avere a disposizione, un così grande salone, per erigervi una sola,
lunghissima mensa: e anche avendo questo salone, la grande mensa
somiglia troppo a una _table d'hôte_ e, viceversa, le piccole tavole
di quattro, di sei, di otto persone, sono così graziose! A ogni modo,
una più larga mensa vi deve essere, quella di onore: la sposa si siede
al primo posto, avendo alla sua diritta lo sposo, alla sua sinistra
il compare, o, se vi è il monsignore, il parroco che ha celebrato le
nozze religiose; allora, il compare passa al posto seguente. Dirimpetto
alla sposa, all'altro primo posto, vi è sua madre, se l'ha; la quale
ha a destra il padre o il più prossimo parente dello sposo, e a
sinistra un altro parente immediato dello sposo. Se la sposa ha solo
il padre, è lui che le siede dirimpetto, dando la dritta alla madre
dello sposo o alla sua più prossima parente, e la sinistra alla parente
più immediata, dopo la prima. Così, via via, sono collocati parenti,
testimoni, altre notabilità della festa, in questa tavola d'onore. Il
_menu_ di questa colazione può esser più o meno ricco: il più semplice
è quello che ha una tazza di brodo, un pesce bollito, un pezzo di carne
con legumi, un gelato e la torta di nozze, o, se lo capite meglio,
il _gâteau de mariage_. Ad arricchirlo, non ci vuole che del denaro,
un buon cuoco e della immaginazione! Ogni invitato ha, davanti, il
suo _menu_, in cartoncino apposito, con le iniziali degli sposi e la
data del matrimonio: il _menu_, poichè la cucina è sempre di piatti
francesi, è scritto in francese. Vi è chi offre alle signore invitate
un mazzolino di fiori, facendolo trovare accanto al loro piatto.
Bene inteso, che quando gli invitati sono molti, bisogna scrivere il
loro nome sopra un cartoncino e deporlo sul loro posto, a tavola. I
brindisi, i sonetti, le poesie di circostanza, non hanno un carattere
_chic_: sono completamente passate di moda, in certi ambienti. Ma, se
vi è un vecchio amico di famiglia, un sacerdote, un parente importante,
che voglia fare un brindisi, leggere una poesia, bisogna fargli buon
viso: deve rispondere il padre della sposa, o lo sposo stesso. Dopo il
gelato, la sposa, al braccio dello sposo, distribuisce le fette della
torta di nozze; dispensa, alle sue amiche ancora signorine, i fiori
d'arancio della sua acconciatura: dispensa, a signore e a signorine,
i sacchetti o le scatole dei confetti (confetti di mandorle, bianchi,
alla vainiglia); dispensa agli uomini, prendendoli da un gran vassoio
di argento, cucchiaiate di confetti. Questo vassoio deve essere nel
salone, sovra una tavola. Per i sacchetti o le scatole di confetti, vi
è molta varietà di moda; più elegante e pratico, è il fazzoletto di
seta bianco, legato con un nastro, pieno di confetti; esso è utile,
alle signore che lo hanno in dono. Come scatola, è di grande _chic_,
un cofanetto di argento: serve, dopo, come portagioielli, e come bel
ninnolo da salotto. La sposa, quindi, va a vestirsi per il viaggio di
nozze.
XVII.
VIAGGIO DI NOZZE.
Ho espresso già le mie idee contro ciò che vi è di brutto, di sgraziato
e di poco poetico, nel viaggio di nozze: e ho sostenuto l'idea alquanto
solinga, di andare a passar quindici giorni, un mese, _in un sol
paese_, lontano o vicino, in _una sola villa_, per fissare questi dolci
ricordi della vita. Una elegante minoranza che ha anche della poesia,
nello spirito, presceglie sempre questa dimora, in un sol paese, in
una sola villa, dove possa filare l'amore più soave, senza disturbo.
Una grossa maggioranza preferisce ancora il viaggio di nozze circolare,
diciamo così, correndo di paese in paese, di albergo in albergo, senza
veder niente, senza capir niente e non rammentandosi, dopo, se non
di un grande disagio e di una grande stanchezza. Non importa! Anzi
tutto, per un buon viaggio di nozze, bisogna completamente escludere
l'estate, anzi i quattro mesi caldi, da tutto giugno a tutto settembre;
in questi mesi, proprio si viaggia per giungere in un sol punto, niente
altro. Restano otto mesi dell'anno, dall'autunno alla primavera: solo
i matrimoni, fatti in questi tempi, sono ammissibili col viaggio di
nozze. Bisogna che lo sposo si provveda, diciamo così, di una buona
somma di danaro: giacchè, a viaggiare in due, profondamente distratti
dall'amore o dal desiderio di sorprendere la propria compagna, si
spende molto. Si debbono scegliere dei buonissimi alberghi e dei buoni
_restaurants_: si deve andare in carrozza, per il giro della città,
andare ai teatri, e tutto questo, dovendo fare la figura di signori,
costa e costa. Agli alberghi è molto meglio di telegrafare un giorno
prima, massime se è in novembre, assolutamente da febbraio a maggio,
epoca in cui sono pieni di viaggiatori. Da novembre a maggio, anche,
per avere lo _sleeping car_, bisogna avvertire con telegramma; da
febbraio a maggio, su quasi tutte le linee, ciò si deve fissare tre o
quattro giorni prima. Se poi viene in mente allo sposo di fare dei doni
alla sposa durante il viaggio, e se la sposa vuole riportare dei doni
a parenti e ad amici, dal suo viaggio, allora ci vuole un'altra grossa
somma: per lo più, alla fine del viaggio, la coppia è di malumore,
perchè non ha denaro. Naturalmente, gli sposi eviteranno qualunque
compagnia: non faranno, nella città che visitano, se non qualche visita
importante, di rigore, a persone che conoscono. Con tutto questo, la
sposa deve portar seco, tutti o quasi tutti i suoi vestiti eleganti.
Non è vero, che in viaggio, ci si vesta semplicemente! Per ferrovia,
sì; ma quando ci si ferma, bisogna mettersi sempre in molta _toilette_.
Se lo sposo incontra un amico, una conoscenza, anche un indifferente,
bisogna che lo presenti subito alla sposa, perchè costui non creda
che egli sia in avventura amorosa illegale; dopo, cortesemente, può
licenziarsi da costui e restar libero con la sua compagna. Gli sposi
sono tenuti a far sapere loro notizie alle famiglie: ma se si amano
molto, se sono felicissimi, si perdona loro, se mandano soltanto dei
dispacci. Un viaggio di nozze per persone occupate — voglio dire lo
sposo — non può durare più di un mese. Per chi è ricco, e disoccupato,
ha il gusto dei viaggi belli, può durare anche sei mesi. Anzi, allora
il viaggio diventa _chic_, quando dura sei mesi.
XVIII.
PARTECIPAZIONI.
La partecipazione classica, quella sempre alla moda, è fatta dai
parenti della sposa e dai parenti dello sposo, sulle due facciate
del duplice cartoncino: vale a dire che genitori, o zii, o fratelli
maggiori, o tutori, o qualunque parente faccia le veci dei genitori
morti, dichiarano le nozze della fanciulla parente, col giovanotto, del
giovanotto parente con la fanciulla. Le partecipazioni, fatte solamente
dagli sposi, sono più indipendenti, più audaci: ma mancano di spirito
di famiglia e, sovra tutto, fanno supporre che il matrimonio sia stato
fatto contro la volontà dei parenti. Le partecipazioni di nozze debbono
essere distribuite larghissimamente: si mandano a tutti, parenti,
amici, conoscenze, relazioni all'estero, gente che non si vede da anni
ed anni, a tutti infine, perchè questo cambiamento di stato, è il più
importante di ogni altro, nella vita di un giovane e di una signorina.
Le partecipazioni si mandano persino, a chi ha assistito alle nozze,
da invitato. Coloro che le ricevono debbono subito mandare delle carte
da visita, due alla persona partecipante che più conoscono, della
famiglia dello sposo, o della famiglia della sposa: due altre carte da
visita, con la parola felicitazioni, agli sposi stessi: e poi basta. Se
non si conoscono bene, per esempio, i partecipanti di una famiglia, è
superfluo inviar loro delle carte. Una cosa da notare, importantissima,
è che la partecipazione, inviata, non è fatta per provocare delle
visite, massime quando arriva a conoscenze di saluto, a relazioni
del tutto fredde: bastano le carte da visita, per liquidare il
proprio dovere di cortesia. Se gli sposi dovessero ricevere la visita
di tutti coloro, cui furono partecipate le loro nozze, starebbero
freschi! Le carte da visita si possono mandare per posta: se si è nel
medesimo paese, è atto più gentile lasciarle a mano, al portiere,
tanto a casa degli sposi, quanto a casa dei parenti partecipanti,
che più si conoscono. Nulla è più goffo, sotto le partecipazioni
personali degli sposi, di quella piccola linea che dice: _in casa, il
martedì_. Ciò vuol dire che si vuol ricevere il mondo intero! Sotto
le partecipazioni, ci vuole solo il duplice indirizzo dei parenti,
per l'invio delle carte da visita: spesso, non si mette se non la
sola città: spesso si mette, in mezzo, il solo indirizzo degli sposi.
Coloro, che sono amici e parenti, relazioni strette, anche se dopo
debbano mettersi in visita con gli sposi, le carte da visita sempre
debbono inviarle o portarle: al ritorno dal viaggio di nozze, gli sposi
si compiaceranno di raccogliere queste carte da visita, di leggerne i
nomi, di ricordarsi degli amici, di rientrare nella vita.
XIX.
VISITE DI NOZZE.
Otto giorni dopo il viaggio di nozze, gli sposi, essi per i primi,
vanno a fare le visite di dovere, cioè: agli stretti parenti; al
compare, se ha famiglia; ai testimoni, se hanno famiglia; e, infine,
alle persone di maggior riguardo, che presero parte al matrimonio.
Queste visite, possibilmente, si debbono fare nei _giorni_ in cui
queste persone sono in casa: bisogna saperli, questi _giorni_,
o informarsene minutamente. Queste visite di obbligo non debbono
durare molto, se no, è impossibile espletarle, come si deve, in una
quindicina di giorni: quindici minuti bastano. Naturalmente, la sposa
deve avere una _toilette_ molto _chic_, un cappello elegantissimo,
un sol gioiello bello, ed elegantissimo tutto il resto, ombrellino,
ventaglio, borsetta, eccetera. Lo sposo sarà in _toilette_ da visita,
cioè _redingote_, pantaloni grigi o di altra tinta, cravatta chiara,
cappello a tuba. Il buon gusto prescrive che si parli poco o nulla
della propria felicità: ogni allusione simile sarebbe di cattivo
genere. In queste visite, la sposa annuncia il suo _giorno_ di
ricevimento, perchè le siano ricambiate le visite. Compiuto questo
primo giro, doveroso, si fanno le visite più intime, più simpatiche,
con coloro con cui si vuol vivere spesso: a ogni modo, la tenuta è
la medesima, mentre la cordialità è più grande. Trovandosi ove sono
giovanotti che, magari, intervennero alle nozze o con cui si vuole
essere amabili, non è la sposa che indicherà loro il suo _giorno_ di
ricevimento, ma lo sposo soltanto. Salvo qualche grandissima amicizia,
è meglio concentrare tutte le visite, in quel _giorno_, per restare
liberi il resto della settimana. Per isbrigarsi da tutto ciò, gli sposi
hanno bisogno da uno a due mesi di _corvée_, di visite: poi, il loro
ingranaggio sociale è completo. Beninteso che lo sposo, massime se è un
lavoratore, accompagna la sposa nelle prime, seconde, terze visite; poi
tralascia. Non è nè pratico, nè giudizioso, nè elegante accompagnare,
massime nei _giorni_, la sposa, dappertutto. Gli uomini, in generale,
partecipano poco ai _giorni_ di ricevimenti: gli sposi, come ho detto,
possono presentarsi insieme, solo all'inizio della loro vita comune.
Poi, basta. Anche quando la sposa riceve, le prime volte, in casa sua,
al suo _giorno_, lo sposo sarà presente, due o tre volte, per conoscere
meglio, magari, le amiche di sua moglie, per far conoscere meglio, alla
moglie, i suoi amici: poi, basta. Ogni tanto, proprio ogni tanto, egli
può accompagnarla, se ha mezz'ora di tempo, in una di queste visite:
ma non è l'uso. L'uomo deve lavorare, studiare, darsi a cose molto
serie: non è fatto per vivere nel _five o' clock_, di sola importanza
muliebre. E ora, lasceremo gli sposi slanciati nella vita, sbrigarsela
loro: parleremo di altre norme di _saper vivere_, ricevimenti,
presentazioni, pranzi, altre forme di unioni sociali.
L'UNIONE MONDANA.
I.
PRESENTAZIONI E VISITE.
Prima di presentare un signore a una signora — giacchè _mai, mai_,
si presenta una signora a un signore — o in casa di lei, o nel suo
palco, o in un salone da festa, o in un pubblico ritrovo, bisogna
assolutamente chiedere il permesso. Nulla è più sconveniente di una
presentazione improvvisa, inaspettata, che la signora non desidera,
che, forse, l'annoia, per sue ragioni: il presentatore, in questi
casi, merita qualunque sgarbo, dalla signora. Se vi è il permesso, la
presentazione si fa, nominando solo il nome del presentato, mai quello
della signora, giacchè presentato e presentatore, lo conoscono bene.
Il gentiluomo presentato s'inchina rispettosamente, non dice neppure
una parola, e aspetta che la signora gli parli; costei, immediatamente,
saluta con un cenno del capo, fa un lieve sorriso e mette il discorso
su qualche cosa. Quella tale frase: _piacere.... onore...._ massime
quando un uomo è presentato a una signora, è assolutamente goffa, è
disusata. Fra uomini, si adopera ancora: ma è sempre una goffaggine.
La signora limita la conversazione; quando ne ha abbastanza, saluta,
l'uomo s'inchina ed ella passa avanti. Il giorno seguente, o, al più,
dopo due o tre giorni, bisogna portarle due carte, piegate per metà,
portarle personalmente e lasciarle al portinaio. Non si va a fare una
visita, in casa, se non si è invitati. Per lo più, è scorretto farsi
presentare a signorine, senza conoscere i genitori, o i parenti; ma,
in un ritrovo, in un ballo, può accadere. Senza por tempo in mezzo,
bisogna, immediatamente, farsi presentare dallo stesso amico, dalla
padrona di casa, ai genitori o ai parenti della signorina: mai è
permesso ballare con lei, senza essere stato presentato ai suoi. Alle
signorine non si lasciano carte: ma ai loro genitori o parenti sì, come
al solito. Mai presentarsi in casa, senza esservi chiamato. Appena si è
conosciuta una signora, per correttezza, bisogna cercare di conoscerne
il marito: egli non deve trovare le carte di un ignoto, dal portiere,
nè deve ricambiare le sue carte ad un ignoto. Se la signora è vedova,
non restituisce carte al presentato: per le maritate, sempre il marito
le deve ricambiare, negli otto giorni. I genitori di una signorina, o i
suoi parenti, a colui che fu loro presentato e che ha portato le carte,
debbono restituirle, anche negli otto giorni. Ho io detto, che non si
dà mai la mano, nè prima, nè dopo, nelle presentazioni? Un gentiluomo
non dà mai la mano a una signora, se non dopo averla vista otto o dieci
volte: con le signorine, poi, questo termine è anche più lungo. Il
parlare in terza persona, è del più assoluto rigore. Chi dà del _voi_,
per la prima volta, a una signora o a una signorina, fa la figura di un
ignorante e di un malcreato.
II.
GIORNI, GIORNI!
È inutile di dimostrare che, malgrado i suoi difetti, il _giorno_
è la migliore forma mondana, che ha una signora, per raccogliere,
insieme, attorno a sè, tutte le sue relazioni mondane, siano basate
sulla grande intimità, sull'amicizia o su semplici ragioni di riguardo.
Il _giorno_ è una forma egoistica, mondana, è vero, con la quale si
mette alla porta, chiunque capiti, in tutto il resto della settimana:
ma, del resto, non è necessario salvare il proprio tempo, la propria
salute, le proprie occupazioni, e i propri sentimenti, contro la
invasione esterna? Per sei giorni, si è liberi di andare, di venire,
di leggere, di fumare, di oziare, di amare, di piangere, di ridere
e ciò, infine, nella vita, è una grande cosa: posto che la libertà
assoluta non esiste, assumiamo almeno una libertà relativa, concessa
dai costumi cosmopoliti. Or dunque, la giovane sposa, la signora
matura, la vedova, la donna vecchia e persino la vecchia zitella che
abbia casa sua e un'apparenza di agiatezza, debbono avere il loro
giorno, per potersi creare, poi, nel resto del loro tempo, una vita
come loro conviene. La scelta del giorno deve essere fatta con molta
cura, con molta riflessione, con molta prudenza, con gli studii più
profondi: non bisogna scegliere la domenica, perchè è un giorno in cui
si va a conferenze e a concerti, in cui i ragazzi escono dal collegio,
in cui vi sono tanti altri doveri da compiere: non il venerdì, che
è un cattivo giorno per ricevere, sebbene molti lo considerino come
un giorno eccellente, per non muoversi di casa: non il giorno in cui
riceve la propria madre, o la propria suocera o la nostra migliore
amica, o una dama di grande condizione, presso cui si tiene ad andare.
Scelto una volta, il giorno, dopo un lavoro mentale lunghissimo,
bisogna tenerlo fisso, perchè nulla è peggio che cambiare il _giorno_,
e nulla è più disastroso che cambiarlo spesso. Si finisce per perdere,
a poco a poco, ogni propria relazione; poichè le signore sono di
labile memoria e dimenticano questo _giorno_, che cambia così spesso,
poichè anche esse hanno il loro giro di visite, che non amano di vedere
spostato: poichè il _giorno_ di una signora elegante e intelligente,
deve diventare una istituzione fissa e inamovibile, con una tradizione
di spirito e di cortesia. Chi passa dal lunedì al venerdì, dal sabato
al martedì, acquista la reputazione di una persona capricciosa e
disordinata, che non tiene nè al suo carattere, nè al suo _giorno_, nè
alle persone che lo frequentano. Conosco grandi signore — per chiamarsi
tale, non è necessario avere grande nome o grandi ricchezze — le quali,
dal giorno che si sono maritate, venti, o trenta, o quaranta anni fa,
conservano sempre lo stesso _giorno_ di ricevimento: ed è, questo, un
altro atto squisito di amabilità verso amici ed amiche, è un atto di
rispetto verso sè stesso e verso la propria casa.
III.
IL GIORNO: GLI OBBLIGHI.
È naturale che, nel suo _giorno_, la signora non esca nè prima, nè
dopo le ore di ricevimento: se esce prima, potrebbe rientrare troppo
tardi: se esce dopo, involontariamente, mette alla porta i visitatori,
con la sua fretta. Se ha una casa già molto elegante, bisogna che
nel _giorno_ sia elegantissima: la signora stessa vi darà un occhio,
cambiando di posto una sedia, un tavolino, un gingillo. Molti fiori
freschi, oltre le solite grandi piante verdi, che sono l'anima di
un appartamento: badare, che i profumi floreali non siano soverchi.
Anche una casa modesta deve avere i suoi fiori, pochi ma gentili,
nel _giorno_: costano così poco, i fiori! Alcune signore profumano i
loro saloni o salotti col vaporizzatore, contenente qualche essenza
favorita: è una moda simpatica, ma non bisogna abusarne. Meglio i fiori
odorosi; non odorosissimi. Secondo il suo grado e la sua condizione,
la signora indosserà, quando riceve, un _tea-gown_ ricchissimo, o un
semplice vestitino grazioso: ritengo inutile sconsigliare l'uso della
vestaglia o _robe de chambre_, nessuna delle signore, che mi legge,
potendo commettere una sconvenienza simile. Qualche bel gioiello, uno
solo, o un largo spillo a forma antica, o una grossa catena, da cui
pendano elegantissimi gingilli, va d'accordo con il _tea-gown_: non
parlo degli anelli, o uno o due, ma molti belli. E così, una signora
semplice, porterà un gioiellino sul vestitino da casa. Bisogna essere
vestite dalle tre. In realtà, si riceve dalle cinque alle sette: ma se
una persona stravagante arriva alle tre e mezzo, se ha le sue ragioni
per arrivare a quell'ora, la metterete voi alla porta? In quel _giorno_
il servitore, o la cameriera, che fanno servizio alla porta, non devono
vivere se non fra la porta d'entrata, l'anticamera e il primo salotto,
aprendo la porta, precedendo la visita, per annunziarla — il vecchio
uso di annunziare, è sempre il migliore — riprendendo la visita, per
accompagnarla: entrando e uscendo, il servitore, la cameriera debbono
aiutare a deporre o ad indossare il _paletot_, la pelliccia, dare il
cappello e il bastone agli uomini, rapidamente, gentilmente, con la
massima disinvoltura. Ci vuole gente svelta, bene educata e taciturna.
La signora non accompagna la visitatrice, se non sino alla porta del
salotto: non accompagna, se non per un paio di passi, i visitatori.
Non deve mai restare seduta più di cinque o sei minuti, presso una sola
signora: deve passare dall'una all'altra, senza affettazione: spesso,
si deve sedere per pochi minuti, in due ore. È una dura _corvée_, il
giorno di ricevimento.
IV.
CHE SI OFFRE IL «GIORNO».
Appena appena si abbia una posizione modesta, si può e si deve offrire
qualche cosa alle amiche e agli amici, quando si ricevono le loro
visite, nel _giorno_. Tre etti di cioccolattini; quattro etti di
biscotti fini. Basta mettere questi dolci, i primi o i secondi, in
un bel piatto del Giappone, in una bella coppa di cristallo, oggetti
che sempre si possiedono e offrire questi, cioccolattini, questi
biscotti con buona grazia: e si ha subito l'aria ospitale. Chi può
offrire dell'altro, tanto meglio! Viene in prima linea il _the_:
si può offrire nel modo più semplice, cioè per mezzo del cameriere
che, appena una signora è seduta, arriva con un vassoino dove sono
una tazzina col _the_, la piccola lattiera e il recipientino con
l'acqua calda, per allungare il _the_, se si vuole: immediatamente, si
offrono dei biscotti inglesi, dei _wafers_, delle pastarelle secche,
insieme. Per far questo, basta un cameriere molto svelto; e non grandi
arnesi, come tazze, cucchiaini, salviettine, ecc. Ma se si vuole
offrire il _the_, prendendolo da un tavolino, in fondo al salotto,
allora l'organizzazione deve essere larga e il lusso pretende mille
elegantissime cose. La _table à the_, imbandita, quando si riceve
nelle ore pomeridiane, implica bellissimi servizi di tazze, di piccoli
e grandi piatti, di coppe, di vassoietti: implica teiere e lattiere
elegantissime: implica un corredo di dolci, di paste, di _bonbons_,
di biscotti, completissimo: implica biancheria finissima, ricamata,
con merletti antichi e moderni: implica argenteria di coltellini, di
cucchiaini, squisita. Chi lo può fare, tanto meglio! Ora è in moda il
servizio di _the_ alla russa: cioè in bicchieri che hanno il piede
di argento cesellato, intagliato, traforato: con argenteria dello
stesso stile. Ma è un capriccio. Intorno alla _table à the_, vi è
sempre un servitore: e qualche signorina di casa o un'amica offre le
tazzine, le fette di _baba_, di _gâteau Margherita_, i dolci. Qualche
signora offre del cioccolatte, invece del _the_: tutto il servizio
deve essere intonato come tazze, argenterie, biancheria, come dolci.
Quando si va verso l'aprile, si offrono delle granite, dei _parfaits_
di cioccolatte, di crema: si adoperano bicchieri di cristallo opaco,
colorato, col manico: assai più elegante, il bicchiere con piede di
argento. Sulla _table à the_ vi sono sempre delle bottiglie di acqua
ghiacciata, di limonata, di aranciata, per chi abbia sete: e bicchieri
alti, senza piede, colorati, adattati a ciò. D'altronde il _giorno_
è dedicato alle signore che non bevono liquori e neanche rosolii.
La eleganza, la ricercatezza delle signore, è nelle mille cose che
rendono squisito ciò che offrono: dai cento oggetti di porcellana, di
cristallo, di argento, alla qualità del _the_, del latte, alla finezza
e alla varietà dei biscotti, delle paste, dei dolci. Per lo più, una
signora ricercata, si occupa lei, personalmente, di questo servizio,
ogni settimana.
V.
QUANDO? A QUALE ORA?