quasi una mancanza contro l'onore....
--Zio, non dire spropositi!--rimbeccò Filippo.
--Dico _quasi_: _quasi_ una mancanza contro l'onore,--insistette il
conte Roberto.--Hai dato in balìa d'una ragazza un nome e un titolo
illustri, che a noi devono essere sacri; hai permesso che i servi e le
serve se ne gonfino la bocca e forse ridano alle vostre spalle, sapendo
magnificamente che nome e titolo sono falsi, messi insieme per divertire
la tua mantenuta....
--Ma che mantenuta!--esclamò Filippo, irritato.--È la mia amante!
--Amante e mantenuta sono sinonimi in certi casi,--dichiarò
inappellabilmente Roberto.--La birichina non ha una posizione sociale
che le permetta di vivere senza il tuo aiuto; e dunque tu la mantieni, e
dunque è la tua mantenuta....
--La mantenuta è un altro tipo di donna,--osservò Filippo.--Fa
dell'amore un reddito e un mestiere, allogandosi presso l'uno o presso
l'altro; è un oggetto di piacere che si noleggia per un dato tempo. Il
caso di Loredana è ben diverso....
--Loredana!--ripetè il conte Roberto.--Si chiama anche Loredana, nome
patrizio e storico....
--Non pretenderai mica di toglierle il nome di battesimo?--osservò
Filippo ironicamente.
--Ma è suo? È veramente suo? Non sarà posticcio come il titolo di
contessa?--domandò Roberto con inquietudine.
Per tutta risposta, Filippo alzò le spalle.
--E si deve chiamar Loredana!--seguitò Roberto, quasi parlando tra di
sè.--Una volta si era più guardinghi nella scelta dei nomi, e si
rispettavano quelli che il patriziato rendeva famosi....
--Oggi non si rispetta più nulla,--osservò Filippo con lieve
canzonatura.
--Tu giudichi queste cose con troppa leggerezza,--disse il conte
Roberto.--Sei molto cambiato da qualche tempo, e non hai più le nostre
idee....
--Quali idee?
--Le idee della nostra classe. Ogni classe sociale deve avere le sue
idee e difenderle,--sentenziò il vecchio.--Ne ha il popolo, ne ha la
borghesia, ne ha l'aristocrazia, e dal conflitto nasce la vita, sorge il
progresso. Quando una classe rinunzia alle sue idee e non le difende o
comincia a dubitarne, è perduta. Mi dispiace sempre vedere che i giovani
moderni ridono d'ogni cosa; noi eravamo assurdi, forse, eravamo troppo
rigidi, ma abbiamo difeso il tesoro d'idee lasciatoci dai vecchi, e
abbiamo ritardato il trionfo dell'anarchia.
--Che c'entra tutto questo con Loredana?--chiese Filippo.
I due uomini passeggiavano in lungo e in largo per la Piazza deserta a
quell'ora; la Basilica aveva alla sommità, tra gli archi, le cupole, le
croci bizantine, ancora qualche pallido sprazzo d'oro; e dalle
Procuratie prorompeva qua e là, in diversi toni di giallo sul grigio, la
luce dei caffè aperti. Così spopolata, con le infinite finestre delle
Procuratie, tutte chiuse, la Piazza sembrava immensa.
--Tua madre ha ragione,--dichiarò il conte Roberto, per tornare
all'argomento.--Ella vorrebbe che tu sposassi quella piccola Giselda, la
Fioresi....
--Ma se non mi piace!--esclamò Filippo.
--Non ti piace, non ti piace!... È impossibile che non ti piaccia; una
ragazza come la Fioresi deve piacere a un uomo di buon gusto. Bella,
educazione squisita, intelligenza pronta, nome, titolo, patrimonio
sicuri, ecco la vera contessa Vagli di domani. Io ne sarei
contentissimo, per te e per tua madre.... E sai che cosa vuol dire far
contento lo zio?
Filippo non rispose; procedeva a capo basso, le mani dietro la schiena,
guardando le liste bianche della pietra sul selciato. Era la prima volta
che il conte Roberto faceva allusione all'eredità e al denaro,
quantunque assai discretamente; Filippo stette silenzioso ad ascoltare.
--Lo zio ha molti quattrini inutili,--seguitava Roberto, in tono fra lo
scherzoso e il grave;--molti quattrini inutili, bene impiegati, che
dànno una rendita larga e certa. E se sarà contento, lascerà tutto a
Flopi, a sua moglie, ai piccoli «flopini», e creperà tranquillo, da buon
vecchione semplice e onesto. Ma se lo zio non sarà contento, parola
d'onore, Flopi rimarrà senza un soldo: zero via zero!...
Filippo alzò il capo: non si aspettava una dichiarazione così esplicita,
e se ne sentiva offeso e annoiato. Guardò in faccia Roberto e disse con
accento reciso:
--Non ti ho mai chiesto nulla, zio: non ho mai domandato quali fossero
le tue intenzioni, e mi dispiace che tu confonda una questione di
sentimento con un affare d'eredità. Io devo disingannarti subito: non
farò nulla, non farò nulla mai per allungar la mano sul tuo denaro.
--Ma no,--interruppe Roberto stupito.--Che cosa dici? Mi sono espresso
male: non ti credo capace d'un calcolo. Volevo dirti che la Fioresi
sarebbe una buona moglie per te, e che io vorrei sentirmi tranquillo
circa il tuo avvenire....
--Lasciamo, lasciamo,--fece bruscamente Filippo.--Abbiamo già parlato
troppo. Oggi è di moda la beneficenza, e tu puoi regalare i tuoi
quattrini inutili a qualche istituto umanitario. Ma io mi terrò
Loredana.... Anzi, per soprammercato potresti regalare all'istituto
anche quella maledetta Fioresi perchè la sposassero a qualcuno, tanto da
togliermela di tra i piedi....
Il conte Roberto crollò il capo, disapprovando quel tono impertinente;
poi si fece forza, e disse con rammarico:--Non ci comprendiamo.
--Non ci comprendiamo,--ripetè Filippo.
I due uomini tacquero un istante, poi arrivati in fondo alla Piazza,
all'angolo della Merceria dell'Orologio, si strinsero la mano e si
lasciarono freddamente.
V.
Berto Candriani, che quella sera medesima si era recato al teatro
Goldoni, per veder chi ci fosse e per far qualche visita nei palchi, non
appena fu in platea ed ebbe girato intorno lo sguardo, si rallegrò seco
stesso della sua buona idea.
--Com'è bella!--egli borbottò, senza badare a quelli che gli stavano
addosso e lo urgevano da tutti i lati.
In un palchetto di primo ordine aveva subito scorto Loredana, alla quale
era di fronte Clarice. La fanciulla stava attentissima alla scena ed
alla musica del «Boccaccio», e la dama di compagnia si faceva fresco con
un gran ventaglio, lenta e solenne. Berto gettò un'altra occhiata tutta
in giro per abitudine.
Il teatro era stipato; nelle poltrone molte signore; molte dame nei
palchi, le quali avevano abiti chiari; in platea non v'era modo di
muoversi; nella penombra che avvolgeva il vaso, per dare maggior forza
alla luce e ai colori chiassosi del palcoscenico, si vedevan tuttavia
parecchi binocoli rivolti al palco di Loredana; uomini e donne la
fissavano con curiosità e si scambiavano sottovoce qualche osservazione.
Berto non attese che l'atto finisse; uscì dalla platea, corse per le
scale, aperse l'uscio del palco....
--Oh come mi fa piacere!--esclamò Loredana ingenuamente, al veder Berto
che inoltrava, col cappello nella sinistra.
--Fa più piacere a me!--egli rispose ridendo e chinandosi a baciar la
mano della giovane.
Clarice voleva lasciare il posto a Berto, ma questi la inchiodò con
un'occhiata.
--Mi metto qui,--egli disse,--a fianco della signorina; si sta meglio.
Non c'è Flopi?
--No,--rispose Loredana.--È al «Grand Hôtel», credo, a fare una visita.
Tornerà tardi.
Uno zittìo improvviso le troncò la parola in bocca; gli spettatori della
platea non volevano essere disturbati, e alcuni guardavano in su con
espressione di sdegno. Loredana si mise a ridere sommessamente: poi
sommessamente continuò a parlare.
--Ha fatto bene a venire a trovarci,--ella disse.--Se rimane fino alla
fine, ci può riaccompagnare a casa: io ho la gondola.
--Ma io rimango fino all'alba!--dichiarò Berto, guardando Loredana.
Essa indossava un abito di panno bianco, con la sottana a pieghe
verticali e la camicetta di trine; un gran cappello nero dalle lunghe
piume posava sulla testolina, dandole un'espressione graziosamente
spavalda. Berto si sforzò a imaginare sotto l'abito il bel corpo nitido
e giovanile, il tesoro di voluttà che quella eleganza semplice e degna
avvolgeva misteriosamente; e vicino a lei, con la spalla destra che
sfiorava la sinistra della ragazza, aspirò il profumo che sorgeva dalla
gonna e dal collo.
Forse qualche cosa avvertì Loredana dei pensieri che galoppavano per il
cervello del suo visitatore, qualche lampo nello sguardo di lui,
l'istinto che parla presto e sicuramente nell'anima della donna; essa
non gli volse più gli occhi e si rabbuiò in viso.
--Lei ha un trionfo, questa sera!--mormorò Berto.--Veda quanti binocoli
sono diretti qui!
--Non è vero?--disse Clarice.--L'ho osservato io pure; ma la contessa
non vuol sentirselo dire.
--Hanno ragione, quegli stupidi,--continuò il giovane.--La signorina è
deliziosa; non c'è una, in tutto il teatro, che possa starle a paragone.
Flopi è ben fortunato!
Loredana lo guardò duramente.
--Lei è molto strambo,--disse.--Non mi ha mai fatto complimenti di
questo genere....
--Ho avuto torto, e riguadagno il tempo perduto,--rispose Berto
sorridendo.
--No, la prego: questi discorsi mi affliggono. E voi, Clarice, non dite
altre sciocchezze!
La signora Teobaldi dimenò il ventaglio in tutta furia, dolentissima del
rimbrotto, che la impacciava davanti al Candriani.
--Io vorrei sapere,--riprese questi, ostinatamente,--perchè l'affligga
un'espressione di lode sincera. Io l'ammiro e glielo dico; lei è molto
bella, stasera, e glielo dico; lei veste con molta eleganza, e glielo
dico....
--Perchè?--interruppe Loredana, che aveva sentito una vampa infiammarle
il viso.--Perchè tutti me lo dicono, ecco; per le calli, pei negozii,
sui vaporetti, dovunque io vada, son le solite frasi: a Venezia, gli
uomini non fanno altro, come non avessero mai visto una donna giovane
che non sia un mostro. Io credeva che lei non fosse così. E poi, aspetti
a dirmi che sono molto bella quando c'è Flopi. Perchè non me lo dice
quando c'è Flopi?
--Già!--esclamò Berto.--Come se Flopi avesse bisogno di apprenderlo da
me! E del resto, se aspetto che ci sia Flopi, devo aspettare un pezzo,
perchè mi sembra che Flopi non ci sia mai....
Il giovane s'interruppe e si morse le labbra. Un velo d'angoscia era
calato repentinamente sul viso della ragazza e le aveva dato
un'espressione di tanto dolore, che Berto dovette confessarsi d'essere
stato villano e maligno.
--Come canta bene quella nanerottola!--disse, accennando del capo alla
prima donna, con la speranza di sviare il discorso.
Ma Loredana non rispose. Le parole di Berto l'avevano toccata
profondamente: anche gli altri, dunque, notavano che Flopi sembrava
trascurarla per vivere la sua maledetta vita mondana? E quelle donne,
quegli uomini che glielo toglievano per godere essi la sua compagnia,
quanto erano odiosi ed egoisti! Nei palchi tutt'intorno v'eran parecchie
di quelle donne con le quali Filippo aveva dimestichezza, e Loredana le
avrebbe avvelenate dello sguardo; esse invece la fissavano
insolentemente col binocolo, susurrando poi qualche parola, e insistendo
così che si sarebbe detto facessero a bella posta per irritarla.
Da quando Berto Candriani s'era mostrato nel palco, la curiosità era
cresciuta; molte signore che conoscevano il Candriani, si ripromettevano
d'interrogarlo con affettata indifferenza. Le più sapevano che quella
ragazza era l'amante di qualcuno; altre, che avevano un migliore
servizio di pettegolezzi, sapevano che era l'amante di Filippo Vagli; e
i commenti non erano favorevoli: tutte dicevano che il cappello era
troppo grande; e che Loredana aveva soltanto la bellezza dell'asino; la
camicetta di trine di Burano era pretensiosa; pareva che scherzasse
volentieri, la piccina, con quel maleducato Candriani; se Filippo fosse
stato in un canto, non avrebbe avuto a felicitarsi nè dell'amico, nè
dell'amica!
Nell'intermezzo, Berto si studiò di riparare alla sua sventataggine.
--Povero Flopi,--disse,--io credo che sia sulle spine, a quest'ora. Egli
è costretto a una vita d'apparenza; ci siamo costretti tutti, e tutti ci
annoiamo; nessuno ha il coraggio di vivere per conto proprio,
liberamente. Il mondo non l'abbiamo creato noi!
--Conte, non faccia complimenti,--disse Loredana.--Lei vorrà render
visita a qualche signora: può tornare a prenderci più tardi. Io mi
trattengo fino alla fine, perchè Flopi rientrerà a notte.
--Lei vuol mandarmi via?--chiese Berto con simulata umiltà.
--No, no, rimanga, se non si annoia!--disse Loredana sorridendo.
--Rimango, sa?--dichiarò il giovane.--Prima di tutto, perchè non saprei
allontanarmi....
--La prego!--interruppe Loredana.
--Ho già finito!... E poi perchè è bene si sappia da quelle signore che
io ho buon gusto; a furia di far loro la corte, mi son rovinato la
reputazione. Lei le conosce?
--Non tutte.
--Ma esse conoscono lei, lo giuro,--dichiarò Berto.--Non è la prima
volta che si parla di lei in società.
--Lo credo bene,--esclamò Clarice.--La contessa non può passare
inosservata!
--Una volta ho parlato io a lungo di lei e di Flopi con una signorina.
La contessina..... Aspetti; non c'è; credevo fosse giù a «pepiano»....
Vede quella rossa laggiù, di fronte alla signora dai capelli tutti
bianchi? Non è lei, ma le somiglia.
--Una signorina?--ripetè Loredana.--Che cosa poteva importarle di me?
--Oh molto!--esclamò Berto.--Credo sia innamorata di Flopi....
--Ah!--disse Loredana con voce spenta.--Egli non me ne ha mai parlato!
--Benone!--pensò Berto.--Ecco un'altra «brioche». Questa sera sono
fertile!
E ad alta voce soggiunse:
--È naturale ch'egli non gliene abbia mai parlato: credo non si sia mai
accorto che la ragazza sospira per lui. Me ne sono accorto io, perchè io
mi accorgo di tutto, e perchè la contessina m'interroga sempre intorno
a Flopi. Del resto, sono sciocchezze, le solite scalmane delle
fanciulle, che oggi hanno una simpatia per l'uno, domani per l'altro;
niente di serio, effetto dell'ozio, nulla più....
Ma, quantunque seguitasse ancora su quel tono, Berto s'avvide che
Loredana soffriva orribilmente; era diventata pallida e le sue mani
s'erano chiuse per lo spasimo. Anche sul volto di Clarice, Berto ravvisò
un'espressione di corruccio, che gli fece comprendere la gravità della
sua indiscrezione.
--Non cerchi d'ingannarmi, conte,--disse Loredana con voce grave.--Mi
dica tutto, con lealtà; ormai il peggio lo so, e le parole non servono.
--Sono una bestia!--dichiarò il giovane.--Lei deve credere a chi sa
quali misteri, mentre tutto si riduce a quanto le ho già detto: una
fanciulla ha qualche simpatia per Filippo....
--Come si chiama?--interrogò risolutamente Loredana.
--È la contessina Fioresi, Giselda Fioresi: magra, snella, coi capelli
rossi....
--È da molto tempo innamorata di Flopi?
--Dio sa! Chi può dirlo? Ma non è innamorata: vorrebbe sposarsi, forse,
come tutte le ragazze di questo mondo.
--Ora capisco,--dichiarò Loredana sottovoce, quasi parlando da sola.--I
parenti di Flopi devono saperne qualche cosa, e vedrebbero volontieri
questo matrimonio. Mi dica tutto, conte; non abbia paura.
--Ma io non ho altro da dirle, cara amica!--esclamò il giovane.
--Non vorrà darmi a credere che Filippo ignori ogni cosa. La Fioresi si
sarà fatta comprendere, magari involontariamente! E che cosa vuole da
me? Io non sapeva che lei amava Flopi, io credeva di potergli
appartenere senza far male ad alcuno....
--E infatti,--disse il Candriani,--la Fioresi mi ha chiesto di lei per
semplice curiosità, ma si è guardata dall'esprimere un giudizio.
--Lo spero: non ha diritto a giudicarmi, perchè il mio amore è diverso
dal suo, e la contessina non potrà mai capire questo,--enunziò
bruscamente Loredana.
In quel punto l'orchestra attaccò il secondo atto; la luce in teatro fu
abbassata, e Berto respirò meglio, perchè la conversazione cessava.
Egli andava guardando la giovane, e rattristato dalla gaia musica
dell'operetta, pensava a cose malinconiche. Veramente Loredana gli
pareva sospesa sopra un abisso; misconosciuta da tutti, considerata già
come una donna facile, invidiata secretamente da alcune, disprezzata
apertamente da altre, desiderata dagli uomini, essa non poteva trovare
salvezza che nella protezione e nella fedeltà di Filippo, delle quali
Berto cominciava a dubitare. La sorte di Loredana gli sembrava ormai
decisa; il giorno in cui Filippo se ne fosse sbarazzato, ella avrebbe
dovuto gettarsi alla ventura, accogliendo le offerte degli ammiratori,
che si vedevano già in quello stesso teatro, che eran sempre i medesimi
e non avevano fama nè di molta costanza, nè di liberalità soverchia.
--A che pensa?--domandò Loredana, sorprendendo gli sguardi del giovane.
--Penso che le ho dato un dispiacere senza volerlo, come un
imbecille!--rispose il Candriani irritato contro se stesso.
--No; è meglio che io sappia. Non dirò una parola a Filippo,--dichiarò
la fanciulla.
Berto emise un sospiro di sollievo, che fece sorridere involontariamente
Loredana. Assolto a quel modo dalla sua colpa, il giovane si sentì a suo
agio, si abbandonò a guardare con altri occhi la bella amica, e tornò ad
ammirarla intensamente. Non si poteva negarlo: era fatta per l'eleganza
e pel piacere; vestiva con un gusto gentile che avrebbe ispirato invidia
a più d'una dama; egli giudicava che Loredana non avesse che diciassette
anni, tanto la sua giovinezza era candida e fresca; un magnifico fiore
del quale si poteva andare superbi.
--A che pensa?--domandò nuovamente Loredana.
--Questa volta non glielo dico!--esclamò Berto.
La fanciulla scosse il capo, infastidita.
--Flopi sarebbe molto malcontento di lei!--disse ingenuamente.
Berto si mise a ridere, e Loredana non aggiunse parola, scandalizzata
dal poco conto in cui il Candriani pareva tenere l'opinione di Filippo.
VI.
Ogni volta che Loredana doveva traversare la folla, si sentiva stringere
il cuore. La folla era mutata da qualche tempo per lei; aveva compreso
ch'ella non era più una signorina come tante altre, e la guardava con
sorrisi sguaiati e con occhi insolenti. Gli uomini pensavano che poichè
la fanciulla si dava a qualcuno, poteva darsi a tutti; era una femmina
da prendere e da trattare senza scrupoli.
Questo concetto, che nessuno le aveva spiegato, ma che Loredana aveva
sicuramente intuíto in coloro ch'ella conosceva e nei molti che non
conosceva se non di vista, o non conosceva affatto, le aveva messo in
cuore un grande spavento. Anche l'ammirazione onde si sentiva
circondata, diversa da quella che si tributava ad altre donne, trovava
espressioni petulanti, esclamazioni ciniche ed oltraggiose, che facevano
fremere la giovane.
Quando lo spettacolo fu finito e Berto le ebbe avvolto intorno il lungo
mantello di panno bianco, Loredana disse al suo cavaliere:
--Mi stia vicino, la prego; no, non mi dia braccio; mi stia al fianco.
E uscirono seguiti da Clarice.
Nei corridoi la folla procedeva adagio; l'apparizione di Loredana fu
salutata da un mormorio, e qualcuno si destreggiò in modo da farlesi
accosto e da squadrarla a un palmo di distanza, perchè s'era detto
ch'era dipinta in volto. Un gruppo di uomini che le stava innanzi,
s'aperse e le diede passo, per osservarla meglio; alcuni abbozzarono un
sorriso, ma vedendo che il Candriani l'accompagnava, ripresero il loro
contegno serio.
--Bella, non vi pare?--chiese una voce.
--Carne di lusso,--rispose un altro.
Berto si rivolse prontamente, ma non potè comprendere da chi venisse la
frase villana. Tutti guardavano a terra, perchè eran giunti alle scale e
studiavano dove mettere il piede. Le scale anche rigurgitavano di gente;
si camminava assai lentamente, e Loredana s'irritava in silenzio,
parendole di non poter mai uscire da quella stretta, liberarsi da quei
contatti. Mentre cominciava a scendere, un'altra voce risuonò:
--È la mantenuta del conte Vagli.
Loredana a stento riuscì a trattenere un grido; la definizione le aveva
traversato il cuore come una pugnalata; cercò Berto con gli occhi, ma
questi l'aveva lasciata d'un balzo, era risalito, urtando i più vicini,
s'era gettato tra gli uomini di cui aveva notato poco prima il contegno
insolente. Essi parvero sorpresi della sua furia ed evitarono di
guardarlo, facendogli largo con premura cortese; egli capì che sarebbe
stato assurdo accusar l'uno o l'altro alla cieca, e chieder ragione di
parole delle quali nessuno pareva conoscere la provenienza. Tornò
indietro, raggiunse Loredana, le offerse il braccio e, attraversato
rapidamente l'atrio, la condusse alla gondola. Era una gondola col
felze, a due gondolieri.
La giovane vi entrò, si abbandonò sul cuscino di destra, e non appena si
sentì libera e sicura in quella penombra, proruppe a piangere.
Berto che le sedeva a fianco, era desolato; le prese una mano e
gliel'accarezzò cautamente.
--È la canaglia,--disse.--È la canaglia anonima, che non sa come sfogare
la sua invidia. Non pianga, Loredana.
La signora Teobaldi non aveva parola per l'indignazione che le serrava
la strozza; ella faceva grandi gesti, tenendo in mano il fazzoletto e il
ventaglio, e alzando ora l'uno, ora l'altro in segno di protesta.
Finalmente riuscì a esprimere il suo pensiero:
--Ma il sindaco,--dichiarò,--dovrebbe fare una legge, una severissima
legge contro quelli che insultano le donne!
--Che c'entra il sindaco!--esclamò Berto, alzando le spalle.
--Il sindaco dovrebbe cacciare dalla città tutti i
mascalzoni!--insistette la signora Teobaldi.
--Così Venezia resterebbe vuota!--disse il Candriani, che in quel
momento non aveva voglia di distinguere.
--Povera piccina, povero tesoro bello, non pianga!--riprese Clarice,
volgendosi a Loredana, la quale rimaneva nell'ombra, e liberata la mano
dalle mani di Berto, andava singhiozzando col fazzoletto sulla bocca.
Fa un triste viaggio fino a casa. La gondola scivolava rapida nel
silenzio, che la voce del gondoliere di poppa rompeva di tanto in tanto
col grido d'avvertimento; s'udiva il tuffo dei remi e lo sgocciolìo
dell'acqua.
Nessuno parlava più; il Candriani pensava che non v'era modo di
consolare la giovane, perchè sarebbe stato ridicolo aprire una
discussione sulle mantenute e metterle a confronto con lei; bisognava
attendere ch'ella stessa, giudicando l'inanità dell'accusa, potesse
disprezzarla; ma Berto doveva confessarsi che a tanto dolore non era
sola causa l'ingiuria triviale e ch'egli forse, con la sua leggerezza,
col suo racconto indiscreto, con le rivelazioni intorno alla Fioresi,
aveva fatto il possibile per avvelenare a Loredana quell'ora di svago; e
molestato da questo pensiero, si sentiva goffo e nervoso. La Teobaldi
andava dicendosi che le cose da qualche tempo si guastavano e che
Loredana, la sua Loredana, era troppo spesso malinconica; avrebbe dato
il sangue per quel «tesoro di Dio», per renderle il bel sorriso e la
pazza allegria dei giorni, pur così vicini e già così lontani, in cui
erano andate ad abitare alle Zattere. Bisognava accomodare, bisognava
trovar qualche cosa per renderla ancora felice, ma non sapeva che cosa,
e si struggeva guardando quell'ombra nell'ombra, udendo quel singhiozzo
sommesso; a poco a poco, anch'essa, Clarice, si sentì inumidir gli occhi
e lasciò scorrere le lagrime, con un gran desiderio di stringere la
fanciulla tra le braccia e di accarezzarne la bella faccia dolorosa.