dimenticati dalla giovane; ella si ripeteva mentalmente la parola
«mantenuta» fin quasi a smarrirne il significato; non aveva fatto altro
dacchè era salita in gondola, non ad altro aveva potuto pensare.
Comprendeva d'un tratto il perchè dei sorrisi e degli sguardi procaci
che la perseguitavano, del mormorio che l'accompagnava se compariva in
pubblico: era giudicata, classificata, bollata; non poteva difendersi;
non poteva gridar per le vie il suo amore, le sue illusioni, la sua
fede; credevano che avesse patteggiato e si fosse venduta; era povera un
giorno ed oggi aveva gondola, casa, dama di compagnia, tre persone di
servizio, abiti eleganti, denaro, gioielli. Non aveva chiesto nulla, ma
non importava; era l'amante d'un signore; carne di lusso, avevan detto,
e poi mantenuta; non viveva nel lusso? non s'era accorta del mutamento?
a che valevano le scuse?
In verità non s'era accorta di nulla, perchè il suo piacere era tutto
nell'amar Filippo e nell'esserne amata, e l'avrebbe amato nel lusso o
nella miseria, e agli agi della vita non aveva dato alcun peso. Ma
questo non contava per gli altri. Gli altri? Chi erano gli altri? Erano
uomini che la volevano e le serbavano rancore perchè non si dava; eran
donne che la odiavano pel gusto di odiare, come odiano le donne. Essi
avevano ragione perchè le apparenze eran contro di lei; s'era
abbandonata totalmente a Filippo, il quale avrebbe potuto metterla su un
trono o relegarla in un abbaino, senza ch'ella chiedesse perchè; la
presenza di lui era il perchè d'ogni cosa, ed egli faceva ciò che
doveva, e ciò ch'egli faceva era ben fatto. Ma a queste dedizioni intere
e profonde, nessuno presta credito; e il mondo diceva «carne di lusso»,
«mantenuta»!
Con gli occhi sbarrati nella penombra, dimentica di quelli che le
stavano vicino, la fanciulla si lasciava cullar dalla gondola,
rivolgendo questi pensieri in mente, e torturandosi senza posa; allorchè
la gondola si fermò, ella diede un sobbalzo e s'afferrò al braccio di
Berto, come fosse repentinamente caduta da un'altura.
--Siamo a casa?--domandò.
--Siamo a casa,--ripetè Clarice; e col fazzoletto le asciugò gli occhi
perchè i servi non vedessero, e poi le diede un bacio sulla
fronte.--Tesoro caro!...
Mentre Clarice s'avviava, chinandosi per uscir dal felze, seguita da
Loredana e da Berto, sulla fondamenta risuonò la voce allegra di
Filippo.
--A quest'ora?--egli disse ridendo.--Siete state a teatro? E c'è anche
Berto? Ma è un complotto, allora, una grossa bricconata!
Loredana uscì in fretta, si fece presso a Filippo, con un movimento
rapido e timoroso, quasi cercasse protezione. Era felice di vederlo e di
udirne la voce. Ella disse:
--Siamo state al Goldoni, abbiam trovato il conte, che ci ha ricondotte.
--Potenza dell'amore!--pensò Clarice.--È già consolata! ha la sua voce
solita.
Berto si grattò la nuca ricciuta. L'incontro con Filippo imbrogliava le
cose: bisognava raccontargli ciò ch'era avvenuto a teatro, o tacere?
--Io non racconto nulla!--egli decise tra di sè.--Ci penseranno le
signore se vorranno!
--Sono stato al «Grand Hôtel»,--disse Filippo, mentre tutti si fermavano
presso la porta di casa.--C'era anche lo zio Roberto.... E ti sei
divertita, Lori? Che cosa davano al Goldoni?
--Sì, mi sono divertita molto!--esclamò Loredana, presto.--Davano il
«Boccaccio».
--Non racconta nulla!--pensò il Candriani.--Le confidenze gliele farà
quando saranno a letto....
Egli si scoperse il capo per prendere congedo, ma Filippo lo fermò:
--Non andartene; vieni su. Ti offro una coppa di sciampagna.
--Se paghi da bere....--disse Berto ridendo ed entrando in casa egli
pure.
--Sì, pago da bere!--rispose Filippo allegramente.--Dobbiamo bere. Come
si dice? _nunc est bibendum_? Me n'è capitata una graziosissima.
--Ahi!--pensò Berto.--Una graziosissima, anche a lui!
Erano nell'anticamera; senza badare se Berto vedesse o no, senza curarsi
di Piero, che stava in un angolo ad aspettare ordini, Loredana si gettò
improvvisamente tra le braccia di Filippo e lo baciò sulla bocca.
--Gran Dio, quale passione!--esclamò Filippo stupito.--Scusami, Berto!
Il giovane aveva voltato la faccia contro uno specchio e faceva dei
gesti comici, che potevano essere di protesta o d'assoluzione. La
signora Clarice diede in una risata. Loredana, sorpresa ella stessa e
tornata calma, arrossì fino ai capelli.
VII.
Quando furono nel salottino, mentre le signore s'erano ritirate un
istante per togliersi i mantelli, Filippo disse a Berto Candriani:
--Mi son giuocato più di due milioni.
Berto fece un balzo sulla poltrona, nella quale aveva preso posto.
--Sei matto!--esclamò.--Da quando in qua ti sei messo a giuocare?
--Eh no!--disse Filippo ridendo e accendendo una sigaretta.--Non li ho
giuocati a macao o a faraone; li ho giuocati a parole, con lo zio. Egli
mi ha fatto comprendere, anzi mi ha detto chiaro e tondo che se non
lascio Loredana e se non sposo Giselda, non vedrò un centesimo del suo
patrimonio. Io gli ho risposto che se lo tenga, che faccia della
beneficenza, che vada al diavolo. E così, l'affare è liquidato! Che te
ne pare? Non è il caso di bere un goccio di sciampagna alla salute dei
parenti?
Berto Candriani non rispose subito; pareva guardasse le vecchie stampe
lascivette appese alla parete, raffiguranti il bagno di Diana
cacciatrice, l'incontro con Atteone, Diana e le Ninfe.
--È un grosso pasticcio,--egli sentenziò infine.--Ma tu credi che le
decisioni di tuo zio siano inappellabili?
--Senza dubbio, anche perchè mia madre soffia sul fuoco. Mia madre ha
preso partito per la Fioresi, e tu sai quanto sia risoluta e tenace. Se
Roberto volesse scendere a più miti consigli, dovrebbe lottare con mia
madre, dalla quale gli è venuto certo il suggerimento di queste minacce.
E figurati se lo zio vuol perdere tempo e fiato a discutere!...
In quell'istante comparve il domestico, il quale recava lo sciampagna,
le coppe, il servizio col tè: dispose tutto sopra un tavolino e si
ritirò silenziosamente.
--E vuoi raccontar questo alla signorina?--domandò Berto.
--Non ho ragioni per nasconderlo,--disse Filippo.
Berto gli fe' cenno di tacere: s'udiva nella camera prossima il fruscìo
d'una gonna. Egli susurrò prestamente:
--Non dirle nulla! È troppo agitata stasera.
E si alzò per andare incontro a Loredana, che entrava sorridendo.
--Come siamo eleganti, eh?--disse il Candriani, guardandola così svelta
e bianca.
Filippo fissò la giovane e le si avvicinò.
--È strano!--esclamò.--Ora che ti vedo bene, mi sembri molto pallida; si
direbbe che tu abbia pianto....
Loredana s'appressò al tavolino e si dispose a preparare il tè, cercando
di darsi un contegno e di sfuggire alle indagini di Filippo; ella era
inquieta, come se l'amante avesse scoperto qualche gravo fallo.
--No, sai?--ella balbettò.--Non ho pianto....
--Che cosa è avvenuto?--domandò Filippo al Candriani.--Perchè non volete
dirmelo?
Il Candriani era tornato a sedersi, ma presso il tavolino; aveva preso
da un canestro alcuni biscotti che andava mangiando con pacata
attenzione, e guardava le belle mani della giovane affaccendata intorno
alla teiera e al bricco dell'acqua bollente.
--Glielo diciamo?--egli chiese ridendo a Loredana.--Bisogna dirglielo,
altrimenti crederà che sono stato io a farla piangere.... Ecco, Flopi,
ascolta....
Filippo sedette egli pure vicino a Berto, e sedette anche Loredana, dopo
avere offerto ai due uomini la tazza di tè.
--È stato così:--disse il Candriani.--Mentre uscivamo dal teatro, un
farabutto ha ingiuriato la signorina; non ho potuto scoprire chi fosse;
tutti guardavano a terra e parevano sonnambuli. La signorina, quando fu
in gondola, visto che il tragitto era lungo e noioso, occupò il tempo a
piangere, e io che voleva farle la corte sono rimasto con un palmo di
naso....
Loredana si mise a ridere.
--È tutto qui?--domandò Filippo incredulo.
--È tutto qui,--rispose Berto.--Vedi che ora ride; non potrebbe
dimostrati meglio che si trattava d'una inezia.
Filippo scosse la testa; sapeva bene che vicina a lui, la giovane
dimenticava ogni dolore, e la sua piccola risata squillante non gli
provava nulla.
--Ma che cosa hanno detto?--egli incalzò.
La fanciulla gettò una rapida occhiata a Berto, il quale non si
aspettava una domanda categorica.
--Chi se ne ricorda?--egli fece, impacciato.--Lei se ne ricorda,
signorina?
Loredana tornò a ridere; ormai non le importava delle ingiurie, ed era
tutta felice di sentirsi protetta dall'amante, nella sua casa elegante e
quieta.
--Sì, me ne ricordo,--ella dichiarò, ancora sorridendo.--Mi hanno detto:
carne di lusso....
--Oh, i mascalzoni!--esclamò Filippo, oscurandosi in volto.
--E poi,--soggiunse Loredana col suo placido sorriso,--e poi, mantenuta!
Filippo sussultò; nella stessa ora, la folla anonima e lo zio Roberto
gettavano in faccia alla ragazza la stessa accusa, coprivano di fango il
suo amore. Egli dissimulò il suo turbamento, e disse:
--Hai ragione, cara, di ridere; non si può che ridere di certe
volgarità.... Ora ci verserai una coppa di sciampagna e berremo....,
berremo a dispetto degli invidiosi.
--E ai due milioni!--si lasciò sfuggire Berto.
--E alla carne di lusso!--concluse Filippo ridendo.
Loredana s'era alzata a versare il vino dorato nelle coppe. Un po'
inclinata verso i due uomini, con la bella testa adorna di pettini
scintillanti, il bel corpo chiuso nell'abito bianco, ella era l'imagine
della giovinezza forte e procace. Le tre coppe si urtarono lievemente,
qualche goccia cadde sul tavolino.
--Perchè beviamo ai due milioni?--chiese Loredana d'un tratto, come
ricordandosi.--Che cosa vuol dire?
--Nulla, nulla, vuol dire,--interruppe l'amante.
--Sì, vuol dire qualche cosa,--insistette Loredana.--Vedi: io ti ho
raccontato tutto, e tu non mi racconti.... Quando ci siamo incontrati
stasera, ci hai detto che avevi avuto un'avventura graziosissima. Non è
forse vero, conte?
Il Candriani assentì con un moto del capo.
--Ti racconterò dopo,--promise Filippo.--Non si tratta di un'avventura.
E del resto, non potrei avere un segreto?
--Certo,--osservò Loredana pensierosa.--Ma allora non si annuncia....
I due amici diedero in una risata.
Berto Candriani bevve ancora una coppa di sciampagna, parlò dei prossimi
spettacoli della Fenice, e dopo pochi istanti si congedò.
Non appena egli ebbe varcata la soglia, Loredana gettò le braccia al
collo di Filippo.
--Caro!--ella disse baciandolo.--Che cosa ti è avvenuto? Perchè vuoi
tacere con la tua viperetta?
L'amante sorrise e le passò un braccio attorno alla vita.
--Non voglio tacere nulla,--egli dichiarò.--Berto m'aveva detto che tu
eri agitata questa sera, e perciò non ti raccontavo l'incidente, che non
ha alcuna importanza, del resto; poi egli stesso ha voluto fare il
brindisi ai due milioni, quella testa matta!
--Sai perchè? Mi ha visto ridere e allora ha compreso che non ero
agitata.
Dolcemente, stringendola al fianco, a piccoli passi, Filippo
l'accompagnava nella camera di lei, e la baciava sui capelli. Così
spesse volte egli si largiva il piacere di assistere mentre la fanciulla
si spogliava e talora le prestava mano; in tal modo tra gli scherzi e i
baci, la scena si prolungava e finiva sempre a una maniera.
Quando fu nella camera da letto, Filippo prese posto in una poltrona, e
la giovane s'accinse a togliersi gli abiti.
--Ebbene, Flopi?--ella chiese.
--Ah ecco!--disse Filippo.--Sono stato al «Grand Hôtel» e ne sono uscito
con lo zio Roberto, il quale ha colto l'occasione per farmi una delle
solite prediche. Ci siamo accalorati; egli mi ha minacciato di
diseredarmi, e io gli ho detto che me ne infischio; a quel che pare, i
due milioni dello zio sono così sfumati, ma io preferisco loro la mia
libertà piena e assoluta. Ecco tutto, Lori; vedi che non valeva nemmeno
la pena di parlarne.
Loredana, rapidamente liberatasi della gonna, rimase attonita.
--Due milioni!--ripetè a un tratto.
--Poco più, poco meno,--disse Filippo.--Ma io non ho mai avuto bisogno
del suo denaro, e tu lo sai.
La fanciulla gettò gli abiti sopra una sedia, e restò ritta innanzi
all'armadio a specchio....
--Per colpa mia!--ella esclamò.
--Lori, te ne prego,--disse Filippo.--Mi dispiace quando tu parli così:
non è per tua colpa, ma per colpa dei miei parenti. Non è una novità,
questa: ti ricordi che io te l'avevo detto? I miei parenti non
capiscono, e le discussioni non valgono a niente....
--Vogliono che tu mi lasci?--incalzò Loredana.
--S'intende!--rispose Filippo.--Lo zio Roberto, poveretto, non è che lo
strumento di mia madre, la quale lo fa agire e parlare, ed egli agisce e
parla, tanto per avere pace.
--Vogliono che tu mi lasci?--ripetè Loredana.--E non vogliono altro?
--Per bacco!--esclamò Filippo ridendo.--Mi pare che basti....
--No, potrebbero volere di più,--disse la fanciulla, dopo un attimo
d'esitazione.--Potrebbero volere che tu ti sposi.... Perchè, Flopi, io
non capisco.... Se tu mi lasciassi, che faresti? Vivresti senza amanti e
senza moglie? Pretendono questo i tuoi parenti?... Non vogliono che tu
ti sposi? Non hanno qualche signorina che piace loro e che ti offrono?
Filippo tacque, stupito, e si chiese come mai la piccola Lori, ch'egli
reputava ancora poco più d'una bambina, col solo aiuto della logica,
fosse giunta alla verità. Per nascondere il suo impaccio, egli si alzò e
disse:
--No, no: che ti viene in mente?... Lascia che io ti guardi....
Loredana fece un gesto per allontanarlo, e insistette:
--Veramente, Flopi, non ti hanno mai parlato di matrimonio, non vogliono
che ti sposi?
--Ma no; sono tue fantasie queste!--ripetè Filippo.
--Sei pronto a giurarmelo?
--Te lo giuro....
--Sei pronto a darmi la tua parola d'onore?
Filippo ebbe un attimo di titubanza; ma ormai non poteva più
retrocedere.
--Ti do la mia parola d'onore!--disse.
La fanciulla si coprì il volto con le mani e ruppe in pianto.
--Come!--esclamò Filippo, sorpreso.--Ora piangi? Non sei contenta? Forse
non credi?
Ella gli stava innanzi con le braccia e il petto scoperti; aveva le
mutande di batista che le arrivavano al ginocchio, le calze di seta
grigia, le scarpette basse e bianche: pareva un piccolo gentile Pierrot.
--Così carina,--disse Filippo,--e così cattiva! Ma non sei contenta, ti
ripeto?
Loredana riuscì a rispondere tra i singhiozzi:
--Sì,--dichiarò, mentendo alla sua volta,--piango perchè sono contenta!
Filippo si mise a ridere, e la strinse al petto, sollevandola da terra.
--Vieni,--disse.--Vieni, mascheretta bella, viperetta cara. Tu sei tanto
bella, io ti amo tanto....
La giovane gli si avvinghiò al collo, si lasciò adagiare sul letto, e
tra le lagrime cercò la bocca di lui, che mentiva e baciava così
bene....
VIII.
L'inverno fu singolarmente crudo e lungo quell'anno, a Venezia; nevicò
più volte e nei giorni sereni una gelida bora soffiò con violenza. Molte
famiglie abbandonarono la campagna innanzi tempo e iniziarono la
stagione dei ricevimenti e delle feste prima dell'usato; a metà
novembre, la vita elegante, in causa dei rigori invernali, fioriva già
in tutto il suo rigoglio.
Filippo ne fu ripreso a poco a poco, quasi senz'accorgersene; ritrovò
gli amici, e rifece la solita ruota di visite e di consuetudini, tra
quei soliti gruppi di persone, alla quale era abituato.
Ma per Loredana ebbe le cure più sollecite. Il mormorìo del mondo e
l'astiosità dei parenti gli avevan reso la fanciulla anche più cara, e
spesso rinunziava a qualche trattenimento mondano per dedicarle il suo
tempo. L'aveva circondata di lusso, provvedendole abbigliamenti a
Milano, facendole regali di gioielli, coprendola di sete e di merletti e
di pelliccie, perchè la sua bellezza avesse una degna cornice.
Loredana lasciava fare.
Era mutata; un dolore sordo e profondo andava rodendola dal giorno in
cui aveva scoperto che il suo Flopi mentiva; e mentiva perchè l'amicizia
con Giselda Fioresi doveva avere un significato ch'egli non poteva
confessarle. Dapprincipio, quando s'accorse che Filippo riprendeva le
sue abitudini mondane, la giovane lo seguì col pensiero affannosamente;
si fece raccontar volta per volta ciò che egli aveva visto e ciò che
aveva detto; notò che mai non pronunziava il nome della contessina
Fioresi, anche quando dai giornali si poteva rilevare che la contessina
frequentava le feste e i ritrovi ai quali Filippo prendeva parte. Mille
volte, Loredana era stata in procinto di chiedere spiegazioni, e mille
volte s'era trattenuta, pensando ch'egli avrebbe mentito ancora.
Poi a poco a poco, riuscì a dominarsi; non volle più sapere, non
interrogò più. Ella era la sua amante, che lo attendeva con desiderio
inesprimibile e gli si dava tutta con infinita voluttà; faceva tacere la
gelosia terribile che le attossicava il cuore, divorava in silenzio le
lagrime e si mostrava sempre lieta e sorridente. Era un eroismo d'ogni
giorno, d'ogni ora, che Filippo non sapeva, non avrebbe mai saputo.
Anche quel lusso che la circondava le pareva soverchio; indossava la
pelliccia, infilava nelle dita gli anelli preziosi con un certo piccolo
brivido, pensando che il nome di mantenuta le conveniva allora meglio
che mai. Non gliene importava; il mondo le era così sconosciuto e così
lontano, che non voleva occuparsene; ma sua madre, la buona signora
Emma, s'era inquietata per lei.
Loredana andava sempre a trovare la mamma nella casetta bianca sul
campiello solitario. Ogni volta era certa d'incontrare per la via Adolfo
Gianella, il suo antico fidanzato, il quale le faceva la posta. Egli le
era rimasto stranamente fedele, attraverso l'uragano di scandalo e di
maldicenza che aveva travolto il nome della giovane. La seguiva a
distanza per lunghi tratti, la guardava con intenso piacere, e ne era
forse più innamorato che nei giorni in cui ella era vergine e innocente.
Adolfo aveva appreso tutto dalla bocca dei curiosi e degli sfaccendati,
la vita e l'amore di Loredana, e poi aveva scoperto il nido degli amanti
e s'era posto a gironzare in quei dintorni, a guardar quelle finestre, a
spiar quella gioia. Umile e timido, non confidava ad alcuno i suoi
crucci, non parlava in famiglia di Loredana, perchè la famiglia di lui
la odiava. Egli si contentava di seguir la fanciulla e di vederla bella,
prosperosa, felice.
La cosa era tanto abituale ormai, che Loredana contava sulla presenza di
Adolfo, e s'egli passeggiava nel campiello, essa si tratteneva più a
lungo presso sua madre.
--Bada che è tardi,--le diceva questa qualche volta.
--Oh non importa!--rispondeva Loredana, dopo essersi affacciata alla
finestra.--C'è Adolfo, che mi riaccompagna.
E la fanciulla sorrideva, non sapendo ella medesima se la devozione di
lui fosse ammirabile o ridicola.
Una sera egli s'infuriò, con uno di quegli scatti ciechi e improvvisi
che sono proprii dei caratteri timidi. Loredana s'era trattenuta assai
tardi e ritornava sola, a piedi, verso le Zattere, percorrendo calli
deserte. Ella indossava la pelliccia, aveva una borsetta a maglie d'oro
appesa al braccio, e le buccole di brillanti negli orecchi.
Adolfo le si avvicinò d'un tratto e le disse bruscamente:
--Perchè torni a quest'ora? Non pensi che ti può capitar qualche cattivo
incontro?...
Loredana si fermò sbalordita a guardarlo; poi rise involontariamente:
--Sapevo che c'era lei,--rispose,--e che lei mi accompagna.
Egli si calmò subito; le si mise al fianco, e le disse con espressione
lamentabonda:
--Come sei bella!... Non vuoi, non vuoi proprio sposarmi?
La giovane parve non aver capito; egli continuò:
--Io ti perdono tutto; tu sei l'amante del conte, e non te ne faccio
colpa. Forse io non sapeva trattarti, ma ora ho imparato, perchè ho
tanto sofferto.... Non vuoi sposarmi? Non ti piacerebbe di vivere con
me?
Loredana scosse il capo, accennando di no. Adolfo soggiunse, umilmente:
--Hai ragione. Sei abituata al lusso e all'eleganza.... Il tuo valore è
troppo grande per me....
La fanciulla lo squadrò e rispose:
--Sì, ora valgo più di due milioni....
Adolfo tacque senza comprendere. Che cosa voleva dire? Era impazzita? La
guardò di nuovo, e vedendo che essa sorrideva, non osò chiedere
spiegazioni; le camminò al fianco in silenzio, a capo basso.
--Lei mi ha perdonato?--riprese Loredana d'un tratto.--Ma è inutile; io
non le ho chiesto il suo perdono, e non le ho fatto nulla di male,
perchè ho disposto di me liberamente. Crede lei che per vivere la mia
vita non occorra del coraggio?...
Si morse le labbra, temendo di dir troppo; e con voce secca aggiunse:
--Mi sorvegli, ma non mi stia al fianco; potrei incontrare persone che
conosco, e non vorrei far credere che io passeggi coi giovanotti la
sera, per le calli perdute....
Adolfo rallentò il passo, in modo da starle alle spalle e da proteggerla
senza accompagnarla. La fanciulla si sentì presa da tenerezza, per il
querulo amante, volse il capo, e disse con un sorriso:
--Grazie. Così va bene....
Egli la seguì fino alle Zattere e poi scomparve.
Per più giorni andò ruminando la frase della giovane: «Ora valgo più di
due milioni». Che cosa aveva voluto dire? Forse la pelliccia, i
brillanti, gli abiti che portava indosso valevano più di due milioni?
Era impossibile.... Allora qualcuno le aveva offerto due milioni per
abbandonare il conte?... Questo era più verosimile; egli, Adolfo, due
milioni gli avrebbe dati per la gioia di far sua Loredana, e un ricco
signore poteva pagarsi caro quel capriccio.... Andava galoppando nel
mondo delle fantasie e degli assurdi, senza venire a capo di nulla,
divorato dal bisogno di sapere, annaspando nelle tenebre.
La frase sfuggitale aveva scosso Loredana medesima. Ella pure vi ripensò
nei giorni seguenti, come le parole fossero state una rivelazione, come
il fatto avesse trovato in quelle una consacrazione impreveduta e
strana.
Valeva ella veramente più di due milioni? Filippo non pensava mai al
patrimonio che le aveva sacrificato con tanta prontezza?
Loredana si mise a studiarlo attentamente, a scrutarne il pensiero, a
sorprenderne le intenzioni. Egli era imperturbabile; non più parola
usciva dalla sua bocca a proposito di quella eredità, non un accenno ai
parenti, allo zio, alle noie che dovevan dargli. La sua educazione e le
sue abitudini di gran signore non gli permettevano di gettare uno
sguardo di rammarico a quel tesoro perduto; gli sarebbe parso di
commettere la più ignobile delle bassezze. Parlava all'amante di ogni
cosa, fuor che di quell'incidente, al quale aveva dato minore importanza
di quel ch'egli medesimo si aspettasse, forse perchè sui due milioni
dello zio non aveva mai fatto grande assegnamento.
Egli possedeva circa trentamila lire di rendita e non giuocava; tutto il
suo lusso e tutto il suo piacere erano in Loredana, la quale gli costava
poco oltre la metà del reddito; viveva così in perfetto equilibrio
economico, e finiva per giudicare che le recise dichiarazioni dello zio
gli avevan tolto una preoccupazione fastidiosa e gli avevan dato la
libertà assoluta di vivere a proprio talento.
Loredana non riusciva a penetrare il pensiero dell'amante. Lo vedeva
padrone di sè, sereno, quasi spensierato, e credeva a una finzione....
Un giorno in cui egli andava ammirandola e accarezzandola, la giovane
non riuscì a dominarsi. Gli chiese:
--Ti piaccio?
--Molto,--rispose Filippo ridendo.--Ne dubiti forse?
--Mi ami?--incalzò Loredana.
--Molto,--ripetè Filippo.
--Ti pare che....
Si trattenne, si sentì confusa, diventò rossa in volto.
--Che cosa?--domandò Filippo.--Che cosa deve parermi?
--Ti pare che...? Ti pare che io valga più di due milioni?--disse
finalmente la ragazza.
Filippo la strinse fra le braccia ridendo.
--Più di due milioni?--esclamò.--Ma più che tutti i milioni della terra!
Quali domande tu mi fai! Si direbbe che tu mi creda pentito di non avere
accettato un patto vergognoso, e che io ripensi a quei denari con
rincrescimento....
Corrugò la fronte e seguitò con espressione più grave:
--Questo è offensivo per me, Lori. Tu non dovresti giudicarmi così male.
Io ho avuto fortunatamente un'educazione, la quale mi ha abituato a non
contare mai sul denaro. Se non fossi ricco, lavorerei, e saprei
guadagnarmi da vivere; in ogni modo, certo, non venderei una donna che
mi ama per un patrimonio anche enorme.
Loredana si passò le mani sul volto e si mise a ridere infantilmente.
--Questo mi fa bene,--disse respirando.--Mi fa bene a udir queste
parole. Io pensava sempre ai due milioni, e mi dicevo che non valgo
quella somma....
Filippo le mise una mano sulla bocca.
--Tu mi hai scambiato per un mercante di donne,--interruppe, sorridendo;
e aggiunse con certo orgoglio che Loredana non aveva mai rilevato
prima:--_Noi_ non ci pieghiamo per denaro....