maggio, come a Napoli, e a qualunque mese, come a Roma, la prima
questione è sempre la stessa: bisogna conoscere i nuovi vicini?
L'antico costume, sovra tutto meridionale, lo impone. Antico costume
abbastanza _cafonesco_ e che, man mano, si è venuto illanguidendo:
antico costume che dovrebbe completamente sparire, nelle grandi città.
Si comprende, questo costume, fra gli abitanti dello stesso villaggio —
o Ventaroli, di Sessa Aurunca, o terra della mia stirpe, di voi parlo!
— che hanno bisogno di stringersi insieme, di prestarsi amicizia,
assistenza, soccorso, in qualunque circostanza; si capisce, fra gli
abitanti della stessa piccola città di provincia, per le medesime
ragioni: si capisce, in estate, ai bagni, in villeggiatura, in albergo,
per farsi compagnia, per formare una _côterie_: si capisce, dovunque la
gente è poca, dove molte cose mancano, dove la solidarietà umana è più
necessaria. Ma in una grande città, dove tutto vi è, a portata di mano,
di voce, di passo: in una grande città, dove basta escire dal portone
per trovare anche la pietra filosofale, che, si dice, non fu mai
trovata; in una grande città, a che può servire di conoscere i propri
vicini? A che aumentare le proprie relazioni, inutilmente, quando
quelle che si hanno, d'ordinario, sono soverchianti? A che mettersi
in rapporto con gente nuova, ignota, forse estranea a ogni proprio
gusto, forse antipatica, forse equivoca? Perchè conoscere, proprio i
vicini, quando il più savio consiglio è di restringere alle persone più
tenere, più simpatiche e più utili, le proprie relazioni? E, veramente,
esiste una vicinanza, in una grande città, in una grande strada in un
grande palazzo, o non si è, veramente, anche gli inquilini di questo
medesimo palazzo, completamente estranei, l'uno all'altro? E in tanto
lavoro, in tanti pensieri, in tanti svaghi, in tanti affanni, chi mai
s'incarica del proprio vicino? Il vicino non esiste, in un ambiente di
metropoli. E non dovrebbe esistere, quindi, la profferta di servigi,
barocca e inutile; non dovrebbe esistere l'offerta della visita, che,
quasi sempre, è inopportuna e mal gradita; a rigore, non dovrebbe
esistere neanche lo scambio dei biglietti da visita. Per questi, passi.
Ma non oltre! Non parlo, poi, qui, dei danni delle nuove conoscenze,
quasi sempre pericolose, fra nuovi e vecchi inquilini: pensateci voi, o
genitori, voi, o mariti, voi, o fidanzati, a questi danni, calcolateli,
essi possono essere irreparabili!
I LEGAMI DELLO SPIRITO.
I SACRAMENTI.
I.
FESTA DI BATTESIMO.
Nulla è più grazioso, più attraente, che una festa di battesimo, la
quale ha un carattere di grandissima tenerezza: ma bisogna saperla
regolare bene, poichè è cosa molto delicata. Anzi tutto, molti hanno
l'abitudine di celebrarla quando la mammina, la puerpera, è già
alzata dal letto; il che, dato un mese di puerperio, fra il letto e la
convalescenza, ritarda di trenta o quaranta giorni il battesimo. Ciò
non è molto conveniente, anche per riguardi religiosi: più presto si
battezza un bimbo, e meglio è. Viceversa, l'uso patriarcale e molto
simpatico nostro, è di celebrare il battesimo, dieci o dodici giorni
dopo la nascita, non di più, previa una primissima benedizione, data
dal sacerdote al neonato: la puerpera fa adornare riccamente la sua
camera da letto, indossa, in letto, una vestaglia bianca, carica di
merletti e di nastri, mette una cuffia o un'acconciatura capricciosa
di merletti sulla testa, si adorna di un magnifico paio di solitarii,
infila i suoi anelli più belli e, sollevata sui suoi guanciali guerniti
di trine, riceve i saluti e gli augurii degli invitati. Una festa
di battesimo, quando la sacra funzione si celebra in casa, si fa
verso le due pomeridiane: si prepara un altarino, in salone, e quanto
serve per la mistica cerimonia. Il padre del neonato, i parenti, gli
invitati indossano la solita redingote o il tight, che sono i vestiti
di mattina, coi pantaloni bigi, il panciotto nero o bianco, il _rabat_
o la cravatta chiara, i guanti tortorella: le signore vanno in grande
_toilette_ da ricevimento, con cappello chiaro e molti bei gioielli.
Nella festa di battesimo, se vi è un po' di musica sacra, tanto meglio;
se vi è musica profana, deve esser fine. Non si balla, mai. La madrina,
il padrino, la nutrice, la levatrice, prendono parte alla funzione
religiosa, come ho detto: i doveri del padrino e della padrina, li
dichiaro più avanti. Il trattamento per festa di battesimo, varia
secondo l'ora: se è alle due, ci vuole una _table à the_ appena appena
_renforcée_, ma con molti dolci, molti confetti, molti _bonbons_, le
così dette _dragées du baptême_. Alcune famiglie offrono dei confetti
nei sacchetti e nelle scatole, come per i matrimoni; altre fanno
coniare delle medagline d'argento, in memoria, e si distribuiscono
ai convitati. Una festa di battesimo, nelle ore pomeridiane, non
deve durare più di un'ora e mezzo, o due; se no, stanca. La casa
deve essere adorna di fiori candidi: anche l'altarino. Curare la
_toilette_ della creaturina: farla condurre in giro, perchè tutti gli
invitati la vedano. Oltre le cinque pomeridiane, non si celebrano feste
battesimali: il battesimo si fa presto in chiesa, e alla sera si dà un
ricevimento. Esso entra nell'ordine degli altri ricevimenti, allora, di
cui ho già parlato.
II.
MADRINA DI BATTESIMO.
In generale, è un uso sociale alquanto greve, se non è il padrino
che ne assuma una parte, nel battesimo. Poichè, se non vi è padrino,
la madrina di battesimo può essere più modesta nel fare il dono alla
puerpera e al neonato, scegliendo un gioiello di meno costo, regalando
al piccino o alla piccina qualche cosa di più semplice, ma deve fare le
medesime spese che farebbe lui, per la carrozza, per il parroco, per il
sacrestano, e pel chierico: deve fare gli stessi doni di danaro alla
levatrice, alla nutrice, alla servitù: portare confetti, se si usa,
e via via. Se vi è il padrino, che s'incarica di tutto questo, allora
la madrina è tenuta semplicemente al dono verso la puerpera, che non
deve essere mai di grande valore, il dono verso il bimbo o la bimba, il
solito dono di un oggetto di argento, bicchiere, o tazza, o posata, e
una mancia modesta alle persone di casa, di accordo col proprio stato e
con la condizione della casa ove è il battesimo. Per lo più, la madrina
va alla chiesa in _toilette_ ricca, di seta, di broccato, di velluto;
mai vestita di nero, con un cappello chiaro e con qualche gioiello,
addosso, per onorare il piccolo cristiano. Se è una signorina,
si vestirà di chiaro, col suo migliore abito, e se la stagione lo
permette, addirittura di bianco, guanti grigio perla, qualche gioiello.
Alla chiesa, è sempre la madrina che sostiene sulle braccia il neonato,
presso il Sacro Fonte: deve portare una candela di cera, grossa, che
si lascia, poi, alla chiesa: se è madre di famiglia, saprà di dover
portare un po' di zucchero in polvere, in una carta, per metterlo
sulla boccuccia del neonato, che dopo il sale della sapienza, strilla
per lo più, disperatamente. In carrozza, la madrina lascia il posto
a destra alla nutrice, che regge sulle braccia il piccolo battezzato:
il padrino va dirimpetto. A casa, ella accompagna al letto materno il
corteo che trasporta il cristianello, subito dopo il padrino: se costui
non vi è, è lei che porta il bimbo alla madre. Se la intimità con la
famiglia è grande, spesso la madrina dona il vestito da battesimo o
il _porte-enfant_ col cuscino di raso: ma ciò non è di obbligo. Se si
rimane in relazioni grandi con la famiglia del figlioccio, la madrina
deve aver cure tenere con la creaturina: e darle l'anello di avorio
sospeso alla catenina di argento, il primo balocco di argento col
fischietto, qualche crocetta di oro o di argento, il primo scapolare
della Madonna. E la figlioccia o il figlioccio deve amar la madrina,
come un'altra mamma.
III.
PADRINO DI BATTESIMO.
È un onore che non si può rifiutare! Ed è, se vogliamo, alquanto
pesantuccio, qualche poco più pesante del padrino di matrimonio. Or
dunque, il padrino di battesimo è tenuto, nel giorno del battesimo,
a offrire alla puerpera un dono, più o meno ricco, secondo la propria
condizione, e secondo quella della puerpera, ma sempre un gioiello; a
offrire al neonato o alla neonata una posatina completa, di argento,
in iscatola, con le cifre del bimbo, ovvero un bicchiere di argento,
dorato dentro, sempre con la cifra e sempre nell'astuccio; a portare la
carrozza con cui si deve andare alla chiesa e pagarla lui; a regalare,
in sacrestia, al prete, al sacrestano, al chierico: al primo una somma
variabile da venti a cinquanta lire, al secondo dieci lire o cinque,
al terzo, cinque o due lire; se si vuol fare qualche elemosina ai
poveri, fuori la chiesa, tanto meglio. Durante la funzione, il padrino
di battesimo tiene la mano sulla spalla del bambino e risponde, per
lui, alle domande del prete, che gli chiede se rinunzia al mondo, se
rinunzia alla carne, se rinunzia al diavolo; infine, tre _ab renuntio_;
risponde al _vis baptizari_, chiesto dal prete, con un _volo_, sempre
per conto del bambino; infine, dice il _Credo_ insieme al prete, con
la madrina, con la nutrice, se vi sono, e con tutti gli astanti. Per
lo più, se il padrino è molto ignorante di queste risposte latine,
vi è chi gliele suggerisce. Dopo il battesimo, il padrino rientra in
carrozza, arriva a casa, ed è lui che presenta alla madre e al padre,
il nuovo cristianello o la nuova cristianella: in quel momento, dà
i doni alla puerpera e al neonato. Poi, la sua _corvée_ non è finita
ancora, poichè egli deve regalare alla levatrice, alla nutrice, alle
persone di servizio della casa, alla prima una somma variabile da
venti a cinquanta lire, alla seconda da dieci a venti lire, agli altri
da cinque a dieci lire: tutto questo, partendo da un punto di vista
di agiatezza sua e della famiglia, perchè queste mance si possono
estendere o ridurre, a volontà. In Francia vi è l'abitudine di offrire
anche scatole di confetti, confetti bianchi simili a quelle delle
nozze: è sempre il padrino, che li offre, _les dragées du baptême_;
ma in Italia non si usano. Se vi è madrina, bisogna fare un dono, ma
modesto, anche per essa: un piccolo gioiello, magari una medaglia, con
una data, basta. In chiesa bisogna andare in _tight_ o in _redingote_;
guanti non tortorella, ma chiari, cravatta non bianca, ma d'accordo
con la _redingote_. Se le relazioni fra il padrino e il figlioccio
sussistono, il padrino è tenuto a un dono, nell'onomastico e nel
genetliaco, e il figlioccio lo ricambia, egualmente, nell'onomastico e
nel genetliaco. Alla madre del figlioccio, dei fiori, nell'onomastico.
E scusate se è poco!
IV.
CRESIMA.
Nelle classi del popolo, specialmente nelle provincie meridionali,
si usa di far cresimare molto presto giovinetti e giovinette: anzi
dirò ragazzi e ragazze. Come si va nelle classi più alte, non si fa
la prima comunione di ragazzi e ragazze prima di nove o dieci anni,
non si cresimano ragazzi e ragazze prima di dodici anni. Ora, si fa
anche più presto. Bisogna pensare sempre a una buona preparazione
religiosa del cresimando e della cresimanda: dirigersi al parroco
della propria parrocchia, a un colto monsignore. Dopo di che, si
sceglie la madrina o il padrino di cresima. Scegliendolo, obbedire
più a ragioni di affetto, che di interesse o di vanità: scegliere
un amico vero, una persona simpatica, una persona rispettabile. Il
vestito della cresimanda, è sempre bianco, massime se essa ha meno di
quattordici anni: dalla mussolina di seta, tutte le stoffe bianche
vanno bene: e quindi velo bianco, scarpette di raso bianco, calze
di seta bianca: nelle famiglie più modeste, pur mantenendo il color
candido, si riduce la spesa, secondo i propri mezzi. Per giovinette
oltre i quattordici anni, basta un vestito di una certa eleganza,
chiaro: e il cappello, si vada in chiesa e in casa del monsignore,
bisogna sempre toglierselo, poichè non si può prendere il sacro crisma,
sulla fronte, con cappello sul capo! Al cereo, alla carrozza e a tutto
il resto, pensa il padrino e la madrina di cresima. Il giovinetto si
veste di un abito nuovo, con una fascia di raso bianco al braccio,
con un ciuffo del nastro. Ordinariamente, nel giorno di cresima, il
cresimando o la cresimanda sono invitati a pranzo in casa del padrino o
della madrina di cresima, salvo che il padrino sia scapolo o la madrina
non abbia casa organizzata a ciò: questo invito è facoltativo. E così,
la domenica seguente, la famiglia del cresimando o della cresimanda,
invita a pranzo la madrina o il padrino: anche ciò è facoltativo. Ora
è invalso l'uso che, oltre la madrina e padrino, facciano dei doni al
cresimando o alla cresimanda, anche i parenti: abitudine di lusso e di
vanità, che guasta il cuore dei giovinetti e delle giovinette. Basta,
semplicemente, un piccolo ricordo pio dei genitori: e non già dei fili
di perle o delle scrivanie intagliate, come ho letto, in un giornale
francese!
V.
PADRINO DI CRESIMA.
Il padrino di cresima, in generale, come la madrina di cresima, non
deve essere scelto troppo giovane, poichè deve esercitare un certo
prestigio morale sul cresimando, e la poca differenza di età, impedisce
che si prenda influenza sul figlioccio. Come la madrina, il padrino
di cresima deve amare e proteggere, costantemente, il giovane a cui
promise di esser secondo padre. In quanto ai piccoli doveri della
cresima, essi sono identici, cambiato il sesso, a quelli della madrina:
per un cresimando, la spesa è sempre minore di una cresimanda. Il
padrino — ricordarsi che non si può cresimare, se non si è cresimato —
deve occuparsi lui di combinare il giorno e l'ora della cresima, in una
chiesa, o in una cappella privata, da qualche monsignore: così che ogni
regalo che si debba fare al clero, al chierico, al sagrestano, spetta
assolutamente a lui; nè il cresimando, nè la sua famiglia vi debbono
pensare. Organizzata, così, la festa mistica, il padrino di cresima
va a prendere, in carrozza, in un bell'equipaggio, possibilmente,
il fanciullo o il giovanetto che deve avere il Sacramento della
Confermazione e gli porta un grosso cereo, di buona cera, a cui è
annodato un bel nastro di raso bianco, con un ciuffo. La _toilette_
del padrino deve esser secondo la sua condizione sociale: ma essa si
aggirerà sempre fra il _tight_ e la _redingote_, cappello duro nero
o cappello a cilindro, guanti chiari, cravatta chiara. Si sa bene
che il cresimando porta un vestito nuovo, alla marinaia o da ometto,
a cui si aggiunge una fascia di raso bianco al braccio destro, con
un bel ciuffo. In chiesa, in cappella, non vi è che da tener la mano
destra sulla spalla del figlioccio inginocchiato. Come dono, bisogna
cominciare dal dare un libro di messa o altro libro di religione,
come la _Imitazione di Cristo_ — il libro dei libri — o la _Filotea_,
infine, un ricordo pio, di quella giornata, con una parola di dedica.
Poi, vi è il dono profano, consistente, per un giovanetto, in un
orologio d'argento con catena d'argento, o in una bottoniera d'oro, se
è già grandicello, o in un lapis d'oro: o se non ama questi ornamenti,
in un dono utile e dilettevole, una macchina fotografica, una scatola
di compassi, un atlante. Nessun dono bisogna fare alla madre e ai
parenti del figlioccio. Se ha casa, il padrino invita a pranzo il suo
figlioccio: in nessun caso condurlo in trattoria o ad una scampagnata,
nel giorno della Cresima. Conservargli, se la vita lo promette, un
affetto paterno, una protezione paterna.
VI.
MADRINA DI CRESIMA.
Il legame spirituale, che è creato dalla cresima, fra madrina e
figlioccia, è, quasi sempre, molto più affettuoso e duraturo del
legame creato dall'aver tenuto al fonte un bimbo o una bimba: ciò
dipende, in generale, perchè la cresimanda ha già una certa età e può
ricambiare, subito, di tenerezza e di devozione, la protezione amorosa
della madrina. I doveri morali, dunque, di costei sono più larghi e più
austeri. I doveri sociali consistono nell'accettar subito il compito di
madrina, quando vi si è invitata e nel sapere, poi, se la cresimanda
si è bene preparata, religiosamente parlando, a quel sacramento, che
è molto importante. Nel giorno della cresima, la madrina va essa,
con una bella carrozza, a prendere la figlioccia, per portarla alla
chiesa: vanno con loro due, i genitori della cresimanda, se li ha, o
i più prossimi parenti. Oltre la carrozza, la madrina porta anche il
grosso cero, stretto, alla metà, da una fascia di _faille_ bianco,
con relativo nodo a grosso ciuffo: il cero deve essere tenuto dalla
cresimanda e si lascia, dopo la funzione, alla chiesa. Durante il rito,
la madrina deve tenere, continuamente, la mano sulla spalla della
cresimanda, che è inginocchiata, ma nulla deve rispondere. Spesso,
nel medesimo giorno, per renderlo più solenne, madrina e cresimanda
fanno la comunione insieme, prima e dopo la cresima. Quando si ritorna
a casa, la madrina offre alla cresimanda un dono ricordevole: o una
catenella d'oro con una crocetta: o un braccialettino d'oro con una
medaglia sospesa: o una bella _broche_: infine, un dono non troppo
ricco, ma bello e durevole. Insieme a questo, le dà sempre un ricordo
pio: o un bel libro da messa, o una bella immagine della Vergine:
sempre con la data della cresima, scritta o incisa in qualche parte.
A Parigi usano certe collanette, certi braccialetti adorni, intorno
intorno, da medaglie religiose, molto belle: ma in Italia non ne ho
mai visto. Quando la intimità è grande fra la madrina e la cresimanda,
spesso, la madrina, le regala anche il completo vestito bianco
della cresima, dalle scarpette al velo: ma ciò è più affettuoso che
obbligatorio. Nel giorno della cresima, la madrina, per lo più, dà un
pranzo, in casa sua, alla cresimanda e alla famiglia di lei: questo è
un costume assolutamente meridionale. In chiesa e in casa vi sono pochi
regali, in denaro, da fare ai chierici, sagrestani e servi; ma quei
pochi spettano alla madrina. Ma nulla essa è tenuta a donare alla madre
o ai parenti della figlioccia. Più tardi, secondo i rapporti, ella
fa un dono al compleanno o all'onomastico della figlioccia e così ne
riceve il ricambio.
NELLE CASE DEL RE.
PRAMMATICA DI CORTE.
I.
PRESENTAZIONI A CORTE.
La signora che desidera essere presentata a Sua Maestà la Regina, deve
prima pensar bene, se il suo ceto, la sua condizione, la sua posizione
in società, le possono far concedere quest'onore: ed è, quindi, ben
fatto parlarne a qualche dama della Regina, la quale, a sua volta,
interpelli diplomaticamente la dama di Corte, che è più accanto alla
Regina. Quando si è certi, ufficiosamente, che la domanda sarà bene
accolta, allora si farà una lettera-domanda, dalla signora stessa,
diretta a questa dama, in forma ufficiale. Ordinariamente, l'udienza
viene sempre accordata, quindici o venti giorni dopo la domanda, e
la signora ne è avvertita da otto a dieci giorni prima, con lettera
della dama di Corte. La signora, per andare a quest'udienza, non
veste mai di nero: porta un vestito di velluto, o di broccato, o di
_grosse soie_, una stoffa molto ricca, infine, sempre di seta, mai di
lana, mai di panno: questo vestito ha un lieve strascico, come tutti
i vestiti di grande cerimonia. Non si porta mai giacca, mantello,
mantellina, sia pure del più prezioso ermellino: se si ha, si lascia
in anticamera: il boa è escluso, come troppo famigliare. Cappello di
grande cerimonia: se è una sposa giovane, può arrischiare la _toque_
rotonda, ma ricca, carica di piume: oltre i trent'anni, sempre il
grande cappello sontuoso: veletta _mai_. La signora che va in udienza
reale non porta nè manicotto, nè ombrellino, nè _porte-mouchoirs_,
nè portabiglietti, nulla che indichi la passeggiata, altra visita, e
via via: se ha le lenti, le può tenere: adoperarle, _mai_. Su questo
vestito da grande cerimonia, bisogna portare un grande gioiello,
un magnifico paio di orecchini, per esempio, o una catena _sautoir_
splendida, o un grosso filo di perle, sul colletto stretto del vestito:
i braccialetti sono ammessi: un solo splendido anello. I guanti sono
_glacés_, grigio perla o bianchi: ma la mano destra deve esser nuda. La
signora va sola, all'udienza reale: arriva _almeno_ dieci minuti prima
dell'ora stabilita e attende il suo turno, nella terza anticamera,
prima del salotto della Regina. Quando la dama, entrata prima di lei,
viene via, la signora presentata è accompagnata, preceduta, sino alla
porta del salotto della Regina, dalla dama di servizio, che, facendo
una riverenza sulla porta, annunzia a Sua Maestà la signora. Costei
deve fare tre belle riverenze: una, sulla soglia: una, nel mezzo
del salotto: una, presso Sua Maestà, che attende, in piedi, presso
un divano e che ha sempre la bontà di stendere la mano alla nuova
arrivata, invitandola a sedere. Baciare la mano alla Regina non è
obbligo, alle signore: ma è atto gentile. Bisogna aspettare di essere
interrogata, _sempre_, per parlare: rispondere brevemente: attendere
da Sua Maestà, la conversazione. Beninteso che per tutte le signore
d'importanza, l'udienza è da sola a sola, non assiste neanche la dama.
A un certo punto, amabilmente, Sua Maestà fa intendere che l'udienza è
finita. La signora si leva, ringrazia Sua Maestà dell'onore concessole
e, indietreggiando, fa le tre riverenze, andandosene, mentre la Regina
resta, ritta, presso il divano. Per la presentazione a principesse
ereditarie o semplicemente reali, il cerimoniale è il medesimo.
II.
ALTRE PRESENTAZIONI A CORTE.
Non potendo nessun signore e nessuna signora intervenire ai balli di
Corte, senza esser presentati, uomini e donne, a Sua Maestà la Regina,
verso la metà e la fine di gennaio, vi è sempre un'udienza generale,
diciamo così, a cui sono ammessi questi signori e queste signore,
che ne fecero domanda, a questo scopo. È naturale che tali domande
siano bene vagliate, da chi si deve: per gentiluomini e gentildonne
straniere, fa la richiesta l'ambasciatore o il console dello Stato cui
appartengono. Questa udienza generale, è sempre nelle ore pomeridiane:
le signore v'intervengono in grande _toilette_ di cerimonia, vestito di
velluto, di _broché_, di altra stoffa sontuosa, guarnito di merletti,
di pelliccia: non indossano mantello, di nessuna specie: hanno un
cappello di grande ricchezza: guanti grigio-perla e i più bei gioielli
che si possano portare di giorno. È la medesima _toilette_ che si
farebbe all'udienza particolare, salvo che bisogna pensare al paragone
con le altre signore, egualmente vestite o meglio vestite, e cercare
di essere elegantissima. Gli uomini vanno a quest'udienza pomeridiana
in _redingote_ nero, pantaloni chiari, cravatta di raso a _rabat_ di
fantasia, guanti grigio-perla: se si è in lutto, si spezza il lutto.
Già, quando si è in gran lutto, non si va a Corte: e il lutto stretto
o il mezzo lutto, si può spezzare per un giorno. Tanto gli uomini
quanto le signore formano due gruppi, staccati l'uno dall'altro, e
quando Sua Maestà la Regina si degna di apparire, si formano in due
file. Ella, ordinariamente, con la suprema grazia che la distingue,
passa, di signora in signora, e ognuna di esse le è presentata dalla
dama di servizio, in quel mese: e, presso ognuna delle signore, si
ferma un momento, dice due o tre parole, o anche una frase, ma è sempre
opportuna, appropriata, squisita. Quando ha finito di conoscere,
diciamo così, le signore che le sono state man mano presentate, Sua
Maestà si fa presentare, man mano, dal suo cavaliere d'onore, tutti
gli uomini, dice a ognuno una parola e passa innanzi. Solo quando Ella
si è ritirata, vanno via tutti, uomini e donne. Dopo di che, ognuno di
costoro ha acquistato il diritto di essere invitato ai balli di Corte:
ma ciò non si acquista facilmente, poichè si deve passare per un primo
periodo, dopo la domanda, di esame, fatto molto prudentemente, molto
benignamente, ma esame! Il cerimoniale per prendere parte ai balli
presso i principi ereditarii o principi reali, è perfettamente il
medesimo.
III.
LETTERE, SUPPLICHE, DEDICHE ALLA REGINA.