Scoccata di lì a poco l'ora della resurrezione ellenica, egli si dà
tutto a questa nuova causa. «La Grecia è stata sempre per me ciò che
dev'essere per quanti hanno sentimento e cultura: la terra promessa del
valore, delle arti e della libertà: il tempo che passai in gioventù
a viaggiare tra le sue rovine non ha per nulla scemato l'affezione
che porto alla patria degli eroi.» Durante il primo viaggio, a dire
il vero, egli aveva dato un giudizio un poco diverso. «Amo i Greci»,
aveva scritto al Drury nel maggio del 1810: «sono ammirevoli furfanti
— rascals nel testo — con tutti i vizii dei Turchi, e senza il loro
coraggio....» Nondimeno, egli corre a patrocinare ardentemente la loro
causa. Il 7 luglio 1823 annunzia che porterà seco laggiù, in denaro
e lettere di credito, da otto a novemila sterline; cinque mesi dopo
ha già largito al governo greco duecentomila piastre, «senza contare
i doni complementari alle vedove, agli orfani dei rifugiati ed ai
vagabondi d'ogni sorta»; e intanto ha ordinato al suo banchiere di
anticipargli le rendite del 1824, di vendere anche la casa di Rochdale
per poter profondere altre somme nell'insurrezione e nella guerra, e
reclama a gran voce i diritti d'autore sul _Werner_ perchè, se anche
sono poca cosa, con trecento sterline potrò mantenere cento uomini
armati durante tre mesi». Quando ode che i Greci non si battono, o che
si battono male, che «accettano i fucili, ma gettano via le baionette,
e sono molto indisciplinati», si raffredda; ma poi riprende a dare
senza «rincrescimento» il suo denaro, apprendendo che ricominciano
a combattere. E dà qualche cosa di più che il denaro, spende tutta
l'attività del corpo e dello spirito, si accinge ad offrire la vita.
La bellezza della causa affascina l'anima sua di poeta, il risorgimento
dell'ellenismo gli pare davvero capace di rigenerare l'umanità. Nè la
poesia lo ha mai appagato come semplice sentimento, come pura forma: si
è anzi dato a comporre versi in mancanza di meglio, giudicando che la
gloria poetica non vale la pena di essere ambita. «Che cosa è un poeta?
Che cosa vale? Che fa?... È un parolaio....» Andando a morire per la
Grecia, egli traduce dunque ancora una volta l'intenzione in azione,
aggiunge l'esempio alla predicazione; ma non sarebbe quello che è,
amante dei contrasti, ricercatore delle antitesi attorno a sè e dentro
di sè, a volta a volta e spesso ad un tempo apatico e appassionato,
misantropo e caritatevole, idealista e cinico, ingenuo ed affettato, se
anche durante questa partita suprema, in cui la posta è la sua stessa
esistenza, lo scetticismo e l'ironia non gli prendessero la mano.
«Vi raccomando ancora una volta di impinguare la mia cassaforte ed i
miei crediti, cavando il miglior partito possibile da tutti i mezzi
legali che sono in mio potere; perchè, insomma, val meglio giocare alle
nazioni che scommettere alle corse....»
Conviene soggiungere che anche un motivo esteriore e concreto lo spinge
allo scetticismo: la poca virtù, appunto, della quale la Grecia dà
prova. I figli di lei sono in preda a dissensi che egli si propone
di sedare e comporre, sapendo purtroppo che «nè l'una cosa nè l'altra
è agevole....» Da Cefalonia scrive direttamente ai governanti: «Sono
pervenute fino a noi voci di nuove contese: che dico? di guerra civile!
Auguro con tutto il cuore che siano false od esagerate, perchè non
riesco ad immaginare più grave calamità....» Sciaguratamente le voci
sono vere. «Le ultime notizie ci apprendono che non vi sono soltanto
dissensi in Morea, ma che la guerra civile vi regna.... Il colonnello
Napier vi narrerà il recente e specialissimo intervento degli Dei in
favore degli Elleni, che sembra non abbiano nè in terra nè in cielo
nemico più temibile della loro discordia intestina.... Se riuscirò
soltanto a riconciliare i due partiti (e muovo cielo e terra a questo
scopo) sarà molto; altrimenti dovremo percorrere la Morea con i Greci
dell'ovest, che sono i più coraggiosi e forti, e tentare l'effetto di
consigli _fisici_ se continueranno a respingere la persuasione morale.»
Queste parole fanno anche oggi pensare. In un'altra lettera al principe
Maurocordato egli scrive: «La Grecia è posta fra tre partiti: o
riconquistare la sua libertà, o assoggettarsi ai sovrani d'Europa, o
ridiventare provincia turca. Non c'è altra scelta fuori di queste tre
soluzioni. La guerra civile non servirà ad altro che a preparare le
due ultime. Se la Grecia desidera la stessa sorte della Valacchia e
della Crimea, potrà ottenerla domani; quella dell'Italia, posdomani;
ma se vuol essere veramente libera e indipendente, deve decidersi
oggi, o non ne troverà mai più l'occasione....» Se il poeta potesse
vedere ciò che accadde dopo di lui e ciò che accade ora delle due
nazioni allora lottanti per la loro redenzione, non proporrebbe più il
destino dell'Italia alla Grecia come esiziale e schivabile; potrebbe
invece ripetere le parole rivolte con vero senso profetico al Governo
ellenico il 30 novembre del 1823: «Debbo francamente confessare che se
non si ristabilisse l'unione e l'ordine, i Greci perderebbero in gran
parte, se non totalmente, l'aiuto che potrebbero aspettarsi di ricevere
dall'estero. E ciò che peggio è, le grandi potenze europee, delle quali
non una sola era nemica della Grecia, che anzi parevano favorire il
suo ordinamento in nazione indipendente, resterebbero persuase che i
Greci sono incapaci di governarsi da sè, e forse darebbero allora mano
a metter fine alle vostre dispute in modo da distruggere le vostre più
brillanti speranze e quelle dei vostri amici....»
_25 dicembre 1916._
Il Protocollo della “Giovine Italia„.
La regia Commissione preposta all'edizione nazionale degli _Scritti_
di Giuseppe Mazzini ha licenziato da qualche tempo, in appendice
alle opere edite e inedite del grande Genovese, il primo volume di
un _Protocollo della «Giovine Italia_», del quale, probabilmente per
causa della guerra, non si parla quanto e come si dovrebbe, con poca
giustizia, in verità; poichè, se la nuova storia della Patria richiama
oggi tutti i nostri pensieri, non è distrarsi il meditare anche quella
di ieri, dalle cui pagine escono voci di calda esortazione e di severo
ammonimento degnissime d'ascolto nelle circostanze attuali.