O tu che non sei morta e che porto in me!
O lontano paradiso, irrigato di lagrime....
o risacca gemente di rimpianti eterni....
triste oceano di pianto, dalle scogliere di bronzo....
Nilo di tenerezza dal vasto sorriso soleggiato!
Mamma! Mamma! Dimmi tu se ho torto
di sollevare il mio cuore
ben alto, al disopra dei profumi opprimenti
della carne, al disopra dei ghiacciai
della tristezza superba,
nei venti! nei venti! fra le tonanti
mascelle della folgore!
Oh! dimmi tu se ho torto di colorire d'aurora
e di sublime, e d'ideale, e di divino,
il sangue impetuoso che mi mettesti nelle vene!
Dimmi tu se ho torto di coprire di lava
l'orgoglio fisiologico che ti rendeva altera
del corpicino già muscoloso che cullasti!...
Lancio così la voce del mio dolore notturno,
nel cielo aperto, al largo di questo mare di latte,
come una rete immensa,
munita d'ami che tremano....
Ma voi non volete lasciarvi prendere,
stelle dell'assoluto, squamate o guizzanti!...
9.
L'ESECRABILE SONNO.
Suvvia!... È un'indecenza! Svegliatevi!
Presto! se non volete che io sfondi
le vostre finestre con un colpo d'ala!
Credete dunque molto bello ciò che fate,
sdraiati, là, nei vostri letti, a gambe aperte,
con le mani tra le coscie
o coricati sul fianco con le ginocchia piegate,
oppure con le gambe allacciate
a quelle dello vostro donne?
Voi meritate che gli obici
sfondino a un tratto i vostri tetti e vi schiaccino,
marmellate coniugali!
Puah! sembrate caduti a terra,
piatti come sterchi di vacca!
La guerra! La guerra!... Capite,
udite questa grande parola: la Guerra?
Su! E' semplicissimo! Bisogna balzare in piedi!
Su ritti! Spalancate
le vostre finestre ed i vostri balconi!
Aprite tutte le porte! E uscite
dalla prigione del sonno,
per seguire a ritmici passi la Guerra,
liberatrice di schiavi!
Ma voi russate! E' vergognoso,
è indecente, è immondo!
Tutti, giudici e agenti di polizia,
vi dichiarano che non si può
copulare in mezzo alla strada,
nè pisciar fuori dagli orinatoi,
nè palpare le donne nella folla,
nè violare i ragazzini....
Eh! via!... Si tratta di ben altro!...
Il sonno! Il sonno! Ecco l'unica,
la più esecrabile immoralità!...
Dormendo--capite?--dormendo,
voi offendete le leggi sublimi della vita!
O Sole! O Sole! fracassa
tutte le vetrate della città,
e spazza fuori dalle case
tutti questi poltroni
che hanno l'inaudita impudenza di dormire!...
In verità, lo stomaco mi si rivolta!
Oh! le pesanti esalazioni di tanti sonni!
Che nausea!
Per fortuna, vi sono ancora
quelli che non vogliono mai andare a letto
perchè hanno orrore del letto!
Vi sono quelli che amano alzarsi
la mattina, prestissimo,
e che se ne vanno, orgogliosi di essere soli,
con le loro canne da pesca sulla spalla,
o col fucile ad armacollo,
verso la pesca o la caccia!
E infatti, dormono forse gli uccelli?
Ascoltate il gran popolo dei passeri,
che cinguetta sugli alberi,
rumorosi teatri dai cupi gradini!...
E le rondinelle sputate dai fucili del vento,
le rondinelle che mescolano, lacerano
e arruffano i loro voli capricciosi, le udite?
Passeri e rondini non dormono,
o, per dir meglio, non dormono più!
Tutti gli uccelli si ribellano, gridando il loro disgusto
sul nauseante brodo fangoso
che il sonno distribuisce prodigalmente
in fondo ai refettorii mefitici della notte.
Quanto a voi, Italiani, che udiste
ieri sera le trombe squarciate
della guerra, che fate là immoti,
già predisposti alle cure delle tenebre,
imbalsamatrici di cadaveri?...
Che fate, infornati e caldi
nella farina delle vostre lenzuola,
come pani di cui la morte regolerà la cottura?
Non vedete che le case non dormono,
con le loro chiare facciate che aspettano,
agitate da angosciosi riflessi,
la festa dall'aurora?
Non vedete che le acque non dormono?
Fiumi, canali e ruscelli,
non dormirono mai!
Scorrono sempre gridando:
«Senza riposo! Senza riposo! Senza riposo!...»
E le puttane, dormono forse?
Irrequiete sotto la dirotta pioggia elettrica delle lampade,
dànno la caccia ai sessi impazziti
che la notte ha stanati....
E i cani dei carrettieri?
Camminano abbaiando di tanto in tanto
fra le ruote tonanti
dei carri colossali....
E gli automobili di piazza, dormono forse?
Ah! no!... Sempre desti.
I loro chauffeurs, i loro motori,
che sonnecchiano appena,
son sempre pronti a partire,
tra le gialle fiamme, chiacchierone e smorfiose,
dei lampioni che fanno lunghi inchini....
Sia gloria agli automobili di piazza,
che salvano il mondo
dalla morte totale del sonno!
Gli automobili di piazza sono belli
e orgogliosi come le stelle!
Nemmeno le stelle dormono, ma corrono,
facendo grandi gesti folli
per salvare da collisioni fatali
le prue salienti dei pianeti, che forse
stanno per investirci a tutto vapore?
E quella stella sola, laggiù--la vedete?--
più bianca, dalle braccia più lunghe,
è tutta affaccendata a sgombrare
la soglia dell'orizzonte....
Poi se ne viene a picchiare
con le sue lunghe dita indiamantate e sonore
su ogni finestra chiusa, per avvertire,
per avvertire che arriva la luce
e che le si devono innalzare
degli archi di trionfo!
Guai all'uomo che non balzò sussultando
fuori dal suo letto, allorquando
passò, cantando, la stella del mattino!
Lo giuro in suo nome!...
Se l'umanità s'addormentasse,
tutta, improvvisamente, una notte,
coi suoi nottambuli, i suoi automobili,
le sue guardie, i suoi cani,
le sue rondini e i suoi passeri,
i suoi ruscelli, i suoi fiumi,
le sue puttane e le sue stelle,
morrebbe infallibilmente
alle quattro della mattina!...
Quando non posso volar via
col mio monoplano, io percorro la città,
a notte alta,
con orde pazze di studenti,
rompendo tutti i vetri dei pianterreni,
lanciando nelle finestre aperte
grosse pietre che s'odono
poi ruzzolare fragorosamente nell'interno!
Nulla è più divertente! Ecco, noi prepariamo
con cura minuziosa il blocco e l'assedio metodico
d'una casa addormentata....
Ognuno di noi reca fra le mani grossi sassi
come se fossero astri carbonizzati....
Poi, ad un tratto, tutti i vetri della casa
emettono grida umane
e lunghi singhiozzi di terrore....
Talvolta, si svolgono trattative d'armistizio....
«Portinaio, che ne diresti
se fracassassi i tuoi vetri?»
«Oh! no!... Per pietà! Non lo fate!...»
supplica una voce. «Ebbene, prendi!
Ecco il nostro sasso sublime, nel tuo vetro infranto,
per insegnarti a non imputridire
senza fine, nel tuo letto nero!
Tu mi dirai che lavori dalla mattina alla sera.
Noi facciamo altrettanto.... Che vuol dire?»
Questo non c'impedisce di correre nella notte
come un incubo enorme,
per le piazze, vasi sanguigni,
e per le vie, circonvoluzioni della città,
grande cranio assopito!
Bisogna pure che qualcuno si dia la briga
di rinnovare così lo stupore
nel cervello degli uomini!
Come te, noi abbiam lavorato tutto il giorno,
ma ad onta della stanchezza che ci rompe le gambe,
continuiamo a lavorare
diversamente e ancor meglio!
Poichè bisogna pure che qualcuno s'incarichi
di dipingere le statue nelle piazze alberate,
di sostituire all'insegna d'un dentista
quella imponente d'un avvocato,
o d'appendere alla porta d'un lupanare,
che s'affatica ed ànsima,
il cartello d'un teatro che annunzia: «Riposo»!
Bisogna pure che qualcuno provveda
a lanciar nei canali
le persiane dei pianterreni,
graziose zattere avventurose
che vanno forse a ritrovare, lontano,
lontano, nella campagna,
le loro radici d'alberi segati
e a rivedere i loro amici
d'infanzia vegetale!
Si calano le brache allo spirito filosofico
per sculacciarlo come si deve!...
Che fa quella puttana, col suo sorriso
come una lenza,
sull'acqua torbida e pescosa del marciapiede?
Non si diverte affatto! Per divertirla,
l'afferriamo gentilmente pei fianchi
e ce la mettiamo sulle spalle!
Da una viuzza all'altra, dove si va? Aspettate!
Alt! Silenzio!... Quella finestra aperta,
a pianterreno, russa stranamente!
Soffi di clarinetto, e a quando a quando
sordi ribollimenti di caldaia....
Non è altro che la grossa marea notturna
d'un seno di donna obesa....
Qui s'infradicia l'inondante borghesia
clericale e sudante, dalla faccia di sego....
La chiamano Saggezza, nel rione....
A teatro, essa lascia grondare dal palco
le sue due poppe ripugnanti,
su cui son tatuati questi due sudici nomi:
«Pudore! Morale!»
Ora capirete con quali attente precauzioni
introduciamo la puttana guizzante
per la finestra aperta....
Senza far rumore deponiamo cautamente
il corpo bene aerato
accanto al grosso corpo costipato....
Che cosa accadrà?... Chi ci pensa più?...
Abbiamo altro da fare.... Per esempio?...
Chi di noi ha del mastice?...
Ecco una serratura inglese da ostruire....
Eccone un'altra!...
E poi ci si nasconde, fondendoci nelle rughe
della casa dirimpetto,
ad aspettare il lento piede del borghese che rincasa
dal teatro, senza affannare
la sua paziente stupidità!...
Ah! Ah!... Potrà divertirsi un pezzo
a stappare la serratura
con la sua chiave che non serve più!
Mio Dio! Quante bestemmie e quante
imprecazioni!... La neve intanto
gli fiocca sulla schiena
che tossisce malgrado la costosa pelliccia!...
Divertitevi, pance ben pensanti!
Arrivederci fra poco...
Una carrozza di piazza?... Utilizzabile anch'essa!...
Si apre e si richiude lo sportello,
si finge di salutare qualcuno che è dentro,
e si grida al vetturino: «Alla stazione!»
E' semplicissimo: Egli si rimette in cammino
scarrozzando il vuoto!
Un campanello?... «Levatrice»...
«svegliatevi, signora!»
Si suona ancora.... «Presto! Su! Alzatevi! Correte!...
La terra ci partorisce! Siamo noi, i neonati!
Milano sta per mettere al mondo
un nuovo futurista!»
Ora gettiamo a terra quest'altra vetrina
piena di vasi e di cristalli....
Fragore di valanga, di terremoto!...
E' l'ora della ricreazione!
Passando via, si fracassano coi bastoni
le vetrate che pensano e guardano....
Poichè, insomma, rispondeteci,
chi vi ha dato
diritto di dormire?... La polizia, siamo noi!
Polizia del disordine e della libertà!
A grandi passi si va per le vie riconquistate,
alta la testa, come re, con la spavalderia
e la superbia dei capitani vittoriosi. E' naturale!
Lo vedete! La Città tutta intera
sta supina, atterrita davanti a noi!
Fanciullaggini, dite?
E altri brontolano: «Vandalismi indecenti!...»
Per conto mio, mi auguro di morire prima
d'aver perduto le mie deliziose fanciullaggini
e i miei cari vandalismi!...
Io non sarò mai due vecchierelli tremanti,
un vecchio cuore, un vecchio corpo
incollati come due cani
sotto le risate di quelle folli educande
che sono le stelle!...
Sia maledetto il giovane che adora il suo letto
e che non casca dal sonno tutto il giorno
per aver scatenati i suoi istinti durante la notte
Sia maledetto il giovane che non è convinto
di essere diventato, finalmente,
padrone della città, dopo mezzanotte,
con tutti i suoi sputacchi lanciati a ventaglio
sull'ordine carceriere
e sul sinistro _come-si-deve_ della società!
O Duomo di Milano! Io ti ho spaventato
sfiorando con la mia ala di gabbiano
I tuoi scoscendimenti mostruosi
di secolare scogliera....
Io sono, dici, un milanese che va troppo in fretta.
E' infatti la tua tenerezza sbigottita
che colora di giallo e di rosso e di nero
e di verde e di bianco
la pelle trasparente delle tue vetrate camaleontiche.
Sono io che t'irrito, ogni sera, lanciando
la palla del mio cuore più in alto
della tua madonnina dorata!
O piovra smisurata dai tentacoli bianchi,
tu tremi al sentirti stringersi intorno a te
la vastissima rete delle rotaie scintillanti
con tutti i loro tramvai, anelli multicolori
che la sera s'adornano
d'alghe verdi e di coralli....
Tu piangi sulla tua sorte,
cattedrale arenata in mezzo al chiassoso tumulto
della più grande stazione del mondo?...
Ah! ah! Verrà il giorno
--i Milanesi ne sono capaci!--
in cui si potrà costruire un treno colossale,
tratto da una gigantesca locomotiva,
per riportarti in paradiso,
d'onde tu fosti spedita, in altri tempi,
dai Fratelli Gondrand!...
Odo un immenso clamore
laggiù, alla punta estrema della città....
Affrettati, o mio motore, sono gli studenti,
che in marea rumorosa
hanno inondata la stazione!
Cari studenti, scolari d'Italia,
noi partiremo tutti insieme per le vacanze!
Vacanze del fuoco, del sangue
e delle rosse follìe,
in cui potremo finalmente giocare
a _foot-ball_ coi nostri cranî pesanti!...
Io vi raggiungo, sono già, sopra di voi,
mentre vi urtate brutalmente
per trovar buoni posti nei vagoni,
accanto ai finestrini, da cui potrete tirare,
prima degli altri, sul nemico.
Oh! perchè non ho
la vostra bella noncuranza infantile,
o studenti infornati nei treni militari
dei quali precipitate il galoppo conquistatore
con la furia e la follia delle vostre grida
lunghe, mordendo le reni
della locomotiva che si squarcia in bianco vapore?
Vorrei assaporare come voi,
lentamente, la polpa del paesaggio primaverile,
che soffre un poco
dei primi tagli geometrici incisi dal sole....
Volo seguendo l'abbagliante evasione
dell'aurea pianura lombarda senza confini....
Sono vestito del più bel cielo del mondo,
succinta veste orientale a larghi fiori
color di turchese ed a rami dorati....
Ma il mio cuore immelmato si rifiuta alla gioia
e non so più volare con disinvolta gaiezza!
Sono forse allucinato?... Le mie orecchie
percepiscono un fragore di carrozze
e di carri sulla tela delle mie ali....
Questo scalpiccìo di passi pesanti
che s'accanisce dietro di me,
non esce dal mio petto sgomentato?
E questi grossi venti balordi
strideranno ancora per molto tempo
contro il muro della mia cameretta volante?..
Non sono dunque solo? Non sono mai solo!
Il vento rude s'abbatte sulla mia testa
col calpestìo d'una folla sul marciapiede,
ed io l'odo dal fondo di una cantina!...
I venti forti s'appoggiano con le dita
brutalmente!... Terribile rumore
di mani invisibili che s'attaccono,
molli, alla tela delle ali!...
Altri s'aggrappano alla mia fusoliera....
Schifosi contatti che mi inorridiscono!...
Ecco ora la mia esasperazione si comunica
al mio motore, e comprendo, comprendo
la nervosità tossicolante e pigra dell'elica....
So bene che le tue ruote, o mio monoplano,
si sono impigliate, durante la notte,
fra i troppo profumati capelli d'una donna....
Ma questa non è certo una buona ragione
per tremare come un vile
davanti alle correnti d'aria,
che, vispe e birichine, non hanno veramente
minaccia alcuna di pericolo!
Le campane, stamane non hanno
i loro soliti suoni rosati e bagnati di tenerezza....
Campane di noia e d'amarezza inesprimibile,
state dunque per frangere sotto i vostri colpi
il sole, salvadanaio dorato
i cui soldi aspettati debbon pagare
regalmente la festa?...
Il vostro soffrire diffuso disillude il cielo
e spezza il mio slancio....
Ma nel cielo danzante della mia anima scomposta,
ecco splendere fra i pensieri amari
fuggenti zone di speranza dorata....
Arrota le tue ascie, o Luce della battaglia,
e taglia la carne ruvida delle mura,
e ammucchia le tue colossali fascine di sarmenti,
per meglio appiccar fuoco
alle arruffate capigliature dei giardini!
10.
I COLLARI
DEL TEMPO E DELLO SPAZIO.
Ho superato tre treni....
Quell'altro, all'orizzonte, interminabile e lento,
coi lunghi anelli dei suoi vagoni-serbatoi
trasporta vino per l'esercito....
Ma si berranno meglio a garganella
tutti i vecchi vini umani
nella battaglia, formidabile urto scarlatto
di ottocentomila bottiglie viventi!...
Ho sete! Ho sete e mi tormenta
il desiderio di mordere e di picchiare
instancabilmente sulle ossa, sui nervi,
sulla carne.... Macella! Macella! Macella!...
E tu, sole, regolerai
la cottura dei cadaveri!...
Sotto di noi, quella stazione
è veramente la più strana delle cucine,
affocata, fumante,
con guizzi azzurri di rotaie-anguilla
tra i forni e le casseruole
delle locomotive allineate....
Le campanelle elettriche hanno intensi ribollimenti
e gorgoglii di frittura
nei loro vasi di porcellana....
Quell'automobile che sembra spazzato via, sulla strada,
da enormi globi di polvere,
porta al confine il generale supremo....
Io son sicuro che i corpi arrotondati
dei quattro venti che brucian di rabbia
nei suoi pneumatici
non scoppieranno prima di stasera!
Sono al pari di me sottomessi
alle leggi della vittoria.
Fa troppo caldo.... E quelle nuvole nascondono
un sole vile!... Fra poco pioverà!
Il vento sbatte lungo la fusoliera
bruscamente, come una porta che si richiuda dietro di me.
Varco in questo momento la soglia
del lugubre palazzo del Maltempo!...
La pioggia sta per presiedere
alla velocità convergente degli eserciti,
al passaggio dei fiumi, alla conquista
delle alture, che bisognerà coronare
di batterie!...
Palazzo maestoso del Maltempo,
dalle grigie mura che fuggono, velate qua e là
del fumo sinistro d'incensieri invisibili!...
Io scivolo con angoscia
sui tuoi profondi tappeti di nebbia violetta,
supplicando i tuoi fantasmi armati di lampi
d'esser propizi all'Italia!...
Oh! guarda!... L'uragano ha destato il mio motore!
Cento, mille, diecimila chilometri....
Che m'importa?. Purchè l'elica russi bene
e il mio carburatore sprizzi con regolarità
e i miei nervi continuino esattamente
la sensibilità delle ali e della fusoliera!
Salgo verso di te, nuvolone decrepito
dalla faccia color di vinaccia!
Credi forse di spaventarmi, col tuo turgido naso
eruttivo, pieno di colline gialle
e di crateri urlanti?
Ti salto selvaggiamente nella bocca,
che si sforma, moltiplicandosi!...
Nuvole dai cento buchi mutevoli
mi vedete volare ebbro di gioia,
balzando nei vostri cerchi
come un cavallerizzo nel circo del cielo?...
Eccomi appenna addentato, e già digerito,
ed evaso, in petardi, dalle budella dell'uragano!...
Ho il tuono alle calcagna. Venga pure se ciò lo diverte!...
Con calma, con sicurezza assoluta,
mi tuffo a nuoto, felice
d'esser sfiorato dalle più affascinanti
nubi del cielo,
belle nubi dalle squame violacee,
che passano come grandi pesci ciechi
e che sorridono
con la bocca spumosa d'oro,
misteriosamente....
Ma la voce degli uccelli m'attira ancora più in alto.
I loro voli e i loro canti trillano e brillano
sopra di me. Il mio motore ne gode follemente
ed io lo spingo, e ci pare di filar via tutti e due
sotto fantastiche pergole da cui pendono e oscillano
grappoli succosi di suoni
lunghi, zuccherini e furibondi....
Quando volgo la testa, vedo lontano lontano
l'azzurra sciarpa dell'amore
sfilacciarsi in pallidi lembi
nel cielo che la furia della mia anima
eccita e infiamma sempre di più!...
Città e villaggi, barbieri eleganti e diligenti
delle montagne e delle pianure,
avete--non è vero?--ben poco da fare!
Poichè proprio non val la pena
di pettinare quel poggio, o d'ammorbidire
l'acconciatura bionda di quella collina,
o di rifare la scriminatura di quella vigna!...
E i boschi lontani non si lagneranno più
d'esser tanto trascurati da voi,
dimenticati dai vostri pèttini,
con le loro capigliature sudicie arruffate.
Vedo già in sogno, un po' dappertutto,
vastissimi campi di battaglia
che si scamiciano mettendo a nudo
il petto villoso, sudante,
della terra scorticata dagli obici,
danzanti amuleti....
la terra tatuata di cavalli morti,
in basso rilievo!...
La mia velocità spaventosa diverte il paesaggio,
che bizzarramente si contorce dalla gioia.
Assisto al valzer travolgente delle colline....
Le più vicine fanno la danza del ventre....
Tutti i ruscelli si torcono in chiare risate.
Salgo, e subito gli alberi diventano cavoli.
Quella valle vomita a un tratto quattro villaggi.
Ma quell'altra s'affretta ad ingoiarli!
Affonderai, bel casale,
fra poco, ne sono sicuro,
nell'acqua verde e increspata del tuo bosco....
Dov'è?... Scomparso! Tuffo improvviso di granchio!
Per arrestarmi, le città
levano altissime le loro braccia di pietra....
e poi svaniscono, rase
dalla falce azzurra di quel fiume ricurvo!
Null'altro persiste se non lo schiaffo instancabile
che il vento dell'elica moltiplica
senza posa, sulla mia faccia!
Attraverso un acquazzone in tre secondi....
Allora il vento si sveste, e m'offre violentemente
un corpo nudo fremente
tutto bagnato di sale marino e di lagrime,
il corpo salato della mia amante
che stringevo un tempo fra le mie braccia,
nella cabina dalle pareti di tela, a Pancaldi....
Oh! la calda ricchezza del suo odore che morde!
Lussuria, guscio del cuore tartaruga!
Lussuria! rosea cupula d'un'orrida latrina!
Sarò io dunque sempre l'orgoglioso _bidet_
dell'Avventura, falsa cortigiana?...
Un povero cuore strisciante ai molli suoni d'una voce
un cagnolino freddoloso fra due calde mammelle?...
O paesaggi danzanti che sgambettate lontano,
cessate, cessate d'illudere
la mia speranza d'infinito!
Il mio monoplano vola per sempre negli occhi
di una donna!
Non vedo io, immensificata
a mille metri sotto i miei piedi,
la nudità indolente della mia amica?
Oh! via!... la lussuria
ha dunque invischiato il mio spirito?
Poichè quello che vedo non è altro che il corpo
immenso e disossato del mare....
Oh! io diguazzo ancora
in una biancheria eccitante
d'immagini femminili....
Oh! rabbia esasperata!... Bisogna dunque
che io m'arrampichi fino allo zenit,
per liberare il mio corpo da queste lumache
viscose, appiccicaticce:
orgoglio del sesso colonizzatore,
inestinguibile sete di tenerezza!
È detto! Raschierò, scorticherò
la mia carne, fino al sangue,
fino allo strangolamento del cuore,
con le spazzole rudi delle soffianti velocità,
salendo su per due o trecento chilometri azzurri!...
Galli dell'orgoglio virile schiavi delle stagioni,
voi che alzate la zampa
sulle vostre galline, sui vostri tetti
e sulle vostre donne domate,
banderuole giranti alla brezza d'aprile,
sono dunque incatenato, con voi, senza scampo
nel sinistro cortile dell'atmosfera?
Noi fummo cotti a fuoco lento
nell'utero fetente....
Chi mai potrebbe lavarci da tanta sozzurra?
Chi può guarirci dell'incurabile amore?
Noi non saremo mai i monelli senza cuore
e senza memoria,
che sputano dall'alto sui balconi delle donne,
volando rapidi fuori dalla storia
e dall'anatomia,
in vacanza, in vacanza,
lontano dalla vulva, triste collegio obbligatorio!...
Io sono l'artista,
l'essere numeroso e formicolante,
la rissa pullulante,
la sera di prima rappresentazione,
la sala gremita in cui tutti i posti son presi:
palchi, poltrone e loggione....
Io non so descrivere la mia sofferenza squisita!...
sono un bruto rapace,
ammalato d'eroismo infinito e d'impossibile!
Sono un Creusot
che vorrebbe fabbricare dei _fondants_!...
Pedante virilità del poeta
sempre in foia del proprio orgoglio!
Quando saprò io trovare
abbastanza minuzia e delicatezza
per poter fare a pezzi il mio Io
e bendare le mie ferite?
__Il mio motore.__
Taci, imbecille! Respira meglio, piuttosto!
Ti basti uscire da quest'Io pestilenziale
in cui t'annoi lugubremente,
e cacciar fuori dai tuoi polmoni
quest'odore di luna paludosa
e di cipressi civettuoli!...
Vuoi che analizzi il tuo più bell'eroismo?
Acrobatismo d'un marmocchio che vorrebbe star ritto
sulla rotondità del ventre materno....
Oh! gli occhi delle donne che guardano gli eroi,
cui subitamente diventano essenziali!...
Tu vorresti sfondarli
ma sono dentro di te!
O milioni di donne scollacciate....
gioielli, piume, cappelli
e milioni d'occhi indistruttibili!...
L'orgoglio! Ecco il solo nemico da temere,
ecco il peccato dei peccati!
Io t'applaudo, ingegnoso Gesù, per avere insultato
e minacciato del peso crollante del tuo inferno
l'orgoglio, bestia fetida, invincibile
tartaruga dal guscio troppo vasto!...
Orgoglio del sorriso e della letizia,
orgoglio della miseria e dei singhiozzi,
orgoglio della sozzurra,
della stupidità e della morte!
Dimenticavo! Anche vidi
lo spaventoso orgoglio d'essere vile
e di fuggire,
l'orgoglio di non riuscire, l'orgoglio di non essere,
l'orgoglio atroce del nulla!
Commedia fatale!... Pensare è esser giovane!
O gioventù! feroce unità
desiderio di concentrare in sè stesso
le unità del mondo,
desiderio d'esser scelto,
l'unico scelto, l'unico amato
dal popolo infedele delle labbra innamorate!
Esser giovane vuol dire temer d'invecchiare
e di cessare di piacere ai fiori e ai frutti!...
Esser giovane vuol dire temer di cadere
dalla ribalta del teatro!...