con la vostra vigoria giovanile, col

vostro ingegno e col vostro fervore? _(Dopo avere aspettata invano la

risposta)_ Nessuno risponde?!... Questo silenzio mi addolora.

MANLIO

Questo silenzio, professore, non è che una protesta del nostro affetto.

Io sono uno sciamannato a cui non dovrebbe essere permesso di chiamarsi

vostro discepolo: tuttavia, ciò che sento io non è certamente diverso da

quello che sentono i miei compagni, ed io ve lo esprimo alla meglio, per

me e per loro. Il nostro affetto non crede, non può credere che voi

dobbiate davvero abbandonarci per sempre. Voi ci parlate già con la

serenità con cui ci parlano da un mondo lontano i morti che ci sono più

cari; e invece noi vi siamo vicini e vediamo e ascoltiamo un uomo del

quale non sapremmo negare la perfetta vitalità e da cui non ci sembra

verosimile di doverci separare tra poco. Ma, certo, ogni parola detta da

voi, appena uscitavi dalla bocca, diventa il pensiero migliore del

nostro cervello, quasi che in noi realmente si trasfondesse qualche cosa

di vostro. Questa, professore, è la risposta che possiamo darvi.

_(TUTTI sono commossi. Alcuni stentano a trattenere le lagrime. MANLIO

porta il fazzoletto agli occhi.)_

LUCIANO

_(in una commozione più intensa e complicata, cerca sempre più di

nascondersi.)_

RAIMONDO

No, ragazzi miei, non fate così. Se sapeste gli sforzi che mi costa il

dedicarmi, in quest'ora, per l'ultima volta, a ciò che fu la mia

missione, se sapeste il prodigio che compio per non udire gli urli della

bufera che imperversa sugli avanzi della mia esistenza, imparereste a

non piangere più mai. E, in quest'ora, io non chiedo lagrime ai miei

discepoli. Chiedo bensì una promessa solenne d'uomini onesti, stretti al

loro dovere ed a me.

PAOLO

Sì, professore, promettiamo.

ERNESTO

Promettiamo che sapremo essere degni della vostra fiducia.

ROBERTO

Nel nome vostro, saremo fieri di arrecare qualche soccorso all'umanità.

RAIMONDO

E... non mi rifiuterete, spero, un po' di gratitudine.

ROBERTO

Una gratitudine profonda, una gratitudine eterna....

RAIMONDO

_(animandosi)_ Continuerete a volermi bene, continuerete a volermene

come se io stessi lì, accanto a voi, vivo, palpitante, sensibile al

vostro attaccamento.... Continuerete a rispettarmi anche, a rispettarmi

senza restrizioni....

ROBERTO

A venerarvi, professore!

RAIMONDO

Tutti, non è vero?... Tutti?... _(Guardandoli, conferisce alla parola

insistente un significato recondito)_ Tutti?...

I DISCEPOLI

_(rispondono molto sommessamente, ma in un tono di sincerità

rassicurante:)_ Tutti!

_(Solo LUCIANO ha taciuto. Egli è paralizzato, atterrito, incapace d'un

gesto, incapace d'un moto qualunque.)_

RAIMONDO

_(si alza con lentezza, stranamente. -- Si accosta ai discepoli, più

dappresso ad alcuni, quasi seguendo un'ispirazione. -- Li fissa, di

nuovo, uno per uno, nel silenzio.)_

LUCIANO

_(che è l'ultimo, non può sfuggirgli, ed è costretto a farsi guardare e

a guardarlo con gli occhi aperti sul viso di lui, immobili.)_

RAIMONDO

_(pervaso da una inquietudine di cui non si rende ragione, mormora quasi

a se stesso:)_ Eppure... chi sa!

ROBERTO

_(dolorosamente e umilmente sorpreso)_ Voi dubitate di noi, professore?!

RAIMONDO

Perchè dovrei dubitarne? In voi non vedo che i segni più schietti della

bontà.

ROBERTO

E allora!?...

RAIMONDO

Pensavo soltanto che la bontà umana è sempre una cosa troppo piccola

relativamente a ciò che ogni uomo pretende da un altro uomo. _(Torna a

sedere)_ Ma di queste malinconie voi non dovete preoccuparvi. Io fido

nella vostra promessa; e voi _(cercando ancora Luciano con lo sguardo

furtivo)_... riceverete l'opera mia... il giorno in cui lo crederò

opportuno. Assodato questo fatto, che ci terrà uniti anche quando io non

sarò più, possiamo fraternamente salutarci.

MANLIO

Ma noi, professore, vogliamo assistervi, vogliamo curarvi. Non ci

rinunziamo! Se vi dà noia che la casa sia ingombra, stabiliremo un

turno, distribuiremo le ore....

ERNESTO

Uno alla volta, se pure fossimo inutili, non vi daremo nessun fastidio.

RAIMONDO

Io apprezzo molto la vostra offerta, ma permettetemi di non accettarla.

La mia Giulia è così attenta, così vigile, che sarebbe superflua ogni

altra assistenza.

ERNESTO

Non sarà superfluo per lei un po' d'aiuto.

ROBERTO

La presenza di qualche persona non del tutto estranea a voi servirà

almeno a darle animo. Manlio e Luciano, che ci hanno preceduti, ci

dicevano d'averla vista molto sofferente, molto abbattuta. Parla tu,

Luciano. E visto che tu sei di casa, nessuno meglio di te può indurlo a

concederci un favore, di cui poi non crediamo d'essere immeritevoli.

LUCIANO

_(costretto a parlare, non intende egli stesso il valore delle sue

parole e quasi balbetta:)_ A me pare... che se il professore non

vuole....

RAIMONDO

Finalmente, odo la tua voce, Luciano! Hai taciuto sempre, sinora. Ti sei

perfino nascosto.

MANLIO

_(affrettandosi a intervenire)_ Era il più scosso di tutti, professore.

In lui, che ha lavorato un anno presso di voi partecipando alle vostre

ansie, in lui, che era trattato da voi come un figlio, la notizia della

vostra malattia non poteva non produrre un urto violento, una

desolazione senza confronti....

RAIMONDO

Ebbene, vieni qua, Luciano. Vieni qua. Io desidero di abbracciarti.

LUCIANO

_(si avvicina a lui con passo incerto, cercando di tenere levata la

fronte, e gli si ferma davanti.)_

RAIMONDO

_(si alza, lo stringe al petto. Poi, staccandosi, dice con rammarico

dolce:)_ Non ti ho sentito. E ti confesso... che ho avuta una gran pena

quando hai dato torto ai tuoi compagni che mi offrivano la loro

assistenza.

LUCIANO

Io so... che la vostra volontà non si piega.

MANLIO

Egli ha creduto necessario di secondarvi sùbito. Non per questo voi

supporrete....

RAIMONDO

_(interrompendolo)_ Ma non ti affaticare a difenderlo. Io lo conosco

meglio di te. E precisamente perchè mi è nota la sua affezione filiale,

mi sono meravigliato ch'egli questa volta non abbia avuto in cuore il

bisogno di _non_ secondarmi.

LUCIANO

Da un'ora in qua, professore,... io agisco come un irresponsabile....

RAIMONDO

A giudicare dal tuo contegno, ho quasi avuta l'impressione che tu avessi

qualche rancore con me.

LUCIANO

Io, qualche rancore con voi?!... Sarebbe una mostruosità! Voi mi avete

schiuse le porte della scienza,... voi mi avete insegnato a fare del

bene a me stesso ed agli altri,... mi avete insegnato le onestà più

alte, più pure....

RAIMONDO

E ti ho insegnato, soprattutto, ad essere leale.

LUCIANO

_(ha un sussulto, e resta interdetto, con un groppo alla gola che

gl'impedisce di continuare.)_

RAIMONDO

Lo vedi che non sei stato leale con me?

_(Una breve pausa.)_

MANLIO

_(inquieto, guarda, teme, si rode.)_

RAIMONDO

_(a Luciano)_ Oltre il dolore che provi, e che non metto in dubbio, ci

deve essere qualche cosa di anormale che ti agita.

LUCIANO

No, professore.

RAIMONDO

Non negare, perchè quand'anche tu possedessi la sapienza della finzione

più raffinata, tenteresti inutilmente di opporla alla mia

chiaroveggenza. È una chiaroveggenza, credimi, di cui talvolta io stesso

ho terrore come d'una grande luce che da un momento all'altro possa

scoprire ai miei occhi l'abisso che dovrà ingoiarmi.

LUCIANO

_(febbricitante, ansante)_ Se pure qualche cosa di anormale mi agitasse,

ciò non mi giustificherebbe d'esser venuto meno alla mia affezione

filiale.

RAIMONDO

Proprio così.

LUCIANO

Ma io saprò mostrarvi di meritare ancora la vostra stima, il vostro

consiglio, la vostra protezione. Io vi circonderò di tali cure che le

vostre sofferenze non potranno non esserne alleviate. Io soffierò tutta

la mia vita nella vostra per convincervi che vi siete ingannato!

RAIMONDO

_(freddo, meditativo, quasi diffidente)_ Senti, Luciano. Le tue buone

parole mi bastano, e non avertelo a male se non accetterò da te

l'assistenza che non ho accettata dai tuoi compagni. Ma affinchè tu ti

rassereni, io ti do immediatamente, dinanzi a loro, la prova maggiore

della mia stima e della mia tenerezza inalterata. Faccio quello che

avrei già fatto se tu col tuo contegno non me lo avessi impedito. _(Con

solennità)_ Tu sei il mio erede più immediato. Questo manoscritto ti

spetta. Tu controllerai le mie ricerche, perfezionerai i miei studii, e

farai da guida a questi giovani, sostituendoti degnamente alla mia

persona. _(Stendendo il braccio e porgendogli il manoscritto)_ Io ti

auguro di averne gloria. Prendi.

LUCIANO

_(reggendosi a stento, cadaverico in volto, prende il manoscritto con la

mano tremante, e non riesce che a mal pronunziare:)_ Grazie.

RAIMONDO

_(lo ha fissato acutamente e, a quel pallore, a quel tremito, a quel

laconismo, si accende d'ira; e, come Luciano prende il manoscritto, glie

lo strappa con violenza brutale dalle fiacche dita, gridando:)_ Ah no,

vivaddio, non è così che avresti dovuto accogliere il dono con cui ti

trasmettevo veramente una parte di me stesso! _(Getta sulla tavola il

manoscritto. -- Indi, abbattuto, preso da una profonda amarezza,

conclude:)_ Sta bene. Confesso che non ti capisco. _(Ha un brivido.)_ E

basta ora.... _(Col cervello annebbiato)_ Non ti voglio più capire!

_(Gli volge le spalle, e, spettrale, col pensiero errante come in una

oscurità sinistra, parla agli altri)_ Sono stanco, ragazzi miei!... Ma,

prima di separarci, debbo rivolgervi un'ultima preghiera.... Non tornate

più nella mia casa. _(Quasi piangendo)_ non ci tornate, non ci

tornate... nemmeno per coprire di fiori il mio letto di morte.

_(TUTTI, eccetto LUCIANO, hanno una istantanea espressione di meraviglia

dolorosa mista di timido affettuoso risentimento.)_

RAIMONDO

_(continua, implorante, in un tono insolito di umiltà, cercando le

parole, pauroso egli stesso di ascoltarle:)_ E... se davvero volete

rispettarmi, come avete detto,... astenetevi dal ricercare le cause di

questo mio strano desiderio... che, sono, del resto, anche per me, molto

confuse... e perdonatemi! _(Tenendosi la testa fra le mani, esce a

destra precipitosamente.)_

SCENA II.

I DISCEPOLI. _Poi_ GIULIA, _indi_ RAIMONDO.

_(Alcuni discepoli restano attoniti, sbigottiti, costernati. Altri,

agitandosi un po', vanno verso LUCIANO, interrogandolo e redarguendolo

con voce severa e sommessa.)_

ROBERTO

Ma perchè, ma perchè, Luciano?!...

ALMERICO

È inconcepibile!

ERNESTO

Io non mi ci raccapezzo! Io non ti riconosco!

ROBERTO

Da quale fisima, da quale ossessione ti sei lasciato pigliare?

MANLIO

_(intervenendo energicamente)_ Signori miei, non è questo il momento e

non è questo il luogo per scalmanarsi intorno a ciò che riguarda

Luciano!

ROBERTO

Ma noi abbiamo il dovere....

MANLIO

_(spezzandogli la parola)_ Il nostro primo dovere è di non rimanere qui

un minuto di più!

GIULIA

_(entra dalla sinistra.)_

_(TUTTI tacciono rispettosamente, chinando un po' il capo in un accenno

di ossequio.)_

LUCIANO

_(cerca di non guardarla e di non mostrarsi.)_

GIULIA

_(ansiosa)_ Dov'è Raimondo?

MANLIO

Ci ha congedati, signora, e si è ritirato nel suo studio.

GIULIA

Si è sentito male?

MANLIO

No....

GIULIA

Mi sono impensierita perchè mi è parso di udire ch'egli parlasse molto

concitatamente....

MANLIO

Difatti, sì,... ma è stata una concitazione passeggera.

GIULIA

_(inquieta, si affretta a raggiungere Raimondo nello studio.)_

_(Com'ella sparisce, si ode la voce di lui, scattante ed acre.)_

LA VOCE DI RAIMONDO

Perchè sei uscita dalla tua stanza? _(Breve pausa)_ No! Resta qua, ora!

PAOLO

_(cautamente, ai compagni)_ Andiamo, andiamo! Ha ragione Manlio: non un

minuto di più! _(Si avvia.)_

_(Gli altri lo seguono. Prendono i loro cappelli sparsi in questa camera

e nel salottino contiguo, e, silenziosi, oppressi, annichiliti, qualcuno

scrollando il capo, qualche altro con gli occhi velati di lagrime, chi

un po' in fretta, chi lentamente, escono.)_

LUCIANO

_(intanto, trattiene Manlio per un braccio e gli parla all'orecchio,

cupamente, urgentemente)_ Io temo che egli sospetti!

MANLIO

La verità non può sospettarla.

LUCIANO

Fra me e lui c'è un magnetismo irresistibile che scambievolmente ci

rivela.

MANLIO

Ma che magnetismo! Il tuo stato morboso doveva per forza impressionarlo.

LUCIANO

Te l'avevo detto che non lo avrei potuto affrontare!

MANLIO

Visto che il caso non si replicherà, non pensiamoci più.

LUCIANO

E se poi vorrà chiedermi altre spiegazioni?

MANLIO

Ma tu mi hai promesso di partire....

LUCIANO

Sì, sì, partire! fuggire! È necessario!

_(Si avviano, seguendo i loro compagni.)_

RAIMONDO

_(entrando di botto e vedendoli sul punto di varcare la soglia,

chiama:)_ Luciano!

_(LUCIANO e MANLIO con un soprassalto si voltano.)_

RAIMONDO

Sono contento, Luciano, di trovarti ancora qui. Venivo appunto con

questa speranza.

MANLIO

_(si sofferma con l'animo sospeso.)_

RAIMONDO

_(a Manlio:)_ Ti preme molto che egli non resti da solo a solo con me?

MANLIO

Credevo che....

RAIMONDO

Fammi il favore, Manlio: va via.

MANLIO

_(trepidante, guardando Luciano con la coda dell'occhio, esce dal

fondo,)_

SCENA III.

RAIMONDO _e_ LUCIANO.

RAIMONDO

_(senza por tempo in mezzo, mettendosi dinanzi all'uscio di fondo quasi

che Luciano gli potesse sfuggire, gli parla non con rudezza, ma con

commozione implorante.)_ Malauguratamente, Luciano, fra noi due s'è

cacciato uno spettro che oramai ci divide e che ci tiene nondimeno l'uno

di fronte all'altro. Io non ti lascerò andare, e so che tu non vorrai

andartene, sino a quando non mi avrai detto quello che hai sentito nel

prendere dalle mie mani il premio che io ti destinavo.

LUCIANO

_(gli è di faccia e indietreggierà a misura che sarà investito dalle

interrogazioni.)_ Voi mi costringevate a considerare come inevitabile

una sciagura spaventevole, di cui io non voglio nemmeno ammettere la

possibilità.... Ciò mi faceva un gran male.... E poi io sapevo... io

sapevo che non avrei potuto adempiere all'alto ufficio che mi

assegnavate.

RAIMONDO

Chi te lo avrebbe impedito?

LUCIANO

Nessuno. Ma io dovrò allontanarmi da questa città.... Sicchè, mi sarebbe

mancata la possibilità di fare da guida ai miei compagni,... nè,

d'altronde, avrei voluto sfruttare da solo la vostra opera benefica....

RAIMONDO

Tu hai da partire?!

LUCIANO

Sì.

RAIMONDO

Per non ritornare?!

LUCIANO

Per non ritornare.

RAIMONDO

E troncherai la tua carriera, cominciata qui così bene? Lascerai i tuoi

amici? Abbandonerai tua madre, di cui hai sempre esaltata l'adorazione?

LUCIANO

Se lo crederò necessario....

RAIMONDO

Questa necessità è collegata, evidentemente, a quella _qualche cosa_ di

anormale che tanto ti agitava....

LUCIANO

No! No!... Si tratta di tutt'altro.

RAIMONDO

Cioè?

LUCIANO

_(non trova sùbito una menzogna da rispondere e si confonde.)_

RAIMONDO

Sta tranquillo. Non insisto. _(Pausa)_ Potrai dirmi almeno fra quanto

tempo partirai.

LUCIANO

_(con l'impulso istintivo di rassicurarlo)_ Al più presto possibile.

RAIMONDO

È urgente?

LUCIANO

Sì, è urgente.

RAIMONDO

I fantasmi: Dramma in quattro atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) · 第 1 / 5 段