per supplica, per domanda, alla Regina, è che Sua Maestà non riceva
ciò che le è indirizzato. Tutto ciò che le vien diretto, le giunge
puntualmente e se il suo ufficio di segreteria fa un certo spoglio
nella corrispondenza di tal genere, è sempre per riferirne esattamente
alla Regina. Le suppliche comuni, quelle che chiedono un qualche
sussidio, vanno, dopo lette, agli uffici di beneficenza reale, che
provvedono in una misura equanime, a tali carità: tutte le lettere
stravaganti, bizzarre che domandano duemila lire, cinquemila lire,
venticinquemila lire, persino, non possono essere soddisfatte, visto
che nè la Regina nè il Re potrebbero fare simili elemosine! Le domande
di grazia ai carcerati, d'impieghi, di pensioni, di concessioni non
possono, naturalmente, aver risultato, poichè Sua Maestà la Regina,
in un regno costituzionale, non ha poteri per disporre di ciò.
Eccezionalmente, chi ha una domanda grave da fare alla Regina, deve
chiedere l'intervento di qualche sua dama, la quale può anche informare
Sua Maestà della verità delle cose, offrir testimonianza, infine, in
proposito: e così la pietà infinita della Regina si può manifestare,
con qualche soccorso materiale o morale, che oltrepassi i limiti
usuali della carità. Chi voglia offrire un libro alla Regina, non deve
mandarglielo mai in _brochure_: una gentile legatura, è di obbligo: non
si deve mai scrivere, dentro, la dedica a mano. Meglio è spedirlo, con
una lettera di omaggio, alla dama di servizio. Le più belle legature si
fanno in pergamena bianca, in istoffa antica, in pelle di guanto, con
qualche borchia di oro o di argento, disegnata da qualche buon artista.
Per la musica, bisogna pensare egualmente a farla rilegare o metterla
in una fine copertina di stoffa, di marocchino, di pelle, con qualche
gentile fregio di oro, di argento. Chi voglia proprio offrire un dono a
Sua Maestà, dono che abbia un valore intrinseco ed estrinseco, bisogna
che prima ne domandi il permesso, altrimenti ognuno tenterebbe una
via simile, per ottenere qualche cosa in ricambio: e ciò non avrebbe
limiti. Chi voglia dedicare un libro, della musica, un'altra opera
d'arte o del lavoro manuale, dedicare semplicemente, non altro, deve
anche chiederne il permesso. Sua Maestà la Regina fa ringraziare
sempre, per mezzo della dama incaricata, chi le invia libri e musica,
in dono: a persone, che le hanno offerto qualche cosa, col suo
permesso, manda un gioiello, con la cifra. Quando un maestro di musica,
un concertista, è chiamato a Corte, per un concerto, riceve sempre un
bellissimo gioiello, in compenso: anche quando un'attrice o un attore
vi recita, un ricco ed elegante gioiello, è il suo compenso. Se la
Regina interviene a una serata di onore di una grande attrice, di una
grande cantante le offre sempre un braccialetto o un anello. Costoro,
naturalmente, oltre le lettere di ringraziamento che inviano, domandano
una udienza, per i ringraziamenti personali.
IV.
BALLO DI CORTE.
Gli inviti per un ballo al Quirinale sono fatti dal Prefetto di
Palazzo e dalla Dama di Onore a nome delle Loro Maestà il Re e la
Regina: sono indirizzati sempre al nome del marito invitato e vi si
aggiunge il nome della sua signora: sono strettissimamente personali.
L'invito, al Quirinale, è per le dieci: la Corte, entrando alle undici
precise, tutte le signore si affrettano a trovarsi puntuali, per
vedere l'entrata dei Reali. È molto da poseuse o da ignorante, per
una signora, arrivare tardissimo ad un ballo di Corte: nessuna signora
elegante, finemente educata, lo fa. Al Quirinale, mentre aspettano la
Regina, le dame si dispongono per gruppi: dame di Corte, cavalieresse
dell'Annunziata, dame del Corpo Diplomatico, mogli di ministri, ed alti
funzionari dello Stato. Quando la Regina entra, fa pochi passi e una
profonda riverenza, con cui ha l'abilità di salutare trecento signore
e più, tutte quante: e tutte in fila rispondono con una profonda
riverenza. Ella, poi, si siede sovra una poltrona preparata nel centro
della sala: sull'altra, non siede mai il Re, che ama stare in piedi, e
che subito si mette a discorrere con qualche ministro. Vanno a riverire
la Regina, subito, per ordine: le mogli dei cavalieri dell'Annunziata e
sono invitate, esse sole, a prender posto sugli sgabelli, _tabourets_,
messi accanto alle poltrone reali, poichè, come si sa, i cavalieri
dell'Annunziata e le loro signore, sono cugini e cugine del Re: le dame
di Corte man mano si schierano, in piedi, dietro le poltrone della
Regina. La quadriglia reale si fa subito dopo: la Regina la balla
con l'ambasciatore o col ministro più anziano del Corpo Diplomatico:
ha per _vis-à-vis_, o un principe reale con la dama più anziana del
Corpo Diplomatico, o un altro ambasciatore: non ha coppie, accanto, e
la sola sua coppia dirimpetto. Sui lati le coppie sono tre o quattro,
con relativi _vis-à-vis_. Nel ballare, non si passa mai davanti alla
Regina, volgendole le spalle: nè si passa senza salutarla. Finito
questo, la Regina non balla più: quando era principessa di Piemonte,
ballava anche in giro, e qui, a Napoli, vi è qualche gentiluomo con cui
ha ballato un giro di _polka_ o di _valtzer_: e il cerimoniale portava
che fosse lei, per mezzo di un suo cavaliere d'onore, a invitare
qualche gentiluomo, successivamente. Dopo, la Regina passa, a sua
volta, di dama in dama, ora fermandosi un minuto, ora pochi minuti,
secondo la loro importanza e secondo la particolare stima che fa Sua
Maestà: presso alcune si siede e conversa un poco. È naturale, che
ella non possa parlare a tutte. La signora, prescelta fa una riverenza
al principio e alla fine, della conversazione: e non stende la mano,
se la Regina non porge la sua. In questo frattempo, le signore cui è
poco probabile che possa toccare questo onore, le signorine, ballano.
Se s'incontrano sul cammino di Sua Maestà, si scostano, voltandosi
a lei, facendo la riverenza. All'una precisa la Regina ha compito il
suo giro, si ferma, si volta, saluta con uno dei suoi grandi saluti la
società e sparisce. È naturale che le signore vadano al ballo di Corte
col loro vestito più suntuoso e coi loro più bei gioielli: a Corte
non si va con vestiti di ripiego. Anche le signorine debbono avere una
_toilette_ nuova e fresca. Gli uomini portano assolutamente la cravatta
bianca, guanti bianchi e i _pumps_ di pelle lucida. Pel cappello va
bene il _gibus_, da portare in mano, chiuso: o quello morbido nero,
o il duro rotondo, che si lasciano al guardaroba. Il _gilet_ bianco è
ammesso. Per i balli presso i principi ereditarii o principi reali, il
cerimoniale è il medesimo.
V.
_GARDEN PARTY_ A CORTE.
Appena la primavera lo permette e se la occasione è importante,
nei giardini del Quirinale, a Roma, o in quelli della Reggia di
Capodimonte, a Napoli, la nostra Regina dà volentieri qualche _garden
party_. Questo uso, come si vede dal suo nome, è completamente
inglese: la società francese se lo è subito assimilato, e, in Italia,
le grandi case, qualche ambasciata, a Roma, dànno, spesso oramai, di
queste _gardens parties_. Per quella di Corte, le signore indossano
dei vestiti di seta, di _broché_, di _taffetas_, di crespo di Cina,
di tutte le stoffe seriche non troppo pesanti e non troppo scure: la
_garden party_, dandosi fra aprile e maggio, fra settembre e ottobre,
permette di portare delle _toilettes_ seriche, molto chiare: se è alla
fine di maggio, alla metà di settembre, si possono portare delle sete
leggere, dei _foulards_, delle mussoline di seta, dei crespi della
Cina. Il cappello di una signora, a una _garden party_ deve essere
un piccolo poema di freschezza e di novità: curarlo molto. Anche le
signore che hanno passato i quarant'anni e si accostano ai cinquanta,
possono portare la grande _toque_ tutta di fiori artificiali, purchè
non siano fiorellini da giovinetta o sposina. Scarpette _mordorés_:
oppure alto _soulier_ Luigi XV, di una pelle colorata, intonata col
vestito, e guernito di fibbie di _strass_. Grande mantello non pesante,
da primavera, da gittare sul vestito, quando si esce: oppure _collet di
chiffon_ e merletti, ricchissimo. Un filo di perle, una bella _broche_,
niente altro: ombrellino chic, dal manico artistico. Gli uomini
vanno in vestito da mattina, alla _garden party_: cioè _redingote_ o
_tight_, pantaloni di un grigio tenero, di una lavagna chiara pantaloni
eleganti, infine, panciotto bianco, cravatta chiara a grosso nodo,
cappello a cilindro, scarpe di pelle lucida e guanti grigio perla: il
fiore all'occhiello è sempre ben visto. Il cerimoniale della _garden
party_ è meno rigoroso del ballo di Corte, ma solo un poco: dove la
Regina interviene, le regole sono sempre le medesime e sono basate
sovra un alto rispetto dell'Augusto Ospite. E così, in una _garden
party_ privata dove Ella interviene, la padrona di casa è in cappello
e guanti, poichè essa diventa ospite della Regina: e gli invitati,
come le invitate, debbono essere tutte persone presentate a Corte: e
le _toilettes_, come il cerimoniale, sono sempre le medesime. Anche la
_garden party_ a Corte ha una quadriglia reale; un giro per discorrere
con le signore e infine Sua Maestà si ritira, dopo avervi partecipato
per un paio di ore.
_AVVERTENZA._
_I miei lettori sanno che questo modesto libro fu da me scritto anni
fa, che se ne sono fatte molte edizioni, non per mio merito, ma,
forse, per la sua utilità e che, ogni volta, io ho avuto cura di
correggere, rifare, completare il mio testo, visto che gli usi e i
costumi mondani si venivano mutando, alcuni, anzi, radicalmente. In
questa ristampa, intieri capitoli sono scomparsi e molti nuovi vi
sono stati inseriti. Ma per quanto riguarda questa parte «Nelle case
del Re» non si trattava di addebitare i cangiamenti in questa parte
protocollare della vita italiana, poichè, in fondo, il protocollo reale
non è stato mai mutato, ma di dire che mutate le persone e gli eventi,
necessariamente, a Corte, vi è profonda diversità di vita. Ognuno
rammenta gli splendori sotto il felice regno di Umberto e Margherita:
e come il Quirinale in quei tempi che parvero beati, rifulgesse come
un astro. Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia, sovrani di gran
cuore, pensosi di tutti i bisogni crescenti del loro popolo, pietosi
a tutte le tristezze, di gusti semplici, di virtù intime ammirabili,
hanno regnato e regnano a traverso periodi di alta difficoltà sociale
e, infine, a traverso sette od otto anni, fra guerra e armistizio, in
cui essi sono stati capaci dei sacrificii più eroici. Ed è naturale che
i grandi pranzi e le feste e i balli a Corte, in questo ultimo tempo,
fossero eliminati e si facessero solo per ricevere un sovrano amico: la
famiglia reale riceve, ora, ma sempre in una forma privatissima, per
dare svago alle figliuole. Pure, la prammatica di Corte esiste sempre
e conveniva che i miei lettori la conoscessero, nel caso che avessero
bisogno di una guida, di un consiglio, per gli eventuali loro rapporti
coi sovrani._
FUORI DI QUI.
I.
L'EDUCAZIONE IN VIAGGIO.
Ora, è in viaggio, bisogna decidersi a uno dei due partiti estremi:
essere una persona male educata o una persona bene educata. Soggiungo,
anche, che tre quarti della umanità viaggiante, si è decisa fermamente
a essere male educata, trovando, pare, in questa mala educazione,
i maggiori vantaggi. La persona che vuol essere male educata, in
viaggio, cerca sempre di aver il miglior posto, in vagone semplice,
nello _sleeping_, in carrozza o in battello, alla faccia e alle spalle
di tutti i viaggiatori, maschi o femmine, giovani o vecchi, belli o
brutti. La persona male educata, in viaggio, non cede la destra, non
si cava il cappello; non saluta; non s'inchina; non presta il suo
giornale; non presta il suo orario; non solleva il cristallo dello
sportello; non tira la tendina contro il sole; non dice il nome della
stazione, a cui si è arrivati; non ha freddo quando gli altri hanno
freddo; non ha caldo quando gli altri hanno caldo; e non lascia di
fumare nel vagone dove _non si fuma_. Egli mangia, beve, dorme in
treno, come se niun altro vi fosse; fa la sua _toilette_, sfoglia i
suoi libri, va e viene attraverso il vagone, senza chiedere mai il
permesso. In albergo, la persona male educata fischia, canta, strepita,
nella sua stanza, senza curarsi del vicino: gitta le sue scarpe
contro il muro, se ode un rumore: chiama il cameriere e la cameriera
a distesa, senza occuparsi se gli altri dormono: scende alla _table
d'hôte_ tardi e vi legge il giornale: si serve del miglior pezzo e
se vi è un residuo d'insalata, lo prende tutto: comincia a fumare il
suo sigaro a tavola e in sala di lettura, prende, per un'ora, i più
importanti quotidiani ed illustrati. La persona male educata non cede
mai il suo posto in battello, in barca, alla dogana, in carrozza, in
_omnibus_, in ascensore, all'ufficio postale, a quello telegrafico,
dovunque sarebbe amabile il cederlo; in teatro, in sala da giuoco, al
_café-concert_ esercita tutti i suoi diritti di primo arrivato, senza
badare nè al sesso, nè alla condizione dei suoi vicini. In trattoria,
il viaggiatore male educato occupa il miglior tavolino, presso il
caminetto, lontano dagli _tziganes_ che suonano troppo forte, e
sequestra il miglior cameriere: nei musei, nelle gallerie, nei ritrovi
pubblici, egli è sempre dove si sta meglio, dove non si ha caldo e
dove non si ha freddo. Il viaggiatore male educato, facendo questo per
principio, è male educato anche con i suoi amici di viaggio e, magari,
con la sua compagna di viaggio. Questo viaggiatore male educato,
è perfettamente felice, in viaggio: salvo quando incontra un altro
viaggiatore, male educato più di lui. Il che accade: accade spesso!
II.
ANCORA L'EDUCAZIONE IN VIAGGIO.
L'uomo perfettamente bene educato, in viaggio, deve vincere ogni
egoismo, ogni suo agio particolare e sacrificare ogni suo comodo, alla
più nobile e più pericolosa virtù umana, che è quella dell'altruismo.
Egli deve cedere il passo alle signore, ai vecchi, ai bimbi,
dappertutto: agli sportelli dei biglietti, in stazione, e in ferrovia,
negli _sleeping_, nei _wagons restaurants_, nelle dogane, nei caffè di
frontiera; dovunque è bene arrivare per il primo e profittare del tempo
e dell'occasione. L'uomo perfettamente bene educato deve sopportare
il caldo, il freddo, il digiuno, in viaggio, senza protestare, quando
i suoi compagni o le sue compagne di viaggio vogliono fargli subire
tutte queste angarie, essendo egoisti e male educati. Egli deve finir
di fumare, quando ne ha voglia ancora: svegliarsi quando gli piace
ancora di dormire: addormentarsi, quando vorrebbe stare sveglio e
ammirare il paesaggio: tenere gli sportelli chiusi, quando andrebbe
bene una boccata d'aria e non muoversi dal suo angolo, quando vorrebbe
passeggiare nel vagone, per isgranchirsi le gambe. L'uomo perfettamente
bene educato deve prestare il suo giornale, il suo orario, il romanzo
che legge, alla prima richiesta di un compagno o di una compagna di
viaggio: deve sempre sapere il nome della stazione, in cui si arriva:
deve sempre aprire o chiudere lo sportello, sollevare o abbassare
le tendine, chiamare il conduttore, il facchino, parlamentare
col capostazione. L'uomo perfettamente bene educato, in barca, in
_omnibus_, in carrozza, in ascensore, in automobile, in cima a una
torre, in fondo a una cripta, deve sempre eclissarsi innanzi alle
signore, lasciando loro il miglior posto, o guidandole, scortandole,
proteggendole. Egli, in albergo, non fa chiasso, non canta, non ride,
non urta nei mobili, non batte alle porte, non suona a distesa: in
ascensore, sta sempre col cappello in mano, se vi è qualche signora;
a _table d'hôte_ viene in _frack_ o in _smoking_, sempre a tempo; si
serve modestamente, non mangia molto, non si ciba, ma gusta il pranzo;
non si mette a fumare, prima di arrivare al _fumoir_; non sequestra
i giornali nel _salon de lecture_; non legge quello che scrive la sua
vicina nella _salle d'écriture_. L'uomo perfettamente bene educato, nei
teatri, nei _cafés-chantants_, nei musei, nelle gallerie, non toglie
la visuale a nessuno e se la lascia togliere, senza mormorare. L'uomo
perfettamente bene educato, in viaggio, è una vittima: ma ha qualche
consolazione. Talvolta, egli incontra una compagna di viaggio che,
stupita di trovarsi con un uomo bene educato, dopo aver incontrato
tutti uomini male educati, s'innamora perdutamente di lui.
III.
DI ESTATE, QUI E FUORI.
Non basta, se siamo in estate e non in inverno, smettere le pellicce
odorose, le vesti di panno e le mantelline di velluto, per darsi
alle batiste, ai crespi e alle garze: non basta, se siamo in estate
e non più in primavera, abbandonare le vesti di leggero drappo,
e le giacchette meno pesanti, e le gonne di seta, per chiedere al
_tussor_, al _foulard_, allo _chiffon_, le loro aeree mollezze: vi
è tutta un'altra categoria di cose, nella _toilette_ femminile, che
segna la profonda differenza fra l'estate e l'inverno, fra l'estate
e la primavera. Prendiamo, per esempio, l'acconciatura dei capelli.
Credete voi che, d'estate, ci si possa acconciare come d'inverno?
Quei leggeri edifizii o quei pesanti edifizi ricciuti, e adesso già
abbastanza complicati, non reggono in estate: qualunque leggiadra
pettinatura, opera di mani pazienti, dopo due ore, è un ammasso
informe. Il calore disfà i ricci, e le ondulazioni non naturali, ed
esercita la sua azione demolitrice, anche su i ricci naturali. Vorreste
voi, in estate, portare i capelli molto bassi sulle orecchie, molto
bassi sulla nuca, e molto bassi sulla fronte? E non vi darebbero un
fastidio enorme? Ed ecco, che l'estate consiglia la pettinatura bassa
a radici diritte, libera la fronte, libere le tempie, libera la nuca, e
rialzati, questi capelli, sul sommo della testa. Prendete, per esempio,
i guanti: vorreste voi, in estate, portare l'elegantissimo guanto
_glacé_ dell'inverno, che modella la perfetta mano, e non preferite
voi il guanto largo, la pelle di Svezia, che si leva e si mette
ogni minuto, di cui si può gittarne un paio anche ogni due giorni?
Prendete, per esempio, le calze: vorreste voi portare, in estate, la
indispensabile, ineluttabile calza nera dell'inverno, quella calza
nera, che è la civetteria egualmente delle gambe troppo sottili e delle
gambe troppo grosse! Quella calza nera, che è la più profonda delle
illusioni umane? Voi sapete bene che l'estate discaccia la calza nera,
e permette ai piedini femminili di adornarsi dei colori più delicati e
più estetici, che si intravvedono dalla scarpa di bulgaro, alla scarpa
bianca, che bene si vedono dalla scarpetta nera. E voi sapete, sopra
tutto, che l'estate rende immortale la fine, morbida, sottile calzetta
di filo, la calza da viaggio o da escursioni, la calza da spiaggia e
da montagna. Vorreste voi, come nell'inverno, adornarvi di molti, di
moltissimi gioielli? Essi vanno d'accordo con le stoffe pesanti, coi
drappi serici, con le pellicce esotiche, e sono troppo grevi, troppo
ricchi, troppo di lusso, per le trasparenti vesti dell'estate. Qua
e là, un fermaglio, una _barrette_, un sottile filo d'oro, da cui
pendono gli oggettini delle escursioni estive, ecco quello che l'estate
vi consiglia: cioè, un completamento di _toilette_ più semplice,
più disinvolto, che quasi sempre ringiovanisce e rende più gaie le
fisonomie.
IV.
ANDAR VIA: LA VALIGIA DELLA SIGNORA.
(Passare in rivista le diverse circostanze in cui si può avere
bisogno di vestiti speciali. Per evitare le dimenticanze, riunire,
metodicamente, sovra una tavola, gli oggetti da portar via, cominciando
dai piedi e terminando alla testa.)
_Oggetti di «toilette»._ — Spazzola da unghie; spazzola da denti;
pettini; lampada e ferro da arricciare; forcinelle ordinarie;
forcinelle invisibili; saponi in iscatola di metallo; scatole da
polvere di riso; acque e polvere dentifricie; acqua di Colonia; acqua
di _toilette_; boccette di essenza; limette per unghie; specchio a
tre compartimenti; sacchetti d'odore; pietra pomice; nettadenti;
nettaorecchi; sacco di tela per la biancheria sporca; paracqua;
ombrellino; _en-cas_; salviette; spugne.
_Oggetti diversi._ — Spille; aghi; ditale; forbici; filo nero e bianco;
filo simile alle calze; seta simile ai vestiti; elastico; bottoni
diversi; nastri per la biancheria; nastri da scarpe; temperino;
calamaio da tasca; cartella; penne, portapenne e lapis; carta da
lettere e buste; carta a quaderni; francobolli e cartoline postali;
suggello e ceralacca; fiammiferi; lampada da spirito; coltello;
forchetta e cucchiaio; cavaturaccioli; sacchetto da viaggio a chiave;
_plaids_; portaritratti che si chiude; porta-orologi; libro di
preghiera; libro di conti e libro di indirizzi.
_Biancheria, vestiti, scarpe._ — Calze; pantofole; stivalini;
scarpette; legacce; pantaloni; busti; copribusti; camicie; camicie da
notte; camiciuole; accappatoi per pettinarsi; sottane: sottanino di
flanella; _matinée_; vestaglie; _corsages_ di fantasia; vestiti; sacchi
per avvolgere i vestiti; mantello corto; giacchetta; grande mantello
da viaggio; cappelli; spilloni da cappello; guanti; fazzoletti;
_foulards_; merletto spagnuolo; scialletti di seta; sciarpe; colletti
e cinture da adattare a ogni vestito; _jabots_; colletti di merletto;
costume da bagno; accappatoio da bagno; scarpette da bagno; cuffia di
cautchouc.
_Piccola farmacia da viaggio._ — Taffetà ingommato; _collodion_;
ovatta idrofila; cartine di bismuto; cartine di chinina, di venticinque
centigrammi; cartine di antipirina, di un terzo di grammo; pastiglie
di sublimato, da un grammo; un pacchetto di garza fenicata; lapis
antinevralgico; acqua di melissa; camomilla; tiglio; striscette di tela
arrotolate e tela; spilli da nutrice.
V.
ANDAR VIA: LA VALIGIA DEL PADRONE.
_Oggetti di «toilette»._ — Spazzola per abiti; spazzola per i capelli;
pettine; rasoio; cuoio da rasoio; pennello per la barba; polvere di
sapone; pasta da rasoio; spazzola da denti; acqua e pasta dentifricia;
spazzola da unghie; nettaorecchi; nettadenti; sapone nella scatola
di metallo; spugne, in un sacchetto di cautchouc; pietra pomice;
forbici; tagliacalli; vasellina; acqua da _toilette_; polvere di riso;
specchietto da tasca; allacciabottoni; calzatoio; forma di legno
per gli stivali; vernice e crema gialla per lustrare; sacco per la
biancheria sporca.
_Oggetti diversi._ — Spilli ed aghi; filo bianco e nero; pezzetto di
flanella; bottoni di ricambio; bottoni da camicia; laccetti da scarpe;
coltello; temperino; cavaturaccioli; corregge; spago; fiammiferi a
candeletta; sveglia; canocchiale; libro d'indirizzi; carta e buste;
francobolli; pesalettere; cartoline postali; penna da tasca; lapis;
calamaio; ceralacca e suggello; cartella chiusa a chiave; biglietti da
visita.
_Biancheria, scarpe, vestiti._ — Costume da mattina; costume da
viaggio; _redingote_ con relativo panciotto e relativi pantaloni;
_marsina_ o _smoking_; costumi da _sport_; cioè: costume da cavallo,
da velocipide, da _tennis_, da _polo_, da caccia, da canottiere, da
alpinista, da bagno di mare, da scherma (in tutto nove!): mantello
impermeabile, mantello da viaggio, in _alpagas_ grigio, _paletot_;
calzette di filo: calzette di seta e di lana; reggicalzette;
sottocalzoni; camicie bianche; camicie di colore; camicie bianche non
inamidate; camicie di colore non inamidate; camicie di seta; camicie
da notte; _piyamas_ variati; colletti staccati; polsini staccati;
_foulards_ pel collo e pel sudore; fazzoletti bianchi, di battista;
guanti; scarpe di vitello nero; scarpe di copale nero; scarponcini
di copale; scarponcini gialli; stivaletti; stivaloni; stivaloni in
coutchouc; scarpe da _tennis_; scarpe da scherma; cappello a cilindro
(non si sa mai); cappello floscio nero, cappello floscio bianco;
cappelli di paglia; sette od otto berretti da viaggio, da velocipede,
da canottaggio....
VI.
LA VILLEGGIATURA: PERCHÈ CI SI VA?