non senso. Se voi, lettrice, lettore, siete abituati a dare dei pranzi
di grande e di mezza cerimonia, vuol dire che avete un buon cuoco
pieno di fantasia o una buona cuoca, piena di abilità: e che avete, di
accordo con loro, combinato dei «menus» di stagione, per questi pranzi.
A voi, nulla serve. Per chi dà più raramente dei pranzi, ma pure è
costretto a darne, non ci vogliono se non delle regole generali, delle
linee, diciamo così, perchè la sua ospitalità sia gradita al palato e
allo stomaco dei suoi invitati. Nei pranzi, anzitutto, bisogna curare
i particolari: ricchezza e finezza di biancheria, di argenteria, di
porcellane, di cristalli: ricchezza di lumi; ricchezza di fiori: stanza
calda in inverno, fresca in estate: sedie comode, sgabello sotto i
piedi delle signore, servitù attentissima, garbata, taciturna. Una
zuppa leggera, leggerissima, dopo le ostriche; un pesce bollito, con
salsa, o meglio se con due salse, a scelta dell'invitato, e se il pesce
è caldo, salsa calda, se è freddo, salsa maionese o piccante; un piatto
leggero di carne, come filetti di pollo, o _riz de veau_ o costolettine
di montone o altra delicatezza simile; una verdura che sia, asparagi,
carciofi, cardi, cavoli, sedani, con burro, o con salsa bianca; un
arrosto importante, tacchino, pollanca di Bresse, caccia contornata
da un'insalata di crescione; un gelato; frutta svariata, ricchissima,
copiosissima; biscotti inglesi o _bonbons_ dopo le frutta, senza
dimenticare che, col gelato, va unito sempre un piatto di pasticceria.
Pei vini: uno bianco per la zuppa e il pesce, due rossi per i quattro
piatti di mezzo; un vino d'Italia o di Spagna, insieme col gelato: lo
_champagne_ con frutta e i dolcetti della fine. Il vino non deve essere
in tavola, ma versato dalle bottiglie _originali_, dai camerieri, che
ne debbono dire anche il nome. Questo _menu_ generale, che ho dato,
può essere un poco diminuito e non molto aumentato. Ogni pranzo, per
essere _chic_, deve avere una primizia, come caccia, come verdura, come
frutta, qualche cosa di esotico, di mai visto, di mai assaggiato. Il
caffè, nei grandi pranzi, non si serve mai a tavola: neppure nei pranzi
di mezza cerimonia. In salotto, coi liquori, _cognac_ vecchissimo,
_kummel_ fine, _chartreuse_ autentica o qualche altro straordinario
liquore. Solo se è fra amici, la signora permette che si fumi in sua
presenza, dopo il pranzo: un salotto, uno _studio_ del padrone, una
stanza qualunque, si trova sempre, per fumare. E ora, buon appetito!
VII.
NUOVO «MENU» DI PRANZO.
Già, un poco prima della guerra, i «menus» dei pranzi non di grande
cerimonia, ma di mezza cerimonia e, sovra tutto, dei graziosissimi
pranzi intimi, si erano trasformati. Le sei portate che nei pranzi
di Corte, nei pranzi diplomatici son rimaste sempre sei, cioè, il
_potage_, il piatto di pesce, quello leggiero di carne, di legume,
l'arrosto e il copioso _dessert_, sono molto diminuite: poi, nella
guerra e dopo la guerra, sono diminuitissime. Nessun pranzo intimo
o di mezza cerimonia, in cui appaiano le ostriche, la cui cattiva
reputazione, è diventata invincibile; si dà sempre il _potage_, ma è
l'ombra di un sogno fuggente; si dà il piatto di pesce: e i due piatti
di carne si riducono a un solo e se non è di arrosto, questo unico
piatto di carne, non si dà insalata. Anche il legume si abolisce,
spesso. Viceversa, quello che si perde in quantità, si guadagna in
qualità: i pranzi moderni, nella loro voluta semplicità, sono di
una rara squisitezza culinaria. Intorno al pesce, per esempio, un
cuoco geniale fa delle fantasie, con le salse, riempie le conchiglie
d'insalatine: intorno al pezzo di carne, sempre, vi sono tre o quattro
contorni, in cui si sbizzarrisce la elegante immaginazione del cuoco,
_croquettes_ e _bouchées_ e _purées_ svariate, di ogni specie. E il
pezzo di carne, o pollo, poi, diventa un'opera di arte. Si faceva, a
Parigi, nell'anteguerra, il _bœuf à la cuillère_, cioè un magnifico
pezzo di manzo, che cuoceva, per due intieri giorni, nel suo sugo, nel
vino, negli aromi e che si mangiava, come una _purée_ di un sapore
intenso e profondo. Una zuppa, anche leggierissima, dei filetti di
sogliola al vino bianco e del _boeuf à là cuillère_, che pranzo ideale,
in cambio dei sei o sette piatti dei banali pranzi di grande cerimonia!
Però, come ho detto, questo novissimo «menu», implica molta attenzione
da parte degli anfitrioni, perchè i pochi piatti siano perfetti, perchè
la _mousse_ fredda sia deliziosa, e perchè il _dessert_ che rimane
sempre ricco e svariato, completi la felicità gastronomica dell'ospite.
O care padrone di casa, che date colazioni o pranzi, rammentatevi che
la grande moda, messa su anche dai medici, specialmente da loro, è di
mangiare molta frutta. Esse costano favolosamente: ma sono il lusso
vero di una colazione o di un pranzo!
FESTA DA BALLO.
I.
FESTA DA BALLO.
Prima di dare una grande o una piccola festa da ballo, bisogna
pensarci, pensarci assai! Piccola o grande che sia, essa costa più o
meno denaro, ma ne costa sempre molto, troppo; essa costa molte cure,
molte fatiche, molti fastidi e molte noie; essa vi può procurare molti
invidiosi e molti nemici: e bisogna vedere bene, se valga la pena di
affrontare tutto ciò, se la ragione di convenienza, di obbligo morale,
di decoro, d'interesse, che v'induce a dare questa festa, piccola o
grande, sia abbastanza possente, da compensare tutto questo. Io so
di un principe, mio grande amico, uomo d'intelligenza, di spirito,
pieno di _chic_, che dette una splendida e simpaticissima festa da
ballo: cinque giorni dopo, uno dei suoi più importanti coloni, gli
scrisse una lettera, dichiarandogli di non poter pagare l'affitto, e
domandando una dilazione, _tanto più_ — diceva il colono — _che Vostra
Eccellenza ha dato una ricca festa, e non ha bisogno di denaro_! Or
dunque, pensarci un poco. Un altro inconveniente delle grandi feste o
piccole, è che esse vi espongono alle critiche più amare, più aspre,
più crudeli dei vostri invitati. Per uno strano fenomeno psicologico,
i vostri invitati, coloro che voi avete chiamati a divertirsi, in casa
vostra, a cui avete offerto un appartamento sfarzosamente adorno di
piante e di fiori, illuminato a meraviglia, una raccolta di persone
elette, di belle donne, di gaie signorine, dei rinfreschi squisiti,
una cena sontuosa, tutti costoro vi diventano acerrimi nemici. Tutto
è pessimo, per essi, da voi; i fiori odorano troppo; le piante, ve le
siete fatte prestare; i gelati puzzano di petrolio; la luce elettrica,
è volgarissima; il _the_ sa di paglia; la cena è meschina e scarsa; e
le donne, poi, le donne, tutte brutte, tutte mal vestite, che orrore!
Una sera, in un ballo, poco prima di andare a cena, io ho udito,
inavvertita, due perfetti gentiluomini, correttissimi, sorridenti,
profferire, a voce sommessa, tali infamie sul conto del padrone e
della padrona di casa, da far arrossire qualunque ingenuo: e, dopo,
avviarsi placidamente a mangiare la squisita cena. È scoraggiante!
Ma, naturalmente, vi è chi, per onorare il proprio nome e il proprio
censo, per celebrare un anniversario, un compleanno, un onomastico,
una promessa di nozze, deve dare una festa; vi è chi ama tanto poco sè
stesso e tanto il proprio prossimo, da voler, assolutamente, esercitare
la ospitalità; vi è chi, infine, ha bisogno, per suoi interessi, per
suoi fini, di farsi vedere ricco e ospitale.
II.
FESTA DA BALLO: GLI INVITI.
Gli inviti per una grande festa da ballo, si mandano almeno un mese
prima: tanto più, se si è nella grande stagione dei ricevimenti e
delle feste. Le signore debbono pensare al loro vestito! Le signore
sono il _clou_ di ogni festa, bisogna invitarle un mese prima, se
volete che arrivino sfolgoranti di beltà e di eleganza, se volete
che formino un quadro indimenticabile. È inutile dire quale prudenza
e quanta finezza è necessaria, nella distribuzione degli inviti: non
bisogna dimenticar _nessuno_: e quando _volete_ dimenticar _qualcuno_,
bisogna esser pronti a subirne l'odio mortale. Non dimenticar nessuno,
ma non ammettere, facilmente, nuovi arrivati, gente più o meno nota,
gente purtroppo nota e che cerca d'imporsi, penetrando negli ambienti
aristocratici, eletti, eleganti. Un signore e una signora sono padroni
in casa loro, e debbono saper tenere lontani i seccatori, i maleducati,
gli inframmettenti, gli intriganti. Nelle feste di Corte, purtroppo,
ciò non è possibile ed è questo uno dei difetti della Corte, che
non può fare, essendo un ente impersonale, certe esclusioni: ma, in
questi balli, è tale la folla, che questi inconvenienti non diventano
gravi. Viceversa, in una grande casa privata, i padroni si possono
dare il lusso di eliminare gente, che è insopportabile persino nei
caffè e nelle birrarie; lusso, che rende la loro unione veramente
fine e veramente signorile. Chiudiamo la parentesi. Nella scelta,
dopo aver invitato tutte le notabilità, più o meno cariche di onori e
di anni, si deve invitare molto l'elemento giovane, giovani signore,
giovani vedove, signorine, giovani signori, giovanotti: ciò forma il
brio della festa. I goffi, gli inceppati, i _poseurs_, che non sanno
o non vogliono ballare, vi saranno sempre: avere un fondo _sicuro_ di
ballerini e di ballerine, ecco la scienza! Scienza grande, questa,
dell'invito a una festa da ballo: ai fiori ci pensa il fioraio,
alla cena, Van Bol: agli addobbi, i tappezzieri: basta mettersi in
buone mani, avere un po' d'occhio a tutto, avere una servitù bene
organizzata, un portinaio maestoso, inondare di luce la strada, il
cortile, la scala, e i saloni, va bene: ma saper invitare, saper
_comporre_ la propria festa, in modo che gli invitati formino una folla
armonica, dove ogni elezione di classe sia rappresentata, questa è una
sapienza profonda, tutta femminile. Vi sono donne che non l'acquistano
mai; vi sono donne che l'hanno per tradizione e la insegnano alle
altre.... che non la sanno imparare!
III.
FESTA DA BALLO: GLI OBBLIGHI.
I padroni di casa, che dànno una festa da ballo, debbono essere pronti
a ricevere, cioè in grande _toilette_, almeno tre quarti d'ora prima
del loro invito: non si sa mai, vi sono sempre degli invitati che
vengono prestissimo! Poi, è sempre necessario dare un ultimo sguardo
alle sale, ai lumi, ai fiori, alla _table à the_, al _buffet_. Se non
vi sono, fra gli invitati, o sovrani o principe del sangue, basta che
i padroni di casa stiano nella seconda anticamera, quella che viene
subito dopo il guardaroba: colà essi aspettano i loro invitati per
salutarli, per iscambiar con loro qualche frase, per accompagnarli sino
alla porta del primo salone, non più oltre, ritornando a mettersi al
proprio posto, nella seconda anticamera, subito. Se vi sono sovrani o
principi del sangue, il padrone di casa, il solo padrone di casa, con
la sua ambasciata, se è un ambasciatore, con la sua famiglia maschile,
se è un semplice privato, principe o duca che sia, attende i sovrani
o i principi del sangue, ai piedi dello scalone: vale a dire che
ha combinato un sistema di avvisi e di staffette, per cui scende ai
piedi delle scale, giusto cinque minuti prima che arrivino i sovrani
o i principi del sangue. La padrona di casa aspetta nell'anticamera.
Ricordarsi che ovunque entrano i sovrani o i principi del sangue,
diventano essi, immediatamente, i padroni di casa, e costoro i loro
invitati, tenendo il secondo posto dappertutto, nei saloni, nella
quadriglia di onore, alla cena, dovunque. Nei balli, ove non sono
sovrani o principi del sangue, i padroni di casa restano nella seconda
anticamera almeno dalle dieci alle dodici: coloro che arrivano dopo
mezzanotte, non meritano di essere attesi particolarmente. In un
ballo grande, i padroni di casa, dopo la mezzanotte, specialmente, non
finiscono di occuparsi dei loro invitati: debbono restare in piedi,
nei saloni, passare di gruppo in gruppo, dire una parola alle persone
solitarie, fare delle presentazioni _richieste_, invitare qualche
persona più autorevole a passare alla _table à the_: talvolta, per
atto di familiare cortesia, prendere un sorbetto dal vassoio che il
cameriere porta in giro e darlo a un'amica, a un amico. Tutto questo,
senza aver l'aria di pesare sui proprii invitati, non disturbandoli
quando si vedono bene occupati, a chiacchierare gaiamente, a
_flirtare_, a ballare, a cenare: farsi dimenticare, infine. Ricordarsi,
i padroni di casa, in una grande festa, che l'arte sublime della
ospitalità, deve essere esercitata con un tatto sublime: e che la
propria personalità non esiste, dalle nove della sera alle sei del
mattino. I padroni di casa, che non si sentissero le gambe infrante,
la testa piena di ronzii e pesante, che avessero bene cenato, che
si fossero divertiti, insomma, alla propria festa, sarebbero degni,
l'indomani, del pubblico disprezzo.
IV.
FESTA DA BALLO: IL TRATTAMENTO.
Una delle cose più importanti, in una festa da ballo, è la questione
del trattamento. Perchè esso sia completo, lauto, sontuoso, deve
constare di tre parti: di rinfreschi, cioè gelati e gramolate, che si
servono in giro, dai camerieri, e che, in un ballo, debbono apparire da
due a tre volte; di una _table à the_, aperta dal principio del ballo:
di una cena, che si apre solo verso l'una del mattino. La _table à
the_, non _renforcée_, poichè è inutile di rinforzarla, quando vi è la
cena, è composta di caffè, caffè e latte, _the_ e _cognac_, limonata in
bottiglia, aranciata in bottiglia, paste, _petits fours_, pastarelle,
_bonbons_, _fondants_, _marrons glacés_, vini da _dessert_ come
Marsala, Moscato, Lunel, Frontignano, qualche buono e _vero_ vino di
Spagna, preferibilmente lo Xères de la Frontera, qualche buon liquore;
tutto questo dato con larghezza, con profusione, specialmente a coloro
che non ballano e che sono, naturalmente, i devastatori più accaniti
delle _tables à the_; e che quanto è paste, dolci, _babas_, _gâteaux_,
pastarelle sia scelto dal padron di casa stesso, da un pasticciere
di prim'ordine, perchè la golosità e la raffinatezza nulla trovino a
ridire, su questa _table à the_. La sala della cena si apre all'una; e
la grande sontuosità ammette il servizio per piccole tavole di quattro,
di sei, di otto persone, in cui si può spiegare un lusso altissimo,
cominciando dall'argenteria, dai cristalli, dai fiori, terminando alla
folla di camerieri e servitori, che fanno il servizio. Costoro debbono
essere silenziosi, austeri, rapidissimi, cortesissimi e capacissimi:
da loro dipende, in gran parte, il successo di una cena, la cui
minuta, naturalmente, deve essere quella di un gran pranzo, freddo:
dall'antipasto squisito, passando alla tazza di _consommé_, al pesce
di taglio, con una salsa originale ed eccellente, al _filet_ guarnito,
alla _mousse de foie gras_, al _faisans et perdrix_ in _bellevue_,
alla _salade russe_, a un altro servizio completo di _dessert_, cioè
gelato, pasticceria, frutta, _bonbons_. Per lo più, tre tipi di vino:
uno bianco dall'antipasto al pesce, uno rosso sino all'arrosto, uno da
_dessert_ e, infine, come quarto, lo _champagne cup_, cioè mescolato
con aranciata, con maraschino e via via. Ciò costa enormemente: ma chi
dà una grande festa da ballo, lo sa bene, quello che deve spendere!
Per una festa da ballo di minore importanza, la cena non è necessaria:
ma, oltre i rinfreschi, allora, si deve rinforzare la _table à the_,
con _sandwichs_, svariati, da quello di salmone a quello di caviale,
da quello di _foie gras_ a quello di caccia, con pasticcini alla
_montglas_ e pasticcini di maionese di pesce, con altri rinforzi
simili. La cosa costa anche molto, ma si può limitare la spesa. E,
infine, in una piccola festa da ballo, si possono dare solo rinfreschi
in giro, e avere un piccolo _buffet_ col _the_, col caffè, con qualche
vino, con qualche dolce. È il trattamento più modesto che si possa
offrire.
V.
QUESTIONI MONDANE: LA FANCIULLA NEI BALLI.
Come quella della marsina rossa, neppure la desiderata e incantatrice
presenza delle giovanette nei piccoli e grandi balli, dovrebbe
poter dare occasione a una questione mondana. È così assoluto
ed incontestabile il regno della fanciulla, nel ballo, quanto è
invincibile la consuetudine della marsina nera. Ma poichè vi è della
gente in vena di fare del bizantinismo mondano, poichè vi è chi
tenta, anche danzando, di voler rifare il mondo, ecco entrata in
discussione questa dolce e soave presenza, ecco che dobbiamo parlare
anche di questo! Ma per discorrerne un pochino, così, accademicamente,
fra noi, cominciamo per vedere che cosa fa l'altra gente elegante,
quella estera, che è, mi duole il dirlo, alquanto più elegante, nella
mondanità, che la gente italiana, in generale, e la napoletana. È
vero, furiosamente vero, che Napoli rassomiglia a Parigi; ma ad un
decimo di Parigi, non a Parigi tutta intera! È vero, anche, che è il
sesto di Londra: ma le altre cinque parti di Londra portano una certa
differenza. Ora, a Londra, prima di tutto, le ragazze vanno, dall'età
di diciotto anni in poi, sempre, in tutti i balli: e le cronache
mondane sono piene di nomi di giovanette e, venendo in Italia, queste
ragazze si meravigliano, che qui ballino troppo le signore maritate. Di
Parigi, non ne parliamo neppure: le fanciulle sono le regine dei balli,
mentre le maritate, anche le giovanissime, ne sono la decorazione,
elegantissima, splendida, ma la decorazione soltanto. I figurini
di mode sono pieni di abiti da ballo per signorine; le cronache non
parlano se non di loro, il cotillon è sempre condotto da un giovanotto
e dalla figliuola della padrona di casa, o da una nipote; infine, da
una giovinetta di famiglia. E come se questo non bastasse, perchè le
ragazze possano anche più ballare, si sono inventati i _bals blancs_,
dove addirittura le signore maritate fanno la tappezzeria. Dal _Figaro_
alla _Vie Parisienne_, dall'_Echo de Paris_ al _Gaulois_, dal _Journal_
al gravissimo _Temps_, è una cronistoria mondana assai più aggirantesi
intorno alle fanciulle, che alle giovani maritate. E per arrivare
fra noi, nei balli del Quirinale, lo sciame delle giovanette era così
bello, così giocondo, così disposto a divertirsi, che formava, a esso,
tutto, tutto il brio di quelle feste, dove, naturalmente, le dame,
mature e giovani, andavano per parata, per mostrare la loro beltà,
le loro vesti, i loro gioielli e per ricevere una simpatica parola
da Sua Maestà la Regina. La nostra Graziosa Signora Margherita amava
molto tutto questo elemento giovanile, lieto, nelle sue feste, ed era
contenta quando qualche altra fanciulla compariva nella vita mondana
romana, ad accrescere il simpatico e vivace reggimento delle ragazze
danzanti. Ciò è storia del passato: ma è storia.
VI.
SEGUE: LE FANCIULLE NEI BALLI.
Perchè, infine, che cosa è un ballo? Se è un grande ballo, è una
festa dove si debbono riunire la ricchezza delle sale, dei lumi, dei
fiori, alla beltà ed all'eleganza delle persone: ma vi è un elemento
indispensabile, perchè esso riesca, ed è che vi sia il buon umore:
il brio, l'entusiasmo debbono sopperire e sopperiscono, talvolta,
così bene! Ora, diciamolo, la gaiezza, la giocondità, il sorriso
spensierato, la gioia di vivere, non li portano, nei balli, se non
le signorine. Le maritate, anche giovani, portano tutt'altra cosa:
desiderio di apparire belle, di piacere; desiderio di avere il più
bell'abito e la più bella collana di perle; desiderio onesto di
affascinare: ma tutto questo è soddisfazione personale, è pensiero
che si raccoglie da tempo, è studio di colori, di tinte, di armonie, è
lunga preparazione remota, e, quindi, se è perfetto dal punto di vista
della raffinatezza, non è nè spontaneo, nè improvviso. Una signorina,
invece, mette, per la decima volta, il suo vestito bianco, si pettina
da sè, o si fa pettinare dalla cameriera, non si preoccupa nè dei
gioielli, nè del ventaglio, nè della _sortie_ e corre al ballo con una
vivacità e una semplicità, che rallegrano lo spettatore più annoiato.
Vedetele entrare, una signora e una signorina, nel ballo: entrambe
hanno l'aria serena e semplice: ma la prima aria è artificiale, la
seconda è naturale: ed è necessario che la prima sia artificiale,
mentre è graziosissimo che la seconda sia naturale. Le gioie delle
giovani signore — non i gioielli — nei balli, talvolta non durano
oltre la soglia, giacchè si trova che il vestito di quell'amica è più
bello, si trova che quell'altra ha un nuovo diadema, si trova che....
passiamo sopra. Le signorine, invece, hanno una lietezza a tutta prova,
non s'incaricano di nulla, ballano con tutti, scherzando, trovando
amabili tutti i loro cavalieri, per uno che le abbandona, sanno che
ne troveranno dieci in cambio, trovano sempre grazioso il _cotillon_,
non vanno al _buffet_ se non per mangiucchiare dei dolci e intingere
appena le labbra nello _champagne_, e dappertutto portano questo brio e
questo entusiasmo, che sono il fascino di un ballo. Le giovani signore
non possono fare questo simpatico chiasso, nè sorvolare come farfalle,
nè abbandonarsi a tante danze, se no, sembrerebbero tante pazze o delle
dame ridicole: esse debbono, al ballo, rappresentare la suprema beltà,
la suprema squisitezza, ma debbono passare a traverso le feste come
Dee, non saltellare, come le fanciulle. Un ballo, senza signorine,
tutto può essere, salvo che allegro: e se è allegro, non è allegro
bene.
VII.
SEGUE: LE FANCIULLE NEI BALLI.
Ora io credo, che le giovani signore maritate da uno, da tre, da
cinque, o magari da dieci anni (poichè si può essere benissimo
giovane signora, anche maritata da dieci anni) dovrebbero esser
loro a desiderare le fanciulle nei balli. Si sa che l'armonia viene,
quasi sempre, da contrasti, e che una beltà splendida rifulge anche
di più, presso una beltà modesta e semplice. Il gaio sciame delle
ragazze forma un fondo, diciamo così, umile e gentile alla maestà
piena di grazia, alla eleganza piena di fascino, alla raffinatezza
irresistibile delle giovani signore. Ripetiamolo ancora una volta, ed
in questo diamo ragione ai poveri mariti, che sono costretti a fare
da cariatidi sotto le porte, mentre le mogli danzano, passando di
cavaliere in cavaliere; le signore vanno al ballo, per apparirvi, per
passarvi, quali sorridenti dee, per lasciare un susurro di ammirazione
dovunque trascorre la loro bella persona, ma non già per abbandonarsi
completamente alla gioia troppo puerile della danza. Lo scopo della
danza è, anzitutto, un esercizio fisico di grazia e di gaiezza, di cui
le signore non hanno nessun bisogno, ed è secondariamente, il permesso
di _filare_, di flirtare, di amoreggiare, ingenuamente, di cui io
suppongo, io credo fermamente, le signore non debbono aver più bisogno.
Escludendo le ragazze, le signore rinunziano ad una cornice, che
vieppiù farebbe risaltare la loro bellezza, e ingenerano una monotonia
di espressione al ballo, che è nemica di ogni successo: escludendole,
dimostrano anche varie cose tutte poco graziose, per esse signore
maritate. Prima di tutto, le maritate hanno l'aria di non sentirsi
più giovani, e di temere, fortemente, la concorrenza delle zitelle.
Secondariamente, esse offendono le loro sorelle, le loro amiche, le
loro parenti, ancora fanciulle, non ammettendole ad un divertimento,
che, quasi quasi, si può dire riserbato solo alle giovanette. Terzo,
hanno l'aria di voler accaparrare i corteggiamenti, naturalmente
innocenti, de' giovanotti, tutti per esse. Quarto, e questo mi sembra
impossibile in una società per bene, hanno l'aria di voler essere
troppo allegre, di voler fare discorsi che le signorine non possono
ascoltare, e via via dicendo, non oso di continuare. Se le signore
maritate fossero veramente furbe, e sapessero fare i loro interessi
mondani, dovrebbero, viceversa desiderare ampiamente la presenza
delle fanciulle, per potersi affermare più belle, più attraenti, più
irresistibili, ed anche più libere nella folla, nella confusione del
ballo, di esercitare, con tutta innocenza, io credo, le loro seduzioni.
PICCOLO INTERMEZZO.
SI CAMBIA CASA: NUOVI VICINI.