Chi ti strangolerà, o tribuno,

o inesauribile capezzolo di stupidaggine?

E tu, folla, poppante informe

flaccido e immenso, dalle gambe fasciate,

non sei nauseata dal latte

delle sue promesse?...

Vagisci tristemente nella tua culla:

la terra, dalle monotone cantilene....

Da una scatola a sorpresa salta fuori

subitamente un terzo oratore.....

Questo fiammeggia come un cannello ossidrico,

col fuoco trivellante e diritto,

di una rossa eloquenza....

Da ogni parte, su tutti i punti dei gradini,

tre, quattro, venti cannelli identici ruggono

sputando le loro ciarle astiose

per intaccare la grande folla operaia,

gran mucchio di metalli grezzi,

e di scorie carbonizzate,

ferraglie e chiodi che vorrebbero essere infornati

nel più grande cannone del mondo!...

__Io__

Non li seccate, dunque, con la stupida Pace!

A che serve offrir loro quel piatto immondo

che dà la nausea?

Non domandano di meglio che di saltare in aria!

I loro occhi attendono lo scoppio delle fortezze,

il barcollare delle corazzate briache fradicie,

e sverginate dagli obici.

Le loro nari sognano del profumo

pungente e violaceo della polvere....

D'altronde, non avete più gas nei vostri tubi,

o cannelli ciarloni!...

Le vostre fiamme oratorie si ripiegano e strisciano...

Non già per ascoltarvi,

ma per osservare meglio le traccie

della vostra cupa e bruciante stupidità

in questa folla,

io discendo e m'aggrappo,

poggiando le ali del mio gran monoplano

su questi due capitelli romani...

Ed ora fra le mie ruote si dondola con grazia

il mio grosso pendolo futurista,

il Papa!

Subito un vasto clamore sommerge

gli oratori, e la loro voce, e le loro braccia flagellanti.

Un migliaio di bocche spalancate

succhia lentissimamente la mia apparizione,

fra il traboccare dei fetori acidi,

il patatrac delle grida spezzate

ed il flic-flac delle voci sozze....

__Io.__

O studenti! Operai! Non più discorsi!

Voglio insegnarvi a fischiare gli oratori,

poichè io stesso ho l'aspetto ridicolo

d'un uccello appollaiato su un albero

che stia arringando i pesci che girano nei vortici

d'un fiume.... Voi siete nell'acqua sorda

della folla, mentre io sono in cielo!

Bisogna deridere tutti i ciarlatani,

poichè l'eloquenza, stasera, potrebbe solo mentire.

Si deve soltanto agire!

Bisogna che quest'arena s'inclini ad un tratto

come un'immensa brocca piena di vino sanguinante

sulla frontiera, e l'inondi!

La Guerra!... La Guerra!...

Ecco tutto il mio discorso.... Esordio e conclusione!...

Partiremo domani per la battaglia...

Per divertirvi intanto, mentre s'aspetta l'aurora,

ho preso al laccio questo bel corvo gigante!...

__Gli studenti.__

Oh! com'è bello! Oh! com'è bello!...

Gettaci, gettaci il corvo! il corvo!

__Un oratore.__

No! no! il sangue non sarà versato!

__Gli studenti.__

I discorsi ci annoiano!

Vogliamo il corvo!

E bisognerà pure che il sangue sia versato!

Peggio per voi!

O il vostro sangue, o il nostro, operai pacifisti!

Noi vi diamo battaglia appunto qui, stasera stessa!

Due guerre invece d'una:

ecco il risultato della vostra viltà.

Le vostre facce verdognole

luccicano di sudor freddo,

come le foglie delle foreste spazzolate dai lampi,

e il vento della paura vi sgocciola violentemente

come fanno le cuoche con le insalate!

Cessate di tremare. Sappiate che la guerra

è un modo qualunque di far sciopero!

La guerra cambierà tutto, completamente!

Guerra vuoi dire officine chiuse, aria aperta.

Guerra è libertà d'uccidere chi si voglia!...

Non più capi operai!

Gli ufficiali sono occupati a morire bene,

precisando la morte degli altri.

Si può scegliere il proprio bersaglio,

e questo è più divertente d'un gazometro,

e assai meno pericoloso!

La guerra è la rovina del padrone,

che mentre essa dura non può continuare

ad arricchirsi!...

Vittoria o sconfitta, il padrone sarà povero

come voi!

__Gli operai pacifisti.__

A morte il bruto! A morte il cannibale!

Facciamo a pezzi il signore che vive di rendita!

A morte l'assassino! A morte!...

__L'anarchico cieco.__

Operai! Guardatevi dall'obbedire

a questa spaventevole febbre di sangue!

Noi non combatteremo contro i nostri fratelli operai,

sindacati come noi al di là dei confini!

Si dice che l'Italia venne offesa

con degli sputi in faccia!... Ebbene:

peggio per lei!... L'Italia è in pericolo?

Io me ne infischio!... Che m'importa

della forma dei governi, del colore della bandiera?

Pensiamo a noi, i Senza patria, gli Schiacciati....

Trieste e il Trentino non valgono le nostre ossa!

Se cederete agli assassini che ci governano,

ottocentomila poveri diavoli

che non si conoscono

e non hanno nessuna ragione di volersi del male,

si precipiteranno

gli uni sugli altri per scannarsi a vicenda!...

Ed avremo la guerra, lugubre infamia,

negazione di tutto ciò che dimostra

la superiorità dell'uomo

nella scala zoologica!

Non possiamo accontentarci

di dichiarare lo sciopero!...

Dobbiamo decidere il sabotaggio

delle stazioni e delle ferrovie!...

__Un socialista riformista.__

Ammetto il sabotaggio dei fili telegrafici,

poichè non compromette nient'altro

che dei dispacci inconcludenti,

ma mi dichiaro nemico

di quei mostri dal volto umano

che schiodano le rotaie!...

__Un oratore.__

E' un venduto! Lo denuncio all'assemblea!

Che cosa facevi, ieri sera,

mentre io stavo levando a una a una

le rotelle del gran disco

che regola l'ingresso alla stazione?

__Un altro oratore.__

Egli ha rubato sulle spese di propaganda! Scroccone!

__Il socialista riformista.__

Guardate; resto freddo

sotto questo torrente di fango!

Sono dunque, agli occhi vostri, un uomo intento

a disorganizzare il sindacato dei ferrovieri!

Mi hanno già messo all'indice!

Il Consiglio mi ha persino rifiutato

a dei gruppi che volevano

conferenze tenute da me!

Lasciatemi parlare!...

Mi sta a cuore lavarmi dall'accusa!

__L'anarchico cieco.__

No! No! Vi sono ancora più di venti oratori

già iscritti!

Domando al Congresso

una seduta di ventiquatt'ore di più

che continui giorno e notte!

Propongo che la parola sia data

a otto oratori soltanto....

quattro per ogni tendenza!...

__Il socialista riformista.__

No! Ognuno dei sindacati è autonomo

secondo la tendenza dei suoi aderenti!

Tu sta zitto!... Hai preso la parola

senza curarti del turno!

__Il Presidente.__

La seduta è tolta! La discussione

sarà ripresa

in seconda seduta notturna!

__Io.__

Suvvia, poveri ingenui....

Tutti si burlano di voi!

Non c'è sciopero, in Austria!...

Operai e padroni, contadini e ricconi

marciano contro di noi,

burlandosi delle vostre discordie!

Credete dunque che sia superiore,

e ragionevole, e saggio,

ciò che fate ogni notte?... Che cosa sono

le battaglie convulsive a cui vi date,

a colpi di grossolano piacere,

sul corpo vile e stupido della vostra femmina

sventrata, che invariabilmente inchiodate sul letto

con un gran chiodo piantato fra le coscie?

Non è, anche questa, violenza,

brutalità, lotta accanita,

sanguinosa aggressione notturna,

con sudore e morsi,

perchè alla fine dell'anno la vostra sposa

abbia squarciato il ventre

dall'obice d'un cranio neonato,

il quale, venendo alla luce,

non può che lottare e ferire?

Differenza dei sessi: battaglia in un letto.

Differenza dei ventri: battaglia ancora e sempre

intorno ad una cassaforte!

Io vi propongo di lottare e morire

per una parola divina: Italia! Italia!

__Un oratore.__

Bisogna che tutti i treni militari deraglino!

__Io.__

Oh! via!... V'aspetto per colpirvi,

ma non in nome dell'ordine che mi è ignoto.

Non sono un poliziotto.

L'autorità non esiste più! Nel cerchio

crescente, illimitato, delle libertà assolute,

voi sbraitate contro la guerra,

mentre noi la glorifichiamo!...

Ma quanti siete, voi?... Poche migliaia!

E come mai volete ch'io prenda in considerazione

il vostro piccolo volo di tafani importuni

sulla groppa del toro patriottico

che s'avventa contro il nemico

in questo canicolare meriggio di guerra?...

Voi non avete che la vostra viltà!...

Io vi oppongo il mio coraggio

e la mia Browning!...

__Il Presidente.__

La seduta è tolta!...

__Io.__

Chi, fra voi, vuol giocare la sua pelle

per arrestare la guerra?... Nessuno!...

Sarebbe illogico, infatti, preferire

un Italiano a un Austriaco,

quale bersaglio!...

Voi non amate nè i bersagli nè le armi!

Avete le vostre pantofole, il vostro letto,

la vostra lampada che fumiga

sulla minestra fumante,

un guanciale di mammelle avvizzite,

e una collana di chiassosi marmocchi!...

Tenete per voi tutto questo!...

Ho i miei muscoli, il mio coraggio,

e un fucile preciso!...

__Il Presidente.__

La seduta è tolta!...

__Io.__

In fatto di sabotaggio,

ammiro gli operai che stendono

i loro corpi folli sulla strada ferrata

per fare uscire dai binari

i treni carichi di soldati!...

Non è questo, lo so, il vostro metodo!...

Quindi, io vi sopprimo,

sabotatori prudenti!...

E voi, miserabili che m'ascoltate

in silenzio, là giù, sui gradini,

voi che partite in guerra contro la fame,

nei grandi forni delle capitali notturne,

portando per armi l'uncino o il paniere

curva la schiena sotto la gerla fetente!

__Il Presidente.__

La seduta è tolta!...

__Io.__

E voi, facchini, che scaricate

i carretti degli ortolani

tra i cavolifiori fradici,

bocche selvagge di latrine!...

Voi, che v'aggirate intorno ai macelli

nel fetore tagliente delle concerie....

Voi che disputate ai cani

i grandi pasticci fumanti d'immondizie,

incensieri venerabili dei mercati,

il cui vapore pervertisce l'aurora....

Voi che raccattate preziosamente questi tesori:

detriti di carne, buccie di legumi,

teste appassionate di pesci che rivivranno,

in _bouillabaisses_ tonanti,

nei vostri stomachi-cloache....

__Il Presidente.__

La seduta è tolta!

__Io.__

Spazzini! Vagabondi che frugate nei rigagnoli,

contando e ricontando gli stracci,

gli affissi lacerati e le scorie di piombo

di zinco, di lana, di cotone e di rame,

arruffio multicolore

di sforzi verso la morte...

Cenciaiuoli mal nutriti di rimasugli

incessantemente colonizzati dai vermi....

Collezionisti di trucioli e di mozziconi....

Non è forse squisito il pane duro del soldato,

per tutti voi che mangiate

nausea bollente sotto i soffitti infeltrati di mosche

delle cucine economiche?

__Il Presidente.__

La seduta è tolta!

__Io.__

Voi tutti, uomini _sandwiches_,

ci tenete davvero, al vostro salario di venti soldi?

Se almeno aveste di che pagarvi il vino

ed il forte tabacco di cicche vecchie

di cui avete bisogno

per tener ritto nel fango il vostro corpo,

quando tutt'a un tratto il vento insolente

scambia per una sedia a dondolo

il vostro cartellone, e vi si sdraia pesantemente!

Permetterete ancora al Sole miliardario

di mutarvi in sinistri inaffiatoi di sudore e di odio

sul marciapiede fumante?...

Gettate via le vostre divise imbottite di cimici!

Non avete abbastanza grattati

i foruncoli pieni di lagrime,

della vostra pelle avvizzita?...

E perchè temete dunque

i fuochi di gioia della mitraglia

e l'odore della polvere, disinfettante sublime?...

Purchè non vi piacciano le babbucce di fango

di cui l'inverno vi calza elegantemente

e l'imbellettatura rossa e violetta

di cui orna le vostre guancie e il vostro naso gelato

che attirano gli occhi degli sfaccendati

più del vostro cartellone variopinto!

Tornatevene a casa, mettete a letto i vostri marmocchi,

bastonate le vostre mogli se piangono,

e trovatevi domani mattina alle cinque

ben desti, immersi i piedi nel grasso

delle vostre scarpe migliori!...

Vedete? La luna piena,

come un riflettore, immensificando il mio gesto

fino all'estremità dell'arena,

v'indica la stazione, all'estremità dì Milano,

che non potrà, questa notte, dormire!

__Un oratore anarchico__

_(mi scaglia un fucile di legno, che io prendo a volo)._

To'! Prendi, servitore!

E corri lesto al confine!...

__Gli studenti.__

Gloria al monoplano futurista!

Gloria agli operai guerrieri!

Morte ai pacifisti!

Dove sono? Scomparsi! Passati come sabbia

attraverso il vaglio tumultuoso della folla!

Gettaci il tuo vecchio papa!

Ci divertiremo con lui tutta notte!...

Non dormiremo. Berremo e canteremo,

con donne seminude sulle ginocchia!

Birra! Birra, padrona! La birra ha il sapore

rinfrescante e grasso del sangue austriaco!...

8.

VOLANDO CON LA LUNA.

Saliamo più in alto, Santo Padre! Non ti dispiaccia!

Passeremo un'ora a fianco a fianco con la luna....

Vedi? La luna istruisce pazientemente le colline

che volgono verso di lei facce sorprese

di scolari attenti e saggi.

Essa mostra loro le sue nuvole

come belle immagini guerresche

che passando le divertono e subitamente le oscurano

di dubbio e di pensosa curiosità....

Ma perchè quest'aria dolente?...

In questo istante, i tuoi fratelli corvi

probabilmente s'arrochiscono a gracchiar preghiere,

o piuttosto complottano nei nidi fuligginosi delle sagrestie

per nominarti un successore!

Il Vaticano fra poco mostrerà al tramonto

la sua enorme cupola tonsurata

tutta irta dei suoi fumi, _papillottes_ bisunte.

Io voglio dondolarti, questa sera,

a picco sopra la casa

della mia piccola amica che m'aspetta al balcone.

Più in alto! Vuoi? Che delizia!...

Mi sento, sono come una lingua felice

nella freschezza fusa di una pastiglia di menta....

La luna ha cagliata l'atmosfera,

e si va scivolando su una crema soave

che dovrebbe invischiare le mie ali, e che invece

le sostiene delicatamente....

Fra poco queste nuvole piovose,

vasi tarchiati digradanti nello spazio,

si urteranno alla prima ventata

per lasciar meglio colare dalla loro pancia piena

altri latticinî luminosi.

E avremo sopra di noi, dentro di noi,

il Niagara immenso del chiaro di luna!...

Dovrai diventar bianco, serbatoio di tenebre,

per non far macchia sulla brina radiosa,

che imbrillanta la pianura....

Una simile macchia potrebbe spaventare

la mia amica affacciata al balcone....

Vedo farfalleggiare la sua chiara figura.

Il suo _peignoir_ che azzurreggia

le inguaina i fianchi flessuosi

e il dorso rosato dal riflesso della lampada interna....

Senza vedermi, indecisa, imprecisa

e affondata nel fresco, nell'azzurro,

essa beve il vasto polverio dei suoni e dei colori,

e il malinconico incanto dell'infinito....

La sua casetta sorridente è imbellettata

e incipriata meglio di una Parigina....

O vecchio papa ballonzolante, t'accadde mai

di contemplare orti divinamente assopiti e placidi

come questi?

Oh! io non ti farò certo il piacere

di deporre la tua pancia ansimante,

come uno sterco enorme,

nel bianco paradiso della mia piccola amica....

Guardati dal lasciarvi cadere le tue ciabatte

sformate dai tuoi piedi di cammello!

Passeremo presto sulla casa che sogna....

Ecco, all'estremità del suo giardino

le mille trecce del fiume,

che sembrano trattenute alle tempie della collina

da pesanti fibbie d'argento

e da pendagli scintillanti

di monetuzze infilate....

Non fare tanto rumore, o mio cuore-motore....

Potresti spaventarla!

Quel carro, là giù, sulla strada

la distrarrà bruscamente....

Ho paura, ho paura che le sue ruote stridule

e il suo beccheggiare d'elefante,

e il suo sesso che gli rosseggia fra le zampe,

interrompano le fantasticherie

della mia dolce amica!...

Ecco. S'è già mossa!...

Finalmente vedo il tuo volto azzurro....

E' come un poco di chiaro di luna cristallizzato!

Non tremare!

Vedo crescere i palpiti del tuo seno

fra la schiuma della veste leggera....

Tu alzi le mani diafane, opalizzate,

col palmo rivolto al cielo....

Il tuo sorriso sta per piangere di delizia

e di spavento.... Vedo brillare le tue lagrime,

o piuttosto i tuoi bei dentini

che sembrano filati in vetro di Venezia....

Comprendo il tuo terrore a vedermi girare

maestosamente come un grande uccello bianco,

tanto in alto,

nell'ammirabile chiaro di luna!

Non temere! L'aria è tranquilla....

Io mi trastullo in questa immensa vasca trasparente,

piena d'un latte diafano....

e mi volgo e rivolgo flessuosamente

come un lungo pesce azzurro.

Tutto s'intenerisce, vedendoti, amica mia....

Laggiù, quei monti lontani di latta

s'ammolliscono... E ve n'è uno che s'avviluppa d'ermellino

per somigliare a quelle colline, laggiù,

fatte d'una sostanza imponderabile....

Mi par di vederle svaporare ad ogni istante

e salire verso il cielo....

Che mai vuole da noi quel branco di nubi galoppante

che s'avventa contro la luna?

Con un lungo sospiro, con un lungo riflesso melodico,

la luna le dissolve già....

Nulla resiste alla sua triste tenerezza,

sorella della tua! Nulla resiste,

tranne questo corvo di velluto nero che io fo dondolare

come un giocattolo....

La luna beve a lunghi sorsi

le più lontane ombre dell'orizzonte....

Non vedi? Quel tenebroso profilo di città merlata,

oscilla lontano

come uno scenario di teatro e dilegua

filando via, sospeso a fili dì ferro invisibili,

miracolosamente....

Non tremare! Il silenzio è tanto grande

e quelle tre nubi d'argento sono tanto vive

e tanto attente,

che stanno per cantare

con la loro più bella voce di cristallo....

E' la tua voce, che sento

tinnire dolcemente?

E quest'altra voce, quasi altrettanto dolce

non è tua cugina che tu hai ridestata?

E' lei, è lei, che soffoca le sue piccole grida

e il suo pudore abbrividente, in camicia....

Che cosa dite?... Mi chino e v'ascolto.

__La mia amica.__

E' lui! E' lui! Ne sono sicura....

Ah! com'è bello!... Ho paura!...

Scendi! Scendi!... E' una pazzia volare così!...

Ho troppa paura!...

Non posso nemmeno guardarlo!...

__Io.__

Non andar via! Alza il capo, e sorridimi!

Se il motore si ferma, sai pure che il mio cuore

continuerà a rombare violentemente

spingendo dritto avanti

il mio bel monoplano dall'ali bianche!...

Giro intorno, a duecento metri d'altezza,

sul prato tutto impregnato

del latte di materna felicità

di cui volevi nutrire mio figlio,

il figlio tuo, che io non ti feci....

Per la seconda volta, io formo, volando,

una corona terribile di spine

sulla tua bella fronte che sanguina!...

Suvvia! Non si tratta dì Cristo, nè di Calvario!...

Ho sudicie le mani,

viscoso il volto, e volo

nella mia fetida doccia d'olio di ricino.

Ma quando scendo, il tuo alito mi profuma....

i tuoi prati indolenti mi lanciano a soffi

l'odore ebbro dei fieni

e il profumo del tuo seno inquieto,

e la voluttà profonda della terra....

Teneramente, teneramente,

per imitare il molle abbandono delle erbe folli,

il mio monoplano scivola

col leggiero trasalire d'un canotto,

alla deriva in questo fiume di latte,

le cui rive sinuose non sono altro che nuvole

intrise d'argento vivo!...

Il mio corpo ha il desiderio

e l'orgoglio sensuale che provavo, una volta,

lasciando la mia bocca galleggiare

a caso, sulle onde del tuo corpo....

Il mio monoplano felice condivide il mio piacere,

mentre contemplo tranquillo

la minuziosa cura con cui la luna spiega,

fino ai più alti fastigi dello Zenit,

i suoi veli di turchese cosparsi di polvere argentea...

Con instancabile arte ella si sforza

d'abbellire senza fine l'arcata del cielo

sotto cui la tua fragile casa incantata,

che sembra aerea, s'avanza

a piccoli passi ovattati....

Ascolta lontano!... E' la voce della luna....

Comincia altissimo il suo canto,

sul picco di una nota acuta inaccessibile,

poi ruzzola giù, fino alla nota tonica,

per due sentieri melodiosi, paralleli,

dagli scoscendimenti spasmodici

che la costringono a saltellare soavemente!...

Il doppio canto della luna s'arresta

--ascolta!--improvvisamente,

al muro di un'azzurra finale

che soffoca ed atterrisce!...

Non è questo il simbolo musicale

dei nostri destini cantati?

Io so, io so quel che pensi e non mi dirai....

Come sarebbe bello starcene tutti e due

sul tuo balcone, al quale ci si affaccia

in abbandono, a respirare amore, dolcezza imprecisa,

fino al momento in cui la penombra

intima della camera ci chiama nei cantucci

verso una delizia più precisa,

verso un maggior piacere acuto e intenso!...

Come sarebbe bello starcene l'uno accanto all'altro,

affacciati nel fresco immenso silenzio,

e con aperta la bocca ai granelli sparsi o volanti

dei rumori minuti, delle voci

lontane, sempre più tenui, e bevute

dai vapori dell'orizzonte!

Sentiremmo salire alle nostre mani,

alle nostre braccia, alle nostre guancie,

la tremula acqua pesante,

tutta piena di pruriti, l'acqua vasta

dei baci e delle carezze,

che bruscamente crolla in calda cascata

sulle nuche, e le piega!...

Per desiderarci di più! Per desiderarci di più!...

Fino al momento confuso

in cui non ne possiamo più!

I tuoi occhi supplicano ancora!... Si tarda!...

Si prolunga ancora l'attesa!... No, no, basta!...

La tua mamma s'addormenta già

nel suo seggiolone, presso la lampada

velata di rosa.... Tu alzi

il roseo braccio ignudo per abbassarne la fiamma.

Le mie labbra frettolose ti sfiorano l'ascella....

Allora, a passi cauti di lupo, tu mi trascini

verso la vaga mollezza del divano amico....

Il tuo sorriso azzurro che brilla e si lagna

mi sussurra: «Ella dorme!...» Ed è la tua voce,

già bagnata, un po' rôca, imbavagliata....

Oh! non ne hai colpa tu, mia piccola amica,

se ti faccio oscillare sopra la testa un papa!...

Facesti tutto quello che dovevi

per farti adorare senza fine, perdutamente....

E m'hai offerto una grande felicità,

tutta la felicità terrestre,

fra le tue mani graziose, appetitose,

che sembrano da mangiare, da bere, da suggere,

frutti e fiori dei paradisi d'una volta,

giocattoli, dolci squisiti,

per la mia bocca infantile, merende divine

di tutte le belle domeniche

non ancora abolite dal mio cuore futurista!...

Ma quella felicità non bastava, purtroppo,

al barbaro febbricitante che ingigantisce nella mia pelle!...

Chimico, fisico, curvo,

sulla miscela di me stesso,

io stavo preparando la nuova fusione

della felicità metallica!...

Grazie, grazie ugualmente, mia piccola amica,

per l'amorosa tazza di the, dissetante e profumata,

che ho lungamente bevuto fra le tue labbra calde!...

Grazie, poichè mi ha brutalmente, d'un tratto,

raddrizzato lo stomaco ed il pensiero bellicoso!...

Discendere in quel recinto?... Tu scherzi,

amica mia!... Le tue messi, i tuoi pascoli,

il tuo giardinetto gentile,

con le sue aiuole ingenue, attente, immateriali,

e coi suoi bianchi sentieri obbedienti,

e con le sue piante parlanti, dalle foglie aggraziate

riccamente ornate di perle!...

Eh! via!... Un trampoliere gigantesco quale io sono

con ali tanto possenti

devasterebbe, scendendovi, un simile paradiso!...

No, no, piccola amica! Io non posso

farti una visita, stanotte....

Perdona, dunque la scortesia involontaria.

Addio, piccola amica!... Devo portare altrove

questo grosso papa in catene!

Tu mi segui cogli occhi, tenendo pei fianchi

la tua cuginetta che ride, ed io odo

il tuo pensiero:

«Oh incorreggibile monello!

Non potrai mai calmarti, mio grande ragazzo?...

Quale nuova pazzia vai macchinando?

Che cosa porti appeso al tuo monoplano?...

E' un fardello pesante, ma sembra vivo....

Vieni qui.... scendi nel prato.... Lo vuoi?...»

Ma io non ti rispondo e salgo nell'effusione

dello scetticismo azzurro... D'altronde,

nulla potrebbe colmare il mio cuore

spalancato sotto la luna!

Vedo la tua figurina elegante

strettamente avvolta nella viva tenerezza

della veste bianca! La tua snella figurina

trascolora piamente

nella castità del paesaggio....

La tua casetta d'un grigio di cenere,

si disgrega e sviene lentamente....

E la cesta fiorita del tuo balcone se ne stacca,

per salire lenta ed offrirti

perdutamente alla luna!...

Voleremo insieme nei dominî del vento,

o casetta dell'amica, o casetta di Nazareth,

sulle vostre slitte di nubi perlacee

trainate dal volo melodioso degli Angeli.

Tutto è bianco, tutto è bianco, tutto è bianco,

se m'allontano stanco dalla lussuria

e dal sangue!

Piume di tenerezza.... Cadenze vellutate....

Il mio monoplano sì confonde

nel coro dei serafini....

Troverò la mia mamma

sul margine di quella stella, e le parlerò

così vicino al suo viso

che le sue lagrime coleranno sulle mie guancie....

In ginocchio, in ginocchio le chiederò

se i suoi occhi che adoro videro il Paradiso!

Oh! tormento sinistro!... Quando, quando potrò

annientare tutto il veleno di Cristo,

nelle mie vene antiche?

L'aeroplano del papa: Romanzo profetico in versi liberi · 第 4 / 8 段