Il Mignet scrive al Thiers, a Londra: «Gli augurii e i consentimenti
continuano a seguirti nella tua patriottica missione. Così possa
riuscire, per l'onore e l'interesse delle grandi Potenze europee, non
meno che per il sollievo e l'integrità della Francia, abbandonata ad
un'invasione che resta ora senza fondato motivo da parte d'una Potenza
oggi soltanto conquistatrice. L'Inghilterra, la Russia e l'Austria
hanno eguale interesse ad opporsi alla devastazione, alla rovina, alla
menomazione territoriale della Francia. Il mantenimento dell'equilibrio
europeo importa ad esse in egual grado. L'unità della Germania sotto la
Prussia, divenuta certa, in fatto, grazie alla guerra, e destinata a
compiersi, in diritto, dopo la pace, renderà l'orgogliosa e bellicosa
Prussia preponderante sul continente. Se la si lasciasse tendere ad
ingrandirsi con annessioni a spese nostre, presto o tardi, quando
l'occasione favorevole si presentasse, essa sarebbe disposta a riunire
al futuro e inevitabile impero germanico i Tedeschi delle province
austriache e quelli delle province russe del Baltico. Tollerare che
soddisfi la propria ambizione a spese della Francia, importa esporsi al
pericolo che la sua ambizione si rivolti contro l'Austria e contro la
Russia. _Se non le s'impedisce d'essere invadente oggi, la si renderà
pericolosa per tutto il mondo in un avvenire immancabile_....».
Ma il Thiers non raccoglie altro che delusioni. Il Tissot, incaricato
d'affari a Londra, gli scrive il 14 ottobre, a Firenze: «La situazione
è qui press'a poco quale l'avete lasciata. Il Governo inglese continua
a chiudersi nel proponimento dell'astensione e persiste nel non voler
intervenire se non quando gli sarà provato che la sua mediazione avrà
qualche probabilità di riuscita». E il 12 novembre, notando le simpatie
dell'opinione pubblica e riferendo le promesse di Lord Grenville: «In
fondo a queste simpatie che l'Inghilterra ci dimostra, c'è senza dubbio
il sentimento molto egoista dei pericoli che la minacciano; ma non
importa: l'essenziale è che essa comprenda oggi questi pericoli da lei
tanto lungamente negati. L'arroganza teutonica vi ha contribuito più
ancora, forse, che i nostri disastri. La stampa germanica già reclama
Heligoland come chiave del Mare del Nord. Quanto all'Olanda, essa sarà
chiamata a far parte del Zollverein, aspettando che occupi, di buona
o mala voglia, il posto che già le è assegnato nella Confederazione
tedesca. Tali sono le conseguenze prossime, ed altre se ne intravedono
in un avvenire più o meno lontano. _Tutto ciò_ — mi diceva ieri il
signor Otway, sottosegretario agli affari esteri — _finirà con una
coalizione europea contro la Germania_....».
Meno fortunati ancora dovevano riuscire i tentativi compiuti dal Thiers
presso il governo russo. Il marchese di Gabriac, incaricato d'affari
francese a Pietroburgo, gli scrive di lì, dopo la sua partenza: «Il
partito tedesco, in minoranza nel paese, ma forte quanto sapete, ha
sfruttato presso l'Imperatore la notizia delle scene di disordine
avvenute in Francia, segnatamente a Marsiglia ed in una parte del
Mezzogiorno. Si sono distesamente riferite nei giornali le tristi
scene dell'Hôtel de Ville. Dall'altra parte la capitolazione di Metz
ci ha naturalmente nociuto molto come effetto morale, e, militarmente
parlando, se ne è concluso che, non avendo più esercito regolare
da opporre al nemico, la nostra resistenza non è più se non un atto
d'inutile ostinazione....». Dopo aver notato alcuni sintomi di migliori
disposizioni alla notizia dei nobili sforzi della Difesa nazionale,
ed accennato allo scambio di note delle grandi Potenze, il Gabriac
osserva: «Se la guerra durerà ancora a lungo, mi sembra probabile che
non vi sarà altra politica tranne quella delle cupidige individuali,
con appena qualche intermezzo. Del resto sarà la stessa che è
moralmente prevalsa dopo lo schiacciamento della Danimarca e di cui
noi portiamo oggi la pena, senza speranza di risollevarci interamente,
_finchè le due grandi nuove agglomerazioni uscite da questo disordine,
il germanesimo e lo slavismo, si urtino in una lotta suprema_ da cui
spero che saremo tanto abili per fare nuovamente uscire il regno della
giustizia e del buon senso....».
E la Russia disse pure una buona parola; il Cancelliere dello Zar
consentì che il Gabriac partecipasse a Giulio Favre, ministro degli
affari esteri della Repubblica, che «il desiderio della Russia di
vedere risparmiate alla Francia le cessioni territoriali non era ignoto
a Berlino». Ma poi, con la totale distruzione delle forze militari
francesi, il ministro moscovita tenne tutt'altro linguaggio: ogni
Potenza, fece osservare al Gabriac, ha dovuto compiere sacrifizii in
seguito a guerre disgraziate....