Alle fantasie più vivaci, alle immaginazioni più ardenti, ai

temperamenti più sensibili e più curiosi, alle anime più mobili e più

inquiete, alle buone, deliziose e talvolta perfide creature, che hanno

tutto in sè, e che, quindi, più aspettano, più desiderano, più invocano

il dono: ai bambini e alle donne! Questa è la tenera sapiente legge

umana, che viene dall'alto criterio della forza e della debolezza,

della grandezza e della piccolezza, di chi deve proteggere e di chi

deve esser protetto: tenera e savia legge, che mette nelle nobili

mani degli uomini, che sanno pensare, sanno lavorare, sanno amare,

anche la sorgente delle gioie infantili e muliebri. L'idea schietta,

l'idea semplice, in tutte le cose: l'uomo deve donare alle donne e ai

fanciulletti. È lui che provvede al necessario, egli deve provvedere

al superfluo: è lui che dà la forza, egli deve premiare la grazia: è

lui che dà la pace, egli deve dare la lietezza. Così sempre è stato,

così sempre è, e così sempre sarà. Un dono dato da una donna a un

uomo, da un bambino a un uomo, sono fatti strani, fatti eccezionali,

prove di una bizzarra trasformazione dello spirito, prova di una

singolare deviazione del sentimento, di soverchio amore da una parte,

di troppa freddezza dall'altra. La bella regola, è che l'uomo doni,

non importa se egli compia l'atto materiale di comperare il dono:

è lui che vi pensa, sempre, è lui che dà gli ordini, le istruzioni,

è lui, sopratutto che dà i denari: l'uomo! È vero, vanno in giro le

nonne, le mammine, le zie, le sorelle, per comperare i doni: ma chi

forma il nerbo di queste passeggiate e di queste compre, è l'uomo.

Oh santo diritto, nobile e sacro diritto di fare la felicità delle

persone che ci amano, chi vorrà, chi saprà mai rinunziarvi? Quello di

vedere il tremore di emozione nelle manine dei piccoli e il luccicare

degli sguardi femminili, innanzi al dono, è un diletto dell'animo così

squisito, che tutti i buoni e onesti cuori degli uomini, lo pregustano

con delizia. È così raro un minuto di felicità, il mistico minuto, di

cui parla Faust, che il poterlo dare, il poterlo vedere, il poterlo

sentire, felicità della felicità, fa segretamente benedire, all'uomo

più scettico, il ritorno di questi giorni, poetizzati dalla nascita del

più affettuoso e più amato fra i bimbi, del Piccolo Figlio, poetizzati

dalla maternità di Maria!

III.

IL DONO. QUEL CHE SI DEVE DONARE.

Dono semplice, privo d'immaginazione e sbrigativo: un vestito. Si

può dare a una mamma, a una sorella, a una moglie. Dono di mediocre

effetto, accolto con freddezza dissimulata. Le donne non amano i regali

_che si consumano_.

Dono utile, leggermente fantasioso nella forma e spesso superfluo: un

ombrellino, un manicotto, un boa di piume. Si dà, _idem_, a persone

femminili di famiglia, talvolta, a persone femminili molto intime, ma

fuori famiglia. La differenza è che l'ombrellino per donna, in casa,

costa ottanta lire: per donna fuori di casa, trecentocinquanta.

Dono pratico, meditato da lungo tempo: un servizio di piatti, di

bicchieri, di tazze, che il marito offre alla moglie. Ne mancava, la

casa, da tanto tempo! Ma la moglie fa una smorfia agrodolce.

Dono elegante, fine, squisito: un orologetto da tavolino, un piattello

d'argento per lettere, col coltellino attaccato per aprirle, una

lampadina inglese, ecc. Si può offrire a un'amica tenera, a una con cui

si _flirta_. È bene accolto, se la persona è fine.

Dono pericolosissimo: un calamaio artistico, una cartella di cuoio

impresso, una penna d'oro, un _buvard_ in istoffa antica. A qualunque

donna facciate questo dono, essa lo adoprerà contro di voi.

Dono sentimentale: fiori rari e freschi. Alla donna che amate. Ma

non dimenticate di offrirglieli in un vaso di maiolica antica, o in

un'anfora di Boemia: giacchè le donne sono come Calcante: _trop de

fleurs_!

Dono dolce e fugace: dei dolci. Alla donna amata. Ma, come sopra, in

una bomboniera di Satzuma, o in una tazza di Sèvres, o in una coppa

d'argento antico.

Dono individuale: una tabacchiera alla nonna, un rosario alla zia

monaca, un paio di occhiali montati in argento, all'altra zia, una

borsa alla mamma. È sempre messo a buon interesse, questo dono!

Dono raro: cercare quello che più piace e che è meno possibile trovare,

per la donna amata. Ebbene, dopo grande fatica, molto denaro e grande

speranza, la donna amata, ottenuto il dono, resta delusa; e non arriva

a nascondere la sua delusione. Voi, siete delusissimo.

Dono comune, volgare, che tutti possono fare, che tutti fanno: un

gioiello, ricco o semplice, bello o brutto. Tutte le donne più fini,

più eleganti, più sentimentali lo accolgono con entusiasmo!

IV.

IDEE PER I DONI DI NATALE E CAPO D'ANNO.

(Queste idee sono esposte per chi può ed ama spendere: e i doni debbono

essere destinati a persone ricche e di buon gusto. Parlerò poi dei

doni più semplici e dei semplicissimi). _Legature antiche_: cercando

bene, dagli antiquari, si trovano dei bei pezzi di stoffa antica,

di cui si possono fare legature di libri, stracciacarte, astucci per

musica, e via via. _Vasi e mobili_: piccoli mobili inglesi di stile

Liberty, cioè tavole, scansiette, scaffali; vetri veneziani; piccoli

cornetti in argento, con le iniziali incise, per attaccarli nel

_coupé_ o nell'automobile e mettervi dei fiori; orologio da carrozza,

da automobile. _Ceramiche d'arte_: vasi, piatti, bomboniere, delle

più importanti fabbriche italiane, ma di quelle che riproducono

esattamente lo stile antico. _Sacchi e sacchetti_: in istoffa antica,

sacchetti pel ventaglio, per l'occhialino, ecc. _Oggetti d'arte_:

una incisione antica, un bronzo, una miniatura antica, una statuetta

di Tanagra. _Ninnoli eleganti_: stecca montata in oro: porta-odori

montato in oro o in argento; borsetta a maglie d'oro; pomo e punta

di oro per ombrellino; orologio da scrittoio; paralume con incisioni

antiche; ventaglio; ricami di fantasia. _Oggetti pratici: tête-à-tête_

di porcellana di Sassonia o giapponese antico; paravento artistico;

tavolo dell'Impero; specchio con cornice di argento; copripiedi di

ricamo antico; ventaglio antico; guarnizione di bottoni o di fibbie

antiche, per vestito. _Regalo alle persone che hanno tutto_: marmitta

montata in argento, per portare il brodo in tavola; guarnizione di

_toilette_ in argento o in _vermeil_; piccolo cane di razza giapponese,

di razza purissima, difficile ad avere; catena d'oro, con pietre fini,

lunga un metro e cinquanta; vetri antichi e vetrerie eseguite sovra

ordinazioni, da un artista, con le armi di famiglia e che servono

per le finestre della stanza da pranzo, della stanza da _toilette_:

tutte le partizioni delle opere di Wagner, legate all'antica tedesca;

collezioni di autografi rari, in un casellario; servizio da scrittoio,

per carrozza; lampada elettrica per il _coupé_: disegni originali

di artisti conosciuti; miniature del secolo Decimottavo; vaso di

Venezia antico, con orchidee; bomboniere Luigi XIV o Luigi XV, con

dolci francesi; orologio a sveglia, antico, inglese, _pendule de

Westminster_; piccolo orologio minuscolo, per portare all'occhiello

e che sostituisce il braccialetto-orologio; pelle di daino, montata

con seta, per il viaggio, molto pratica per evitare il contatto con le

lenzuola di albergo. _A bambine fortunate_: spillo col nome, con perle

fine; anello con rubino: portafortuna di oro o di argento; piccolo

sacco da viaggio; piccola poltrona di giunco dipinto; tavolinetto da

lavoro. _A ragazzi fortunati_: oggetti diversi, con luce elettrica;

busta di oggetti per bicicletta; orologio; taccuino; calamaio; carta da

lettere; apparecchi fotografici; bel temperino; bastoncino; scatole con

collezioni varie per esperienze di fisica, di chimica, per costruzioni.

V.

CIÒ CHE SI REGALA A INNAMORATE, A FIDANZATE.

_Innamorate che debbono tener segreto il dono_. — Grande medaglione di

cristallo montato in argento, con fiore simbolico, dentro; cuoricino

d'oro, che si apre, a medaglioncino; medaglina d'oro o d'argento

dorato, da sospendere; ditale di argento; ventaglietto per teatro;

pettinessine con _strassi_; ferma _chignon_ di vera tartaruga o di

pastiglia; penna di avorio; ogni specie di piccoli portafortuna, di

argento; scatola di profumeria; scatola di carta da lettere; biglietto

elegantissimo di augurio. Sono doni molto modesti, ma carini, a cui

l'innamorata può assegnare un'altra origine.

_Innamorate, che possono mostrare il dono, poichè i genitori sono

favorevoli all'amore_. — Catenina d'oro con crocetta; cintura di

pelle, con borsetta compresa; _en-cas_ con manico di avorio; _tour de

cou_ di pelliccia; sciarpa di seta chiara, per metter sulla testa, a

teatro; manicotto (oggi quasi fuori d'uso); _nécessaire_ da lavoro;

_nécessaire_ da scrittoio; ventaglietto; catena d'argento, per

sospendere le lenti o il ventaglio; lenti di tartaruga (se è miope):

anellino e catena, di oro, senza pietre; fazzolettini di seta, ricamati

a fiori (mezza dozzina); portafazzoletti di seta dipinta. Tutti questi

doni costano dalle cinquanta alle centocinquanta lire, non oltre.

_Fidanzate che non pretendono molto e con cui il matrimonio è ancora

lontano_. — Anellino di oro con qualche perlina; braccialetto di

oro, con campanelluccio sospeso; orologetto di argento bruciato o di

acciaio, con cifre rilevate di oro; piccolo _nodo di amore_ di oro

e smalto, per sospendere l'orologetto sul petto; catena di argento

con lapislazzuli, per sospendere le lenti; orecchini di granate e

perle; spilloni di argento per cappelli, non meno di due, ma eleganti;

sei forcinelle di tartaruga bionda; un _buvard_ di cuoio impresso o

di stoffa antica; libro da messa, legato in avorio e argento. Doni

che cominciano da cento e che si accostano, ma non oltrepassano, le

trecento lire.

_Fidanzate molto_ chic, _e con cui il matrimonio è imminente_. —

Enorme cuore d'oro inglese, a medaglione, con trifoglio di turchesi

in un lato; _plaid_ da viaggio, venuto da Londra; anello con grossa

perla e grosso brillante; libro da messa, legato in pergamena antica e

tutto alluminato; portabiglietti di argento bruciato, disseminato di

turchesi; _broche_ con figura di medaglia; braccialetto _gourmette_,

scintillante di gemme; borsa in _peau d'antilope_, ricamata di acciaio;

sacco con ventaglietto da teatro; _tour de cou_ di volpe azzurra; sei

fazzoletti con bordo di merletto antico; penna in oro; _châtelaine_ con

vari gingilli sospesi, di oro; fascio di portafortuna, di oro, sospesi

a un anello d'oro; tre piccoli fili di perle. È inutile parlare del

prezzo!

VI.

DONI DA FARSI AGLI UOMINI.

(In generale, gli uomini, innamorati, fidanzati, mariti, fratelli,

padri, parenti, amici, ricevono molto meno di quello che danno. A ogni

modo, notiamo!)

_Doni eseguiti, gentilmente, con le proprie mani._ — Stracciacarte, da

sospendersi al muro; cestino di paglia ricamata, per carte; copertura

da avvolgere ombrelli e bastoni, ove è ricamato: _buon viaggio_;

pianelle; stracciacarte di seta, ricamato, con fiori simbolici;

_buvard_, ricamato a punto antico: portaritratti a scudo, ricamato;

fazzoletti ricamati; striscia di lana ricamata, per coprire la

tastiera del pianoforte (se è maestro di musica); segnalibro ricamato;

portaspazzole ricamato; portagiornali ricamato.

_Doni di affetto._ — Un portafogli di pelle; un portabiglietti, _idem_;

un taccuino; un lapis d'argento; un bocchino di schiuma; un bastone,

con pomo di avorio; una catenella di argento, da sospendervi le chiavi:

una _châtelaine_ di argento bruciato e platino; sei fazzoletti di

batista; quattro cravatte inglesi; una cintura di cuoio, per l'estate;

un _cache-nez_; una cartella di pelle; un suggello di argento; un

portasigari di pelle, con cifra d'argento; un portasigarette, _idem_;

un portafiammiferi di argento; un ombrello per la pioggia; quattro

paia di guanti inglesi, assortiti; un calamaio di media grandezza, con

coperchio di argento. Variano da cento lire a trecento.

_Gioielli, gioielli!_ — Anche gli uomini, li amano! Bottoniera per

camicia, da giorno; Bottoniera di perle, per _frack_, con bottoni da

polsi in ismalto bianco, circondati di brillanti; bottoniera bizzarra

di oro inglese, per camicia da estate; grosso anello a serpe, che

piglia tutta una falange; catenina sottile, per _frack_: orologio

Pateck; orologio cronometro; grossa perla bianca, per cravatta; grosso

anello per cravatta, di oro e brillantini; anello di brillanti,

solitario; anello di acciaio e grande brillante; spillo artistico,

per cravatta; grosso smeraldo, in anello, legato all'antica. È inutile

parlare del loro valore, si capisce!

_Doni capricciosi, talvolta utili, sempre graditi._ — Fucile da caccia;

cane danese; frustino con pomo cesellato; enorme calamaio di cristallo

di rocca, con coperchio in _vermeil_; _nécessaire_ da viaggio;

_nécessaire_ per pranzare, in viaggio; allacciaguanti, allacciascarpe,

di argento; rasoi inglesi; macchinetta da caffè, di argento; _verre

d'eau_; portasigarette di argento, disseminato di perle; pelle di orso

bianco, scendiletto; piumino di raso, per letto; servizio da fumare

di Knight; orologio da tavolino, stecca, portafiammiferi, di Janetti;

statua di Tanagra.... e mi fermo! Tutto ciò costa, costa!

VII.

_CHRISTMAS CARD_ (BIGLIETTO DI AUGURIO).

Voi, mia elegante lettrice, direte, con un moto sprezzante del vostro

bel labbro sdegnosetto: _Biglietti di augurio? Li mandano i soldati

alle serve_. Certo, è meglio fare un ricco e squisito dono, per

questa festa; è meglio dare dei cioccolatini, idealmente gustosi; è

meglio dare dei fiori freschi; è perfino meglio fare un telegramma di

augurio, non costa molto, anche con le nuove tariffe. Ma, pensateci,

elegante lettrice, che questo biglietto d'augurio, di cartoncino

lucido e carta ricamata, con una fantastica decalcomania sopra, questo

biglietto che porta dei fiori impressi, o un cuore, o le colombelle, o

un ramoscello di biancospino, o una bamboletta bionda, incappucciata

di bianco, questo biglietto di augurio, di mille forme, ingenuamente

sentimentali e talvolta anche comiche, è una gran risorsa, in questi

giorni. Anzi tutto, non costa troppo ed ha l'aria graziosa; poi, porta

un motto, sempre, e ciò risparmia degli sforzi d'immaginazione, a chi

sente qualche cosa e non la sa esprimere; poi, per quanto banale possa

essere, dice sempre che qualcuno ha pensato a voi, con tenerezza.

Povero biglietto di augurio, è vero che se ne servono i nostri cari

soldatini, per mandare i loro teneri pensieri alle loro belle: ed è per

questo che noi non possiamo guardarli senza una certa emozione, nelle

vetrine dei cartolai, questi messaggi di affetto! Ed è vero, anche,

che il biglietto di augurio, con le sue figurine, coi suoi fiorellini,

coi suoi cuoricini, con le sue bambolette, coi suoi mottetti, con

le sue lucidità e i suoi colori gentili, è il messaggio della gente

semplice e amorosa, della gente piena di cuore e scevra di rettorica,

della gente che ama e che non trova parole per dire il suo amore, della

gente che soffoca di tenerezza, ma non sa scrivere una lettera tenera.

E poi, e poi, lettrice elegante mia, questo costume del biglietto di

augurio, viene dall'Inghilterra: sì, sì: dalla elegantissima, dalla

squisitissima Inghilterra, dal paese di tutte le supreme eleganze. Il

biglietto d'augurio inglese è più carino, è più bello, è più gentile,

che importa? In fondo, il sentimento è sempre il medesimo, tenero e

forte, anche se è muto, tenero e forte come la morte, specialmente se è

muto!

VIII.

CARTE DA VISITA.

La moda delle carte da visita, per Capo d'Anno, se non è completamente

finita, è molto, ma molto diminuita! È naturale che un diplomatico, un

uomo politico, un alto funzionario abbia sempre il dovere strettissimo

di distribuirne una larga parte: e che molti privati, anche per

il giro antico delle loro relazioni, non possano sfuggire a questa

distribuzione automatica. Ma molti privati e, anche, nella più elegante

società, all'estero o in Italia, a poco a poco hanno smesso d'inviare

o di deporre, queste carte da visita di Capo d'Anno: e se ne lasciano

un centinaio, rigorosamente indispensabili, in cambio di mille, è

tutto! Viceversa, piglia sempre più vigore la moda, ed è una moda

leggiadra, poetica, adorabile, del _Christmas card_, dell'augurio,

infine, sotto forma di un gentile cartoncino illustrato, sotto forma

di un minuscolo calendario, sotto varie forme in cui, anche, l'arte

può portare il suo contributo più fine. Giacchè, oramai, il _Christmas

card_, l'augurio, il calendario, la piccola incisione, si fanno nelle

forme più delicate e la fantasia degli artisti, degli artefici, si

sbizzarrisce in una varietà grande. La banale carta da visita sparisce,

con le sue due banalissime iniziali _p. a._: per augurii: viceversa,

l'augurio, in ogni sua manifestazione come carta d'augurio, come

cartolina gentilmente illustrata, come calendarietto, si moltiplica,

e i cartolai preferiscono vender queste cose qui, anzi che fare cento

carte da visita, e ogni persona di animo affettuoso preferisce inviare

l'augurio, il _Christmas card_, anzi che la carta da visita, e ognuno

preferisce ricevere il calendarietto o la cartolina allegorica, invece

della carta da visita. Ma non si può mandare a tutti un augurio in

cartoncino, una cartolina illustrata, un calendario: è vero: ci vuol

troppo tempo: e ci vuole anche una spesa maggiore: è vero! E non

tutti gli amici e le amiche noi amiamo, in modo da volerci ricordare

ad esse, così! Ebbene, un regime misto, allora, è consigliabile: cioè

sbrigarsi di tutti gli estranei e di tutti gli indifferenti, con le

carte da visita, diminuendo, naturalmente, il numero di costoro allo

stretto necessario: e a coloro che amiamo, che ci vogliono bene, che

ci sono lontani e per cui il nostro cuore, la nostra memoria, fremono

di simpatia _ininterrotta_, mandare l'augurio illustrato, la cartolina

artistica, l'artistico calendario. E ciò si può fare anche a Natale,

come a Capo d'Anno: cominciando dal bel giorno in cui nacque il Divino

Fanciullo e finendo nel nuovo anno!

IX.

VISITE DI NATALE E CAPO D'ANNO.

Ebbene, quando si è molto giovani, meno giovani, o solo maturi, bisogna

farle, queste visite: e quando si è vecchi, bisogna riceverle. Ma

bisogna, poi farle _tutte, tutte,_ queste visite? E allora, se si

fanno _tutte, tutte,_ devono passare quindici giorni, a trasportarsi

da un capo all'altro della città, a salire al primo, al terzo e

al quarto piano? La vita sarebbe ben penosa, se tutte le visite di

obbligo e di non obbligo si dovessero fare, in questi quindici giorni!

Invece, una delle cose più savie, è quella di pensarci su, bene, un

pomeriggio tranquillo o una serata tranquilla e fare una noticina,

magari, per stabilir bene l'itinerario del cuore e del dovere. Giacchè

le visite del cuore, è vero, voi le farete bene? Quelle ai parenti

amati e rispettati, che riceveranno questo vostro atto di tenerezza,

con una emozione di piacere: quelle alle due o tre amiche dilette,

con cui sempre si passa un'ora di bene morale, durante l'anno, ma di

cui qualcuna, da tempo, voi non avete veduta, l'esistenza è talmente

bizzarra, essa combina talmente l'unione di coloro che non si amano

e la disunione di quelli che si amano! E la visita rara, quella a

una vecchia dama simpatica e buona, che tutti, a poco a poco, hanno

tralasciato di visitare, quella a un vecchio amico infermo, da lungo

tempo infermo, e che, purtroppo, passa i suoi giorni in solitudine, la

visita rara, una persona di cuore, la deve far bene, per soddisfazione

di affetto? E la visita umile, oscura, a un parente povero, a una

amica della giovinezza, quella visita che è una consolazione, un atto

di profonda carità umana, non la volete voi fare? Poi, le visite di

obbligo: scartandole, quelle di obbligo così così, quelle di mezzo

obbligo, quelle di un obbligo indiretto: e lasciandovi solo quelle

di obbligo assoluto, a cui voi dedicherete non più di dieci minuti,

ognuna; tanto vuole il cerimoniale. Se restate più di dieci minuti,

in una visita di obbligo, siete perduta! Per fortuna, vi è sempre il

bel caso, cioè che voi non troviate in casa, nei giorni consecutivi,

cinque, sei, otto visite di obbligo e voi, con un sospiro di

soddisfazione, represso sotto un lieve sorriso di rammarico, lasciate

la vostra carta da visita, piegata di traverso e fuggite via, via, a

un'altra visita, guardando il taccuino e consolandovi del molto che

avete compiuto, del poco che vi resta a compiere!

X.

FINE D'ANNO.

Oh non è mai una superstizione tener molto, tener immensamente a quel

che accade, fra le undici di sera del trentuno dicembre e le undici

di sera del primo gennaio! Da cento testimonianze particolari e da

una individuale esperienza, vi è qualche cosa di fatidico, da una

mezzanotte all'altra: e il presagio non può sbagliare quasi mai, o

sbaglia pochissimo. Se, anche per caso, voi siete triste e nervoso

verso la mezzanotte, quando l'anno finisce, il vostro anno non sarà

lieto e il vostro spirito sarà agitato: se nella giornata di Capo

d'Anno voi avete un fastidio o ve lo procurate quasi apposta, ebbene,

l'anno vostro sarà carico di fastidii, di seccature, di complicazioni.

E, allora, giacchè vi è questo, cercate di saper vivere l'ultima

sera dell'anno e cercate, ancora, di saper vivere il primo giorno

dell'anno, e come v'imporrete con la volontà, in quella sera, in quel

giorno, agli avvenimenti e a voi stesso, così finirete per imporvi,

tutto l'anno. La sera del trentuno dicembre, fuggite i ritrovi dove si

sbadiglia: fuggite gli spettacoli, dove si muore di freddo spirituale:

evitate ogni incontro con la gente pesante o irritante. Se avete un

gaio ritrovo di amici, andateci subito e passate, così, il fatidico

momento della mezzanotte, e abbiate una emozione di allegria, non

una emozione di ricordi: se avete un elegantissimo ritrovo mondano,

dove sapete di trovare della gente molto simpatica, un vostro amabile

_flirt_, un amico spiritoso, andateci subitissimo a _flirtare_ e

bevete dello _champagne_ e abbracciate lietamente l'amico: evitate la

solitudine: evitate i ricordi: non guardate gli antichi ritratti: non

guardate nei cassetti che da tempo non avete aperti: la tentazione

è grande, ma vincetela, se no, voi rimpiangerete troppo il passato

e finirete per piangere. Ciò è di pessimo augurio! E nel giorno di

Capo d'Anno, abbiate la ferma volontà di esser sereno: di non trovare

troppo meschino il dono che vi si fa e di non badare al dono che manca:

di accogliere bene ogni più umile voto: di contentarvi di quanto la

vita vi dà: di non aver nervi: di compatire ai nervi altrui: di aver

della bonomia nel cuore e dell'equilibrio nella mente: di perdonare

ogni capriccio e di non aver capricci: di lasciarvi andare quietamente

alla corrente dell'esistenza, senza trovarla nè troppo buona nè troppo

cattiva. Fate le visite che più vi piacciono: abbiate una filosofia

ottimista o, almeno, uno scetticismo giocondo. E rammentatevi che _chi

sa vivere_ un giorno, sa vivere un anno, e che un anno può governare

tutta la vostra vita.

ALTRO INTERMEZZO.

L'EDUCAZIONE IN CHIESA.

IN CHIESA.

Saper vivere: Norme di buona creanza · 第 8 / 10 段